Il verbo greco bebaio e la TNM
Il verbo greco bebaio è usato più volte nel Nuovo Testamento. Il suo significato è: confermare, consolidare, sostenere, rendere sicuro.[1] Vediamo alcuni esempi per coglierne meglio il senso:
«...allora essi partirono e predicarono dappertutto mentre il Signore operava insieme a loro e confermava le parole con i prodigi che l'accompagnavano» (Marco 16:20, CEI); TNM: «...sosteneva il messaggio con i segni che l'accompagnavano».
La TNM, come si può notare, traduce in modo analogo attribuendo a bebaio lo stesso significato. Ciò avviene in tutti i casi in cui ricorre questo verbo:
«...poiché dico che Cristo divenne ministro di quelli che sono circoncisi a favore della veridicità di Dio per confermare le promesse che Egli aveva fatto ai loro antenati» (Romani 15:8). 1 Cor. 1:6: «...la testimonianza circa Cristo è stata resa ferma fra voi». Ebrei 2:3: «...cominciò ad essere annunciata mediante il nostro Signore e fu confermata per noi da quelli che lo udirono».
La TNM rende quindi sempre correttamente il verbo bebaio, con un'unica eccezione ricorrente: Filippesi 1:7, dove — sin dall'edizione del 1963 e fino ad oggi — il verbo viene reso con un'accezione legale-istituzionale. La TNM 2017 e la TNM per lo studio del 2024 recitano:
«È più che giusto che io pensi questo di tutti voi, perché vi ho nel cuore, voi che siete partecipi con me dell'immeritata bontà sia nelle mie catene sia nel difendere e far riconoscere legalmente la buona notizia» (Filip. 1:7, TNM).
La CEI traduce invece: «...sia quando sono in catene che quando difendo e confermo il Vangelo, voi tutti siete partecipi della grazia che mi è data». L'intero contesto è di carattere affettivo e pastorale: Paolo parla di affetto reciproco, di partecipazione comune alla sofferenza e alla predicazione. Non vi è alcun riferimento a procedure legali, a istanze presentate alle autorità o a tentativi di ottenere un riconoscimento istituzionale.
Secondo il Corpo Direttivo, dunque, solo in questo versetto bebaio assumerebbe un significato diverso da quello che ha in tutto il resto del Nuovo Testamento. Se nel termine esistesse davvero un'accezione specificamente "legale-istituzionale", questa dovrebbe coerentemente emergere anche in tutti gli altri passi in cui esso ricorre.[2]
Questo sembra essere il classico caso in cui prima si stabilisce una "dottrina" e poi si traduce in modo tale da avere qualche versetto che la sostenga. Alla WTS serviva un versetto che sostenesse il fatto che l'Organizzazione si rivolge allo Stato per ottenere riconoscimenti e vantaggi di carattere legale, ed ecco che Filip. 1:7 è stato tradotto inserendo nel testo un "legalmente" che al massimo poteva essere una sfumatura implicita del termine, non il suo significato diretto.

Opuscolo del 1950
È significativo che questa lettura legale-istituzionale del versetto circolasse nell'Organizzazione già tredici anni prima che venisse impressa nella prima edizione della TNM: nel 1950 Hayden C. Covington, avvocato della Watchtower Society, pubblicò un libro intitolato proprio
Defending and Legally Establishing the Good News — titolo tratto direttamente da quella che sarebbe poi diventata la traduzione ufficiale di Filip. 1:7. [3]
Con questa resa Paolo sembrerebbe affermare che i Filippesi hanno partecipato con lui a ottenere il riconoscimento ufficiale del vangelo da parte dello Stato romano — il che è una palese assurdità, storicamente e testualmente. La ragione di questa forzatura è evidente: il passo di Filip. 1:7 viene sistematicamente citato dall'Organizzazione per "giustificare" scritturalmente i propri tentativi di riconoscimento legale da parte dei governi. Alcuni esempi dalle pubblicazioni della Società Torri di Guardia:[4]
«Paolo si appellò alle autorità per stabilire legalmente la predicazione della buona notizia. (Atti 16:35-40; 25:8-12; Filippesi 1:7) In maniera simile, recentemente i testimoni di Geova hanno chiesto e ottenuto il riconoscimento legale della loro opera in Germania Orientale, Ungheria, Polonia, Romania, Benin e Myanmar (Birmania)» (La Torre di Guardia, 1/11/90, p. 20, par. 11).
«Anche i testimoni di Geova si valgono delle disposizioni vigenti per 'difendere e stabilire legalmente la buona notizia'. — Filippesi 1:7» (La Torre di Guardia, 15/6/90, p. 24, par. 14).
«Pertanto, il diritto romano rese possibile "difendere e stabilire legalmente la buona notizia" (Filip. 1:7)» (La Torre di Guardia, 15/2/15, pp. 22-23, par. 14).
«Il fatto che i Testimoni di Geova siano riusciti a "difendere e stabilire legalmente la buona notizia" è un'altra prova del sostegno fornito dalla potente mano di Geova (Filip. 1:7). Alcuni governi hanno cercato di fermare completamente l'opera del popolo di Dio. Ma quando riflettiamo sul passato e vediamo che i Testimoni di Geova hanno riportato almeno 268 vittorie legali presso tribunali di alto grado, di cui 24 presso la Corte europea dei diritti dell'uomo dal 2000 in poi, diventa evidente che nessuno può fermare la mano di Dio» (La Torre di Guardia, 15/10/15, p. 7, par. 13).
«Ciò che Paolo aveva scritto era vero. Geova aveva permesso che si verificasse un'ingiustizia, ma questo alla fine era servito a "difendere e stabilire legalmente la buona notizia" (Filip. 1:7). I magistrati ci avrebbero pensato due volte prima di mettersi contro la congregazione cristiana che si era formata di recente nella loro città» (La Torre di Guardia, agosto 2017, p. 10, par. 8).
Supponiamo comunque che la traduzione "far riconoscere legalmente" sia corretta e proviamo quindi a rendere nello stesso modo anche gli altri passi in cui ricorre il verbo bebaio:
Marco 16:20: «...far riconoscere legalmente il messaggio con i segni che l'accompagnavano». Romani 15:8: «...poiché dico che Cristo divenne ministro di quelli che sono circoncisi a favore della veridicità di Dio per far riconoscere legalmente le promesse che Egli aveva fatto ai loro antenati». 1 Cor. 1:6: «...la testimonianza circa Cristo è stata fatta riconoscere legalmente fra voi». Ebrei 2:3: «...cominciò ad essere annunciata mediante il nostro Signore e fu fatta riconoscere legalmente per noi da quelli che lo udirono».
Afferriamo in questo modo un punto fondamentale: in tutti questi casi a "far riconoscere legalmente" il messaggio, le promesse, la testimonianza e la salvezza, furono Dio, Cristo e gli apostoli — tramite segni, miracoli, adempimenti di profezie. Non vi è in nessuno di questi contesti il benché minimo riferimento a un riconoscimento istituzionale da parte di un'autorità civile. La resa risulta in tutti i casi palesemente incongrua.[5]
Anche nel caso di Filip. 1:7 il significato di bebaio è, ovviamente, lo stesso che ha in tutto il resto delle Scritture, in armonia con i lessici greci. Paolo afferma di provare affetto verso i Filippesi perché hanno partecipato con lui alla difesa, alla propagazione e al consolidamento del vangelo. Questo "consolidamento del Vangelo" si realizzò attraverso la perseveranza dei cristiani nel predicare e nel diffondere il messaggio di Cristo. Le autorità governative e le leggi di Cesare non ebbero nulla a che vedere con tutto questo.[6]
Note:
[1] «bebaios,... stabile, saldo, costante, sicuro, certo... 2. di persona, fermo, deciso, costante, sicuro... to bebaion certezza, fermezza, decisione...» — Dizionario Illustrato Greco-Italiano di H. Liddell e R. Scott, Casa Editrice Le Monnier, 1975, Firenze. Dello stesso avviso è il principale lessico del greco neotestamentario: «to cause something to be known as certain and beyond doubt, confirm, establish» (A Greek-English Lexicon of the New Testament and Other Early Christian Literature, W. Bauer, F.W. Danker, W.F. Arndt, F.W. Gingrich [BDAG], 3ª ed., University of Chicago Press, 2000, p. 172, s.v. βεβαιόω). Nessuna delle accezioni elencate rimanda all'idea di un riconoscimento formale da parte di un'autorità statale. Non esistono versioni bibliche che rendano il passo di Filip. 1:7 come nella TNM.
[2] «Si è mantenuta l'uniformità di versione assegnando un significato a ciascuna parola principale e rispettando tale significato fin dove il contesto lo permette» — Introduzione alla TNM con riferimenti, p. 7, § 3. La Società Torre di Guardia enuncia dunque essa stessa il principio che viola.
[3] H.C. Covington, Defending and Legally Establishing the Good News, Watchtower Bible and Tract Society, Brooklyn NY, 1950. Il testo è consultabile e scaricabile liberamente in formato PDF cliccando qui.
[4] Gli episodi degli Atti citati in alcune di queste fonti vengono messi in relazione con Filip. 1:7 come se dimostrassero una strategia apostolica di "riconoscimento legale". Si noti però che in Atti 16:35-40 — che riferisce delle esperienze di Paolo a Filippi, dove fu incarcerato e poi liberato in quanto cittadino romano — non c'è alcun tentativo di ottenere un riconoscimento istituzionale del Cristianesimo: i magistrati si limitarono a scarcerare Paolo, che avevano imprigionato ingiustamente, pregandolo di andarsene. In Atti 25:8-12 Paolo si appellò a Cesare unicamente per dimostrare l'infondatezza delle accuse mossegli dai Giudei — un processo svoltosi nel 58 d.C., otto anni dopo i fatti di Filippi e in tutt'altra sede geografica (Cesarea). Nessuno dei due episodi ha a che fare con il tentativo di far riconoscere legalmente un'organizzazione religiosa.
[5] San Paolo spiega chiaramente che la "sicurezza" o la "conferma" indicata dal termine bebaios non deriva dalla legge — tanto meno da quella di Cesare, che non è mai chiamata in causa — ma esclusivamente dalla fede. In Romani 4:13-16 l'apostolo argomenta che non è in virtù della Legge che Abramo e i suoi discendenti diventano eredi del mondo, ma solo in virtù della giustizia che deriva dalla fede; e conclude: «...eredi si diventa per la fede... e così la promessa sia sicura (bebaian) per tutta la discendenza». Analogamente, in Ebrei 3:14: «Siamo divenuti partecipi di Cristo a condizione di mantenere salda (bebaian) sino alla fine la fiducia che abbiamo avuto da principio». Anche qui bebaian non ha nulla a che vedere con i "diritti legali" dei cristiani nei confronti dello Stato.
[6] Un TdG ha segnalato una pagina in lingua inglese nella quale pare si sostenga la correttezza della TNM. In un trafiletto di questa rivista si legge:
«Thus, in v 10, Peter does not simply repeat his earlier command to diligently add the qualities of vv 5-7. Instead he enjoins his readers to make their calling and election sure. But this statement has often been misinterpreted and misapplied. It deserves our careful attention. The Greek word translated "sure" is the adjective bebaios. Moulton and Milligan give us helpful insight into this word. They write: Deissmann (BS, p. 104 ff.) has shown very fully how much force the technical use of this word and its cognates to denote legally guaranteed security adds to their occurrence in the NT» (il neretto è mio).
Si tratta di un articolo evangelico che, nel commentare 2 Pietro 1:10 (dove ricorre l'aggettivo bebaios), cita la ricerca di Deissmann sui papiri greci, nei quali bebaios e i suoi derivati compaiono in contesti contrattuali con il significato di "garanzia" offerta dal venditore all'acquirente contro rivendicazioni di terzi (cfr. A. Deissmann, Bible Studies, T&T Clark, Edimburgo, 1901, pp. 104-109). Occorre però chiarire un punto essenziale: anche in quel contesto tecnico-giuridico il significato del termine è "rendere saldo, garantire, assicurare la solidità di un atto" — non "ottenere un riconoscimento da parte dello Stato". Sono due cose radicalmente diverse. La "garanzia" contrattuale attesta la solidità di un impegno già concluso tra le parti; il "riconoscimento legale" che i TdG ricercano è l'omologazione istituzionale di un'organizzazione religiosa da parte di un'autorità pubblica. Applicare la prima accezione per giustificare la seconda significa compiere un salto logico privo di qualsiasi base testuale. L'articolo evangelico, del resto, non sostiene affatto la resa della TNM: discute il problema dell'interpretazione teologica del versetto nel contesto della dottrina protestante della salvezza — questione del tutto diversa dalla traduzione del verbo. Sul significato di bebaioō in Filippesi 1:7 i commentatori accademici sono concordi: il termine indica la difesa attiva e il consolidamento del vangelo attraverso la predicazione e la testimonianza di vita, non attraverso procedure giuridiche (cfr. G.F. Hawthorne, Philippians, Word Biblical Commentary, vol. 43, Word Books, Waco TX, 1983, p. 22; G.D. Fee, Paul's Letter to the Philippians, NICNT, Eerdmans, Grand Rapids, 1995, p. 96). Avvertenza: i numeri di pagina dei commentari vanno verificati sulle edizioni cartacee prima della pubblicazione.