Gesù è Dio?
Nota redazionale — Questo articolo, originariamente redatto da Claudio Forte, è stato riveduto redazionalmente per uniformarlo agli standard editoriali del sito. La questione della natura di Gesù e del suo rapporto col Padre è teologicamente complessa e ha generato numerose controversie nella storia della Chiesa. Lo studio non intende dimostrare la fondatezza di una particolare interpretazione teologica (come la dottrina della Trinità), ma evidenziare come la Watch Tower abbia adattato alla propria cristologia i versetti che indicavano in direzione contraria, presentando la dottrina trinitaria come una frode deliberata priva di qualsiasi sostegno scritturale.

Il Corpo Direttivo dei TdG ripete (ad ogni versetto alterato) che dall'esame delle Scritture non è possibile concludere che Gesù sia Dio, e che coloro che lo sostengono sono influenzati dalla filosofia di Platone. Probabilmente deve trattarsi di un altro Platone, sconosciuto a tutti tranne ai membri del Corpo Direttivo, in quanto è proprio la dottrina del "dio" inferiore a Geova-Dio, ma superiore alle "altre" (si prega di notare "altre") creature che ricorda tanto il "demiurgo" del Platone che si studia a scuola, ed è un ulteriore esempio che fa capire perché il Corpo Direttivo abbia sistematicamente scoraggiato l'istruzione superiore (Svegliatevi!, 22 gennaio 1988, p. 28, "I lettori ci scrivono"), e perché chi ha effettuato questi studi difficilmente diventa TdG o se lo diventa non vi rimane, in quanto prima o poi scopre queste manipolazioni e false citazioni per quanto ben presentate.
Gesù si è mai proclamato uguale a Dio? Studiando la versione alterata della Bibbia della TNM la risposta è no, ma se esaminiamo l'originale greco (anche nella traduzione letterale in inglese) gentilmente messo a disposizione dalla stessa Watch Tower, la risposta è ben diversa. Faremo alcuni esempi in parte già esaminati.
La dottrina del Corpo Direttivo sostiene che secondo la Bibbia le preghiere vanno rivolte solo a Dio. Eppure Gesù stesso afferma: «Se voi mi chiederete qualcosa, io la farò» (Gv 14:14).
In un'altra occasione Gesù arriva a definirsi come il Padre «IO SONO» (Gv 8:58 — Esodo 3:14). Anche questo tuttavia non dimostra nulla per la logica dei TdG. La spiegazione offerta dal Corpo Direttivo presuppone che Gesù si esprimesse in modo grammaticalmente scorretto, rendendo necessaria una correzione da parte dei traduttori della Watch Tower.
L'altra spiegazione, accettata da coloro che non si mettono al di sopra di Dio correggendo i suoi errori, è che Gesù sapeva benissimo cosa stava dicendo (il contesto lo dimostra con estrema chiarezza), e quindi è il Corpo Direttivo che ricorre a giustificazioni forzate nel tentativo di sostenere questa scelta traduttiva, citando oscure fonti incontrollabili o ricorrendo alla consueta tecnica della manipolazione delle citazioni o della menzogna diretta, come quando sostiene che è addirittura frequente nel NT questo tipo di costruzione grammaticale in cui l'indicativo presente si traduce al passato. [1]
Lo studioso A.T. Robertson, citato in Ragioniamo dalle Scritture (ed. 1989, p. 415), afferma che in realtà «io sono» ha un valore «assoluto». Le altre traduzioni citate sono di gruppi fondamentalisti vicini ai TdG, della cui attendibilità è lecito dubitare. In realtà Gesù usa l'indicativo presente «IO SONO» con lo stesso significato anche in altri punti: Gv 8:24, 8:28, 13:19. In quest'ultimo versetto Gesù dice «affinché crediate che Io SONO», confermando la sua piena deità con la stessa espressione usata in Gv 8:58.
In questo caso, anche nella TNM il presente rimane presente, ma si cambia procedimento invertendo l'ordine tra soggetto e verbo onde evitare pericolosi "malintesi". Quale TdG va a controllare come stanno le cose? O non conosce il greco, e quindi non ha la possibilità di verificare, o anche se avesse la possibilità di farlo non lo farebbe comunque, in quanto si sentirebbe in colpa, come se stesse dubitando del "cibo spirituale" che Geova fornisce tramite il suo Corpo Direttivo.
Altri punti in cui Gesù afferma di essere uguale a Dio, sia pure tramite il suo angelo che "parla" a Giovanni (vedi Rv 1:1), sono Rv 1:8 e Rv 22:13: in questi punti Gesù dichiara di essere l'alfa e l'omega, il principio (in greco archè) e la fine, il che può essere detto solo di Dio (vedi Is 44:6). Il Corpo Direttivo spiega nel suo commentario a Rivelazione che in questi versetti è Geova che parla e non Gesù. Se un TdG leggesse il contesto direttamente dalla Bibbia, gli risulterebbe evidente che è sempre Gesù che parla e di cui si parla: nel versetto 7 si parla della "venuta" di Gesù, e al versetto successivo, che completa il discorso, è detto: «Io sono l'alfa e l'omega... colui che viene, l'Onnipotente».
Non vi è quindi alcun elemento a sostegno del fatto che qui intervenga Geova a parlare: è solo un ulteriore tentativo di sostenere un preconcetto dottrinale in assenza di basi testuali. In Rv 1:17 il termine "Primo e Ultimo" si riferisce a Gesù anche nella traduzione della TNM, così come in Is 44:6 era riferito a Geova. Ogni lettore si rende conto che solo di uno può essere detto che è il primo e l'ultimo. Il Corpo Direttivo se ne rende conto, per cui in Ragioniamo dalle Scritture (ed. 1989, p. 410) cerca di distogliere l'attenzione del lettore incastrandolo in un falso ragionamento: fa notare che in Eb 3:1 Gesù è definito Apostolo così come i suoi seguaci, ma questo, continua il Corpo Direttivo, non dimostra che siano la stessa persona o che siano di pari rango.
È veramente grave pensare che tanti sinceri TdG siano ingannati in questo modo e si convincano, di fronte a queste spiegazioni, che quello fornito dal Corpo Direttivo è il "cibo spirituale non adulterato", la "Verità". Il Testimone di Geova è stato educato a rimuovere ogni capacità critica verso gli insegnamenti del Corpo Direttivo. Quale figlio penserebbe che suo padre lo possa deliberatamente ingannare? E per il TdG il Corpo Direttivo è più di un padre: è l'unico "canale" attraverso cui può ricevere istruzioni da Dio. Se quindi un TdG non si rende conto di essere ingannato, anche quando ne legge le prove, non è perché sia privo di capacità critica, ma perché gli è stato costruito un "muro mentale" mattone dopo mattone quando ha cominciato a studiare le dottrine del Corpo Direttivo.
È come se uno fosse prigioniero dentro una gabbia e quando qualcuno, volendolo liberare, gli fa notare che sta dietro le sbarre, invece di prendere coscienza del suo stato di prigionia, rispondesse che è l'altro e non lui a essere dietro le sbarre. Nel caso dell'organizzazione dei TdG è purtroppo la realtà.
Torniamo alla spiegazione di Ragioniamo dalle Scritture (ed. 1989, p. 410): mentre di "primo e ultimo" non può che essercene uno solo — e quindi la Bibbia, applicando questo termine sia a Geova che a Gesù, vuole indicare che sono lo stesso Dio (e non la stessa persona) — il termine "apostolo", che significa inviato, può tranquillamente applicarsi a persone diverse in quanto ci possono essere più "inviati", anche con ranghi o ruoli diversi. Questo tipo di falso ragionamento è molto frequente sia in Ragioniamo dalle Scritture sia nelle altre pubblicazioni della Watch Tower.
In 1 Cor 16:22 l'apostolo Paolo usa l'espressione aramaica marana tha = «Signore nostro, vieni» (che gli Ebrei rivolgevano a Dio) riferita a Gesù. La stessa espressione, sempre riferita a Gesù ma tradotta in greco, si trova in Gd 14, Rv 1:7 e Rv 22:20. Altro aspetto rilevante è che i cristiani aspettavano la venuta visibile del Signore e non la "presenza invisibile" elaborata dal Corpo Direttivo per coprire i propri errori profetici. In Rv 1:7 è scritto: «Ecco, egli viene sulle nuvole ed ogni occhio lo vedrà!». È evidente che qui non si parla di una presenza, tanto meno invisibile.
Un altro punto completamente frainteso è Gv 1:1.
In questo caso i TdG riportano una serie di citazioni di studiosi, la maggior parte dei quali sostiene che Gesù (il Logos) non si può identificare con il Padre (il che è vero) e concludono affermando che quindi Giovanni non voleva dire che Gesù è Dio (il che è falso). Anche qui le pubblicazioni della Watch Tower citano il pensiero di studiosi estrapolando affermazioni fuori dal contesto in modo da far apparire che sostengano le loro tesi. La traduzione biblica Emphatic Diaglott traduce «un dio», ma questo non dimostra che tale Bibbia voglia sostenere che Gesù è un dio minore. Infatti questa stessa Bibbia traduce correttamente (a differenza della TNM) theotes con "Deità", cioè uguale a Dio, riferito a Gesù in Col 2:9.
In Ragioniamo dalle Scritture (ed. 1989, p. 414) viene citato lo studioso William Barclay in modo che sembra sostenere la correttezza della traduzione della TNM in Gv 1:1. In realtà Barclay stava spiegando che Giovanni non voleva identificare il Logos col Padre, ma questo non indica che Gesù non sia "Dio". È proprio perché Giovanni non voleva identificare Gesù col Padre che non ha messo l'articolo davanti a theos riferito al Logos: altrimenti ci sarebbe stata una totale identificazione e confusione come verrà spiegato più avanti.
Ma l'assenza dell'articolo determinativo non significa che il Logos sia un dio minore, come vorrebbero sostenere i TdG. Se Giovanni avesse voluto dire che Gesù è divino ma non Dio, avrebbe usato l'aggettivo theios, che significa appunto "divino" nel senso che vorrebbero intendere i TdG, e che nella Bibbia è usato tre volte ma mai riferito a Gesù. Gesù infatti non è chiamato "divino" (theios) ma "Divinità" (theotes), cioè uguale a Dio (Col 2:9, dove la TNM traduce erroneamente "qualità divina" come se ci fosse theiotes).
In Gv 1:1, nella seconda parte, il soggetto è la "Parola", il verbo è "era" e il predicato nominale è "Dio". Normalmente il predicato nominale segue il verbo, ma quando lo precede, come in questo caso, lo scrittore vuole mettere in risalto una qualità del soggetto. Se Giovanni avesse aggiunto anche l'articolo determinativo avrebbe identificato la Parola con il Padre, mentre invece voleva dire che sono entrambi "Dio" ma sono anche persone distinte.
Per fare un esempio: sarebbe come se uno volesse affermare che il ghiaccio e la nebbia sono cose distinte e tuttavia entrambe sono acqua. Se Giovanni avesse messo l'articolo davanti a Logos avrebbe detto che Gesù e il Padre sono la stessa cosa (come dire che la nebbia e il ghiaccio sono la stessa cosa), mentre invece voleva dire che sono distinti eppure entrambi "Dio". Questo è il motivo di tipo logico-grammaticale per cui Giovanni non usa l'articolo determinativo davanti a "Dio".
Molte volte in greco i sostantivi sono senza articolo. La falsa regoletta grammaticale "niente articolo = d minuscola", cioè sostantivo indeterminato, è smentita persino dalla stessa TNM che infatti segue sempre, tranne qui, la cosiddetta "regola di Colwell": un complemento predicativo determinato prende l'articolo quando segue il verbo, ma non lo prende quando lo precede. In quest'ultimo caso rimane comunque determinato.
Esempi: in Gv 19:21 abbiamo basileus ton iudaion eimi. In questo caso basileus è nome del predicato che precede il verbo (eimi) come in Gv 1:1; quindi, seguendo il criterio applicato in Gv 1:1, la TNM dovrebbe tradurre "io sono un re dei giudei", mentre giustamente traduce "il Re dei giudei". In Rm 8:33 è scritto "Dio è colui che ci dichiara giusti": anche qui manca l'articolo davanti a theos. Altri esempi: in Gv 1:6, 12, 13 la parola "Dio" non è preceduta dall'articolo eppure anche la TNM indica giustamente "Dio" con la D maiuscola. Giovanni usa l'articolo davanti a theos riferito a Gesù quando non c'è possibilità di confusione (Gv 20:28), o al contrario troviamo theos senza articolo riferito al Padre anche in 2 Cor 1:3, Gv 6:45, Mt 4:4, Mt 5:9, Lc 1:35, Gv 1:6, Gc 2:23.
Un altro esempio è Gv 13:3, dove troviamo nello stesso versetto il termine "Dio" che precede sempre il verbo, una volta con l'articolo e una volta senza, eppure la TNM lo traduce sempre con la D maiuscola.
La dottrina del dio minore è di origine platonica (vedi il "demiurgo"), mentre il Corpo Direttivo dei TdG, capovolgendo i fatti, sostiene che sia influenzato da Platone chi crede che Gesù sia Dio. Se Gesù fosse un dio minore che era presso il Dio, perché in Dt 32:39 Geova dichiara che «non vi è altro dio accanto a me»?
I TdG amano gli esempi, che didatticamente sono molto utili, ma è un atto di grave presunzione pretendere che la natura di Dio sia pienamente comprensibile alla ragione umana. Non tanto per spiegare la natura di Dio, ma solo per far comprendere ai TdG che non è poi così contrario ad ogni logica sostenere che sia Gesù che il Padre sono Dio pur essendo distinti ed essendoci un unico Dio, si può fare l'esempio della nebbia e del ghiaccio: pur essendo due cose ben distinte, hanno la stessa natura, sia pure in forme diverse. Sono infatti la stessa identica molecola d'acqua. L'acqua può manifestarsi in tre forme distinte — solido, liquido e aeriforme — ma la molecola è una sola. Non è forse scritto nella Bibbia che è dallo studio della creazione che possiamo imparare qualcosa sulla natura di Dio?
Questo è il motivo di tipo logico-grammaticale per cui Giovanni in Gv 1:1 usa l'articolo davanti a theos riferito al Padre, ma non lo usa davanti a theos riferito al Figlio: altrimenti avrebbe detto che il Padre e il Figlio sono la stessa cosa, come dire che la nebbia e il ghiaccio sono la stessa cosa, mentre invece sono cose distinte, anche se entrambe sono "acqua", cioè "Dio".
A parte questa spiegazione di tipo logico-grammaticale, se Giovanni avesse voluto dire che Gesù è stato creato da Geova avrebbe scritto: «in principio Dio creò la Parola» (ma si può immaginare che Dio sia esistito senza la Parola?), mentre invece ha scritto che in principio la Parola già era. Tocchiamo qui un altro punto critico dell'esegesi della Watch Tower: il termine archè = "in principio" non significa, come sa qualunque studente liceale, "origine o causa", ma secondo il Corpo Direttivo indicherebbe il primo di una serie.
Per questo motivo i TdG usano Rv 3:14, dove tutte le Bibbie — come la TNM — traducono "il Principio della creazione" riferito a Gesù, per dimostrare che Gesù è stato il primo creato e quindi non può essere Dio. Ma il risultato è che la stessa argomentazione finisce per contraddire le premesse dottrinali da cui parte: se il termine archè riferito a Gesù dimostrasse che egli è una creatura, allora lo stesso termine in Rv 1:8 e Rv 22:13 (che secondo il Corpo Direttivo si riferiscono a Geova) dovrebbe dimostrare che anche Geova è una creatura, il che è palesemente assurdo.
Un altro punto importante in cui viene chiaramente espressa l'uguaglianza tra Gesù e il Padre è Gv 5:18, dove si legge: «chiamava Dio suo Padre facendosi uguale a Dio». In questo caso anche i traduttori della TNM traducono correttamente. Questo ha costretto il Corpo Direttivo a elaborare una spiegazione, riportata in Ragioniamo dalle Scritture (ed. 1989, p. 168): Giovanni non stava riferendo il suo pensiero ma quello dei Giudei. Non sarebbe stato quindi Giovanni a credere che Gesù volesse dichiararsi uguale a Dio, ma i Giudei, i quali per questa sua pretesa volevano ucciderlo. I traduttori della TNM incorrono però in un'incongruenza: in Gv 10:33 troviamo il termine theos senza articolo riferito a Gesù, per cui traducono: «I Giudei gli risposero: ti lapidiamo... perché tu... fai di te stesso un dio». Se i Giudei pensavano che Gesù volesse farsi un dio, chi è allora che pensava che volesse farsi uguale a Dio? Giovanni, evidentemente.
I TdG spesso obiettano che se Gesù è il Figlio di Dio non può essere Dio. Si tratta di una falsa obiezione formulata per predisporre chi si accinge a studiare la Bibbia ad accettare le dottrine del Corpo Direttivo. Giovanni, che tra i quattro evangelisti è quello che ha definito con più chiarezza la natura divina di Gesù, non ha trascurato il minimo dettaglio: in Gv 1:12 è scritto: «A quanti l'hanno ricevuto ha dato l'autorità di divenire figli di Dio». Un TdG potrebbe obiettare: allora anche i cristiani entrano a far parte di Dio? A parte il fatto che Gesù è l'unico figlio definito "unigenito", è significativo che Giovanni usi per Gesù sempre il termine greco uios (figlio, germoglio), mentre riferito ai cristiani usa il termine tekna, come in Gv 1:12, che significa letteralmente "nato", al fine di evitare possibili equivoci.
Non aveva fatto i conti, evidentemente, con i traduttori della Watch Tower, che 1900 anni dopo avrebbero provveduto a correggere i suoi "errori".
Claudio Forte
Nota
[1] A p. 1584 in basso a sinistra della Kingdom Interlinear Translation (ed. 1985), vi sono una serie di versetti che dovrebbero dimostrare che l'indicativo presente si può tradurre al passato quando indica un'azione che continua. Si tratta del solito procedimento già usato per giustificare l'inserimento di "altre" in Col 1:15-16, confrontandolo ad esempio con Lc 13:2. Si tratta infatti di contesti diversi in cui in un caso cambia profondamente il senso della frase (e quindi non si può aggiungere), in altri il senso non cambia e quindi si può anche fare una traduzione libera come fa ad esempio anche la Bibbia della CEI. Esempio: Gv 14:9 si può riformulare al passato («Io sono stato con voi tanto tempo»), ma non vi è motivo per non lasciare il presente («Io sono con voi da tanto tempo»). In Gv 15:27 è particolarmente evidente il procedimento: a sinistra dell'interlineare vi è la traduzione letterale al presente con «IO SONO» e a destra quella riformulata al passato. Negli altri versetti non c'è nemmeno l'indicativo presente di essere, ma il concetto è sempre lo stesso. Ad esempio in At 15:21 vi è l'indicativo presente del verbo "avere" che la TNM traduce al passato. Ma anche qui non c'è motivo per non lasciare il presente: «Mosè, fin dalle antiche generazioni, ha in ogni città chi lo predica nelle sinagoghe dove viene letto ogni sabato». Nel caso di Gv 8:58 invece il significato è ben diverso se si lascia il presente o se si traduce al passato: gli Ebrei si scandalizzano non quando credono che Gesù volesse dire che ai tempi di Abramo c'era, ma quando dice «IO SONO», e allora lo vogliono lapidare.