La regola dei due testimoni e gli abusi sessuali
Nella congregazione dei Testimoni di Geova, nessuna sanzione disciplinare può essere emessa in assenza di almeno due testimoni oculari del fatto contestato, oppure di una confessione. La regola si applica a qualsiasi infrazione, incluse le accuse di abuso sessuale su minori. Gli anziani che ricevono un'accusa priva di secondo testimone non possono aprire un comitato giudiziario contro l'accusato, anche qualora credano alla vittima.
Il fondamento scritturale addotto dall'organizzazione è Deuteronomio 19:15: «Nessun singolo testimone può condannare un altro per qualsiasi errore o peccato che commette. La questione deve essere stabilita sulla testimonianza di due testimoni o di tre testimoni.» A questo si aggiungono Numeri 35:30, Matteo 18:16 e 1 Timoteo 5:19.
La regola è stata difesa pubblicamente anche da un membro del Corpo Direttivo davanti a una commissione governativa. Ciò che è emerso da quella difesa, e da un successivo articolo dottrinale della Watch Tower, costituisce una contraddizione che merita un esame attento.

Immagine generata con AI. I personaggi sono fittizi.
Il testo di Deuteronomio 22:23-27
Il capitolo 22 del Deuteronomio distingue due situazioni di rapporto sessuale non consensuale. Nel primo caso, la donna fidanzata si trovava in città e non gridò: poiché qualcuno avrebbe potuto sentirla e soccorrerla, si presume il consenso e vengono condannati entrambi (Deut. 22:23-24).
Nel secondo caso, il testo recita: «Se però l'uomo ha incontrato in campagna la ragazza fidanzata e l'ha violentata, allora deve morire solo l'uomo che l'ha violentata, mentre alla ragazza non devi fare nulla. Lei non ha commesso un peccato che meriti la morte. Questo caso è come quello di un uomo che aggredisce il suo prossimo e lo uccide. Siccome l'uomo l'ha incontrata in campagna, la ragazza fidanzata ha gridato, ma non c'era nessuno che la potesse aiutare» (Deut. 22:25-27).
In questa situazione non vi è alcun secondo testimone. Eppure la Legge mosaica riconosce l'innocenza della donna e la colpevolezza dell'uomo.
La posizione della Watch Tower: l'articolo del 2019
La Torre di Guardia del dicembre 2019, p. 14, nella rubrica «Domande dai lettori», affronta direttamente questo brano. La domanda posta è: se la regola dei due testimoni è fondamentale, come mai nel caso della campagna la ragazza era considerata innocente e l'uomo colpevole, senza che nessuno avesse assistito all'accaduto?
Si riproduce il testo integrale dell'articolo:
*** w19 dicembre p. 14 Domande dai lettori ***
La Bibbia dice che ci devono essere almeno due testimoni per stabilire una questione (Num. 35:30; Deut. 17:6; 19:15; Matt. 18:16; 1 Tim. 5:19). Ma sotto la Legge se un uomo violentava una ragazza fidanzata “in campagna” e lei gridava, la ragazza non era considerata colpevole di adulterio mentre l’uomo sì. In questa situazione, in cui nessuno era stato testimone del fatto, perché lei era considerata innocente e lui colpevole?▪ Il brano di Deuteronomio 22:25-27 non aveva l’obiettivo primario di provare la colpevolezza dell’uomo, perché nel caso descritto lui era già riconosciuto colpevole. Questa legge si concentrava sull’innocenza della donna. Esaminiamo il contesto.
I versetti precedenti menzionano il caso di un uomo che aveva avuto rapporti sessuali con una ragazza fidanzata “in città”. Facendo questo, aveva commesso adulterio, dato che una donna fidanzata era considerata come sposata, e sotto la Legge un uomo non sposato che aveva rapporti sessuali con una donna sposata (o fidanzata) si rendeva colpevole di adulterio. Che dire della ragazza? “Non [aveva] gridato nella città”. Se lo avesse fatto, qualcuno sicuramente l’avrebbe sentita e sarebbe accorso in sua difesa. Ma non aveva gridato. Perciò anche lei aveva commesso adulterio, ed entrambi erano giudicati colpevoli (Deut. 22:23, 24).
La Legge descriveva poi una situazione diversa: “Se però l’uomo ha incontrato in campagna la ragazza fidanzata e l’ha violentata, allora deve morire solo l’uomo che l’ha violentata, mentre alla ragazza non devi fare nulla. Lei non ha commesso un peccato che meriti la morte. Questo caso è come quello di un uomo che aggredisce il suo prossimo e lo uccide. Siccome l’uomo l’ha incontrata in campagna, la ragazza fidanzata ha gridato, ma non c’era nessuno che la potesse aiutare” (Deut. 22:25-27).
In questo caso alla ragazza veniva dato il beneficio del dubbio. In che senso? Si dava per certo che la ragazza avesse gridato, ma che non ci fosse stato nessuno lì ad aiutarla. Quindi non aveva commesso adulterio. L’uomo invece era colpevole di stupro e di adulterio perché ‘aveva violentato’ la ragazza fidanzata.
Quindi, anche se si concentrava sull’innocenza della donna, questa legge descriveva giustamente l’uomo come colpevole di stupro e adulterio. Possiamo essere sicuri che i giudici “[avrebbero fatto] indagini accurate” ed emesso una sentenza in armonia con le norme che Dio aveva esposto più volte e in modo chiaro (Deut. 13:14; 17:4; Eso. 20:14).
La risposta dell'articolo è che Deuteronomio 22:25-27 non riguardava la prova della colpevolezza dell'uomo, perché quella colpevolezza era già assunta in partenza. Il testo si concentrava invece sull'innocenza della donna: «In questo caso alla ragazza veniva dato il beneficio del dubbio. In che senso? Si dava per certo che la ragazza avesse gridato, ma che non ci fosse stato nessuno lì ad aiutarla.» L'articolo conclude che la regola dei due testimoni restava quindi valida, semplicemente applicata in un contesto in cui la colpevolezza dell'uomo era già stabilita per altra via.
Il contesto: la Commissione Reale australiana
La Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse fu istituita dal governo federale australiano nel 2013 [1] con il mandato di indagare su come le istituzioni, tra cui scuole, chiese e associazioni sportive, avessero gestito i casi di abuso sessuale su minori. Nel luglio e agosto 2015 tenne udienze pubbliche specificamente dedicate all'organizzazione dei Testimoni di Geova in Australia (Case Study 29).
Dai file interni forniti alla Commissione dall'organizzazione stessa emerse che nel corso dei decenni precedenti erano stati identificati 1.006 presunti autori di abusi sessuali su minori all'interno delle congregazioni australiane. Di questi, nessuno era stato segnalato spontaneamente dall'organizzazione alle autorità di polizia. [2] La Commissione concluse che «i bambini non sono adeguatamente protetti dal rischio di abuso sessuale nell'organizzazione dei Testimoni di Geova» e che l'organizzazione «non risponde in modo adeguato alle accuse di abuso sessuale su minori». Tra le cause individuate figurava «l'applicazione inflessibile della regola dei due testimoni anche nei casi di abuso sessuale su minori», che la Commissione definì come una dimostrazione di «grave mancanza di comprensione della natura dell'abuso sessuale infantile».
La testimonianza di Geoffrey Jackson (14 agosto 2015)
L'ottavo e ultimo giorno delle udienze, Geoffrey Jackson, membro del Corpo Direttivo, fu ascoltato in videoconferenza da Toowoomba. [3] Jackson era stato raggiunto da un'ingiunzione a comparire mentre si trovava in Australia in visita ai familiari, dopo che i vertici della Watch Tower avevano tentato di escluderlo dall'audizione sostenendo che il suo ruolo fosse limitato alle traduzioni.
Il video integrale della testimonianza è disponibile su YouTube. Lo scambio sul brano di Deuteronomio 22 inizia al minuto 1:42:40:
Il consulente legale senior della Commissione, Angus Stewart, sollevò la questione di Deuteronomio 22:25-27: nel caso descritto dal testo, la donna era l'unica testimone, eppure l'uomo veniva condannato a morte. Jackson, dopo una lunga serie di precisazioni, fu costretto ad ammettere l'evidenza:
Stewart: «Essendoci un solo testimone, era nondimeno sufficiente per concludere che l'uomo dovesse essere messo a morte.» Jackson: «Sì. Credo che siamo d'accordo su questo punto.»
Stewart avanzò quindi la domanda consequenziale: se Gesù fosse stato interrogato su un caso di abuso sessuale, non avrebbe potuto riferirsi proprio a questo brano per affermare che la regola dei due testimoni non si applica in tali circostanze?
Jackson: «Vorrei davvero poterlo chiedere a Gesù, ma al momento non posso. Spero di farlo in futuro. Si tratta però di una domanda ipotetica che, se avesse una risposta, potrebbe sostenere ciò che lei afferma.»
La lettera del 2 settembre 2015
Circa due settimane dopo la testimonianza orale, Jackson inviò alla Commissione una dichiarazione scritta integrativa. [4] In essa ritrattava sostanzialmente le concessioni fatte in udienza, sostenendo che Deuteronomio 22:25-27 non rappresentava un'eccezione alla regola dei due testimoni:
«Sebbene questi versetti possano sembrare un'eccezione al requisito scritturale di almeno due testimoni per stabilire una questione, non è questa la corretta lettura dei passi. [...] È importante notare che le due situazioni contrastanti nei versetti 23-27 del capitolo 22 del Deuteronomio non riguardano il provare la colpevolezza dell'uomo in nessuna delle due situazioni. La sua colpevolezza è assunta in entrambi i casi. [...] Non è quindi come se la donna stesse cercando di provare la colpevolezza dell'uomo e si trovasse come unica testimone contro di lui.»
La dichiarazione aggiungeva che il crimine di stupro, equiparato dalla Scrittura all'omicidio (Deut. 22:26), era «stabilito dalle stesse norme scritturali sulle prove che includono la testimonianza di due testimoni (Numeri 35:30)» e che, nei casi di abuso su minori, pur in assenza di un secondo testimone oculare, «la congregazione cristiana non ignora l'accusa».
Il giudizio della Commissione
Il report finale della Commissione (Case Study 29, ottobre 2016) [5] rilevò il conflitto tra le due versioni di Jackson e ne trasse una conclusione eloquente:
«Si ritiene che vi sia scarsa utilità nel tentare di risolvere il conflitto tra la testimonianza orale di Jackson e quella scritta successiva sulla rilevanza di Deuteronomio 22:23-27 rispetto alla flessibilità della regola dei due testimoni. È tuttavia possibile per la Commissione notare la difficoltà incontrata persino da un membro del Corpo Direttivo nel giungere a un'interpretazione di Deuteronomio 22:23-27 che la renda irrilevante per l'applicazione della regola dei due testimoni.»
Il senior counsel concluse che Jackson era stato «evasivo e di scarso aiuto» nel chiarire se esista margine per interpretare la regola dei due testimoni in modo da consentire azioni disciplinari nei casi in cui vi sia un solo testimone diretto di un abuso sessuale su un minore.
«Lasciamo la cosa nelle mani di Geova»
Nei casi in cui la regola dei due testimoni impedisce l'apertura di un comitato giudiziario, la risposta ricorrente degli anziani alla vittima o ai suoi familiari è che la questione viene «lasciata nelle mani di Geova». La formula ha una funzione precisa all'interno della congregazione: chiude la procedura interna senza che venga emesso alcun provvedimento nei confronti dell'accusato, e al tempo stesso scoraggia il ricorso alle autorità civili, presentando il silenzio come un atto di fede.
Le implicazioni pratiche sono tre. L'accusato rimane nella congregazione senza alcuna segnalazione ai fratelli, inclusi i genitori di altri minori. La vittima non riceve alcun riconoscimento formale del torto subito. E l'eventuale denuncia alle autorità civili viene implicitamente delegittimata, come se interferisse con un processo affidato a Dio.
La formula contraddice tuttavia quanto la stessa organizzazione insegna in altri contesti: che Geova agisce attraverso strumenti umani, che gli anziani hanno la responsabilità di «proteggere il gregge», e che le autorità civili sono «ministre di Dio» cui è dovuta obbedienza (Romani 13:1-4). «Lasciare nelle mani di Geova» una denuncia di abuso su minore non è un atto di umiltà teologica: è una scelta organizzativa con conseguenze concrete su persone reali.
La contraddizione
L'articolo del w19 dicembre 2019 e la dichiarazione scritta di Jackson del 2 settembre 2015 sono, nella sostanza, lo stesso testo: stessa struttura argomentativa, stessi riferimenti scritturali, stessa conclusione. L'argomentazione elaborata sotto pressione giudiziaria è stata successivamente pubblicata come risposta dottrinale a una domanda dei lettori.
Il problema logico che né il documento giudiziario né l'articolo riescono a risolvere è il seguente. La tesi della WTS è che la colpevolezza dell'uomo fosse già stabilita «per altra via» prima ancora che la donna testimoniasse. Ma il testo di Deuteronomio 22:25-27 non descrive alcuna fase processuale precedente: descrive un incontro isolato, senza testimoni, con una sola persona in grado di riferire l'accaduto. Se la colpevolezza dell'uomo era «assunta» sulla base di elementi diversi dalla testimonianza della donna, quegli elementi non sono menzionati nel testo. E se invece erano necessari due testimoni anche in quel caso, il brano non avrebbe avuto ragione di specificare che «non c'era nessuno che la potesse aiutare».
La stessa difficoltà che Angus Stewart pose a Jackson nel 2015 rimane irrisolta nell'articolo del 2019: perché la logica applicata dalla Legge mosaica allo stupro in un luogo isolato non viene applicata all'abuso sessuale su minori all'interno della congregazione, dove per definizione non vi sono testimoni?
La Commissione Reale australiana raccomandò che l'organizzazione dei Testimoni di Geova abbandonasse l'applicazione della regola dei due testimoni nei procedimenti disciplinari relativi ad accuse di abuso sessuale su minori. La raccomandazione non è stata accolta.
Note
[1] Il sito ufficiale della Commissione Reale australiana è consultabile all'indirizzo: https://www.childabuseroyalcommission.gov.au/case-studies/case-study-29-jehovahs-witnesses
[2] Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, Report of Case Study No. 29: The Jehovah's Witnesses, ottobre 2016, pp. 6-7.
[3] La trascrizione integrale della testimonianza orale di Geoffrey Jackson (Giorno 155, 14 agosto 2015). File in PDF.
[4] Geoffrey William Jackson, dichiarazione scritta integrativa alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, 2 settembre 2015, documento STAT.0670.001.0001.
[5] Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, Report of Case Study No. 29: The Jehovah's Witnesses, ottobre 2016.