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Trasgressioni



TRASGRESSIONI


ACCESSI D’IRA, VIOLENZA: QUANDO INTERVENIRE:


Se una persona dedicata e battezzata è litigiosa, e continuamente fa scenate con urla e grida, tanto che la cosa è portata all'attenzione degli A., essi dovranno intervenire dando appropriati e adatti consigli. Se dopo ripetuti consigli e tentativi di aiutare questa persona a vivere in armonia e in pace con la sua famiglia risultassero vani, e la cosa crea scandalo e turbamento perché è risaputa specie nella comunità dove abita, sarà bene prendere il provvedimento di segnarlo. Se poi come segnato dovesse persistere in tale condotta errata creando scandalo e turbamento, si dovrà intervenire col comitato giudiziario (SCC:SSC 24.1.86)

Considerando le cose che ci dite, ci chiediamo per quale motivo non siate intervenuti prima per rivedere i requisiti del fratello, dato che ha manifestato più volte accessi d'ira e un comportamento violento. Dati gli aspetti incresciosi della questione e dell'atteggiamento biasimevole del fratello, vi invitiamo come corpo di A. a fare un'ulteriore valutazione: vorremmo che vi accertaste che oltre alla sua rimozione non dobbiate prendere altri provvedimenti nei suoi confronti. Il fratello dovrebbe essere segnato nella cong.?

Considerando le opportunità e gli ammonimenti che gli sono stati dati, si dovrebbero prendere ulteriori misure disciplinari a motivo dei suoi accessi d'ira e del suo comportamento violento? Ks 96 Vorremmo che non si ignorasse nessun comportamento biasimevole ma che si garantisse la purezza della cong. Vogliate pertanto andare a fondo del problema. Vi invitiamo a rincontrarvi col fratello. Aiutatelo a capire che siamo preoccupati per il suo comportamento poco cristiano e fate appello al suo amore per la verità. Ragionate quindi con l'intera famiglia evidenziando la necessità di mantenere una condotta eccellente che dia una buona testimonianza al nome di Geova. Il fratello deve capire che non si possono tollerare nell'org. di Dio comportamenti violenti. Dovreste preoccuparvi sia di guadagnare il fratello che di salvaguardare lo spirito della cong. perché continui a beneficiare della benedizione di Dio. (SCD:SSD 20.6.94).

ADULTERIO, FORNICAZIONE:

ADULTERIO - CONFESSARLO AL CONIUGE CREDENTE:

Se ambedue i coniugi sono nella verità è giusto che il coniuge innocente sia informato della trasgressione e questo specialmente se si tratta di adulterio. Sarebbe anche bene che il coniuge innocente sia presente nell'udienza in cui viene considerato il caso. (SCA:SSF 24.7.80)

Se un componente della cong. che si rende colpevole di adulterio confessa la cosa agli A. ma non desidera che il coniuge sia informato, sarebbe opportuno considerare con lui la W 15.10.68 p 639 o la W 15.1.74 p 62. Sono indicati diversi motivi per cui il trasgressore dovrebbe confessare al coniuge il peccato commesso. Non ha peccato solo contro Geova - e per questo lo ha confessato agli A. - ma anche contro il proprio coniuge. È quindi tenuto a confessargli il peccato. Questo può indicare sincero pentimento da parte sua. Se si rifiuta di farlo bisogna cercare di comprendere cosa glielo impedisce. C'è da tenere presente che il non voler confessare non significa sempre mancare di vero pentimento. È necessario aiutalo a capire che vergogna, timore o altro non devono impedirgli di fare ciò che è giusto.

Non deve aggiungere un'altra azione malvagia a quella già commessa. Se le ripetute esortazioni non sortiscono l'effetto sperato, e il coniuge innocente è un credente, potrebbero essere gli A. stessi a doverlo informare del peccato commesso dal coniuge. Non è necessario scendere nei particolari o riferire tutto quello che è accaduto. Si inviterà il coniuge innocente a rivolgersi direttamente al colpevole per conoscere i particolari del caso. Riteniamo comunque molto improbabile che un cristiano sinceramente pentito si rifiuti di confessare l'accaduto al coniuge innocente che è credente. Che fare se l'adultero non mostrando alcun pentimento, minaccia rappresaglie legali contro gli A. se riferiscono l'accaduto al coniuge credente? Ogni caso è diverso e va affrontato con cautela e buon senso. Gli A. saranno molto cauti nell'affrontare il problema, ma comprenderanno che, in ogni caso il coniuge innocente credente ha il diritto di sapere dell'adulterio del proprio coniuge - Mt 19:9. (SCD:SSD 24.11.92)

ADULTERIO: SE IL CONIUGE È INCREDULO:


In relazione al confessare l'adulterio commesso al proprio coniuge incredulo, potete trovare utili informazioni in G 8.4.75 p 28, 29 in cui si legge questa interessante domanda: Se una persona ha commesso adulterio, come si può attendere che Dio la perdoni a meno che il peccato non sia stato confessato al proprio coniuge? La W 15.10.68 p 639 afferma: Se il colpevole non è disposto a mostrare umiltà in questo modo e a portare la responsabilità del suo peccato, si può realmente dire che è pentito? Difficilmente! Sta a voi A. stabilire e decidere se la sorella in questione è realmente pentita. In ogni caso la sorella dovrebbe assumersi le sue responsabilità e informare il marito del suo peccato. (Mt 19:5, 6; 1Co 6:16) Spetta a lei comunque decidere e trovare il tempo e il modo per confessare il suo peccato al marito incredulo. (SCA:SSA 30.8.90)

Il comitato giudiziario suggerirà al colpevole di confessare la sua trasgressione al coniuge innocente che non è nella verità. Sarà poi il colpevole a determinare se fare la confessione al coniuge innocente oppure no. Naturalmente non sarà necessario invitare il coniuge innocente che non è nella verità all'udienza col comitato giudiziario a meno che il colpevole non ne faccia specifica richiesta. (SCA:SSF 24.7.80)

Che fare se il coniuge innocente non è credente e il coniuge adultero non desidera confessargli il suo adulterio? Ogni caso è diverso e va affrontato con cautela e buon senso. Se il coniuge innocente non è credente, possiamo, dopo aver incoraggiato l'adultero a confessare, lasciare a questi la responsabilità della decisione finale. (SCD:SSD 24.11.92)

ADULTERIO: SORELLA NON VUOLE PIÙ AVERE RAPPORTI COL MARITO ADULTERO:


Il problema che ci presentate è di carattere strettamente personale. La sorella finché vive col marito, anche se è un adultero, ha degli obblighi che deve adempiere. (1Co 7:1-5) Non possiamo dire se la sorella può astenersi dal pagare il suo debito coniugale, poiché la Bibbia non lo indica. Se lei non vuole più pagare il suo debito coniugale perché il marito è un adultero, allora deve prendere la sua personale decisione e regolarsi in merito. Poiché la sorella pare abbia già preso la sua decisione di non volersi separare perché altrimenti incontrerebbe notevoli difficoltà per lei e per i figli, anche di natura finanziaria e pratica, allora abbia la forza di adempiere il ruolo che le è richiesto come moglie. Voi come A. potreste incoraggiare questa sorella a parlare chiaramente col marito e poi lasciare la cosa nelle mani di Geova. Esortatela a pregare e a studiare affinché abbia la forza per affrontare i problemi che attualmente incontra - W 15.2.82 p 13. (SCD:SSF 19.7.84)

FORNICAZIONE COMMESSA DIVERSI ANNI FA:


Il fratello ... attualmente utilizzato come A. presso di voi, ha confessato di aver commesso un'azione che rientra nella pornèia compiuta con la fidanzata, ora sua moglie. Dal momento che non è stato formato nessun comitato giudiziario perché esaminasse la cosa, occorre che ora ne venga costituito uno. In questo caso specifico, se i numerosi anni trascorsi hanno rivelato sia il ristabilirsi del fratello in senso spir. che il perdono e la conseguente benedizione da parte di Geova, il comitato giudiziario potrebbe anche concludere non solo di non disassociare il fratello e la moglie, ma anche di non rimuoverli da speciali incarichi di servizio che ora possono aver ricevuto - Km 10.73 p 3. (SCD:SSD 10.2.89)

FORNICAZIONE - ESSERE COMPLICI:


Stiamo prendendo in considerazione la lettera sul caso dell'A. che ha ospitato in casa sua una sua sorella carnale, insieme ad un uomo non sposato, che convive con lei in uno stato di fornicazione. Desiderate sapere quali princìpi sono stati violati e se, come A. è ancora idoneo per servire nella cong. Certo se un fratello ospita in modo permanente una persona che convive in uno stato di fornicazione sotto il suo tetto, egli in effetti diventa complice di tale peccato. (Efe 5:11) Sta permettendo il libero uso della sua casa per commettere questa violazione. In questo caso sarebbe soggetto alla disciplina di un comitato giudiziario Però ci sembra di capire che queste due persone si sono fermate solo temporaneamente presso questo A. dato che erano di passaggio. In tal caso si dovrebbe parlare seriamente con lui e fagli capire la gravità della cosa in modo che non si ripeta più.

Se il fratello mostra di capire la gravità della questione, la cosa può essere lasciata lì. Il corpo degli A. dovrà determinare se egli, a causa di quanto accaduto, sia ancora idoneo per ricoprire l'incarico di A. Dovete perciò prendere in considerazione i requisiti richiesti per gli A. e vedere se i fatti dimostrano che il fratello ha perso la stima della cong. se ha turbato la coscienza dei fratelli per cui sarebbe divenuto riprensibile e non più libero da accusa. In altre parole dovrete misurare l'effetto che l'accaduto ha avuto sui suoi requisiti. Se risultasse non libero da accusa e che molti sono turbati a causa di questo fatto, si dovrebbe raccomandare la sua rimozione. (SCC:SSI 16.8.82)

Ci chiedete quale atteggiamento dovrebbero assumere i genitori cristiani di una giovane, non Testimone, verso di lei dopo che è fuggita di casa e vive in fornicazione con un giovane del mondo. La Bibbia condanna la fornicazione e comanda di attenersi alle alte norme morali stabilite da Geova. (Ri 21:8; 1Co 6:9, 10) I cristiani devono guardarsi bene dal condonare chi viola tali norme morali, anche se i trasgressori sono intimi familiari. (Sl 97:10; Deu 21:18-21) Questi genitori non devono dare assolutamente motivo di dubbio sulla loro lealtà a Geova con in loro modo di trattare i due giovani fornicatori. Se permettessero loro di vivere in questa condizione nella loro casa, nonostante i ripetuti avvertimenti degli A. si dovrebbe prendere in esame la loro posizione con un comitato giudiziario per complicità in fornicazione.

Comunque anche se i due vivono altrove, che dire del fatto di invitarli regolarmente a pranzo e trascorrere del tempo insieme? Non sarebbe come dare consenso alla loro condotta o tollerare il loro modo di vivere? Le persone dentro e fuori della cong. a quale conclusione potrebbero arrivare? La predicazione ne potrà ricevere un beneficio? (2Co 6:3) Perché cedere alle tendenze di questo mondo accettando come normale ciò che non lo è? Dato che i due giovani hanno voluto fare la loro scelta, perché la famiglia dovrebbe soccombere alle pressioni, forse a causa del modo di pensare di questo mondo? Siano loro stessi a pagarne le conseguenze. Sarebbe bene parlare ai genitori implicati e assisterli spiritualmente prima che siano indotti a fare qualche passo falso. (Gal 6:1) Esaminate alcuni aspetti concernenti la lealtà a Geova. Offrite loro uno studio se spiritualmente hanno questa necessità. (SCD:SSB 19.12.83)

Ci presentato il caso della sorella il cui figlio vive in casa sua in fornicazione. Desiderate sapere se ella è complice della condotta del figlio. Qualsiasi caso come questo deve essere portato davanti ad un comitato giudiziario che deve determinare il da farsi. Un genitore che permette al figlio di vivere in uno stato di fornicazione in casa sua commette un peccato e pone la sua casa in una condizione impura di fronte a Geova. È quindi appropriata un’azione giudiziaria.

All’inizio potrebbe essere appropriata una riprensione, ma se la situazione non viene corretta, allora è necessaria la disassociazione. La Bibbia ci esorta a mantenersi puri dai peccati altrui. (1Tm 5:22; 2Gv 11) Come madre se tollera la fornicazione del figlio sotto il suo tetto viola la legge di Geova, ma come testimone di Geova dà al figlio e alla sua compagna l’impressione che i testimoni di Goeva. seguono le vie del mondo per quanto riguarda la fornicazione.

Questo è un ostacolo all’operato dello spirito santo sulla cong. e sulla sorella. Sforzatevi ad aiutare la sorella a comprendere la gravità della situazione, facendo appello al suo desiderio di essere approvata da Geova mantenendosi pura al suo cospetto e difendere anche la purezza della cong., correggendo la situazione mandando via il figlio. Se dopo vari tentativi e sforzi ella persiste nel tollerare la fornicazione, dovreste procedere alla disassociazione. (SCB:SSA 22.5.85)

I coniugi ... permettendo alla loro figlia e al fidanzato di dormire un periodo di 7 mesi nella stessa stanza in due letti a castello anche se le porte erano aperte, hanno agito con molta leggerezza, andando in cerca di guai. Ora che il fidanzato è tornato a casa sua, se non vi è scandalo, e non vi è stata pornèia, non vi sarebbero le basi per intervenire giudiziariamente. Comunque crediamo sia il caso che due A. parlino a questi fidanzati e vadano a fondo con domande pertinenti per indagare sulla loro condotta in questi sette mesi. Se dovesse risultare che hanno commesso pornèia, si dovrà formare un comitato giudiziario.

Sarà inoltre bene che ribadiate ai genitori il poco giudizio che hanno manifestato nel permettere ai fidanzati di dormire insieme. Il loro permesso li ha messi in una posizione di commettere un serio peccato al cospetto di Dio. Vorrete così aiutarli onde nel futuro si comportino in maniera tale da camminare al centro della stretta via di Geova. Ad ogni modo se non risulta che vi siano stati peccati gravi, i vigorosi consigli saranno stati sufficienti. (SCC:SSA 4.6.86)

Nel caso del fratello titolare del piccolo albergo, dovrebbe essere aiutato a capire la gravità della sua posizione. Se quello di alloggiare presso il suo albergo coppie non sposate è da addebitarsi al fatto che non ha controllato con scrupolosità la posizione che avevano le persone ospitate, egli dovrebbe ricevere chiari consigli. Nel caso egli fosse stato consapevole della condizione delle persone ospitate, ma ugualmente le avesse accettate nel suo albergo, dovrebbe ricevere energici e vigorosi consigli per fargli comprendere la posizione errata nella quale è venuto a trovarsi. Nel caso egli continuasse ad accettare nella sua proprietà individui che convivono insieme senza il beneficio del matrimonio, potrebbe essere accusato di complicità a tale azione e rispondere di fronte ad un comitato giudiziario (SCD:SSE 19.11.86)

Siamo d'accordo che il procl. sia reo di complicità in fornicazione. Crediamo che debba comparire davanti ad un comitato giudiziario Si dovrà valutare fino a che punto è consapevole della gravità del suo gesto di dare ospitalità in casa propria a due fornicatori. Dopo che lo avete avvertito del pericolo di incorrere nell'espulsione, come ha reagito? Era contristato e determinato a non dare più ospitalità ai due giovani? È una vs. responsabilità considerare ciò alla luce delle norme morali esposte nella Bibbia. (SCE:SSH 2.7.87)

Portate alla ns. attenzione il caso della sorella che ha accettato di ospitare in casa propria la figlia disassociata col suo convivente. Non sappiamo se tale decisione sia stata presa dal marito incredulo della sorella o ella abbia apertamente manifestato la sua disapprovazione. Se la decisione di ospitare la figlia e il convivente è stata presa da lei, allora ella dovrebbe essere aiutata a comprendere la gravità del suo comportamento. Potrebbe darsi che non si sia resa conto di questo. A seguito della vs. visita potrebbe anche prendere immediatamente disposizioni per aggiustare la sua posizione in seno alla cong. Se però questo non avvenisse e la sorella continuasse ad ospitare in casa propria i due conviventi, allora dovrebbe essere chiamata da un comitato giudiziario perché ne dia spiegazione. (SCD:SSE 8.7.87)

I coniugi ... permetterebbero alla loro figlia di convivere con un uomo in una roulotte all’interno del loro giardino. Il fratello si scusa col rischio di perdere il nipotino che abita con loro. Ma nello stesso tempo sta permettendo che si compia un’azione contraria alla legge di Dio. Se così stanno le cose è necessario chiamare i coniugi dinanzi a un comitato giudiziario per complicità in fornicazione, affinché possano rispondere della loro trasgressione. La questione si potrebbe risolvere se i coniugi non permettessero più all’uomo di entrare nella loro casa o giardino. Altrimenti il comitato giudiziario dovrà assumersi pienamente ogni responsabilità, mantenendo pura la cong. (SCA:SSB 7.10.87)

Il CO, con la sua lettera firmata anche da voi, porta alla ns. attenzione il caso relativo al fratello che ha ospitato la figlia col convivente. Desidereremmo sapere ora come avete affrontato la questione. Nel passato avete avuto modo di consigliano in merito alla situazione che lo ha visto coinvolto? Se la risposta è affermativa, allora dovreste disporre che un comitato giudiziario esamini la questione. Se, invece, siete venuti a sapere del problema solo recentemente, quali disposizioni ha preso il fratello per risolverlo? Le ha attuate? Restiamo in attesa di avere da voi ulteriori informazioni in merito.. (SCA:SSB 28.9.99)

Dato che non ci dite nulla in relazione al marito della sorella, non sappiamo fino a che punto la sorella è responsabile di quanto succede in casa sua. Se la sorella avesse l’autorità di quanto succede in casa sua, allora avete fatto bene a consigliarla in merito alla situazione della figlia. È vero che i due giovani dormono in camere separate, ma dato che, come dite, sia nella cong. che nella comunità si comincia a parlare della cosa, dovreste senza meno, dopo averla ulteriormente consigliata e ammonita, disporre di segnarla. Tale condizione sussisterebbe fintantoché la sorella permette tale situazione in casa sua. (SCA:SSB 23.5.00)


ALCOLISMO:

COME INTERVENIRE:

In relazione al problema del fratello alcolizzato, possiamo dire che la Bibbia condanna l'ubriachezza. (1Co 5:11; 6:9, 10; Ks 95) Ma che dire dell'alcolismo? La G 8.12.82 p 6 risponde alla seguente domanda: "Alcolismo e ubriachezza sono la stessa cosa?" A tale domanda l'articolo risponde di no, dal momento che non è detto che l'alcolizzato debba ubriacarsi, come non è detto che chi si ubriaca sia un alcolizzato. L'alcolismo viene definito una malattia. Ovviamente ciò non vuol dire che non vi siano situazioni che potrebbero portare la cong. ad intervenire. Come la succitata rivista indica, se l'alcolizzato, "pienamente consapevole della sua condizione, decide di continuare a bere e continua ad ubriacarsi, allora ha un problema morale: quello dell'ubriachezza". Essendo sul posto gli A. sono in grado di fare la loro valutazione conoscendo l'individuo e il suo stile di vita. (SCF:SSF 15.7.91)

Siamo lieti della premura che hai mostrato assistendo il fratello ... affinché continui a perseverare nella via della verità mantenendo una condotta eccellente. Speriamo che applichi i consigli ricevuti. Una cosa che desideriamo comunque portare alla tua attenzione riguarda il portare il fratello dinanzi a un comitato giudiziario È necessario innanzi tutto stabilire se il fratello si ubriaca o è dato a molto vino. Siamo a conoscenza del problema che vi è nella zona in quanto molti sono coloro che fin da piccoli sono abituati all'alcool. Per tale ragione, il fratello ... non essendo un nominato, sarà opportuno accertarsi se sia il caso di offrire semplicemente dei consigli e assisterlo in quello che è necessario anziché convocarlo giudiziariamente. Infatti la cong. stessa non è turbata dalla sua condotta pur non vedendolo come un es. Con questo non desideriamo minimamente sminuire le gravi trasgressioni, ma prima bisognerà stabilire di che tipo di trasgressioni si tratta. (25.5.88)

APOSTASIA:

SIGNIFICATO:

Con la vs. lettera voi dite che un fratello nutre seri dubbi e sostiene idee apostate non accettando lo schiavo fedele e discreto e dicendo che l'opera di predicazione non sia necessaria. It-1 159, dice che il termine "Apostasia" significa "star lontano da”. Il sostantivo ha il senso di "diserzione, abbandono, ribellione". Ks 167 nell'identificare chi sono gli apostati, dice: "Individui che si ostinano a sostenere e a parlare o a divulgare intenzionalmente dottrine contrarie alla verità biblica insegnata dai Testimoni di Geova" Da quanto voi dite, anche se sembra non prenda l'iniziativa nel divulgare le sue idee, ciononostante si ostina a sostenerle malgrado i numerosi sforzi per aiutarlo e ne parla liberamente con coloro che lo visitano, come è avvenuto con voi. Vorrete pertanto accertarvi che la posizione del fratello sia effettivamente come sopra descritto. Se così risultasse, egli dovrebbe renderne conto ad un comitato giudiziario Vedi Ks77 58. (SCF:SSF 19.6.91)

Il Ks 94-5 indica che l'apostata non è solo colui che propaga le proprie idee errate. Il significato effettivo del temine è: "allontanamento, diserzione, defezione, ribellione". Se una persona "testardamente sostiene ... insegnamenti contrari alla verità insegnata dai Testimoni di Geova" è da ritenere un apostata. A questo punto occorre distinguere colui che malvagiamente sostiene insegnamenti falsi contro Geova e la sua organizzazione (essendone pienamente convinto, pur non propagandandoli) da colui che ha dubbi. Il discepolo Giuda indica la necessità di mostrare misericordia verso coloro che hanno dubbi. (Giuda 22)

Sebbene non vi siano elementi per affermare che il fratello prenda l'iniziativa di diffondere le proprie idee, ciò nonostante le sostiene con convinzione e, quando ne ha l'opportunità, ne parla apertamente. Dovreste quindi determinare se ha preso posizione nel rifiutare la verità. Nel qual caso dovreste agire nei suoi confronti, dopo aver fatto ogni tentativo possibile per aiutarlo. (SCD:SSD 23.9.92)

C'è senz'altro differenza fra l'apostata e il dubbioso. L'apostata è chi abbandona o non riconosce più quanto prima professato; diserta dai princìpi o dalla fede. Mancare di fede è una della maggiori causa dell'apostasia. Il dubbioso analizza con modestia le proprie idee col desiderio di attenersi a ciò che è corretto. (2Co 13:5) È disposto a farsi aiutare e si mostra disponibile. L'apostata ha già preso posizione. Rivela una precisa e volontaria deviazione dal sentiero della giustizia. (1Gv 3:4-8; 5:16, 17) Evita qualsiasi aiuto e sostiene con convinzione e tenacia le proprie idee, rivelando uno spirito indipendente e presuntuoso. Rigetta la conoscenza stessa. (Pro 11:9) È ovvio che l'insistere irragionevolmente sui propri dubbi rivela una profonda convinzione. Dubitare o negare testardamente la verità, equivale a rigettarla. (SCD 12.11.92)

BESTEMMIA:

COME INTERVENIRE:

La parola bestemmia deriva dalla parola greca "blasphemia". Questo termine significa "linguaggio irriverente, diffamatorio, ingiurioso" e si riferiva a un linguaggio del genere contro Dio o contro esseri umani. Quindi di solito, quando si parla di bestemmia, si tratta di parole ingiuriose oppure oscene che implicano Dio o il suo nome. Quando invece si usano parole oscene che però non implicano Dio ma sono rivolte a persone o a cose, allora si parla di linguaggio osceno. Anzi, per usare l'espressione biblica, in Col 3:8 si parla di "discorso osceno" e "parlare ingiurioso". In quanto al caso specifico del figlio di un A. che si dice bestemmi, per stabilire se il padre ha i requisiti o no, si dovrà esaminare quanta responsabilità ha lui per la condotta del figlio. In altre parole, ha trascurato di addestrare e correggere il figlio che per questo è caduto nel peccato? Gli A. devono determinare in base ai fatti disponibili se il padre è irreprensibile e libero da accusa. (SCB:SSA 25.10.83)

Riguardo al linguaggio osceno o alle bestemmie, vi rimandiamo alla W 15.7.83. In tale art. è chiaramente indicato cosa si intende per bestemmia, o imprecazione verso ciò che viene considerato normalmente sacro o santo, e ciò che potrebbe essere un linguaggio osceno e non opportuno per un cristiano. Viene detto: "Si mostra irriverenza per le cose sacre, incluso Dio e ciò che ha a che fare con le sue qualità e le sue vie. Consiste in un'invocazione a una divinità perché maledica qualcuno. Con il linguaggio blasfemo si possono anche offendere e insultare persone o cose che Dio considera sante". Qualsiasi tipo di turpiloquio il cristiano dovrà evitarlo. Se dovesse cadere in tale errore dovrà essere aiutato, consigliato e ammonito affinché non vi ricada. Se ne dovesse fare una pratica, cadendo in tale errore più volte, dovrà rispondere dinanzi ad un comitato giudiziario Molto può dipendere anche dall'atteggiamento mostrato da colui che può aver ceduto ad una forma di turpiloquio. (SCE:SSH 23.1.87)

Il Zingarelli alla voce "Bestemmia" dice: "Invettiva o parola oltraggiosa contro la divinità, le persone venerati da una religione... maledizione." Il cristiano deve evitare di inveire o di dire parole oltraggiose contro chiunque e, anche contro i cosiddetti santi della cristianità, i morti o le persone in generale. Un motivo per cui questo sarebbe un grave errore per il cristiano ce lo spiega Gia 3:9 11. Il cristiano deve quindi dire sempre cose che edificano e non maledizioni e parole oltraggiose. Tito 3:2. L'apostolo Paolo dichiara che gli oltraggiatori non erediteranno il regno di Dio. Da questo si comprende che chi pratica la bestemmia, che è una forma di oltraggio può essere disassociato, se non si pente e non di spoglia di questa caratteristica della vecchia personalità. (Efe 4:22 24) La persona che persiste nella bestemmia o oltraggio corre il grave pericolo di peccare contro lo spirito santo, come Paolo ci fa comprendere in Efe 4:29,30. (20.9.87)

CONDOTTA DISSOLUTA


Descrivete il comportamento di un membro della cong. come ribelle ed esageratamente tracotante che potrebbe diventare calunnioso o oltraggioso. Ma non specificate con quali atti o con quali parole si manifesta tale ribellione o irriverenza. Inoltre, dite che uno dei ribelli o irriverenti è stato influenzato, benché non ne abbiate prove dirette. Pensiamo che ciò che ci avete descritto possa essere definito "condotta dissoluta". Vi invitiamo a notare W 1.3.74, p 158, riguardo alla definizione della condotta dissoluta. “Atti oltraggiosi, 'licenziosità, sfrenata violenza', 'insolenza', 'volgari ingiurie', 'brutalità'; 'eccesso, intemperanza, in qualsiasi cosa, come lingua, condotta, insolenza'; 'scatenata lussuria, oltraggio, sfrontatezza".

È descritta come 'lo spirito che non conosce limiti e che osa qualsiasi cosa suggeriscano il capriccio e la sfrenata insolenza'. Quindi la ribellione e le irriverenze di cui parli è paragonabile alla condotta dissoluta piuttosto che alla calunnia. Comunque, se oltre ad oltraggiare, dite che queste persone calunniano, allora se la calunnia è contro individui, questi dovrebbero fare i passi di Mt 18:15, 16 prima di portare la questione all'attenzione della cong. E la cong. non dovrebbe intervenire finché non vengono fatti questi passi. Se invece si tratta di condotta dissoluta, e ne avete le chiare prove, le persone implicate potrebbero essere chiamate davanti ad un comitato giudiziario ed eventualmente essere disassociate.

Però, prima di fare questo passo, sarebbe meglio segnare queste persone. Ciò verrebbe fatto tramite un discorso alla cong., senza menzionare il nome o i nomi delle persone, descrivendo tale condotta e come la Bibbia la condanna, e mettendo in guardia l'intera cong. affinché segnino tali persone per non avere una intima e stretta relazione con loro. Occorre anche prendere in considerazione quale effetto avrà sulla cong. questo modo di agire e comportarsi. Crea delle divisioni in mezzo ad essa? Vi sono altri tentati o portati ad imitare questa condotta dissoluta da parte di questi individui?

Se vi sono chiare prove che si creano delle divisioni all'interno della cong., allora in base a Ro 16:17 essi potrebbero essere chiamati davanti ad un comitato giudiziario per aver creato divisioni. Riassumendo, se vi sono chiare prove di questa condotta dissoluta o questa condotta fomenta divisioni nella cong., allora si può agire con un comitato giudiziario Con la differenza che con la condotta dissoluta occorre prima segnare l’individuo. E se dopo averlo segnato, persistesse nella condotta errata, chiamarlo davanti ad un comitato giudiziario che prenderà il provvedimento di disassociarlo se non sarà pentito. (Ottobre 86)

QUANDO ERA TENUTA NASCOSTA


Generalmente, prima di agire giudiziariamente nei confronti di una persona per condotta dissoluta si compiranno ripetuti tentativi di offrire amorevoli consigli e ammonimenti scritturali. Se necessario, si segnerà la persona a motivo della sua condotta disordinata. Se persiste nel suo comportamento, potrà rendersi necessario intraprendere un’azione giudiziaria nei suoi confronti. (Ks 100). Alcune volte non è possibile offrire ripetuti consigli perché la condotta biasimevole è tenuta nascosta. Comunque, se tale comportamento perdura sfrontatamente, non esclude il peccato di condotta dissoluta. Pur essendo mantenuta segreta, se la condotta risulta essere stata sconcertante e sfacciata rispetto alle note norme morali di Dio, e risulta evidente la deliberata intenzione di praticare il peccato, può configurarsi la condotta dissoluta. Naturalmente, l'atteggiamento della persona chiamata a rendere conto sarà determinante. Se, dopo essere stata scoperta, essa mantiene una posizione di sfida e noncuranza per i princìpi scritturali, potrebbe essere soggetta a un’azione giudiziaria. Ogni caso, comunque, e diverso. - Ks 93. (23.12.92)


CONTRASTI TRA FRATELLI:

FRATELLI CHE NON VOGLIONO RISOLVERE CONTRASTI E NON SI SALUTANO:

Le Scritture indicano che per cercare di risolvere i contrasti sorti tra fratelli ci sono vari modi. Uno è la procedura riportata in Mt 18:15-17. Anche se questo si applica in particolare a questioni molto serie, è anche un principio generale che i cristiani possono seguire in questioni di secondaria importanza. Un altro modo è che chi ha provocato l’offesa agisca in base al suggerimento di Gesù riportato in Mt 5:23, 24.

In entrambi i casi il motivo che dovrebbe spingere i fratelli è l’amore altruistico per cercare di fare pace. Sarà bene che almeno due A., di volta in volta, stabiliscano di visitare i fratelli che continuano a non salutarsi parlando loro chiaramente e aiutandoli a comprendere che quello di fare la pace è un obbligo cristiano. Se dopo svariati e ripetuti tentativi per aiutarli dando loro vigorosi consigli e avvertimenti, dovessero persistere nella condotta disordinata, si potrebbe doverli segnare. Come segnati perderebbero tutti i privilegi compreso probabilmente anche quello di essere iscritti alla Scuola Teocratica se è necessario.

Ad ogni modo anche prima di arrivare a segnarli, se ciò si renderà necessario, può darsi dobbiate provare alcuni di questi fratelli di certi privilegi. Dite che la maggioranza della cong. è a conoscenza del comportamento sbagliato di questi fratelli. La maggioranza come li considera? Li vedono ancora come es. e modelli, o invece sono perplessi e turbati per la loro condotta? Per continuare ad avere il privilegio di servire come P. ausiliari o regolari, si richiede che siano esemplari. Siete voi che dovete valutare attentamente la loro posizione tenendo conto di tutti questi aspetti. Naturalmente voi A. dovrete essere esemplari in questo, essendo in perfetta pace e in buona relazione con tutti per quanto dipende da voi. W 1.12.80 p 28-30 (SCC:SSC 7.10.85)

SFRATTO TRA FRATELLI:


Stiamo considerando la vs. lettera, nella quale ci chiedete riguardo a due fratelli che hanno stipulato un contratto d'affitto casa fra loro, qual è la procedura da seguire per ottenere la restituzione della casa al legittimo proprietario. Ci chiedete se è lecito per un cristiano dare lo sfratto ad un altro fratello. I cristiani devono avere sempre dinanzi il principio espresso da Paolo in 1Co 6:1, che dice: "Osa alcuno di voi che ha una causa contro un altro andare alla corte, dinanzi a uomini ingiusti, e non dinanzi ai santi?". In linea di massima, da queste parole si comprende che i cristiani dovrebbero evitare di avere cause fra loro e mai dovrebbero ricorrere a tribunali mondani per risolverle, qualora sorgessero.

Questo significa forse che un fratello non potrebbe mai andare in tribunale, per risolvere una causa con un conservo credente? W 15.7.75, p 448, dice: "Ci possono anche essere occasioni in cui fratelli cristiani riterranno coscienziosamente di poter andare in tribunale con conservi credenti". Dalla vs. lettera comprendiamo che è il fratello che deve lasciare la casa a chiedere lo sfratto dal fratello proprietario, per usare tale sfratto come base per chiedere una casa all'istituto delle case popolari. Non conosciamo la legge per questo caso, però, può darsi che la legge richieda che chi riceve una casa da tale istituto sia uno sfrattato, come lo è il fratello in questo caso. Se le cose stessero così, possiamo dire che vi sia una vera disputa fra i due?

O invece, si tratta semplicemente di aderire alle necessità del fratello che deve lasciare la casa, affinché possa chiedere e ricevere un'altra casa? A questo punto, il fratello proprietario della casa potrebbe decidere coscienziosamente di dare lo sfratto all'altro, pensando che così lo aiuterà a trovare una casa, mentre lui potrà tornare in possesso della propria. Naturalmente, entrambi i fratelli dovrebbero pensare se agendo in questo modo, getteranno discredito sulla cong. Se così fosse, vorranno fare tutto il possibile per proteggere il buon nome e la reputazione della cong. Un'altra domanda che ci fate è: Chi dovrebbe pagare le spese connesse a tale sfratto?

È bene vedere se la legge è specifica in questo caso. Cioè, stabilisce specificamente chi deve pagare tale sfratto, se chi è sfrattato o chi fa lo sfratto? Se la legge specifica chi dovrebbe farlo, allora in armonia con Ro 13:1 quel fratello ha un dovere cristiano da assolvere. Se invece la legge non è specifica, lasciando ai due la decisione di chi deve assumersi le spese, allora saranno i fratelli stessi a mettersi d'accordo. In quest'ultimo caso, le due parti interessate dovrebbero ragionare sulla cosa con lo stesso spirito con cui Abraamo ragionò con Lot, sul territorio che ciascuno avrebbe dovuto occupare. Abraamo non fu insistente nel far prevalere i suoi diritti, come per es. quello della sua anzianità rispetto a Lot o quello della sua posizione di preminenza su di lui. Egli fu pronto a lasciare a Lot il diritto di scegliere per primo dove andare. Quindi, nessuno dei due dovrebbe insistere sui propri diritti, ma perseguire la pace, come la Bibbia ci esorta a fare, in 1Pie 3;10, 11.

Siamo fiduciosi che due cristiani dedicati a fare la volontà di Geova e che mettono al primo posto nella loro vita il Regno di Dio, si metteranno d'accordo. Comunque, qualora sorgessero dispute fra loro, e uno dei due pensa che l'altro ha peccato nei suoi confronti, gli si deve consigliare di seguire i passi indicati in Mt 18:15-17, per risolvere il problema. Altrimenti, se entrambi sono d'accordo e vogliono l'aiuto degli A. potrebbero rivolgersi a voi quale corpo degli A., per cercare di essere aiutati ad appianare la questione. Voi potrete assisterli secondo le istruzioni riportate nell'opuscolo degli A. Ks, 93, ultima riga. (16.1.81)

FURTO, FRODE:

RESTITUIRE CIÒ CHE SI È RUBATO:

Crediamo che il comitato giudiziario debba assicurarsi che esista il pentimento sincero da parte di questa sorella e che esistano le 'opere degne di pentimento'. (Mt 3:8) Dalla lettera traiamo la conclusione che la sorella mostra un'appropriata attitudine mentale e di cuore essendo sinceramente pentita. Risulta inoltre che ha restituito il maltolto, anche se il datore di lavoro che ha subìto il furto non è stato messo al corrente della cosa. Comunque trattandosi di una persona del mondo lasciamo alla sorella determinare come il denaro dev'essere restituito. Se ella ritiene di non dover informare il datore di lavoro di quanto ha commesso, è libera di farlo, è una sua responsabilità, e il comitato giudiziario non pretenderà che vada oltre quanto ha determinato di fare, cioè consegnare quanto ha detratto nel modo da lei preferito. (SCA:SSH 24.9.81)

FALSIFICARE LA FIRMA NELLE CAMBIALI:


Abbiamo ricevuto la vs. lettera riguardante un fratello che ha falsificato le firme della moglie e dei figli sopra delle cambiali, coinvolgendoli nei suoi problemi. Per quanto riguarda il fratello, dovrebbe essere chiamato davanti ad un comitato giudiziario per il falso commesso. La questione dei familiari danneggiati è più difficile da considerare. Se essi nella cong. hanno perduto la loro buona reputazione malgrado siano innocenti, sarebbe saggio che non stessero davanti come esempi. Comprendiamo la penosità della cosa, ma la buona reputazione della cong. è più importante. Naturalmente a chi dovesse chiedere in merito potreste spiegare che essi sono implicati nella questione ma sono innocenti. Cercate con tatto e gentilezza di spiegare ai fratelli che questa è la cosa più saggia perché la questione sia risolta. Nel frattempo i fratelli implicati possono godere di tutti i privilegi dei procl. rendendo sacro servizio nel campo. (SCB:SSA 12.11.85)

GIOCO D’AZZARDO:

INVESTIRE DENARO IN BORSA È GIOCO D'AZZARDO?:

È una questione personale come un cristiano usa o investe il suo denaro come lo è il lavoro che fa per mantenere la sua famiglia. Non vi è alcun principio che contrasti l'investire il proprio denaro in azioni per permettere il proprio mantenimento. Chi investe in borsa non dovrebbe essere criticato. Si dovrebbe solo essere attenti a quali azioni si acquistano. Sarebbe inappropriato acquistare azioni di industrie o società che sono interamente impegnate in attività moralmente errate. Si violerebbe la propria coscienza cristiana. Altrimenti non ci sarebbe nulla di male lasciare che il proprio denaro operi in quella determinata società, come non ci sarebbe nulla in contrario essere alle dipendenze di quella stessa società.

Comunque, in qualsiasi attività un cristiano sia impegnato per vivere, il suo interesse principale dovrebbe essere il ministero cristiano e non il perseguimento di guadagni. Eserciterà padronanza di sé in qualunque affare commerciale parteciperà, preoccupandosi di mantenere una buona relazione con Geova e bilanciando il servizio cristiano col guadagnarsi da vivere. Per quanto riguarda il rischio di perdere il denaro investito in borsa, vale per qualunque impresa commerciale si intraprende. Per es. se si ha un negozio di frutta e verdura e gli ortaggi che si acquistano non vengono venduti, si rischia di perdere il denaro investito in quei prodotti. Ciò non lo rende gioco d'azzardo. In ogni rapporto commerciale vi è un rischio. Questo non sign. che i cristiani non vi possano impegnarsi. Comunque, dobbiamo mettere al primo posto il Regno, e questo vale per qualsiasi impresa commerciale siamo impegnati. (10.9.86)

Comprare delle azioni in borsa non è un gioco d’azzardo, ma un investimento di denaro, nella speranza che ciò che oggi si compra ad un prezzo domani lo si possa vendere ad un prezzo più alto, percependo un guadagno. Comprare o no azioni è una cosa che ogni singolo cristiano deve determinare a seconda della propria coscienza (SCC:SSB 18.2.82)

FARE SORTEGGI IN UN NEGOZIO PER CONSEGNARE UN PREMIO:


Ci chiedete se è lecito fare un sorteggio per scegliere uno dei vari clienti di una ditta e consegnarli un modesto omaggio. Riteniamo che si tratti di una questione strettamente personale decidere se fare o no un tale sorteggio. Non si tratta di gioco d'azzardo perché i clienti non pagano alcuna quota di partecipazione e il fine è la scelta imparziale di uno dei clienti a cui dare il dono a scopo pubblicitario. G 22.12.75 p 27 Esaminando la pubblicazione citata potrete vedere quali sono i princìpi implicati e valutare equilibratamente il vs. caso - 1Tim 1:5; Ebr 13:18. (FPA 4.2.80)

BENZINAIO DA’ FOGLI PUBBLICITARI PER ESTRAZIONI:


Ci chiedi se vi è qualche obiezione nel caso di un fratello che gestisce un distributore di benzina e che distribuisce un foglio pubblicitario della Mobil. Pensiamo che W 1.8.83 "Dom. Let." risponda esaurientemente. Inoltre il Ks 146 tratta informazioni per poter analizzare la situazione di questo fratello. Come noterai li viene detto: "Il linguaggio usato nel pubblicizzare l'estrazione o l’identità dei patrocinatori, possono implicare elementi con cui il cristiano non vuole essere identificato, per motivi personali o per timore di fare inciampare altri". Notiamo che la pubblicità che distribuisce il fratello parla di tentare la fortuna alla Mobil.

Qui viene usata la parola fortuna. Quindi è il fratello che deve analizzare la sua coscienza e vedere se gli permette di invitare persone mediante questo foglio pubblicitario a tentare la fortuna o la sorte. Dovresti considerare col fratello ciò che dice la W summenzionata affinché lui prenda una decisione in merito. Però è una decisione personale che deve prendere e assumersi tutte le responsabilità che possono derivarne. Se quello che fa reca turbamento nella cong. a diversi fratelli, questo potrebbe influire sui suoi requisiti. (SCB:SSC 20.8.83)

GIOCARE PICCOLE SOMME A CARTE:


Per quanto riguarda il fatto di aver giocato a carte con una posta di una piccola somma di denaro, vedete W 15.2.81 “Dom. Let.” Come potete notare non è detto che sia meritevole di disassociazione e che quindi si debba formare un comitato giudiziario. Però potrebbe diventare tale, se non si pone rimedio alla cosa evitando di farla diventare un pratica che potrebbe far diventare avidi di guadagno a danno del prossimo. Pertanto se non vi sono evidenze che la sorella non ha manifestato forte avidità per il guadagno disonesto, non si dovrebbe formare nessun comitato giudiziario Il ns. consiglio è che due A. parlino con lei mettendola in guardia contro il pericolo che corre agendo poco saggiamente e senza discernimento. (SCC:6.1.82)

GIOCO A CATENA:


Ci portate alla ns. attenzione il caso di un fratello che sta partecipando ad un gioco a catena che ha come obiettivo la vincita di una somma di denaro. Alcune domande che potranno aiutarvi a considerare sotto la giusta luce questo argomento permettendovi di vedere quali princìpi vi possono essere implicati, sono le seguenti: Per partecipare al gioco si richiede la partecipazione attiva della persona? In che misura? Il gioco spinge a desiderare di ottenere del denaro per il quale non si è faticato e questo forse a danno di altri? Se fosse così fino a che punto non vi sarebbe implicata l’avidità? È un gioco che incita a sperare nella cosiddetta 'fortuna'? Ciò renderebbe la persona esemplare e pertanto, potrebbe ricevere speciali incarichi di responsabilità nella cong.? - W 15.3.75 p 164, W 1.8.73 p 478, W 15.2.81 p 29. (SCD:SSE 9.4.88)


GIOCO DELLA MORRA:


Il gioco della morra è proibito dalle leggi dello stato italiano. Per cui chi pratica tale gioco commette una illegalità. La cong. considera la trasgressione a tale legge come a qualsiasi altra legge di Cesare. (Rom 13:1-7) Chi pratica tale gioco in genere non lo fa per divertimento. Viene messo in gioco qualche cosa. In questo caso diventa gioco d'azzardo. Se esiste gioco d'azzardo la cosa interessa anche la cong. che chiamerà l'individuo dinanzi ad un comitato giudiziario (1Cor 5:10, 11; 6:10; 1Tim 3:8) W 15.3.75 p 163.

Se non esiste il gioco d'azzardo il fratello è da considerare come qualsiasi altro trasgressore della legge di Cesare. E se a motivo di ciò egli ha perso la sua reputazione, non ha libertà di parola e ha turbato la coscienza degli A. o della cong., avendo perso i requisiti, dovrebbe essere richiesta la sua rimozione dall'incarico che ricopre. Se invece sussiste anche il gioco d'azzardo, allora, oltre a richiedere la rimozione, deve essere formato un comitato giudiziario perché esamini la sua posizione. (SCB:SSF 21.8.80)

ACCETTARE VIAGGIO VINTO IN UNA LOTTERIA:


Siamo d'accordo con la risposta data al fratello se accettare o meno il viaggio offerto dalla madre, vinto a una specie di lotteria. Si tratta di una questione di coscienza, e come in tutte le questioni di coscienza, se nella cong. crea notevole disturbo gli A. vorranno prendere i dovuti provvedimenti. (SCA:SSB 26.11.87)

MENZOGNA:

QUANDO INTERVENIRE:

Ks 131 dice chiaramente che "benché qualsiasi menzogna sia errata, nel trattare i casi di menzogna gli A. dovrebbero usare buon giudizio, equilibrio e ragionevolezza per determinare la gravità del peccato e se si tratta di una pratica". Ciò che non dovrebbe essere trascurato nel caso del fratello in questione, è che sebbene possa all'inizio "aver mentito sotto la pressione del momento o per timore dell'uomo", è pur vero che ora sta dimostrando di fare della menzogna una pratica deliberata.

Ciò sarebbe errato dal punto di vista cristiano. Se egli ammette la sua colpa e nonostante i consigli e gli ammonimenti dimostra d'essere pienamente determinato a proseguire nel vivere la menzogna, con dichiarazioni e giuramenti fatti pubblicamente e di fronte ad autorità, egli dimostrerebbe di non voler farsi guidare dai princìpi cristiani. La cong. potrebbe quindi determinare di dover difendere la propria purezza. Naturalmente la cong. non deve sentirsi in obbligo di intervenire ogni qualvolta le azioni di un fratello potrebbero danneggiare qualcuno. (Lc 12:14) Ogni individuo dovrà assumere la responsabilità di ciò che fa e ne dovrà rendere conto a Dio, oltre che alle autorità costituite. Se la cosa dovesse implicare un altro conservo cristiano, gli A. incoraggeranno chi si sente frodato o danneggiato a seguire i passi indicati da Gesù in Mt 18:15-17. (SCD:SSD 28.6.93)

TENTATO SUICIDIO


Siamo spiacenti dei problemi che hanno interessato la situazione familiare della sorella. Comprendiamo che per lei vivere la verità in una famiglia divisa sotto l’aspetto spirituale e con gravose responsabilità da assolvere non è una cosa semplice. Com’è indispensabile aiutarla ad acquistare la pace di Dio per affrontare con successo le varie prove. Per quanto riguarda il problema direttamente, ci chiediamo se il tentato suicidio c’è stato veramente. Se sì, allora è necessario formare un comitato giudiziario che si interessi della questione (SSB 1.3.89)

TABACCO:

VENDERE TABACCO SALTUARIAMENTE:

Ci chiedete come considerare la sorella che in certe occasioni vende sigarette sostituendo i figli che sono i diretti responsabili avendo essi la licenza. Dal momento che la licenza di vendere tabacchi è stata concessa ai figli della sorella ed ella lavora regolarmente nel negozio di alimentari e non nella vendita di tabacchi, sotto questo aspetto ella non è direttamente responsabile. La cosa può rimanere una questione di coscienza se la sorella occasionalmente e incidentalmente si trova a dover servire qualche cliente che chiede sigarette. Ma se la sorella dovesse dedicare regolare tempo alla vendita di tabacco diverrebbe responsabile e sarebbe soggetta alla disciplina della cong. L’argomento è stato trattato nel Km 3.74 (SCB:SSD 9.9.80)

TRASPORTARE TABACCO:


Il fratello che è proprietario di un camion e che trasporta per circa un mese o due tabacco col suo mezzo di trasporto, viola la legge di Dio, in quanto questo lavoro lo rende complice e promotore di un’azione condannata da Dio. Dovreste parlargli affinché lasci il suo lavoro errato. Se dovesse persistere in esso, dovrà essere chiamato a rendere conto dinanzi a un comitato giudiziario e se fosse impenitente, dovrebbe essere espulso dalla cong. W 1.1.83 p 26 Si applicherebbero a questo fratello il punto 2 e 4 riportati nello specchietto (SSH:SSI 21.2.82)

LAVORARE ALL'ASILO DELLA MANIFATTURA TABACCHI:


Chiedete la differenza che c’è tra lavorare nell'asilo nido provveduto dalla Manifattura Tabacchi e lavorare alla mensa, nel reparto pulizie o uscieri. La differenza è sottile ma esiste. Perché il lavoro dell'azienda vada avanti è necessario che ci siano gli uscieri, quelli che puliscono i locali, chi cucina per i lavoratori, ecc. Questi servizi sono direttamente legati all’attività principale che è la manifattura del tabacco. Dare da mangiare ai lavoratori, pulire i locali e portare i documenti da un ufficio all'altro è indispensabile per la ditta, non se ne può fare a meno e sono parte integrante della produzione. L'asilo nido non è un servizio essenziale alla manifattura del tabacco. La ditta può avere l'asilo nido ma può non averlo e ugualmente essere in grado di compiere il suo lavoro. Quindi mentre le altre attività sono direttamente legate al lavoro antiscritturale, lavorare all'asilo nido non è direttamente legato a tale attività, anche se si tratta di un'agevolazione per i dipendenti. Ecco perché è una questione di coscienza. È al limite di ciò che può essere considerata un’attività corretta e ciò che è di per sé un’attività antiscritturale. (SCB:SSB 12.6.81)

USCIERE AL MONOPOLIO DI STATO:


È vero che nel Monopolio dello Stato oltre alle sigarette si fanno anche fiammiferi e sale. Di solito questi reparti sono distinti e separati tra loro. Bisogna vedere dove tale persona fa l'usciere. È necessario considerare se il suo incarico di usciere riguarda tutte le produzioni del Monopolio o solo alcune non contrarie alla Bibbia. Oppure, se riguarda anche le produzioni antiscritturali, in che percentuale? Quale percentuale del lavoro riguarda il tabacco? Se tale percentuale è alta, allora dovrebbe considerare la possibilità di farsi cambiare posto in qualche reparto che non ha a che fare col tabacco. Magari in un reparto dove si tratta il sale. Altrimenti, se ciò non fosse possibile, dovrebbe considerare di cambiare lavoro. (SCB:SSA 1.11.84)

LAVORARE IN UNA FABBRICA DI PIPE:


Chiedete se il lavorare in una fabbrica di pipe da fumo sia appropriato per un cristiano. Secondo le informazioni riportate nel Km 10.76 al sottotitolo "Le principali domande", tale attività non può essere svolta da un cristiano. (SCB:SSB 13.3.81)

COMPRARE LE SIGARETTE AI PROPRI FAMILIARI:


Vuoi sapere se un cristiano viola dei principi biblici comprando le sigarette per il proprio coniuge o per i propri genitori. Alcuni hanno pensato di sì e per coscienza hanno rifiutato di farlo. Invece, altri cristiani, ragionando che ciò non sarebbe come far uso di tabacco, venderlo e coltivarlo, lo hanno fatto. Alcuni possono aver ragionato che le Scritture comandano alla donna di essere sottomessa al suo marito, o se minorenni, di dover essere sottomessi ai loro genitori e così comandati dal marito o dal padre di comprargli le sigarette, lo hanno fatto. Ad ogni modo, anche in questo caso si deve evitare di far inciampare i fratelli della cong. (CAD 21.11.77).



Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova
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16/09/2020
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