Voto e compromesso
Un testimone di Geova
qualche anno fa scrisse alla Sede romana della Watch Tower, ponendo
fra l'altro la seguente domanda:
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«Si dice che in alcuni paesi sia obbligatorio presentarsi alle
urne per votare. I fratelli di quei paesi si presentano recando
scheda nulla. Ora ecco la mia incertezza: Presentare scheda
NULLA significa fare, anche se indirettamente, politica? -
Significa la stessa cosa presentare scheda BIANCA? - quale
differenza c'è? - Faccio queste domande a motivo del fatto che
una persona interessata mi ha presentato queste obiezioni
dicendo che l'art. 4, primo comma, D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361
dice: "L'esercizio del VOTO è un obbligo al quale nessun
cittadino può sottrarsi senza venir meno ad un suo preciso
dovere verso il Paese"».
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Ecco come la Betel
rispose a questo interrogativo:
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«Conforme a Romani 13:1 il cristiano è tenuto a ubbidire alle
leggi delle, "autorità superiori" fino a che queste
leggi non contrastino con le leggi superiori di Dio. Andare alle
urne quando vi è un obbligo giuridico non costituisce un
compromesso. Abbiamo il precedente dei tre giovani ebrei che si
recarono alla pianura di Dura dove si sarebbe tenuta una
manifestazione politica. Il compromesso consisteva nel
prostrarsi davanti all'immagine eretta da Nabucodonosor.
Ovviamente i tre giovani ebrei in quella circostanza mantennero
la loro neutralità, come spiega Daniele. capitolo 3. In modo
simile, dove vi è l'obbligo giuridico di presentarsi alle urne,
i cristiani ubbidiscono, e ciò non costituisce compromesso
della loro fede. La Torre di Guardia del 1° novembre
1964, pagina 660, ti cui ti accludiamo una fotocopia, spiega che
cosa fanno i cristiani in tale situazione. L'accluso ritaglio di
un quotidiano italiano indica la differenza fra "dovere
civico" e "dovere giuridico"».
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per visualizzare l'originale
Nella Torre di
Guardia del 1° novembre 1964, pagina 660, si legge quanto segue:
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«Per i cristiani maturi, la questione di quale atteggiamento
assumere riguardo alle elezioni politiche non presenta alcun
problema. Nei paesi totalitari spesse volte le persone sono
obbligate dalla legge a recarsi alle urne e talvolta sono anche
prelevate da casa e condotte alle urne. Anche in certe
democrazie la legge rende obbligatorio per i cittadini l'andare
alle urne. I testimoni di Geova non prendono parte alla politica
di nessun paese. Non sono parte del mondo (Giov. 17:14) Perciò
non prendono parte alle votazioni durante le elezioni. Essi non
compromettono la loro neutralità cristiana in questioni di
politica, comunque, se vanno alle urne e annullano in qualche
modo la scheda, cancellandola o scrivendo su di essa le parole
"Sono per il regno di Dio". In questo modo egli dice a
favore di che cosa è. Facendo questo la loro scheda sarà
annullata; non conterà nell'elezione di un uomo. Hanno
osservato la legge e sono andati alle urne e probabilmente hanno
evitato la punizione. Ricordate il consiglio di Gesù:
"Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; perciò
mostratevi cauti come serpenti e innocenti come colombe". (Matt.
10:16) Chi agisce così non dev'essere condannato».
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È chiaro quindi che
i testimoni di Geova che si fossero recati alle urne, senza essere
obbligati per legge, avrebbero commesso, per usare le parole
della Watch Tower, un "compromesso
della loro fede" e tale condotta sarebbe stata disapprovata
e sanzionata dalla congregazione. Il trasgressore non avrebbe potuto
ricevere incarichi o responsabilità, essendo considerato
"spiritualmente debole". Se si fosse poi trattato di
"anziani", "pionieri" o "servitori di
ministero", questi sarebbero stati rimossi dagli incarichi:
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In una lettera della Filiale romana (siglata
SCC:SSC del
15/7/1978) si precisava con chiarezza: «È
violazione di neutralità l'azione di colui il quale esprima il
voto preferenziale. Per violare la neutralità occorre più che
presentarsi, occorre esprimere la preferenza. Se qualcuno fa ciò
si dissocia dalla congregazione per aver violato la sua
neutralità. Ci risulta che le persone spiritualmente mature non
si presentano [ai seggi] quando, come in Italia, non è
obbligatorio. Altrimenti si manifesterebbe una condotta ambigua.
... comunque, la persona che si presenta manifesta di essere
spiritualmente debole e come tale sarà considerata dagli
anziani». Ancora più esplicitamente, un'altra lettera della
Filiale (SCB:SSD del 14/8/1980) forniva le seguenti istruzioni:
«Ciò che fa violare la neutralità cristiana non è il
semplice presentarsi al seggio elettorale o entrare nella cabina
per il voto. La violazione della neutralità avviene quando
l'individuo fa una scelta di un governo diverso da quello di
Dio. ... Nei paesi dove c'è l'obbligo di presentarsi alle urne
i fratelli si comportano come è indicato sulla Torre di
Guardia del 1964 ... In Italia non c'è tale obbligo o
almeno non ci sono sanzioni per chi non si presentasse. ...
Comunque, chi si presenta ma non fa una scelta, non violando così
la sua neutralità, non è soggetto alla disciplina di un
comitato giudiziario. Però l'individuo non è esemplare. Se
fosse un anziano, un servitore di ministero, un pioniere, non
potendo essere considerato irreprensibile, sarebbe rimosso dalla
sua responsabilità».
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Per approfondire
l'argomento
cliccare qui
Nel ritaglio di giornale
(Il Messaggero dell'8/6/1980, p.6),
in un breve trafiletto, si
leggeva quanto segue:
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Per chi non vota
La
Costituzione afferma che votare è un "dovere civico".
Andare alle urne non è quindi obbligatorio anche se, in caso di
elezioni nazionali, l'assenza del voto dovrebbe venire segnalata
sul certificato di buona condotta che serve per ottenere un buon
numero sui documenti (ma la cosa non sempre avviene). Questo
tipo si sanzione comunque non è prevista per le consultazioni amministrative
come quelle che si svolgono oggi e domani
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