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Le dottrine
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LA BIBBIA VIETATA AI CRISTIANI

Verità e luoghi comuni

La Chiesa Cattolica ha sempre incoraggiato le anime pie e devote alla lettura e alla meditazione del Vangelo e della Bibbia ma ha sempre sospettato che la lettura delle Sacre Scritture fosse poco utile agli spiriti increduli, superstiziosi, ignoranti o instabili (Matteo 7,6; Tito 3,10-11; 2 Pietro 3,16). Ciò che la Chiesa ha con forza affermato nel passato è che la lettura della Bibbia non è strettamente necessaria per tutti né è sempre conveniente per le persone impreparate o caratterialmente volubili, visto che queste persone sono più facilmente esposte al rischio di fraintendere le Scritture, travisandone il significato e scivolando nel dubbio o nell'eresia. Nessuna madre amorevole vieterebbe un cibo salutare ai propri figli, a meno che i figli non ne abusassero e ne facessero scempio. È pertanto comprensibile come in tempi di ignoranza, di eresie e di scismi la Chiesa possa aver limitato, controllato e vietato la lettura di bibbie sospette, senza note, senza approvazione ufficiale, edite da stamperie anonime, in lingua volgare o in dialetto. In tempi di grave apostasia o di preoccupante superstizione può essere stato anche salutare controllare la diffusione delle Sacre Scritture, visto l'uso perverso che ne veniva fatto dagli eretici, dagli indovini e dai nemici della Chiesa [1].

Nel Medioevo più volte la Chiesa operò controlli sulla lettura delle Bibbie in lingua volgare (spesso poco affidabili perché tradotte da persone prive di una adeguata preparazione), sulla indiscriminata diffusione delle versioni dialettali e sull'utilizzo delle Sacre Scritture da parte degli eretici. In realtà, fino al 1500, per circa 15 secoli, i cristiani hanno sempre e comunque avuto modo di leggere la Bibbia, gli scritti dei Padri, quelli dei religiosi, quelli dei laici, dei profani, dei cristiani, dei non cristiani, dei classici greci e latini e dei pensatori arabi ed ebrei. Fu soprattutto grazie alla lungimiranza ed alla cultura della Chiesa che, nel Medioevo, gli amanuensi ed i monaci ricopiarono e salvarono da distruzione un immenso patrimonio di libri classici, religiosi, filosofici, scientifici spesso ereditati dalla cultura pagana, giudaica ed islamica. Vietati furono solo quei libri contrari alla fede ed alla salute spirituale e materiale dei fedeli.

Il Sinodo di Tolosa (1229) proibì, nel Sud della Francia, la lettura personale della Bibbia in lingua volgare per limitare la diffusione delle eresie catara, gnostica e valdese. Il divieto dell'uso di versioni non autorizzate venne poi formalmente sancito, per tutti i cattolici, quando Papa Paolo IV, terrorizzato dall'avanzata del protestantesimo in Europa, istituì l'Indice dei libri proibiti (1559), nel quale erano vietate ben 45 versioni della Bibbia in lingua volgare, tradotte da autori sospetti, non cattolici o anonimi, nonché la traduzione in italiano del veneziano Francesco Brucioli (alla quale nel 1540 i protestanti italiani avevano peraltro aggiunto un commento estremamente polemico contro la chiesa cattolica). La lettura di bibbie in lingua volgare fu quindi permessa solo su licenza del Sant'Uffizio e su autorizzazione del Vescovo locale, mentre la lettura della Vulgata non fu mai vietata. Di fatto, la Chiesa non si oppose mai alla diffusione di traduzioni bibliche in lingue moderne, ma combatté solo quelle versioni che, a suo giudizio, potevano diffondere tra il popolo errori ed eresie. Tra le principali bibbie e traduzioni volgari la cui lettura fu sempre permessa ai cattolici è il caso di ricordare:

• in latino la Vulgata di San Gerolamo;
• in italiano, la Bibbia del Malermi (1471);
• in italiano, la Bibbia del Martini (1778);
• in spagnolo, la Bibbia Alfonsina (1280);
• in tedesco, la Bibbia di Rellach (1450);
• in francese, la Bibbia di Jacques Lefèvre d'Étaples (1528);
• in inglese, la Bibbia di Douai-Reims (1609);
• in formato interlineare, la Poliglotta Complutense (1514-1517).

Anche la diffusione di traduzioni dai testi originali fu merito soprattutto della chiesa cattolica. Nel 1520 Papa Leone X approvò infatti la cosiddetta Poliglotta Complutense, fatta stampare dal Cardinale Primate di Spagna Francisco Ximenes de Cisneros (1437-1517) e contenente il testo greco del Nuovo Testamento e ben quattro volumi dell'Antico Testamento in latino, greco, aramaico ed ebraico.

La condanna al rogo di William Tyndale (1494-1536), autore di un'autorevole traduzione inglese del Nuovo Testamento, viene di solito falsamente attribuita alla Chiesa Cattolica, nemica dei lumi e del libero pensiero. Tyndale fu fatto imprigionare ad Anversa nel 1535, quando il re di Inghilterra Enrico VIII aveva già apostatato dal cattolicesimo: il suo successivo assassinio (venne bruciato al rogo già morto) ricade pertanto tra i crimini più orrendi legati a quella stagione (nel 1531 Enrico VIII si fece riconoscere capo supremo della Chiesa di Inghilterra, nel 1533 divorziò da Caterina d'Aragona e sposò Anna Bolena, nel 1534 venne confermato dal Parlamento inglese come capo assoluto della chiesa anglicana, nel 1535 fece uccidere Tommaso Moro che rifiutava di rinnegare la fede cattolica e nel 1536 furono eseguite le condanne di William Tyndale e di Anna Bolena) [2].

Anche un famoso documento, da secoli citato contro la chiesa dai liberi pensatori, dagli acattolici e da alcune frange del protestantesimo più duro e reazionario, è molto probabilmente apocrifo. Si tratta del cosiddetto "Consilium quorundam episcoporum Bononiae congregatorum quod de ratione stabilendae Romane ecclesiae", meglio noto come "Avvisi sopra i mezzi più opportuni a sostenere la Chiesa romana", pubblicato nel 1553 e tuttora conservato presso la Biblioteca Nazionale di Parigi. Secondo la moderna critica storica e testuale, il testo sarebbe un falso storico inventato, prodotto e spacciato da Paolo Pietro Vergario (1498-1565), vescovo di Mondrusch e di Capodistria, apostata dalla fede cattolica nel 1549 per adesione alla riforma protestante. Il documento, con toni volgari e tracotanti, mette in scena tre incogniti cardinali cattolici che, nel 1550, avrebbero consigliato Papa Giulio III di vietare quasi totalmente la Bibbia al popolo, al fine di sbarrare il passo al libero esame delle scritture, di tenere i fedeli nell'ignoranza e di ristabilire l'autorità della chiesa.

Dopo il Concilio di Trento [3] (1545-63) maggiori controlli vennero sicuramente introdotti, nei paesi cattolici, sulle Sacre Scritture, sulle versioni in lingua volgare e sulla diffusione di Bibbie tradotte da ignoti o stampate da anonimi editori [4]. Il Textus Receptus, cui facevano costante riferimento le bibbie protestanti, risultava poi meno sicuro della Vulgata in quanto ricostruito da Erasmo da Rotterdam utilizzando alcuni manoscritti poco affidabili [5]. Tutte le versioni nelle lingue nazionali furono tratte dalla Vulgata (considerata, a quei tempi, la versione più attendibile), inclusero i libri deuterocanonici (definitivamente accettati come ispirati dopo il Concilio di Trento) e vennero liberamente lette dal popolo cristiano. Le autorità ecclesiastiche proibirono, invece, la lettura delle versioni protestanti in quanto spesso ricavate da manoscritti scarsamente attendibili [6], talora segnate da stili polemici ed anticattolici e sempre prive di note esplicative (indubbiamente utili in presenza di bassissimi livelli di cultura). I timori legati alla diffusione della Bibbia in volgare si fondavano anche sul grave precedente di Lutero che, traducendo, facendo stampare e diffondendo la Bibbia in tedesco, aveva utilizzato la Bibbia come strumento per portare a termine il distacco della Germania dalla comunione con la Chiesa Cattolica.

Dopo un'iniziale diffidenza verso le traduzioni nelle varie lingue nazionali (innescata soprattutto dal timore del protestantesimo), la Bibbia venne integralmente tradotta in lingua inglese verso il 1610 (celebre è la versione Douay-Rheims) ed in lingua italiana verso il 1780 (famosissima è la traduzione in lingua italiana della Vulgata curata dall'arcivescovo di Firenze Antonio Martini, che peraltro ebbe grande diffusione fino al XX secolo). Tutto il protestantesimo continuò però ad accusare la Chiesa cattolica di attaccamento superstizioso e bigotto alla Vulgata e di immotivato rifiuto delle traduzioni dai testi originali.

In Inghilterra, il re protestante Giacomo I diffuse, nel 1611, la famosa Authorized Version (meglio nota come King James Bible), facendo ampio ricorso alla traduzione cattolica di Douay-Rheims, iniziata nel 1568 ed ultimata nel 1610, ed al Nuovo Testamento tradotto da William Tyndale nel 1534. Anche qui, nonostante il gran parlare di riforma, di libero esame e di libero accesso ai testi originali, tutte le bibbie diverse dalla King James divennero "versioni non autorizzate" e la persecuzione infuriò contro i cattolici ed i puritani.

La Riforma protestante rigettò senza esitazione e con fragili motivazioni l'autorevole Vulgata Clementina, adottando per almeno tre secoli nelle cosiddette traduzioni dai testi originali il discutibile e lacunoso Textus Receptus. I libri deuterocanonici furono gradualmente sradicati dalle Sacre Scritture perché conservati solo nella Versione greca dei Settanta, perché non accettati dagli ebrei e perché favorevoli ad alcuni insegnamenti cattolici (opere buone, elemosine, digiuno, preghiera per i defunti...), non compatibili con i dogmi protestanti della "predestinazione" e della "salvezza per sola fede". La Bibbia tedesca di Lutero (1522), pur riconoscendone l'utilità ed il carattere edificante, li pose in appendice. Anche la prima versione della Bibbia di Re Giacomo (1611) inserì i libri deuterocanonici in appendice, salvo poi stralciarli definitivamente dopo la confessione di fede di Westminster (1647). Nella dichiarazione di fede della Rochelle (1559) gli ugonotti francesi dichiararono che tali libri "benché utili, non possono essere usati per fondare alcun articolo di fede", incoraggiando così la progressiva espulsione dei libri deuterocanonici dalle bibbie protestanti francesi. Nel 1826, su pressione dei presbiteriani e dei calvinisti, anche la Società Biblica Britannica e Forestiera cessò di stampare bibbie contenenti i libri deuterocanonici, favorendo inevitabili critiche, sospetti, rifiuti e condanne da parte della chiesa cattolica.

Fu comunque Papa Clemente XI che, nell'enciclica Unigenitus del 1713, per primo considerò sospette di eresia alcune categoriche affermazioni dei giansenisti (movimento cattolico fortemente affascinato dalla speculazione filosofica, da forme di rigorismo morale esasperato, dalla teoria luterana del libero esame, dalle dottrine calviniste sulla predestinazione e dalla totale sfiducia nella libertà umana) riguardanti l'indiscriminata libertà di lettura e di interpretazione delle Sacre Scritture. L'enciclica, considerate le reali difficoltà di separare il grano dalla zizzania, condannò in blocco tutte le 101 proposizioni del teologo francese Quesnel, evitando di procedere ad una sottile distinzione tra affermazioni eretiche, affermazioni in sospetto di eresia, affermazioni temerarie ed affermazioni accettabili ma facilmente manipolabili per diffondere le tesi di Giansenius, di Arnauld e di Saint Cyran.

Nel 1820 Pio VII vietò la lettura della Bibbia del Martini. Laici, liberali, protestanti e massoni da quasi due secoli continuano sdegnati a denunciare il fatto, marchiandolo come momento infame di grave intolleranza religiosa. Da un'analisi accurata dei fatti emerge che l'iniziativa nacque dalla diffusione, da parte di alcuni predicatori protestanti, di un Nuovo Testamento del Martini, realizzato senza note e introduzioni da alcuni editori forse solo interessati ad abbatterne il prezzo (è il caso di ricordare soprattutto la versione prodotta a Londra dalla stamperia "Bensley e Figli" nel 1818). Alcuni missionari colportori si presentavano francamente proponendo la lettura della Bibbia del Diodati, mentre altri più ingegnosi aggiravano il rifiuto dei cattolici di leggere la Diodati, offrendo una Bibbia cattolica famosa e regolarmente autorizzata. A questa erano poi combinate ad arte pubblicazioni anticattoliche polemiche ed intolleranti ma infarcite di riferimenti corretti tratti dall'autorevole testo del Martini. In pratica la Martini senza note era diventata in non pochi casi il cavallo di Troia con cui i più spregiudicati apostoli anticattolici tentavano aggirare le difese di larghe parti della popolazione, quasi sempre impreparata al confronto ed alla discussione. Dopo pochi anni, la lettura della Bibbia del Martini venne comunque nuovamente autorizzata (e fu ripubblicata con imprimatur a Venezia nel 1822 e nel 1830, a Prato nel 1832 e a Firenze nel 1836 e a Milano nel 1840), grazie all'azione di alcune case editrici che, comprimendo i margini di profitto, la ripresentarono sul mercato arricchita delle note, delle introduzioni e delle appendici originali. Nel 1870 le note, le introduzioni e le appendici della Bibbia del Martini furono tagliate, ridotte, rivedute e compattate dall'opera di G. Ippolito e L. Nazari. I cattolici del nuovo regno d'Italia ebbero così a disposizione la Parola di Dio in soli sette volumi e ad un costo relativamente contenuto ma molte informazioni storiche, teologiche e testuali andarono perdute, soprattutto le preziose lezioni (contenenti numerosi paragoni tra la Volgata ed i testi originali greco ed ebraico) poste in fondo ai vari libri della Sacra Scrittura, rendendo impossibile ogni confronto testuale critico.

Nell'enciclica Inter praecipuas del 1844, il Papa Gregorio XVI mise poi in guardia vescovi e fedeli dalle Società Bibliche protestanti, dall'attendibilità delle molteplici versioni in lingua volgare e dagli effetti della propaganda biblica anticattolica sugli infedeli, sugli ignoranti e sulle anime instabili. Permise invece la lettura della Bibbia in lingua volgare a tutte le persone in grado di trarre benefici in termini di "aumento della fede e della pietà", purché si trattasse di "traduzioni approvate dall'autorità ecclesiastica e corredate da note esplicative di Padri della Chiesa o di altri dotti e cattolici studiosi".

Le Società Bibliche protestanti furono quindi condannate ripetutamente da Papa Pio IX che, nell'enciclica Qui pluribus (1846), mostrò di temerle almeno quanto le società carbonare, liberali e massoniche, evidentemente terrorizzato dagli attacchi sferrati contro l'autorità civile e religiosa della chiesa cattolica.

In tempi più recenti la lettura e la ricerca biblica furono comunque promosse soprattutto da:

• Leone XIII che, nel 1893 con l'enciclica Providentissimus Deus, incoraggiò lo studio delle lingue orientali e l'impiego della critica testuale e, con decreto del 13/12/1898, offrì ai cattolici devoti ben 500 giorni d'indulgenza per 15 minuti giornalieri di lettura del Vangelo e l'indulgenza plenaria per una lettura regolare di tutta la Sacra Scrittura;
• Pio X che, nel 1907, commissionò ai monaci benedettini l'incarico di fare ricerche e preparativi per una edizione riveduta della Volgata;
• Pio XII che, nel 1943, con l'enciclica Divino Afflante Spiritu caldeggiò vivamente lo studio delle lingue antiche e la preparazione di nuove traduzioni dai testi originali.


PER UN GIUDIZIO EQUILIBRATO

Molte misure adottate dalla Chiesa Cattolica possono oggi sembrare eccessive: si bollarono con parole veementi tutte le società bibliche, si vietò il possesso di bibbie protestanti e si bruciarono bibbie cattoliche ristampate senza note e libri deuterocanonici. Prima di condannare senza appello, occorre considerare che le posizioni dure dei riformati (il papa era stato ufficialmente definito "anticristo" nei canoni di Dordrecht del 1618, nella confessione di fede di Westminster del 1648 e nella confessione di fede Battista del 1689) [7] e soprattutto la scarsa disponibilità di informazioni rendevano giustamente circospette le autorità religiose. Oggi sappiamo che alcune Bibbie protestanti (come la Riveduta del Luzzi, la Nuova Riveduta, l'American Standard Version, la Revised Standard Version e la New American Standard Bible) sono fortemente affidabili, risultano frutto di un onesto lavoro di revisione sui testi originali e vengono stampate da autorevoli case editrici (come l'American Bible Society, la Società Biblica Britannica e Forestiera, la Società Biblica di Ginevra e la Nelson Publishers). In passato però, in assenza di informazioni e di controlli, qualsiasi tipografo o libero pensatore avrebbe potuto manomettere le scritture e spacciare bibbie contraffatte, diffondendo tra il popolo errori, dubbi ed eresie.

Occorre poi onestamente riconoscere che molti evangelici sostenevano e sovvenzionavano le Società Bibliche con il nobile intento di diffondere la conoscenza della Parola di Dio tra il popolo inglese e nelle colonie britanniche. È questo il caso, ad esempio, di Granville-Sharp (primo presidente della British and Foreign Bible Society), ricordato per i profondi studi biblici e linguistici, per lo zelo missionario in Gran Bretagna, in Nord America, in Africa ed in Asia, per il fervore nella diffusione della Bibbia, per la lotta alla schiavitù in Inghilterra e per l'impegno a favore dell'indipendenza religiosa e politica degli Stati Uniti.

Come nel Medioevo, però, molti spiriti settari e libertini si servivano delle traduzioni delle Sacre Scritture in lingua volgare (o dialettale) per contendere con credenti spesso analfabeti, per confondere gli ignoranti, per seminare il dubbio tra le anime semplici, per diffondere perniciose eresie, per spingere all'apostasia larghe masse di persone, per disprezzare l'autorità e le tradizioni, per diffondere critiche velenose, idee agnostiche e scetticismo religioso, per deridere dogmi, devozioni e consuetudini, per far trionfare l'ateismo ed il libero pensiero, per sostenere società massoniche e per appoggiare movimenti rivoluzionari. Anche il confronto con i missionari protestanti era poi difficile da sostenere, soprattutto dal popolo italiano, spesso analfabeta e quasi sempre privo di cultura religiosa: la chiesa cattolica sapeva che molte anime semplici non avrebbero saputo rispondere alle domande di persone culturalmente molto preparate, che molti deboli sarebbero stati turbati e scossi nella fede e che non pochi instabili avrebbero potuto cadere nell'apostasia. In attesa di un innalzamento del livello culturale della popolazione (compito delle autorità civili e non solo dei poveri parroci di campagna), la soluzione più semplice era pertanto controllare le versioni bibliche in circolazione e permettere la lettura delle Scritture solo a coloro che avessero un minimo di cultura, che fossero disposti a ricevere un minimo di istruzione (lettura di note storiche, culturali e religiose a piè di pagina) e che fossero mossi da un minimo di devozione [8].

La severità delle autorità religiose era poi poca cosa se confrontata al dispotismo ed al totalitarismo delle autorità civili. Fino a mezzo secolo fa valori come la libertà di pensiero, di stampa, di riunione, di associazione, di religione erano quasi del tutto sconosciuti. I sovrani assoluti ed i dittatori avversavano infatti tutte le libertà (religiosa, filosofica, scientifica, politica, economica e sindacale) nel timore di perdere i propri privilegi, di vedere criticato il proprio operato e di lasciar spazio ad idee divergenti o rivoluzionarie. Non mancarono poi sovrani (come Enrico VIII, Carlo V, Filippo II, Caterina dei Medici, Luigi XIV, Vittorio Amedeo II di Savoia) che perseguitarono con zelo maniacale ebrei ed eretici, tentando di guadagnare la stima, l'amicizia ed i favori dei cattolici, dei vescovi e del papa, salvo poi infischiarsene della fede e della religione quando la ragion di stato lo consigliava. Evidentemente valori come la democrazia, il dialogo, la libertà di coscienza, il rispetto delle opposizioni, la tolleranza religiosa si affermeranno a fatica soltanto in epoche più recenti.


Note

[1] La bibliomanzia è un metodo di divinazione che utilizza i libri sacri per predire il futuro o per ottenere la soluzione a domande, problemi, situazioni ed enigmi. Tutto ciò che occorre è un libro sacro. L'indovino formula una domanda, apre il volume a caso e, a occhi chiusi, indica un punto della pagina. La frase o il paragrafo su cui posa il dito è considerata una risposta o un commento all'interrogativo posto. Per secoli il testo più usato fu la Bibbia. Nella bibliomanzia si mette Dio al servizio dell'uomo e si pretende che Egli dia risposte dettagliate su ogni domanda che noi gli poniamo. Giustamente la Chiesa Cattolica controllò la diffusione del testo sacro affinché non si offendesse Dio, creatore del cielo e della terra, usando la sua Parola alla stregua di un mazzo di carte o di un paio di dadi. ↑

[2] Tommaso Moro accusò Tyndale di corrompere il testo sacro e di cambiare il senso delle Scritture. Di fatto, Tyndale si divertì soprattutto a sostituire alcuni termini tradizionali (cari alla liturgia ed alla tradizione) come "Church", "charity", "baptism", "scripture", "Holy Spirit", "bishop", "priest", "deacon", "martyr", "evangelist" e "heresy" con la loro traduzione letterale dal testo greco "congregation", "love", "washing", "writing", "Holy Wind", "overseer", "elder", "minister", "witness", "bearer of good news" e "choice". Il Re d'Inghilterra condannò comunque Tyndale soprattutto perché, nel suo lavoro, aveva introdotto note e commenti eretici, in larga parte tratti dagli scritti di Martin Lutero. La prima Bibbia di Tyndale venne pubblicata a Colonia nel 1526, mentre la revisione finale della Tyndale venne pubblicata nel 1534. Nel 1535 Tyndale venne arrestato ad Anversa, e l'anno seguente fu condannato a morte con l'accusa di diffondere il luteranesimo. Venne legato ad un palo, strangolato e il suo corpo venne, in seguito, bruciato sul rogo. Si narra che le sue ultime parole siano state: "Signore, apri tu gli occhi al Re d'Inghilterra!". Del resto Enrico VIII, oltre alle bibbie eretiche di Tyndale, Coverdale e Matthew, mandò al rogo un gran numero di antichi volumi della Vulgata latina, distruggendo, soprattutto in Irlanda, chiese, monasteri, biblioteche e scuole cattoliche. Elisabetta I si divertì, invece, a confiscare e a distruggere una quantità industriale di Nuovi Testamenti stampati a Reims dai poveri cattolici, mentre Giacomo I impose l'"Authorized Version" a tutto il Regno Unito, condannando alla clandestinità la famosa versione cattolica di "Douay Reims". ↑

[3] Primo decreto sui libri sacri del Concilio di Trento, Sessione IV (8 aprile 1546): il sinodo, richiamando come la verità evangelica sia contenuta sia nei libri scritti sia nelle tradizioni non scritte tramandate dagli apostoli, accoglie con pari venerazione tutti i libri dell'Antico e del Nuovo Testamento, elencandoli espressamente (i cinque libri di Mosè, i libri storici, sapienziali e profetici dell'Antico Testamento incluso i due libri dei Maccabei, e per il Nuovo Testamento i quattro Vangeli, gli Atti, le quattordici lettere paoline, le lettere di Pietro, Giovanni, Giacomo e Giuda, e l'Apocalisse), dichiarando anatema chi non li accetti come sacri e canonici nella forma in cui si leggono nell'antica edizione della Vulgata latina. ↑

[4] Secondo decreto sui libri sacri del Concilio di Trento, Sessione IV (8 aprile 1546): il sinodo dichiara che l'antica edizione volgata, approvata dall'uso di tanti secoli, debba ritenersi autentica nelle letture pubbliche, nelle dispute e nella predicazione, e che nessuno, basandosi sulla propria opinione, osi interpretare la Scrittura contro il senso ritenuto dalla Chiesa o contro l'unanime consenso dei Padri. Per porre un freno agli editori che stampavano senza permesso testi sacri con note di chiunque, spesso tacendo il nome dell'autore o dell'editore, il concilio stabilisce che nessuno possa stampare, vendere o tenere libri di soggetto sacro non approvati dall'ordinario, sotto pena di scomunica, e condanna l'uso improprio delle parole della Scrittura per fini profani, superstiziosi o diffamatori. ↑

[5] Si trattava, più precisamente, dei seguenti manoscritti: 1eap (XII secolo), 1r (XII secolo), 2e (XII-XIII secolo), 2ap (XII secolo), 4ap (XV secolo) e 7p (XIV-XV secolo). ↑

[6] Secondo Westcott e Hort sarebbe possibile identificare ben quattro grandi famiglie testuali: il testo occidentale, il testo cesariense, il testo bizantino ed il testo neutrale. ↑

[7] Alcune dichiarazioni di fede dei fratelli evangelici che, durante la Riforma, generarono il panico nella Chiesa Cattolica: i Canoni di Dordrecht (1618-1619) parlano della chiesa olandese liberata "dalla tirannia dell'anticristo romano e dell'orrenda idolatria del papato"; la Confessione di Fede di Westminster (XXV, 6, 1646) afferma che "il Papa di Roma non può essere in alcun senso il capo della chiesa, ma è l'anticristo, quell'uomo di peccato e figliolo di perdizione"; e la Confessione di Fede Battista (XXVI, 4, 1689) ripete pressoché identica formulazione. ↑

[8] Dal Catechismo Maggiore di San Pio X (1905): alla domanda se la lettura della Bibbia sia necessaria a tutti i cristiani, il catechismo risponde che non è necessaria, "ammaestrati come sono dalla Chiesa", ma è comunque utile e raccomandata; si possono leggere solo le traduzioni riconosciute fedeli dalla Chiesa cattolica e accompagnate da spiegazioni approvate, perché solo la Chiesa è legittima custode della Bibbia e può interpretarne senza errore il vero senso; se un protestante offrisse una Bibbia, il cristiano dovrebbe rigettarla con orrore o, se l'avesse già ricevuta, gettarla alle fiamme o consegnarla al proprio parroco, perché le Bibbie protestanti, mancando dell'approvazione ecclesiastica e delle note esplicative, sono considerate alterate o comunque dannose alla Fede. ↑

Pagina tratta dal sito: Breve Studio Biblico

 
   
       
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Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo
dei Testimoni di Geova
© infotdgeova.it — Analisi critica e documentata dei Testimoni di Geova
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