Tu sarai con me in Paradiso... Luca 23:43

Come si può notare, esiste una significativa differenza nella punteggiatura di questo versetto. In tutte le versioni italiane della Bibbia la promessa di Gesù al ladrone si realizza "oggi", cioè nello stesso giorno in cui venne pronunciata. Nella Traduzione del Nuovo Mondo (TNM) la promessa viene invece spostata in un imprecisato futuro.Gli rispose: «In verità ti dico: oggi sarai con me nel paradiso» (CEI).Gesù gli disse: «Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso» (Nuova Riveduta).Allora Gesù gli disse: «In verità ti dico: oggi tu sarai con me in paradiso» (Nuova Diodati).Ed egli disse a lui: "Veramente ti dico oggi: Tu sarai con me in Paradiso" (TNM).And he said to him: "Truly I tell you today, You will be with me in Paradise" (NWT).
Nelle Scritture greche cristiane questa frase si trova settantaquattro volte.
Il Corpo Direttivo per settantatrè volte la traduce a se stante, staccata da quello che segue, adoperando o la preposizione "che", o i due punti o la virgola. Una sola volta la frase non è a sé, staccata: è il caso di Luca 23:43. Ecco elencati i 73 casi in cui "Amen, ti dico" è nella Traduzione del Nuovo Mondo a sé, staccato da tutto il solito modo di dire di Gesù:
- Mt 5:18 "poiché veramente vi dico che..."
- Mt 16:28 "veramente vi dico che..."
- Mt 19:23 "veramente vi dico che..."
- Mt 21:31 "veramente vi dico che..."
- Mt 24:34 "veramente vi dico che..."
- Mc 3:28 "veramente vi dico che..."
- Mc 11:23 "veramente vi dico che..."
- Mc 12:43 "veramente vi dico che..."
- Mc 13:30 "veramente vi dico che..."
- Lc 4:24 "veramente vi dico che..."
- Mt 5:26 "difatti io ti dico: Certamente..."
- Mt 6:2 "veramente vi dico: Essi..."
- Mt 6:5 "veramente vi dico: Hanno..."
- Mt 6:16 "veramente vi dico: Essi..."
- Mt 8:10 "vi dico la verità: In..."
- Mt 10:15 "veramente vi dico: Nel..."
- Mt 10:23 "veramente vi dico: Non..."
- Mt 10:42 "veramente vi dico, non..."
- Mt 11:11 "veramente vi dico: Fra..."
- Mt 13:17 "veramente vi dico: Molti..."
- Mt 17:20 "veramente vi dico: Se..."
- Mt 18:3 "veramente vi dico: A meno..."
- Mt 18:13 "certamente vi dico, si..."
- Mt 18:18 "veramente vi dico: Tutte..."
- Mt 19:28 "veramente vi dico: Nella..."
- Mt 21:21 "veramente vi dico: Se..."
- Mt 23:36 "veramente vi dico: Tutte..."
- Mt 24:2 "veramente vi dico: Non..."
- Mt 24:47 "veramente vi dico: Lo..."
- Mt 25:12 "vi dico la verità: Non..."
- Mt 25:40 "veramente vi dico: In..."
- Mt 25:45 "veramente vi dico: In..."
- Mt 26:13 "veramente vi dico: Dovunque..."
- Mt 26:21 "veramente vi dico: Uno..."
- Mt 26:34 "veramente ti dico: Questa..."
- Mc 8:12 "veramente vi dico: A questa..."
- Mc 9:1 "veramente vi dico: Alcuni..."
- Mc 9:41 "veramente vi dico, non..."
- Mc 10:15 "veramente vi dico: Chiunque..."
- Mc 10:29 "veramente vi dico: Non..."
- Mc 14:9 "veramente vi dico: Dovunque..."
- Mc 14:18 "veramente vi dico: Uno..."
- Mc 14:25 "veramente vi dico: Non..."
- Mc 14:30 "veramente ti dico: Oggi..."
- Lc 11:51 "Sì, vi dico, sarà..."
- Lc 12:37 "veramente vi dico: Egli..."
- Lc 18:17 "veramente vi dico: Chiunque..."
- Lc 18:29 "veramente vi dico: Non..."
- Lc 21:32 "veramente vi dico: Questa..."
- Gv 1:51 "verissimamente vi dico: Vedrete..."
- Gv 3:3 "verissimamente ti dico: A meno..."
- Gv 3:5 "verissimamente ti dico: A meno..."
- Gv 3:11 "verissimamente ti dico: Noi..."
- Gv 5:19 "verissimamente vi dico: Il Figlio..."
- Gv 5:24 "verissimamente vi dico: Chi..."
- Gv 5:25 "verissimamente vi dico: L'ora..."
- Gv 6:26 "verissimamente vi dico: Voi..."
- Gv 6:32 "verissimamente vi dico: Mosè..."
- Gv 6:47 "verissimamente vi dico: Chi..."
- Gv 6:53 "verissimamente vi dico: Se..."
- Gv 8:34 "verissimamente vi dico: Chiunque..."
- Gv 8:58 "verissimamente vi dico: Prima..."
- Gv 10:1 "verissimamente vi dico: Chi..."
- Gv 10:7 "verissimamente vi dico: Io..."
- Gv 12:24 "verissimamente vi dico: A meno..."
- Gv 13:16 "verissimamente vi dico: Lo schiavo..."
- Gv 13:20 "verissimamente vi dico: Chi..."
- Gv 13:21 "verissimamente vi dico: Uno..."
- Gv 13:38 "verissimamente vi dico: Il gallo..."
- Gv 14:12 "verissimamente vi dico: Chi..."
- Gv 16:20 "verissimamente vi dico: Voi..."
- Gv 16:23 "verissimamente vi dico: Se..."
- Gv 21:18 "verissimamente vi dico: Quando..."
- Lc 23:43 "Veramente ti dico oggi: Tu sarai con me in paradiso."
È l'unica volta che per il Corpo Direttivo la solita frase di Gesù "veramente ti dico:...." diventa: "veramente ti dico oggi".
Nel testo greco di Wescott e Hort, definito "accurato" dalla Società Torre di Guardia, c'è la virgola dopo la parola "dico" (legô):«L'accurato testo di Westcott e Hort è servito come testo base per numerose traduzioni recenti, fra cui la Traduzione del Nuovo Mondo» - w78 15/9 p. 13.

Pag. 408 di The Kingdom Interlinear Translation of the Greek Scriptures, ed. 1969
La nota in calce nell'Interlineare dice: «"Oggi." Il testo di Wescott and Hort mette una virgola nel testo greco prima della parola "oggi". Nel greco originale non c'è la virgola. Perciò noi omettiamo la virgola davanti a "today"».
In realtà non si limitano ad omettere la virgola ma la spostano a dopo 'today', conferendo così al testo sacro un senso a favore della loro ideologia laddove, semplicemente omettendola, anche l'interpretazione comune avrebbe diritto di cittadinanza e, per logica di senso, più ragionevole.
L'obiezione teologica dei Testimoni di Geova e la risposta
I Testimoni di Geova sostengono che Gesù non avrebbe potuto portare il ladrone in paradiso "quello stesso giorno" per un motivo cronologico: Gesù rimase nella tomba tre giorni prima della risurrezione, e poi trascorse altri quaranta giorni sulla terra prima di ascendere al cielo (At 1:3-9). Pertanto — ragionano — "oggi" non può riferirsi al giorno della crocifissione, ma è semplicemente un'espressione solenne di Gesù per dire «ti do la mia parola»; la realizzazione della promessa sarebbe rinviata a un futuro indefinito.
L'obiezione, per quanto superficialmente coerente, ignora sia la natura della promessa sia le implicazioni della propria dottrina sullo stato dei morti.
1. "Paradiso" non è sinonimo di "Cielo" o del regno millenario
La parola greca parádeisos (παράδεισος) ricorre tre volte nel Nuovo Testamento: in Luca 23:43, in 2 Corinzi 12:4 e in Apocalisse 2:7. Nella letteratura giudaica del Secondo Tempio, il termine designava il "seno di Abramo" (Lc 16:22-23), cioè il luogo di pace in cui le anime dei giusti attendono la risurrezione — uno stato intermedio di beatitudine, non ancora la condizione finale. Non è quindi il Cielo in senso pieno, né il regno messianico terrestre che i TdG collocano dopo Armaghedon.
Gesù stesso, parlando del seno di Abramo in Luca 16:22-26, descrive un luogo di consolazione accessibile immediatamente dopo la morte, senza attendere nessuna risurrezione. Il ladrone penitente non aveva bisogno di aspettare che Gesù risuscitasse o ascendesse al Cielo: le anime dei giusti entravano in quel "paradiso" immediatamente.
Vale la pena segnalare che la stessa pubblicazione ufficiale Ragioniamo dalle Scritture (Roma 1985, pp. 255-256), nel tentativo di escludere questa interpretazione, cita il Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento (p. 1166) per affermare che l'idea del paradiso come dimora intermedia dei giusti deriverebbe dalla filosofia greca. Ma la citazione è troncata: lo stesso dizionario, alla pagina seguente (p. 1167), afferma esplicitamente che in Luca 23:43 il paradiso è «l'attuale temporaneo e nascosto soggiorno dei giusti: Gesù promette al ladrone di aver parte con lui in paradiso già "oggi", facendolo partecipare al perdono e alla felicità». Questa parte è omessa da Ragioniamo. Analogamente, la stessa pubblicazione cita il Dictionary of the Bible di Hastings (vol. III, pp. 669-670) per suggerire che il concetto di paradiso intermedio fosse incerto nel giudaismo antico, omettendo che alla pagina successiva (p. 671) lo stesso Hastings afferma che «la credenza in un Paradiso inferiore prevalse tra i Giudei» e che, riferendosi a Lc 23:43, «Cristo si riferiva al Paradiso celeste».
2. La dottrina TdG sull'incoscienza dei morti smonta la stessa obiezione
I Testimoni di Geova insegnano che i morti si trovano in uno stato di totale incoscienza, paragonabile a un sonno profondo senza sogni, in attesa della risurrezione. Questa dottrina si applica a tutti i morti, incluso Gesù durante i tre giorni nella tomba.
Ma questo principio, applicato coerentemente, svuota l'obiezione stessa. Se il ladrone era privo di coscienza dopo la morte, per lui non esisteva alcuna percezione del tempo trascorso tra la morte e la risurrezione: nessuna attesa, nessun "domani" soggettivo. Dal suo punto di vista, il passaggio dalla morte al risveglio nel paradiso sarebbe stato istantaneo — si addormenta sulla croce e si risveglia nel paradiso, senza soluzione di continuità soggettiva. La parola "oggi" pronunciata da Gesù sarebbe quindi pienamente realizzata anche nella prospettiva dottrinale dei TdG: per il ladrone, il paradiso sarebbe arrivato lo stesso giorno in cui Gesù glielo promise.
3. Il confronto con Mc 14:30 smonta l'interpretazione TdG sul piano filologico
Nella propria lista dei 73 paralleli (vedi sopra), la Traduzione del Nuovo Mondo traduce Mc 14:30 così: «veramente ti dico: Oggi, questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, tu mi rinnegherai tre volte». Qui la parola "oggi" è parte integrante del contenuto della promessa — è un riferimento temporale preciso che qualifica quando accadrà l'evento annunciato. È esattamente la stessa struttura grammaticale di Luca 23:43. La coerenza richiederebbe che anche in Lc 23:43 "oggi" qualifichi il momento del compimento, non la solennità della dichiarazione. La ragione di questa incoerenza è stata lucidamente individuata: in Mc 14:30 la TNM non ha «la preoccupazione di dimostrare che l'anima muore», e traduce quindi correttamente; in Lc 23:43 quella preoccupazione dottrinale condiziona invece la scelta traduttiva.
4. La formula "veramente ti dico" non ha mai bisogno di rafforzativi temporali
In tutti e 73 i casi paralleli elencati, la formula "veramente ti dico" (o "verissimamente vi dico") è di per sé un'asserzione solenne che non richiede l'aggiunta di "oggi" per essere enfatica. L'aggiunta di "oggi" in Luca 23:43 — nella lettura TdG — sarebbe dunque un'asserzione di solennità pleonastica e priva di precedenti nell'intero corpus evangelico. Che senso avrebbe dire "ti dico oggi"? Si contrapporrebbe forse a un possibile "ti dico ieri" o "ti dico domani"?
C'è inoltre un argomento filologico preciso: se Luca avesse voluto includere "oggi" nella prima parte della frase, come intendono i TdG, avrebbe potuto scrivere "In verità oggi ti dico" (cambiando l'ordine delle parole) oppure "In verità ti dico oggi che" (aggiungendo la congiunzione greca hoti). Entrambe le costruzioni avrebbero giustificato pienamente la lettura TdG. Siccome però in Luca 23:43 non ricorre nessuno dei due casi, la punteggiatura della TNM risulta filologicamente ingiustificata. Non a caso, in tutti gli altri passi in cui nel Nuovo Testamento ricorre la congiunzione hoti dopo "veramente ti dico" — ad esempio Lc 4:21; 19:9; Mc 14:30; Mt 5:20 — la formula introduce chiaramente il contenuto della dichiarazione, non il momento in cui essa viene pronunciata.
Vale inoltre la pena ricordare che "oggi" è una parola tipicamente lucana, usata dall'evangelista in contesti in cui sottolinea l'attualità e l'immediatezza della salvezza portata da Gesù: Lc 2:11; 4:21; 5:26; 19:5.9. In Luca 23:43 questa parola conclude la missione di salvezza di Gesù assumendo tutto il suo spessore: la salvezza arriva per quest'uomo proprio "oggi", nel momento stesso della promessa.
5. Le altre traduzioni citate dalla Watch Tower
I Testimoni di Geova sostengono che la loro non sarebbe l'unica traduzione a spostare "oggi" in unione con il "ti dico". Le pubblicazioni Watch Tower citano a sostegno la Emphasised Bible di J.B. Rotherham, le versioni tedesche di L. Reinhardt e W. Michaelis, la traduzione di G. Lamsa e la versione siriaca curetoniana del V secolo (Perspicacia delle Scritture, vol. II, voce "Paradiso"; La Torre di Guardia 15 ottobre 1991, pp. 29-30; Ragioniamo dalle Scritture, pp. 254-258).
L'argomento è però più debole di quanto appaia, per diverse ragioni.
In primo luogo, come già documentato sopra, la stessa Traduzione del Nuovo Mondo traduce gli altri 73 passi in cui ricorre la formula "veramente ti dico" mantenendo i due punti prima dell'enunciato che segue — e non prima di "oggi". Tra questi 73 passi compare Mc 14:30, dove la TNM stessa scrive: «veramente ti dico: Oggi, questa stessa notte...». Se il Corpo Direttivo ritenesse che "oggi" debba sempre legarsi alla formula solenne "veramente ti dico", avrebbe dovuto adottare la stessa punteggiatura anche in questo versetto. Non lo ha fatto. È dunque una scelta applicata selettivamente e in un unico caso su settantaquattro.
In secondo luogo, riguardo a Rotherham: lo stesso Ragioniamo dalle Scritture (p. 257) afferma che la sua Emphasised Bible «concorda con la punteggiatura della Traduzione del Nuovo Mondo». Si tratta però di una mezza verità. Rotherham riporta nel testo la punteggiatura con "oggi" unito al "ti dico", ma in nota rimanda esplicitamente all'interpretazione opposta, riconoscendola come ugualmente valida. Non è dunque un testimone univoco a favore della posizione TdG.
In terzo luogo, la traduzione di Michaelis, citata con favore dalla Torre di Guardia del 15 ottobre 1991 (pp. 29-30) e del 1° marzo 1991 (p. 27), rende il versetto così: «Veramente, io ti do questa assicurazione proprio oggi: Tu (un giorno) sarai insieme a me in Paradiso». Le parole tra parentesi "(un giorno)" non esistono nel testo greco: sono un'aggiunta interpretativa esplicita del traduttore, non una traduzione. Una versione che deve inserire nel testo parole inesistenti nell'originale per sostenere la propria lettura non può essere addotta come prova filologica.
In quarto luogo, riguardo all'argomento aramaico di Lamsa, citato dalla Svegliatevi! del 22 gennaio 1980 (pp. 26-28): Lamsa sostiene che in aramaico "oggi" usato in questo modo enfatizza il giorno in cui viene fatta la promessa come garanzia della sua certezza, e che perciò il versetto andrebbe reso come fa la TNM. Ma l'argomento è a doppio taglio. Se "oggi" serve a sottolineare che la promessa è stata fatta in quel preciso giorno e sarà sicuramente mantenuta, il significato naturale è esattamente quello tradizionale — la promessa è certa perché pronunciata in quel momento solenne, e si realizza in quel giorno stesso. L'argomento di Lamsa non esclude affatto la lettura tradizionale; semmai la conferma. Va inoltre ricordato che Lamsa non traduceva dal testo greco, che è il testo che i TdG stessi dichiarano di voler seguire, ma dalla Peshitta siriaca, una tarda traduzione aramaica del Nuovo Testamento.
In quinto luogo, riguardo alla versione siriaca curetoniana del V secolo, citata anch'essa a sostegno: il rinomato studioso di greco Bruce Metzger ha illustrato che essa ridetermina l'ordine delle parole nel testo greco, modificandone in tal modo il significato. Non è dunque una testimonianza indipendente a favore della lettura TdG, ma una versione che ha già operato una scelta interpretativa propria.
In sesto luogo, la stessa Torre di Guardia del 15 ottobre 1991 ammette che già nel III secolo Origene sosteneva la lettura tradizionale — «oggi sarai con me nel paradiso di Dio» — e che solo nel IV secolo si trovano alcuni scrittori ecclesiastici che argomentano in senso contrario. Questo significa che la lettura tradizionale è attestata ininterrottamente dall'antichità, mentre quella alternativa è minoritaria già nel IV secolo, epoca che la stessa Watch Tower indica come periodo di progressiva corruzione dottrinale. La versione siriaca curetoniana risale al V secolo — ancora più tarda.
Infine, il peso complessivo delle testimonianze è schiacciante dall'altra parte. Come già documentato all'inizio di questa pagina, anche il testo critico di Westcott e Hort — definito "accurato" dalla stessa Torre di Guardia (w78 15/9, p. 13) — pone la virgola prima di "oggi", e la nota in calce della stessa TNM è costretta ad ammetterlo, giustificando lo spostamento con il pretesto che «nel greco originale non c'è la virgola». Ma, come si è visto, non la omettono: la spostano, conferendo al testo un significato che il testo greco non impone.