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:: ARGOMENTI VARI ::

L'Apocalisse di Giovanni 


Giovanni a Patmos - G. Dorè

© Proprietà intellettuale di Gregorio Plescan – primavera 2003 

INTRODUZIONE AL GENERE LETTERARIO:
DALL’APOCALITTICA ALL’APOCALISSE DI GIOVANNI
 

Introduzione

L’Apocalisse è una interpretazione della storia. Ciò significa che l’apocalisse non va letta come una profezia relativa a ciò che avverrà in un futuro vicino o lontano rispetto al suo autore ma come un’interpretazione cristiana della storia che l’autore sta vivendo in quel momento - la situazione socio–politica della provincia asiatica della fine del I° sec. d.C.. Più che profezia–preveggenza, dunque, l’Apocalisse è teologia della storia. Tutto ciò non è unico nel panorama della Bibbia, ma deriva più o meno direttamente dal profetismo. 

Il profetismo AT subisce una certa evoluzione a partire dall’esilio babilonese: con la fine dell’indipendenza politica di Israele e Giuda i profeti perdono il ruolo di controparte del potere (come avevano spesso avuto in precedenza, anche in maniera autorevole, da Elia a Eliseo, da Isaia a Geremia) e ne assumono una diversa: quella dei testimoni della fede nonostante le difficoltà, in un periodo in cui Israele e la sua idea di vivere la fede in Dio si sentono e sono ai margini di un mondo che li ignora e/o perseguita.
In generale possiamo dire che messaggio dell’apocalittica è quello che la fede può essere testimoniata nonostante le difficoltà (apparentemente insuperabili) del presente: alla domanda fino a quando...? - domanda che appare anche in Apocalisse- la risposta è "fino a quando Dio verrà finalmente rivelato" (apokalùpsis). 

L’apocalittica segue delle forme particolari rispetto al linguaggio profetico precedente: usa immagini stereotipate (le trombe, i sigilli, gli animali) e i numeri in un modo fortemente simbolico (7,12,144.000 ecc.); tende a usare - almeno nell’apocalittica ebraica - alcuni personaggi storici tradizionali (Enoc, Mosé, Giacobbe) in maniera pseudoepigrafica, retrodatando la profezia e adattandola all’evento che sta commentando.
Già nell’AT abbiamo parti apocalittiche (Is 24-27; Zaccaria e soprattutto Daniele, che pur scrivendo attorno al 167-164 a.C., sotto il dominio del re ellenista Antioco IV Epifane presenta una storia che si svolgerebbe attorno al 600 a.C.), così come si conoscono opere apocalittiche che non sono entrate a far parte del canone biblico (Apocalisse di Enoc; Ascensione di Mosé; Testamenti dei 12 patriarchi, Apocalisse di Baruc). Anche i testi ritrovati a Qumran risentono del pensiero apocalittico.

Il libro dell'Apocalisse è unico nel NT (se si escludono capitoli e immagini singole come Marco 13); esso si dimostra particolarmente attento alla situazione presente che stanno vivendo le chiese cristiane s cui fa più riferimento (le 7 lettere contengono tutte riferimenti puntuali alla situazione delle comunità, sia relativamente ai loro problemi, sia alle loro speranze) e anche alla situazione che si sta sviluppando nell’impero romano – per lo meno dalla prospettiva asiatica.
La tradizione colloca la sua stesura in un'epoca posteriore alla morte di Nerone, per il riferimento alla caduta del tempio di Gerusalemme (11,1-2) ed il riferimento alle "7 teste della bestia", che potrebbe rimandare al 7º imperatore romano.
Vi era infatti una tradizione leggendaria secondo la quale Nerone non fosse morto nel 68, ma che si fosse rifugiato presso i parti (grazie all’aiuto del diavolo): da lì sarebbe tornato un “Nerone redivivo”, per vendicarsi dei cristiani e sarebbe stato il segno della fin del mondo prossima. In questo caso potremmo pensare a due ipotetiche datazioni del nostro testo partendo da Apocalisse17,10:

Altri (a partire da tradizioni antiche come quelle di Ireneo, Eusebio, Girolamo) la collegano all'epoca di Domiziano basandosi soprattutto sulle informazioni che abbiamo sulle 7 chiese e sul carattere del conflitto fra impero e cristianesimo, che supera il livello personale, per diventare conflitto con l'imperatore e le sue pretese divine.

L’autore, "Giovanni", viene identificato come “l’anziano”.
Se la tradizione lo identifica con l'apostolo, fin dalla prima antichità si dubitava di questo, per questione di immagini finali (assenti nel IV Evangelo) e per questioni di linguaggio e vocabolario. Effettivamente il Giovanni di Apocalisse non si presenta come apostolo, ma come anziano, si distacca dalla tradizione evangelica e non dimostra interesse per la vita del Gesù storico (come Paolo e a differenza degli apostoli).
Si potrebbe dire che l'autore fa parte di un gruppo di cristiani che fanno parte dell'ambiente di Giovanni - e in questo senso troviamo anche degli interessanti possibili accostamenti con le epistole di Giovanni - per es. 2Giovanni 1 inizia così: “l'anziano alla signora eletta e ai suoi figli che io amo nella verità...”  

L’apocalisse di Giovanni e l’interpretazione della storia  

I temi che vengo presentati ai lettori di Apocalisse sono il confronto con la politica imperiale romana e, di conseguenza, il tema dell’interpretazione di Gesù e della sua vicenda nel quadro della storia.

Per i primi cristiani la vicenda di Gesù, allo stesso tempo gloriosa e drammatica, annunciatrice di misericordia e di giudizio andava interpretata. Questa interpretazione ha una storia, come si nota per es. dalle sfumature del linguaggio usato per spiegare Gesù.
I titoli cristologici, prima di diventare liturgici, sono stati tratti dai movimenti di pensiero dell’epoca: termini come Messia/Cristo; Signore; figlio dell'Uomo non solo avevano molte sfumature religiose e/o politiche, corrispondevano a un ambito linguistico specifico: per es. il termine Messia/Cristo rimanda a un ambito di nazionalismo ebraico; quello di "Signore" (kyrios) a un confronto politico con il mondo pagano, quello di figlio dell'Uomo all'ambiente apocalittico. E’ interessante notare come Gesù viene descritto e presenta sé stesso con questo titolo di figlio dell'Uomo (Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo hanno dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo... Matteo 8,20; il Figlio dell'uomo ha sulla terra autorità di perdonare i peccati... Matteo 9,6; ...io vi dico in verità che non avrete finito di percorrere le città d'Israele, prima che il Figlio dell'uomo sia venuto. Matteo 10,23; É venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, un amico dei pubblicani e dei peccatori... Matteo 11,19).
All'epoca di Gesù erano presenti numerosi gruppi religiosi, tra cui gli esseni, che avevano delle forme di pietà particolari, la cui riflessione può essere legata a gruppi vicini a Gesù, come per es. quello di Giovanni battista.
Questi gruppi usavano un linguaggio che aveva una certa somiglianza con quello cristiano successivo (per es nel vocabolario, con la contrapposizione "luce-tenebre" o il titolo di "maestro"). E' possibile che i primi cristiani abbiano trovato un legame tra Gesù e le immagini usate da questo tipo di religiosità: è interessante notare come l'ultimo riferimento al titolo cristologico di "figlio dell'uomo" si trovi all’inizio di Atti, il martirio di Stefano, "Ecco, io vedo i cieli aperti, e il Figlio dell'uomo in piedi alla destra di Dio" (Atti 7,56) - quindi riferito a un cristiano di origine ellenista.

La storia dell'interpretazione della risurrezione di Gesù è stata certamente influenzata sia dalla lettura dell'AT canonico, sia da quello deuterocanonico, come per la visione delle ossa secche di Ezechiele 37,1-6. Se confrontiamo i vari racconti della risurrezione e apparizioni di Gesù, possiamo cogliere diverse sfumature: alcuni testi più antichi hanno toni tipicamente apocalittici (come 1Corinzi 15,19-20.23-26.51-52, in cui si parla di regno di Cristo o di trombe), altri hanno toni diversi e molto meno apocalittici.
In effetti più ci si allontana dall’epoca di Gesù sotto il punto di vista storico, più i toni apocalittici si affievoliscono, come possiamo notare dalla sobrietà di linguaggio con cui gli evangelisti presentano la risurrezione: questo può forse farci pensare che già nelle prime generazioni di cristiani convivessero due letture della risurrezione: una più legata a una visione tradizionale, imperniata di motivi classici apocalittici, l'altra che basava la fede su una riflessione fondata sulla storia e sull’idea dell'azione di Dio nella storia, con la conseguenza le la vita cristiana si basava sulla vita con Cristo nel mondo e in Cristo dopo la morte.
Esempio tipico di questo è il racconto dell'ascensione di Atti 1,6-11. Questo sarebbe un tema tipicamente apocalittico, ma il racconto ha toni poco apocalittici e piuttosto etico-missionari, legati alla missione della chiesa nel mondo, - se paragonato ad altri racconti simili, canonici, come l'ascensione di Elia di 2Re 2,1-11) o apocrifi (per es. Enoch Etiopico, 71,1-4: Poi il mio spirito fu nascosto e salì in cielo. Io vidi i figli dei santi angeli camminare su fiamme di fuoco; le loro vesti erano bianche e il loro abito e il loro volto rilucevano come neve. Vidi due fiumi di fuoco, e la luce di ogni fuoco risplendeva come giacinto... l'angelo Michele, uno degli arcangeli, mi prese per la mano destra, mi risollevò e mi introdusse in tutti i segreti della misericordia e della giustizia. Egli mi mostrò tutti i confini del cielo e tutti i contenitori di tutte le stelle e dei luminari dai quali escono per venire di fronte ai santi.)

Altro tema caro all’Apocalisse è quello della relazione tra risposta umana e la questione della salvezza e dannazione.
Per l'apocalittica dell’AT questi temi sono strettamente connesse alle questioni etiche, concretizzate nel legame con le regole della Torà - ma non era così per il cristianesimo.
La predicazione di Gesù è complessa su questa materia e spazia da "passeranno i cieli e la terra, ma una jota della legge non cadrà" a "Gesù Signore del sabato", così come nel primo cristianesimo era presente il tema del complesso rapporto tra regole ebraiche e cristiani di origine pagana.
Apocalisse si distacca da questo dibattito e afferma piuttosto che la questione della salvezza riguarda la propria posizione nei confronti del culto della “bestia”: chi porta in “segno della bestia” è dannato, chi quello dell’agnello, salvato. In entrambi i casi, però, non si tratta di atteggiamenti riprovevoli o corretti sotto un punto di vista moralmente astratto, ma in relazione alla specifica storia che si sta vivendo: se “nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome...“ (Apocalisse 13,17), la salvezza consiste nel non aver ceduto a questa tentazione - “...coloro che furono segnati con il sigillo... dell’agnello”.

2. IMMAGINI E SIMBOLI NELL’APOCALITTICA AT
E NELL’APOCALISSE DI GIOVANNI
 

Il libro dell’Apocalisse esprime la sua visione del rapporto tra Gesù, credenti, storia e salvezza attraverso una forma di linguaggio che fa uso e riferimento a un universo concettuale molto diverso da quello nostro abituale - anche se non del tutto assente nel pensiero moderno, come per es. nella poesia di Ungaretti (Soldati - Si sta come/d’autunno/sugli alberi/le foglie) o nel surrealismo.
Le immagini presenti nell’Apocalisse vanno quasi sempre decodificate e spesso il loro significato non è univoco: la loro origine viene in massima parte dalla cultura ebraica, soprattutto dell’AT e in parte minore da altre tradizioni provenienti dall’Asia minore, provincia in cui sono radicate le chiese dell’Apocalisse, come si può notare dalla posizione geografica delle chiese a cui sono indirizzate le sette lettere.

Un altra premessa riguarda il fatto che spesso le immagini dell’Apocalisse sono giustapposte e affiancate le une alle altre: questa ripetizione, più che appesantire o aggiungere nuovi elementi, ha lo scopo di rafforzare l’immagine precedentemente presentata.


L'agnello con sette corna

Un es: Apocalisse 5,6: Poi vidi... un Agnello in piedi, che sembrava essere stato immolato e aveva sette corna e sette occhi... L’immagine di questo versetto ha, grosso modo, questo significato:

- l’Agnello: un’immagine tradizionale di Gesù Cristo (cfr Giovanni 1,29, Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo);
- che sembrava essere stato immolato: la morte violenta e sacrificale che rimanda all’AT (cfr Levitico 4,3 Poserà la mano sulla testa dell'agnello e lo sgozzerà come sacrificio espiatorio nel luogo dove si sgozzano gli olocausti); 
- in piedi: la posizione rimanda alla risurrezione; 
- sette corna: il numero 7 indica la totalità, il corno la potenza; 
- sette occhi: l’occhio indica la capacità di attenzione e di vista spirituale. 

In questo caso Apocalisse 5,6 potrebbe essere parafrasato in questo modo: Gesù, morto per i credenti e risuscitato, ha la signoria sul mondo e la pienezza dei doni dello spirito.

Interpretazione di alcune immagini  

Apocalisse conosce un numero vasto di immagini simboliche; possiamo suddividerle così:

- Animali - Colori - Elementi del creato
- Mestieri  - Numeri - Oggetti
- Parti del corpo - Pietre e minerali

Prima di entrare nel dettaglio, però, dobbiamo sottolineare una sfumatura interessante rispetto all’uso e al significato delle immagini dell’Apocalisse.
Nella visione globale dei questo libro, seguendo la linea tracciata già dai profeti AT, la responsabilità diretta degli esseri umani è fortemente sottolineata; se quindi i personaggi principali della narrazione sono Gesù e le bestie, quelli secondari sono i rispettivi seguaci e le immagini possono essere ambigue, positive o negative a seconda di chi le usa e come. 


Le quattro creature

a) Animali  ...intorno al trono, quattro creature viventi, piene di occhi davanti e di dietro. La prima creatura vivente era simile a un leone, la seconda simile a un vitello, la terza aveva la faccia come d'un uomo e la quarta era simile a un'aquila mentre vola.... e non cessavano mai di ripetere giorno e notte: Santo, santo, santo è il Signore, il Dio onnipotente, che era, che è, e che viene. (Apocalisse 4,6-8)
Gli animali dell’Apocalisse possono essere sia reali (per es. i cavalli), sia immaginari (per es. le bestie), ma in entrambi i casi essi rimandano a qualcosa di diverso la loro stessi: quindi il cavallo ha un significato strettamente collegato al suo cavaliere, che in alcuni casi è negativo, in altri positivo, così come la diabolicità della bestia può essere capita a partire dalla sua azione, più che dalla sua natura. In questo senso è interessante notare come in Apocalisse si contrappone un regno animale positivo a un regno abitato da esseri bestiali.
La natura non viene presentata come nemica, ma semmai sorella: per es. in Apocalisse 4,6-8 vediamo come i quattro esseri viventi sono i rappresentanti del creato (umanità, animali selvatici, animali domestici e volatili) e sono accomunati nella lode a Dio. Anzi, man mano che l’azione salvifica dell’agnello si dipana, anche altri animali tradizionalmente considerati legati a uno spazio negativo - come quelli marini - assumono una valore positivo, come in Apocalisse 5,13. 


I quattro cavalieri

b) Colori Guardai e vidi un cavallo bianco... E venne fuori un altro cavallo, rosso... Guardai e vidi un cavallo nero... Guardai e vidi un cavallo giallastro... (Apocalisse 6,2.4-5.8) In Apocalisse appaiono relativamente pochi colori, ma essi sono sempre significativi e con un significato articolato: così il rosso indica la regalità ma anche il sangue e indirettamente la violenza; al contrario il bianco rimanda alla purezza e alla verità. Il nero rappresenta l’indole selvaggia e il giallo la morte. 

c) Elementi del creato Apocalisse è erede della visione del creato e dei suoi elementi fisici dell’AT, oltre che di un simbolismo legato all’idea di alto e basso. Es. tipico è il mare, che indica il male: al culmine della rivelazione della volontà positiva di Dio leggiamo: poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c'era più... (Apocalisse 21,1). 
Allo stesso modo l’alto (il cielo) rappresenta l’elemento celeste positivo e il basso (la terra) rappresenta il legame l’aspetto negativo: poi un grande segno apparve nel cielo: una donna rivestita del sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo... Apparve ancora un altro segno nel cielo: ed ecco un gran dragone rosso... La sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le scagliò sulla terra... Ed ella partorì un figlio maschio, il quale deve reggere tutte le nazioni con una verga di ferro; e il figlio di lei fu rapito vicino a Dio e al suo trono. Ma la donna fuggì nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio... Apocalisse 12,1.3-6. 


Il dragone contro la donna

In questo brano possiamo vedere come la donna (immagine dell’ambiente da dove proviene il Cristo, Israele o la chiesa) che viene dall’alto e il figlio (Cristo) che viene assunto al cielo - dunque personaggi che stanno dalla parte di Dio - mentre il dragone (il potere, caratterizzato dal colore rosso della violenza) si presenta come illusoriamente divino ma in realtà impegnato a distruggere Dio - e sia quindi radicato nel basso (la terra). Questa immagine ha poi un aggancio AT quando fa riferimento al deserto come luogo della protezione divina, come da tradizione AT dell’esodo e dei profeti. Spesso la narrazione presenta sconvolgimenti terreni (terremoti e inondazioni) e cosmici (stelle, sole e luna oscurati): in questo caso Apocalisse è debitrice delle immagini catastrofiche e apocalittiche AT, come le piaghe d’Egitto e le profezie di Geremia e di Ezechiele. 

d) Mestieri I re della terra, che fornicavano e vivevano in lascivie con lei, quando vedranno il fumo del suo incendio piangeranno e faranno cordoglio per lei... I mercanti della terra piangeranno e faranno cordoglio per lei, perché nessuno compra più le loro merci:... Tutti i piloti, tutti i naviganti, i marinai e quanti trafficano sul mare se ne staranno lontano... Apocalisse 18,9.11.17.
L’Apocalisse tratta il tema della lotta definitiva tra male e bene, tra Dio e Satana: ma lo fa stando molto attenta a cercare riferimenti precisi ai meccanismi con cui il male tenta di imporre il suo potere sugli esseri umani, soprattutto sotto il punto di vista economico. Per es. le categorie professionali che sono più colpite dalla caduta di Babilonia (identificata con Roma e come tale centro del potere malvagio) sono i re (cioè i suoi principi vassalli, debitori del loro potere), i mercanti (è interessante notare come Apocalisse identifica questa categoria come quella che media la forza del potere) e la gente di mare, cioè coloro che rendono possibile il funzionamento dell’economia. 


Il cavallo nero

Parallelamente possiamo sottolineare come una delle piaghe che colpisce l’umanità sia ancora collegata al mondo del lavoro: guardai e vidi un cavallo nero; e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii come una voce in mezzo alle quattro creature viventi, che diceva: una misura di frumento per un denaro e tre misure d'orzo per un denaro, ma non danneggiare né l'olio né il vino Apocalisse 6,5-6. In questo caso il terzo cavaliere rappresenta sì la carestia, ma non in maniera generalizzata: l’aumento di prezzo colpisce solo i generi di prima necessità (frumento e orzo), mentre quelli di lusso (vino e olio) ne sono risparmiati. 

e) Numeri Apocalisse è conosciuta per il suo uso particolare dei numeri. In questo possiamo trovare alcune spiegazioni che derivano sia dalla tradizione biblica canonica, sia da una concezione esoterica del loro uso. In generale possiamo dire che per la Bibbia i numeri (e i loro multipli, come 144.000) hanno praticamente sempre un valore simbolico: 2 indica l’autorevolezza della testimonianza; 4 la completezza; 6 il limite umano e l’inimicizia con Dio; 7 il compimento della volontà divina; 12 il governo di Dio; 40 il tempo della prova, 1.000 un tempo lunghissimo. Parallelamente i numeri imperfetti, come il 1/2 (o 3 1/2) indicano un periodo interrotto o breve e limitato, generalmente negativo A questo possiamo aggiungere che l’antichità vedeva il fiorire di una scienza legata all’uso alfabetico dei numeri, la ghematria. Le lingue antiche non conoscevano le cifre e usavano al loro posto le lettere (a = 1, b = 2 ecc.): ciò permetteva una combinazione di numeri e lettere suggestiva ma pressoché impossibile da interpretare per chi non ne conoscesse il codice, che veniva usato anche in senso profano (a Pompei sono stati trovati esempi in questo senso). ...Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero d'uomo; e il suo numero è seicentosessantasei. Apocalisse13,18 In questo famoso esempio vediamo la fusione dei due concetti: certamente il numero 666 si basa sulla lettura letterale dei numeri (che potrebbero portarci a Neron Qesar), ma indica anche l’esasperazione del male: 6 ripetuto 3 volte. 

f) Oggetti In Apocalisse si fa riferimento a un certo numero di oggetti, anch’essi ricolmi di significato simbolico. Alcuni hanno un significato di facile interpretazione (spada o trono, ad es., rimandano al potere e alla sua amministrazione), altre un significato più complesso. 

Un oggetto molto citato è il libro: la parola appare in totale 37 volte in tutto il NT, 24 delle quali in Apocalisse. 


Il libro sigillato

Esso può avere il senso letterale di testo scritto o rimandare a un’altra immagine, come il libro della vita o quello dei 7 sigilli. Notiamo però che il riferimento al libro e allo scrivere è un imperativo in Apocalisse (cfr Apocalisse1,11: quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatiri, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea): ciò significa che Apocalisse si colloca tra lo opere che sono state scritte per essere lette (pubblicamente, durante il culto) - mentre per es. gli Evangeli sono probabilmente la riflessione teologica che deriva da racconti che erano stati tramandati oralmente in una fase precedente. Non dobbiamo poi dimenticare i numerosi riferimenti al rapporto con l’eresia - per es. nelle 7 lettere - che possono far pensare a una rivisitazione dell’adagio latino verba volant, scripta manent in chiave di mantenimento per iscritto della teologia ortodossa; ciò non sarebbe strano, dato che questo era l’approccio del tempo rispetto all’eresia (cfr Tito 2,1 ...tu esponi le cose che sono conformi alla sana dottrina). 
Altro oggetto che ha un grande significato è il sigillo, accompagnato dal marchio. Entrambi hanno un significato complesso e doppio: inizialmente i sigilli apposti al libro indicano una barriera invalicabile per l’uomo e il loro essere aperti porta a giudizio e salvezza; allo stesso modo il marchio è quello che la bestia appone ai suoi seguaci, ma anche quello che contraddistingue i fedeli di Cristo, come il segno/marchio di Caino è contemporaneamente segno della sua maledizione e difesa di Dio dalla vendetta umana. 
Candelieri
e trombe rimandano alla tradizione AT: interessante l’abbinamento candeliere–chiese, che potrebbe indicare un oggetto che “fa luce senza essere luce in sé”; le trombe fanno pensare all’episodio di Gerico di Giosué 6. 

g) Parti del corpo Tra le parti del corpo spesso menzionate in Apocalisse due hanno un particolare valore simbolico: gli occhi e le corna. 
Nella tradizione orientale l’occhio riveste un particolare significato: rappresenta sia il rapporto con la luce fisica, sia con quella spirituale: i brani in cui gli esseri hanno “molti occhi” indicano la moltiplicazione di questi doni. 
I corni rappresentano la forza (senza particolari sfumature, in quanto vengono attribuite sia alle bestie, sia al Cristo): anche in questi casi la moltiplicazione del corni indicano la quantità di questa caratteristica. 

h) Pietre e minerali Apocalisse conosce un gran numero di pietre e minerali preziosi: questi sono sia testimonianza di immagini di lusso o di potenza - in senso negativo quando sono riferite alla bestia e alla prostituta, in senso positivo quando riferite a Dio.
Le pietre e i minerali preziosi, però, assumono una sfumatura ancora più interessante quando sono abbinati a colori o quando sono pietre/minerali che esprimono anche colori. 
Così l’oro è simbolo della luce e della perfezione celeste; il cristallo indica la trasparenza, e questo è spesso abbinato a realtà che di per sé sono prive di questa caratteristica: per es. il brano in cui si dice che “davanti al trono [di Dio] inoltre c'era come un mare di vetro, simile al cristallo...” (Apocalisse 4,6) può essere interpretato come Dio che governa (il trono) la storia potenzialmente pericolosa (il mare), che però ai suoi occhi è comprensibile (il cristallo). 

3. IMMAGINI E TEMI DI GIUDIZIO  

Il libro dell’Apocalisse è famoso per le sue visioni di giudizio, spesso descritte con termini vividi; generalmente esse sono mutuate da tradizioni bibliche precedenti – generalmente dai temi dell’esodo o dai profeti. Però Apocalisse ha molta cura nell’inserire questi motivi antichi in contesti precisi e metterli in relazione con le problematiche a lei vicine. Se l’idea diffusa è che l’Apocalisse presenti un “giudizio universale” generico e un po’ manicheo, dobbiamo invece evidenziare come essa usi immagini tradizionali per individuare colpe e responsabilità precise e circoscritte nel suo tempo e nel suo mondo. 

Data la vastità di temi presenti in Apocalisse, ci limitiamo a mettere in luce tre filoni principali: 

- il volto e il linguaggio dell’eresia 
- l’origine del male nel mondo 
- il potere come violenza e seduzione 

a) il volto e il linguaggio dell’eresia Apocalisse vive un periodo storico in cui il cristianesimo è minacciato dall’eresia. Un filo narrativo della seconda parte del NT mostra come, dopo un primo periodo - seguente la pentecoste - in cui pare che il cristianesimo avesse iniziato un percorso missionario comune, già pochi decenni dopo le diverse sensibilità avevano iniziato a dividersi, innanzitutto sul grande problema del rapporto con l’ebraismo e le sue leggi e tradizioni, poi sul ruolo di Gesù nella storia e rispetto al suo rapporto con Dio. 
L’idea di ”eresia” - cioè di errata interpretazione della fede - aleggia in molte opere NT: se ne parla in maniera diretta in alcuni testi dei tradizione giovannea (1Giovanni 2,18-19; 2Giovanni 7-9; 3Giovanni 9) e deuteropaolina (per es. Tito 1,10ss).
In Apocalisse 2,6 e 2,15, nelle lettere alle chiese di Efeso e di Pergamo, appare l’indicazione di un gruppo eretico, i “nicolaiti”, che la tradizione posteriore ha legato al nome del diacono Nicola (Atti 6,5); secondo Ireneo di Lione (135-200) essi “...erano un germoglio di quella “conoscenza” falsamente definita tale così da confonderli e persuaderli che c’è sì un solo Dio, che ha fatto tutte cose attraverso la sua parola, ma il padre del Signore fosse un altro...” (Adv. Her., XI): tende dunque a definirla una forma di gnosi che predicava una liberazione dal mondo, sotto il punto vista dell'etica (fornicazione) e del rapporto con l'esterno (carne sacrificata agli idoli), ma potrebbe essere stata una forma di giudeo–cristianesimo, oppure un eresia della quale non ci sono pervenute altre testimonianze. 
In ogni caso, secondo Apocalisse, essa predica una certa ambiguità, che mette a rischio il rapporto stretto con il Cristo – rischio simbolizzato dall’esclusione dall’albero della vita e/o dalla rimozione del candelabro, immagine della chiesa in se stessa ma anche riferimento al simbolo ebraico del candelabro a 7 braccia. E’ anche interessante anche notare la terminologia con cui Apocalisse presenta l’eresia, perché Apocalisse fa un uso molto singolare dell’AT, soprattutto attraverso due riferimenti, a Balaam e a Gezabele. 

Balaam - appare in Numeri 22-24 e in pochi altri brani AT - viene presentato come l’ispiratore antico dell’eresia che fuorvia i cristiani, come il Balaam biblico aveva fuorviato gli ebrei nel cammino verso la terra di Canaan (possiamo trovare tra l’altro un abbinamento dai due personaggi Balaam/Nicola tramite l’etimologia popolare dei nomi, dove l’esegesi giudaica attribuiva come significato al nome Balaam quello di “distruttore del popolo”, accostato a Nicolao che rimanda a “vincitore del popolo”); anche la comunità di Qumran usa immagini analoghe, denunciando ebrei di opinioni teologiche diverse come “comunità di Belial”, che non è così diverso rispetto alla definizione di Sinagoga di Satana.

Gezabele (Apocalisse 2,20-23): un altro personaggio emblematico: viene collegata alla malfamata regina d’Israele (1Re 16.19) e i contenuti dell’eresia a lei attribuita sono sia abbinati al dibattito sulla liceità di mangiare carne sacrificata agl’idoli, sia a peccati di carattere morale. E’ però interessante rilevare come qui – e più avanti – Apocalisse usi la tipica metafora AT della fedeltà/infedeltà coniugale abbinata all’ortodossia/eresia. E’ anche possibile che l’individuazione di un personaggio femminile con una regina come Gezabele si inserisca nella problematica della critica ai ministeri pneumatici femminili presenti anche in altre chiese dell’epoca (cfr 1Corinzi 14,34, le donne tacciano nelle assemblee). 

b) l’origine del male nel mondo Nel NT la parola “diavolo” appare 32 volte (ma 8 vv. nei racconti delle tentazioni), 5 delle quali in Apocalisse; la parola “satana” 33 volte (2 vv. nei racconti delle tentazioni), 7 delle quali in Apocalisse: questi dati statistici indicano che l’aspetto demoniaco, in Apocalisse, è particolarmente importante. Ciò detto, però, dobbiamo anche notare che questa potenza, pur attiva, ha caratteristiche poco metafisiche o astratte: il male è essenzialmente la forza che combatte la chiesa di Cristo; Satana è colui che ispira e guida (in maniera diretta) le forze che perseguitano e vogliono distruggere chi non si piega al suo disegno.

Emblematico è il brano di Apocalisse 12,1-9: 

Apparve ancora un altro segno nel cielo: ed ecco un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi.... Il dragone si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorarne il figlio, non appena l'avesse partorito.... Il dragone e i suoi angeli combatterono... ma non vinsero, e per loro non ci fu più posto nel cielo. Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli.... - Apocalisse 12,3-4.8-9. 

In questo brano vediamo che: 

- il potere del male si presenta come sanguinario (il colore rosso), potentissimo (le 10 corna), ma anche corredato da insegne imperiali (i 7 diademi) e, contemporaneamente, mitico e storico (le 7 teste, che rimandano alla visione classica dei mostri mitici, ma anche ai 7 colli di Roma). 
- l’azione del male non è astratta, né tesa a pervertire la storia attraverso la violazione di regole morali, ma il suo scopo è distruggere la chiesa. Sottolineando ciò, Apocalisse esprime la sua visione della storia - o della teologia della storia - vista come luogo della persecuzione dei cristiani da parte del potere diabolico e della lotta di Dio in difesa dei suoi: le immagini che vengono usate per parlare del diavolo sono classiche (il serpente) oppure fusioni di figure delle culture vicine a quella ebraica (la figura Lucifero e della sua caduta, legata alla mitologia cananea e poi ripresa poi da Isaia 14,12-15 in chiave anti–assira) o tratte dal miti extra biblici (il mito di Leto, perseguitata dalla gelosia di Era, per dare alla luce i gemelli Apollo e Artemide). 

Il dragone, assieme alle due bestie che seguono, formano una sorta di “trinità perversa”. Le tre figure sono collegate tra di loro attraverso un rapporto più intuitivo che sistematico; questo tipo di narrazione è tipica dell’Apocalisse, nella quale i passaggi narrativi seguono uno schema più simbolico–evocativo che logico o cronologico. 

c) Il potere come violenza e seduzione Gli altri due elementi della triade demoniaca di Apocalisse sono le due bestie, quella che “sale dal mare” e quella che “sale dalla terra” (Apocalisse 13,1.3-4.11-14.16-18).


Il dragone, la bestia che "sale dal mare" e la bestia che "sale dalla terra"

In questa descrizione possiamo vedere come Apocalisse delinea la forza del potere che i cristiani della sua epoca ritengono così minaccioso da poter essere definito addirittura demoniaco: il cap. 13 contiene tutti gli elementi tipici di Apoc: 

- La prima delle due bestie sale dal mare (immagine tripla: viene dal profondo - opposto al cielo; il mare è il classico luogo del male; la provincia dell’Asia di Giovanni si trova sullo stesso mare di Roma); essa ha dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi (potenza grande e completa, attributi regali) e sulle teste nomi blasfemi (i titoli del culto della divinità dell’imperatore che Apocalisse vede come minaccia sostanziale al cristianesimo); 

- essa è ferita a morte; ma la sua piaga mortale fu guarita, immagine che rimanda alla leggenda di Nerone redivivo, ma anche alla parodia della risurrezione di Cristo; 

- e tutta la terra, meravigliata, andò dietro alla bestia e adorarono la bestia dicendo: Chi è simile alla bestia? e chi può combattere contro di lei?: lo spunto della lotta tra potere della pretesa divinità imperiale e Cristo si ripete nella frase che segue lo stupore delle genti e la loro adorazione riprende ma ribalta il termini tradizionali biblici dell’adorazione divina (per es. Esodo 15,11 o Deuteronomio 3,24 - Chi è come te o Dio...?

- Poi vidi un'altra bestia, che saliva dalla terra, e aveva due corna simili a quelle di un agnello, ma parlava come un dragone: l’immagine di questa seconda bestia introduce il tema del fascino del potere: se la prima bestia è contraddistinta dall’immagine della forza e della violenza, questa lo è dal camuffamento (simile a... un agnello, ma parlava come un dragone). 

- Questi due volti del potere sono hanno però il medesimo scopo e la medesima: Essa esercitava tutto il potere della prima bestia in sua presenza, e faceva sì che tutti gli abitanti della terra adorassero la prima bestia la cui piaga mortale era stata guarita.  

- E operava grandi prodigi sino a far scendere fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini... seduceva gli abitanti della terra con i prodigi: questa descrizione ci proietta in un mondo classico capace di produrre macchine atte ad affascinare e convincere il popolo della legittimità e della forza di chi comanda - non dimentichiamo neppure che la zona da cui proviene Apocalisse è la zona da cui venivano grandi ammaliatori dell’antichità (per es. Smirne, a cui è rivolta una delle 7 lettere, vantava di aver dato i natali a Omero e aveva un ginnasio capace di attirare Apollonio di Tiana, il più famoso retore e “mago” del II sec. d.C. - la cui vita è narrata da Filostrato nel III secolo d.C. – e che si presentava come un “messia pitagorico”). 

- L’azione di questa seconda bestia è religiosa, ma non può che avere una ricaduta economica: obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome:. La forza del male per Apocalisse non è distaccata dalla cronaca, né lo sono le sue azioni né, soprattutto, lo sono le azioni che possono intraprendere i credenti per contrastarlo: se vogliono mantenersi fedeli a Dio, devo accettare di poter essere esclusi da alcuni rapporti economici. 

- il suo numero è seicentosessantasei: come abbiamo visto, i numeri di Apocalisse seguono una logica particolare e lontana dalla nostra: in questo caso intuiamo che Apocalisse vuole dare ai suoi lettori un’indicazione di chi sia il responsabile del male (Caligola, Nerone o Domiziano). 

4. IMMAGINI E TEMI DI SALVEZZA  

Come già detto per il capitolo precedente, anche rispetto ai temi salvifici di Apocalisse ci limiteremo ad affrontare alcuni brani esemplari ed emblematici, data la vastità e la complessità del tema:

- le promesse alle 7 chiese 
- i 24 vegliardi e i due testimoni 
- gloria e giustizia di Dio 
- la nuova Gerusalemme 


a) le promesse alle 7 chiese Dopo una presentazione delle modalità della rivelazione, Apocalisse si apre con 7 lettere a 7 chiese che si trovano in altrettante città dell’Asia minore (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia, Laodicea). 

Già questo fatto è emblematico: da un lato notiamo come queste lettere descrivono alcune situazioni particolari - seppur con linguaggio simbolico - di chiese con cui probabilmente il gruppo di Giovanni ha storicamente a che fare; d’altra parte il loro numero può anche rappresentare l’ecumene cristiana, dato che il numero 7 indica la totalità determinata. 

Le lettere seguono uno schema fisso ("all'angelo di... scrivi..."; una presentazione di Cristo, che si riferisce alla visione di Apocalisse1; generalmente l’apprezzamento per gli aspetti positivi della chiesa in questione e la condanna di alcuni peccati specifici, e si chiudono con la formula che evoca delle promesse per i vincitori e la formulazione "ascolta" che rimanda alla formula ebraica "shemà").

Chiesa

 Promessa

Efeso

Aver parte all’albero della vita 

Smirne

Liberazione dalla “morte seconda”

Pergamo

Ricevere la manna e una pietruzza bianca

Tiatira

Avere potere sulle nazioni

Sardi

Indossare una veste bianca

Filadelfia

Diventare colonna del nuovo tempio

Laodicea

Sedere presso il trono di Dio

A ciascuna delle chiese viene indicato un elemento di salvezza:
Ciascuna di queste immagini di salvezza è doppia: da un lato mette in luce la particolare situazione della comunità a cui la missiva è rivolta, dall’altro mette in evidenza la visione globale della fede cristiana secondo Apocalisse, secondo cui i cristiani sono testimoni (colonna del nuovo tempio) puri (la veste bianca) della gloria di Dio (aver parte all’albero della vita) nella vita della chiesa (la manna, che nella letteratura Giovanni immagine per la santa cena) e nel mondo (sedere presso il trono di Dio, aver potere sulle nazioni), nella storia (la pietra bianca - immagine che rimanda all’esito positivo di una votazione) e oltre la storia (la liberazione dalla morte seconda - definitiva dopo il giudizio universale). 

b) i 24 vegliardi e i due testimoni Il “personaggio principale” di Apocalisse è Gesù, l’agnello sgozzato ma ritto in piedi; però in questo libro appaiono anche personaggi umani. Non è possibile individuare chi siano essi esattamente (come del resto non è possibile individuare chi siano le bestie) ma essi vengono ad assumere le caratteristiche dei credenti di tutti i tempi e del tempo che la chiesa di Giovanni sta vivendo e patendo.


Gli anziani si prostrano davanti a Dio

Attorno al trono c'erano ventiquattro troni su cui stavano seduti ventiquattro anziani vestiti di vesti bianche e con corone d'oro sul capo... i ventiquattro anziani si prostrano davanti a colui che siede sul trono e adorano colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono. Apocalisse 4,4.10-11 

Il numero e il comportamento dei 24 anziani indica, col tipico linguaggio Apocalisse, alcune caratteristiche importanti di questi personaggi: 

- l’immagine deriva dalle descrizioni AT delle schiere celesti - per es. gli angeli e le creature extraterrene a cui si fa riferimento quando si parla di “Signore degli Eserciti” - per es. Salmo 24,10 È il SIGNORE degli eserciti, è il Re di gloria
- d’altra parte le loro azioni (prostrarsi e adorare) e il loro abbigliamento (corona e vesti bianche) rimandano ad attributi umani, presenti anche in altre opere NT, come per es. Ebrei 11, dove si parla di “testimoni antichi” che indicano Gesù; 
- il loro numero, 12 raddoppiato, rinvia alla pienezza e a gruppi umani che avevano una forte valenza simbolica (potrebbero essere le 12 tribù d’Israele più i 12 apostoli; nel tardo giudaismo si conosceva una tradizione che contava 24 profeti); 
- il contenuto del loro cantico rimanda a una glorificazione universale di Dio e della sua opera. 

Io concederò ai miei due testimoni di profetizzare, ed essi profetizzeranno vestiti di sacco per milleduecentosessanta giorni... Essi hanno il potere di chiudere il cielo affinché non cada pioggia, durante i giorni della loro profezia. Hanno pure il potere di mutare l'acqua in sangue e di percuotere la terra con qualsiasi flagello, quante volte vorranno... E quando avranno terminato la loro testimonianza, la bestia che sale dall'abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. I loro cadaveri giaceranno sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il loro Signore è stato crocifisso. Ma dopo tre giorni e mezzo uno spirito di vita procedente da Dio entrò in loro; essi si alzarono in piedi e grande spavento cadde su quelli che li videro. Ed essi udirono una voce potente che dal cielo diceva loro: «Salite quassù». Essi salirono al cielo in una nube e i loro nemici li videro... Apocalisse 11,3.6-8. 


I due testimoni vestiti di sacco

Anche in questo brano vediamo come elementi tradizionali AT e NT si uniscono, per indicare il senso globale della missione cristiana: 

- due testimoni rimanda sia all’uso giuridico ebraico per il quale la coppia di testimoni rende legalmente valida la testimonianza (per es. Deuteronomio 19,15), ma anche alla passione antica per le coppie di amici (Castore e Polluce, Elia e Mosé fino a Pietro e Paolo); 
- il loro atteggiamento e le loro azioni rimandano a Giovanni battista, ma anche al profeta Elia e all’azione di Mosé nelle piaghe d’Egitto; 
- il tempo (1.260, 3 e mezzo) rimanda al tempo incompiuto, ma anche alla sproporzione di tempo che le genti hanno per convertirsi (1.260 giorni = 3 anni e mezzo circa) e quello che basta per fare il male (3 giorni e mezzo); 
- il luogo (Sodoma, Egitto, Gerusalemme) è il luogo del male nel mondo nella tradizione AT e nell’esperienza NT; 
- la bestia rappresenta il male che perseguita e uccide; 
- la risurrezione e l’ascensione rimanda sia alla Passione di Gesù, sia alla visione delle ossa secche di Ezechiele 37. 

In questo caso possiamo dire che il racconto dei due testimoni ha un significato doppio: mostrare ai cristiani come la sofferenza sia esperienza intrinseca alla testimonianza evangelica e come questa ha la funzione storica di cercare di portare chi vi assiste alla conversione, anche se spesso ciò non avviene, come non è avvenuto per Faraone in Es. 

c) La gloria e giustizia di Dio L’angelo diceva con voce forte: Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l'ora del suo giudizio. Adorate colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le fonti delle acque. Apocalisse 14,7


"Temete Dio e dategli gloria"

Apocalisse presenta il tema della salvezza usando immagini tipiche della riflessione teologica AT: gloria e giustizia. 

Il tema della gloria di Dio è complesso e ha subito una serie di evoluzioni nel corso dei secoli - evoluzioni che sono presenti anche nella riflessione di Apocalisse. In generale, la gloria di Dio è la sua apparizione potente, riconosciuta con “timore e tremore” da chi ne è testimone (per es. il famoso brano del roveto ardente di Es 3); nel NT, però, la gloria di Dio diventa la manifestazione della potenza di Dio nell’opera di Gesù e, principalmente, nella sua Passione: la croce diventa, paradossalmente, il luogo ove Dio manifesta al suo massimo la sua potenza. 
Per l’AT la giustizia è strettamente legata al tema del rapporto tra Dio e umanità (più che a concetti astratti), parte da Dio - Dio è giusto in quanto fedele al suo patto con il popolo - e giunge a Israele; ha implicazioni etiche e di fedeltà al patto con Dio dal punto di vista umano (Poiché io sono il SIGNORE, il vostro Dio; santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo. Levitico 11,4) e, di conseguenza, implica l’idea di giudizio: Dio è giusto anche perché è garante della giustizia tra umani e vendicatore dell’ingiustizia; questa riflessione è presente anche in Apocalisse, là quando vediamo Dio punire gli empi e - rivelando la sua giustizia in maniera definitiva - innalzare coloro che hanno mantenuto il loro rapporto con lui nonostante le difficoltà. 
Apocalisse è coerente con la doppia immagine: presentando il Cristo come il giudice glorioso, non scorda né l’attributo tipico AT di Dio, né la peculiarità della visione teologia cristiana che vede il Cristo come somma espressione dell’incontro con Dio. 


La nuova Gerusalemme scende dal cielo

d) la nuova Gerusalemme Apocalisse si chiude con la visione rasserenante della nuova Gerusalemme. Anche questa visione è mutuata dalle tradizioni AT (per es. di Ezechiele 40) e contiene riferimenti incrociati (per es. Gerusalemme è definita “sposa”, Babilonia “prostituta”; al peccato umano vuole salire a Dio nella torre di Babele si contrappone la grazia divina che scende verso l’umanità nella nuova Gerusalemme). Ha però anche alcuni aspetti originali che possono essere messi in evidenza: 

- Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c'era più Apocalisse 21,1: una prima riflessione riguarda la potenza divina che rinnova radicalmente - e che quindi esclude l’idea di evoluzione positiva della storia umana “abbandonata a se stessa”; 

- E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scender giù dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro... Apocalisse 21,2-3: attraverso immagini classiche AT (lo sposo e la sposa, metafora bene presente in molti profeti) viene indicata la relazione sempre più stretta tra Dio e umanità, così come il riferimento al tabernacolo riprende l’idea della tenda dell’alleanza dell’Esodo, ma anche della Parola diventata carne che ha abitato per un tempo fra di noi di Giovanni 1,14. La forza di questa relazione definitiva viene ancor ribadita dopo, là dove si dirà nella città non vidi alcun tempio, perché il Signore, Dio onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio Apocalisse 21,22 - cioè che non ci sarà più bisogno di un tempio;

 - Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate... Poi mi mostrò il fiume dell'acqua della vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello. Apocalisse 21,4.22,1: il regno di Dio, l’azione divina nella storia è la fine del male inteso come l’annullare il dolore concreto, ma anche nel rendere comprensibile e limpido lo scorrere della vita; 

- Aveva delle mura grandi e alte; aveva dodici porte, e alle porte dodici angeli. Sulle porte erano scritti dei nomi, che sono quelli delle dodici tribù dei figli d'Israele. Tre porte erano a oriente, tre a settentrione, tre a mezzogiorno e tre a occidente. Le mura della città avevano dodici fondamenti, e su quelli stavano i dodici nomi di dodici apostoli dell'Agnello.. E la città era quadrata, e la sua lunghezza era uguale alla larghezza; egli misurò la città con la canna, ed era dodicimila stadi; la lunghezza, la larghezza e l'altezza erano uguali. Apocalisse 21,2-14.16. A queste caratteristiche rasserenanti corrisponde la perfezione architettonica - secondo i parametri classici - dove gli spazi chiusi e circoscritti, con proporzioni perfette - indicano la pienezza e la completezza della realizzazione. 

L’immagine della salvezza della nuova Gerusalemme, quindi, è il ristabilimento pieno della creazione così come Dio l’ha voluta fin dalla creazione. 

INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE  

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