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Lo schiavo fedele e saggio: che cosa dice davvero Matteo 24:45-47?

Il passo su cui il Corpo Direttivo fonda la propria autorità, riletto a partire dal testo e dal contesto.

Illustrazione della parabola dello schiavo fedele e saggio: un uomo serve il pasto a persone sedute alla pari intorno a una tavola, mentre al tramonto una strada vuota attende il ritorno del padrone

In breve

Per i Testimoni di Geova Matteo 24:45-47 è il passo che legittima l'autorità del Corpo Direttivo: Gesù avrebbe costituito nel tempo della fine uno «schiavo fedele e saggio» incaricato di dare cibo spirituale, e quello schiavo sarebbe il Corpo Direttivo. Questa pagina rilegge il brano nel suo contesto (Matteo 24 e 25, Luca 12) e mostra tre cose. Primo: Gesù pone una domanda e descrive una condotta, senza indicare né un'istituzione né una data. Secondo: lo stesso schiavo può rivelarsi malvagio e maltrattare i suoi conservi, quindi il brano è un monito prima che un'investitura. Terzo: l'identificazione con il Corpo Direttivo poggia su passaggi che nel testo non ci sono e, nella storia dei Testimoni, è già cambiata più volte.


Un passo su cui poggia tutto

Per capire perché questo brano abbia tanto peso bisogna partire da ciò che le pubblicazioni attuali ne ricavano. Il manuale di studio Puoi vivere felice per sempre afferma che il Corpo Direttivo è «lo schiavo fedele e saggio» costituito da Cristo e che Gesù guida oggi i suoi discepoli per mezzo di esso (lezione 54). La Torre di Guardia di luglio 2022 aggiunge che questo schiavo è all'opera dal 1919 e che Gesù lo avrebbe predetto come strumento per provvedere cibo spirituale (pp. 10-12, parr. 9-10).

Il libro Organizzati per fare la volontà di Geova spiega poi che i «domestici» sono coloro che vengono nutriti, cioè prima gli unti e in seguito anche la grande folla delle altre pecore, e che lo schiavo soprintende alla predicazione, ai programmi di assemblee e congressi, alla nomina dei sorveglianti e alla produzione delle pubblicazioni (cap. 3, parr. 6-7).

Su questa base si regge l'obbedienza richiesta ai fedeli: secondo La Torre di Guardia di febbraio 2017, seguire la guida dello schiavo significa seguire Gesù (si veda la pagina Il Corpo Direttivo ammette di poter sbagliare). Per i Testimoni questo brano ha la stessa funzione che Matteo 16:18, 19 ha per il cattolicesimo nella dottrina del primato di Pietro: è il versetto fondante dell'impianto dottrinale (I testimoni di Geova e i cristianesimi delle origini, p. 23, nota 28).

Il peso pratico si vede nell'uso che ne fanno le riviste. Un esempio: «Dato che Geova Dio e Gesù Cristo hanno piena fiducia nello schiavo fedele e discreto, non dovremmo averla anche noi?» (La Torre di Guardia 15 febbraio 2009, p. 27, par. 11).

Una struttura così importante merita una verifica. Il passo dice davvero ciò che gli si fa dire?

Che cosa dice il testo

In sintesi, Matteo 24:45-51 si articola in tre momenti:

  • Versetto 45. Gesù pone una domanda: chi è dunque lo schiavo fedele e saggio che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a suo tempo?
  • Versetti 46 e 47. La risposta non è un nome ma una condizione: è felice quello schiavo che il padrone, arrivando, troverà a fare così, e verrà messo sopra tutti i suoi beni.
  • Versetti 48-51. Segue l'ipotesi opposta: se quello schiavo, pensando che il padrone tarda, comincia a percuotere i suoi conservi e a mangiare e bere con gli ubriaconi, il padrone arriverà all'improvviso, lo punirà con severità e gli assegnerà la sorte degli ipocriti.

Da una lettura attenta emergono cinque osservazioni.

  • È una domanda, non una nomina. «Chi è dunque...?» è una formula retorica che invita ciascun ascoltatore a chiedersi se sarà lui a comportarsi così. La risposta descrive un modo di agire, non un'entità.
  • Lo schiavo è uno solo, ma può diventare due. Il versetto 48 riprende lo stesso personaggio («quello schiavo») e lo presenta come malvagio. Nel racconto la fedeltà non è una qualità garantita in partenza: dipende da come lo schiavo si comporta finché il padrone è lontano.
  • Il termine è «schiavo». Il greco doulos indica uno schiavo, cioè qualcuno che risponde pienamente al padrone del proprio comportamento. Molte traduzioni italiane scrivono «servo», che a orecchio moderno può far pensare a un salariato. Il peso della parola è quello di una subordinazione, non di una dignità (così osserva un articolo apparso su The Christian Quest).
  • Gli altri sono «conservi». Nel versetto 49 le persone che lo schiavo rischia di maltrattare sono chiamate suoi compagni di schiavitù. Chi ha l'incarico di nutrire gli altri resta uno schiavo come loro, in armonia con ciò che Gesù dice altrove: chi vuole essere grande si faccia servitore (Matteo 20:25-28) e voi siete tutti fratelli (Matteo 23:8-11).
  • Il «cibo» è cibo di casa. Il racconto parla di un amministratore che provvede il nutrimento ai domestici. Che questo cibo sia l'insegnamento dottrinale prodotto da una sede centrale è un'applicazione dell'interprete, non un dato del testo. Si noti che nel capitolo successivo il giudizio finale si misura su gesti molto concreti: dare da mangiare e da bere, vestire, visitare (25:35, 36).

Il contesto: Matteo 24 e 25

Il brano fa parte del discorso sul Monte degli Ulivi, pronunciato in risposta ai discepoli che chiedevano del tempio, della presenza di Gesù e della fine (Matteo 24:3). Il filo conduttore del discorso è che nessuno conosce il giorno e l'ora: da qui l'ordine di vegliare. Subito prima della parabola Gesù dice ai suoi ascoltatori di vegliare (24:42) e di tenersi pronti (24:44). La storia dello schiavo è l'illustrazione di che cosa significa essere pronti, non un elenco di incarichi istituzionali.

Subito dopo seguono altre tre illustrazioni: le dieci vergini (25:1-13), i talenti (25:14-30) e le pecore e i capri (25:31-46). Tutte e quattro hanno la stessa struttura: un signore che si assenta, persone a cui è affidato qualcosa, un ritorno improvviso e un giudizio basato sulla condotta. La domanda che le attraversa tutte è come comportarsi mentre si attende un signore che tarda.

Anche il verbo «tarda» (24:48) ha il suo peso. Il racconto presuppone un ritardo abbastanza lungo da mettere alla prova la fedeltà e da tentare chi ha responsabilità di abusarne. Una prova di questo tipo non è legata a un'unica generazione: riguarda chiunque, in qualsiasi epoca, si trovi a prendersi cura degli altri in attesa del ritorno.

Il passo parallelo di Luca 12

Luca riporta la stessa illustrazione (12:35-48) e ne offre un'indicazione preziosa. Prima della parabola Pietro chiede a Gesù se la sta dicendo solo per loro o anche per tutti (12:41). Gesù non risponde né «solo per voi» né «per tutti»: riformula la domanda su chi sia l'economo fedele e saggio (12:42). Anche qui, dunque, la risposta alla domanda «per chi?» è una domanda sulla condotta.

Luca aggiunge inoltre un principio che Matteo non riporta: chi conosceva la volontà del padrone e non l'ha eseguita riceverà molte percosse, chi non la conosceva ne riceverà poche, e a chi è stato dato molto sarà richiesto molto (12:47, 48). Il quadro è quello di una responsabilità proporzionata a ciò che si è ricevuto, che vale per ogni discepolo e che aggrava la posizione di chi ha più conoscenza e più potere.

Il contesto immediato in Luca rafforza questa lettura. La parabola segue un'esortazione rivolta ai discepoli in generale: non angustiarsi, perché «al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno» (12:22, 32), e tenersi pronti, perché il Figlio dell'uomo viene nell'ora che non si pensa (12:35, 40). Un articolo apparso su The Christian Quest nota che Gesù, invece di rispondere a Pietro con un nome, ripete la parabola e ne trae un principio: a chi è stato dato molto, molto sarà chiesto. Vale anche per i cristiani dei secoli successivi, e in particolare per chi ha preteso per sé il titolo di schiavo fedele.

Vale la pena notare che i brani ufficiali citati in questa pagina usano Luca 12:42 per precisare il ruolo di «economo» (Organizzati per fare la volontà di Geova, cap. 3, par. 5), ma non trattano né la sorte dello schiavo malvagio né il principio dei versetti 47 e 48.

Gli anelli del ragionamento ufficiale

Per arrivare dal testo di Matteo al Corpo Direttivo, le pubblicazioni dei Testimoni (la voce «Schiavo fedele e discreto» di Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. 2; Organizzati per fare la volontà di Geova, cap. 3; La Torre di Guardia di luglio 2022) percorrono una serie di passaggi. Conviene esaminarli uno per uno.

1. «Schiavo» è singolare ma va inteso in senso collettivo. A sostegno si citano casi in cui un singolare indica un gruppo, come Isaia 43:10 e l'«anticristo» di 1 Giovanni 2:18. È una possibilità grammaticale, ma nel racconto lo schiavo agisce come un individuo: viene costituito, viene trovato, viene premiato o punito e può maltrattare i suoi conservi. Una lettura che veda in lui una figura rappresentativa di chiunque abbia incarichi di cura è altrettanto compatibile con il testo, e nulla nel testo orienta verso «un piccolo gruppo presso la sede centrale».

2. Lo schiavo compare nel «tempo della fine». Nel simposio del 6 ottobre 2012 l'argomento era che i versetti 29, 34, 36, 42 e 44 riguardano la presenza di Cristo dopo il 1914, per cui lo schiavo doveva comparire dopo quella data (si veda la pagina dedicata, nota 1). Ma i versetti sulla vigilanza si rivolgono ai discepoli di ogni epoca proprio perché il giorno è sconosciuto, e la prova dello schiavo dura «finché il padrone arriva». Il testo non dice che lo schiavo apparirà alla fine: dice che sarà fedele o infedele quando il padrone arriverà. Il simposio aggiungeva che nel I secolo non c'era ragione di chiedersi «chi è realmente lo schiavo», perché gli apostoli possedevano i doni miracolosi dello spirito (1 Corinti 14:12, 24, 25). Ma la domanda è posta da Gesù stesso ai suoi ascoltatori di allora, e in Luca è Pietro a sollevare il problema dei destinatari della parabola (12:41). Se quella domanda fosse stata fuori luogo prima del 1914, è difficile capire perché Gesù l'abbia formulata davanti agli apostoli.

3. «Nutrire molti per mezzo di pochi». La voce di Perspicacia e Organizzati (cap. 3, par. 4) ricavano un «modello» dal miracolo dei pani, in cui Gesù distribuì il cibo tramite i discepoli (Matteo 14:19), e dal corpo direttivo di Gerusalemme in Atti 15. Sono analogie suggestive, ma Matteo 24:45 non rimanda né all'una né all'altra: sono collegamenti introdotti da chi interpreta. Inoltre l'espressione «corpo direttivo» non compare nella Bibbia. La Società la usa come termine tecnico: la prima apparizione nelle pubblicazioni è nella Torre di Guardia inglese del 15 luglio 1943, p. 216, riferita al consiglio dei direttori, e la forma con le maiuscole si afferma con la Torre di Guardia del 15 maggio 1972.

4. Il gruppo presso la sede mondiale. Organizzati per fare la volontà di Geova (cap. 3, par. 5) afferma che i fratelli unti che hanno prestato servizio insieme presso la sede mondiale compongono oggi il Corpo Direttivo. Nel testo non c'è alcun riferimento a una sede, a un'organizzazione o a pubblicazioni. L'identificazione è un'affermazione dell'organizzazione stessa, fondata sulla propria interpretazione del brano: un ragionamento circolare, come illustrato nella pagina Il Corpo Direttivo ammette di poter sbagliare. Quando nel 1972 la rivista dovette spiegare come questo corpo fosse comparso, la risposta fu: «I fatti sono più eloquenti delle parole. Il corpo direttivo esiste» (La Torre di Guardia 15 maggio 1972, p. 313).

5. La data del 1919. L'anno nasce da una catena di calcoli: regno nel 1914, ispezione nel 1918 sulla base di Rivelazione 11, scarcerazione di Rutherford e dei suoi collaboratori nel marzo 1919. Matteo non cita alcuna data. Inoltre la nomina «sopra tutti i suoi averi» (24:47) è stata spostata: fino al 2012 era collocata nel 1919 (si veda La Torre di Guardia del 1° aprile 2007, p. 22), oggi è un evento ancora futuro, mentre nel 1919 sarebbe avvenuta solo la nomina sopra i domestici.

La spiegazione ufficiale svuota poi di valore distintivo lo stesso versetto 47. Nel testo del simposio del 2012 si legge che Gesù ricompenserà lo schiavo con la risurrezione dei suoi membri alla vita celeste e con l'autorità regale su tutti gli averi di Cristo, e che «questa è la stessa ricompensa promessa a tutti i fedeli Cristiani unti» (Luca 22:28-30; Rivelazione 20:6; si veda la nota 1 della pagina dedicata). Se la ricompensa è comune a tutti gli unti, il versetto non serve a distinguere il Corpo Direttivo dagli altri.

L'anno 1919 poggia inoltre su un'ispezione. Secondo Il millenario regno di Dio si è avvicinato (pp. 349-355) il Signore, tornato nel 1918, verificò se lo schiavo avesse dato ai domestici «il cibo a suo tempo», e La Torre di Guardia del 1° aprile 2007 (p. 22) precisa che trovò un rimanente che aveva usato la rivista e altre pubblicazioni per fornirlo. Tra le pubblicazioni di allora c'era Il Mistero Compiuto (1917), che La Torre di Guardia del 15 novembre 1955 (p. 683) ricordava come il libro diffuso con maggior successo, con 850.000 copie stampate in sette mesi. Il contenuto del volume include, con i rimandi alle pagine: il Behemot di Giobbe 40 sarebbe la macchina a vapore e il Leviatano la locomotiva (pp. 84, 85); la «voce dal cielo» di Rivelazione 18:4 sarebbe la voce della Società Torre di Guardia (p. 276); la «grande folla» sarebbe composta da 411.840.000 persone (p. 103); la distanza di Rivelazione 14:20 sarebbe quella tra il luogo in cui il libro fu scritto e quello in cui fu stampato (p. 230). Chi lo desidera può verificare queste citazioni sul volume. Resta da spiegare in che senso un'ispezione che includeva questo «cibo» ne abbia approvato la qualità.

Il «cibo» che sarebbe stato approvato nel 1919 non era solo quello dell'ultimo anno. La Torre di Guardia del 1° aprile 2007 (p. 22) afferma che Cristo trovò «un rimanente di fedeli discepoli unti con lo spirito che dal 1879 aveva usato questa rivista e altre pubblicazioni bibliche per provvedere, in senso spirituale, "cibo a suo tempo"». Vi rientrano dunque anche gli insegnamenti pubblicati da Russell a partire da quell'anno. Alcuni esempi, riportati con le citazioni nella pagina Russell e l'Apocalisse:

  • Apocalisse 12. Secondo Zion's Watch Tower (edizione inglese) del dicembre 1881, il drago rosso era l'impero romano come «puro potere civile», il «figlio maschio» l'Anticristo e Michele il papato. Oggi i Testimoni vi vedono il Regno di Dio, nato nel 1914.
  • Apocalisse 13. Secondo lo stesso periodico (gennaio-febbraio 1882, articolo «La belva e la sua immagine»), la prima belva era il sistema papale e la seconda una potenza ecclesiastica nata nel 1531, cioè la Chiesa anglicana. Oggi vi si vedono i sistemi politici mondiali e una potenza anglo-americana.
  • L'«immagine della belva». Il 15 novembre 1913 il periodico scriveva che «il Protestantesimo è appropriatamente definito l'"Immagine della belva"». Oggi l'immagine è identificata con un'entità politica, le Nazioni Unite.
  • Sole, luna e stelle. Negli Studi sulle Scritture, vol. 4 (pp. 583-591), il sole era il Vangelo, la luna la legge mosaica e le stelle gli apostoli, con adempimenti letterali nel 1780 e nel 1833. Secondo la pagina Russell: i segni nel sole, nella luna e nelle stelle, i Testimoni di oggi non ripropongono più queste spiegazioni.

Se quel «cibo» fu approvato nel 1919 come prova di fedeltà, resta da spiegare perché le stesse spiegazioni siano state sostituite da altre che le contraddicono.

Interpretazioni di questo genere non cessano con il 1919, anno in cui lo schiavo sarebbe stato costituito. The Golden Age del 26 maggio 1920 (edizione inglese, pp. 561, 562) ripubblicò il commento a Naum 2:3-6, secondo cui il passo descriverebbe un treno in movimento, già presente nel Mistero Compiuto (p. 93). Un opuscolo di Rutherford del 1928 (pp. 14-16) affermava che la Bibbia avesse predetto il telegrafo senza fili (Giobbe 38:35) e gli aerei (Isaia 60:8). Altri esempi, con le citazioni, si trovano nelle pagine Alcune bizzarre interpretazioni, Ippopotami, coccodrilli e locomotive e Aerei, telegrafi e Rutherford. Raymond Franz, che fu membro del Corpo Direttivo, scrive a proposito di esempi simili che «non rappresentano delle insolite eccezioni» (Crisi di coscienza, come riportato nella prima di queste pagine) e, su quelli del Mistero Compiuto, li definisce frutto di una «incredibile e sciocca fantasia» (Alla ricerca della libertà cristiana, pp. 179, 180).

6. L'ordine degli eventi. Nel racconto la sequenza è semplice: il padrone costituisce lo schiavo, parte, ritorna una volta e giudica. Nella lettura ufficiale i momenti diventano due: una presenza di Cristo iniziata nel 1914, con la nomina dello schiavo nel 1919, e una venuta successiva come giudice durante la grande tribolazione. Il testo parla di un solo arrivo del padrone. È una tensione che la spiegazione ufficiale risolve ammettendo due «venute», ma non è ciò che il racconto dice.

Un'interpretazione che è cambiata più volte

Le parole di Gesù sono rimaste le stesse. L'interpretazione no. Nella storia del movimento il passo è stato riferito, in successione, a identificazioni diverse:

  • Russell. Il libro Il Mistero Compiuto (1917) presentava Charles Taze Russell come lo «schiavo fedele e saggio» (così lo elenca la pagina Lo schiavo fedele e il Corpo Direttivo, con riferimento alle pp. 4-6, 53 e 169). Secondo un articolo pubblicato in appendice a quella stessa pagina, già negli anni Novanta dell'Ottocento Maria Russell aveva indicato nel marito questo «servitore». Più tardi una pubblicazione dei Testimoni riconobbe che quella veduta e il libro del 1917 tendevano a creare una setta imperniata su un uomo (Il millenario regno di Dio si è avvicinato, pp. 349, 350).
  • Tutti gli unti. Per decenni lo schiavo fu spiegato come la classe di tutti i cristiani unti. La Torre di Guardia del 1° gennaio 1961 (p. 21) parla di uno «schiavo» vecchio di 1.900 anni e quella del 1° settembre 1981 (p. 24) lo descrive come composto da tutti gli unti viventi in ogni epoca dalla Pentecoste.
  • Un corpo direttivo visibile. Nel 1972 la Torre di Guardia (15 maggio, p. 302, par. 12) affermò che questa classe ha un corpo direttivo visibile, come l'ebbe nel I secolo. Il Corpo Direttivo, con le maiuscole, venne così distinto dal consiglio dei direttori.
  • Solo il Corpo Direttivo, dal 1919. Nell'assemblea annuale del 6 ottobre 2012 fu annunciato che lo schiavo è il solo Corpo Direttivo, costituito nel 1919, e che gli apostoli e gli altri cristiani del I secolo non erano lo schiavo. Per circa diciannove secoli, dunque, nessuno schiavo. Si noti che nel 1919 il Corpo Direttivo come oggi lo si conosce non esisteva ancora: esso nasce, come entità separata, solo nel 1971-1972. Eppure nel 1995 la rivista scriveva che «ogni generazione della classe dello "schiavo" cibò la generazione successiva» (La Torre di Guardia 15 maggio 1995, pp. 16, 17, parr. 5, 7). Con la nuova spiegazione quella continuità non esiste più: per quasi diciannove secoli nessuno schiavo avrebbe nutrito la famiglia.
  • Oggi. Il manuale Puoi vivere felice per sempre (lezione 54) e La Torre di Guardia di luglio 2022 presentano il Corpo Direttivo come lo schiavo costituito da Cristo.

Un articolo apparso su The Christian Quest richiama un parallelo storico. Alla fine del VI secolo papa Gregorio I assunse il titolo servus servorum Dei (Enciclopedia Cattolica, vol. XI, col. 421), e Maria Russell riconobbe nel marito lo schiavo di Matteo 24:45. In entrambi i casi, osserva l'articolo, l'assunzione del titolo si accompagnò alla pretesa di essere la fonte esclusiva dell'insegnamento per tutta la comunità.

Ogni passaggio è stato presentato come maggiore luce. Resta il fatto che le stesse parole hanno sostenuto almeno tre identificazioni diverse in circa centoquarant'anni. Merita ricordare che la stessa Torre di Guardia di febbraio 2017 (parr. 12-19) ammette che il Corpo Direttivo «non è ispirato e nemmeno infallibile» e che Gesù «non aveva detto che lo schiavo fedele avrebbe dispensato cibo spirituale perfetto». Se la nomina è un'interpretazione che si è corretta più volte, la sua certezza non può essere maggiore di quella dell'interpretazione stessa.

Non è un caso isolato di certezza poi corretta. Sulla parabola dei lavoratori nella vigna (Matteo 20:1-16), La Torre di Guardia del 15 novembre 1933 (edizione inglese; in italiano agosto 1934) giudicava la propria interpretazione «sostenuta dalle Scritture». La Torre di Guardia del 1° maggio 2007 (pp. 30, 31) afferma che nel 1996 fu presentato «un intendimento corretto» della parabola. L'espressione «sostenuto dalle Scritture» non ha dunque garantito la durata dell'interpretazione.

Le obiezioni più comuni

«Il singolare indica un gruppo, e Gesù ha sempre usato pochi per nutrire molti.» È possibile, ma non è scritto. Un'analogia può suggerire un'identificazione, non dimostrarla. Con lo stesso criterio si potrebbe identificare lo schiavo con altri gruppi, o con qualsiasi discepolo che abbia un incarico.

«Se non è il Corpo Direttivo, chi guida?» Il brano non risponde a una domanda sul governo della comunità. Il Nuovo Testamento mostra altrove responsabili che discutono, si correggono e rendono conto: il dibattito di Atti 15, il rimprovero di Paolo a Pietro in Galati 2:11 (si veda anche la pagina sulla fallibilità del Corpo Direttivo).

«Il contesto è il tempo della fine, quindi riguarda il nostro tempo.» Il ritorno del padrone è futuro per ogni generazione, ed è per questo che l'ordine di vegliare vale sempre. Ma il testo non limita la prova a un solo gruppo di persone: riguarda chi sarà trovato a svolgere il suo compito quando il padrone arriva.

«Le illustrazioni di Gesù hanno un solo punto: non ogni dettaglio corrisponde.» È vero, e proprio per questo i dettagli (il singolare, la nomina prima della partenza, lo schiavo che diventa malvagio) non possono servire a costruire un'identificazione istituzionale. Il punto centrale del racconto è la fedeltà di chi ha responsabilità verso gli altri mentre il padrone è assente.

«L'autorità su tutti gli averi di Cristo può spettare solo a un gruppo.» Gli stessi Testimoni riconoscono che questa ricompensa è comune a tutti gli unti (Luca 22:28-30; Rivelazione 20:6). Il Nuovo Testamento dice altrove che tutti i fedeli regneranno con Cristo (Romani 8:17; 2 Timoteo 2:12; Rivelazione 3:21). Il versetto 47 non richiede dunque un destinatario speciale: descrive la sorte di chi viene trovato fedele al ritorno del padrone.

Che cosa intendeva Gesù?

Letto nei suoi termini, il brano appartiene a un discorso sull'attesa. Gesù chiede ai discepoli, e in Luca risponde a Pietro con la stessa domanda, chi si comporterà da amministratore fedele e saggio mentre il padrone è lontano. Descrive due possibilità per la stessa persona: servire con fedeltà i propri conservi oppure abusare della posizione, convinta che il padrone tardi. Il testo non nomina un'organizzazione, non indica una data, non attribuisce a nessuno il diritto a un'obbedienza incondizionata. Al contrario, il suo avvertimento più duro è rivolto proprio a chi esercita autorità sugli altri.

Questo non toglie che molti lettori vedano nel brano un richiamo in particolare a chi ha ruoli di guida nella comunità. Ma una lettura di questo tipo rende il versetto un monito rivolto a tutti i responsabili, compresi coloro che lo applicano a se stessi, e non un'investitura che li metta al riparo dal giudizio.

Che i Testimoni di Geova vi riconoscano un gruppo di uomini presso la sede centrale è un'interpretazione possibile, ma nessuna parola del testo la impone, e nella loro stessa storia è stata corretta più volte. Per chi vuole verificare da sé, il suggerimento è semplice: leggere di seguito Matteo 24:42 fino a 25:46, e poi Luca 12:35-48, senza pubblicazioni accanto, chiedendosi che cosa Gesù sta chiedendo e a chi.


Fonti

  • Bibbia: Matteo 14:19; 16:18, 19; 20:1-16, 25-28; 23:8-11; 24:3, 29, 34, 36, 42-51; 25:1-46; Luca 12:22-48; Atti 15; Romani 8:17; Galati 2:11; 2 Timoteo 2:12; Rivelazione 3:21; Isaia 43:10; 1 Giovanni 2:18.
  • La Torre di Guardia (edizione italiana): 1° gennaio 1961, p. 21; 15 maggio 1972, p. 302, par. 12, e p. 313; 15 novembre 1955, p. 683; 1° settembre 1981, p. 24; 15 maggio 1995, pp. 16, 17, parr. 5, 7; 1° aprile 2007, p. 22; 1° maggio 2007, pp. 30, 31; 15 febbraio 2009, p. 27, par. 11; febbraio 2017, pp. 23-28, parr. 12-19; luglio 2022, pp. 10-12, parr. 9-12 («Sosteniamo il nostro capo, Gesù»).
  • Edizione inglese: The Watchtower, 15 novembre 1933 (in italiano, agosto 1934); 15 luglio 1943, p. 216; The Golden Age, 26 maggio 1920, pp. 561, 562; Zion's Watch Tower, dicembre 1881, gennaio-febbraio 1882 e 15 novembre 1913, secondo le citazioni riportate nella pagina Russell e l'Apocalisse.
  • Organizzati per fare la volontà di Geova, cap. 3, pp. 18-20, parr. 3-7.
  • J. F. Rutherford, opuscolo del 1928, pp. 14-16, secondo la pagina Aerei, telegrafi e Rutherford.
  • Raymond Franz, Crisi di coscienza e Alla ricerca della libertà cristiana, pp. 179, 180, secondo le pagine citate sopra.
  • Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. 2, voce «Schiavo fedele e discreto».
  • Puoi vivere felice per sempre, lezione 54.
  • Studi sulle Scritture, vol. 4 («La battaglia di Armaghedon»), pp. 583-591, secondo la citazione riportata nella pagina Russell: i segni nel sole, nella luna e nelle stelle.
  • Il Mistero Compiuto (1917) e Il millenario regno di Dio si è avvicinato, pp. 349-355, secondo le citazioni riportate nella pagina Lo schiavo fedele e il Corpo Direttivo.
  • Simposio dell'assemblea annuale del 6 ottobre 2012, pubblicato su jw.org, nel testo riportato nella nota 1 della pagina Lo schiavo fedele e il Corpo Direttivo.
  • Articolo apparso su The Christian Quest, vol. 3, n. 2 (dato indicato da Sergio Pollina in Cogito, n. 4, maggio 1993, p. 6), riprodotto in appendice alla pagina Lo schiavo fedele e il Corpo Direttivo; Enciclopedia Cattolica, vol. XI, col. 421, secondo la citazione dell'articolo.
  • Cogito: bollettino di collegamento senza editore formale, curato da ex Testimoni di Geova di Salerno e diffuso dal novembre 1992 al dicembre 2000.
  • Sergio Pollina, Lo schiavo fedele e discreto e il Corpo Direttivo.
  • Sergio Pollina, I testimoni di Geova e i cristianesimi delle origini (PDF), p. 23, nota 28.

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Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo
dei Testimoni di Geova
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