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:: ARGOMENTI VARI :: L'Apocalisse di Giovanni
© Proprietà intellettuale di Gregorio Plescan – primavera 2003 INTRODUZIONE AL GENERE LETTERARIO: Introduzione L’Apocalisse è una interpretazione della storia. Ciò significa che l’apocalisse non va letta come una profezia relativa a ciò che avverrà in un futuro vicino o lontano rispetto al suo autore ma come un’interpretazione cristiana della storia che l’autore sta vivendo in quel momento - la situazione socio–politica della provincia asiatica della fine del I° sec. d.C.. Più che profezia–preveggenza, dunque, l’Apocalisse è teologia della storia. Tutto ciò non è unico nel panorama della Bibbia, ma deriva più o meno direttamente dal profetismo. Il profetismo AT subisce una certa evoluzione a partire
dall’esilio babilonese: con la fine dell’indipendenza politica di Israele
e Giuda i profeti perdono il ruolo di controparte del potere (come avevano
spesso avuto in precedenza, anche in maniera autorevole, da Elia a Eliseo,
da Isaia a Geremia) e ne assumono una diversa: quella dei testimoni della
fede nonostante le difficoltà, in un periodo in cui Israele e la sua idea
di vivere la fede in Dio si sentono e sono ai margini di un mondo che
li ignora e/o perseguita. L’apocalittica segue delle forme particolari rispetto al
linguaggio profetico precedente: usa immagini stereotipate (le trombe,
i sigilli, gli animali) e i numeri in un modo fortemente simbolico (7,12,144.000
ecc.); tende a usare - almeno nell’apocalittica ebraica - alcuni personaggi
storici tradizionali (Enoc, Mosé, Giacobbe) in maniera pseudoepigrafica,
retrodatando la profezia e adattandola all’evento che sta commentando. Il libro dell'Apocalisse è unico nel NT (se si escludono
capitoli e immagini singole come Marco 13); esso si dimostra particolarmente
attento alla situazione presente che stanno vivendo le chiese cristiane
s cui fa più riferimento (le 7 lettere contengono tutte riferimenti puntuali
alla situazione delle comunità, sia relativamente ai loro problemi, sia
alle loro speranze) e anche alla situazione che si sta sviluppando nell’impero
romano – per lo meno dalla prospettiva asiatica.
Altri (a partire da tradizioni antiche come quelle di Ireneo, Eusebio, Girolamo) la collegano all'epoca di Domiziano basandosi soprattutto sulle informazioni che abbiamo sulle 7 chiese e sul carattere del conflitto fra impero e cristianesimo, che supera il livello personale, per diventare conflitto con l'imperatore e le sue pretese divine. L’autore, "Giovanni", viene identificato come
“l’anziano”. L’apocalisse di Giovanni e l’interpretazione della storia I temi che vengo presentati ai lettori di Apocalisse sono il confronto con la politica imperiale romana e, di conseguenza, il tema dell’interpretazione di Gesù e della sua vicenda nel quadro della storia. Per i primi cristiani la vicenda di Gesù, allo stesso tempo
gloriosa e drammatica, annunciatrice di misericordia e di giudizio andava
interpretata. Questa interpretazione ha una storia, come si nota per es.
dalle sfumature del linguaggio usato per spiegare Gesù. La storia dell'interpretazione della risurrezione di Gesù
è stata certamente influenzata sia dalla lettura dell'AT canonico, sia
da quello deuterocanonico, come per la visione delle ossa secche di Ezechiele
37,1-6. Se confrontiamo i vari racconti della risurrezione e apparizioni
di Gesù, possiamo cogliere diverse sfumature: alcuni testi più antichi
hanno toni tipicamente apocalittici (come 1Corinzi 15,19-20.23-26.51-52,
in cui si parla di regno di Cristo o di trombe), altri hanno toni diversi
e molto meno apocalittici. Altro tema caro all’Apocalisse è quello della relazione
tra risposta umana e la questione della salvezza e dannazione. 2. IMMAGINI E SIMBOLI NELL’APOCALITTICA AT Il libro dell’Apocalisse esprime la sua visione del rapporto
tra Gesù, credenti, storia e salvezza attraverso una forma di linguaggio
che fa uso e riferimento a un universo concettuale molto diverso da quello
nostro abituale - anche se non del tutto assente nel pensiero moderno,
come per es. nella poesia di Ungaretti (Soldati - Si sta come/d’autunno/sugli
alberi/le foglie) o nel surrealismo. Un altra premessa riguarda il fatto che spesso le immagini dell’Apocalisse sono giustapposte e affiancate le une alle altre: questa ripetizione, più che appesantire o aggiungere nuovi elementi, ha lo scopo di rafforzare l’immagine precedentemente presentata.
Un es: Apocalisse 5,6: Poi vidi... un Agnello in piedi, che sembrava essere stato immolato e aveva sette corna e sette occhi... L’immagine di questo versetto ha, grosso modo, questo significato: - l’Agnello: un’immagine
tradizionale di Gesù Cristo (cfr Giovanni 1,29, Ecco l'Agnello di Dio,
che toglie il peccato del mondo); In questo caso Apocalisse 5,6 potrebbe essere parafrasato in questo modo: Gesù, morto per i credenti e risuscitato, ha la signoria sul mondo e la pienezza dei doni dello spirito. Interpretazione di alcune immagini Apocalisse conosce un numero vasto di immagini simboliche; possiamo suddividerle così:
Prima di entrare nel dettaglio, però, dobbiamo sottolineare
una sfumatura interessante rispetto all’uso e al significato delle immagini
dell’Apocalisse.
a) Animali ...intorno al trono, quattro
creature viventi, piene di occhi davanti e di dietro. La prima creatura
vivente era simile a un leone, la seconda simile a un vitello, la terza
aveva la faccia come d'un uomo e la quarta era simile a un'aquila
mentre vola.... e non cessavano mai di ripetere giorno e notte:
Santo, santo, santo è il Signore, il Dio onnipotente, che era, che è,
e che viene. (Apocalisse 4,6-8)
b) Colori Guardai e vidi un cavallo bianco... E venne fuori un altro cavallo, rosso... Guardai e vidi un cavallo nero... Guardai e vidi un cavallo giallastro... (Apocalisse 6,2.4-5.8) In Apocalisse appaiono relativamente pochi colori, ma essi sono sempre significativi e con un significato articolato: così il rosso indica la regalità ma anche il sangue e indirettamente la violenza; al contrario il bianco rimanda alla purezza e alla verità. Il nero rappresenta l’indole selvaggia e il giallo la morte. c) Elementi del creato Apocalisse è erede della
visione del creato e dei suoi elementi fisici dell’AT, oltre che di un
simbolismo legato all’idea di alto e basso. Es. tipico è il mare, che
indica il male: al culmine della rivelazione della volontà positiva di
Dio leggiamo: poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché
il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c'era più...
(Apocalisse 21,1).
In questo brano possiamo vedere come la donna (immagine dell’ambiente da dove proviene il Cristo, Israele o la chiesa) che viene dall’alto e il figlio (Cristo) che viene assunto al cielo - dunque personaggi che stanno dalla parte di Dio - mentre il dragone (il potere, caratterizzato dal colore rosso della violenza) si presenta come illusoriamente divino ma in realtà impegnato a distruggere Dio - e sia quindi radicato nel basso (la terra). Questa immagine ha poi un aggancio AT quando fa riferimento al deserto come luogo della protezione divina, come da tradizione AT dell’esodo e dei profeti. Spesso la narrazione presenta sconvolgimenti terreni (terremoti e inondazioni) e cosmici (stelle, sole e luna oscurati): in questo caso Apocalisse è debitrice delle immagini catastrofiche e apocalittiche AT, come le piaghe d’Egitto e le profezie di Geremia e di Ezechiele. d) Mestieri I re della terra, che fornicavano
e vivevano in lascivie con lei, quando vedranno il fumo del suo incendio
piangeranno e faranno cordoglio per lei... I mercanti della terra piangeranno
e faranno cordoglio per lei, perché nessuno compra più le loro
merci:... Tutti i piloti, tutti i naviganti, i marinai e quanti
trafficano sul mare se ne staranno lontano... Apocalisse 18,9.11.17.
Parallelamente possiamo sottolineare come una delle piaghe che colpisce l’umanità sia ancora collegata al mondo del lavoro: guardai e vidi un cavallo nero; e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii come una voce in mezzo alle quattro creature viventi, che diceva: una misura di frumento per un denaro e tre misure d'orzo per un denaro, ma non danneggiare né l'olio né il vino Apocalisse 6,5-6. In questo caso il terzo cavaliere rappresenta sì la carestia, ma non in maniera generalizzata: l’aumento di prezzo colpisce solo i generi di prima necessità (frumento e orzo), mentre quelli di lusso (vino e olio) ne sono risparmiati. e) Numeri Apocalisse è conosciuta per il suo uso particolare dei numeri. In questo possiamo trovare alcune spiegazioni che derivano sia dalla tradizione biblica canonica, sia da una concezione esoterica del loro uso. In generale possiamo dire che per la Bibbia i numeri (e i loro multipli, come 144.000) hanno praticamente sempre un valore simbolico: 2 indica l’autorevolezza della testimonianza; 4 la completezza; 6 il limite umano e l’inimicizia con Dio; 7 il compimento della volontà divina; 12 il governo di Dio; 40 il tempo della prova, 1.000 un tempo lunghissimo. Parallelamente i numeri imperfetti, come il 1/2 (o 3 1/2) indicano un periodo interrotto o breve e limitato, generalmente negativo A questo possiamo aggiungere che l’antichità vedeva il fiorire di una scienza legata all’uso alfabetico dei numeri, la ghematria. Le lingue antiche non conoscevano le cifre e usavano al loro posto le lettere (a = 1, b = 2 ecc.): ciò permetteva una combinazione di numeri e lettere suggestiva ma pressoché impossibile da interpretare per chi non ne conoscesse il codice, che veniva usato anche in senso profano (a Pompei sono stati trovati esempi in questo senso). ...Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero d'uomo; e il suo numero è seicentosessantasei. Apocalisse13,18 In questo famoso esempio vediamo la fusione dei due concetti: certamente il numero 666 si basa sulla lettura letterale dei numeri (che potrebbero portarci a Neron Qesar), ma indica anche l’esasperazione del male: 6 ripetuto 3 volte. f) Oggetti In Apocalisse si fa riferimento a un certo numero di oggetti, anch’essi ricolmi di significato simbolico. Alcuni hanno un significato di facile interpretazione (spada o trono, ad es., rimandano al potere e alla sua amministrazione), altre un significato più complesso. Un oggetto molto citato è il libro: la parola appare in totale 37 volte in tutto il NT, 24 delle quali in Apocalisse.
Esso può avere il senso letterale di testo scritto o rimandare
a un’altra immagine, come il libro della vita o quello dei 7 sigilli.
Notiamo però che il riferimento al libro e allo scrivere è un imperativo
in Apocalisse (cfr Apocalisse1,11: quello che vedi, scrivilo in un
libro e mandalo alle sette chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo,
a Tiatiri, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea): ciò significa che
Apocalisse si colloca tra lo opere che sono state scritte per essere lette
(pubblicamente, durante il culto) - mentre per es. gli Evangeli sono probabilmente
la riflessione teologica che deriva da racconti che erano stati tramandati
oralmente in una fase precedente. Non dobbiamo poi dimenticare i numerosi
riferimenti al rapporto con l’eresia - per es. nelle 7 lettere - che possono
far pensare a una rivisitazione dell’adagio latino verba volant, scripta
manent in chiave di mantenimento per iscritto della teologia ortodossa;
ciò non sarebbe strano, dato che questo era l’approccio del tempo rispetto
all’eresia (cfr Tito 2,1 ...tu esponi le cose che sono conformi alla
sana dottrina). g) Parti del corpo Tra le parti del corpo spesso
menzionate in Apocalisse due hanno un particolare valore simbolico: gli
occhi e le corna. h) Pietre e minerali Apocalisse conosce un gran
numero di pietre e minerali preziosi: questi sono sia testimonianza di
immagini di lusso o di potenza - in senso negativo quando sono riferite
alla bestia e alla prostituta, in senso positivo quando riferite a Dio. 3. IMMAGINI E TEMI DI GIUDIZIO Il libro dell’Apocalisse è famoso per le sue visioni di giudizio, spesso descritte con termini vividi; generalmente esse sono mutuate da tradizioni bibliche precedenti – generalmente dai temi dell’esodo o dai profeti. Però Apocalisse ha molta cura nell’inserire questi motivi antichi in contesti precisi e metterli in relazione con le problematiche a lei vicine. Se l’idea diffusa è che l’Apocalisse presenti un “giudizio universale” generico e un po’ manicheo, dobbiamo invece evidenziare come essa usi immagini tradizionali per individuare colpe e responsabilità precise e circoscritte nel suo tempo e nel suo mondo. Data la vastità di temi presenti in Apocalisse, ci limitiamo a mettere in luce tre filoni principali: - il volto e il linguaggio dell’eresia a) il volto e il linguaggio dell’eresia Apocalisse
vive un periodo storico in cui il cristianesimo è minacciato dall’eresia.
Un filo narrativo della seconda parte del NT mostra come, dopo un primo
periodo - seguente la pentecoste - in cui pare che il cristianesimo avesse
iniziato un percorso missionario comune, già pochi decenni dopo le diverse
sensibilità avevano iniziato a dividersi, innanzitutto sul grande problema
del rapporto con l’ebraismo e le sue leggi e tradizioni, poi sul ruolo
di Gesù nella storia e rispetto al suo rapporto con Dio. Balaam - appare in Numeri 22-24 e in pochi altri brani AT - viene presentato come l’ispiratore antico dell’eresia che fuorvia i cristiani, come il Balaam biblico aveva fuorviato gli ebrei nel cammino verso la terra di Canaan (possiamo trovare tra l’altro un abbinamento dai due personaggi Balaam/Nicola tramite l’etimologia popolare dei nomi, dove l’esegesi giudaica attribuiva come significato al nome Balaam quello di “distruttore del popolo”, accostato a Nicolao che rimanda a “vincitore del popolo”); anche la comunità di Qumran usa immagini analoghe, denunciando ebrei di opinioni teologiche diverse come “comunità di Belial”, che non è così diverso rispetto alla definizione di Sinagoga di Satana. Gezabele (Apocalisse 2,20-23): un altro personaggio emblematico: viene collegata alla malfamata regina d’Israele (1Re 16.19) e i contenuti dell’eresia a lei attribuita sono sia abbinati al dibattito sulla liceità di mangiare carne sacrificata agl’idoli, sia a peccati di carattere morale. E’ però interessante rilevare come qui – e più avanti – Apocalisse usi la tipica metafora AT della fedeltà/infedeltà coniugale abbinata all’ortodossia/eresia. E’ anche possibile che l’individuazione di un personaggio femminile con una regina come Gezabele si inserisca nella problematica della critica ai ministeri pneumatici femminili presenti anche in altre chiese dell’epoca (cfr 1Corinzi 14,34, le donne tacciano nelle assemblee). b) l’origine del male nel mondo Nel NT la parola “diavolo” appare 32 volte (ma 8 vv. nei racconti delle tentazioni), 5 delle quali in Apocalisse; la parola “satana” 33 volte (2 vv. nei racconti delle tentazioni), 7 delle quali in Apocalisse: questi dati statistici indicano che l’aspetto demoniaco, in Apocalisse, è particolarmente importante. Ciò detto, però, dobbiamo anche notare che questa potenza, pur attiva, ha caratteristiche poco metafisiche o astratte: il male è essenzialmente la forza che combatte la chiesa di Cristo; Satana è colui che ispira e guida (in maniera diretta) le forze che perseguitano e vogliono distruggere chi non si piega al suo disegno. Emblematico è il brano di Apocalisse 12,1-9: Apparve ancora un altro segno nel cielo: ed ecco un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi.... Il dragone si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorarne il figlio, non appena l'avesse partorito.... Il dragone e i suoi angeli combatterono... ma non vinsero, e per loro non ci fu più posto nel cielo. Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli.... - Apocalisse 12,3-4.8-9. In questo brano vediamo che: - il potere del male si presenta
come sanguinario (il colore rosso), potentissimo (le 10 corna),
ma anche corredato da insegne imperiali (i 7 diademi) e, contemporaneamente,
mitico e storico (le 7 teste, che rimandano alla visione
classica dei mostri mitici, ma anche ai 7 colli di Roma). Il dragone, assieme alle due bestie che seguono, formano una sorta di “trinità perversa”. Le tre figure sono collegate tra di loro attraverso un rapporto più intuitivo che sistematico; questo tipo di narrazione è tipica dell’Apocalisse, nella quale i passaggi narrativi seguono uno schema più simbolico–evocativo che logico o cronologico. c) Il potere come violenza e seduzione Gli altri due elementi della triade demoniaca di Apocalisse sono le due bestie, quella che “sale dal mare” e quella che “sale dalla terra” (Apocalisse 13,1.3-4.11-14.16-18).
In questa descrizione possiamo vedere come Apocalisse delinea la forza del potere che i cristiani della sua epoca ritengono così minaccioso da poter essere definito addirittura demoniaco: il cap. 13 contiene tutti gli elementi tipici di Apoc: - La prima delle due bestie sale dal mare (immagine tripla: viene dal profondo - opposto al cielo; il mare è il classico luogo del male; la provincia dell’Asia di Giovanni si trova sullo stesso mare di Roma); essa ha dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi (potenza grande e completa, attributi regali) e sulle teste nomi blasfemi (i titoli del culto della divinità dell’imperatore che Apocalisse vede come minaccia sostanziale al cristianesimo); - essa è ferita a morte; ma la sua piaga mortale fu guarita, immagine che rimanda alla leggenda di Nerone redivivo, ma anche alla parodia della risurrezione di Cristo; - e tutta la terra, meravigliata, andò dietro alla bestia e adorarono la bestia dicendo: Chi è simile alla bestia? e chi può combattere contro di lei?: lo spunto della lotta tra potere della pretesa divinità imperiale e Cristo si ripete nella frase che segue lo stupore delle genti e la loro adorazione riprende ma ribalta il termini tradizionali biblici dell’adorazione divina (per es. Esodo 15,11 o Deuteronomio 3,24 - Chi è come te o Dio...?) - Poi vidi un'altra bestia, che saliva dalla terra, e aveva due corna simili a quelle di un agnello, ma parlava come un dragone: l’immagine di questa seconda bestia introduce il tema del fascino del potere: se la prima bestia è contraddistinta dall’immagine della forza e della violenza, questa lo è dal camuffamento (simile a... un agnello, ma parlava come un dragone). - Questi due volti del potere sono hanno però il medesimo scopo e la medesima: Essa esercitava tutto il potere della prima bestia in sua presenza, e faceva sì che tutti gli abitanti della terra adorassero la prima bestia la cui piaga mortale era stata guarita. - E operava grandi prodigi sino a far scendere fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini... seduceva gli abitanti della terra con i prodigi: questa descrizione ci proietta in un mondo classico capace di produrre macchine atte ad affascinare e convincere il popolo della legittimità e della forza di chi comanda - non dimentichiamo neppure che la zona da cui proviene Apocalisse è la zona da cui venivano grandi ammaliatori dell’antichità (per es. Smirne, a cui è rivolta una delle 7 lettere, vantava di aver dato i natali a Omero e aveva un ginnasio capace di attirare Apollonio di Tiana, il più famoso retore e “mago” del II sec. d.C. - la cui vita è narrata da Filostrato nel III secolo d.C. – e che si presentava come un “messia pitagorico”). - L’azione di questa seconda bestia è religiosa, ma non può che avere una ricaduta economica: obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome:. La forza del male per Apocalisse non è distaccata dalla cronaca, né lo sono le sue azioni né, soprattutto, lo sono le azioni che possono intraprendere i credenti per contrastarlo: se vogliono mantenersi fedeli a Dio, devo accettare di poter essere esclusi da alcuni rapporti economici. - il suo numero è seicentosessantasei: come abbiamo visto, i numeri di Apocalisse seguono una logica particolare e lontana dalla nostra: in questo caso intuiamo che Apocalisse vuole dare ai suoi lettori un’indicazione di chi sia il responsabile del male (Caligola, Nerone o Domiziano). 4. IMMAGINI E TEMI DI SALVEZZA Come già detto per il capitolo precedente, anche rispetto ai temi salvifici di Apocalisse ci limiteremo ad affrontare alcuni brani esemplari ed emblematici, data la vastità e la complessità del tema:
a) le promesse alle 7 chiese Dopo una presentazione delle modalità della rivelazione, Apocalisse si apre con 7 lettere a 7 chiese che si trovano in altrettante città dell’Asia minore (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia, Laodicea). Già questo fatto è emblematico: da un lato notiamo come queste lettere descrivono alcune situazioni particolari - seppur con linguaggio simbolico - di chiese con cui probabilmente il gruppo di Giovanni ha storicamente a che fare; d’altra parte il loro numero può anche rappresentare l’ecumene cristiana, dato che il numero 7 indica la totalità determinata. Le lettere seguono uno schema fisso ("all'angelo di... scrivi..."; una presentazione di Cristo, che si riferisce alla visione di Apocalisse1; generalmente l’apprezzamento per gli aspetti positivi della chiesa in questione e la condanna di alcuni peccati specifici, e si chiudono con la formula che evoca delle promesse per i vincitori e la formulazione "ascolta" che rimanda alla formula ebraica "shemà").
A ciascuna delle chiese viene indicato un elemento di salvezza: b) i 24 vegliardi e i due testimoni Il “personaggio principale” di Apocalisse è Gesù, l’agnello sgozzato ma ritto in piedi; però in questo libro appaiono anche personaggi umani. Non è possibile individuare chi siano essi esattamente (come del resto non è possibile individuare chi siano le bestie) ma essi vengono ad assumere le caratteristiche dei credenti di tutti i tempi e del tempo che la chiesa di Giovanni sta vivendo e patendo.
Attorno al trono c'erano ventiquattro troni su cui stavano seduti ventiquattro anziani vestiti di vesti bianche e con corone d'oro sul capo... i ventiquattro anziani si prostrano davanti a colui che siede sul trono e adorano colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono. Apocalisse 4,4.10-11 Il numero e il comportamento dei 24 anziani indica, col tipico linguaggio Apocalisse, alcune caratteristiche importanti di questi personaggi: - l’immagine deriva dalle descrizioni
AT delle schiere celesti - per es. gli angeli e le creature extraterrene
a cui si fa riferimento quando si parla di “Signore degli Eserciti” -
per es. Salmo 24,10 È il SIGNORE degli eserciti, è il Re di gloria) Io concederò ai miei due testimoni di profetizzare, ed essi profetizzeranno vestiti di sacco per milleduecentosessanta giorni... Essi hanno il potere di chiudere il cielo affinché non cada pioggia, durante i giorni della loro profezia. Hanno pure il potere di mutare l'acqua in sangue e di percuotere la terra con qualsiasi flagello, quante volte vorranno... E quando avranno terminato la loro testimonianza, la bestia che sale dall'abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. I loro cadaveri giaceranno sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il loro Signore è stato crocifisso. Ma dopo tre giorni e mezzo uno spirito di vita procedente da Dio entrò in loro; essi si alzarono in piedi e grande spavento cadde su quelli che li videro. Ed essi udirono una voce potente che dal cielo diceva loro: «Salite quassù». Essi salirono al cielo in una nube e i loro nemici li videro... Apocalisse 11,3.6-8.
Anche in questo brano vediamo come elementi tradizionali AT e NT si uniscono, per indicare il senso globale della missione cristiana: - due testimoni rimanda
sia all’uso giuridico ebraico per il quale la coppia di testimoni rende
legalmente valida la testimonianza (per es. Deuteronomio 19,15), ma anche
alla passione antica per le coppie di amici (Castore e Polluce, Elia e
Mosé fino a Pietro e Paolo); In questo caso possiamo dire che il racconto dei due testimoni ha un significato doppio: mostrare ai cristiani come la sofferenza sia esperienza intrinseca alla testimonianza evangelica e come questa ha la funzione storica di cercare di portare chi vi assiste alla conversione, anche se spesso ciò non avviene, come non è avvenuto per Faraone in Es. c) La gloria e giustizia di Dio L’angelo diceva con voce forte: Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l'ora del suo giudizio. Adorate colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le fonti delle acque. Apocalisse 14,7
Apocalisse presenta il tema della salvezza usando immagini tipiche della riflessione teologica AT: gloria e giustizia. Il tema della gloria di Dio è complesso e ha subito
una serie di evoluzioni nel corso dei secoli - evoluzioni che sono presenti
anche nella riflessione di Apocalisse. In generale, la gloria di Dio è
la sua apparizione potente, riconosciuta con “timore e tremore” da chi
ne è testimone (per es. il famoso brano del roveto ardente di Es 3); nel
NT, però, la gloria di Dio diventa la manifestazione della potenza di
Dio nell’opera di Gesù e, principalmente, nella sua Passione: la croce
diventa, paradossalmente, il luogo ove Dio manifesta al suo massimo la
sua potenza.
d) la nuova Gerusalemme Apocalisse si chiude con la visione rasserenante della nuova Gerusalemme. Anche questa visione è mutuata dalle tradizioni AT (per es. di Ezechiele 40) e contiene riferimenti incrociati (per es. Gerusalemme è definita “sposa”, Babilonia “prostituta”; al peccato umano vuole salire a Dio nella torre di Babele si contrappone la grazia divina che scende verso l’umanità nella nuova Gerusalemme). Ha però anche alcuni aspetti originali che possono essere messi in evidenza: - Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c'era più Apocalisse 21,1: una prima riflessione riguarda la potenza divina che rinnova radicalmente - e che quindi esclude l’idea di evoluzione positiva della storia umana “abbandonata a se stessa”; - E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scender giù dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro... Apocalisse 21,2-3: attraverso immagini classiche AT (lo sposo e la sposa, metafora bene presente in molti profeti) viene indicata la relazione sempre più stretta tra Dio e umanità, così come il riferimento al tabernacolo riprende l’idea della tenda dell’alleanza dell’Esodo, ma anche della Parola diventata carne che ha abitato per un tempo fra di noi di Giovanni 1,14. La forza di questa relazione definitiva viene ancor ribadita dopo, là dove si dirà nella città non vidi alcun tempio, perché il Signore, Dio onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio Apocalisse 21,22 - cioè che non ci sarà più bisogno di un tempio; - Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate... Poi mi mostrò il fiume dell'acqua della vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello. Apocalisse 21,4.22,1: il regno di Dio, l’azione divina nella storia è la fine del male inteso come l’annullare il dolore concreto, ma anche nel rendere comprensibile e limpido lo scorrere della vita; - Aveva delle mura grandi e alte; aveva dodici porte, e alle porte dodici angeli. Sulle porte erano scritti dei nomi, che sono quelli delle dodici tribù dei figli d'Israele. Tre porte erano a oriente, tre a settentrione, tre a mezzogiorno e tre a occidente. Le mura della città avevano dodici fondamenti, e su quelli stavano i dodici nomi di dodici apostoli dell'Agnello.. E la città era quadrata, e la sua lunghezza era uguale alla larghezza; egli misurò la città con la canna, ed era dodicimila stadi; la lunghezza, la larghezza e l'altezza erano uguali. Apocalisse 21,2-14.16. A queste caratteristiche rasserenanti corrisponde la perfezione architettonica - secondo i parametri classici - dove gli spazi chiusi e circoscritti, con proporzioni perfette - indicano la pienezza e la completezza della realizzazione. L’immagine della salvezza della nuova Gerusalemme, quindi, è il ristabilimento pieno della creazione così come Dio l’ha voluta fin dalla creazione. INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE - AA.VV., La Bibbia delle donne |