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Le dottrine
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I Testimoni di Geova e la mortadella

Sangue negli alimenti: cronaca di uno scrupolo costruito dall'organizzazione

In una lettera del 23 dicembre 1977, la filiale italiana dei Testimoni di Geova risponde a un sorvegliante che ha posto una domanda sui salumi.[1] In mezzo a considerazioni sul Marsala e sul prosciutto cotto, compare una frase di ordine puramente pratico: alle assemblee la mortadella non viene servita, per evitare equivoci.

Non è teologia. È organizzazione del catering di un'assemblea di circoscrizione. Qualcuno, a Roma, ha dovuto decidere cosa mettere nei panini distribuiti a migliaia di persone, e ha deciso di escludere un salume italiano fra i più diffusi perché non era sicuro di cosa contenesse. Da quella decisione minima si può risalire a tutto il resto: a come nasce una regola, a come si trasmette, a quali effetti produce su chi la riceve.

Un uomo esamina la confezione di un prodotto alimentare al supermercato per verificarne gli ingredienti

Leggere le etichette: l'indicazione ricorre nella letteratura della Watch Tower dal 1962 in poi.

Sussidio per rispondere alla corrispondenza indirizzata alle Filiali, SCA:SSC, 23/12/1977«Per quanto riguarda ciò che ci chiedi riteniamo sia una questione personale stabilire se fare uso di determinati cibi circa i quali c'è il dubbio che siano stati trattati con sangue o meno. Da quanto ci è dato di sapere il vino “Marsala” è filtrato con sangue. Per questo chi vuole fare uso di questo prodotto è bene che si accerti per sapere se è stato effettivamente filtrato con sangue o meno. È evidente che se si sa che determinati cibi sono stati cucinati con questo “Marsala”, come ad esempio fanno molte ditte nel cucinare i prosciutti cotti, il cristiano farebbe bene a non fare uso di tali cibi, o altrimenti assicurarsi che il prosciutto cotto non sia stato cucinato con il “Marsala”. Sappiamo che anche nella mortadella molte ditte mettono il sangue. Per questo, prima di fare uso di tale prodotto, è bene assicurarsi direttamente dalla ditta produttrice se è stato fatto uso di sangue o di parte di esso nella preparazione del prodotto stesso. Questo è quanto facciamo anche noi.

Alle assemblee, per i prodotti che sono dubbi, come il prosciutto cotto ci assicuriamo prima di sapere presso il produttore il sistema usato nel cucinarlo. Non facciamo uso di mortadella alle assemblee per evitare equivoci. Però facciamo uso di altri insaccati che per quanto sappiamo non sono lavorati con sangue».

Il quadro dottrinale: 1962 e 1969

La preoccupazione non nasce in Italia. Quindici anni prima, La Torre di Guardia del 1° marzo 1962 aveva descritto una situazione in cui, nei prodotti alimentari, sarebbero stati impiegati liberamente sangue intero, plasma sanguigno e frazioni di sangue. Ai lettori si chiedeva di essere desti, di informarsi presso i rivenditori di carne, di leggere e comprendere le etichette.[2]

La Torre di Guardia, 1/3/1962, pp. 141-142«La mancanza di rispetto per la legge di Dio è così diffusa che in numerosi prodotti che si vendono come cibo sono usati liberamente sangue intero, plasma sanguigno e frazioni di sangue. Per esempio, si comunica che alcuni prodotti di carne in scatola aggiungono il sangue alla loro regolare ricetta di wurstel, salsicce e altre carni insaccate. Essi possono non chiamarlo affatto sangue; ma, indipendentemente da come lo chiamano, se è sangue non si dovrebbe mangiare. […] È quindi necessario esser desti e conoscere le abitudini della propria comunità, facendo domande ragionevoli nei luoghi dove si compra la carne, e leggere e capire le etichette dei cibi impacchettati. Mentre il vecchio mondo diviene più incurante nel suo atteggiamento verso la legge di Dio relativa al sangue, è importante che i cristiani esercitino maggior vigilanza per mantenersi “senza macchia dal mondo”» (Giacomo 1:27).

L'opuscolo tascabile Sangue, medicina e la legge di Dio (1969) riprende il passaggio quasi alla lettera (stesso incipit, stessa chiusa con Giacomo 1:27), ma allunga l'elenco dei prodotti sospetti.[3]

Sangue, medicina e la legge di Dio, opuscolo, 1969, p. 12«La mancanza di rispetto per la legge di Dio che proibisce di consumare il sangue è divenuta così prevalente nel mondo che si impiegano sangue intero, plasma sanguigno e frazioni di sangue in numerosi prodotti di uso comune. Alcune case di carni conservate mettono sangue intero o plasma sanguigno nelle loro salsicce, nelle loro mortadelle e nei loro polpettoni di carne. In certi luoghi i fornai usano plasma sanguigno polverizzato nei biscotti come sostituto delle uova. Numerosi tonici e compresse venduti nelle farmacie contengono frazioni di sangue come l'emoglobina. È dunque necessario esser certi e informarsi ragionevolmente nei luoghi dove si compra la carne e leggere le etichette dei prodotti impacchettati. Mentre il vecchio mondo diviene sempre più incurante nella sua attitudine verso la legge di Dio è essenziale che il cristiano sia ancor più vigile se vuole mantenersi “senza macchia dal mondo”. — Giacomo 1:27».

Sangue, medicina e la legge di Dio, opuscolo del 1969, pagina 12

L'opuscolo Sangue, medicina e la legge di Dio (1969), p. 12.

Il confronto fra i due testi merita attenzione, perché ridimensiona la loro apparente indipendenza. Non si tratta di due accertamenti distinti che convergono sulla stessa conclusione: è il medesimo passaggio, riscritto sette anni dopo con qualche esempio in più. La fonte resta una sola, e continua a non essere indicata.

I due esempi aggiunti nel 1969 sono però significativi. Il primo sono i biscotti preparati con plasma sanguigno polverizzato al posto delle uova: il lettore è invitato a diffidare non più soltanto del banco dei salumi, ma anche del pacco di biscotti. Il secondo, e conta ancora di più, sono i tonici e le compresse venduti in farmacia contenenti «frazioni di sangue come l'emoglobina». Siamo nel 1969, e una frazione del sangue assunta per bocca a scopo ricostituente è già dichiarata incompatibile con la legge di Dio.

Vale infine la pena di leggere la riga che precede immediatamente il passaggio, perché dà la misura di ciò che veniva chiesto. Al cristiano che non si fidi di come la carne viene dissanguata nel proprio paese si suggerisce una soluzione: comprare l'animale o il volatile vivo e ucciderlo da sé.

Due osservazioni preliminari. La prima: la condanna del 1962 si estende esplicitamente alle frazioni di sangue, e su questo dettaglio si gioca l'intera vicenda. La seconda: né l'articolo né l'opuscolo indicano una fonte tecnica. Il lettore è invitato a modificare le proprie abitudini alimentari sulla base di un'affermazione che non è verificabile.

Che cosa contiene davvero la mortadella

Il sangue non è un ingrediente della mortadella, e non lo è mai stato. La ricetta è un impasto di carne suina finemente macinata, lardelli, sale e spezie. I salumi di sangue esistono, in Italia sono numerosi e hanno tutti un nome proprio: sanguinaccio, biroldo, buristo, mallegato, migliaccio. Chi li compra sa esattamente cosa sta comprando.

Mortadella affettata su un tagliere di legno, con pane e pistacchi

Carne suina, lardelli, sale e spezie: il sangue non è mai stato un ingrediente della mortadella.

Esiste però un elemento che va riconosciuto, perché altrimenti la critica sarebbe incompleta: il decreto del Ministero della Sanità del 9 giugno 1983 sulle proteine plasmatiche ne ha ammesso l'impiego alimentare, anche come legante negli insaccati carnei cotti. Il medesimo decreto stabilisce però che in tal caso sulla confezione debba figurare, fra gli ingredienti, l'indicazione «proteine plasmatiche».[4]

Qui la vicenda si capovolge, almeno in Italia. Il dato esisteva ed era pubblico, stampato sulla confezione, leggibile in tre secondi da chiunque girasse la vaschetta. La filiale, invece, indicava ai fedeli di rivolgersi direttamente alle ditte produttrici per sapere se il prodotto contenesse sangue, e dichiarava di comportarsi allo stesso modo. Va aggiunto un dettaglio cronologico non secondario: la lettera è del 1977, il decreto è del 1983. Nel momento in cui i Testimoni italiani telefonavano ai salumifici, la pratica di cui si preoccupavano non era ancora stata autorizzata nel loro paese.

Altrove le cose stavano diversamente, e va detto perché è il punto in cui la Watch Tower aveva ragione. La Torre di Guardia del 1° novembre 1978 segnalava che la Repubblica Federale di Germania aveva da poco consentito alle aziende di impiegare plasma sanguigno essiccato fino al 2 per cento, e in certi casi fino al 10, in salsicce affumicate, würstel, paté, polpette e ripieni di carne, senza obbligo di indicarlo in etichetta.[11] Dove la legge tace, l'etichetta non aiuta. Il fondamento fattuale, dunque, in quel contesto esisteva. Il che rende l'incoerenza successiva più grave, non meno: non fu ignoranza, fu arbitrio.

E la mortadella? Oggi la Mortadella Bologna, IGP dal 1998, è vincolata a un disciplinare di produzione che ne definisce puntualmente l'ingredientistica, e la revisione del 2022 ha esplicitato il divieto di polifosfati, coadiuvanti tecnologici e sostanze con effetti coloranti.[5] Il salume che nel 1977 non poteva essere servito alle assemblee è, per legge europea, uno dei prodotti alimentari italiani a composizione più rigidamente controllata.

Il Marsala, ovvero il metodo

Il passaggio più istruttivo riguarda il vino. Una lettera del 20 novembre 1981 indica finalmente la fonte da cui deriva la convinzione che il Marsala sia trattato con sangue: il dizionario enciclopedico Treccani, alla voce «Marsala», dove si descrive una chiarificazione effettuata prevalentemente con sangue fresco e defibrinato di bue.[6]

Filiale italiana, SCC:SSB, 20/11/1981«Ogni cristiano ha la responsabilità di accertarsi dei prodotti sui quali ha dei dubbi, prima di farne uso. Qualora dopo aver avuto spiegazioni e assicurazioni, in questo caso dai produttori di marsala, che non c'è sangue, ma nutre ancora dubbi, allora dovrebbe seguire il consiglio di Paolo in Ro 14:23 e non fare uso del prodotto. Però se dopo aver avuto le assicurazioni da parte dei produttori di marsala, che questa non contiene sangue, un cristiano desidera farne uso, la cosa dipende dalla sua coscienza e nessuno dovrebbe criticarlo.

Secondo il dizionario enciclopedico di G. Treccani, alla voce “Marsala”, parlando della chiarificazione del prodotto dice: “Seguono varie chiarificazioni, fatte per lo più con sangue fresco e defibrinato di bue”. Si può capire che alcuni tipi di marsala vengono filtrati o chiarificati con sangue di bue. Quali siano questi tipi di marsala non lo sappiamo. Ogni cristiano deve essere certo di non violare la legge di Dio sul sangue, informandosi presso la casa produttrice del marsala che intende usare. Questa sarà in grado di dire quale mezzo di chiarificazione viene impiegato da loro» (con rimando a La Torre di Guardia del 1° novembre 1978, p. 31).

Non si trattava dunque di un'invenzione. Si trattava della lettura di una voce enciclopedica generalista. E il risultato è una prescrizione vincolante per la coscienza di migliaia di persone, formulata da un ufficio che nella lettera stessa ammette di non sapere a quali tipi di Marsala l'informazione si riferisca.

Calice di vino liquoroso ambrato in una cantina con botti di legno

La chiarificazione separa e rimuove le particelle in sospensione: il chiarificante non resta nel vino.

Sul merito tecnico, tre precisazioni.[7]

Chiarifica non è filtrazione. Il collaggio consiste nell'aggiungere una sostanza che fa flocculare le particelle in sospensione; il coagulo precipita e viene poi separato con travaso e filtrazione. Il chiarificante non resta nel vino: la sua funzione è proprio quella di andarsene portando con sé la torbidità.

Non era una specificità del Marsala. Il sangue di bue essiccato figurava fra i chiarificanti tradizionali dell'enologia europea, accanto all'albume d'uovo e alle gelatine animali, ed era già in larga parte sostituito da caseina, colla di pesce e bentonite ben prima degli anni Settanta.

Oggi la questione non esiste più. L'emergenza dell'encefalopatia spongiforme bovina, alla fine degli anni Novanta, ha portato al divieto definitivo dell'impiego enologico dell'albumina di sangue nell'Unione Europea.

Resta poi il prosciutto cotto, che nella lettera del 1977 andava evitato se cucinato con Marsala. La catena dello scrupolo ha qui tre anelli: un chiarificante forse impiegato in un vino, quel vino forse impiegato in cottura, e il residuo di quel residuo che finirebbe nel piatto. È il punto in cui una regola assoluta, applicata senza alcuna soglia di rilevanza, genera un regresso che non ha ragione di fermarsi.

Una lozione per capelli

Fin qui si è parlato di ciò che si mangia e si beve, dove il collegamento con il comando di Atti 15 è quantomeno comprensibile. Una lettera del 24 aprile 1975, indirizzata a una Testimone della congregazione di Grottaglie, porta la questione altrove.[8]

La domanda riguardava le lozioni per capelli contenenti placenta. La risposta della filiale procede per gradi, e li esibisce tutti: la placenta è un annesso fetale comune ai mammiferi; negli spazi intervillosi circola liberamente il sangue materno; dunque la placenta contiene sangue; dunque la preparazione di prodotti che la contengono implica un uso improprio del sangue; dunque quei prodotti sono da evitarsi, perché sia rispettata la legge sulla santità del sangue.

Filiale italiana, SCB:SSA, 24/4/1975«Rispondiamo alla tua lettera nella quale ci parli dell'uso di lozioni per i capelli contenenti placenta. La placenta è un annesso fetale comune a tutti i mammiferi. La sua principale funzione è quella di permettere il passaggio dal sangue materno a quello fetale di tutte le sostanze necessarie per il normale accrescimento del feto. Il sangue materno riempie le cavità della placenta denominati spazi intervillosi. Esso vi circola liberamente. Di conseguenza la placenta contiene sangue materno. Per questo motivo riteniamo che le lozioni per i capelli e qualsiasi altro prodotto contenente placenta umana o animale siano da evitarsi onde sia rispettata la legge sulla santità del sangue. La preparazione di prodotti contenenti placenta implica infatti l'improprio uso del sangue».

Ciascun passaggio è formalmente ineccepibile. Il risultato è una prescrizione religiosa su uno shampoo. E si noti che qui non c'è ingestione di alcun genere: il divieto di mangiare sangue è diventato divieto di applicarsi qualcosa sulla testa. Se la catena del prosciutto cotto al Marsala aveva tre anelli, questa ne ha quattro, e conduce ancora più lontano dal testo che dovrebbe fondarla.

Flacone bianco senza etichetta su una mensola da bagno

Nel 1975 la filiale italiana proibì i prodotti contenenti placenta, perché la placenta contiene sangue materno.

Conviene tenere a mente questa lettera, perché venticinque anni dopo la placenta ricomparirà nella letteratura della Watch Tower con la funzione esattamente opposta. Nel numero del 15 giugno 2000, spiegando perché alcuni cristiani ritengono di poter accettare le frazioni del sangue, la rivista osserva che durante la gravidanza le immunoglobuline materne passano nel sistema circolatorio del feto, e che la bilirubina prodotta dai globuli rossi fetali torna alla madre attraverso la placenta: poiché frazioni del sangue transitano da una persona all'altra in un contesto naturale come questo, se ne trae la conclusione che sia lecito accettarne. L'argomento era già comparso nel numero del 1° giugno 1990.[14]

Nel 1975 la placenta è la prova che un prodotto contiene sangue e va dunque evitato. Nel 2000 il passaggio di sangue attraverso la placenta è la prova che le frazioni si possono accettare. Lo stesso organo, la stessa fisiologia, la stessa organizzazione: prima come argomento di contaminazione, poi come argomento di liceità.

Un perimetro che continua ad allargarsi

Il caso della placenta non è isolato. Nel corso dei decenni il divieto si estende a oggetti sempre più lontani dalla tavola. Già nel luglio 1962 la rivista si occupa di pesci e insetti non debitamente dissanguati; nel 1964 stabilisce che gli animali domestici non vanno trasfusi né alimentati con mangimi contenenti emoderivati; nel 1992 arriva ai fertilizzanti e ai concimi, raccomandando di evitare i prodotti la cui etichetta indichi la presenza di sangue, plasma, globina o ferro ricavato dall'emoglobina.[15]

Mani con guanti da giardinaggio spargono concime granulare sul terreno di un orto

Nel 1992 il divieto arriva ai fertilizzanti: da evitare quelli che indicano in etichetta sangue, plasma o globina.

Si osservi il punto d'arrivo. Nel 1992 un Testimone che voglia concimare l'orto deve leggere l'etichetta di un sacco di fertilizzante per accertarsi che non contenga globina. Nessuno mangerà quel concime. Il divieto di astenersi dal sangue, che nel testo di Atti 15 riguarda ciò che si porta alla bocca, è ormai un principio di purità applicato al possesso e all'impiego di una sostanza, indipendentemente da ogni contatto con l'organismo.

Vent'anni per tornare al punto di partenza

Sulla stessa identica questione, l'uso improprio del sangue, la letteratura e la corrispondenza della filiale offrono posizioni alternate nell'arco di vent'anni.[9]

Data Documento Uso improprio del sangue
15/10/1964 La Torre di Guardia, p. 630 Non costituisce violazione diretta del comando di astenersi dal sangue
24/4/1975 SCB:SSA Prodotti contenenti placenta: da evitarsi, perché ne implicano l'uso improprio
23/12/1977 SCA:SSC Prosciutto cotto cucinato col Marsala: da evitarsi; niente mortadella alle assemblee
20/11/1981 SCC:SSB Informarsi presso il produttore; in caso di dubbio persistente, astenersi (Ro 14:23)
22/1/1984 DC Questione di coscienza, richiamando espressamente la Torre di Guardia del 1964

La posizione del 1984 non è dunque una novità dottrinale: la lettera stessa la fa risalire a un articolo pubblicato vent'anni prima, e quindi già disponibile quando furono scritte tutte le lettere intermedie. Non siamo davanti a un progressivo affinamento della comprensione, ma a un ufficio che risponde per approssimazioni successive senza controllare la propria stessa letteratura, mentre chi scriveva a quell'ufficio riceveva quelle risposte come vincolanti per la coscienza.

La lecitina: quando l'organizzazione deve frenare

Il 15 settembre 1979 la rubrica «Domande dai lettori» affronta un quesito che merita di essere letto per intero: la lecitina indicata sulle etichette è forse ricavata dal sangue?[10]

L'articolo constata che alcuni Testimoni rifiutano qualunque prodotto che riporti la lecitina fra gli ingredienti, e che altri si sentono in dovere di scrivere ai fabbricanti per conoscerne la provenienza. Poi rassicura.

La Torre di Guardia, 15/9/1979, p. 31, «Domande dai lettori»«Per il fatto che il sangue contiene lecitina, alcuni cristiani si preoccupano quando trovano la lecitina fra gli ingredienti indicati sull'etichetta di certi cibi. […] alcuni cristiani si rifiutano di mangiare qualsiasi prodotto che includa la lecitina fra i suoi ingredienti. Altri si sentono in dovere di scrivere ai produttori per sapere da dove è presa la lecitina impiegata in certi alimenti. […] Dal momento che i quantitativi di lecitina per uso commerciale si possono ottenere a un costo relativamente basso dalle uova e dall'olio di soia, non c'è nessun motivo per cui un produttore debba estrarre la lecitina dal sangue. Facciamo un esempio: i globuli rossi del sangue contengono anche molecole di ferro. Tuttavia sarebbe assurdo che un produttore pensasse di estrarre il ferro dal sangue per fabbricare pentole o altri oggetti in ferro quando la stessa sostanza (il ferro) si può estrarre dal minerale a un costo in paragone irrisorio. Quindi la lecitina d'uso commerciale non è presa dal sangue».

Due elementi meritano attenzione.

Il primo è l'effetto documentato. Un uomo che davanti a una tavoletta di cioccolato si interroga sull'origine di un emulsionante non è un caso isolato di scrupolosità: è il prodotto prevedibile di un sistema che chiede la purezza a livello di tracce. La rivista lo registra senza domandarsi chi abbia generato quell'ansia, e senza ricordare che dieci mesi prima, il 1° novembre 1978, la stessa rubrica aveva spinto i lettori esattamente in quella direzione. L'organizzazione produce lo scrupolo, e poi deve pubblicare un articolo per disinnescarlo.

Il secondo è l'argomento con cui lo disinnesca. Non è scritturale: è economico. Nessun produttore estrarrebbe lecitina dal sangue, si osserva, quando la si ottiene a costi incomparabilmente inferiori dalle uova e dall'olio di soia; come nessuno penserebbe di estrarre dal sangue il ferro per fabbricare pentole, potendolo ricavare dal minerale.

Il ragionamento, in sé, è corretto: la lecitina di impiego industriale proviene di fatto da soia, girasole, colza o uovo. Ma si osservi in che cosa si è trasformato il criterio di liceità. La legge di Dio sul sangue, applicata a un fosfolipide, viene risolta mediante un'analisi comparativa dei costi di produzione. Se domani la lecitina di origine ematica diventasse conveniente, la risposta dovrebbe rovesciarsi.

Si noti infine che nessuno, nell'articolo, si chiede se una frazione lipidica delle membrane cellulari costituisca davvero «sangue». La premessa è data per acquisita, e non poteva essere altrimenti, perché nel 1962 erano già state condannate anche le frazioni.

Tre pagine della stessa rivista

Il 1° novembre 1978 la rubrica «Domande dai lettori» dedica tre pagine, dalla 30 alla 32, a una serie di quesiti sul sangue.[11] Vi si trovano, una dopo l'altra, le due risposte che rendono superflua ogni argomentazione ulteriore.

Alle pagine 31-32, sui prodotti alimentari. Si chiede fino a che punto il cristiano debba interessarsi della presenza di sangue nei cibi, e si nominano espressamente gli alimenti che potrebbero contenere sangue o qualche frazione di esso, «ad esempio proteine plasmatiche». La risposta invita a informarsi presso il macellaio o il produttore, riferisce che i Testimoni ricevono talvolta risposte vaghe, e conclude che chi nutre seri dubbi si astenga.

Poco prima, alla pagina 31, sui sieri. Si elencano il siero antidifterico, l'antitetanico, l'antirabbico, quelli contro l'epatite virale, per l'emofilia e per l'incompatibilità da fattore Rh. Sono tutti derivati del sangue: frazioni, nel senso pieno del termine, iniettate in vena per curare una malattia. E la risposta è che la questione rientra in una zona grigia, che alcuni la accettano in coscienza e altri no, e che ciascuno deve risolverla personalmente.

La Torre di Guardia, 1/11/1978, pp. 30-32, le due risposte affiancateSui sieri (p. 31): «Che dire però di accettare iniezioni di sieri per combattere malattie, come il siero antidifterico, antitetanico, antirabbico, il siero contro l'epatite virale, l'emofilia e l'incompatibilità da fattore Rh? Pare che rientrino in una “zona grigia”. Alcuni cristiani credono che accettando a tale scopo una piccola quantità di un derivato del sangue non si manchi di rispetto alla legge di Dio; la loro coscienza glielo permetterebbe. […] Altri però si sentono obbligati in coscienza a rifiutare i sieri perché contengono sangue, sebbene in piccola quantità. Quindi, si ritiene che ciascuno debba risolvere personalmente tale questione».

Sugli alimenti (pp. 31-32): «Ma che dire dei prodotti alimentari che possono contenere sangue o qualche frazione del sangue, ad esempio proteine plasmatiche? […] Può informarsi dal macellaio o dal produttore. […] Perciò, i cristiani decideranno individualmente cosa fare. Alcuni saranno spinti dalla coscienza a evitare qualsiasi cosa su cui essi hanno seri dubbi o a fare le indagini necessarie per mettersi in pace la coscienza».

Il lettore del 1978 aveva dunque sotto gli occhi, nello spazio di due facciate, questo:

  Frazione del sangue Risposta
In vena Sieri immuni, per curare difterite, tetano, rabbia, epatite, emofilia Zona grigia, decisione personale, nessuno giudichi
In un würstel Proteine plasmatiche impiegate come legante Informarsi dal produttore; in caso di seri dubbi, astenersi

La stessa sostanza. La stessa rivista. La stessa rubrica. Lo stesso mese.

E il paradosso si acuisce nel paragrafo sui sieri, dove la rivista richiama la propria dichiarazione del 1° dicembre 1974: impiegare una parte del sangue per sostenere la vita contrasta manifestamente con il comando di astenersi dal sangue. Lo scrive, e nel capoverso successivo concede che sui sieri debba decidere la coscienza di ciascuno.[12]

Va aggiunto un ultimo dettaglio, che riguarda il metodo con cui questa letteratura viene poi utilizzata. L'articolo del 1978 è, nel complesso, de-escalatorio: dove le norme sulla macellazione garantiscono il dissanguamento, e in Italia le garantivano, i cristiani hanno poche ragioni di preoccuparsi, possono mangiare liberamente la carne di macelleria e di ristorante, possono limitare la lettura delle etichette ai casi in cui vi sia motivo di sospetto; e a chi non riesce a ottenere informazioni attendibili si concede espressamente di continuare a mangiare con coscienza pura. Ebbene: la lettera del 20 novembre 1981 cita proprio questo articolo a sostegno della tesi che ogni cristiano debba informarsi presso la casa produttrice del Marsala. L'ufficio italiano invoca come autorità un testo che dice sostanzialmente il contrario di ciò per cui viene richiamato.

Epilogo: il 2000

Riuniamo i documenti in colonna.

1962: La Torre di Guardia condanna nei cibi sangue intero, plasma sanguigno e frazioni di sangue.[2]

1978: nello spazio di tre pagine, le frazioni iniettate in vena sono materia di coscienza e le frazioni eventualmente presenti in un insaccato richiedono indagini presso il produttore.[11]

1979: un fosfolipide presente nelle membrane cellulari, in quantità infinitesime, in un prodotto dolciario, è oggetto di preoccupazione tale da richiedere un chiarimento ufficiale.[10]

1987: una lettera della filiale richiama Ragioniamo facendo uso delle Scritture, p. 335: nessun cibo cotto a cui sia stato aggiunto sangue intero «o anche qualche frazione d'esso» può essere mangiato.[16]

2000: le frazioni del sangue (albumina, immunoglobuline, fattori della coagulazione, interferoni) diventano ufficialmente materia di decisione personale in campo medico. Restano invece vietati il sangue intero e i suoi quattro componenti principali: globuli rossi, globuli bianchi, piastrine e plasma. La nota in calce di quell'articolo rimanda espressamente al numero del 1° novembre 1978.[13]

Il cambiamento del 2000, letto su questo sfondo, non è una svolta: è la ratifica tardiva di una linea che sul versante medico era già in vigore da almeno ventidue anni, mentre sul versante alimentare la stessa sostanza continuava a essere trattata come contaminante. Per tutto quel tempo, uomini e donne hanno telefonato a salumifici, letto etichette con apprensione, rinunciato a un panino durante un'assemblea, e alcuni hanno smesso di comprare cioccolato per via di un emulsionante.

C'è un ultimo particolare che conviene osservare. L'articolo del 2000, nel riassumere che cosa significasse «astenersi» per i primi cristiani, ribadisce che non mangiavano sangue, né carne di animali non dissanguati, né cibi ai quali fosse stato aggiunto sangue. Il versante alimentare, dunque, viene richiamato. Ma la domanda specifica sulle frazioni negli alimenti, posta e trattata nel 1962, nel 1978 e nel 1987, non viene mai ripresa. Non è risolta, non è revocata, non è nominata: esce semplicemente dal discorso.

Chi negli anni Settanta telefonava ai salumifici non ha ricevuto un dietrofront, che almeno sarebbe stato un atto pubblico. Ha ricevuto il silenzio.

E qui la vicenda cessa di essere minore. Il meccanismo documentato in questa pagina, la regola che nasce da una fonte fragile, si irrigidisce, produce scrupolo, e viene poi silenziosamente allentata senza che nessuno ne risponda, è lo stesso che opera sul versante medico, dove in gioco non c'è un panino rifiutato durante un'assemblea. Sempre nel 2000, e con lo stesso stile, l'organizzazione modificava la procedura disciplinare relativa alle trasfusioni continuando a dichiarare pubblicamente che nulla era cambiato: si veda Trasfusioni e disassociazione.


Note

[1] Filiale italiana della Watch Tower, Sussidio per rispondere alla corrispondenza indirizzata alle Filiali, sigla SCA:SSC, 23 dicembre 1977. La lettera tratta congiuntamente il Marsala, il prosciutto cotto e la mortadella, e contiene l'indicazione operativa sulle assemblee.

[2] La Torre di Guardia, 1° marzo 1962, pp. 141-143. Alla p. 143 il divieto è esteso in modo esplicito tanto al sangue intero quanto alle frazioni, e tanto alla trasfusione quanto all'iniezione. Si veda anche La Torre di Guardia del 1° novembre 1978, p. 31.

[3] Sangue, medicina e la legge di Dio, opuscolo in formato tascabile, 1969, p. 12. Il passaggio chiude la sezione sull'alimentazione, immediatamente prima del capitolo «I medici usano il sangue». Alla pagina seguente l'opuscolo descrive la composizione del plasma, elencando fra le proteine plasmatiche l'albumina, la globulina e il fibrinogeno: le stesse sostanze che nel 2000 diverranno frazioni rimesse alla decisione personale.

[4] Decreto del Ministero della Sanità del 9 giugno 1983, recante norme igienico-sanitarie sulla produzione, il commercio e l'impiego delle proteine plasmatiche. La disposizione è richiamata nella circolare della filiale italiana C CODO del 30 gennaio 1984.

[5] Disciplinare di produzione della Mortadella Bologna IGP. L'indicazione geografica protetta è stata riconosciuta nel 1998; il disciplinare è stato successivamente modificato, da ultimo con la revisione approvata nel 2022.

[6] Filiale italiana, sigla SCC:SSB, 20 novembre 1981. La lettera cita il dizionario enciclopedico Treccani alla voce «Marsala» e ammette di non sapere a quali tipi di Marsala l'informazione si riferisca. A sostegno della propria indicazione richiama La Torre di Guardia del 1° novembre 1978, p. 31.

[7] Sulla chiarifica enologica e sull'impiego storico del sangue di bue essiccato come chiarificante, accanto ad albume d'uovo e gelatine animali, si veda la manualistica enologica corrente. Il divieto definitivo dell'impiego enologico dell'albumina di sangue nell'Unione Europea risale alla fine degli anni Novanta ed è conseguenza dell'emergenza dell'encefalopatia spongiforme bovina.

[8] Filiale italiana, sigla SCB:SSA, 24 aprile 1975, indirizzata a una Testimone della congregazione di Grottaglie (TA).

[9] Lettera della filiale italiana siglata DC, 22 gennaio 1984, che fa risalire la posizione a La Torre di Guardia del 15 ottobre 1964, p. 630, e richiama inoltre La Torre di Guardia del 1° settembre 1963, p. 538, e del 1° gennaio 1983, p. 26.

[10] La Torre di Guardia, 15 settembre 1979, p. 31, rubrica «Domande dai lettori». L'articolo cita l'Encyclopedia Americana (1977), vol. 17, p. 147, come fonte sull'origine industriale della lecitina.

[11] La Torre di Guardia, 1° novembre 1978, pp. 30-32, rubrica «Domande dai lettori». Le pagine raccolgono cinque quesiti distinti: la trasfusione autologa, la macchina cuore-polmone e la dialisi, gli esami del sangue, le iniezioni di sieri, la presenza di sangue nei prodotti alimentari.

[12] La Torre di Guardia, 1° dicembre 1974, pp. 735-736, richiamata nel numero del 1° novembre 1978. Vi si riconosce che i sieri contengono una frazione di sangue e si conclude che in quel caso debba decidere la coscienza di ciascun cristiano.

[13] La Torre di Guardia, 15 giugno 2000, pp. 29-31, rubrica «Domande dai lettori», dal titolo «I testimoni di Geova accettano i derivati del sangue?». La nota in calce dell'articolo rinvia ai «Domande dai lettori» del 1° novembre 1978 e del 1° ottobre 1994.

[14] L'argomento del passaggio transplacentare delle frazioni compare in La Torre di Guardia del 1° giugno 1990, rubrica «Domande dai lettori», ed è ripreso in quella del 15 giugno 2000.

[15] Rispettivamente La Torre di Guardia del 15 luglio 1962 (pesci e insetti non debitamente dissanguati), del 15 ottobre 1964 (animali domestici) e del 15 ottobre 1992 (fertilizzanti e concimi). L'elenco cronologico delle estensioni del divieto è ripreso da Achille Aveta, Il rifiuto del sangue: libera scelta o studiato condizionamento?, achilleaveta.eu, testo aggiornato nell'ottobre 2022; l'autore ci ha confermato di aver riscontrato i singoli riferimenti sulle edizioni italiane.

[16] Filiale italiana, sigla DC, 28 ottobre 1987, con riferimento a Ragioniamo facendo uso delle Scritture, p. 335. La medesima questione era stata trattata in una lettera del 18 novembre 1982.

Le immagini a corredo dell'articolo sono generate con intelligenza artificiale e hanno funzione puramente illustrativa. Le riproduzioni dei documenti citati sono invece scansioni degli originali.

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Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo
dei Testimoni di Geova
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