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TNM e profezie

Calamità senza precedenti nella storia?


I Testimoni di Geova sostengono che a partire dal 1914 l'umanità sia entrata negli "ultimi giorni" di questo mondo. A loro dire i problemi e le catastrofi che si sono verificati a partire da quella data sono senza precedenti nella storia umana. Un attento esame degli eventi storici porta invece alla conclusione che anche nel XX secolo si sono ripetuti avvenimenti comuni ad altri periodi della storia; anzi, alcune calamità furono molto superiori in altre epoche e sono diminuite notevolmente a partire dal 1914.

Riporto in questa pagina una parte del capitolo settimo del libro "Il segno degli ultimi giorni" di C.O. Jonsson - W.Herbst, in cui si dimostra come il XIV secolo fu molto peggiore del XX per quanto riguarda disastri e calamità che colpirono il genere umano.
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Il quattordicesimo secolo: uno specchio lontano
 
La storia del genere umano è la storia di una interminabile serie di crisi e di catastrofi. Sebbene, diversamente che gli altri predicatori apocalittici, la Società Torre di Guardia riconosca questo dato di fatto, tuttavia essa lavora a sminuire la portata delle calamità del passato, in modo che, al confronto, quelle del nostro tempo ingigantiscano.

È senz'altro vero che le generazioni precedenti hanno subìto calamità. Nel XIV secolo, all'epoca in cui imperversava la peste, in Europa si viveva nel terrore della pestilenza, delle carestie e delle guerre. Ma si osservino le dimensioni dei problemi del nostro secolo [1].

Perfino le crisi del quattordicesimo secolo, quindi, a parere della Società, restano al di sotto di quelle del nostro secolo. Questo dovrebbe significare che il nostro secolo conosce pestilenze più terribili e che, se ci fosse dato di scegliere, noi sceglieremmo la vita di quel tempo, e le guerre, le carestie, le epidemie di quel secolo.

B. Tuchman, la studiosa a cui più volte abbiamo fatto riferimento in questo lavoro, ha definito il quattordicesimo secolo a distant mirror, «uno specchio lontano». In effetti, un esame ravvicinato delle vicende di quel periodo smaschererà rapidamente la estrema fragilità delle posizioni della Società.
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Tempo di guerra


 
Il mondo medievale fu «un mondo costantemente in guerra» [2]. Il quattordicesimo secolo vide accendersi, e non sempre spegnersi, numerose, lunghe e sanguinose guerre. Nel 1337 l'Europa assistette impotente all'inizio della guerra più lunga della storia, la guerra dei cento anni scoppiata tra l'Inghilterra e la Francia, guerra che in effetti durò 116 anni e, secondo la Tuchman, infranse l'unità medievale [3].

Altre guerre e lotte civili senza fine afflissero l'Europa: quelle tra i principati della Germania, ad esempio, o quelle tra le città commerciali e i principati italiani; e intanto l'Europa orientale e praticamente l'intero continente asiatico, conoscevano la ferocia del dominio dei Mongoli, che avevano conquistato quelle terre durante il secolo precedente [4].
         
La storia militare e politica, durante i secoli tredicesimo e quattordicesimo, fu dominata dai Mongoli e dai loro vassalli Tartari, che conquistarono vaste aree del mondo allora conosciuto ad eccezione dell'Europa occidentale [5].       
 
Nel corso del quattordicesimo secolo il vasto impero si sgretolò. Sanguinose guerre civili ne minarono la stabilità nelle province occidentali e orientali. In Cina i dominatori stranieri furono infine rovesciati nel 1360, dopo una lotta civile che costò milioni di vite umane [6]. Nello stesso secolo fece la sua comparsa, sulla scena mondiale, la potenza turca, che conquistò l'Asia Minore e quindi la maggior parte della penisola balcanica. Poi, verso il 1370, fu la volta di Tamerlano (Timur Lenk), uno dei più spietati conquistatori che la storia ricordi, il temutissimo Fûhrer del quattordicesimo secolo. Da Samarcanda, nel Turkestan occidentale, da lui costituita centro dell'impero appunto nel 1370, Tamerlano mosse alla conquista del resto dell'Asia. Khwarazan, Afghanistan, Belucistan, Mongolia, Russia, Siberia occidentale, Persia, Iraq, lndia, Siria e Anatolia caddero via via, nel corso di tre successivi decenni, nelle sue mani, in un trionfo di crudeltà e di sangue.
 
Come Gengis Khan nel secolo precedente, così Tamerlano massacrò senza misericordia intere popolazioni, uomini, donne e bambini, stroncando col ferro ogni resistenza. L'intera regione del Khwarazan, con la sua capitale Urgensy nell'Asia centrale, fu cancellata dalla carta geografica. Molte popolose città, tra cui Tiflis, la capitale della Georgia, Isfahan in Persia, Bagdad in Iraq, Damasco in Siria, subirono devastazioni e saccheggi, e gli abitanti furono trucidati. Durante la conquista dell'India, nel 1398, si è stimato che un milione di persone perdessero la vita nello spazio di poche settimane. Quando Tamerlano infine morì, durante la campagna contro la Cina, quasi tutta l'Asia era stata conquistata, sino ai confini della Cina [7].   
 
E il quattordicesimo secolo fu un secolo di guerre, non solo per l'Asia, ma per tutto il mondo allora conosciuto.

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Tempo di carestie



I mutamenti climatici avvenuti agli inizi del quattordicesimo secolo, determinando un abbassamento di temperatura, furono causa di una serre di cattive annate per l'agricoltura. Numerose gravi carestie si succedettero allora, la più terribile delle quali fu, forse, quella del 1315-1317, durata in alcune zone fino al 1319: una carestia «che colpì tutta l'Europa, dai Pirenei alle pianure della Russia, dalla Scozia all'Italia» [8].
 
Le conseguenze furono inimmaginabili. Ci furono di quelli, tra i più poveri, che mangiarono «cani, gatti, sterco di colombi, e i propri figli, persino» [9]. In Lettonia e in Estonia, secondo le cronache del tempo, «madri affamate si cibarono delle carni dei figli» e «uomini stremati caddero morti sulle tombe che stavano violando per cibarsi dei cadaveri» [10].
 
Episodi simili sono segnalati dai cronisti anche in altri paesi.
 
In Irlanda «l'agonia durò fino al 1318. La gente disseppelliva i cadaveri per cibarsene e i genitori arrivarono a farsi pasto dei propri figli » [11]. Nei paesi slavi, come la Polonia e la Slesia, la carestia durò fino al 1319, e anche lì si raccontava che i genitori «uccidevano i figli e i figli i genitori», mentre «i cadaveri dei criminali giustiziati erano immediatamente sottratti alle forche» [12]. Un'orribile pestilenza, giunta al seguito della carestia, decimò ulteriormente le misere popolazioni [13].
 
Poi, la carestia del 1330. E poi ancora quella, terribile, del 1340 che, precedendo la morte nera, coinvolse un quinto della popolazione del mondo allora conosciuto e, solo in Italia, «spazzò via gran parte degli abitanti» [14].
 
Per tutto il resto di quell'infelicissimo secolo, le carestie tornarono periodicamente a riaffacciarsi e a uccidere, in una situazione che, già di norma, era caratterizzata da «universale indigenza» [15].

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Tempo di pestilenza



Non c'è motivo di tracciare daccapo il terribile quadro della desolazione prodotta dalla morte nera. Essa superò di gran lunga, e sotto ogni aspetto, le conseguenze della spagnola, tornando ripetutamente a colpire, nel corso del quattordicesimo secolo, l'Europa e altre parti del mondo.

Dissenteria, antrace, «ballo di San Vito» [16], furono le altre epidemie che attaccarono le popolazioni sul finire di quel secolo. Intanto, durante i decenni che precedettero l'avanzata della morte nera, aveva raggiunto la punta massima di diffusione in Europa la lebbra, la quale però non si rivelò molto contagiosa, né necessariamente mortale.

L'umanità ne uscì profondamente mutata. Il 1348, ancora oggi, agli occhi di molti storici, appare un anno di rilevanza epocale per la storia del genere umano. Per A.L. Maycock esso fu addirittura il momento in cui «la storia ha rischiato maggiormente un'irreparabile frattura nella sua continuità» [17].
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Tempo di terremoti


 
Si credeva comunemente nell'antichità che terremoti, eclissi, caduta di meteoriti, e soprattutto le comete fossero presagio di gravi sciagure e, in modo particolare, preannunciassero guerre, carestie, pestilenze [18]. Incutevano, quindi grande terrore, e questo è probabilmente il motivo per cui, elencando gli eventi che avrebbero potuto ingannare i discepoli inducendoli a credere che e la fine fosse prossima, Gesù aggiunse i terremoti e secondo Luca 21: 11, «fatti terrificanti e segni grandi dal cielo».

Tucidide, Diodoro Sicuro, Livio e molti altri storici dell'antichità credevano che i terremoti fossero portatori di pestilenze; e il filosofo romano Seneca, contemporaneo di S. Paolo dice esplicitamente che «dopo un grande terremoto è normale che si verifichi una pestilenza» [19].

Non c'è da meravigliarsi, quindi, se l' uomo medievale collegò in un oscuro rapporto di causalità terremoti e pestilenze, in particolare i terremoti che precedettero e seguirono la morte nera con la morte nera stessa. In Cina, gli anni che precedettero l'epidemia furono segnati a tutta una serie di calamità: siccità, piogge torrenziali, invasione di locuste, carestie, terremoti. Anche prima che si manifestasse la malattia, nel 1337, il tasso di mortalità era molto elevato.
         
Nel 1334 ad Houdouang e a Honan ci fu una forte siccità subito seguita a un'invasione di cavallette e poi da carestia e pestilenza.
Un terremoto sulle montagne di Ki-Ming-chan formò un lago della circonferenza di più di cento leghe. Più di 5 milioni di persone si calcola che morissero nel Tche. Terremoti e alluvioni si susseguirono dal 1337 al 1345. Le locuste furono voraci e devastanti come non mai. Un «tuono sotterraneo» sconvolse la regione di Canton [20].
 
Anche sull'Europa, negli anni precedenti il 1348 e poi sempre nelle ricorrenti manifestazioni dell'epidemia, si abbatté un'insolita serie di calamita, tra cui alcuni rovinosi terremoti, e ci furono spaventosi portenti in cielo e in terra:

Nel cielo, sulla terra, nell'aria, ogni anno si assistette al manifestarsi di segni che indicavano, secondo le credenze popolari, l’approssimarsi di eventi terribili. Nel 1337 una grande cometa attraversò il cielo e la sua scintillante coda filante accese di terrore la mente della gente... Nel 1348 un terremoto di inaudita violenza fu interpretato come preannuncio della fine del mondo. Gli effetti della sua devastante potenza si fecero sentire fino a grandissima distanza. Cipro, la Grecia e l'Italia subirono gravi danni. Tremarono perfino le valli alpine [21].

«L'Europa» informa il geologo H. Tazieff «fu scossa dall'Italia meridionale alla Bosnia e dall’Ungheria all’Alsazia». Molte città e villaggi, tra cui Villach nella regione austriaca della Carinzia, furono distrutti. Riportando notizie attinte ad uno scrittore del diciottesimo secolo, E. Bertrand il Tazieff così continua:

II terremoto danneggiò gravemente i borghi dell'epoca, trentasei cittadelle e castelli in Ungheria, Stiria, Corinzia, Baviera e Svabia. In molti luoghi la terra si aprì. Si pensò che le esalazioni mefitiche sprigionatesi da quel terremoto fossero poi causa della pestilenza che tormentò per tre anni il mondo intero e che, secondo i calcoli, uccise un terzo della popolazione dell’epoca [22].
       
Come ulteriore esempio del fatto che «il quattordicesimo secolo fu particolarmente e duramente colpito» dai terremoti, il Tazieff cita il sisma che nel 1356 sconvolse la città svizzera di Basilea:

Il 18 ottobre 1356, alle dieci di sera, Basilea - e tutte le città ed i villaggi in un raggio di 17 miglia - furono colpiti da un terribile terremoto. Le scosse di assestamento durarono per più di un anno... Diciotto castelli, con il loro contado, divennero mucchi di macerie [23].

Il quattordicesimo secolo, fa notare il Tazieff, fu un secolo segnato da un numero insolitamente alto di terremoti devastanti. Il catalogo di Milne, pur essendo notevolmente incompleto per quanto riguarda tale periodo, e «praticamente limitato ai fenomeni verificatisi nell'Europa meridionale, in Cina e in Giappone», segnala 143 terremoti distruttivi per il quattordicesimo secolo [24]. I dati sulla mortalità, nella loro incompletezza e lacunosità, lasciano come al solito insoddisfatti, ma non vi è nessun motivo per credere che i grandi terremoti del quattordicesimo secolo fossero meno rovinosi, quanto a perdite di vite umane, di quelli del ventesimo secolo. Anzi, i dati di cui disponiamo inducono a ritenere proprio il contrario.
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Tempo di calamità, tempo di paura



Come abbiamo avuto modo di osservare precedentemente, le grandi calamità come le guerre, le carestie, le pestilenze, si accompagnano di regola ad un forte aumento della criminalità e della immoralità. A.H. Campbell rileva infatti che l'aumento della criminalità «caratterizzò fortemente la seconda metà del quattordicesimo secolo» [25]. E, secondo la Tuchmann [26], anche il brigantaggio assunse proporzioni tali da diventare un fattore di crisi non trascurabile nel regresso demografico mondiale alla fine del quattordicesimo secolo! Violenze e omicidi crebbero notevolmente, soprattutto durante la grande carestia del 1315-1317:

A causa della carestia si registrò un forte aumento della criminalità. Gente che di norma conduceva una vita rispettabile e decorosa fu spinta all'illegalità e al crimine. Ladri e vagabondi infestavano le contee inglesi, commettendo ogni sorta di violenza. Gli omicidi divennero frequentissimi in Irlanda. I furti e le aggressioni assunsero un ritmo impressionante. Si rubava il cibo e tutto ciò che potesse servire a procurarselo, oggetti di valore soprattutto [27].      
 
La pirateria prese a infestare, in maniera spesso sanguinosissima, i mari europei [28]. Criminalità e paura, materialismo e pessimismo, angoscia e terrore contraddistinsero quel secolo proprio come contraddistinguono il nostro. I problemi di oggi sono, molto più di quanto la gente non pensi, una ripetizione di quelli del passato. Lo Ziegler, rifacendosi al confronto che lo storico J.W. Thompson istituisce tra le conseguenze della morte nera e quelle della prima guerra mondiale, trova una straordinaria coincidenza nelle lamentele dei contemporanei di entrambi gli eventi:         

Caos economico, agitazioni sociali, aumento esorbitante dei prezzi, decadenza morale, calo della produzione, stagnazione industriale, smania di divertimenti, sperpero di denaro, lusso, depravazione, isterismo sociale e religioso, avarizia, cattiva amministrazione, imbarbarimento dei costumi [29].       
 
Rispondendo alla domanda se gli uomini di oggi si trovino ad affrontare calamità peggiori dei loro antenati medievali, lo Ziegler, con riferimento ancora al confronto istituito a Thompson, conclude:

Il paragone tra le due esperienze serve solo a mettere in evidenza, per quanto concerne il numero delle vittime, il triste primato della morte nera rispetto alla guerra del 1915-1918 [30].       
 
Lo stesso convincimento è espresso dalla Tuchmann, la quale fa, essa pure, riferimento al confronto di Thompson. «Il quattordicesimo secolo» scrive la Tuchmann «fu un secolo violento, tormentato, confuso, malato e disgregato: il tempo, come molti pensano, del trionfo di Satana». E poi: «Di fronte al catastrofismo dei nostri ultimi dieci, venti anni di storia, che ci hanno gettato in un insolito sconforto, è rassicurante sapere che la specie umana ha vissuto periodi peggiori» [31].

Nessun dato storico, dunque, viene a sostenere a pretesa che nel nostro secolo ci siano state più guerre o più carestie o più pestilenze che nel quattordicesimo secolo. E vero, invece, il il contrario. Preso nel complesso delle sue componenti, segno composito era più manifestamente palese allora che oggi.

I cavalieri dell’Apocalisse facevano risuonare già allora il calpestio minaccioso dei loro cavalli [32].


Note:

[1] La Torre di Guardia del 1° gennaio 1984, p. 7. La Torre di Guardia del 1° febbraio 1985 p. 14 affermava ancor più enfaticamente: « È vero, ci sono sempre state guerre carestie, terremoti e pestilenze durante i secoli della a nostra era volgare prima del 1914. (Luca 21:11) Ciò nondimeno non c'è stato nulla di paragonabile a quanto accaduto da quando, in quello storico anno, terminarono i tempi dei Gentili».

[2] Collier's Encyclopedia, vol. 4, 1974, p. 234.

[3] Cfr in B.W. TUCHMAN, A Distant Mirror, op. cit., l’epilogo.
[4] Sulla conquista mongola avvenuta sotto Gengis Khan e i suoi seguaci, cfr. per esempio E.D. PHILLIPS, The Mongols (1969); R. GROUSSET, Conqueror of the World (1967) e J.A. BOYLE, The Mongol Wolrd Empire 1206-1370 (1977). Le guerre di Gengis Khan costarono milioni di vite, molte di più delle guerre napoleoniche e della prima guerra mondiale, a causa degli estesi massacri delle popolazioni civili. Così si stima che la conquista della Cina settentrionale, nel 1211-1218, sia costata 18 milioni di vite cinesi (Cfr. supra cap. 5°, n. 81), Durante a campagna in occidente, nel 1211-1224, molte città della Persia furono completamente distrutte e le popolazioni trucidate. Interi paesi furono furono completamente spopolati. L'Afghanistan divenne un deserto.
[5] R E DUPUY – T.N. DUPUY, The Enciclopedia of Military History, New York e Evanston, 1970, p. 330.

[6] Gli storici generalmente attribuiscono il brusco calo della popolazione cinese, passata dai 123 milioni del 1200 d.C. ai 65 milioni del 1393, alle guerre con i Mongoli. Non è da sottovalutare comunque, secondo quanto suggerisce McNeill (cfr. Plagues and People, New York 1976, p. 163), il «ruolo»  importante «giocato dalla morte nera nel dimezzare la popolazione cinese».

[7] Un'opera eccellente su Tamerlano e sulle sue conquiste è quella di H. MELZIG, Tismur, Verhangnis eines Erdteils, Zurigo e New York 1940. Tamerlano usava guarnire le aree conquistate con piramidi e minareti, che costruiva mescolando alla calce le teste degli abitanti trucidati. In tutta l'Asia si contano numerose piramidi e minareti.

[8] H.S. LUCAS «The Great European Famine of 1315, 1316 e 1317», in Speculum, ottobre 1930, p. 343. La pubblicazione è a cura dell'Accademia Medievale d'America.
[9] Ibid., p. 355.

[10] Ibid., p. 364.

[11] Ibid., p. 376.

[12] Ibid.
[13] I cronisti contemporanei usano spesso forme generiche per indicare il numero dei morti: «morì un terzo della popolazione» dicono. In realtà, anche stime prudenziali rivelano che la carestia impose un tributo enorme di vite umane. Secondo H. LUCAS (op. cit., pp. 369, 377), nell'Europa a nord delle Alpi e dei Pirenei mori una persona su dieci.

[14] C. WARLFORD, op. cit., p. 439; cfr. anche P. ZIEGLER, op. cit., p. 44. Lo storico svedese M. NORDBERG (Den dynamiska medeltiden, op. cit., p. 35), dopo aver ricordato la grande carestia del 1315-1318 e le altre annate scarse del decennio 1320-1330, afferma che «tutto il periodo 1335-1352 fu caratterizzato da grande penuria di viveri in quasi tutta l'Europa a causa di una sfortunata combinazione di estati asciutte e autunni molto piovosi».

[15] Cfr. supra, cap. II.
[16] Cfr. S. MYDAL, Digerdöden, Stoccolma 1975, pp. 19, 22. Il «ballo di S.Vito» colpisce il sistema nervoso causando morte o disabilità motoria.

[17] A.L. MAYCOCK, «A Note on the Black Death», in Nineteenth Century, vol. XCVII, Londra, gennaio-giugno 1925, pp. 456-464, citato da A.H. CAMPBELL, op. cit, p. 5.
[18] F. CURSCHMANN, Hungersnöte im Mittelalter (Leipzigw Studien aus dem Gebeit der Geschichte), Lipsia, 1900, pp. 12-17.

[19] Nat. Quaest. 6. Al passo di Seneca fa riferimento. R. CRAWFORD in Plague and Pestilence in Literature and Art, Oxford 1914, p. 65.

[20] Cfr. P. ZIEGLER, op. cit., p.13. R.A. GRAVES, art. cit., p. 89, aggiunge che «secondo le fonti cinesi dell’epoca, perirono per fame 4 milioni di persone solo nei dintorni di Kiang» e il climatologo H.H. LAMB (Climate, Presente, Past and Future, vol. 2, Londra e New York 1977, p. 456) parla, per la carestia del 1332, causata dalle piogge torrenziali e dallo straripamento dei fiumi, di 7 milioni di vittime.
[21] C. MORRlS, Historical Tabes: The Romance of Reality, Lippinestt 1893, p. 162. Il Petrarca, che a quel tempo abitava a Verona, annotò: «Le Alpi, il solidissimo baluardo d’Italia, come lo chiama Virgilio, cominciarono a tremare la sera del 25 gennaio. Contemporaneamente, una gran parte della Germania e dell’Italia fu scossa così violentemente che la gente, colta di sorpresa pensò che fosse arrivata la fine del mondo»: citato da H. TAZIEFF When the Earth Trenbles, Londra 1964, p. 155.

[22] H. TAZIEFF, op. cit., pp. 154, 155.  

[23] Ibid., pp. 155, 156.

[24] Cfr. supra cap. 30.
[25] A.H. CAMPBELL, The Black Death and Men of Learning, op. cit., p. 129.

[26] Cfr. A distant mirror, op. cit, p. 119.

[27] H.S. LUCAS, op. cit., pp. 359, 360.

[28] L'incidenza e l'estensione di questa forma di criminalità sono oggi poco conosciute perché essa è praticamente scomparsa. I pirati saraceni, ad esempio, per lunghi periodi esercitarono un controllo spavaldo e spietato dell'intera area mediterranea, impegnandosi in una lotta durata sostanzialmente più di mille anni, dall'ottavo al diciannovesimo secolo, saccheggiando le città delle coste e penetrando, con rapide ed efficaci incursioni, nel cuore dell'Europa. Un numero incalcolabile di persone perì durante queste terribili scorrerie: cfr. E. DAHLBERG, Sjörövare, Stoccolma 1980, pp. 49-63.
[29] P. ZIEGLER, op. cit., p. 277.

[30] Ibid., p. 278.

[31] B. TUCHMANN, A distant mirror, op. cit., p. XIII.

[32] Paragoni analoghi possono essere istituiti con altre epoche storiche: con il sesto secolo d.C., per esempio, il secolo della «piaga di Giustiniano» (cfr. supra p. 169). Come si è già riferito nel quarto capitolo, gli storici sostengono che alcune gravi calamità del terzo e sesto secolo, contribuirono al declino dell’Impero romano, nella sua parte occidentale e orientale.
 
   
       
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Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo
dei Testimoni di Geova
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