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I Testimoni di Geova e l'omosessualità

ovvero:
Come rendere infelici delle persone proponendo "soluzioni" impraticabili


Penso che non ci sia situazione più complessa e difficile da gestire del rendersi conto di essere gay. Questa comprensione è arrivata nel mio caso molto presto, quando avevo solo 11 anni. La spensieratezza e la gioia dell'infanzia se ne andarono appena mi accorsi che c'era qualcosa di "sbagliato" in me, o almeno questo è quello che pensavo, in quanto la realtà che mi circondava me lo faceva credere...

E non ne potevo parlare con nessuno, nemmeno con i miei genitori, con il papà e la mamma che fino al giorno prima erano le persone in cui avevo fiducia, a cui mi ricorrevo di fronte ai problemi e alle mie paure. Ero un bambino che doveva affrontare un grande "problema", completamente da solo... Mi faceva soffrire sentire i miei coetanei fare battute pesanti sui "froci", e anche mio fratello dire lo stesso… anche mio padre e mia madre, quando nei discorsi si toccava l'argomento, ridevano e parlavano con disprezzo degli omosessuali, e io mi sentivo male, e pensavo che è perché loro "non sanno", perché se avessero saputo non avrebbero parlato così…

Il mio proposito di essere un bravo ragazzo si scontrava con il fatto di essere gay, e così sorgevano in me i sensi di colpa, e il fermo desiderio di dover cambiare. E questo da subito, da quando ho cominciato a rendermi conto del problema.

Non ho avuto negli anni dell'adolescenza particolari esperienze o contatti con altre persone come me. Ero timido, pensavo di non essere bello, vivevo in un piccolo paesino del basso Veronese. Era difficile conoscere qualcuno che era come me e magari poterlo frequentare. Quindi la mia "attività" più frequente era masturbarmi.

Quando potevo mi recavo a Verona per comperare delle riviste erotiche e mi eccitavo nel guardare le foto di uomini seminudi, le foto delle donne nude non mi attiravano. E lo stesso accadeva nella realtà, nei contatti con le persone. Per me era chiaro di essere gay, ma cercavo di non farlo notare, anche se avevo un aspetto leggermente effeminato e in certi casi questo provocava osservazioni e battute che mi ferivano molto. Mi ricordo, per esempio, alle superiori, che parlando con una compagna di classe le chiesi se sapeva che un certo attore era gay. E lei con un sorriso ironico mi rispose: "È un omosessuale come te?". Io a queste osservazioni ci stavo molto male e cercavo di nascondere il più possibile la mia realtà, cercando di fare il "macho", per quanto era possibile. Quante volte ho affrontato situazioni simili, sentendo battute e osservazioni sarcastiche e volgari sui "froci". Per non essere scoperto, qualche volta ho dovuto anch'io ridere quando venivano raccontate certe barzellette. Ma dentro, nel mio intimo, stavo di un male cane.

Posso dire che la mia adolescenza è trascorsa nella solitudine, per quanto riguarda eventuali contatti sessuali o di amicizia con altri uomini. Una volta ebbi un incontro occasionale in un cinema: un uomo sulla trentina (io avevo 16 anni), seduto vicino a me cominciò ad accarezzarmi una gamba e poi a toccarmi. Mi chiese se volevo uscire e andammo in un posto isolato in macchina e lì ci fu la mia prima esperienza, che non andò molto al di là di una masturbazione reciproca. Ritornai a casa davvero contento di aver conosciuto questa persona: mi sentivo finalmente meno solo. Ci eravamo dati appuntamento per la settimana dopo al cinema, ma quell'uomo non lo rividi più, né quella settimana, né in seguito.

Per me era chiaro ciò che ero, ed era anche chiaro che non avevo fatto proprio niente per essere o diventare gay. Nessuno mi aveva in qualche modo portato a "diventare" omosessuale, magari facendomi provare delle esperienze sessuali quando ero piccolo. Ero arrivato a pensare che tutto dipendesse dalla mia famiglia; mia madre aveva un carattere forte, mio padre (che beveva) aveva una personalità più debole. Credevo che questo avesse condizionato la mia crescita, portandomi ad avere una sessualità influenzata più dal carattere di mia madre che da quello di mio padre. Però questo non mi convinceva proprio tanto: io avevo due fratelli che erano più grandi di me, che perdevano la testa per le ragazze. Ho letto anche qualche libro sulla tematica e mi ero persuaso che dall'omosessualità di potesse "guarire" ricorrendo allo psicologo.

Ma io non mi potevo permettere lo psicologo per questioni di soldi, quindi ero condannato a rimanere gay. Eravamo negli anni '70 e allora non si vedeva la realtà omosessuale come la si vede oggi. Avrei fatto di tutto pur di diventare "normale", io non volevo essere come ero. Non avevo scelto di essere gay ma se avessi potuto cambiare, lo avrei fatto subito. Questo mi avrebbe permesso di vivere più serenamente e di non sentirmi oggetto del disprezzo degli altri. Non avrei dovuto nascondere la mia identità e il mio comportamento. Volevo diventare "normale" perché non riuscivo ad accettarmi come ero e nello stesso tempo mi rendevo conto che in una società retrograda come quella in cui vivevo (e in parte in cui si vive anche oggi) una simile esistenza è tutt'altro che facile da portare avanti.

Verso i 17 anni (l'anno dopo la mia prima esperienza nel cinema), conobbi un gruppo di ragazzi/ragazze che mi sembrava avessero la mente aperta ed uno stile di vita liberale e tollerante. Mi sbagliavo di grosso. Questi "amici" fumavano spinelli e usavano altre sostanze stupefacenti. Per un breve periodo fumai anch'io qualche spinello, oltre ad usare due o tre volte altre sostanze stimolanti. Non ci furono esperienze di altro genere con queste persone, anche se fra di loro i comportamenti sessuali, fra ragazzi e ragazze, erano molto liberi. L'uso di queste sostanze stimolanti mi provocò un casino interiore. Parlai con una ragazza di quel gruppo di quanto sentivo e le dissi anche che ero gay. Speravo nel suo silenzio, invece lo raccontò agli altri del gruppo, e ci furono delle reazioni molto dure da parte di alcuni che io avevo pensato fossero aperti di vedute. Uno di questi giovani mi disse davanti a tutti: "Allora, mi dici quanti ragazzini hai rovinato?". Io non avevo "rovinato" nessun ragazzino (ero anch'io poco più che un ragazzo), e non ero un pedofilo! Eppure per queste persone, gli omosessuali e i pedofili erano evidentemente la stessa cosa. Anche oggi, purtroppo, molta gente pensa lo stesso.

Non tutti comunque si comportarono così. Certi furono più tolleranti e comprensivi, ma lo facevano perché avevano pena di me, per compassione: "Povero ragazzo, lasciatelo stare…", diceva qualcuno. In quel periodo stavo veramente male. Sono arrivato anche al punto di pensare al suicidio, tanta era la sofferenza che mi portavo dentro.

In questo periodo sono venuto in contatto, per la prima volta con i testimoni di Geova. E qui inizia tutta un'altra storia.
Ecco qui sotto qualche articolo che i testimoni di Geova mi fecero leggere in quegli anni. Ho evidenziato in rosso alcune frasi dove il pensiero dei TdG viene espresso con molta chiarezza. Forse sono citazioni un po' lunghe, ma rendono bene l'idea. Vale la pena soffermarsi e leggere quanto segnalo.

- Inizio citazione riviste dei TdG -

*** w75 1/2 p. 70 Gli omosessuali possono cambiare? ***


Le Scritture mostrano che l'omosessuale, per ottenere l'approvazione di Dio, deve fare un cambiamento. Ma la Bibbia rivela pure che tale cambiamento è possibile. L'apostolo Paolo si riferisce ad alcuni che erano stati omosessuali e poi, in 1 Corinti 6:11, dice: "E questo eravate alcuni di voi. Ma siete stati lavati". Erano cambiati!

Comunque, molti omosessuali sostengono di non poter cambiare. In effetti, essi dicono che la Bibbia si sbaglia. Alcuni affermano: "Non posso farci niente; sono nato omosessuale". Oppure, diranno che l'omosessualità è una conseguenza della loro educazione. Vi sono senz'altro molti fattori sociali ed emotivi che contribuiscono a far volgere qualcuno dalle relazioni eterosessuali a quelle omosessuali, e forse le cause fondamentali dell'omosessualità sono ignote. Ma nessuno dovrebbe fatalisticamente sostenere di 'non poterci far niente'. Perché?

Perché tutte le informazioni disponibili sono d'accordo con la Bibbia: Gli omosessuali POSSONO cambiare. Nulla tranne lui solo costringe l'individuo a rimanere omosessuale. Vi sembra questa una dichiarazione troppo vigorosa? Ebbene, considerate i fatti.

PERCHÉ NON CAMBIANO

Leggendo informazioni sul soggetto o parlando a omosessuali, si è colpiti da questo fatto: Gli omosessuali vogliono essere omosessuali. Nel Tribune di Minneapolis del 14 maggio 1972 uscì un articolo in cui si esprimeva molta comprensione per il movimento omosessuale. Notate le osservazioni dello scrittore:

"Dietro tutto ciò, si avverte il taciuto timore di scoprire nelle ricerche qualche fattore che faccia sembrare ci sia la possibilità di trasformare un omosessuale in una persona normale. Essi non lo vorrebbero. Sono contenti d'essere omosessuali. Non vogliono essere normali.
"Lena Hardin, responsabile insieme a Mike McConnell dell'ufficio di rappresentanza della Casa dell'Omosessuale, si espresse in questo modo: 'Il solo vantaggio d'essere normali è che non si è più diversi. I concetti e le opinioni che gli altri avrebbero di te sarebbero mutati. E, per dirvi la verità, non vale tanto. Voglio sempre essere quello che sono'".

Notate, non vi è nessun accenno al fatto d'essere 'nati omosessuali' o d'avere avuto un 'infelice ambiente familiare'. Gli interessati dicono solo chiaramente: "Voglio sempre essere quello che sono".

MENTALITÀ TRASFORMATA


Giacché si è omosessuali per scelta la mentalità ne risente, spingendo a fare quella scelta sessuale. Ragionevolmente, la Bibbia conviene che questo è alla radice del problema. Paolo scrive riguardo agli omosessuali che "Dio li ha abbandonati a un disapprovato stato mentale, perché facciano le cose sconvenienti". (Rom. 1:26-28) Costoro hanno ragionato nel loro cuore in modo sbagliato, coltivando desideri pervertiti. - Matt. 15:18-20.

Ciò che dice la Bibbia sotto questo aspetto è d'accordo con i fatti rivelati dagli omosessuali. Pertanto un Americano spiega in che modo il suo ragionamento fu conquistato dalla veduta omosessuale: "L'omosessualità è il frutto di un complicatissimo condizionamento in un prolungato periodo di tempo . . . [Gli omosessuali] si sottopongono deliberatamente al lavaggio del cervello: 'Sono omosessuale e sono fiero. Sono bello'. Questa è la terapia opposta".

Questa mentalità è alla base del problema degli omosessuali. Si può smettere d'essere omosessuale solo se non si pensa più come un omosessuale e non si hanno più i suoi desideri. In I Corinti 6:11 la Bibbia mostra che è possibile cambiare tale mentalità. Perché allora il numero di quelli che cambiano non è maggiore?

Un intervistatore del Long Island (New York) Press fece questa stessa domanda a un ex omosessuale. Rispondendo, l'uomo disse:

"In primo luogo, c'è l'estesa convinzione che sia impossibile. Secondo, migliaia di infelici omosessuali non hanno i mezzi per sottoporsi a una terapia costosa. Terzo, il timore dello scandalo trattiene un mucchio di uomini".

Benché molti psichiatri e altri abbiano dato l'impressione che non si possa cambiare, l'esperienza di quest'uomo mostra che le cose stanno diversamente. Egli ammette di conoscere altri sei uomini che sono pure cambiati.

COME UN OMOSESSUALE CAMBIÒ


Un omosessuale, un attore, che si stabilì infine nella città di New York, narra come fece a cambiare. Quest'uomo era omosessuale fino in fondo. Lasciategli spiegare la trasformazione che ha subìta e lo sforzo che c'è voluto da parte sua:

"Ero omosessuale dall'età di otto anni; quando compii i ventitré anni ero assolutamente, indubitabilmente schiavo della mia carne. Come molti omosessuali cercavo di placare la mia coscienza e scusare la mia grave immoralità dicendo, come fanno molte persone sofisticate di questo mondo, che ero un 'libertino'. Ma il semplice fatto è che ero un pervertito. Ricordo ancora almeno 150 maschi coi quali mi abbandonai ripetutamente a ogni specie di perversione sessuale. Non dico questo per cercar di eccitare o stimolare chi abbia tendenze omosessuali ma per illustrare il livello a cui ero sceso. In effetti, secondo il criterio del mondo degli omosessuali, potevo essere considerato solo un omosessuale moderato giacché praticavo l'immoralità con meno di tre diversi maschi ogni giorno.

"Segretamente sapevo che l'omosessualità era sbagliata. E alcuni anni fa, quando fui invitato a un'adunanza dei testimoni di Geova, cominciai a rinsaldare questa convinzione circa l'errore del comportamento omosessuale. Per di più, mi piaceva quello che udivo dai Testimoni. L'idea di vivere per sempre in una terra paradisiaca mi attraeva realmente. Era così piacevole, così confortante. Mi ero sempre chiesto perché il mondo è così com'è, con tanto odio, avidità ed egoismo. Mi chiedevo che speranza c'era per il futuro. I testimoni di Geova mi diedero le risposte. Ma neppure con ciò cambiai immediatamente la mia vita di omosessuale; sapevo che sarebbe stato difficile, perché mi piaceva moltissimo. Inoltre, stavo perseguendo la mia carriera di attore, inclusa la registrazione dei miei spettacoli in TV. Facevo un mucchio di soldi e non sarebbe stato facile rinunciare neanche a quello.

"Comunque, nel 1969 lavoravo a New York e andai all'assemblea dei testimoni di Geova 'Pace in Terra' allo Yankee Stadium. Durante i commenti conclusivi mi trovai realmente faccia a faccia con la realtà. L'oratore rivolse i suoi commenti a quelli che non erano testimoni di Geova, dicendo: 'Sapete di voler essere nel nuovo ordine di Dio. Perché dunque non venite con noi, e non ottenete la vita in quel nuovo ordine?' La semplice verità di quelle parole colpì nel segno. Volevo davvero la vita. Amavo davvero il popolo di Geova. Da quel momento in poi cominciai a cambiare la mia vita. Si trattava o di servire Geova e vivere o di rimanere omosessuale e morire.

"Sarebbe realmente bello poter dire che da allora in poi non ebbi mai più un'esperienza omosessuale. Ma, purtroppo, sarebbe una menzogna. Effettivamente in seguito ci ricaddi. Ma non mi diedi per vinto. Detestavo ciò che avevo fatto e presi una più ferma risoluzione di non praticare di nuovo l'immoralità. Pochi probabilmente riusciranno a capire la lotta che sostenni, la tremenda agonia, giorno e notte, mentre la 'carne' implorava la soddisfazione sessuale. Col tempo vinsi la lotta, ma non con le mie proprie forze. Mi rivolsi continuamente a Dio in preghiera e gli chiesi il suo aiuto, ed egli effettivamente mi aiutò. Comunque, agii in armonia con le mie preghiere.

"Ruppi ogni contratto di lavoro, anche se significò rinunciare a molte comodità materiali e perdere molta fama come attore. Mi resi conto che nel campo dello spettacolo l'atmosfera non è proprio quel che si dice favorevole a praticare il vero cristianesimo o ad avere una buona moralità. Col tempo abbandonai completamente ogni pratica omosessuale e fui accettato per il battesimo dai testimoni di Geova.

"Nel frattempo ho sposato una brava donna cristiana, e siamo veramente felici e contenti nella meravigliosa disposizione coniugale di Geova. Inoltre, sono servitore di ministero in una congregazione dei testimoni di Geova. Ma ciò che mi reca particolarmente piacere è che ora ho la coscienza pura, e so di condurre una vita approvata dall'Onnipotente Dio".

ACCETTATE LA SFIDA DI CAMBIARE


Questo uomo accettò la sfida di cambiare. Col tempo, fece il passo che la Bibbia raccomanda a quelli che non sono in grado di controllarsi sessualmente, cioè un onorevole matrimonio. (1 Cor. 7:1, 2, 9) Comunque, nessun omosessuale pensi che il matrimonio in sé risolva il problema. Vi sono molti cosiddetti "bisessuali" che, benché sposati, hanno anche relazioni segrete con persone dello stesso sesso. Il "bisessuale" è sempre un omosessuale e deve fare cambiamenti.

Similmente, ogni tanto uomini sposati o celibi diranno ai consulenti di non essere più omosessuali giacché hanno desistito dall'effettivo contatto fisico con altri. Ma dovrebbero esaminarsi onestamente e imparzialmente. Il Dizionario Enciclopedico Italiano di Giovanni Treccani definisce l'omosessualità "l'inclinazione erotica verso soggetti del proprio sesso; . . . non comprende obbligatoriamente il congiungimento carnale, perché può dar luogo a tutte le varianti amorose eterosessuali, comprese quelle dell'amor platonico". Pertanto, il maschio che desidera regolarmente altri maschi è ancora omosessuale nel suo cuore. (Si paragoni Matteo 5:27, 28) Questo è ciò che realmente vuole. Deve ancora sforzarsi di elevare il suo pensiero. - Filip. 4:8, 9.

Ma, com'è stato indicato nell'esperienza narrata sopra, nessuno pensi di poter fare un completo cambiamento e di intraprendere il modo di vivere cristiano con le sue sole forze. Si deve chiedere aiuto a Geova Dio. Geova ha dato le congregazioni cristiane dei suoi Testimoni per assistere chiunque desidera sinceramente condurre una vita moralmente retta. Senza farsi pagare essi insegneranno a chi è sincero ciò che dice la Bibbia e presteranno l'aiuto personale di cui costoro hanno bisogno per fare cambiamenti.

Dio ha anche dato il suo spirito santo per quelli che vogliono purificare la loro vita. Anche se qualche volta si fa un temporaneo passo indietro nella lotta per vincereun vizio così inveterato come l'omosessualità, abbiamo l'assicurazione di Dio che il Suo spirito sosterrà chi continua onestamente a sforzarsi di fare ciò ch'è giusto. Come il peccatore Davide, che fu re d'Israele, si può pregare, con la fiducia che Geova ode: "Possa tu purificarmi dal peccato con issopo, affinché io sia puro; possa tu lavarmi, affinché io divenga perfino più bianco della neve. Nascondi la tua faccia dai miei peccati, e cancella pure tutti i miei errori. Crea in me pure un cuor puro, o Dio, e metti dentro di me uno spirito nuovo, saldo. Non mi rigettare d'innanzi alla tua faccia; e il tuo santo spirito oh non togliere da me". - Sal. 51:7, 9-11.

Chi si sforza di cambiare la sua mentalità, vorrà nel contempo mostrare buon senso e fare certe modifiche pratiche nel suo modo di vivere. Per esempio, a seconda dei casi, si può scegliere un impiego diverso, o andare a vivere in un altro luogo. Può anche essere vantaggioso modificare il proprio modo di vestire e di pettinarsi nonché il proprio modo di agire, parlare e camminare. - Sal. 119:66.

In certi casi, a causa della natura del suo passato, è comprensibile che l'individuo non riesca per molti anni, forse mai in questo presente sistema di cose, a eliminare tutti gli effetti emotivi, fisici e sociali dell'omosessualità. Ma non si dovrebbe mai rinunciare alla lotta. Se il progresso a volte sembra lento, persistete e confidate nello spirito di Geova; col tempo questo darà buoni risultati.

Perciò, la domanda sostanziale che si presenta a quelli che hanno il problema dell'omosessualità non è: 'È ragionevole la veduta della Bibbia?' La veduta della Bibbia è davvero molto ragionevole. Piuttosto, si presenta loro la vigorosa domanda: Voglio realmente cambiare e accetterò la sfida che questo presenta?

Altri articoli sul tema:

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*** g76 8/12 pp. 10-12 La vita degli omosessuali è felice? ***

È severo il punto di vista della Bibbia?


Oggi è difficile a chiunque trovare la felicità e un certo grado di sicurezza. Ma, come mostra la storia di tanti omosessuali, il loro modo di vivere è ancora più incerto e, anzi, controproducente. Paragonate le loro stesse confessioni con le dichiarazioni fatte dall'apostolo Paolo sull'omosessualità: "Dio li diede in balia di passioni vergognose . . . e [ricevono] in loro stessi la giusta punizione dovuta alla loro aberrazione". (Rom. 1:26, 27, versione di L. Moraldi) Le ammissioni di alcuni che sono omosessuali da molto tempo e ciò che è accaduto nella loro vita non mostrano forse che queste parole della Bibbia sono veraci? Non ricevono essi la "giusta punizione" sotto forma di frustrazione e disperazione? Sì, secondo le parole stesse degli omosessuali.

Non è strano perciò leggere nella Bibbia che l'omosessualità è 'vergognosa' e che "quelli che praticano tali cose sono meritevoli di morte". (Rom. 1:32) Naturalmente, spetta a Dio e al suo glorificato Figlio eseguire al tempo debito tale pena di morte. - 2 Tess. 1:6-10.

"Ma non è severo da parte di Dio?" chiederà qualcuno? Dopo tutto, uno non può farci niente se è omosessuale, non vi pare? È vero che secondo molti questo cambiamento è assolutamente impossibile e così pensano che Dio sia troppo duro con gli omosessuali. Sosterranno che "si nasce omosessuali" e pretenderanno ci sia un'inclinazione genetica in tal senso. Ma se è così perché alcuni sono omosessuali solo per parte della loro vita, forse nell'età più avanzata? Se l'omosessualità fosse ereditata, non si sarebbe omosessuali per tutta la vita? Questo sembrerebbe logico. La causa del comportamento omosessuale deve dunque essere qualcosa di diverso dall'ereditarietà.

Uno studio fa pensare che gli uomini omosessuali tendono ad avere nel sangue meno testosterone, un ormone maschile, e meno sperma degli uomini eterosessuali. Tuttavia, anche se fosse così, è valido l'argomento presentato dal New England Journal of Medicine: Gli omosessuali sono tali perché mancano di testosterone? O lo perdono una volta che sono divenuti omosessuali? Questo non si può stabilire con esattezza.

Alcuni difensori dell'omosessualità sostengono che la pratica si debba considerare normale dal momento che, essi dicono, si riscontra anche nel mondo animale. Per esempio, sono stati osservati maschi di scimmie che montavano altri maschi. Naturalmente, il semplice fatto che gli animali compiano una certa pratica non significa che gli uomini debbano prenderla come scusa per imitarli o "scimmiottarli", non vi pare? Ma i numerosi dati raccolti indicano realmente che gli animali siano omosessuali? No. L'edizione dell'Encyclopædia Britannica del 1974 dice: "Questa grande quantità di dati, comunque, non può rispondere alla domanda se alcuno di questi animali sia omosessuale. Non si conosce nessun animale adulto, a parte l'essere umano, che preferisca avere regolari relazioni sessuali con il proprio sesso".

Secondo altri, la mancanza di un forte padre di famiglia conduce all'omosessualità. Non si può negare che l'ideale per un ragazzo sarebbe d'avere un esempio virile da seguire nella vita. (Efes. 6:1-4) Tuttavia, se in una famiglia senza padre ci fossero vari ragazzi non dovrebbero diventare tutti omosessuali se questa fosse l'unica causa del problema? Tuttavia, ciò accade di rado. Molti ragazzi sono cresciuti senza una scrupolosa guida paterna eppure non sono divenuti omosessuali.

Gli esperti sono quasi tutti d'accordo: la precisa causa dell'omosessualità è sconosciuta. Senza dubbio è un insieme di fattori che spinge la persona ad abbandonare le normali relazioni eterosessuali per quelle omosessuali. In ultima analisi però, c'è un altro fatto da ricordare: Gli omosessuali hanno scelto il loro modo di vivere. Darrel Johnson, che scrive per la rivista Gay-Vue, mostra che è così:

"La persona ha evidentemente la possibilità di conformarsi a uno qualsiasi o a tutti i modelli sessuali. Per tale motivo, a un certo punto nel corso della vita finisce per sceglierne uno".

Warren Blumenfeld, coordinatore del Centro degli studenti omosessuali degli U.S.A., paragona addirittura la scelta fra i "modelli sessuali" all'acquisto di un'automobile; egli dice: 'A qualcuno piace la Cadillac, a un altro una macchina sportiva'.

Gli omosessuali dunque sono tali perché lo vogliono. Come dice la Bibbia, è "secondo i desideri dei loro cuori". Perciò, la Bibbia è giustificata a condannare questa pratica, dicendo che sia gli uomini che le donne omosessuali ricevono "in se stessi la piena ricompensa, dovuta al loro errore"; essi "non erediteranno il regno di Dio". - Rom. 1:24-27; 1 Cor. 6:9, 10.

Ne consegue logicamente che se vogliono possono realmente cambiare, non vi pare? Accennando ad alcuni del primo secolo che avevano seguito tali pratiche, la Bibbia dice correttamente: "Questo eravate alcuni di voi. Ma siete stati lavati". - 1 Cor. 6:11.

Trovate la vera vita

Fate parte della comunità omosessuale? Potete dire di avere onestamente trovato soddisfazione e appagamento in questo modo di vivere? Migliaia di omosessuali hanno imparato a loro spese che l'omosessualità non rende felici. Il loro modo di vivere, dice l'omosessuale William Carroll, "può condurre al cinismo, alla disperazione e perfino al suicidio". Perché lasciare che questo vi accada? Perché non cambiare condotta come quegli omosessuali del primo secolo e godere veramente la vita?

Tutti coloro che desiderano proprio portare un cambiamento morale nella loro vita e metterla in armonia con la volontà di Dio per trovare la vera felicità sono invitati dagli editori di questa rivista a mettersi in contatto con i testimoni di Geova. Essi vogliono aiutarvi a conoscere come 'avere la vita e averla in abbondanza'. - Giov. 10:10.


*** g78 22/9 pp. 27-29 Si può cambiare personalità? ***

Ciò che dice la Bibbia

Si può cambiare personalità?

"MI DISPIACE, ma sono fatto così e non posso cambiare. Devi accettarmi come sono!" Simili frasi sono dette spesso da un familiare a un altro per scusare o giustificare qualche tratto della personalità che irrita gli altri, o che forse mette anche duramente alla prova la loro pazienza. In particolare, questa è probabilmente la mentalità di coloro che hanno il vizio di bere o che sono omosessuali.

Ma è proprio vero che la personalità non si può cambiare? La Bibbia indica che è possibile cambiarla. Ad esempio, l'apostolo Paolo scrisse: "Per ogni cosa ho forza in virtù di colui che m'impartisce potenza". (Filip. 4:13) In virtù di questa potenza egli fu in grado di sopportare ogni sorta di circostanze; sapeva accontentarsi del molto e del poco. E, studiando la sua vita, notiamo che prestò fedele servizio come "apostolo delle nazioni", anche se subì spesso percosse, fu una volta lapidato, fece tre volte naufragio, trascorse un giorno e una notte nel profondo, oltre ad andare incontro a ogni sorta di pericoli. - 2 Cor. 11:22-27; Rom. 11:13.

Per di più, Paolo poté fare un cambiamento radicale nella sua personalità. Prima di diventare cristiano, era stato "bestemmiatore e persecutore e insolente". Per questo, dice che era il 'principale dei peccatori'. (1 Tim. 1:12-16) Tuttavia, divenuto cristiano fu così esemplare che poté scrivere: "Divenite miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo". - 1 Cor. 11:1.

No, non fu facile riuscirvi. Paolo aveva conflitti interiori, così che a volte faceva cose che non desiderava fare e non faceva le cose che desiderava fare. Ma non si fece mai vincere dalle sue debolezze. Per cui poté esclamare a questo riguardo: "Grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!" (Rom. 7:13-25) Sì, per quanto avesse grandi responsabilità e privilegi come apostolo delle nazioni, dovette lottare. Questa è la ragione per cui scrisse anche: "Tratto con durezza il mio corpo e lo conduco come uno schiavo, affinché, dopo aver predicato agli altri, io stesso non sia in qualche modo disapprovato". (1 Cor. 9:27) Indubbiamente, 'in virtù della forza che Dio dà', Paolo fu in grado di cambiare la sua personalità.

E poté farlo non solo l'apostolo. Egli parla dei cambiamenti fatti da alcuni di Corinto che avevano praticato fornicazione, idolatria, adulterio, omosessualità, furto, ecc. Che cosa permise loro di cambiare? La loro nuova religione. "Ma siete stati lavati", dice Paolo, "ma siete stati santificati, ma siete stati dichiarati giusti nel nome del nostro Signore Gesù Cristo e con lo spirito del nostro Dio". (1 Cor. 6:9-11) Anche l'apostolo Pietro scrive di alcuni che avevano abbandonato tali cattive abitudini. Pure questi cristiani avevano cambiato la loro personalità. - 1 Piet. 4:3, 4.

È pure risaputo che le persone in generale mostrano poco amore altruistico e disinteressato, anche a quelli che appartengono alla stessa religione o chiesa. Ma Gesù disse che questa qualità, il sincero amore, avrebbe contrassegnato i suoi seguaci. (Giov. 13:34, 35) Per dimostrare tale amore, i suoi seguaci devono fare cambiamenti nella propria personalità, smettendo d'essere egoisti e diventando altruisti.

Ma alcuni non sono d'accordo. Per esempio, c'è il caso di un professore di clinica psichiatrica incaricato presso l'Università della British Columbia. A un'importante rivista "fondamentalista" scrisse una lettera pubblicata con l'intestazione "Nulla può contro l'omosessualità". Faceva obiezione a un articolo uscito in precedenza in quella rivista secondo cui l'omosessualità non è compatibile col cristianesimo. A suo avviso, è troppo attendersi che la conversione al cristianesimo produca un cambiamento nell'orientamento sessuale, dall'omosessualità all'eterosessualità. Menzionava alcuni i quali insistevano che, al massimo, solo il 25 per cento poteva cambiare, e citava lo psichiatra evangelico inglese che, dopo avere assistito 50 omosessuali, fu indotto a concludere: "Se qualcuno crede che l'esperienza della conversione elimini i desideri sessuali e porti a una normale attrazione verso il sesso opposto, si sbaglia. . . . Non ho conosciuto un solo uomo che se ne sia liberato mediante provvedimenti spirituali".

Perché questa contraddizione? Chi è in errore? Non possono essere gli apostoli Paolo e Pietro, poiché non solo erano uomini intelligenti e onesti, ma scrissero sotto ispirazione divina. La sola conclusione è che quelli che affermano che la conversione non produce un cambiamento nella personalità non hanno usato il giusto tipo di "provvedimenti spirituali". In altre parole, i presunti credenti non si erano convertiti al vero e autentico cristianesimo apostolico.

Come fa il vero cristianesimo a produrre un cambiamento nella personalità indipendentemente dalla natura delle pecche? Anzitutto, il vero cristianesimo inculca forte fede nel Creatore. Egli ci ha fatti e ha il diritto di dirci quello che possiamo e quello che non possiamo fare. Inoltre, essendo l'onnisapiente, giusto e amorevole Sovrano della nostra vita sa ciò che è meglio per noi. La fede in lui ci permetterà di pensare quello che pensa lui a questo riguardo, e la sua Parola indica molto chiaramente che considera l'omosessualità un grave peccato. - Vedi Genesi 19:1-29; Levitico 18:22; 20:13; I Timoteo 1:8-11; Giuda 7.

Quindi, dal primo passo in poi, dobbiamo accettare ciò che Dio pensa, cioè che è una pratica cattiva, e ubbidire al comando di Dio di 'odiare ciò che è male'. (Sal. 97:10) Come l'ex alcolizzato deve sforzarsi di 'odiare' l'effetto inebriante dell'alcool se vuole evitare di ricadere nel vizio, così chi era omosessuale deve 'odiare' le sue passate tendenze sessuali. Per poterlo fare, deve dare ascolto al consiglio: "Cessate di conformarvi a questo sistema di cose, ma siate trasformati rinnovando la vostra mente, per provare a voi stessi la buona e accettevole e perfetta volontà di Dio". (Rom. 12:2) Per questo è necessario alimentare la mente con la Parola di Dio e coltivare pensieri giusti. (Matt. 4:4; Filip. 4:8) Sì, con l'aiuto della Parola e dello spirito santo di Dio, ci si può spogliare della vecchia personalità e "rivestire la nuova personalità che [è] creata secondo la volontà di Dio". - Efes. 4:22-24; Col. 3:8-10.

Dio ha provveduto anche il mezzo della preghiera. Gesù ci dice che, se preghiamo con fede, le nostre preghiere saranno esaudite. (Matt. 21:22; Luca 11:13; Zacc. 4:6) Inoltre, la Parola di Dio stabilisce pure che nella congregazione cristiana ci siano anziani per prestare aiuto. - Gal. 6:1; Giac. 5:14-20.

I fatti mostrano che questi "provvedimenti spirituali" hanno aiutato uomini e donne a vincere l'omosessualità, oggi come nei tempi apostolici. Il vero cristianesimo dà agli individui sia il motivo che l'aiuto necessario per fare cambiamenti nella propria personalità, tutto alla gloria di Dio e per la benedizione loro e di quelli ai quali si associano.

- Fine citazione riviste dei TdG -

Da quanto riportato si vede come i testimoni di Geova hanno risposte per tutto e quindi la soluzione per tutto. Cerco di sintetizzare le risposte, sulle quali naturalmente per i TdG non si discute:

      • Dio condanna gli omosessuali;
      • Gli omosessuali, se veramente lo vogliono, possono cambiare e diventare eterosessuali;
      • Si diventa omosessuali perché si sceglie di diventarlo;
      • Molti omosessuali non cambiano perché vogliono essere tali;
      • Solo se ti converti alla vera fede tale cambiamento è possibile;
      • Con l'impegno e la preghiera si abbandonano gli stili di vita sbagliati;
      • Un gay dopo essere cambiato può sposarsi e vivere felice e contento una vita normale.

      Mi sembrava un sogno, ma credetti a quanto mi si diceva e cominciai a fare di tutto per cambiare. Intanto feci grandi sforzi per smettere di masturbarmi, anche se non ci riuscii completamente. Qualche volta mi capitava di cadere ancora e allora ricominciavano i sensi di colpa: ne parlavo con un "anziano" (uno dei responsabili della comunità) che mi diceva di non lasciarmi scoraggiare ma di continuare a lottare con tutte le forze per vincere il vizio, anche se poi mi confidò che nemmeno lui prima di sposarsi era riuscito a smettere completamente di masturbarsi. Nonostante queste mie confessioni non ebbi mai il coraggio di parlare con qualche TdG della mia omosessualità perché mi rendevo conto che non sarei stato compreso.

      Andai in carcere come obiettore e mi trovai insieme a tanti altri giovani TdG. I momenti più difficili erano quando si andava in doccia tutti insieme: vedere tutti questi giovani nudi era davvero una prova ed una tentazione. Ma ogni volta che dovevo fare la doccia pregavo Dio di aiutarmi a non avere pensieri e desideri "sbagliati".

      Comunque fra i TdG non esiste nessuna comprensione o consapevolezza di cosa sia realmente la condizione omosessuale. Mi ricordo un discorso fatto a Gaeta da un TdG venuto da fuori. Eravamo in 250 circa nella sala mensa e questo oratore parlò di una rivista "Svegliatevi!" (quella riportata qui sopra, dell'8/12/1976) che era stata criticata da alcuni omosessuali che l'avevano letta per via dei suoi contenuti fortemente omofobi: "Hanno detto che noi vogliamo ammazzare gli omosessuali. Ma questo non è vero. Non noi li vogliamo ammazzare: sarà Geova che li ammazzerà tutti".

      A queste parole tutti i TdG presenti scoppiarono in una fragorosa risata. Io stavo male nel sentire parole come queste, pensavo che loro non capivano, che erano ignoranti, ma che dovevo perdonarli per questa loro ignoranza e mancanza di umanità: "Non sanno quello che fanno, o che dicono…". Osservazioni come queste le ho sentite comunque molte altre volte: ricordo una "sorella" che parlando degli omosessuali disse: "Geova dovrebbe ucciderli sul fatto, mentre compiono i loro atti schifosi". L'omofobia fra i TdG è cosa piuttosto comune; mentre nella società in generale la mentalità sta in qualche modo cambiando, fra i TdG la condanna dell'omosessualità rimane totale.

      Io comunque ero talmente deciso a cambiare che mi colpevolizzavo anche se mi capitava di fare dei sogni di sesso. A volte mi capitava di fare questi sogni e di avere delle polluzioni mentre dormivo. I sogni erano, naturalmente, a contenuto omosessuale: sognavo di fare sesso con degli uomini. Al mattino mi sentivo sporco, perché pensavo che non ero ancora abbastanza spirituale perché non avrei dovuto fare sogni del genere.

      Tornato a casa mi impegnai come pioniere regolare ed ero a giudizio dei fratelli un esempio di zelo e di impegno teocratico. Conobbi poi una sorella con cui mi trovavo abbastanza bene, era una persona molto semplice e dolce, e dopo un breve fidanzamento ci siamo sposati. Le parlai prima di sposarmi di me, del fatto che prima di diventare TdG avevo avuto delle esperienze omosessuali, e lei mi disse (da brava Testimone) che "quello che uno era prima di conoscere la Verità non conta", l'importante era che io "ero cambiato e ora facevo la volontà di Dio".

      Con mia moglie ho avuto regolari rapporti sessuali, specialmente nei primi tempi del matrimonio, anche se io rimanevo sempre con un profondo senso di insoddisfazione. Dal nostro matrimonio nacquero tre figli. Pensavo di essere cambiato totalmente e di essere diventato "normale" e l'insoddisfazione sessuale che avvertivo pensavo fosse una cosa da accettare senza tanti problemi.

      Circa otto anni dopo essermi sposato, successe una cosa che mandò a farsi benedire tutte le mie sicurezze: dove lavoravo assunsero un nuovo operaio. Io dai primi momenti che lo vidi cominciai a stare male, a provare un senso di turbamento profondo. Mi sentivo attratto da quest'uomo, era semplicemente una favola. Speravo che si licenziasse, per non doverlo vedere ogni giorno. Pensai anch'io di licenziarmi per evitare questi incontri. Ci tengo a precisare che non successe assolutamente nulla di fisico con quest'uomo, che era del tutto eterosessuale e che si stava per sposare.

      Lui però si rese conto che il mio interesse nei suoi confronti non era soltanto dettato da motivi di lavoro. Si accorse dei miei sguardi, del mio turbamento. E la cosa che mi fece stare ancora più male era che io pensavo che in questo modo stavo dando una cattiva testimonianza, che questa persona avrebbe pensato che anche fra i TdG ci sono degli omosessuali, e quindi avrebbe giudicato male l'organizzazione. Ma nonostante avesse intuito la mia situazione, questo giovane, che era di una bellezza straordinaria, si mostrò sempre gentile con me, mi sorrideva quando si accorgeva che lo stavo osservando "troppo". Questa sua tranquilla accettazione mi turbava, era qualcosa di inconcepibile, se lo confrontavo con la vita ed il modo di pensare dei TdG: se qualche fratello avesse intuito o sospettato quello che questo giovane aveva compreso, mi avrebbero certamente chiamato gli anziani per "approfondire" la questione.

      Il tutto comunque fece crollare le mie certezze: fu per me chiaro come l'acqua che in tutti questi anni mi ero semplicemente ingannato. Io non ero cambiato, avevo solo represso e soffocato la mia vera natura. Da quel momento in poi non riuscii più a vivere come prima: si può essere TdG solo fino a che si ha assoluta fiducia che quello che insegna la Torre di Guardia è la verità.

      Avevo capito che tante cose che mi erano state presentate come verità assoluta in realtà erano illusioni, proprio a partire dalla possibilità che gli omosessuali possono cambiare e diventare eterosessuali. Questo è uno dei tanti inganni del fondamentalismo: far credere che la Bibbia dia una risposta certa a tutte le domande con l'interpretazione tirata per i capelli di certi versetti biblici. Far credere che un omosessuale può cambiare e diventare eterosessuale è un inganno tremendo, dettato dall'ignoranza e dalla mancata comprensione della semplice realtà delle cose.

      Se io non fossi stato TdG e non avessi sperimentato in prima persona la validità o meno delle loro affermazioni, potevo anche rimanere con il dubbio che magari hanno/avevano ragione. Ma io ho vissuto per anni cercando di vivere come mi dicevano che bisognava vivere. Ho represso i miei pensieri, i miei sentimenti, i miei desideri, sono arrivato addirittura a odiare me stesso, ho pregato, mi sono impegnato, ho pianto, mi sono disperato, ho cercato aiuto, ho studiato, mi sono sforzato con tutto me stesso di non essere quello che sono, e alla fine… alla fine mi sono solo fatto del male, e sono caduto in una profonda depressione.

      Ricordo le lacrime, le preghiere e le continue suppliche affinché Dio mi aiutasse. Pensavo all'episodio del lebbroso che disse a Gesù: "Se tu vuoi mi puoi purificare". Io mi sentivo come quel lebbroso e chiedevo a Dio di togliere la mia "lebbra". Ma la "lebbra" rimaneva e io sono arrivato al punto di rimpiangere di essere nato. Per uscire dalla prigione depressiva nella quale ero caduto mi sono rivolto anche ad uno psicologo. Dopo quasi 20 anni di vita con i TdG ho trovato la forza e il coraggio di dissociarmi.

      Dopo essere uscito ho capito sempre di più che il mio star male non era una colpa mia, ma era la conseguenza di voler vivere secondo regole di vita impossibili da mettere in pratica. Quindi questa è una cosa sicura, una certezza: la "soluzione" dei TdG - come quella di molti altri "credenti" che la pensano come loro - non è possibile, non è praticabile, è ingannevole ed illusoria. In realtà i TdG chiedono di smettere di vivere, di avere una specie di vita, di essere un automa senza carattere che aspetta un mondo "perfetto", dove tutte le cose "sbagliate" saranno corrette. L'orientamento sessuale non si modifica grazie alla fede o alla pratica di una religione.

      Questo è un dato di fatto, punto e basta. Ci si può reprimere, si può fingere, ci si può ingannare e illudere, ma quello che siamo realmente non si può realmente modificare. La verità sotto questo aspetto è questa. La mia esperienza di vita fra i TdG mi ha permesso di giungere a questa certezza che nessuno e niente potrà mai togliermi dalla testa e dal mio cuore.

      Gli articoli citati sopra contengono un sacco di dichiarazioni ed affermazioni sbagliate: non è vero che sono i "fattori sociali ed emotivi che contribuiscono a far volgere qualcuno dalle relazioni eterosessuali a quelle omosessuali". Gli omosessuali non sono mai stati eterosessuali. Non è vero che gli omosessuali sono tali perché hanno scelto di esserlo e che non vogliono cambiare. L'unica scelta che possono aver fatto è stata quella di accettare la loro condizione, ma non di diventare gay.

      Anche le domande sul fatto che alcuni "diventano gay" solo ad un certo punto della loro vita rivelano che i TdG non hanno capito nulla di questo problema: "Ma se è così perché alcuni sono omosessuali solo per parte della loro vita, forse nell'età più avanzata? Se l'omosessualità fosse ereditata, non si sarebbe omosessuali per tutta la vita?", si chiedono in uno degli articoli citati sopra. La realtà è che molti gay - in una società omofoba come spesso dimostra di essere quella in cui viviamo - nascondono la loro vera natura e solo ad un certo punto della loro esistenza trovano magari il coraggio di uscire allo scoperto. Questo accade anche fra i TdG.

      Ricordo, per esempio, un TdG molto zelante, che aveva delle responsabilità come anziano nella congregazione. Questo TdG era sposato e padre di quattro figli. Era talmente zelante ed impegnato che era visto come un esempio da imitare. Ebbene, ad un certo punto della sua vita quest'uomo lasciò la moglie ed i figli e andò a vivere con un uomo. Disse che lui aveva sempre amato quest'uomo, anche se lo aveva perso di vista per molti anni, dopo essere diventato TdG. Quindi questo zelo era solo un suo modo per cercare di adeguarsi agli insegnamenti dei TdG, un tentativo estremo di cambiare la propria natura, che non era mai realmente cambiata.

      Non è quindi vero che il matrimonio può aiutare un omosessuale a cambiare: un omosessuale che si sposa condanna se stesso all'infelicità, e probabilmente renderà infelice anche sua moglie. Non è vero infine che la conversione alla "vera fede" (che sarebbe quella dei TdG) può trasformare un omosessuale in un eterosessuale. Queste sono tutte balle belle e buone, dettate dall'ignoranza, e completamente false.

      Devo anche dire che se io riuscivo a fare sesso con mia moglie era perché non avevo altro modo per sfogare i miei desideri. Io mi concentravo su me stesso, in quanto il corpo di una donna non mi diceva nulla. E mi rendevo conto di questo fatto, e stavo anche male perché capivo che la mia sessualità era sempre la stessa, non era cambiata. Pensavo che con il passare del tempo mi sarei sentito attratto dalle donne, ma questo non è mai avvenuto. Pensavo anche che per non sentirmi in colpa avrei dovuto smettere completamente di avere rapporti sessuali con mia moglie, vivere nella castità. Ma nello stesso tempo non potevo fare questa cosa, perché i TdG insegnano che il marito deve "rendere il proprio debito" coniugale, cioè avere rapporti sessuali con sua moglie.

      Provare sensi di colpa continui per quello che si è, è il massimo dell'assurdo. E anche l'idea che Dio ci condanni per quello che siamo, potrebbe essere comprensibile se ad esprimerla fosse un "ignorante", cioè qualcuno che crede che l'omosessualità sia una scelta, il risultato di un comportamento voluto, come insegnano i TdG. Ma chi vive tale condizione sa bene come stanno le cose. Se Dio condanna un gay in quanto tale è come se condannasse un negro perché è nero. La Bibbia, letta in chiave fondamentalista, fa più male che bene e ha provocato un sacco di sofferenze.

      Non si può amare un "dio" che condanna delle persone per qualcosa che non hanno scelto di essere, e che impedisce alle persone di essere se stesse e di amare. Ed è davvero triste pensare che molti vivono una vita nella sofferenza e nell'angoscia perché hanno inculcato in loro una simile immagine di Dio. Questi sono i peggiori danni del geovismo e di tutti i fondamentalismi.

      Visitando questo sito ho anche trovato una pagina dove si parla dell'omosessualità. Ho letto le lettere che Achille Lorenzi ha scritto alla Società Torre di Guardia e sono del tutto d'accordo con lui quando scrive che «pretendere che un omosessuale elimini (estirpi) i propri desideri sessuali è come chiedere ad un eterosessuale di smettere di provare attrazione verso l'altro sesso». [La pagina è questa: link]

      La Società si è contraddetta tante volte. Nel 1975 mi avevano insegnato che bisogna eliminare anche i desideri se si vuole piacere a Dio «... il maschio che desidera regolarmente altri maschi è ancora omosessuale nel suo cuore». Nel 1983 invece hanno scritto che ciò «che Dio condanna nella Bibbia, e che costituisce un peccato meritevole di disassociazione, è l'"attività erotica" o "comportamento sessuale" con una persona del proprio sesso», mentre i desideri potevano continuare ad esserci, anche se uno cercava di non averli. Poi, come si può leggere nel sito di Lorenzi, nel 2007, hanno di nuovo condannato anche i desideri: «È vero che i desideri omosessuali possono essere fortemente radicati. Puoi star certo, però, che anche desideri errati con radici profonde si possono estirpare». C'è da diventare matti, e qualcuno è davvero uscito di cervello per cercare di ubbidire alla Società.

      Forse i TdG si sono accorti di aver scritto cose sbagliate, perché adesso dicono che Dio non condanna gli omosessuali come persone, ma condanna il comportamento omosessuale. Quindi i gay, secondo loro, per non essere condannati da Dio dovrebbero vivere nella castità. Ma se uno non riesce a rimanere casto? Anche la Bibbia fa capire che non tutti hanno il dono della castità. E poi, visto che negli articoli sopra si parla di cosa è naturale e di cosa invece non lo è, se c'è qualcosa di davvero "contro natura", questa è proprio la castità, visto che in natura non esiste da nessuna parte, mentre ci sono molti casi di animali che hanno comportamenti omosessuali (http://www.youtube.com/watch?v=_scVM326RTY).

      Due parole sui passi in cui la Bibbia condanna il comportamento omosessuale. Come vanno intesi questi versetti? Non si tratta di credere o non credere alla Bibbia, ma piuttosto di capire cosa realmente vuole dire questo libro, quali erano le intenzioni degli scrittori.

      I fondamentalisti queste domande non se le pongono, in quanto per loro è tutto "parola di Dio", ma questo è il classico errore che ha portato moltissime sofferenze e problemi, per secoli, su intere categorie di persone e su intere nazioni, schiavizzate ed oppresse da certi dogmi "infallibili" ed indiscutibili, in quanto considerati emananti direttamente da Dio. Non ci sono poi così tanti passi nella Bibbia in cui si parla di omosessualità, e, se si contestualizzano, si scopre che non parlano della condizione omosessuale come orientamento permanente ed innato ma di comportamenti omosessuali.

      Questi autori, parlando di omosessualità, riflettevano quello che era il pensiero comune dei loro contemporanei, e anche quello che pensano ancora oggi molte persone, e cioè che certi comportamenti siano il risultato di una scelta volontaria, che siano una "perversione" voluta, consapevole, attuata da persone che erano/sono alla ricerca di piaceri insoliti e/o stravaganti. In realtà è solo da pochi decenni che la società civile sembra comprendere che cos'è realmente la condizione omosessuale. Appellarsi ai contenuti di un libro scritto 2000 anni fa e cercare di ricavarne indicazioni valide ai nostri giorni su cosa sia l'orientamento sessuale, è a dir poco assurdo. Dio ci ha dato la capacità di ragionare, di riflettere e di capire, e non credo che si debba rinunciare a tali capacità per adeguarsi a delle letture assolute e senza mediazioni di alcuni passi biblici.

      Ora sono invecchiato, gran parte della mia vita è ormai passata. Ripensando alla mia vita ho solo un grande rimpianto che è quello di non avere amato abbastanza. Se potessi tornare indietro, cercherei di vivere la mia vita senza torturarmi inutilmente come ho fatto per molti anni. Il peccato più grande che si possa fare è quello di non amare. E io questo peccato, durante la mia vita da TdG, l'ho praticato di continuo: non ho amato me stesso, e di conseguenza non ho amato nemmeno il mio prossimo.

      Non ho amato Dio, in quanto Lo avvertivo sempre come un Giudice che mi avrebbe punito e distrutto. Difatti quando non ero TdG riuscivo a credere in Dio e a pregarLo, Lo concepivo come un Padre amorevole che mi capiva fino in fondo e che sapeva come stavo e chi ero realmente. Con la mia conversione al geovismo, e con la "conoscenza" (sbagliata) di ciò che Dio pensa dei gay e dell'omosessualità - e cioè che si tratta di una scelta, di un vizio, di un comportamento voluto che Dio condanna - non sono più riuscito ad avere con Dio questo rapporto di amore Padre/figlio.

      Come vivo ora? Ho imparato a volermi bene, ad accettarmi per quello che sono, accettazione che implica il non disprezzare o non odiare quella che ho compreso essere la mia vera natura. Con mia moglie ho una convivenza abbastanza serena. Io non le parlo di me e delle mie consapevolezze, acquisite dopo anni di vita tormentata, anche perché certamente non capirebbe e parlarne significherebbe solo farla soffrire inutilmente. Vivo così, in alcuni momenti, una vita parallela: da un lato la vita ufficiale, dove rivesto il ruolo di marito e padre; dall'altra la mia vera vita, che è inevitabilmente una vita nascosta. Purtroppo non è possibile tornare indietro e quindi ho imparato a gestire questa situazione in maniera da non fare del male né a me né alle persone che mi stanno vicino. Ma riflettendo sulle promesse dei TdG penso che la loro ignoranza dell'argomento sia stato il peggiore inganno in cui mi hanno fatto cadere.

      Mi rivolgo a quelle persone omosessuali che magari stanno ora studiando con i TdG: non fatevi ingannare. Non cadete nel mio stesso errore. Non cercate di essere diversi da quello che siete. Non ci riuscirete mai. Vi renderete solo infelici. Vivete la vostra vita, e amatevi, non odiatevi, per quello che siete e non credete in promesse illusorie e fasulle che vi faranno solo vivere male e soffrire inutilmente.

      Esperienza pubblicata nel mese di luglio 2013

      Crisi di coscienza,
      Fedeltà a Dio
      o alla propria religione?
      Di Raymond Franz,
      già membro del
      Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova
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