I Testimoni di Geova e il matrimonio: la dichiarazione di fedeltà

«La firma di tale dichiarazione scritta di voto di fedeltà è considerata dalla congregazione come il dichiarare pubblicamente dinanzi a Dio e all'uomo che colui o colei che firma sarà fedele alla propria attuale relazione coniugale come lo farebbe se l'unione fosse convalidata dalle autorità civili. Tale dichiarazione è considerata non meno vincolante di quella fatta dinanzi all'ufficiale di stato civile che rappresenta un "Cesare" o un governo del mondo. Questa dichiarazione dev'essere firmata da chi fa la dichiarazione e anche da due testimoni, e si dovrebbe indicare la data … e se ne dovrebbe inviare una copia alla sede filiale della Watch Tower Society in quella zona.» — La Torre di Guardia, 1° settembre 1977
«Per quanto Dio ammetta il divorzio per motivi scritturali, alcuni governi non lo ammettono. (Matteo 19:9) Oppure la legge può rendere molto difficile ottenere il divorzio e forse ciò richiede molti anni. Quindi la succitata rivista spiegava che i Testimoni di Geova hanno preso un provvedimento che è in vigore solo in quei paesi; questo comporta una Dichiarazione di fedeltà matrimoniale.» — La Torre di Guardia, 15 febbraio 1987




Una testimonianza diretta: l'applicazione discrezionale in Italia
Nei primi anni 2000 la dichiarazione di fedeltà matrimoniale venne applicata in Italia in modo discrezionale e riservato. Lo attesta la testimonianza diretta di una ex Testimone di Geova, membro del gruppo "Testimoni di Geova - Analisi critica di un culto", che ha autorizzato la pubblicazione di quanto segue.
La testimone era venuta a conoscenza della procedura poco dopo il suo battesimo, agli inizi degli anni '90. Avendo studiato le pubblicazioni Watch Tower sull'argomento, aveva concluso che in Italia la dichiarazione non fosse più applicabile dall'introduzione della legge sul divorzio, conclusione che le pubblicazioni stesse confermavano esplicitamente, citando proprio il caso italiano come esempio di paese in cui il divorzio era ormai possibile.
Alla fine degli anni '90 o ai primi del 2000, nella sua congregazione, situata nelle immediate vicinanze della filiale italiana e con diversi anziani ex beteliti, un anziano cominciò a frequentare una sorella separata legalmente dal marito e con due figli minori. Quando la coppia iniziò a convivere e l'anziano venne reintegrato nel corpo degli anziani, la testimone e il suo ex marito, laureato in giurisprudenza, pubblicazioni e codice alla mano, chiesero spiegazioni agli anziani locali. Non soddisfatti delle risposte, scrissero alla filiale italiana. Ne seguì un incontro con membri del comparto legale della Betel, organizzato dal sorvegliante che presiedeva la congregazione.
Durante quell'incontro i rappresentanti della filiale tentarono di giustificare la concessione con i lunghi tempi di attesa per il divorzio, all'epoca tre anni dalla sentenza di separazione, sostenendo che questo periodo fosse particolarmente gravoso per chi aveva già avuto rapporti sessuali. L'obiezione fu immediata: perché lo stesso principio non valeva per i giovani fidanzati che per motivi economici non riuscivano a sposarsi? Incalzati, i rappresentanti della filiale ammisero che non tutti potevano beneficiarne: i casi venivano vagliati individualmente, e la concessione era riservata a chi desse garanzia di regolarizzare la propria posizione legale non appena possibile. Dai casi conosciuti e dalla descrizione che ne fecero, era evidente che la nomina pesasse significativamente nella valutazione.
Non soddisfatti, scrissero più lettere alla sede centrale di Brooklyn, tutte rimaste senza risposta. Al terzo tentativo allegarono una banconota per coprire le spese di risposta: anche quella lettera non ricevette riscontro.
La vicenda sembrava chiusa, finché durante una visita pastorale di un viaggiante, la testimone tornò sull'argomento lamentando che l'organizzazione non si atteneva alle proprie direttive ufficiali, come era avvenuto con la dichiarazione di fedeltà matrimoniale. Il viaggiante rispose con una smorfia di disgusto: «Ah quindi è colpa vostra, siete stati voi!», spiegando che a causa delle loro lettere a Brooklyn la pratica era stata abolita, privando molti fratelli e sorelle della possibilità di beneficiarne e esponendoli al rischio di fornicazione. Poi aggiunse una frase che la testimone gli chiese di ripetere, e che lui ripeté senza esitazione:
«Non dovete dare troppa importanza a quello che leggete sulla Torre di Guardia, perché quella è la parvenza legale che ci serve agli occhi del mondo.»
L'anziano che accompagnava il viaggiante, interpellato direttamente, non disse una parola. Fu quella frase, secondo la testimone, a permetterle di cominciare a vedere le cose per quello che erano.