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I Testimoni di Geova -
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analisi critica di un culto

Gli ex TdG sono inaffidabili? Alcune considerazioni



Il testo che segue è tratto da un intervento pubblicato nel Forum Infotdgeova da Quixote, utente storico del forum, in risposta a una domanda ricorrente: gli ex Testimoni di Geova sono fonti attendibili? L'argomentazione, sviluppata con rigore logico e senza concessioni alla polemica, è qui riproposta con minimi adattamenti redazionali.


L'apologetica non mira alla verità

Corretta la domanda, ma la risposta è complessa. Va bene restituire al mittente la patente di inaffidabilità, perché è notorio che un apologeta, qualsiasi apologeta, non sia affidabile a priori; l'apologetica è, letteralmente, "l'arte della difesa", e in quanto tale non mira alla verità dell'enunciato, ma alla persuasione. Vale a dire che è fondamentalmente retorica, non dialettica; sfrutta elementi emotivi, non dati obiettivi, che anzi vengono intrecciati in maniera spesso tendenziosa e distorta per giustificare le proprie posizioni, a scapito di quelle contrarie. Per cui, quando l'apologeta dà un giudizio, questo non va mai preso a scatola chiusa, ma va vagliato serenamente, in modo equilibrato e ad ampio spettro.

La fallacia del contrattacco

In effetti non basta restituire al pulpito la critica, perché se dico: «l'apologeta TdG è inaffidabile, ergo quanto dice è falso», incappo nella stessa fallacia logica che gli imputo. Se un ladro mi dice che ho rubato, non posso smentirlo perché è un ladro: devo fornire le prove della mia innocenza. Vero è che nella fattispecie non è immediato farlo, perché è vero che molti ex TdG siano tendenziosi e "arrabbiati"; ma è anche vero che questo significa poco o nulla, perché quello che conta non è come gli ex presentano i dati, ma il grado di verità dei dati stessi.

Il depistaggio apologetico

Se ci avete seguíto fin qui avrete già capito dove voglio arrivare: quello che dicono o scrivono gli apologeti è, in buona sostanza, un depistaggio. Poiché non possono contraddire i dati, cercano di mettere in cattiva luce chi li riporta. Un artificio retorico, insomma, mirante, come da premessa, alla persuasione (o all'auto-persuasione), non alla verità.

E qui diviene quasi irrilevante quello che gli ex dicono, o come lo dicono, perché sono i fatti che smentiscono i TdG. Le brutture dell'ostracismo sono dichiarate dalle loro stesse riviste, sono parto del loro Corpo Direttivo: chi mente, l'apologeta o l'ex TdG? L'invito all'ignoranza, ovvero la svalutazione dell'università e della cultura, è invenzione degli ex, o è reale? Possono affermare che i loro organi dirigenti non la perseguano, che non sia presente nelle loro pubblicazioni o nelle Sale del Regno? In una di queste, l'unica volta che ci sono andato, l'ho sentita propagandare io stesso, che non sono ex, con le mie orecchie.

Il veto alle trasfusioni, il dramma inutile che comporta, me lo sono inventato io? È invenzione degli ex che qualche TdG, ogni tanto, muoia per sua causa? È invenzione degli ex che ogni anno migliaia di vite vengano salvate grazie alle trasfusioni (si pensi specialmente a chi è coinvolto in conflitti bellici)? È invenzione degli ex che gli apologeti distorcano la verità, amplificando a dismisura i "danni collaterali" delle trasfusioni e squalificando in egual misura i benefici delle stesse? E peggio ancora: sono parto di gente "mentalmente malata" gli scandali pedofili, di cui le cronache sono piene, che coinvolgono i TdG e finanche i loro organi direttivi, per i quali la Watch Tower sta pagando fior di quattrini, e che gli apologeti minimizzano, spesso attribuendone l'enfasi esagerata ai loro "detrattori"?

Il consenso accademico contro il pensiero unico

Venendo a questioni meno drammatiche, o non rilevanti penalmente, con quale coraggio possono sostenere madornali abbagli come il 607, lo stauros, il diluvio universale, l'inerranza biblica e compagnia bella? Non è forse amplificazione retorica, oltre che distorsione della realtà, venire a dirmi — come ha fatto l'ultimo TdG che ho incontrato — che molti studiosi si accordano alle loro tesi? Ma quali? Sul 607 non esiste un solo accademico serio che non posticipi la data di vent'anni; salvo Furuli, che anche a prescindere dalla sua fede geovista è stato subito confutato, e in ogni caso una rondine o due non fanno primavera.

Chi falsifica dunque la realtà? L'apologeta, che cerca disperatamente in internet un'auctoritas che lo sostenga senza saper distinguere la letteratura specialistica seria da quella divulgativa di terz'ordine (né potrebbe essere diversamente in un ambiente che squalifica la cultura), o l'ex, che riporta — quando c'è, e nel caso del 607 c'è senza ombra di dubbio — il dato derivante dal consenso accademico?

Conta la fondatezza, non il tono

Che l'ex spesso lo faccia con rancore, astio o altri bassi motivi non voglio negarlo, né voglio stare a ripetere che non si può fare di tutta l'erba un fascio; e lo stesso varrebbe per i TdG, con la limitazione di cui dirò subito. Come ho premesso, non è rilevante alla verità il come si dice una cosa, ma se quella cosa sia fondata o meno, indipendentemente dal modo in cui viene detta e da chi la dice. E poiché quanto ho scritto più sopra è per lo più confermato — salvo qualche mio incidentale giudizio — dalle loro stesse pubblicazioni, dal loro stesso Corpo Direttivo, da quello che loro stessi dicono e dal loro incoerente comportamento, la testimonianza degli ex viene in sostanza a essere utile non per affermare la veridicità di questi dati (che è fuori di ogni ragionevole dubbio confermata dai TdG stessi), ma per comprendere meglio il fenomeno e sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema, lasciando che sia questa a vagliare la relativa obiettività delle parti coinvolte.

L'apologeta non pensa: propaga

Concludo con la limitazione cui accennavo. L'apologeta TdG, diversamente dagli ex, non esprime il proprio pensiero. Ammesso abbia un pensiero autonomo, non può esprimerlo se collidente con il pensiero unico di chi lo guida: diversamente dagli ex — che possono criticare il geovismo dal punto di vista cattolico, ateo o da qualsiasi altra prospettiva — non può esprimere un'opinione sua; può solo conformarsi alle direttive del Corpo Direttivo, pena la sua decadenza da TdG. Non può negare il 607, non può negare lo stauros, non può negare il diluvio.

Ed è proprio questo che risponde alla domanda di partenza: l'apologeta TdG non può non dire che gli ex non sono affidabili, per il semplice fatto che — anche la pensasse diversamente — non è suo compito pensare, ma propagandare quello che afferma il Corpo Direttivo. È del tutto irrilevante quello che pensa: non gli è permesso dirlo; gli è solo concesso esprimere il pensiero altrui, di un Corpo Direttivo cui è obbligato a essere ligio alla lettera, quando poi lo stesso Corpo Direttivo si dichiara sí ispirato, in certo qual modo, da Geova, ma al contempo contempla la possibilità di essere fallibile.

Ne consegue che se il Corpo Direttivo cambiasse domani idea — e non è escluso che prima o poi debba farlo, perché il primo istinto di un'istituzione è sopravvivere, e ove venissero a mancare i numeri sarebbero costretti a correre ai ripari — tutti gli apologeti sarebbero costretti a mutare il "loro" pensiero di conseguenza. Come è già avvenuto innumerevoli volte in passato: vedi, per fare un solo esempio banale, il giudizio sulla Traduzione del Nuovo Mondo. La precedente versione era legnosa e letterale, e loro tutti lì a difenderla a spada tratta; la recente è scorrevole e libera, ed eccoli tutti a lodarne la leggibilità e la fruibilità; quasi che la Bibbia, per essere correttamente intesa, necessitasse solo di una lettura alla Topolino.

Come che sia, quello che conta per l'apologeta è quel che dice il Corpo Direttivo: chi contraddicesse, diverrebbe a sua volta apostata.

Il dibattito accademico sull'attendibilità degli ex membri

Nota del curatore


La tesi sostenuta da Quixote trova riscontro nel dibattito sociologico sull'attendibilità degli ex membri di movimenti religiosi non convenzionali, sviluppatosi almeno dagli anni Ottanta.

Sul versante dello scetticismo, James Beckford (1985) scartava le testimonianze degli ex membri affermando che «non possono fungere semplicemente da risorse fattuali», e Brian Wilson (1990) sosteneva che gli apostati, avendo bisogno di autogiustificarsi, ricostruiscono il proprio passato fino a inventare vere e proprie «storie di atrocità». Su posizioni analoghe si collocava Lonnie D. Kliever (1995), secondo cui l'apostata «deve essere sempre considerato un individuo predisposto a fornire un resoconto distorto delle credenze e pratiche della sua precedente associazione religiosa».

La ricerca più recente ha tuttavia progressivamente ridimensionato questo scetticismo. Carter (1998) ha dimostrato che i resoconti degli ex membri possono combinare la conoscenza dall'interno con il distacco tipico di chi guarda dall'esterno, e che le loro testimonianze non risultano meno affidabili o valide di quelle dei membri attivi. Un'analisi del 2021 applicata al caso Scientology ha concluso che la tendenza a liquidare sistematicamente la testimonianza degli ex come inaffidabile va riconsiderata: essa può operare come «discorso controverso ma produttivo», utile a mappare un dominio in cui le accuse di danno si intrecciano con le affermazioni di beneficio in modo tutt'altro che semplice.

Con specifico riferimento ai Testimoni di Geova, Chris Greenough (2024) ha esplicitamente criticato il «rifiuto dominante della testimonianza degli ex membri» negli studi accademici sul movimento, definendolo preoccupante. Sul piano metodologico, l'uso congiunto di fonti Watch Tower e di fonti di ex membri viene raccomandato come strumento di triangolazione per avvicinarsi alla realtà del fenomeno.

Va infine tenuta presente la distinzione introdotta da David G. Bromley (1998) tra tre categorie di ex membri: i «disertori» (defectors), i comuni fuoriusciti (ordinary leave-takers) e gli «apostati» in senso stretto. Bromley osserva che questi ultimi sono una minoranza, e che la maggioranza di chi lascia un nuovo movimento religioso tende a reintegrarsi senza nutrire risentimenti particolari. Questa osservazione, tuttavia, si adatta male al caso specifico dei Testimoni di Geova: l'ostracismo sistematico nei confronti di chi lascia l'organizzazione rende la fuoriuscita traumatica nella quasi totalità dei casi, indipendentemente dalle motivazioni personali. Inoltre, chi abbandona il gruppo senza elaborare criticamente la propria esperienza non è un ex membro in senso pieno: in molti casi conserva, a livello più o meno inconscio, la struttura dottrinale e il condizionamento acquisiti durante la militanza. Sotto questo profilo, la testimonianza critica dei cosiddetti "apostati" non è un elemento accessorio, ma un passaggio necessario per una vera fuoriuscita dal gruppo.

In sintesi, la letteratura sociologica più recente converge sul fatto che la testimonianza degli ex non va né accettata acriticamente né respinta in blocco, ma valutata caso per caso e, possibilmente, triangolata con fonti primarie.

Riferimenti bibliografici


Beckford, James A. (1985). Cult Controversies: The Societal Response to New Religious Movements. London: Tavistock Publications. (Wikipedia)

Bromley, David G. (a cura di) (1998). The Politics of Religious Apostasy: The Role of Apostates in the Transformation of Religious Movements. Westport (CT): Praeger Publishers. (Wikipedia)

Greenough, Chris (2024). «Memoirs of impossible identities: Exploring biographical narratives of gay ex-Jehovah's Witnesses». Sexualities, SAGE Publications. (testo su SAGE)

Kliever, Lonnie D. (1995). The Reliability of Apostate Testimony About New Religious Movements. Los Angeles: Freedom Publishing. (testo integrale su Docslib) Nota: il testo fu commissionato da Scientology, circostanza che non ne invalida il contenuto accademico ma va tenuta presente.

Wilson, Bryan R. (1990). The Social Dimensions of Sectarianism. Oxford: Clarendon Press. Il cap. sull'apostasia è leggibile nella versione articolo del 1994: (testo online)

Winfrey, Kathryn (2024). «Waking Up: A Narrative Inquiry into Deconversion Stories by former Jehovah's Witnesses Bethelites». ResearchGate. (testo su ResearchGate)

AA.VV. (2021). «Seeing "Apostates" Clearly: Reconsidering the Legitimacy of Ex-Member Testimony in Documentary Representations of Scientology». Journal of Media and Religion, vol. 20, n. 1. (abstract su Tandfonline)

 
   
       
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Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo
dei Testimoni di Geova
© infotdgeova.it — Analisi critica e documentata dei Testimoni di Geova
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