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Russell e la disciplina nella congregazione


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Introduzione

Questa pagina esamina come Charles Taze Russell, fondatore del movimento degli Studenti Biblici, concepiva la disciplina all'interno della congregazione, e confronta quella posizione con la dottrina dell'ostracismo introdotta dall'organizzazione a partire dal 1952.

Il confronto si basa esclusivamente su fonti primarie Watch Tower di entrambi i periodi. I risultati mostrano che le due posizioni non differiscono solo nel grado di rigore applicativo, ma nei presupposti fondamentali: chi può decidere l'esclusione, come va trattato l'escluso nella vita quotidiana, se la vergogna è uno strumento legittimo, se i legami familiari ne sono toccati, e se la separazione ha carattere definitivo o temporaneo.

La pagina è organizzata in quattro sezioni: le posizioni di Russell documentate tra il 1904 e il 1919; il confronto puntuale con la Torre di Guardia del 15 agosto 1952; l'escalation della dottrina nei decenni successivi; osservazioni conclusive.
Chi era Russell e cosa sono gli Studenti Biblici

Charles Taze Russell (1852-1916) fu il fondatore del movimento degli Studenti Biblici, da cui origina l'attuale organizzazione dei Testimoni di Geova. Russell non fondò una chiesa nel senso istituzionale del termine: la sua visione era quella di un movimento di studio della Bibbia, organizzato attorno a gruppi locali ("classi") relativamente autonomi, coordinati attraverso la rivista Zion's Watch Tower, da lui fondata nel 1879.

Alla morte di Russell nel 1916, il movimento contava alcune decine di migliaia di aderenti in diversi paesi. Sotto la guida del suo successore Joseph Franklin Rutherford (1917-1942), il movimento subì una profonda trasformazione organizzativa e dottrinale, accentuando la centralizzazione e la separazione dal mondo esterno. Fu in quel periodo che il nome "Studenti Biblici" cominciò a cedere il posto a "Testimoni di Geova" (adottato ufficialmente nel 1931), e che l'organizzazione assunse una struttura gerarchica più rigida.

Il periodo che ci interessa in questa pagina è quello russelliano (1904-1919), in cui la disciplina all'interno delle congregazioni veniva praticata secondo principi che differiscono in modo sostanziale da quelli introdotti nel 1952 sotto il presidente Nathan Homer Knorr. Il confronto diretto tra le fonti primarie dei due periodi consente di misurare con precisione la portata di questo cambiamento.


La disciplina ai tempi di Russell

Le pubblicazioni russelliane che trattano la questione disciplinare coprono un arco di quindici anni e mostrano una posizione coerente su tutti i punti essenziali.

The New Creation (1904), sesto volume degli Studi nelle Scritture, pp. 289-290, fornisce la prima formulazione sistematica:

"L'amministrazione della disciplina non è solo degli anziani, ma di tutta la Chiesa. […] In tal modo è evidente che gli anziani non dovevano essere in nessun senso giudici dei membri: si lasciava la sentenza alla Chiesa locale. […] se il trasgressore si rifiuta di dar ascolto (ubbidire) alla decisione di tutta la Chiesa, non si deve infliggere nessuna punizione. Che fare allora? La Chiesa deve semplicemente togliergli la sua amicizia e tutti i segni o le manifestazioni di fraternità. Da quel momento in poi il colpevole deve essere trattato come un pagano e un pubblicano."

Lo stesso testo, alla pagina seguente (p. 290), precisa come va trattato il separato anche dopo la decisione della congregazione:

"Né si deve parlare duramente di lui dopo la separazione; proprio come non dobbiamo inveire contro i pagani e i pubblicani, ma dobbiamo 'non dir male di nessuno' e 'far del bene a tutti gli uomini.'" (Tito 3:2; Gal. 6:10)

Il principio è ribadito anche nella descrizione del primo passo del procedimento disciplinare (p. 291), dove Russell specifica con quale spirito ci si deve avvicinare a chi ha sbagliato:

"Non si va da lui per farlo vergognare della sua condotta, né per rimproverarlo o altrimenti punirlo, ma per ottenere la cessazione del torto e, se possibile, qualche riparazione per il danno già subito."

L'edizione rivista dello stesso volume (1909, p. 303) ribadisce lo stesso principio sul piano pratico:

"I fratelli se lo incontrano per strada, non dovrebbero ignorarlo, ma dovrebbero trattarlo cortesemente. L'esclusione dovrebbe riguardare solo i privilegi dell'assemblea e qualsiasi associazione speciale con i fratelli."

La Torre di Guardia del 1° marzo 1912 (p. 4985 delle ristampe) precisa lo status della persona esclusa:

"Noi non agiamo così con i pubblicani e i peccatori. Non chiediamo al pubblicano o al peccatore di prendere parte al servizio sia come anziano o diacono o altra carica; così al fratello accusato non gli si deve chiedere di offrire la preghiera o di fare qualsiasi altra cosa che ad un altro gli si chiederebbe di fare. Così la congregazione gli toglierebbe la loro amicizia. Egli è ancora un fratello, ma non nella migliore posizione."



The Watch Tower, 1° marzo 1912, p. 4985 delle ristampe. Il testo evidenziato in giallo riporta la citazione sopra. Traduzione del passaggio evidenziato: "Nel disassociarlo, non lo si deve maltrattare; poiché non agiamo così con i pubblicani e i peccatori. Non gli si chiede di prendere parte al servizio né come anziano né come diacono né in qualsiasi altra carica; così non gli si deve chiedere di offrire la preghiera né di fare alcunché che non si chiederebbe a un estraneo. In questo modo la congregazione gli ritira la propria comunione. Egli è ancora un fratello, ma non nella migliore posizione; perché ha trascurato di ascoltare la voce dei fratelli nel modo in cui il Signore ha disposto."

La Torre di Guardia del 1° marzo 1919 (p. 6397 delle ristampe) esclude esplicitamente qualsiasi finalità punitiva o umiliante. L'articolo di riferimento si intitola "Punishing Fellow Members" (Punire i membri della congregazione) e tratta specificamente della disciplina alla luce di Matteo 18:15-17:

"Anche trattando il fratello come 'pagano o pubblicano' non significa ferirlo, punirlo, offenderlo, esporlo alla vergogna o al disprezzo davanti al mondo. […] Nel frattempo il fratello può essere trattato semplicemente con gentilezza, in modo cortese, come è appropriato per noi trattare ogni pubblicano o Gentile."



The Watch Tower, 1° marzo 1919, pp. 6396-6397 delle ristampe. I riquadri blu (p. 6396) evidenziano il contesto dell'articolo "Punishing Fellow Members": il fine della procedura disciplinare di Matteo 18 è recuperare il fratello, non punirlo. I riquadri gialli (p. 6397) evidenziano la citazione riportata sopra. Traduzione dei passaggi gialli: "Ricondurlo sulla retta via è l'obiettivo: non esporlo, non ferirlo, non punirlo; poiché il Signore ha detto: 'A me la vendetta; io la renderò.' — Romani 12:19-21. Anche trattando il fratello per un certo tempo come 'un pagano e un pubblicano' non significherebbe fargli del male, castigarlo, metterlo alla berlina, esporlo alla vergogna o al disprezzo davanti al mondo. Non siamo autorizzati a fare nessuna di queste cose né agli uomini del mondo né ai pubblicani. Nel frattempo il fratello può semplicemente essere trattato nel modo gentile e cortese in cui sarebbe appropriato trattare qualsiasi pubblicano o Gentile, privandolo solo dei diritti o privilegi speciali del saluto o del voto che appartengono alla congregazione come classe."

La stessa posizione emerge dall'articolo pubblicato nella Watch Tower del 1° aprile 1920 (pp. 100-101), che cita esplicitamente Russell e stabilisce un principio di notevole apertura:

"Non avremmo alcun motivo di contesa con chi vuole cercare la verità attraverso altri canali. Non ci rifiuteremmo di trattare qualcuno come un fratello solo perché non crede che la Società sia il canale del Signore."

E riporta a questo proposito le parole di Russell, originariamente pubblicate nella Zion's Watch Tower del 1909 (p. 293 delle ristampe):

"Sin dall'inizio abbiamo insistito che questo argomento non dovrebbe mai diventare fonte di contese o amarezze di spirito. Ciascuno giunga alle proprie conclusioni e agisca di conseguenza. Se alcuni pensano di poter essere nutriti meglio ad altre tavole, o di poter produrre cose migliori da soli, li si lasci fare. Tutti coloro che non sono soddisfatti del cibo spirituale che il nostro grande Maestro ci ha dato il privilegio di diffondere a ogni nazione dovrebbero certamente cercare ovunque qualcosa di meglio. Il nostro desiderio per loro è che possano trovare qualcosa di migliore. Se fossimo insoddisfatti noi stessi, o se sapessimo dove ottenere qualcosa di meglio, lo cercheremmo ad ogni costo."

La stessa pagina 101 aggiunge che chi non condivide la posizione della Società non dovrebbe per questo essere disassociato: "Non dovrebbe esserci alcun risentimento, né tali persone dovrebbero essere disassociate (disfellowshipped). [...] Se altri la vedono diversamente, è loro privilegio. Dovrebbe esserci piena libertà di coscienza."



The Watch Tower, 1° aprile 1920, pp. 100-101. Il riquadro giallo (p. 100) evidenzia la dichiarazione "We would not refuse to treat one as a brother" e il riferimento alla citazione di Russell (Z '09-293). Il riquadro blu (p. 101, colonna sinistra) evidenzia la citazione di Russell sulla libertà di cercare altre fonti spirituali. Il riquadro verde (p. 101, colonna destra) evidenzia l'affermazione che chi vede le cose diversamente non dovrebbe essere disassociato e che "dovrebbe esserci piena libertà di coscienza."

Infine, The New Creation (1904) chiarisce esplicitamente che la separazione non ha carattere definitivo (p. 293):

"Non la si deve considerare una separazione permanente, ma soltanto fino a quando il ripreso riconoscerà e ammetterà il suo torto e, nella misura del possibile, farà ammenda."

La Torre di Guardia del 15 agosto 1952

La Torre di Guardia del 15 agosto 1952 pubblica tre articoli consecutivi (pp. 243-253): "Mantenere l'organizzazione pura", "Giustezza della disassociazione" e "Peccato che rende il ristabilimento impossibile". Si tratta della prima esposizione pubblica sistematica della dottrina della disassociazione, corrispondente all'istruzione interna impartita da Knorr ai responsabili di congregazione nel dicembre 1951 le origini della disassociazione).

I punti di divergenza rispetto alla posizione russelliana sono netti e riguardano ogni aspetto della questione.

Chi decide. Russell indicava che "si lasciava la sentenza alla Chiesa locale" nel suo insieme. La Torre di Guardia del 1952 stabilisce invece che la decisione spetta ai "servitori" (il servitore di gruppo, l'assistente e il servitore degli studi biblici), precisando con chiarezza: "Non perché il gruppo voti al riguardo. No [...] i servitori dicono al gruppo quale azione è stata compiuta e che l'offensore non è più un membro di questa congregazione." ("Giustezza della disassociazione", §7)

Il saluto. Russell nel 1909 prescriveva che i fratelli, incontrandolo per strada, "dovrebbero trattarlo cortesemente." La Torre di Guardia del 1952 stabilisce invece: "Quelli che conoscono la situazione della congregazione non gli dovrebbero dire mai 'Salve' oppure 'Arrivederci'. Egli non è benvenuto in mezzo a noi, lo evitiamo." ("Giustezza della disassociazione", §14)

La vergogna. Russell nel 1919 escludeva esplicitamente che il trattamento dell'escluso potesse significare "esporlo alla vergogna o al disprezzo davanti al mondo." La Torre di Guardia del 1952 riprende 2 Tessalonicesi 3:14 per giustificare l'opposto: "smettete di associarvi con lui, affinché si vergogni" ("Mantenere l'organizzazione pura", §6). Al §17 del secondo articolo la finalità è enunciata senza ambiguità: chi viene ammesso alle adunanze pubbliche "potrebbe svegliarsi, provar vergogna, e pentirsi." La vergogna è uno strumento dichiarato con uno scopo dichiarato.

L'accesso alla casa privata. Russell non pone alcuna restrizione al riguardo. La Torre di Guardia del 1952 è categorica: "In nessuna circostanza egli dovrebbe essere accolto o lasciato entrare in una casa privata [...] nelle vostre case private dunque non gli aprireste mai la porta permettendogli di entrare. Non dareste mai la mano in associazione a un tale individuo." ("Giustezza della disassociazione", §18) La base scritturale citata è 2 Giovanni 9-11, un passo riferito originariamente ai propagatori di dottrine eterodosse nel I secolo, applicato qui a qualsiasi causa di esclusione.

Lo status del disassociato. Russell nel 1912 scriveva: "Egli è ancora un fratello, ma non nella migliore posizione." La Torre di Guardia del 1952 rovescia questa valutazione: "Non è uno di noi. È un rappresentante dell'organizzazione del Diavolo che cerca di corrompere, disturbare. Egli non è puro." ("Giustezza della disassociazione", §15)

L'interpretazione di Matteo 18:17. Russell fondava la sua posizione su Matteo 18:15-17, interpretando il "trattalo come un pagano e un pubblicano" come invito alla cortesia ordinaria verso chi non fa parte della congregazione. La Torre di Guardia del 1952, nell'ultimo dei tre articoli, opera una distinzione significativa: "Questa scrittura di Matteo 18:15-17 è stata usata spesso in relazione con la disassociazione o col cacciare tali persone dall'organizzazione, ma si riferisce solo all'evitarsi personalmente." ("Peccato che rende il ristabilimento impossibile", §7) La dottrina del 1952 si fonda pertanto su un diverso insieme di riferimenti scritturali: 1 Corinzi 5, Romani 16:17, 2 Giovanni 9-11. Il testo su cui Russell aveva costruito la sua posizione viene accantonato, con la precisazione che era stato "usato spesso" in modo improprio.

La dottrina dopo il 1952: oscillazioni e inasprimenti

L'evoluzione della dottrina sulla disassociazione non segue una linea progressiva, ma una serie di oscillazioni che di per sé contraddicono l'argomento della "luce progressiva":

  • 1952: la Torre di Guardia introduce l'ostracismo formale con il divieto esplicito di salutare il disassociato.
  • 1963: ulteriore inasprimento: i fedeli non devono "mostrare in alcun modo di notarlo."
  • 1974-1975: inversione di rotta. L'articolo "Manteniamo una veduta equilibrata verso i disassociati" (Torre di Guardia, 15 gennaio 1975) mette in guardia contro il rischio di passare "dalla negligenza alla severità e all'asprezza" e afferma che "non è giusto odiare la persona né è giusto trattarla in modo disumano." Il Ministero del Regno del dicembre 1974, citando quello stesso articolo, precisa: "il cristiano può salutare un disassociato che non è fra quelli descritti in II Giovanni 9-11, ma non andrebbe certo oltre una parola di saluto." (km 12/74, p. 4, grassetto aggiunto) Sul piano familiare, l'articolo stabilisce che "ciascuna famiglia deve decidere fino a che punto frequenterà i disassociati che vivono fuori casa. Questa non è una decisione che gli anziani possono prendere per loro."
  • 1982: brusca inversione di rotta. La Torre di Guardia del 1° gennaio stabilisce che "nessuno della congregazione dovrebbe salutare tali persone quando le incontra in pubblico." La posizione più mite del 1975 dura meno di dieci anni.
  • 2012-2013: ulteriore inasprimento. Le pubblicazioni descrivono apertamente l'isolamento affettivo familiare come strumento deliberato per indurre il disassociato a tornare.
  • 2024: parziale inversione. L'organizzazione reintroduce la possibilità di salutare alcuni disassociati.

Vale la pena osservare che il recente aggiornamento del 2024, che ha parzialmente reintrodotto la possibilità di salutare alcuni disassociati, era già stato espresso con le stesse parole cinquant'anni prima. Non si tratta quindi di nuova luce, ma del ripristino di una posizione già adottata e poi abbandonata. Nei decenni successivi la dottrina si inasprì ulteriormente, allontanandosi sempre più dai principi enunciati nel periodo fondativo del movimento.

Il linguaggio verso i disassociati. Sul piano del linguaggio verso i disassociati, il contrasto con Russell divenne esplicito a partire dagli anni Sessanta. Russell nel 1904 scriveva che nemmeno verso l'escluso si deve "dir male di nessuno" e che bisogna essere "pronti a far del bene a tutti gli uomini." La Torre di Guardia del 1° gennaio 1962 insegnò invece che, quando il male diventa parte inscindibile di una persona, "per odiare il male il cristiano deve odiare tale persona di cui il male è divenuto parte inscindibile." Qualche anno prima, il 15 gennaio 1959, la stessa rivista aveva scritto che verso chi persiste nel male "si deve sentire odio per la persona" e che "entrambi devono essere distrutti." Il materiale completo di questa dottrina è documentato in una pagina separata di questo sito (si veda: Odiate gli apostati).

I rapporti familiari. Sul piano dei rapporti familiari, Russell aveva scritto nel 1904 che la separazione dalla congregazione non altera "i doveri, le responsabilità e i legami naturali della famiglia." Le pubblicazioni Watch Tower degli anni Sessanta-Ottanta costruirono invece un sistema dettagliato di limitazione dei rapporti familiari con i disassociati: niente pasti in comune, niente feste, niente visite non strettamente necessarie. La Torre di Guardia del 15 giugno 1983 (p. 31) istruiva persino a organizzare le visite a un fratello o una sorella il cui coniuge fosse disassociato "forse quando il disassociato è fuori di casa", per evitare qualsiasi contatto con lui anche in quella circostanza.

La definitività della separazione. Russell nel 1904 precisava che essa "non va considerata permanente, ma soltanto fino a quando il ripreso riconoscerà il suo torto." I Testimoni di Geova potrebbero osservare che anche la loro dottrina prevede il reintegro di chi si pente. La differenza, tuttavia, non è nella possibilità teorica del ritorno, ma nella natura e nella funzione della separazione stessa. Russell descriveva un ritiro passivo dell'amicizia, destinato a cessare naturalmente al manifestarsi del ravvedimento. Le pubblicazioni Watch Tower degli anni 2012-2013 descrivono invece la privazione affettiva familiare come strumento deliberato di pressione psicologica: la Torre di Guardia del 15 giugno 2013 (p. 28) riporta con approvazione le parole di un reintegrato che attribuisce il suo ritorno al fatto che "la famiglia non aveva avuto alcun contatto con lui", e il desiderio di ritrovare i legami familiari era "diventato una delle ragioni che lo avevano indotto a tornare." La rivista esorta i lettori a tener presente questo esempio "se mai fossero tentati di mantenere i contatti." Il ritorno non viene descritto come semplice effetto spontaneo del ravvedimento, ma come conseguenza della privazione dei contatti familiari.

A un membro del Corpo Direttivo spettò nel 2014 la formulazione più esplicita di questo principio, in un discorso pronunciato a Roma il 5 gennaio (disponibile su YouTube al link https://www.youtube.com/watch?v=td22FGFywv8): "Se per qualche motivo fino ad oggi non avete aderito alla legge di Geova sulla disassociazione, fate sapere al vostro familiare che d'ora in avanti voi sarete leali a Geova." Nello stesso discorso il relatore descrisse come esemplare il caso di un fratello che per vent'anni si era astenuto dalle riunioni familiari annuali perché vi partecipava un suo congiunto disassociato. Una posizione che contrasta nettamente con quanto Russell scriveva nel 1904 e nel 1909, che escludevano espressamente qualsiasi finalità punitiva o umiliante nel trattamento degli esclusi.

I materiali completi di questo percorso storico sono raccolti nella pagina Testimoni di Geova e disassociati di questo sito.

Osservazioni

Dall'esame comparato emergono alcune considerazioni che meritano di essere enunciate con precisione.

La posizione russelliana e quella del 1952 condividono l'idea che la congregazione possa escludere chi si comporta in modo incompatibile con i suoi principi. Su questo punto non vi è discontinuità. La discontinuità riguarda le conseguenze pratiche dell'esclusione: il divieto di saluto, la chiusura della porta di casa, la descrizione del disassociato come "rappresentante dell'organizzazione del Diavolo", l'uso dichiarato della vergogna come strumento di recupero.

Va precisato che questa pagina non intende presentare Russell come un campione di libertà religiosa moderna. Russell manteneva una forte identità dottrinale, considerava errate le altre confessioni cristiane ed esercitava una significativa influenza personale sul movimento. La differenza rispetto alla dottrina successiva non riguarda l'assenza di controllo religioso, ma il grado di centralizzazione e il metodo disciplinare: la decisione era affidata alla congregazione locale nel suo insieme, non a comitati ristretti; il separato conservava il titolo di fratello; la vergogna non viene presentata nelle fonti russelliane come strumento disciplinare sistematico; i legami familiari non erano toccati.

Russell interpretava Matteo 18:17 come base per una disciplina senza ostracismo sociale. La dottrina del 1952 abbandona quel fondamento scritturale, lo dichiara pertinente solo alle dispute personali, e costruisce la nuova pratica su altri testi. Le due posizioni non differiscono solo nel rigore applicativo, ma nel sistema scritturale di riferimento.

A chi obiettasse che la dottrina attuale è semplicemente il risultato di uno sviluppo progressivo rispetto alle posizioni russelliane (la cosiddetta "luce progressiva"), va notato che il documento del 1952 non si presenta come un'aggiunta o un approfondimento: dichiara esplicitamente che l'interpretazione di Matteo 18:17 era stata "usata spesso in modo improprio." Non si tratta quindi di luce progressiva che illumina ulteriormente un principio già presente, ma di una correzione diretta delle posizioni professate dal movimento negli Studenti Biblici fin dalla sua fondazione. Analogamente, il principio della vergogna come strumento disciplinare non rappresenta uno sviluppo di quanto insegnava il movimento nel suo periodo fondativo: contraddice le parole esplicite della Torre di Guardia del 1° marzo 1919 e, prima ancora, quelle di Russell stesso nel 1904 e nel 1909, che escludevano espressamente tale finalità.

L'organizzazione presenta abitualmente le proprie pratiche come derivazioni coerenti e necessarie della Scrittura, senza soluzione di continuità rispetto alle origini del movimento. Le fonti primarie mostrano che la codificazione della moderna dottrina dell'ostracismo nei confronti dei disassociati ha una data precisa, un documento identificabile, e che rappresenta una rottura documentabile rispetto alla pratica del periodo fondativo.



Fonti primarie citate:

  • Le pubblicazioni della Watch Tower citate in questa pagina sono consultabili e verificabili nell'archivio digitale
    La Bibliothèque — JW-Wayback, che raccoglie le edizioni storiche della rivista in formato PDF.
  • C.T. Russell, The New Creation (Studies in the Scriptures, vol. VI), 1904, pp. 289-291, 293.
    Il libro è disponibile in formato PDF scaricabile direttamente da questo sito: link.
  • C.T. Russell, The New Creation, ed. 1909, p. 303
  • Zion's Watch Tower, 1° marzo 1912, p. 4985 delle ristampe
  • Zion's Watch Tower, 1° marzo 1919, p. 6397 delle ristampe
  • La Torre di Guardia, 15 agosto 1952, pp. 243-253: "Mantenere l'organizzazione pura"; "Giustezza della disassociazione"; "Peccato che rende il ristabilimento impossibile"
  • La Torre di Guardia, 15 gennaio 1959, p. 423
  • La Torre di Guardia, 1° gennaio 1962, p. 4
  • La Torre di Guardia, 15 giugno 1983, p. 31
  • La Torre di Guardia, 15 aprile 2012, p. 12
  • La Torre di Guardia, 15 giugno 2013, p. 28
  • Discorso di un membro del Corpo Direttivo, Roma, 5 gennaio 2014 (https://www.youtube.com/watch?v=td22FGFywv8)

 
   
       
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Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo
dei Testimoni di Geova
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