*** w72 1/12 pp. 734-735 Domande dai lettori (1) ***
Domande dai lettori
● Costituiscono gli atti omosessuali di una persona sposata un motivo scritturale per il divorzio, che renda il coniuge innocente libero di risposarsi? — U.S.A.
L’omosessualità è condannata nella Bibbia come qualche cosa che impedirà agli individui di ottenere l’approvazione di Dio. (1 Cor. 6:9, 10) Comunque, se un coniuge innocente possa scritturalmente risposarsi dopo aver ottenuto un divorzio legale da un coniuge colpevole di atti omosessuali dev’essere determinato in base a ciò che la Bibbia dice relativamente al divorzio e al nuovo matrimonio.
Nel Sermone del Monte Gesù Cristo disse: “Chiunque divorzia da sua moglie, salvo per causa di fornicazione, la rende soggetta all’adulterio, giacché chi sposa una donna divorziata commette adulterio”. (Matt. 5:32) In una successiva occasione disse ai Farisei: “Chiunque divorzia da sua moglie, se non a causa di fornicazione, e ne sposa un’altra commette adulterio”. — Matt. 19:9.
Si comprende così che la “fornicazione” è l’unico motivo per un divorzio che renda il coniuge innocente libero di risposarsi.
La parola greca per fornicazione è porneía. Si può riferire a illeciti rapporti sessuali sia fra persone sposate che fra persone non sposate. Gli antichi Greci, in rari casi, poterono capire che questo termine denotasse atti diversi dagli illeciti rapporti sessuali fra un uomo e una donna. Ma il senso col quale la parola porneía è usata da Gesù in Matteo 5:32 e 19:9 dev’essere accertato dal contesto.
Si dovrebbe notare che in Matteo, ai capitoli 5 e 19, “fornicazione” è usato nel senso ristretto di infedeltà coniugale, o di illeciti rapporti con un’altra persona diversa dal proprio coniuge. Poco prima che considerasse nel Sermone del Monte l’argomento del divorzio, Gesù Cristo indicò che “chi continua [da sposato] a guardare una donna in modo da provar passione per lei ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”. (Matt. 5:28) Di conseguenza, quando in seguito si riferì a una donna che aveva commesso fornicazione, i suoi ascoltatori capirono questo in tale senso relativo, che volle dire cioè la prostituzione o l’adulterio di una donna sposata.
Il contesto di Matteo, capitolo 19, conferma questa conclusione. In base alle Scritture Ebraiche, Gesù indicò che un uomo e sua moglie divenivano “una sola carne”, e quindi aggiunse: “Quello che Dio ha aggiogato insieme l’uomo non lo separi”. (Matt. 19:5, 6) Ora, negli atti omosessuali gli organi del sesso sono usati in modo innaturale, in un modo a cui non furono mai destinati. Due persone dello stesso sesso non sono l’uno il complemento dell’altro, come Adamo ed Eva. Essi non potrebbero mai divenire “una sola carne” al fine di procreare. Si potrebbe aggiungere che, nel caso della copulazione di un uomo con una bestia, vi sono due specie di carne diverse. L’apostolo Paolo scrisse: “Non ogni carne è la stessa carne, ma ve n’è una del genere umano, e v’è altra carne dei bovini, e altra carne degli uccelli, e altra dei pesci”. — 1 Cor. 15:39.
Mentre sia l’omosessualità che la bestialità sono perversioni disgustanti, in nessuno dei due casi è infranto il legame coniugale. Esso viene infranto solo da atti che rendano un individuo “una sola carne” con una persona di sesso opposto al proprio o con il proprio coniuge legale.
*** w73 1/6 pp. 350-352 Domande dai lettori ***
Domande dai lettori
● Perché, secondo i racconti di Matteo, Gesù usò due diverse parole — “fornicazione” e “adulterio” — trattando i corretti motivi del divorzio? Il solo motivo scritturale di divorzio non è forse l’“adulterio”, come si comprende in genere questo termine? — U.S.A.
In Matteo 5:32 le parole di Gesù sono: “Ma io vi dico che chiunque divorzia da sua moglie, salvo per causa di fornicazione [greco, por·neiʹa], la rende soggetta all’adulterio (greco, moi·kheiʹa), giacché chi sposa una donna divorziata commette adulterio”. Similmente, in Matteo 19:9 leggiamo: “Io vi dico che chiunque divorzia da sua moglie, se non a causa di fornicazione [por·neiʹa], e ne sposa un’altra commette adulterio [moi·kheiʹa]”.
Il racconto, perciò, usa due distinte parole. Vediamo prima ciò che significano e quindi consideriamo il significato del loro uso.
Moi·kheiʹa, uno dei termini impiegati nel racconto di Matteo è appropriatamente tradotto “adulterio”. La parola italiana “adulterio” viene dal latino adulterare, che significa basilarmente “alterare” e, per estensione, “corrompere o rendere impuro, come con l’aggiunta di una sostanza estranea o inferiore”. Pertanto parliamo di ‘adulterare’ cibi, rendendoli impuri con l’aggiunta di sostanze estranee. Un matrimonio è ‘adulterato’ quando una delle parti contamina la relazione matrimoniale avendo rapporti con qualcuno che è al di fuori di quella relazione. Questa idea di adulterare o corrompere, e di infedeltà verso una sacra relazione, è pure insito nel termine greco moi·kheʹia Perciò, sia in greco che in italiano, l’attenzione è rivolta all’effetto che le illecite relazioni sessuali hanno sulla relazione matrimoniale, essendo il coniuge adultero colpevole di introdurre qualcun altro in quella relazione, corrompendo l’unione che dovrebbe includere solo il marito e la moglie.
Che dire dell’altro termine usato? “Fornicazione” accentra l’attenzione non sull’effetto che l’immoralità sessuale può avere su una relazione matrimoniale, ma sulla natura o qualità dell’attività sessuale stessa. Questo vale non solo per la parola italiana “fornicazione”, ma anche per la parola greca, por·neiʹa, usata nel racconto di Matteo. A noi, naturalmente, interessa soprattutto il termine greco usato dallo scrittore del Vangelo. Poiché, qualunque sia il significato comunemente attribuito alla parola “fornicazione” dalle persone che parlano italiano, quello che realmente conta ed è decisivo è ciò che la parola usata nella Bibbia significava per lo scrittore e per le persone di quel tempo.
Quando oggi si menziona la “fornicazione”, comunemente si pensa alle relazioni sessuali fra persone di sesso opposto, relazioni avute fuori del matrimonio eppure consistenti di rapporti nel modo ‘normale’ o naturale. Quindi, molti hanno compreso che, allorché Gesù disse che la “fornicazione [por·neiʹa]” era il solo motivo di divorzio, si riferisse solo ai rapporti nel modo ‘normale’ o naturale fra una moglie e un uomo che non è suo marito, o, per estensione, fra un marito e una donna che non è sua moglie. Ma è così? Por·neiʹa, la parola usata nel racconto di Matteo, si riferisce solo a tali relazioni sessuali naturali? O includeva tutte le forme di immorali relazioni sessuali, incluse quelle fra persone dello stesso sesso e anche forme pervertite di relazioni sessuali fra persone di sesso opposto? Che cosa significava por·neiʹa per le persone del primo secolo quando Gesù fu sulla terra? E la sincera e attenta investigazione di questo significato richiede una rivalutazione del nostro intendimento su quello che è il motivo scritturale del divorzio?
Un approfondito studio del soggetto mostra che por·neiʹa si riferisce a ogni forma di immorali relazioni sessuali. È un termine ampio, alquanto simile alla parola “pornografia”, tratta da por·neiʹa o dal verbo affine por·neuʹo. I lessici della lingua greca lo mostrano chiaramente.
Essi mostrano che por·neiʹa viene da un radicale che significa “vendere” e descrive relazioni sessuali licenziose e non controllate (controllate ad esempio dalla fedeltà ai vincoli matrimoniali). Pertanto, sull’uso della parola nei tempi biblici, Thayer’s Greek-English Lexicon of the New Testament dichiara che por·neiʹa descriveva gli “illeciti rapporti sessuali in generale”. The Vocabulary of the Greek New Testament di Moulton e Milligan dice che è l’“illecito rapporto sessuale in genere”. Il sesto volume del Theological Dictionary of the New Testament dice che por·neiʹa può significare “‘rapporti sessuali’ in generale senza una più precisa definizione”.
Poiché è un termine ampio (di portata più ampia di quella che ha la parola “fornicazione” nella mente di molte persone di lingua italiana) molti traduttori della Bibbia usano espressioni come “notevole immoralità”, “immoralità sessuale”, “peccati sessuali”, o espressioni simili, per tradurre por·neiʹa.
Significa questo che le innaturali e pervertite relazioni sessuali come quelle praticate dagli omosessuali sono incluse nel significato di questo termine usato dall’apostolo per scrivere le parole di Gesù? Sì, è così. Si può capire dal modo in cui Giuda, fratellastro di Gesù, usò por·neiʹa in riferimento agli innaturali atti sessuali degli uomini di Sodoma e Gomorra. (Giuda 7) Riguardo all’impiego di por·neiʹa fatto dai Giudei di lingua greca verso l’inizio dell’Èra Volgare, il sesto volume del Theological Dictionary of the New Testament dice: “πορνεία [por·neiʹa] può anche essere ‘vizio innaturale’, . . . sodomia”.
Qual è dunque il significato dell’uso biblico di questi termini e che cosa rivela riguardo ai validi motivi biblici del divorzio? Mostra che qualsiasi persona sposata che esce dal vincolo matrimoniale e ha immorali relazioni sessuali, sia con qualcuno del sesso opposto che con qualcuno dello stesso sesso, siano esse naturali o innaturali e pervertite, è colpevole di commettere por·neiʹa o “fornicazione” nel senso biblico. Tali relazioni sessuali non si riferiscono a minori trasgressioni che si potrebbero commettere, come con un bacio o una carezza o un abbraccio, ma si riferiscono all’immorale uso degli organi genitali in qualche forma di rapporto, naturale o innaturale.
Nel patto della Legge troviamo princìpi che sostengono questa veduta ampliata. È chiaro che sotto quella Legge i matrimoni erano sciolti quando un coniuge commetteva seri peccati sessuali, inclusi peccati innaturali, per il fatto che tale coniuge era messo a morte secondo le medesime istruzioni di Dio. — Si paragoni Esodo 22:19; Levitico 18:22, 23, 29; 20:10-16; Deuteronomio 22:22; anche le parole dell’apostolo cristiano in Romani 1:24-27, 32.
Comprendendo il vero significato delle parole di Gesù, perciò, quando un coniuge è colpevole di tale seria immoralità sessuale il coniuge innocente può scritturalmente divorziare da lui o da lei, se lo desidera. Chi ottiene il divorzio per tali motivi scritturali è anche scritturalmente libero di risposarsi, non essendo quindi soggetto all’accusa di adulterio.
È chiaro che questo apporta una correzione nella veduta espressa in precedenti occasioni nelle colonne di questa rivista, ma la fedele attinenza a ciò che dicono effettivamente le Scritture lo richiede. Ci sono molte altre cose da considerare sul soggetto e per tale ragione esso sarà trattato più completamente in un prossimo numero di questa rivista.
*** w73 15/5 pp. 317-318 Domande dai lettori ***
Domande dai lettori
● Recentemente la stampa ha parlato del parere di un tribunale che ha decretato che la copulazione orale da parte di adulti non sia più punibile per legge in un certo stato. Una simile pratica sarebbe esclusivamente una questione di coscienza individuale se fosse seguita da una coppia di cristiani nella disposizione matrimoniale? — U.S.A.
Lo scopo di questa rivista non è di trattare tutti gli aspetti intimi della relazione coniugale. Ciò nondimeno, pratiche come quelle menzionate in questa causa sono divenute molto comuni e hanno ricevuto estesa pubblicità. Anche i bambini piccoli in certe scuole sono informati di queste cose nei corsi di educazione sessuale. Saremmo perciò negligenti verso la nostra responsabilità se trattenessimo i consigli scritturali che possono aiutare i sinceri cristiani nei loro sforzi di seguire una condotta di purezza che ottenga la benedizione del Creatore. Insolite pratiche sessuali erano seguite nel giorno dell’apostolo Paolo ed egli non tacque riguardo ad esse, come si può vedere leggendo Romani 1:18-27. Perciò non facciamo altro che seguire il suo buon esempio considerando qui questa domanda.
Trattando di pratiche sessuali, l’apostolo ci provvede un principio che ci aiuta a pervenire alla giusta conclusione. Egli si riferisce all’“uso naturale della femmina”, che alcuni abbandonavano preferendo ciò che è “contro natura”, soddisfacendo così “vergognosi appetiti sessuali” e “operando ciò che è osceno”. L’apostolo tratta specificamente le pratiche omosessuali, condannandole. Ma il principio dichiarato — che la soddisfazione dei desideri sessuali può essere “naturale” o “contro natura” — si applica altrettanto bene al soggetto considerato. — Si veda anche Levitico 18:22, 23.
Il modo naturale in cui una coppia di sposi possono avere relazioni sessuali è assai evidente dalla forma stessa che il Creatore diede ai loro rispettivi organi, e non dovrebbe esser necessario descrivere qui come questi organi si completano a vicenda nella normale copulazione sessuale. Crediamo che, a parte quelli che sono stati addottrinati nell’idea che ‘nel matrimonio tutto si può fare’, la stragrande maggioranza delle persone rigetterebbe normalmente come una pratica ripugnante la pratica della copulazione orale, come anche quella della copulazione anale. Se queste forme di relazione sessuale non sono “contro natura”, allora che cosa lo è? Il fatto che chi pratica tali atti lo faccia per mutuo consenso come persone sposate non renderebbe in tal modo questi atti naturali o non ‘osceni’. Assumiamo in tal modo un atteggiamento ‘ristretto’ o ‘esagerato’?
No, come si vede dal fatto che parecchi stati degli Stati Uniti hanno avuto per lungo tempo leggi proprio contro tali pratiche, classificandole fra le forme di “sodomia”, anche se chi vi prende parte è sposato. A motivo di questo uso legale, Webster’s Third New International Dictionary, nella sua definizione di “sodomia”, include questo: “copulazione carnale con un membro dello stesso sesso o con un animale o innaturale copulazione carnale con un membro del sesso opposto; specificamente: introduzione dell’organo maschile nella bocca o nell’ano di un’altra persona”. Naturalmente, i dizionari e le leggi degli stati differiscono; ma il nostro atteggiamento si basa primariamente sulla Parola di Dio, la Bibbia. Tuttavia tale evidenza mondana serve a un certo scopo, che corrisponde in principio a ciò che disse l’apostolo in I Corinti 5:1. Lì egli mostrò che le relazioni sessuali di un componente della congregazione cristiana erano di una specie condannata perfino dalle persone delle nazioni pagane. Quindi, l’applicazione nei tempi moderni del termine “sodomia” alle menzionate forme di copulazione mostra che non siamo irragionevoli dicendo che non sono solo “innaturali” ma notevolmente innaturali.
Comunque, giacché il matrimonio è di origine divina, il nostro coscienzioso atteggiamento in merito alle relazioni coniugali non si basa sulle vedute mondane né è da esse regolato. Perciò l’annullamento di qualche legge di uno stato e la dichiarazione che la copulazione orale (o simile copulazione innaturale) sia ‘legale’ non altera il nostro atteggiamento basato sulla Bibbia. In un mondo di decadente morale possiamo attenderci che alcuni tribunali cedano in vario grado alla crescente tendenza verso la perversione sessuale, proprio come hanno fatto alcuni ecclesiastici e medici.
Il nostro scopo non è di stabilire un limite preciso su dove finisce ciò che è “naturale” e dove comincia ciò che è “innaturale”. Ma crediamo che, meditando sui princìpi biblici, il cristiano debba essere almeno in grado di discernere ciò che è notevolmente innaturale. In altri campi, il singolo cristiano dovrà farsi guidare dalla sua coscienza e questo include domande relative a carezze e ‘giochi d’amore’ prima della relazione sessuale. (Si paragoni Proverbi 5:18, 19). Ma anche qui il cristiano che vuole produrre i frutti dello spirito santo di Dio eviterà saggiamente le pratiche che si avvicinano, o potrebbero facilmente condurre, a innaturali forme di copulazione.
Che dire se certe coppie di sposi della congregazione hanno seguito in passato o anche in tempi recenti pratiche come quelle appena descritte, non comprendendo finora la gravità dell’errore? In tal caso possono chiedere perdono a Dio in preghiera e dimostrare il loro sincero pentimento desistendo da tali atti molto innaturali.
Non è certo responsabilità degli anziani o di qualcun altro in una congregazione cristiana indagare nella vita privata delle coppie di sposi. Ciò nondimeno, se futuri casi di condotta molto innaturale, come la pratica della copulazione orale o anale, sono portati alla loro attenzione, gli anziani devono agire per correggere la situazione prima che ne derivi ulteriore danno, come farebbero con qualsiasi altro serio errore. Naturalmente, essi si interessano di cercar di aiutare quelli che si sviano e sono ‘presi nel laccio del Diavolo’. (2 Tim. 2:26) Ma se alcuni mancano volontariamente di rispetto alla disposizione matrimoniale di Geova Dio, è necessario rimuoverli dalla congregazione come pericoloso “lievito” che potrebbe contaminare altri. — 1 Cor. 5:6, 11-13.
Che dire delle donne sposate a increduli e i cui coniugi insistono per farle partecipare a tali atti notevolmente innaturali? La dichiarazione dell’apostolo che “la moglie non esercita autorità sul proprio corpo, ma il marito” dà alla moglie il motivo per sottostare a queste richieste? (1 Cor. 7:4) No, poiché l’autorità del marito è solo relativa. L’autorità di Dio resta sempre suprema. (1 Cor. 11:3; Atti 5:29) L’apostolo, inoltre, parlava di normali relazioni sessuali, come indica il contesto. È vero che il rifiuto di partecipare ad atti non santi può causare difficoltà a una moglie, o anche persecuzione, ma la situazione sarebbe la stessa se il marito chiedesse alla moglie di prendere parte a qualche forma di idolatria, errato uso del sangue, disonestà o altre simili trasgressioni.
Milioni di coppie di sposi in tutta la terra, sia in passato che al presente, hanno riscontrato che l’amore altruistico reca gioia e profonda soddisfazione, a entrambi i coniugi, nella relazione coniugale, senza ricorrere a metodi pervertiti. Comprendendo che un mondo corrotto sarà presto spazzato via, possiamo riflettere sulle parole dell’apostolo Pietro, che scrisse: “Giacché tutte queste cose devono quindi esser dissolte, quale sorta di persone dovete esser voi in santi atti di condotta e opere di santa devozione, aspettando e tenendo bene in mente la presenza del giorno di Geova”. Sì, questo non è il tempo di abbandonarsi a pratiche non sante, o lasciare che altri ci ingannino o ci inducano a seguirle, solo per soddisfare la passione egoistica. Non se abbiamo veramente a cuore la nostra speranza di vivere nel puro nuovo ordine ora così vicino. (2 Piet. 3:11, 12; Giuda 7) Le coppie di sposi cristiani possono dunque mantenere ‘il letto matrimoniale senza contaminazione’ non solo astenendosi dalla fornicazione e dall’adulterio, ma anche evitando contaminatrici, innaturali pratiche. — Ebr. 13:4.
*** w78 15/7 pp. 30-32 Domande dai lettori ***
Domande dai lettori
● Dà la Bibbia qualche specifica definizione di ciò che è morale o immorale nella relazione sessuale fra marito e moglie? Gli anziani della congregazione hanno forse la responsabilità di tentare di esercitare un controllo sui componenti della congregazione in queste intime questioni coniugali?
Bisogna riconoscere che la Bibbia non stabilisce nessuna regola o limitazione specifica sul modo in cui marito e moglie possono avere rapporti sessuali. Ci sono brevi descrizioni di appropriate espressioni d’amore, come in Proverbi 5:15-20 e in vari versetti del Cantico di Salomone (1:13; 2:6; 7:6-8). Queste, e altre scritture come Giobbe 31:9, 10, forniscono almeno un’indicazione di ciò che era comune o normale nei giochi d’amore e nelle relazioni sessuali e coincidono con ciò che è in genere considerato comune e normale oggi.
I consigli più enfatici delle Scritture sono che dobbiamo avere amore completo verso Dio e amare il prossimo come noi stessi; il marito deve amare la moglie come ama il proprio corpo e averne tenera cura e assegnarle onore. (Matt. 22:37-40; Efes. 5:25-31; 1 Piet. 3:7) Come dice l’apostolo, l’amore “non si comporta indecentemente, non cerca i propri interessi, non si irrita”. (1 Cor. 13:4, 5) Questo escluderebbe senz’altro di imporre al proprio coniuge pratiche insolite che il coniuge considera disgustose o persino ripugnanti e pervertite.
Le Scritture non vanno oltre queste norme fondamentali, per cui non possiamo fare altro che dare consigli conformi a ciò che la Bibbia in effetti dice. In passato apparvero commenti in questa rivista in relazione a certe pratiche sessuali insolite, come la copulazione orale, nell’ambito del matrimonio e queste furono messe sullo stesso piano della grave immoralità sessuale. In base a ciò si pervenne alla conclusione che chi si abbandonava a tali pratiche erotiche era soggetto alla disassociazione se non si pentiva. Si pensava che gli anziani della congregazione avessero l’autorità di investigare e agire in funzione giudiziaria riguardo a tali pratiche nella relazione coniugale.
Un ulteriore e attento esame della cosa comunque, ci ha convinto che, mancando chiare istruzioni scritturali, queste sono cose per cui la coppia di sposi deve assumersi la responsabilità dinanzi a Dio e che non spetta agli anziani tentare di controllare queste intimità coniugali né provvedere alla disassociazione se tali cose ne fossero l’unico motivo. Certo, se un uomo o una donna vuole andare da un anziano a chiedere consiglio, tale persona è libera di farlo e l’anziano può considerare con lei i principi scritturali, agendo da pastore ma non tentando in effetti di controllare la vita coniugale di chi chiede consiglio.
Con questo non si deve intendere che tutte le varie pratiche erotiche a cui le persone si abbandonano siano condonate, poiché non è affatto così. Si esprime semplicemente il vivo senso di responsabilità di lasciare che siano le Scritture a stabilire le norme e di astenersi dall’assumere una posizione dogmatica dove l’evidenza non sembra provvedere una base sufficiente. Si esprime pure fiducia nel desiderio del popolo di Geova nell’insieme di fare ogni cosa come piace a lui e di rispecchiare le sue eccellenti qualità in ogni attività. Si esprime la volontà di lasciare il giudizio di tali intime questioni coniugali nelle mani di Geova Dio e di suo Figlio, che hanno la sapienza e la conoscenza di tutti i particolari necessari per emanare decisioni giuste. È bene ricordare che “tutti compariremo davanti al tribunale di Dio” e che “ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio” (Rom. 14:7-10, 12) “Dobbiamo tutti esser resi manifesti dinanzi al tribunale del Cristo, affinché ciascuno riceva il suo giudizio per le cose fatte mediante il corpo, secondo le cose che ha praticate, sia una cosa buona che una vile”. — 2 Cor. 5:10.
È pure bene riconoscere che quando l’apostolo scrisse i suoi consigli di Colossesi 3:5, 6, non li rivolse solo ai non sposati ma anche agli sposati. Egli disse: “Fate morire perciò le membra del vostro corpo che sono sulla terra rispetto a fornicazione, impurità, appetito sessuale, desideri dannosi e concupiscenza, che è idolatria”. In I Tessalonicesi 4:3-7 Paolo dà questo ulteriore consiglio: “Ciascuno di voi sappia possedere il proprio vaso in santificazione e onore, non in concupiscenza di appetito sessuale come l’hanno anche le nazioni che non conoscono Dio . . . Poiché Dio ci chiamò, non mediante concessione a impurità, ma riguardo alla santificazione”.
Con il riferimento all’“appetito sessuale” l’apostolo non condanna certo il normale desiderio sessuale che trova il giusto sfogo ed espressione nell’ambito del matrimonio. Abbiamo un normale appetito di cibi e bevande e possiamo soddisfarlo debitamente. Ma si può diventare ghiotti o ubriaconi essendo intemperanti e sfrenati nel mangiare e nel bere. Allo stesso modo, si può essere così presi dal sesso che la soddisfazione del desiderio sessuale diventa una cosa di somma importanza e fine a sé, anziché un complemento subordinato all’espressione d’amore, come raccomanda la Bibbia. In tal caso, si arriva a manifestare avidità ‘che è idolatria’, e si fa un idolo del desiderio sessuale. — Efes. 5:3, 5; Filip. 3:19; Col. 3:5.
Che dire dunque del caso in cui una persona sposata, forse una moglie, va da un anziano della congregazione a lamentarsi che il suo coniuge abusa di lei costringendola a sottostare a pratiche erotiche che lei respinge perché le considera ripugnanti e pervertite? Se il coniuge è disposto a parlarne, l’anziano, forse insieme a un altro anziano, può offrirsi di aiutare la coppia a risolvere il problema, dando consigli scritturali.
Che dire se una persona sposata afferma che certe pratiche erotiche del coniuge sono così indecenti da rientrare nel significato del termine greco porneia usato in Matteo 19:9 (“fornicazione”, Traduzione del Nuovo Mondo)? Com’è stato mostrato, le Scritture non danno informazioni specifiche che consentano di stabilire chiaramente se certe pratiche erotiche nell’ambito del matrimonio sono — o non sono — porneia. Si può notare che il termine greco viene da una parola avente il significato basilare di “vendere” o “cedersi o darsi”, e così porneia ha il senso di “vendersi o darsi alla lussuria o alla lascivia”. La forma verbale (porneuo) include tra i suoi significati quello di “depravare”. (Greek-English Lexicon di Liddell e Scott) Se una persona sposata crede che le pratiche erotiche del coniuge, pur non coinvolgendo qualcuno al di fuori del matrimonio, sono ciò nondimeno di natura così immorale da costituire un chiaro cedimento alla lascivia o una depravazione nella dissolutezza, questa è una decisione e una responsabilità sua.
Tale individuo può ritenere che le circostanze costituiscano una base scritturale per il divorzio. In tal caso, egli o essa deve assumersi la piena responsabilità dinanzi a Dio se divorzia. Non ci si può aspettare che gli anziani approvino (scritturalmente) il divorzio, se non sono sicuri dei motivi. Nello stesso tempo non sono autorizzati a imporre la propria coscienza a un altro quando la faccenda è discutibile. (Giac. 4:11, 12) Avendo espresso i consigli scritturali che ritengono opportuni, possono far capire alla persona in questione la gravità della cosa e che se divorzia se ne assume la piena responsabilità. Se un individuo cerca semplicemente un pretesto per infrangere il vincolo matrimoniale può solo attendersi il disfavore divino, poiché in riferimento a tale ingannevole modo d’agire verso il proprio coniuge Dio dice che “ha odiato il divorzio”. (Mal. 2:16) “Dio giudicherà i fornicatori e gli adulteri” e chi divorzia per un semplice pretesto e poi si risposa non sfuggirà a tale giudizio. (Ebr. 13:4) Gli anziani possono aver fiducia che il Signore “porterà le cose segrete delle tenebre alla luce e renderà manifesti i consigli dei cuori” al tempo da lui fissato. (1 Cor. 4:4, 5) Chi semina nell’inganno e nella perfidia non mancherà di raccogliere sofferenze, poiché “Dio non è da beffeggiare”. — Gal. 6:7, 8.
Come gli anziani della congregazione accordano ai fratelli e alle sorelle il diritto di esercitare la loro personale coscienza in questioni dove le Scritture non sono esplicite, così anche gli anziani hanno il diritto di esercitare la propria coscienza nei confronti di quelli che commettono azioni discutibili. Se ritengono sinceramente che le azioni di un componente della congregazione a tale riguardo sono tali che essi non possono coscienziosamente raccomandare lui o lei per qualche servizio esemplare nella congregazione, questa è una loro prerogativa. — I Tim. 1:19; 3:2-12; 5:22.
[Nota in calce]
Si è fatto riferimento alle dichiarazioni dell’apostolo Paolo in Romani 1:24-27 riguardo all’“uso naturale” del corpo maschile e femminile. È evidente, ed è stato regolarmente riconosciuto, che queste dichiarazioni sono fatte in un contesto dove si parla di omosessualità. Non fanno alcun diretto riferimento alle pratiche erotiche fra marito e moglie. Si deve pure riconoscere che anche quelle espressioni d’amore che sono completamente normali e comuni fra marito e moglie sarebbero “innaturali” fra persone dello stesso sesso e immorali fra persone non sposate. Perciò, qualsiasi indicazione queste dichiarazioni apostoliche forniscano circa le pratiche erotiche nell’ambito del matrimonio è indiretta e si deve considerare solo di natura persuasiva e non conclusiva, cioè non come base per stabilire rigide norme di giudizio. Allo stesso tempo c’è la possibilità, e forse la probabilità, che alcune pratiche erotiche ora seguite da marito e moglie fossero in origine seguite solo dagli omosessuali. In tal caso, questo darebbe senz’altro a tali pratiche come minimo un’origine ripugnante. Quindi il cristiano coscienzioso non scarterà la cosa alla leggera solo perché nei versetti summenzionati non c’è nessun riferimento diretto alle persone sposate.
*** w83 1/9 pp. 30-31 Il matrimonio è sacro: onoratelo! ***
Cristiani sposati
Che dire dell’attività sessuale fra coniugi nell’ambito del vincolo matrimoniale? Non spetta agli anziani indagare nella vita intima dei coniugi cristiani. Non c’è dubbio però che la Bibbia influisce sulla loro vita. Coloro che desiderano ‘continuare a camminare mediante lo spirito’ non devono trascurare ciò che le Scritture indicano sul modo di pensare di Dio. E fanno bene a coltivare odio per tutto ciò che è impuro dinanzi a Geova, incluse le attività sessuali chiaramente pervertite. Le coppie di sposi dovrebbero agire in modo da avere la coscienza pura, mentre prestano tutta la loro attenzione a coltivare “il frutto dello spirito”. — Galati 5:16, 22, 23; Efesini 5:3-5.
Che dire però se un coniuge vuole o perfino esige che la moglie o il marito partecipi a quella che è chiaramente un’attività sessuale pervertita? I succitati fatti indicano che porneia implica atti sessuali illeciti al di fuori dell’istituzione coniugale. Perciò, se un coniuge impone atti pervertiti, come sesso orale o anale, nell’ambito del matrimonio, questo non costituirebbe una base scritturale per ottenere un divorzio che renderebbe entrambi liberi di risposarsi. Anche se il coniuge credente è angustiato dalla situazione, il suo sforzo di attenersi ai principi scritturali gli farà ottenere una benedizione da Geova. In tali casi può essere utile che la coppia consideri francamente il problema, tenendo presente che in particolar modo le relazioni sessuali devono essere onorevoli, sane, un’espressione di tenero amore. Questo escluderebbe di sicuro qualsiasi cosa potesse angustiare o danneggiare il coniuge. — Efesini 5:28-30; I Pietro 3:1, 7.
Come abbiamo già detto, non spetta agli anziani “controllare” le questioni coniugali private delle coppie della congregazione. Ma se è noto che un componente della congregazione pratica o incoraggia apertamente relazioni sessuali pervertite nell’ambito del vincolo coniugale, egli non sarebbe certo irreprensibile e quindi non sarebbe adatto per speciali privilegi, come quello di servire in qualità di anziano, di servitore di ministero o di pioniere. Anzi chi avesse questa specie di relazioni o le incoraggiasse potrebbe anche finire per essere espulso dalla congregazione. Perché?
Galati 5:19-21 elenca molte cose immorali che non sono incluse in porneia, e che potrebbero portare a essere squalificati dal Regno di Dio. Fra queste ci sono l’“impurità” (greco, akatharsia, che significa corruzione, depravazione, impudicizia) e la “condotta dissoluta” (greco, aselgeia, che significa licenziosità, sfrenatezza, condotta indecente). Come la porneia, queste cose, quando si cade nella sfrenatezza, possono essere motivi per venire disassociati dalla congregazione cristiana, ma non per ottenere un divorzio scritturale. Chi incoraggiasse sfacciatamente attività sessuali disgustose e ripugnanti sarebbe colpevole di condotta dissoluta. Naturalmente, chi avesse un simile atteggiamento potrebbe arrivare al punto di commettere porneia; allora ci sarebbe la base per un divorzio scritturale. Tutti i cristiani devoti dovrebbero preoccuparsi vivamente di evitare e di combattere tutte queste “opere della carne”! — Galati 5:24, 25.
*** w25 gennaio pp. 11-13 Mariti, onorate vostra moglie ***
COME DARE ONORE ALLA MOGLIE
15 Mostrate affetto. Alcuni fratelli felicemente sposati hanno l’abitudine di fare ogni giorno qualcosa per dimostrare alla moglie che le vogliono bene (1 Giov. 3:18). Un uomo può mostrarsi affettuoso con sua moglie con piccoli gesti, ad esempio tenendole la mano o abbracciandola. Potrebbe anche scriverle per messaggio “mi manchi” o “come sta andando la giornata?” Di tanto in tanto potrebbe esprimerle il suo amore scrivendole dei bei pensieri su un bigliettino. Quando un marito fa queste cose, onora sua moglie e rende più solido il suo matrimonio.
16 Abbiate parole di apprezzamento. Un uomo che onora sua moglie la fa sentire apprezzata e la rassicura. Può farlo, ad esempio, mostrandosi grato per tutto quello che lei fa per sostenerlo (Col. 3:15). Quando un marito loda con sincerità sua moglie, la fa sentire amata, onorata e al sicuro (Prov. 31:28).
17 Siate gentili e rispettosi. Un marito che ama sua moglie le dà grande valore. La considera un dono molto prezioso che viene da Geova (Prov. 18:22; 31:10). Di conseguenza la tratta con gentilezza e rispetto, anche nei momenti più intimi e privati del matrimonio. Non la spinge a compiere atti sessuali che la fanno sentire a disagio, che sono degradanti o che le turbano la coscienza. E anche lui si impegna per mantenere pulita la propria coscienza davanti a Geova (Atti 24:16).
18 Mariti, state certi che Geova vede e apprezza gli sforzi che fate per onorare vostra moglie in tutti gli aspetti della vita. Siate decisi a darle onore evitando comportamenti degradanti ed essendo gentili, rispettosi e affettuosi. Facendo questo dimostrerete di amarla e di darle grande valore. Onorando vostra moglie proteggerete la più importante delle relazioni: la vostra amicizia con Geova (Sal. 25:14).
*** w25 gennaio p. 13 Mariti, onorate vostra moglie ***
Nota in calce
La Bibbia non va nei dettagli su quali pratiche sono da considerarsi pure o impure nei rapporti sessuali tra marito e moglie. Una coppia cristiana deve prendere decisioni che rispecchino la volontà di onorare Geova, di far piacere l’uno all’altra e di mantenere una coscienza pulita. Di norma, una coppia non parlerà con altri di questi aspetti intimi della propria vita matrimoniale.