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:: STORIA ::

Russell e lo Spirito Santo

Nel libro The Three Worlds, scritto nel 1877, alle pagine 57 e 58, Charles Russell ammise che lo Spirito Santo è una persona, criticando la setta dei "Cristadelfiani" che ritenevano che lo Spirito Santo fosse invece solo una forza impersonale (come gli attuali TdG):

«Io comincio a credere che le persone dell'Età a venire e molti tra i premillenaristi non credono in nulla che sia di natura spirituale ... I Cristadelfiani [dicono] che lo Spirito Santo non sia che un principio o un elemento di potenza, e non un'intelligenza. Non è nient'altro né più né meno che "elettricità", come dichiara uno dei loro libri che ho di fronte a me. Nessuna meraviglia che essi non discernino che un futuro carnale. Un simile falso ragionamento ... conduce molti altri ancora nelle tenebre».

Le pagine originali (cliccare per ingrandire):


Pag. 57


Pag. 58

In seguito Russell cominciò ad insegnare che lo Spirito Santo è una forza, simile all'elettricità. I TdG hanno accettato queste sue nuove interpretazioni: 

«...lo spirito santo [è] la forza attiva di Dio. Non è una persona ma una potente forza emanante da Dio e della quale Egli si serve per compiere la sua santa volontà» (libro Ragioniamo, p. 370).

Per usare le parole iniziali del fondatore della Watch Tower Society, anche i Testimoni, come i Cristadelfiani,  si troverebbero quindi nelle tenebre, incapaci di discernere le cose spirituali, poiché non riconoscono la personalità dello Spirito Santo...

Lo Spirito Santo: forza o persona?

Secondo i TdG lo Spirito Santo sarebbe una forza impersonale paragonabile all'energia elettrica che emana da una centrale:


Ma qualcuno chiederà: ‘Se Dio è una persona reale che vive in un determinato luogo del cielo, come fa a vedere tutto quello che succede altrove? E come può esercitare il suo potere in ogni parte dell’universo?’ ... Per capire meglio, pensate al campo d’azione di una centrale elettrica.

Una centrale è situata in un determinato luogo in una città o nei dintorni. Ma distribuisce l’elettricità a tutta la zona, fornendo luce e forza motrice. In modo analogo, Dio risiede nei cieli. (Isaia 57:15; Salmo 123:1) Ma il suo spirito santo, la sua invisibile forza attiva, può agire ovunque nell’universo. Mediante il suo santo spirito Dio creò i cieli, la terra e ogni forma di vita. (Salmo 33:6; Genesi 1:2; Salmo 104:30) Per creare queste cose Dio non ebbe bisogno di essere presente di persona. Può inviare il suo spirito, la sua forza attiva, a compiere qualsiasi cosa egli voglia anche in luoghi lontanissimi. Che Dio meraviglioso! (pe cap. 4 p. 37).

Ma se lo Spirito è solo una forza, come mai in Atti 1:8 si distingue tra forza (potenza) e Spirito?

«...ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi» (CEI);
«Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi» (Nuova Riveduta).

Basterebbe solo questo versetto per comprendere che lo Spirito Santo deve essere più di una forza impersonale. Nelle Scritture vi sono numerosi passi in cui allo Spirito vengono associate qualità ed attributi personali che non si possono attribuire ad una semplice forza.

Per quello che riguarda l'intelligenza, lo Spirito Santo

pensa (I Corinzi 2:10,11; Romani 8:27),
intende (Giovanni 16:13),
parla (Matteo 10:20; Giovanni 16:13; Atti 8:29; I Timoteo 4:1; Apocalisse 2:7),
insegna (Luca 12:12; Giovanni 14:26; 16:12-14; I Corinzi 2:4),
testimonia (Giovanni 15:26; Romani 8:16),
rivela (Giovanni 16:13; I Corinzi 2:10).

Per quello che concerne l'affettività, lo Spirito Santo

ama (Romani 15:30),
consola (Giovanni 14:16-26; 15:26; Atti 9:31; è chiamato il Consolatore),
prega e intercede (Romani 8:26, 27),
invita il peccatore al pentimento (Apocalisse 22:17).

Per quanto si riferisce alla volontà, lo Spirito Santo

vuole (1 Corinzi 12:11),
guida, chiama e, qualche volta, impedisce (Romani 8:14; Atti 13:2-4; 16:6-7),
sostituisce (Giovanni 14:16-17; 16:7),
distribuisce doni (1 Corinzi 12:10),
convince (Giovanni 16:8) e da la forza di servire (Luca 24:49; Atti 1:8).

Lo Spirito Santo si presenta quindi in questi brani come una persona che pensa, che sente e che agisce. D'altra parte, si può resistere allo Spirito Santo (Atti 7:51), tentarlo (Atti 5:9 ), rattristarlo (Isaia 63:10; Efesini 4:30), oltraggiarlo (Ebrei 10:29), mentirgli (Atti 5:3), bestemmiare contro di lui (Matteo 12:31-32).

Riflessioni

Se qualcuno leggesse la Bibbia senza sapere nulla della dottrina della Trinità, troverebbe nella Scrittura le basi di questo insegnamento? Leggendo solo l'Antico Testamento non si giungerebbe a concludere che vi sia una Divinità trina. Con il Nuovo Testamento però le cose cambiano radicalmente: in esso vi si rivela infatti che Dio, il Padre, ha accanto a sé un Figlio diletto. È vero che anche nell'AT si dice che anche gli angeli sono "figli" di Dio, però di Gesù la Scrittura dice che Egli è un Figlio molto speciale: Egli è IL Figlio, l'Unigenito del Padre. Nella lettera agli Ebrei (1:5-13, CEI) si legge:

Infatti a quale degli angeli Dio ha mai detto:
Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato?
E ancora:
Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio?
E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice:
Lo adorino tutti gli angeli di Dio.
Mentre degli angeli dice:
Egli fa i suoi angeli pari ai venti,
e i suoi ministri come fiamma di fuoco,
del Figlio invece afferma:
Il tuo trono, Dio, sta in eterno
e:
Scettro giusto è lo scettro del tuo regno;
hai amato la giustizia e odiato l'iniquità,
perciò ti unse Dio, il tuo Dio,
con olio di esultanza più dei tuoi compagni.
E ancora:
Tu, Signore, da principio hai fondato la terra
e opera delle tue mani sono i cieli.
Essi periranno, ma tu rimani;
invecchieranno tutti come un vestito.
Come un mantello li avvolgerai,
come un abito e saranno cambiati;
ma tu rimani lo stesso, e gli anni tuoi non avranno fine.
A quale degli angeli poi ha mai detto:
Siedi alla mia destra,
finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi
piedi?

Tutto questo non era stato rivelato nell'Antico Testamento. Si noti che lo scrittore di questa lettera applica a Gesù un Salmo (102:26,27) in cui si parla dell'opera creatrice di Dio, definendo in tal modo Cristo l'Eterno Creatore dell'universo. Gli angeli devono adorare questo Figlio e l'adorazione si rivolge solo a Dio.

Molti passi parlano della divinità di Cristo. Giov.1:1 è probabilmente il più conosciuto:

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste.

I TdG, come è noto, traducono "la parola era un dio". Senza entrare nel merito della correttezza grammaticale di questa traduzione, limitandosi solo a leggere il vangelo, si comprende che Giovanni intendeva dire che il Verbo (la Parola) possedeva la stessa natura di Dio, era uguale, nella "sostanza", al Padre, così come un figlio umano è della stessa natura del padre (si veda www.infotdgeova.it/bibbia/principio.php ). Questo era stato compreso anche dai nemici ed oppositori di Cristo:

Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato. Ma Gesù rispose loro: "Il Padre mio opera sempre e anch'io opero". Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio ... «Io e il Padre siamo una cosa sola».  I Giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo. Gesù rispose loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». (Giov. 5:17,18; 10:30-33).

È molto chiaro anche il passo di Giov. 20:26-29 in cui Tommaso si rivolge al Cristo risorto chiamandolo "mio Signore e mio Dio": 

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!

E lo Spirito Santo? 

Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l'annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l'annunzierà. (Giov.14:16,17; 15:26; 16:7,8,13-15).

Non esistono brani dell'A.T. in cui si parli in questo modo dello Spirito Santo. In questi passi lo Spirito ed il Suo operato futuro vengono messi sullo stesso piano dell'opera personale compiuta da Gesù.

Anche nel libro degli Atti degli Apostoli, l'intervento dello Spirito nella chiesa primitiva è descritto in termini personali (e anche di questo non vi è traccia nelle Scritture Ebraiche); alcuni esempi:

"Lo Spirito di Dio disse" (Atti 8:29);
"Mentre Pietro stava ripensando ... lo Spirito gli disse" (10:19);
"Lo Spirito Santo disse loro" (13:2).

Un'altra descrizione dello Spirito Santo che si addice ad una persona la si trova in Romani 8:26, 27:

Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.

Non si può certo parlare in questo modo di una forza impersonale.

È evidente quindi che il Nuovo Testamento rivela una nuova immagine di Dio: si parla per la prima volta del Padre e del Figlio; e lo Spirito Santo viene definito e descritto in termini inequivocabilmente personali. Di tutto questo non vi era traccia nelle Scritture Ebraiche: solo dal NT si apprende per la prima volta dell'esistenza di questa "pluralità" esistente all'interno della Divinità.

Il mistero della Trinità svelato progressivamente

Gregorio Nazianzeno, Discorso 31, 25-27

Nel corso dei secoli, due grandi rivoluzioni hanno sconvolto la terra, le chiamiamo i due Testamenti. L'una ha fatto passare gli uomini dall'idolatria alla Legge; l'altra dalla Legge al Vangelo. Un terzo sconvolgimento è predetto: quello che dalla terra ci trasporterà in cielo, dove non c'è né movimento né agitazione.

Questi due Testamenti hanno presentato lo stesso carattere. E quale? Quello di non aver trasformato tutto immediatamente dal primo inizio del loro apparire. E perché? Per non costringerci con la forza, ma per persuaderci. Perché ciò che è imposto non è duraturo, come accade quando si vuole fermare forzatamente il corso dei fiumi o la crescita delle piante. Invece quello che è spontaneo è più durevole e più sicuro. L'uno è subìto per forza, l'altro è voluto da noi. L'uno manifesta una potenza tirannica, l'altro ci mostra la bontà divina...

L'Antico Testamento ha manifestato chiaramente il Padre, oscuramente il Figlio. Il Nuovo Testamento ha rivelato il Figlio e lasciato trapelare la divinità dello Spirito. Oggi lo Spirito vive in mezzo a noi e si fa conoscere più chiaramente.

Sarebbe stato pericoloso predicare apertamente il Figlio quando la divinità del Padre non era riconosciuta; e, quando la divinità del Figlio non era ammessa, imporre - oso dire - come in soprappiù, lo Spirito Santo. In questa maniera i credenti, come persone appesantite da troppi cibi, o come coloro che fissano il sole con occhi ancora deboli, avrebbero rischiato di perdere ciò che invece avrebbero avuto la forza di portare. Lo splendore della Trinità doveva dunque brillare attraverso successivi sviluppi, o come dice Davide, «per gradi» (Sal 83,6) e con una progressione di gloria in gloria...

Vedi come la luce ci viene a poco a poco. A nostra volta dobbiamo rispettare l'ordine in cui Dio si è rivelato a noi, non svelando tutto immediatamente e senza discernimento, senza tuttavia tenere nulla nascosto fino alla fine. Perché Il primo modo sarebbe imprudente, l'altro empio. L'uno rischierebbe di ferire i lontani e l'altro di allontanarci dai nostri fratelli.

Voglio aggiungere ancora questa considerazione che forse è venuta in mente a molti, ma che mi sembra un frutto della mia riflessione. Il Salvatore conosceva certe realtà, ma riteneva i discepoli incapaci di portarle, nonostante l'insegnamento che avevano ricevuto; perciò le teneva nascoste. E ripeteva che lo Spirito, quando sarebbe venuto, avrebbe spiegato ogni cosa. Penso che tra queste verità ci fosse pure la divinità dello Spirito Santo: si sarebbe manifestata chiaramente in seguito, quando, dopo la risurrezione del Salvatore, gli animi sarebbero stati maturi per comprenderla.

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