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Le dottrine
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Il Corpo Direttivo ammette di poter sbagliare

Se il Corpo Direttivo può sbagliare, allora perché bisogna obbedire senza discutere?



La Torre di Guardia, 1° settembre 1979 — 1° settembre 1981 — febbraio 2017: le tre pubblicazioni analizzate in questa pagina.
Le copertine sono ricostruzioni simulate generate con intelligenza artificiale.

La domanda strutturale

Nel febbraio 2017 La Torre di Guardia ha pubblicato un'affermazione che, per la sua portata, merita di essere esaminata con attenzione. Al paragrafo 12 si legge che il Corpo Direttivo «non è ispirato e nemmeno infallibile» e che «a volte può commettere degli errori in merito a questioni organizzative o dottrinali». La stessa pubblicazione precisa che Gesù «non aveva detto che lo schiavo fedele avrebbe dispensato cibo spirituale perfetto».

Queste affermazioni non sono nuove. La Torre di Guardia del 1° settembre 1979 aveva già dichiarato che lo «schiavo fedele e discreto» «non è mai stato né ispirato né perfetto» e che «i fatti della storia hanno ripetutamente richiesto, fino al nostro giorno, rettifiche di un tipo o di un altro» (pp. 23-24, par. 15). La Torre di Guardia del 1° settembre 1981 aveva aggiunto che «a causa delle limitazioni umane, a volte può esserci in qualche questione un intendimento incompleto o inesatto che può richiedere una successiva correzione» (p. 29).

La fallibilità del Corpo Direttivo non è dunque una scoperta del 2017: era stata dichiarata almeno dal 1979. Eppure per tutto questo periodo l'organizzazione ha chiesto ai propri fedeli di obbedire alle sue direttive senza discuterle. La domanda che ne consegue è precisa: su quale base?

Per la documentazione dell'evoluzione storica della dottrina sullo schiavo fedele e discreto si rimanda alle pagine Lo schiavo fedele e il Corpo Direttivo e Il Corpo Direttivo ed i nuovi intendimenti. La presente pagina si concentra sulla struttura logica dell'autorità che quella dottrina ha prodotto.

Due livelli, un sistema

L'esame delle pubblicazioni Watch Tower rivela che l'organizzazione ha operato su due livelli argomentativi distinti, usati in parallelo e secondo necessità retorica.

Il primo livello, che si può definire dichiarativo, emerge ogni volta che l'organizzazione deve giustificare un errore dottrinale passato o un cambiamento di intendimento. In questi contesti la fallibilità viene ammessa con chiarezza, e le correzioni vengono presentate come prova di umiltà e fedeltà.

Il secondo livello, che si può definire operativo, emerge ogni volta che l'organizzazione deve legittimare l'obbedienza dei fedeli alle proprie direttive. In questi contesti viene usato un linguaggio di guida speciale, di spirito che insegna, di equivalenza tra l'obbedire al Corpo Direttivo e l'obbedire a Gesù.

I due livelli non vengono mai messi esplicitamente a confronto nelle pubblicazioni, perché occupano contesti argomentativi diversi: il primo appare quando si parla di errori già superati, il secondo quando si parla di direttive in vigore. Questa separazione contestuale ha consentito all'organizzazione di affermare contemporaneamente «possiamo sbagliare» e «dovete obbedire», senza che i fedeli fossero invitati a considerare le due affermazioni insieme.

Il livello dichiarativo: la fallibilità riconosciuta

Il testo del 1979 ammette che la classe dello schiavo «non è mai stata né ispirata né perfetta» e che gli scritti successivi al canone scritturale «non erano perfetti ai giorni di Charles Taze Russell [...] né erano perfetti ai giorni di J. F. Rutherford». Le rettifiche richieste dalla storia vengono però immediatamente presentate in una luce diversa: i motivi dello schiavo «sono sempre stati puri, altruistici» e «qualsiasi rettifica sia stata apportata all'intendimento ha fornito a quelli che beneficiano dei servizi di questo "schiavo" un'opportunità di dimostrare lealtà e amore» (La Torre di Guardia, 1° settembre 1979, pp. 23-24, par. 15).

Il movimento retorico è significativo: l'ammissione di fallibilità non attenua la richiesta di obbedienza, la rilancia. L'errore viene trasformato in opportunità di prova, e la fedeltà dimostrata durante l'errore diventa essa stessa attestazione di qualità spirituale.

Il testo del 1981 sviluppa questo schema aggiungendo un elemento ulteriore: «Questo non significa che lo "schiavo" non debba pubblicare una possibile spiegazione finché non sia disponibile il completo e definitivo intendimento» (La Torre di Guardia, 1° settembre 1981, p. 29). L'organizzazione afferma esplicitamente il diritto — anzi il dovere — di diffondere posizioni dottrinali che sa essere potenzialmente incomplete o inesatte, senza attendere la certezza. E aggiunge che le correzioni successive dimostrano che lo schiavo è «abbastanza umile e ammaestrabile», il che «dimostra la sua fedeltà a Geova e alla Sua Parola».

Il livello operativo: la guida speciale riaffermata

Mentre i testi del 1979 e del 1981 ammettevano la fallibilità dello schiavo, altri testi dello stesso periodo — e degli anni precedenti — usavano un registro diverso per descrivere la natura della sua autorità.

La Torre di Guardia del 1° dicembre 1957 offre un esempio particolarmente significativo perché contiene entrambi i registri nella stessa frase: «Lo "schiavo" e altri sorveglianti nominati non sono certamente ispirati come lo furono quelli adoperati per scrivere la Bibbia, tuttavia i membri della congregazione dimostrano il dovuto rispetto per la posizione da questi occupata, accettandone i consigli perché sanno che questo è il provvedimento di Geova» (pp. 723-724). La non-ispirazione viene riconosciuta e immediatamente riletta: proprio perché si tratta del provvedimento di Dio, l'obbedienza rimane dovuta.

Lo stesso anno la Torre di Guardia del 15 novembre 1956 aveva formulato in modo ancora più diretto il rapporto tra autorità dello schiavo e autorità divina: «La ribellione contro lo schiavo è ribellione contro Dio» (pp. 691-692). Il fedele che avesse valutato criticamente le direttive dello schiavo non si sarebbe trovato in disaccordo con un organo umano fallibile: si sarebbe trovato in opposizione a Dio.

La Torre di Guardia del 15 marzo 1989 aggiunge che i membri della classe dello schiavo hanno «perspicacia» perché Geova «ha posto su di loro il suo spirito, impiegandoli in armonia con il suo proposito» (p. 14, par. 14). Questa formulazione si avvicina notevolmente al linguaggio dell'ispirazione, pur senza usarne il termine.

I due registri — fallibilità ammessa e autorità speciale riaffermata — coesistono quindi non solo negli stessi anni ma, come nel testo del 1957, nella stessa frase. Non si tratta di un'evoluzione storica ma di una struttura argomentativa stabile, usata in funzione dell'argomento da sostenere.

La contraddizione sincronica: il 2017 come caso esemplare

L'articolo della Torre di Guardia del febbraio 2017 intitolato «Chi guida il popolo di Dio oggi?» (pp. 23-28) è il documento in cui la contraddizione tra fallibilità dichiarata e autorità operativa si manifesta con maggiore chiarezza. Nei paragrafi che seguono il Corpo Direttivo nega l'ispirazione (par. 12), riafferma di fatto la guida speciale dello spirito santo (par. 13), richiede obbedienza esplicita (par. 17) ed equipara quella obbedienza al seguire Gesù (par. 19). I quattro paragrafi appartengono allo stesso articolo.

“CHI È REALMENTE LO SCHIAVO FEDELE E DISCRETO?”
La Torre di Guardia, febbraio 2017, pp. 23-28
(grassetto aggiunto)

12 Il Corpo Direttivo non è ispirato e nemmeno infallibile. Quindi, a volte può commettere degli errori in merito a questioni organizzative o dottrinali. Infatti, la voce "Dottrine spiegate o chiarite" dell'Indice delle pubblicazioni Watch Tower contiene una lista di chiarimenti sulla nostra comprensione delle Scritture a partire dal 1870. Gesù non aveva detto che lo schiavo fedele avrebbe dispensato cibo spirituale perfetto. Come facciamo quindi a rispondere alla domanda: "Chi è realmente lo schiavo fedele e discreto?" (Matt. 24:45). Quali prove ci sono del fatto che è proprio il Corpo Direttivo a ricoprire questo ruolo? Prendiamo in esame gli stessi tre fattori che aiutarono il corpo direttivo del I secolo.

13 Il sostegno dello spirito santo. Lo spirito santo ha aiutato il Corpo Direttivo a capire verità bibliche che in precedenza non erano state comprese. Riflettiamo ad esempio sulla lista di dottrine spiegate o chiarite menzionata nel paragrafo precedente. Non è di certo merito di un uomo se queste "cose profonde di Dio" sono state scoperte e spiegate! (Leggi 1 Corinti 2:10.) Il Corpo Direttivo fa eco alle parole dell'apostolo Paolo: "Queste cose esprimiamo non con parole insegnate da sapienza umana, ma con quelle insegnate dallo spirito" (1 Cor. 2:13). Dopo secoli di apostasia e tenebre spirituali, dal 1919 c'è stata una comprensione sempre più chiara delle Scritture. Come è stato possibile ottenerla se non con il sostegno dello spirito santo? [...]

17 Ovviamente, non ricordiamo il Corpo Direttivo solo con le nostre parole, ma anche seguendo la sua guida. Il Corpo Direttivo ci dà istruzioni attraverso pubblicazioni, adunanze, assemblee e congressi. Inoltre, nomina i sorveglianti di circoscrizione, i quali a loro volta nominano gli anziani di congregazione. I sorveglianti di circoscrizione e gli anziani ricordano il Corpo Direttivo seguendo attentamente le istruzioni che ricevono. Tutti noi rispettiamo il nostro Condottiero, Gesù, essendo ubbidienti e sottomessi agli uomini che impiega per guidarci (Ebr. 13:17). [...]

19 Quando ritornò in cielo, Gesù non abbandonò i suoi seguaci (Matt. 28:20). Sapeva per esperienza personale quanto lo spirito santo, gli angeli e la Parola di Dio lo avessero aiutato a portare a termine il suo incarico sulla terra. Per questo nei nostri giorni ha fornito allo schiavo fedele lo stesso tipo di sostegno. In quanto cristiani unti, i componenti dello schiavo fedele "continuano a seguire l'Agnello dovunque vada" (Riv. 14:4). Seguendo la guida dello schiavo fedele, quindi, stiamo in effetti seguendo il nostro Condottiero, Gesù, che tra breve ci condurrà alla vita eterna (Riv. 7:14-17). Nessun uomo potrà mai guidarci verso una simile ricompensa!»

La Torre di Guardia del febbraio 2017 è il documento che rende più visibile questa struttura, perché la contraddizione non si distribuisce tra decenni diversi ma si articola all'interno dello stesso articolo.

Il paragrafo 12 afferma che il Corpo Direttivo non è ispirato né infallibile. Il paragrafo 13 afferma che «lo spirito santo ha aiutato il Corpo Direttivo a capire verità bibliche che in precedenza non erano state comprese» e che i suoi membri esprimono cose «non con parole insegnate da sapienza umana, ma con quelle insegnate dallo spirito» (citando 1 Corinti 2:13). La stessa pubblicazione chiede retoricamente: «Come è stato possibile ottenere [una comprensione sempre più chiara delle Scritture] se non con il sostegno dello spirito santo?»

Il paragrafo 17 conclude che i fedeli devono essere «ubbidienti e sottomessi agli uomini che [Gesù] impiega per guidarci» (Ebrei 13:17), e il paragrafo 19 afferma che «seguendo la guida dello schiavo fedele, quindi, stiamo in effetti seguendo il nostro Condottiero, Gesù».

La struttura logica interna all'articolo è la seguente: il Corpo Direttivo non è ispirato (par. 12), ma esprime cose insegnate dallo spirito (par. 13), dunque obbedirgli equivale a obbedire a Gesù (par. 17-19). La negazione dell'ispirazione al paragrafo 12 non produce alcuna conseguenza sull'architettura dell'obbedienza descritta ai paragrafi successivi.

La neutralizzazione retorica dell'errore

Esaminati insieme, i testi analizzati mostrano un meccanismo coerente in tre fasi.

Nella prima fase, l'errore viene ammesso. La fallibilità viene riconosciuta esplicitamente, con riferimento a errori passati già superati. Questo gesto produce un effetto di onestà istituzionale e rafforza la credibilità dell'organizzazione nel momento in cui parla.

Nella seconda fase, l'errore viene riletto. Le correzioni vengono presentate non come prove di inaffidabilità, ma come prove di umiltà, di fedeltà alle Scritture e di progressiva comprensione illuminata dallo spirito. La «luce che si fa sempre più splendente» (Proverbi 4:18) trasforma ogni revisione dottrinale in un segno di avanzamento spirituale.

Nella terza fase, l'obbedienza viene richiesta nel presente. Le direttive in vigore vengono presentate come sostenute dallo spirito santo, e il rifiuto di seguirle viene equiparato al rifiuto di seguire Gesù. Il fatto che le direttive future possano rivelarsi anch'esse erronee non viene mai discusso in questo contesto.

Che questo meccanismo non sia limitato al passato lo dimostrano fonti che coprono un arco di oltre un decennio e che affrontano esplicitamente il caso in cui le direttive dello schiavo non convincano il fedele.

La Torre di Guardia del 15 novembre 2013 afferma:

«In quel periodo l'organizzazione di Geova ci darà delle istruzioni che potranno sembrare poco logiche da un punto di vista strategico o comunque umano. Tutti dovremo essere pronti a seguirle, per quanto strane possano sembrarci, perché è solo così che potremo avere salva la vita.» (p. 20, par. 17)


La Torre di Guardia, 15 novembre 2013, p. 20, par. 17.

Il testo non dice che le istruzioni saranno corrette. Dice che dovranno essere seguite anche se sembreranno poco logiche o strane. La possibilità dell'errore non viene negata: viene resa irrilevante attraverso la posta in gioco — la sopravvivenza stessa.

La Torre di Guardia del febbraio 2022 estende il meccanismo vietando esplicitamente lo scetticismo: «Quello non sarà sicuramente il momento di mettere in dubbio le istruzioni che riceveremo o di essere scettici, magari chiedendoci: "Ma questa cosa viene veramente da Geova o è un'iniziativa dei fratelli nominati?"» (p. 6, par. 15). Non viene chiesto soltanto di obbedire a istruzioni potenzialmente erronee: viene chiesto di non interrogarsi sulla loro origine.

La Torre di Guardia del marzo 2022 conferma lo stesso schema nella sezione «Quando riceviamo istruzioni che non capiamo», riconoscendo che le direttive dello schiavo possono sembrare «eccessivamente caute» o «apparentemente poco logiche», e rispondendo non con una valutazione della loro fondatezza ma con analogie bibliche in cui l'obbedienza cieca si rivelò salvifica (p. 19, par. 16).

La Torre di Guardia, marzo 2022, p. 19, par. 16.

La Torre di Guardia del febbraio 2024 completa la progressione chiedendo ai fedeli di seguire la guida dell'organizzazione «anche se questo dovesse significare mettere da parte le nostre opinioni?» (pp. 20-25, par. 18).


La Torre di Guardia, febbraio 2024, p. 24, par. 18.

Il meccanismo è identico in tutti i testi, dal 1957 al 2024: la possibilità dell'errore viene riconosciuta e immediatamente neutralizzata attraverso un appello alla fiducia, alla fedeltà o alla sopravvivenza. Il risultato è un sistema nel quale l'errore è sempre alle spalle, l'autorità è sempre nel presente, e la fallibilità dichiarata non produce mai, concretamente, uno spazio riconosciuto di valutazione critica per il fedele.

Per una documentazione estesa della progressione dottrinale sull'obbedienza all'organizzazione dal 1934 al 2024 si rimanda alla pagina I TdG e la sottomissione all'organizzazione.

Il caso limite: le trasfusioni di sangue

Tra le direttive emanate dal Corpo Direttivo nel corso dei decenni, il divieto delle trasfusioni di sangue rappresenta il caso in cui questa struttura ha avuto le conseguenze più gravi. Il divieto, introdotto nel 1945, è rimasto vincolante per decenni nel periodo in cui le pubblicazioni Watch Tower ammettevano simultaneamente la possibilità di intendimenti «incompleti o inesatti». I fedeli che hanno rifiutato trasfusioni — con esiti letali in numerosi casi documentati — lo hanno fatto seguendo una direttiva che l'organizzazione stessa definiva, in linea di principio, passibile di «successiva correzione».

Il divieto ha subito nel corso degli anni modifiche significative: alcune frazioni del sangue sono state progressivamente ammesse, e nel marzo 2026 il Corpo Direttivo ha riaperto la possibilità dell'autotrasfusione dopo decenni di divieto esplicito. I fedeli che hanno perso la vita rifiutando trasfusioni nel periodo in cui quella dottrina era vigente sono documentati nella pagina Il costo in vite umane della dottrina sul sangue. Ciascuna di queste revisioni è stata presentata, con il linguaggio consueto, come approfondimento della comprensione scritturale.

La domanda che questo caso pone non riguarda le intenzioni dell'organizzazione — che le proprie pubblicazioni hanno sempre descritto come «pure e altruistiche» — ma la struttura del sistema. Se il Corpo Direttivo poteva sbagliare, e ha effettivamente rivisto posizioni dottrinali in materia di sangue, e se i fedeli erano tenuti a obbedire a quelle posizioni come vincolanti in nome di Dio, ne consegue che obbedivano a decisioni umane potenzialmente erronee sottoposte loro come espressione della volontà divina. Le conseguenze irreversibili di quell'obbedienza non possono essere retroattivamente neutralizzate dall'argomento della luce progressiva.

La risposta apologetica standard e la sua insufficienza

La risposta abituale dell'apologetica interna a questo tipo di obiezione ricorre a tre argomenti distinti.

Il primo è l'argomento della «luce progressiva», fondato su Proverbi 4:18: la comprensione biblica cresce nel tempo, come la luce dell'alba che si fa più splendente fino al pieno giorno. Gli errori dottrinali del passato non sarebbero dunque errori propriamente detti, ma tappe di un percorso di comprensione progressiva. Questo argomento non risponde alla domanda strutturale. La questione non è se la comprensione possa crescere nel tempo: è se sia legittimo esigere obbedienza assoluta e immediata a una comprensione che si riconosce parziale. L'argomento della luce progressiva giustifica retrospettivamente la revisione; non giustifica retroattivamente l'obbedienza incondizionata richiesta in ogni fase della revisione.

Il secondo argomento è di carattere fiduciario: anche un organo fallibile può essere il canale scelto da Dio, e i fedeli sono chiamati a fidarsi del processo più che dei singoli risultati. Questo argomento, tuttavia, presuppone ciò che dovrebbe dimostrare: che il Corpo Direttivo sia effettivamente il canale scelto da Dio. Non è possibile dedurre la legittimità dell'autorità dalla fiducia nell'autorità stessa senza incorrere in una petizione di principio.

Il terzo argomento, forse il più diffuso, è quello dello strumento imperfetto: Dio si è sempre servito di uomini fallibili per guidare il suo popolo. Mosè sbagliò e fu escluso dalla Terra Promessa. Davide commise adulterio e omicidio. Pietro fu rimproverato da Paolo apertamente (Galati 2:11). Nessuno di questi errori invalidò il fatto che Dio li usasse come canale. Perché dovrebbe essere diverso con il Corpo Direttivo?

L'argomento è apparentemente solido ma presenta una differenza strutturale rispetto al sistema descritto in questa pagina. I leader biblici citati operavano in un contesto in cui il dissenso era non solo possibile ma praticato. Paolo si oppose a Pietro di fronte a tutti e lo racconta senza imbarazzo. Il concilio di Gerusalemme del 49 d.C. fu un dibattito con argomenti, testimonianze e confronto aperto, non un decreto calato dall'alto. Natan disse a Davide in faccia che aveva sbagliato. In nessuno di questi casi chi espresse dissenso o pose domande fu espulso dalla comunità e sottoposto all'ostracismo di familiari e amici. Nel sistema Watch Tower il disaccordo con il Corpo Direttivo porta alla disassociazione e all'ostracismo. La domanda che l'argomento dello strumento imperfetto non risolve è quindi la seguente: se il Corpo Direttivo può sbagliare come Mosè e Davide, perché chi lo dice apertamente viene trattato non come un fratello che pone una questione legittima, ma come un apostata da evitare?

C'è inoltre una differenza che questo argomento tende a non considerare. I leader biblici citati furono nominati da Dio attraverso modalità esterne e verificabili: Mosè attraverso la teofania del roveto ardente, Davide attraverso l'unzione profetica di Samuele, Paolo attraverso l'apparizione sulla via di Damasco, Pietro attraverso la scelta diretta di Gesù. In tutti questi casi la nomina proveniva dall'esterno del soggetto nominato e poteva essere testimoniata da altri. Chi ha nominato lo schiavo fedele? La risposta dell'organizzazione è che Gesù ispezionò tutte le organizzazioni religiose nel 1919 e trovò gli "Studenti Biblici" fedeli, nominandoli quindi come suo canale esclusivo. Ma questa nomina non proviene dall'esterno: è l'organizzazione stessa a dichiararla, sulla base della propria interpretazione di Matteo 24:45-47. Nessuna fonte indipendente la attesta. Il ragionamento è circolare: il Corpo Direttivo è il canale di Dio perché Gesù lo ha nominato, e sappiamo che Gesù lo ha nominato perché il Corpo Direttivo lo afferma. L'analogia con Mosè e Paolo regge solo se si accetta già come vera la premessa che andrebbe dimostrata, ma che non lo è.

Conclusione

La fallibilità del Corpo Direttivo non è una rivelazione tardiva: era stata dichiarata nelle pubblicazioni Watch Tower almeno dal 1979. Ciò che le fonti esaminate mostrano non è un'organizzazione che ha scoperto di poter sbagliare, ma un'organizzazione che ha saputo di poter sbagliare e ha costruito intorno a questa consapevolezza un sistema retorico capace di rendere quella consapevolezza irrilevante sul piano dell'obbedienza.

Il sistema funzionava perché i due livelli — fallibilità dichiarata e autorità operativa — non venivano mai messi a confronto diretto nelle pubblicazioni. Quando si parlava di errori, si parlava di errori passati. Quando si parlava di obbedienza, si parlava di direttive presenti. Il fedele che avesse tentato di collegare i due piani — chiedendosi se la direttiva odierna potesse essere l'errore di domani — non avrebbe trovato nelle pubblicazioni Watch Tower alcuno strumento per farlo: avrebbe trovato, invece, l'equiparazione tra il dubbio e la mancanza di fedeltà a Geova.

 
   
       
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Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo
dei Testimoni di Geova
© infotdgeova.it — Analisi critica e documentata dei Testimoni di Geova
Riproduzione consentita con citazione della fonte
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