I Testimoni di Geova e le citazioni dei Padri apostolici
La Watch Tower Society cita talvolta scritti di autori cristiani dei primi secoli per suggerire una continuità storica tra il cristianesimo primitivo e gli insegnamenti dei Testimoni di Geova. Leggendo però le opere citate per intero, emerge che questi autori credevano in cose che i TdG negano: la divinità di Cristo, la Trinità, l'immortalità dell'anima, la resurrezione della carne, l'eucaristia. La selezione di poche frasi decontestualizzate crea un'impressione di accordo che una lettura anche parziale degli originali smentisce immediatamente.

Policarpo di Smirne (69-155 d.C.)
Ne La Torre di Guardia del 15 novembre 1989 (pp. 22-23), la WTS cita Policarpo per far credere che egli «separasse» Dio da Gesù Cristo, riportando la frase: «la salvezza la otteniamo per volontà di Dio mediante Gesù Cristo». Da queste parole si vuole far intendere che Policarpo negasse l'uguaglianza di natura tra Padre e Figlio.
Bastava leggere gli stessi testi qualche riga più avanti. Nella Lettera ai Filippesi, Policarpo chiama Gesù «il sommo eterno sacerdote» e afferma che dobbiamo «presentarci al suo tribunale». Nel Martirio di Policarpo (XIV, 2-3), la preghiera che egli pronuncia prima di essere ucciso recita:
«Per questo e per tutte le cose io ti lodo, ti benedico, ti do gloria, per mezzo dell'eterno e sommo sacerdote Gesù Cristo, tuo Figlio diletto. Per mezzo di lui a te sia gloria, in unione con lui e con lo Spirito Santo, ora e nei secoli futuri. Amen».
Policarpo crede nella resurrezione dell'anima e del corpo e dà gloria simultaneamente al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo — due punti su cui la teologia dei TdG prende posizioni diametralmente opposte.
Giustino Martire (110-165 d.C.)
La Torre di Guardia del 15 marzo 1992 (pp. 28-30) dedica un lungo articolo elogiativo a Giustino, presentandolo come un precursore dei TdG. Conclude tuttavia con una formula di prudente distanza: «Fino a che punto egli visse in armonia con le Scritture e gli insegnamenti di Gesù non si può affermare con certezza». Questa riserva finale serve a prendere le distanze dall'autore nel caso in cui qualcuno ne legga davvero gli scritti.
Leggendo Giustino si scopre che egli credeva nell'immortalità dell'anima e nella punizione eterna: «I loro corpi, insieme alle loro anime, saranno puniti con pena eterna e non per mille anni soltanto». Credeva in un regno celeste, non terreno: «stoltamente credete che alludiamo ad un regno terreno mentre noi predichiamo di quello assieme a Dio». Credeva nell'eucaristia come vera carne e sangue di Cristo.
Sul nome di Dio, Giustino afferma esplicitamente: «Nessuno può dare un nome a Dio inesprimibile; se poi qualcuno avesse il coraggio di affermare che un nome esiste, manifesterebbe senz'altro una follia» — posizione diametralmente opposta a quella dei TdG, che considerano il nome «Geova» fondamento della propria identità religiosa.
Sulla divinità di Cristo, il Dialogo con Trifone non lascia dubbi: «È Cristo infatti che è stato annunciato come re, sacerdote, Dio, Signore»; «si evince con tutta chiarezza che proprio di colui che è stato crocifisso si preannunciava che era Dio e uomo»; «Quanto al fatto che la Scrittura chiami il Cristo "Dio", è stato dimostrato a più riprese».
Ireneo di Lione (ca. 130-200 d.C.)
La Torre di Guardia del 15 luglio 1990 (pp. 21-23) presenta Ireneo come un precursore dei TdG, usando deliberatamente termini come «sorvegliante» e «congregazione» per suggerire una continuità con l'organizzazione della Società. Nell'opuscolo Dovreste credere nella Trinità? (p. 7) si afferma che Ireneo «sosteneva che il Gesù preumano aveva un'esistenza separata da Dio ed era inferiore a lui». Si tratta di un'affermazione che non trova riscontro in nessun punto degli scritti di Ireneo.
Gli scritti che ci sono pervenuti mostrano una posizione opposta. In Contro le eresie Ireneo afferma che «colui che ha creato tutte le cose è giustamente denominato, insieme al suo Verbo, solo Dio e Signore»; «da sempre gli sono accanto il Verbo e la Sapienza, il Figlio e lo Spirito. Mediante loro e in loro ha creato tutte le cose»; «il Figlio di Dio non cominciò ad esistere allora perché esisteva da sempre presso il Padre».
Nella Esposizione della predicazione apostolica delinea una fede strutturata in tre articoli: Dio Padre increato, il Verbo di Dio Figlio di Dio, e lo Spirito Santo — la stessa struttura trinitaria che la WTS attribuisce a una corruzione posteriore del cristianesimo.
Come nel caso di Giustino, la formula di riserva arriva puntuale: «Gli scritti di Ireneo documentano alcuni punti ancora condivisi alla fine del II secolo da coloro che dichiararono di attenersi alla Parola di Dio» — una formulazione abbastanza vaga da non impegnare la Società su ciò che Ireneo credeva davvero.
Tertulliano (ca. 160-230 d.C.)
Le manipolazioni della WTS su Tertulliano operano su due livelli distinti: le citazioni dirette dalle sue opere e le citazioni di enciclopedie teologiche che parlano di lui.
Sul primo livello, la Torre di Guardia del 1° aprile 1992, p. 28, cita l'opera Contro Ermogene aggiungendo parentesi esplicative proprie che ne stravolgono il significato. Il brano viene presentato come se Tertulliano affermasse l'inferiorità del Figlio rispetto al Padre, mentre l'intero argomento è rivolto contro Ermogene, che sosteneva l'eternità della materia. Il testo integrale mostra che Tertulliano afferma il contrario: «il Figlio è il Verbo, e il Verbo è Dio e "io e il Padre siamo uno"». In Contro Prassea lo stesso Tertulliano scrive:
«Tengo ferma una sola sostanza in tre Persone connesse tra loro [...] il Padre e il Figlio sono due, non per separazione della sostanza, ma per economia divina [...] il Figlio, anche se è nominato Dio, non per questo produce due dei, ma un solo Dio».
E ancora: «Gesù che è Dio è uomo»; «né il Verbo è altro da Dio né la carne è altro dall'uomo».
Sul secondo livello, nell'opuscolo Dovreste credere nella Trinità? la WTS cita Michael O'Carroll, Trinitas. A Theological Encyclopedia of the Holy Trinity (1987), troncando la citazione nel punto esatto in cui il significato si inverte. La parte riportata — «egli non applica questi termini alla teologia trinitaria» — viene usata per far credere che Tertulliano non usasse mai il termine trinitas in senso teologico. Il testo completo dice invece che Tertulliano «ha foggiato il termine latino della Trinità» e che le sue formule — «una sostanza in tre persone», «Dio da Dio, luce da Luce» — «sono rimaste permanentemente in uso». I termini che Tertulliano non applicava alla teologia trinitaria erano substantia, consubstantialis e consubstantivus — non trinitas, che O'Carroll attribuisce esplicitamente a lui come sua invenzione.
La convergenza dei due livelli è significativa: la WTS manipola sia le opere di Tertulliano sia le enciclopedie che ne riassumono il pensiero, ottenendo in entrambi i casi lo stesso risultato — far apparire Tertulliano come un antesignano della teologia dei TdG.
Teofilo di Antiochia (II sec. d.C.)
Anche nel caso di Teofilo di Antiochia le manipolazioni della WTS operano su due livelli: le citazioni dirette dalla sua opera principale e le citazioni di enciclopedie teologiche che ne descrivono il contributo dottrinale.
Sul primo livello, La Torre di Guardia del 15 marzo 1996 (pp. 28-30) presenta Teofilo come se le sue credenze fossero in linea con i TdG, per poi aggiungere: «Al momento non ci è dato di sapere in che misura la predetta apostasia possa avere influito sulle sue vedute» — formula che serve a screditarlo preventivamente nel caso in cui qualcuno ne legga gli scritti. Ma l'opera di Teofilo citata dalla stessa Torre di Guardia, Ad Autolico, contiene frasi come: «Dio risuscita la tua carne immortale insieme alla tua anima»; «Poiché Dio aveva il proprio Verbo immanente nel suo cuore, lo generò insieme alla sua sapienza emanandolo prima di tutte le altre cose»; «Il Verbo è Dio e da Dio generato». Teofilo credeva nell'immortalità dell'anima e nella resurrezione della carne — dottrine esplicitamente rifiutate dai TdG.
Sul secondo livello, nell'opuscolo Dovreste credere nella Trinità? la WTS cita The Catholic Encyclopedia a proposito del termine greco Trias usato da Teofilo, riportando solo: «Il termine [Trias] si trova per la prima volta verso il 180 d.C. in Teofilo di Antiochia». La citazione si interrompe prima della frase successiva, in cui l'enciclopedia precisa il contenuto teologico di quell'uso: Teofilo parlava de «La Trinità di Dio [il Padre], la Sua Parola e la Sua Sapienza» (Ad Autolico, II, 15). Citare l'enciclopedia troncandola permette di ammettere che Teofilo usò per primo la parola «Trinità» senza dover ammettere cosa intendesse con essa.
Il colmo è che Teofilo di Antiochia è il primo autore cristiano a usare la parola greca Trias applicata a Dio: «I tre giorni che esistettero prima dei corpi luminosi sono immagine della Trinità di Dio, del suo Verbo e della sua Sapienza». Citarlo come precursore dei TdG significa citare l'inventore del termine greco «Trinità» per negare la Trinità.
Conclusione
In tutti questi casi la tecnica è la stessa: si seleziona una frase che, isolata dal contesto, sembra supportare la teologia dei TdG; si omette tutto ciò che nell'opera dello stesso autore la contraddice; e quando la contraddizione è troppo evidente, si aggiunge una formula di riserva per screditare l'autore appena lodato. La manipolazione non si limita alle opere dei Padri stessi: come mostrano i casi di Tertulliano e Teofilo, la WTS applica la stessa tecnica anche alle enciclopedie e ai dizionari teologici che ne riassumono il pensiero, troncando le citazioni nel punto esatto in cui smentirebbero la tesi che si vuole sostenere.
Il risultato è che i Testimoni di Geova vengono indotti a credere di avere le proprie radici nel cristianesimo dei primi secoli, quando in realtà le credenze di quegli autori — prese nel loro insieme — sono incompatibili con gli insegnamenti della Società Torre di Guardia su quasi ogni punto fondamentale.