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Tecniche di persuasione
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La Spagna riconosce il diritto di chiamare i TdG «setta distruttiva»



Aprile 2026. Il Tribunale provinciale di Madrid conferma: definire i Testimoni di Geova una «setta distruttiva» è espressione legittima, tutelata dalla libertà di parola. Una sentenza che si inserisce in un quadro europeo sempre più attento alle pratiche delle organizzazioni ad alto controllo.

Cosa è successo

In Spagna opera da anni l'Asociación Española de Víctimas de los Testigos de Jehová ((AEVTJ, www.victimasdetestigosdejehova.org), un'associazione di ex membri dei Testimoni di Geova. Nei propri statuti, sul sito web e sui social media, l'associazione definisce i TdG una «setta distruttiva» che esercita un controllo eccessivo sulla vita dei fedeli, che insabbia casi di abusi sessuali e che causa la perdita di vite umane a causa del rifiuto delle trasfusioni di sangue.

L'organizzazione dei TdG ha deciso di reagire legalmente, presentando una causa ambiziosa: chiedeva non solo un risarcimento, ma addirittura lo scioglimento dell'associazione e la rimozione di tutti i suoi contenuti pubblici.

A dicembre 2023 il Tribunale di primo grado n. 6 di Torrejón de Ardoz ha respinto integralmente la causa, dando ragione all'AEVTJ e condannando i TdG al pagamento delle spese processuali. I TdG hanno presentato appello. Ad aprile 2026 la Sezione 29 del Tribunale Civile Provinciale di Madrid ha confermato la sentenza, rigettando il ricorso.

Perché i giudici hanno dato ragione agli ex membri

Il ragionamento del tribunale si muove su tre punti principali.

1. «Setta distruttiva» non è un insulto: è un giudizio di valore fondato sui fatti

I giudici distinguono tra un'accusa infondata (che sarebbe diffamazione) e un giudizio di valore basato su esperienze reali e documentate. Le dichiarazioni dell'AEVTJ rientrano nella seconda categoria: non sono invenzioni, ma valutazioni che emergono dalle testimonianze dirette di chi ha vissuto dentro l'organizzazione. Per questo sono protette dalla libertà di espressione.

2. Il tema è di interesse pubblico

La sentenza afferma esplicitamente che il funzionamento interno delle organizzazioni religiose, i rapporti tra i membri e l'applicazione di dogmi antichi ai valori delle società contemporanee sono argomenti di grande rilevanza pubblica nelle democrazie. Chi ne parla — anche in modo critico e diretto — sta contribuendo a un dibattito legittimo, non diffamando.

3. Il riconoscimento legale non è uno scudo contro la critica

I TdG avevano sostenuto che, essendo un'organizzazione religiosa ufficialmente riconosciuta dallo Stato spagnolo, non potevano essere trattati come una «setta». Il tribunale ha risposto con chiarezza: il fatto di avere un'iscrizione nel registro degli enti religiosi non immunizza nessuno dalla critica. Libertà di religione e libertà di espressione sono diritti distinti, e nessuno dei due sovrasta automaticamente l'altro.

4. Nessun intento di odio: il motore della denuncia è l'amore per i familiari

La sentenza affronta esplicitamente la questione dell'intenzione di chi ha fondato l'AEVTJ e ne porta avanti l'attività. I giudici escludono qualsiasi finalità diffamatoria o persecutoria, osservando che gli ex membri agiscono mossi dall'affetto verso i propri familiari rimasti nell'organizzazione. Il testo della sentenza recita: «Lo que pretenden es recuperar una relación de afectividad con sus parientes… por los que sienten verdadero amor que excluye promover contra ellos un daño» («Ciò che intendono è recuperare un legame affettivo con i propri parenti… per i quali provano un amore sincero che esclude qualsiasi intenzione di recar loro danno»). È un passaggio importante: non solo la critica è legittima, ma il tribunale riconosce che chi la esercita lo fa per ragioni umane profonde, non per ostilità.

Un elemento importante: la definizione del dizionario

Per rispondere all'obiezione che il termine «setta» sia in sé offensivo, il tribunale di primo grado ha fatto riferimento alla definizione ufficiale della Real Academia Española (RAE), l'equivalente spagnolo della Treccani: la parola secta indica una «comunità chiusa di natura spirituale, guidata da un leader che esercita autorità carismatica sui suoi seguaci». Una struttura chiusa, un forte controllo interno, un'alta richiesta di obbedienza. Il giudice ha ritenuto che questa definizione descriva in modo pertinente l'oggetto della critica.

Non è dissimile da quanto si può argomentare in italiano: il termine «setta» ha una valenza descrittiva prima ancora che valutativa, e il suo uso in contesti critici e documentati è pienamente legittimo. Su questo punto si veda anche la sezione di questo sito dedicata al termine «setta» e alla sua legittimità Cos'è una setta.

Una storia con qualche contraddizione

Vale la pena essere onesti: il percorso giudiziario spagnolo non è stato lineare. In parallelo a questa vicenda, il segretario dell'AEVTJ, Enrique Carmona, era stato condannato in primo grado (ottobre 2023) per aver definito i TdG «setta» e «malattia» in un video su YouTube — una sentenza che aveva invece riconosciuto il diritto all'onore dell'organizzazione. Carmona ha poi vinto in appello, ma il caso mostra come le corti abbiano ragionato diversamente a seconda del contesto: le dichiarazioni istituzionali di un'associazione di vittime vengono valutate con criteri diversi rispetto a un video dai toni più accesi.

La sentenza del 2026 non chiude definitivamente ogni questione, ma stabilisce un punto fermo importante: un'associazione di ex membri ha il diritto di definire i TdG una «setta distruttiva» e se stessa come un'associazione di «vittime», e nessun tribunale può obbligarla a smettere di farlo.


Cosa significa tutto questo

Per chi si occupa di analisi critica dei TdG, questa sentenza ha un valore sia pratico che simbolico.

Dal punto di vista pratico: chi scrive, pubblica o discute pubblicamente delle pratiche dei TdG — usando termini come «setta», «controllo», «ostracismo», «vittime» — può farlo con la consapevolezza che la giurisprudenza europea tende a proteggere questo tipo di espressione, purché fondata su fatti reali e non usata con l'unico scopo di insultare.

Dal punto di vista simbolico: per anni i TdG hanno risposto alle critiche sostenendo di essere una religione riconosciuta, uguale a tutte le altre, e che trattarli diversamente equivalesse a discriminazione religiosa. Le corti europee stanno dicendo con sempre maggiore chiarezza che il riconoscimento istituzionale non è una patente di intoccabilità, e che le pratiche di un'organizzazione — qualunque etichetta essa porti — possono e devono essere discusse pubblicamente.

Nota redazionale: il procedimento non è necessariamente concluso

La sentenza del Tribunale provinciale di Madrid (aprile 2026) è un provvedimento di secondo grado, ma la Watch Tower Bible and Tract Society potrebbe ancora ricorrere davanti al Tribunal Supremo spagnolo, il massimo organo della giustizia civile. Non è detto che lo faccia, ma è una possibilità concreta, considerata la tendenza dell'organizzazione a percorrere tutti i gradi di giudizio disponibili quando si tratta di tutelare la propria immagine pubblica.

Questa pagina sarà aggiornata in caso di sviluppi.

Documentazione

Testo integrale della sentenza di primo grado (dicembre 2023, in spagnolo, PDF) Articolo di El Diario sulla sentenza Articolo di El País (aprile 2026) Comunicato ufficiale del Poder Judicial spagnolo.

 
   
       
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Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo
dei Testimoni di Geova
© infotdgeova.it — Analisi critica e documentata dei Testimoni di Geova
Riproduzione consentita con citazione della fonte
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