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Le dottrine
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La «fibra magica»

Quando Svegliatevi! celebrava l'amianto

«Un altro prodotto scientifico del nostro grande Creatore»



«Quando consideriamo che questa fibra minerale naturale è resistente alla corrosione, al fuoco, al calore, agli acidi, alle sostanze alcaline, ai parassiti e alla crescita fungina, la sua "magia" viene facilmente riconosciuta come un altro prodotto scientifico del nostro grande Creatore.»

Awake!, 8 maggio 1962, p. 16

L'8 maggio 1962 Awake!, l'edizione inglese di Svegliatevi!, dedicava quattro pagine all'amianto. L'articolo si intitola The "Magic" Fiber, occupa le pagine da 16 a 19 ed è firmato dal corrispondente della rivista nella Rhodesia del Nord. Non è un trafiletto: è un servizio ampio, documentato, scritto con evidente entusiasmo, che passa in rassegna le varietà del minerale, i metodi di estrazione e le sue innumerevoli applicazioni, per concludere che quella fibra è opera del «più grande Scienziato di tutti».

Nel maggio 1962 l'asbestosi era malattia professionale indennizzata in Italia da diciannove anni, e da due anni la letteratura medica internazionale aveva collegato il mesotelioma alla crocidolite del Capo: la stessa varietà che l'articolo descrive con ammirazione.

Una premessa necessaria. Non è in discussione il fatto che una rivista del 1962 non conoscesse ciò che la medicina avrebbe stabilito con certezza nei decenni successivi. Giudicare il passato con le conoscenze del presente è un esercizio sterile, e non è quello che facciamo qui.

Il punto è un altro, e riguarda soltanto la Watch Tower: un'organizzazione che presenta le proprie pubblicazioni come uno strumento di istruzione guidato dallo spirito di Dio, e che su questa base chiede ai propri aderenti obbedienza in materia di salute fino al rifiuto di terapie salvavita. Chi rivendica quel ruolo non può poi collocarsi, quando sbaglia, sullo stesso piano di qualunque rivista divulgativa dell'epoca. E in questo caso non ci si è limitati a divulgare: si è attribuita la fibra al disegno divino.

Che cosa si sapeva nel 1962

Prima di leggere l'articolo occorre fissare un punto, perché è quello su cui si regge tutto il resto: nel maggio 1962 la pericolosità dell'amianto non era un sospetto di frontiera.

Anno  
1898Nel Report on the health of workers in asbestos and other dusty trades, l'ispettrice di fabbrica britannica Lucy Deane segnala il «pericolo facilmente dimostrabile per la salute dei lavoratori» nelle lavorazioni dell'amianto e i «casi accertati di danni ai bronchi e ai polmoni». L'esame microscopico rivela la natura affilata e frastagliata delle particelle. Il rapporto viene ignorato.
1924Nel Regno Unito viene descritto sul British Medical Journal il primo caso clinico di fibrosi polmonare in una lavoratrice dell'amianto. Il termine «asbestosi» entra nella letteratura medica pochi anni dopo.
1930Nel Regno Unito il rapporto Merewether e Price documenta l'asbestosi nei lavoratori dell'industria dell'amianto. L'anno successivo entrano in vigore le Asbestos Industry Regulations, che impongono misure contro le polveri.
1943In Italia la legge 12 aprile 1943 n. 455 estende l'assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali alla silicosi e all'asbestosi. Diciannove anni prima dell'articolo, lo Stato italiano già indennizzava le vittime.
1955Richard Doll documenta sul British Journal of Industrial Medicine un eccesso di tumori polmonari fra i lavoratori esposti.
1960Nell'ottobre 1960, sulla stessa rivista, Wagner, Sleggs e Marchand pubblicano 33 casi di mesotelioma pleurico diffuso: tutti tranne uno con probabile esposizione alla crocidolite, in maggioranza nella Cape Province sudafricana. È la prima volta che una specifica varietà di amianto viene collegata a un tumore preciso.[1]
1962Due anni dopo, dall'Africa australe, esce l'articolo di cui ci occupiamo.

«Un altro prodotto scientifico del nostro grande Creatore»

Testata dell'articolo The Magic Fiber: un uomo in tuta ignifuga fra le fiamme impugna una lancia antincendio

La testata dell'articolo. Sotto il titolo, la firma: «By "Awake!" correspondent in Northern Rhodesia». Awake!, 8 maggio 1962, p. 16. I facsimili riprodotti in questa pagina sono limitati alle porzioni oggetto di analisi critica, a norma dell'art. 70 della legge 22 aprile 1941 n. 633.

L'apertura è un piccolo saggio di divulgazione brillante: il tessuto che sopravvisse alle rovine di Pompei, la tovaglia che Carlo Magno gettava nel fuoco per stupire gli ambasciatori arabi, il fazzoletto ignifugo esibito alla Royal Society da un mercante cinese. Poi la rivelazione: quella sostanza apparentemente magica è l'amianto, e il lettore ce l'ha già in casa senza saperlo.

A questo punto arriva il passaggio che cambia la natura del testo. L'articolo non si limita a descrivere le proprietà della fibra: le attribuisce esplicitamente a un progetto divino.

«When we consider that this natural mineral fiber is resistant to corrosion, fire, heat, acids, alkalies, vermin and fungal growth, its "magic" is easily recognized as another scientific product of our great Creator.»

«Quando consideriamo che questa fibra minerale naturale è resistente alla corrosione, al fuoco, al calore, agli acidi, alle sostanze alcaline, ai parassiti e alla crescita fungina, la sua "magia" viene facilmente riconosciuta come un altro prodotto scientifico del nostro grande Creatore.»

Ritaglio della pagina 16 con il passo che attribuisce l'amianto al Creatore

Il passaggio in cui l'amianto viene attribuito al disegno del Creatore. Awake!, 8 maggio 1962, p. 16.

Vale la pena notare l'inversione logica. L'autore parte da un elenco di proprietà industriali — resistenza ad acidi, alcali, funghi, parassiti — e da queste risale direttamente all'intenzione divina. Non è un ringraziamento generico per il creato: è l'idea che l'utilità industriale di un minerale sia essa stessa la prova di un progetto, e che quel progetto sia stato pensato «per l'uso della sua creazione terrena». È un ragionamento che funziona solo finché l'elenco delle proprietà resta parziale.

La crocidolite del Capo

La sezione tecnica dell'articolo, a pagina 17, passa in rassegna le tre varietà commerciali: crisotilo, amosite, crocidolite. Ed è qui che il testo, senza saperlo, nomina esattamente la fibra e il luogo al centro dello studio pubblicato due anni prima.

«Crocidolite, or "blue" (caused by the presence of ferrous oxide) asbestos, well known as Cape Blue, is produced exclusively and extensively in the Cape Province of South Africa.»

«La crocidolite, o amianto "blu" (per la presenza di ossido ferroso), ben nota come Cape Blue, è prodotta in modo esclusivo ed estensivo nella Cape Province del Sudafrica.»

Ritaglio della pagina 17 con il passo sulla crocidolite prodotta nella Cape Province

La Cape Blue della Cape Province: la stessa fibra e la stessa provincia dello studio del 1960. Awake!, 8 maggio 1962, p. 17.

Wagner, Sleggs e Marchand avevano descritto 33 casi di mesotelioma pleurico proprio in quella provincia, quasi tutti riconducibili all'esposizione a quella fibra. L'articolo la elogia per la resistenza meccanica, la tenuta al calore e l'idoneità alla cantieristica navale: un impiego che nei decenni successivi avrebbe prodotto una delle più gravi epidemie professionali del Novecento, anche in Italia.

Il corrispondente scriveva dalla Rhodesia del Nord, cioè dall'Africa australe, la regione in cui quella ricerca era stata condotta e discussa. Nello stesso articolo elenca fra i maggiori produttori mondiali il Sudafrica e la Rhodesia del Sud, e cita le miniere di amosite del Transvaal. Non era un osservatore lontano dal tema: scriveva dall'area di cui parlava.

«Il materiale dev'essere asciutto»

L'articolo descrive con precisione il ciclo produttivo: brillamento con esplosivo per liberare la roccia amiantifera, quindi frantumazione e vagliatura ripetute. Poi una frase che oggi si legge con un brivido.

«In order to remove asbestos successfully the material must be dry. The moisture is removed by mechanical driers and the dry fiber removed by air suction.»

«Per estrarre l'amianto con successo il materiale dev'essere asciutto. L'umidità viene eliminata con essiccatori meccanici e la fibra secca viene rimossa per aspirazione.»

Ritaglio della pagina 18 sulla lavorazione a secco dell'amianto

La descrizione della lavorazione a secco. Awake!, 8 maggio 1962, p. 18.

È la descrizione esatta del processo che, dal rapporto Merewether e Price del 1930, era noto come principale via di dispersione delle fibre aerodisperse, e per il quale il Regno Unito regolamentava l'industria dal 1931. L'articolo lo racconta come un'interessante curiosità tecnica. Dei minatori che quel materiale asciutto lo respiravano non c'è una sola riga.

«Date un'occhiata in casa vostra»

Il cuore dell'articolo, però, non è nelle miniere. È a pagina 18, dove il tono si fa confidenziale e la rivista accompagna il lettore in una visita guidata alla propria abitazione, insegnandogli a riconoscere l'amianto con soddisfazione.

«Just take a look around your home. Probably asbestos cement shingles or roofing sheets keep your head dry. Walk across your floor and you may be treading on vinyl, asphalt or synthetic resin tile, all of which contain asbestos.»

«Date semplicemente un'occhiata in casa vostra. Probabilmente tegole o lastre di cemento-amianto vi tengono la testa all'asciutto. Attraversate il pavimento e potreste camminare su piastrelle di vinile, asfalto o resina sintetica, che contengono tutte amianto.»

Il giro prosegue: l'isolante dei cavi elettrici, la resistenza della stufa e della cucina, il copri-asse da stiro, le tubature in cemento-amianto che portano l'acqua potabile in casa. Poi l'automobile: ferodi dei freni, guarnizioni della frizione, candele, guarnizioni del motore, perfino il pianale davanti al vano motore.

E infine, esplicitamente, i bambini. L'articolo osserva che l'applicazione che più affascina i membri più giovani della famiglia è la tuta antincendio, e li invita a immaginare di entrare in un ambiente a 1.800 gradi Fahrenheit e uscirne indenni. Segue il richiamo al Milione di Marco Polo e all'uomo che sta fra le fiamme avvolto in un mantello d'amianto.

Pagina 18 dell'articolo, con la rassegna degli usi domestici dell'amianto

La pagina 18 per intero: il testo attraversa entrambe le colonne. In basso a sinistra comincia il passo «Just take a look around your home». Awake!, 8 maggio 1962.

Nessuna delle 101 applicazioni elencate è accompagnata da una sola parola sull'inalazione delle fibre. Non è un articolo su una lontana industria mineraria: è un invito rivolto a famiglie con bambini a cercare l'amianto nelle proprie case e a compiacersene.

Gli impieghi elencati dall'articolo, in ordine di apparizione:

• lastre di cemento-amianto nel soffitto a volta del Grand Central Terminal di New York;
• amianto come neve artificiale nelle scenografie invernali dei set cinematografici;
• imbottitura delle pareti nelle celle carcerarie;
• ogiva dei razzi vettori Vanguard lanciati da Cape Canaveral;
• tute antincendio composte per il 90 per cento di amianto;
• tessuto misto amianto-cotone per tendaggi e rivestimenti decorativi da parete;
• sipari antincendio nei teatri, a protezione del pubblico;
• copri-asse da stiro e teli per la pressatura in lavanderia;
• filtri per la chiarificazione del vino, per la penicillina e per la filtrazione dei batteri.

La polvere sul cuore

L'ultima applicazione citata, a pagina 19, è anche la più difficile da leggere oggi.

«A report to the American Medical Association mentions dusting asbestos powder over the surface of the heart to stimulate new channels of blood flow in surgical heart-aid programs.»

«Un rapporto all'American Medical Association menziona lo spolverare polvere d'amianto sulla superficie del cuore per stimolare nuovi canali di flusso sanguigno nei programmi chirurgici di assistenza cardiaca.»

Il riferimento non è inventato: negli anni Cinquanta la cardiochirurgia sperimentò davvero tecniche di poudrage pericardico con sostanze irritanti, fra cui l'amianto, per indurre la formazione di nuovi vasi in pazienti coronaropatici.[2] La procedura fu poi abbandonata. La rivista la riporta senza alcun distacco critico, come l'ennesima conferma della versatilità della fibra.

«Il più grande Scienziato di tutti»

L'articolo si chiude tornando al tema iniziale e alzando ulteriormente il registro teologico.

«...its modern applications really demonstrate how wonderfully the greatest Scientist of all prepared the only natural mineral fiber for the use of his earthly creation. Magic? Not really. Marvelous? Yes, indeed.»

«...le sue applicazioni moderne dimostrano davvero quanto meravigliosamente il più grande Scienziato di tutti abbia preparato l'unica fibra minerale naturale per l'uso della sua creazione terrena. Magia? Non proprio. Meraviglioso? Sì, davvero.»

Ritaglio della pagina 19: il passo sull'American Medical Association e la conclusione dell'articolo

Dal passo sull'American Medical Association alla frase conclusiva. Awake!, 8 maggio 1962, p. 19.


Sulla stessa pagina

C'è un ultimo dettaglio, e non lo aggiungiamo per fare dell'ironia. Immediatamente sotto la frase sul «più grande Scienziato di tutti», nella stessa pagina 19, comincia un secondo articolo. Si intitola Doctors and Transfusions, ed è il resoconto di un Testimone che racconta di aver convinto alcuni medici della fondatezza del rifiuto delle trasfusioni di sangue, lasciando l'opuscolo Blood, Medicine and the Law of God nella biblioteca di consultazione di un ospedale.

Pagina 19: la conclusione dell'articolo sull'amianto e l'inizio dell'articolo Doctors and Transfusions

Pagina 19: la benedizione della polvere d'amianto in cardiochirurgia e, poche righe più sotto, l'opposizione alle trasfusioni. Awake!, 8 maggio 1962.

Nello spazio di una singola pagina, la rivista attribuisce al progetto divino la polvere d'amianto spolverata sul cuore di un paziente cardiopatico e, poche righe più sotto, celebra come un successo l'aver fatto cambiare idea a un gruppo di chirurghi sull'opportunità di praticare trasfusioni, e l'aver collocato il proprio opuscolo nella biblioteca di consultazione di un ospedale.



Il valore di questo documento non sta nell'errore. Le riviste divulgative del 1962 erano piene di entusiasmo per l'amianto, e la Watch Tower in questo non fu né peggiore né migliore delle altre.

Sta esattamente in quel «né peggiore né migliore». Un'organizzazione che si presenta come canale di istruzione divinamente guidato, e che su questa base chiede ai propri membri decisioni sanitarie che possono costare la vita, qui si rivela per quello che è: perfettamente immersa nelle mode, nei miti e negli abbagli del proprio tempo, senza alcun accesso privilegiato alla verità. Con l'aggravante di aver messo il nome di Dio su un materiale che, secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, causa ancora oggi oltre duecentomila morti l'anno nel mondo.[3]

La fibra non era magica, e nemmeno preparata per l'uso della creazione terrena. Era soltanto un minerale, e nel 1962 c'era già chi lo sapeva.


Note

[1] J. C. Wagner, C. A. Sleggs, P. Marchand, Diffuse Pleural Mesothelioma and Asbestos Exposure in the North Western Cape Province, in British Journal of Industrial Medicine, 17 (1960), n. 4, pp. 260-271. Sui precedenti: E. R. A. Merewether, C. W. Price, Report on Effects of Asbestos Dust on the Lungs and Dust Suppression in the Asbestos Industry, HMSO, Londra 1930; R. Doll, Mortality from Lung Cancer in Asbestos Workers, ivi, 12 (1955), pp. 81-86; legge 12 aprile 1943 n. 455, «Estensione dell'assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali alla silicosi ed all'asbestosi».

[2] Sulle tecniche di rivascolarizzazione indiretta mediante poudrage pericardico, sperimentate negli anni Cinquanta e successivamente abbandonate.

[3] Organizzazione Mondiale della Sanità, scheda informativa sull'amianto.


L'articolo The "Magic" Fiber è pubblicato in Awake!, 8 maggio 1962, pp. 16-19, Watch Tower Bible and Tract Society. Le citazioni sono riportate nella lingua originale e in traduzione, in brani brevi e con l'indicazione puntuale della fonte, a scopo di critica e discussione ai sensi dell'art. 70 della legge 22 aprile 1941 n. 633.


 
   
       
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Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo
dei Testimoni di Geova
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