Il "caso Bulgaria"

Nel 1995 l'organizzazione dei Testimoni di Geova citò il governo bulgaro davanti alla Commissione Europea per i Diritti Umani, accusandolo di persecuzione religiosa. Quello che seguì divenne uno degli episodi più documentati di "strategia teocratica": una serie di dichiarazioni ufficiali contraddittorie che rivelano come la Watch Tower fosse disposta a ingannare un tribunale internazionale pur di ottenere il riconoscimento legale. Questa pagina raccoglie i documenti originali e li commenta.
Tutto ebbe inizio quando l'organizzazione dei Testimoni di Geova citò il governo bulgaro davanti alla Commissione Europea per i diritti umani, accusandolo di persecuzione nei suoi confronti, in quanto il governo rifiutava di concedere il riconoscimento legale alla Watch Tower. I funzionari governativi bulgari risposero che le loro azioni erano giustificate dal fatto che, fra le altre cose, le direttive cui i Testimoni di Geova sono tenuti ad attenersi costituiscono un «pericolo per la salute pubblica», poiché i loro insegnamenti «non mostrano rispetto per la vita umana, in quanto devono rifiutare le trasfusioni di sangue anche quando il loro rifiuto dovesse voler dire la morte» (qui il testo in formato jpg).
Ecco il testo del comunicato stampa del Segretariato presso la Commissione Europea per i Diritti Umani, n. 28626/95[1] (sottolineatura mia):
«Il 3 luglio 1997, la Commissione Europea per i Diritti Umani (Consiglio d'Europa) ha tenuto un'udienza riguardante l'ammissibilità della richiesta presentata dall'Associazione Cristiana dei Testimoni di Geova contro il Governo Bulgaro.… omissis …Per quanto riguarda i presunti coinvolgimenti di bambini, l'associazione ricorrente asserisce che i bambini non possono divenire membri dell'associazione ma solo partecipare, con i loro genitori, alle attività religiose della comunità. Per quanto riguarda il rifiuto delle trasfusioni di sangue, la ricorrente associazione chiarisce che non vi sono sanzioni religiose nei confronti dei Testimoni di Geova che accettano una trasfusione e che, quindi, il fatto che la dottrina religiosa dei Testimoni di Geova sia contraria alle trasfusioni di sangue non può essere considerata come una minaccia per la "salute pubblica".… omissis …Comunque, il Governo ritiene che le dottrine religiose dei Testimoni di Geova contengano idee e canoni che sono contrari alla Costituzione e che siano pericolosi per la salute pubblica, la sicurezza nazionale ed i diritti e la libertà di altri.Il Governo ritiene che i figli partecipano alle attività religiose dell'associazione senza il consenso dei loro genitori, che gli insegnanti che fanno parte di quest'associazione predichino la loro dottrina nelle scuole fra i minori, e che i Testimoni di Geova insegnano il disprezzo per le istituzioni democratiche ed i simboli nazionali, mentre richiedono ai loro adepti di disobbedire alle leggi quando queste sono contrarie alla "legge divina", cioè che i Testimoni di Geova rifiutano di portare le armi e di lavorare nei servizi pubblici, e che essi cercano di stabilire una società teocratica. Il Governo inoltre ritiene che la dottrina dei Testimoni di Geova manchi di rispetto per la vita umana perché essa esige il rifiuto delle trasfusioni di sangue anche quando questo può essere causa di morte»
La testimonianza della Torre di Guardia fu sfacciatamente menzognera, poiché da sempre è vigente tra di loro la punizione dei violatori: «chi accetta una trasfusione di sangue … dev'essere stroncato da essa [la congregazione cristiana] mediante la disassociazione [nel lessico attuale: "rimozione"]» (La Torre di Guardia del 15 luglio 1961, pagg. 447, 448).
Apparentemente la Commissione per i Diritti Umani si rese conto dell'attuale disposizione organizzativa dei Testimoni di Geova che prevede la punizione per chi accetta del sangue, in quanto i Testimoni di Geova accettarono di modificare questo loro atteggiamento in cambio della prosecuzione della trattativa.
Fu quindi annunciato il raggiunto accordo durante la sessione del 2-13 marzo 1998 della Commissione Europea per i Diritti Umani (Consiglio d'Europa) che si riunì presso l'Edificio per i Diritti Umani di Strasburgo. Il comunicato stampa ufficiale della commissione (il n. 148) annunciò la risoluzione del contenzioso fra l'Associazione Cristiana dei Testimoni di Geova e la Bulgaria – procedimento n. 28626/95 – affermando che il governo bulgaro aveva consentito ad alcune concessioni mentre l'organizzazione dei Testimoni, «si è impegnata, per quanto riguarda la sua posizione sulle trasfusioni di sangue, a redigere una dichiarazione da inserire nel proprio statuto in cui si prevede che i membri abbiano libera scelta in materia per sé e per i loro figli, senza alcun controllo o sanzione da parte dell'associazione».[2]
Communiqué issued by the Secretary
to the European Commission of Human Rights
to the European Commission of Human Rights
INFORMATION NOTE No. 148
on the 276th Session of the
European Commission of Human Rights
(Strasbourg, Monday 2 March - Friday 13 March 1998)
European Commission of Human Rights
(Strasbourg, Monday 2 March - Friday 13 March 1998)
The 276th Session of the European Commission of Human Rights (Council of Europe) was held at the Human Rights Building in Strasbourg from 2 to 13 March 1998. At the close of the session the Secretary gave the following information on matters dealt with in the Commission:
The Commission dealt with 715 applications under Article 25 of the Convention and also examined one application under Article 24 of the Convention. Among the applications examined by the Commission were the following: ...
...II. Reports adopted
(i) Reports adopted under Article 28 para. 2 of the Convention (friendly settlement)(a) One Report was adopted by the plenary Commission under Article 28 para. 2 of the Convention, concluding that a friendly settlement had been secured:
- KHRISTIANSKO SDRUZHENIE "SVIDETELI NA IEHOVA" (CHRISTIAN ASSOCIATION JEHOVAH'S WITNESSES) v. Bulgaria (Application No. 28626/95)
The case concerned the refusal to re-register the applicant association pursuant to a 1994 law, and the alleged suppression of its activities and those of its members. In settlement, the Government agreed to introduce legislation as soon as possible to provide for civilian service for conscientious objectors, as an alternative to military service, and to register the applicant association as a religion.
The applicant undertook with regard to its stance on blood transfusions to draft a statement for inclusion in its statute providing that members should have free choice in the matter for themselves and their children, without any control or sanction on the part of the association. [il grassetto è aggiunto]
[qui il testo in formato jpg]
Era prevedibile che un accordo del genere suscitasse un intenso interesse in tutto il mondo geovista; ecco quindi che cominciarono a fioccare domande alla sede centrale dell'organizzazione, la quale fu costretta, il 27 aprile 1998, a rispondere ufficialmente con un comunicato stampa. Ne riportiamo un brano significativo:
«La Bulgaria ha riconosciuto come religione l'associazione cristiana dei Testimoni di Geova. La Bulgaria ha pure acconsentito ad emanare immediatamente un decreto che consentirà il servizio civile per tutti coloro la cui coscienza non consente di svolgere il servizio militare. L'accordo inoltre include il riconoscimento che ogni individuo ha la libertà di scegliere quale tipo di trattamento medico ricevere. In seguito a questo accordo amichevole, i Testimoni hanno acconsentito a ritirare la loro denuncia nei confronti del Governo bulgaro.I Testimoni di Geova sono lieti che, mediante uno scambio cordiale, sia stato possibile stipulare quest'accordo amichevole tra l'Associazione Cristiana dei Testimoni di Geova ed il Governo bulgaro. I termini dell'accordo non prevedono alcuna modifica nella dottrina dei Testimoni di Geova. Piuttosto, l'accordo riflette una migliorata comprensione da entrambe le parti».
Il comunicato stampa dei Testimoni omette perfino di menzionare la parola "sangue", riferendo solo di un vago "riconoscimento" della libertà di scegliere il "trattamento medico", e quindi continua dichiarando che "I termini dell'accordo non prevedono alcuna modifica nella dottrina dei Testimoni di Geova" – lasciando così al lettore l'impressione che i rappresentanti dei Testimoni di Geova non abbiano fatto alcuna concessione su questo argomento.
Quando i portavoce dei Testimoni di Geova parlano di "libera scelta" in relazione alle trasfusioni di sangue, al servizio militare, alla celebrazione del Natale o a qualsiasi altra attività proibita, utilizzano questo termine in un senso del tutto diverso da quello comunemente inteso. Essi intendono che il singolo può scegliere di compiere determinate azioni, ma ne sopporterà le conseguenze: un processo davanti al comitato giudiziario e la conseguente rimozione dalla congregazione. Non si tratta di libertà, ma di coercizione con conseguenze differite. L'accordo con la Commissione Europea va però oltre la sola espressione "libera scelta": aggiunge espressamente "senza alcun controllo o sanzione da parte dell'associazione". Ciò vuol dire che i capi dell'organizzazione hanno accettato di smettere di portare i violatori davanti al comitato giudiziario – e di non rimuovere i Testimoni di Geova che accettano il sangue.
Considera la Società Torre di Guardia quest'accordo come "strategia di guerra teocratica" (dove è consentito mentire al nemico)? Oppure, la Società crede di poter impedire a questa notizia di oltrepassare i confini della Bulgaria e di diffondersi nel resto del mondo? Come stanno in realtà le cose? La migliore risposta non può che venire dalle parole ufficiali dell'organizzazione che, con una lettera del 27 agosto 1998, siglata ECB:ECQ, dalla sede centrale di Brooklyn ha così risposto ad un Testimone che le aveva scritto (siamo in possesso della copia dell'originale, dalla quale omettiamo il nome del destinatario per ovvi motivi di riservatezza):
Caro amico,siamo lieti di rispondere alla tua lettera che abbiamo ricevuto il 6 agosto 1998. Ci chiedi informazioni sulle credenze dei Testimoni di Geova relativamente alle trasfusioni di sangue ed anche se vi sono stati cambiamenti nella nostra posizione sulle trasfusioni di sangue dopo l'accordo amichevole stipulato tra i Testimoni di Geova ed il governo della Bulgaria……Comunque tu fai una domanda sulla recente decisione in Bulgaria sui Testimoni di Geova. Il governo della Bulgaria ha acconsentito a conferire lo status di religione all'Associazione Cristiana dei Testimoni di Geova in Bulgaria. Ciò è stato possibile perché il 9 marzo 1998 la Commissione Europea per i Diritti Umani ha accettato i termini di un accordo amichevole tra il governo ed i fratelli in Bulgaria. Fra le clausole accettate vi è quella della promessa della Bulgaria di incorporare nella sua legislazione la possibilità di svolgere il servizio civile in alternativa a quello militare.L'accordo inoltre include il riconoscimento che ogni individuo ha la libertà di scegliere quale tipo di trattamento medico ricevere.Significa questo accordo che i Testimoni di Geova hanno cambiato la loro posizione in relazione ai trattamenti medici? No. L'espressione che dev'essere incorporata nello statuto dell'Associazione Cristiana dei Testimoni di Geova in Bulgaria descrive la maniera in cui i Testimoni di Geova hanno tradizionalmente trattato queste materie. È importante comprendere che i Testimoni di Geova credono che tutte le persone hanno la libertà di determinare quale scelta fare, non soltanto riguardo al trattamento medico ma anche in tutte le altre scelte della vita, inclusa la religione. Ogni individuo è responsabile delle sue scelte nella vita e delle conseguenze di tali scelte.In quanto associazione religiosa noi spieghiamo quali sono i requisiti biblici, come quello di astenersi dal sangue, ma spetta a ciascuno individualmente, poi, attenervisi o meno. Prima che una persona divenga un Testimone di Geova, gli vengono chiaramente spiegate le esigenze della Bibbia. Naturalmente, se qualcuno che è un membro battezzato dei Testimoni di Geova deliberatamente intraprende una condotta che viene meno a tali esigenze, vengono fatti sforzi benevoli per aiutare chi sbaglia a riprendersi spiritualmente. Se si rifiuta tale assistenza e rifiuta di attenersi alle norme bibliche, incluse quelle riguardanti l'errato uso del sangue, questo può a volte condurre all'azione scritturale della disassociazione. – 1 Corinti 5:11-13.Ripetiamo ancora una volta che i Testimoni di Geova credono che tutti hanno la libertà di determinare quale scelta fare, e l'accordo amichevole con il governo bulgaro prende semplicemente atto di questa libertà di scelta. Alcuni hanno frainteso i termini di questo accordo, ed hanno cercato di mal rappresentarlo come se si fosse trattato di un cambiamento nella tradizionale maniera dei Testimoni di Geova di considerare la questione.
Ritengo che qualsiasi commento a queste parole sia superfluo. Ci troviamo ancora una volta dinanzi alla più eclatante dimostrazione dell'uso della "strategia della guerra teocratica": in questo caso applicata specificamente per eludere le legittime preoccupazioni di un governo riguardo alla salute e alla libertà dei propri cittadini.
La parola chiave nascosta nello statuto: «arbitrarie»
Nello statuto presentato al governo bulgaro ecco come è stata inserita la modifica relativa all'assenza di sanzioni:
«La Confessione non applica sanzioni arbitrarie in relazione alle cure mediche che i Testimoni di Geova coscienziosamente scelgono per se stessi e per i loro figli» (il grassetto è aggiunto).
L'aggiunta di questo singolo aggettivo trasforma completamente il significato della clausola. Alle autorità bulgare veniva fatto credere che non esistessero sanzioni di alcun tipo nei confronti di chi accetta una trasfusione. In realtà, la parola arbitrarie lascia aperta la possibilità di sanzionare tutti quei Testimoni di Geova che accettano il sangue senza pentirsi — poiché tali sanzioni, agli occhi dell'organizzazione, non sono "arbitrarie" ma fondate sulla Scrittura. È una menzogna tecnica: formalmente nega le sanzioni arbitrarie, sostanzialmente le conserva tutte.
Il genitore che ha "peccato" deve dichiarare agli anziani che non farà più una cosa del genere e che ha disubbidito alla "legge di Geova" che impone di rifiutare il sangue anche se questo fosse l'unico modo per salvare una vita o per impedire menomazioni fisiche permanenti. Che esista una pressione psicologica fortissima in tal senso è chiarissimo: nessun TdG se la sentirebbe di disubbidire a quella che attualmente viene considerata "legge di Dio", anche se questo potrebbe compromettere la sopravvivenza o la qualità della vita di un minore (si veda, per esempio, la testimonianza riportata in questa pagina: link).
Davvero un modo di fare ambiguo ed ingannevole, in piena armonia con la dottrina geovista della "strategia teocratica" (link).
.............................................
Il comunicato stampa completo in inglese rilasciato dal Segretariato presso la Commissione Europea per i Diritti Umani. Il comunicato stampa della Watch Tower in cui si annuncia il raggiungimento dell'accordo con il governo bulgaro. Lettera privata della Watch Tower in cui si dichiara che in realtà in Bulgaria non è cambiato nulla: Pagina 1 – pagina 2 La traduzione completa della lettera.
.............................................
Un precedente analogo: la Repubblica Ceca (1993)
Ciò che è accaduto in Bulgaria è un tipico esempio di "strategia teocratica", insegnamento secondo il quale è lecito nascondere i fatti, non dire tutta la verità, sviare chi cerca di danneggiare gli interessi dell'Organizzazione. Un episodio analogo si è verificato nell'estate del 1993. In quel periodo era ancora in vigore per i Testimoni la proibizione di svolgere il servizio civile, che è stata revocata dalla Società solo nel 1998. Cito dal libro Movimenti religiosi alternativi, effetti dell'adesione e motivi dell'abbandono (Sergio Pollina – Achille Aveta, Libreria Editrice Vaticana, 1998), alle pp. 78-79:
Come è noto, in seguito al dissolvimento dell'impero sovietico, in tutti i paesi dell'area comunista vi è stata, letteralmente, un'invasione di movimenti religiosi alternativi, che hanno trovato, dopo settant'anni di «ateismo» ufficiale, un campo fertile per la loro propaganda e il loro proselitismo. Fra i tanti, naturalmente, la Società Torre di Guardia che, in ossequio alla sua ormai consolidata dottrina della «strategia teocratica», non ha esitato a ricorrere ad un contorcimento della verità, pur di ottenere il riconoscimento giuridico nella Repubblica Ceca. Riassumiamo i fatti risalenti all'estate del 1993.Con una lettera[3] il responsabile del ministero della Cultura della Repubblica Ceca aveva sollevato alcune obiezioni relative alla richiesta della «Società Religiosa di Testimoni di Geova» di ottenere la registrazione ufficiale presso il Governo di Praga. Le obiezioni riguardavano tre punti in particolare, e cioè se è vero che i Testimoni di Geova sono tenuti all'obbligo di non sottoporre, qualora necessario, i loro figli minori alle trasfusioni di sangue; se è vero che ai Testimoni di Geova è proibito di svolgere il servizio militare; se è vero che ai Testimoni di Geova è proibito svolgere anche il servizio civile alternativo.A tutte e tre queste importanti questioni, dalle quali dipendeva il riconoscimento giuridico o meno dell'Organizzazione, i signori Eduard Sobicka e Ondrej Kadisa, risposero negativamente, usando come formula per tutti i quesiti l'espressione: «La risposta è: NO, la Società non lo insegna». In altre parole negarono che:
- l'Organizzazione proibisca agli adepti di ricevere per se stessi o per i loro figli sangue in qualsiasi forma, pena la scomunica [disassociazione] dal gruppo;
- il rifiuto del servizio militare sia imposto dall'Organizzazione, mentre si tratterebbe di una libera scelta;
- ai Testimoni sia proibito di svolgere il servizio civile sostitutivo perché la Bibbia non dice nulla sull'argomento.
Chiunque conosca i Testimoni di Geova sa benissimo che le cose stanno esattamente al contrario e la letteratura che lo dimostra è così copiosa che non è possibile citarne anche solo una piccola parte. Quest'episodio, pertanto, si aggiunge a tutti gli altri, a dimostrazione dell'assunto che, quando questa Organizzazione ritiene di doversi travisare allo scopo di ottenere vantaggi per se stessa, non esita a farlo, anche ricorrendo alla menzogna o a false informazioni, come nel caso appena illustrato.
*****
[1] Il documento integrale del procedimento n. 28626/95 è consultabile direttamente: Application No. 28626/95 — Khristiansko Sdruzhenie "Svideteli na Iehova" v. Bulgaria.
[2] È chiaro che quando l'organizzazione dice di impegnarsi a includere nei suoi statuti una dichiarazione che riguardi la libera scelta di accettare o meno trasfusioni di sangue, ciò costituisce una modifica epocale rispetto alla sua posizione di sempre. A nulla vale che la Società asserisca in una lettera ad un suo associato che «ripetiamo ancora una volta che i Testimoni di Geova credono che tutti hanno la libertà di determinare quale scelta fare e l'accordo amichevole con il governo bulgaro prende semplicemente atto di questa libertà di scelta. Alcuni hanno frainteso i termini di questo accordo come se si fosse trattato di un cambiamento nella tradizionale maniera dei Testimoni di Geova di considerare la questione».
Se fosse stato vero ciò che essi dicono, non si comprende perché il governo bulgaro abbia preteso l'inclusione nello statuto di una norma (insieme a quella sul servizio militare) che era già esistente! Altra cosa è, poi, la dichiarazione formale dell'accordo. Difatti, l'accordo ufficiale, al punto 2.1 recita testualmente (grassetto aggiunto): «I pazienti Testimoni di Geova si avvalgono del sistema sanitario per se stessi e per i loro figli; ciascun membro ha il diritto di avvalersi di tale sistema liberamente a loro discrezione, senza alcun controllo o sanzione da parte dell'associazione».
Poi si aggiunge al punto 2.2 che «operando secondo la legislazione sanitaria bulgara, l'associazione cristiana dei Testimoni di Geova della Bulgaria, si impegna a rispettare l'applicazione di tale legislazione, che comprende:» ecco il punto 2.2.1: «non emanare alcuna direttiva che imponga il rifiuto di trasfusioni a minori»; punto 2.2.2: «riguardo a persone in età adulta, riconosce [l'organizzazione] che l'osservanza delle disposizioni di tale legislazione appartiene alla libera scelta di ciascun individuo».
Sottolineiamo ulteriormente l'astuta strategia adottata dalla Watch Tower: prima la Società ha dichiarato, con estrema chiarezza, alle autorità bulgare che non esistono sanzioni nei confronti di chi acconsente ad una trasfusione di sangue. La realtà, invece, attesta che i Testimoni di Geova che accettano un'indispensabile trasfusione di sangue per sé o per i loro figli vengono sanzionati con l'esclusione dalla congregazione. Certo, non si tratta di un'esclusione automatica: se il "peccatore" dichiara di essere pentito e di non fare più una cosa simile può essere perdonato e rimanere così ancora TdG. Il "pentimento" è comunque richiesto in ogni caso, anche quando magari la trasfusione si è rivelata l'unico modo per salvare la vita di un bambino.
Il genitore che ha "peccato" deve dichiarare agli anziani che non farà più una cosa del genere e che ha disubbidito alla "legge di Geova" che impone di rifiutare il sangue anche se questo fosse stato l'unico modo per salvare una vita o per impedire menomazioni fisiche permanenti. Che esista una pressione psicologica fortissima in tal senso è chiarissimo: nessun TdG se la sentirebbe di disubbidire a quella che attualmente viene considerata "legge di Dio", anche se questo potrebbe compromettere la sopravvivenza o la qualità della vita di un minore (si veda, per esempio, la testimonianza riportata in questa pagina: link)
[3] Si tratta di una lettera in lingua inglese, datata 30 luglio 1993 e indirizzata al Ministero della Cultura in persona del dott. P. Zeman da parte del «Comitato Preliminare della Società Religiosa di Testimoni di Geova».
Press communiqué issued by the Secretary
to the European Commission of Human Rights
Application No. 28626/95
Khristiansko Sdruzhenie "Svideteli na Iehova"
(Christian Association Jehovah's Witnesses)
v. Bulgaria
On 3 July 1997, the European Commission of Human Rights (Council of Europe) held a hearing on the admissibility and merits of the above application brought by Christian Association Jehovah's Witnesses against Bulgaria.
The case concerns the suspension of the applicant association's registration in 1994 and the ensuing measures against it. It raises issues under Articles 6, 9, 10, 11 and 14 of the Convention.
Following deliberations, the Commission declared the application admissible without prejudging the merits.
* *
*
*
The applicant association complains under Articles 9, 10, 11 and 14 of the suspension of its registration and religious activities, and under Article 6 of the alleged lack of access to court. The applicant association also complains, invoking Articles 9 and 10 of the Convention, of a media campaign allegedly launched against it.
The applicant association contends that the suspension of its registration and activities constituted an interference with its rights under Articles 9, 10 and 11 of the Convention, and that this interference was unlawful, did not pursue a legitimate aim, and in any event was disproportionate to any legitimate aim.
Pursuant to an amendment of the law adopted in 1994, associations of religious nature had to obtain an authorisation by the Council of Ministers and renew their registration. The Council of Ministers refused the applicant association's request for an authorisation to re-register. The applicant association unsuccessfully appealed to the Supreme Court. Subsequently the authorities dispersed its meetings and arrested some of its members on several occasions, seised religious books and undertook other measures to suppress its activities.
The applicant association submits that the decision of the Council of Ministers of 28 June 1994 refusing the association's request for authorisation, was arbitrary and unlawful as it was taken secretly and did not give any reasons. This decision was then interpreted by the authorities as amounting to official prohibition to practise the Jehovah's Witnesses religion and as the ground for a brutal and persistent suppression of their activities through unlawful police actions and all possible measures. Furthermore, a media campaign was launched against Jehovah's Witnesses.
As regards the alleged involvement of children the applicant association submits that children cannot become members of the association but only participate, together with their parents, in the religious activities of the community. In respect of the refusal of blood transfusion, the applicant association submits that there are no religious sanctions for a Jehovah's Witness who chooses to accept blood transfusion and that, therefore, the fact that the religious doctrine of Jehovah's Witnesses is against blood transfusion cannot amount to a threat to "public health".
As regards the refusal of Jehovah's Witnesses to bear arms the applicant association state, inter alia, that the Bulgarian Constitution provides for an alternative service for conscientious objectors, and that therefore refusal to bear arms cannot be unlawful or contrary to national security under Bulgarian law. Also, the applicant association denies the Government's allegation that Jehovah's Witnesses were seeking a theocratic society.
The applicant association submits that the authorities have not attempted at all to strike a balance between the individual and the public interests. Moreover, Bulgaria is the only member of the Council of Europe refusing registration to Jehovah's Witnesses.
The applicant association also submits that there been a breach of Article 6 of the Convention because its right to be registered as a legal person was determined by the Council of Ministers, the Supreme Court having declined to examine the merits of the dispute.
The Government maintain that the application is inadmissible.
The Government submit that the applicant association does not have locus standi to bring an application under Article 25 of the Convention because it does not have legal personality and cannot complain of alleged breaches of the rights of its members.
The Government further maintain that the applicant association has not exhausted all domestic remedies within the meaning of Article 26 of the Convention because it has not submitted a request for re-registration to the Sofia City Court. In the Government's view the suspension of the association's registration did not result from the Council of Ministers' decision to refuse authorisation, but took effect on 22 May 1994, upon the expiry of the three months' time-limit for a request to the Sofia City Court for renewed registration. The Government further submit that as a result the six months' time-limit within the meaning of Article 26 of the Convention runs from 22 May 1994 and that, consequently, the application to the Commission was introduced after the expiry of this time-limit.
The Government also submit that the applicant association and its members have not exhausted the remedies available to them in respect of the particular acts of suppression of their activities.
The Government also maintain that the complaints are manifestly ill-founded. They state that there has been no interference with rights under Article 9 of the Convention because the suspension of the association's registration and activities has no bearing on the right of every individual Jehovah's Witness to practice his religion. As regards Article 14 of the Convention the Government submit that authorisation was refused because the applicant association posed a threat to society and not based on the fact that it represented an "untraditional" religion. Thus, a number of cults and associations from various religious traditions have been registered in Bulgaria.
The Government state that the task to give authorisation to religious associations is entrusted to the Council of Ministers, which examine their ideas and practices. The Council of Ministers' decision was published without its reasoning because under Bulgarian law the Council of Ministers has no obligation to give reasons for its decisions. As regards the proceedings before the Supreme Administrative Court the Government submit that the Court was not competent to examine the "correctness" of the decision. In view of this limited competence of the Supreme Administrative Court, and in view of the absence of an explicit request from the applicant association, the Council of Ministers in these proceedings did not present evidence about the unlawful and dangerous religious practices of the applicant association.
However, the Government submit that the Jehovah's Witnesses religious doctrine contains ideas and canons which are contrary to the Constitution and endanger public health, national security, and the rights and freedoms of others.
The Government submit that children participate in the association's religious activities without the consent of their parents, that teachers adhering to the association preach in school among minors, that Jehovah's Witnesses teach disrespect for the democratic institutions and the national symbols and require their adept to disobey the law when it is contrary to the "divine law", that Jehovah's Witnesses refuse to bear arms and to work in the public service, and that they are seeking the establishment of a theocratic society. The Government also consider that Jehovah's Witnesses' doctrine does not have respect for the human life as it requires to refuse blood transfusion even when this would bring death.
The Government conclude that the suspension of the applicant association's registration and activities was a necessary preventive measure. In view of Jehovah's Witnesses' dangerous doctrine and proselytism the Bulgarian authorities had to act and needed not wait to see the inevitable grave consequences of their activities.
The Commission will now consider the merits of the application and place itself at the disposal of the parties with a view to securing a friendly settlement of the matter on the basis of respect for human rights as defined in the Convention (Article 28 para. 1 (b)). If it succeeds in effecting a friendly settlement, the Commission will make a Report to the Committee of Ministers of the Council of Europe, containing a brief statement of the facts and of the solution reached (Article 28 para. 2).
On the other hand, if a solution is not reached, the Commission will draw up a Report on the facts and state its opinion as to whether the facts disclose a breach by the Government of Bulgaria of its obligations under the Convention. The Report will be transmitted to the Committee of Ministers, which will decide the matter unless the case is referred to the European Court of Human Rights by the Commission or the Government of Bulgaria.
* *
*
*
At the hearing the parties were represented as follows :
The Government :
Mrs. Violina DJIDJEVA, co-agent, Ministry of Justice
The applicant association :
Maître Alain GARAY Avocat à la Cour, Paris, France
M. Lioubomir KIOUTCHOUKOV founding member of the applicant association
Maître Philippe GONI Avocat à la Cour, Paris, France
Maître Michel de GUILLENCHMIDT Avocat à la Cour, Paris, France
M. Lioubomir KIOUTCHOUKOV founding member of the applicant association
Maître Philippe GONI Avocat à la Cour, Paris, France
Maître Michel de GUILLENCHMIDT Avocat à la Cour, Paris, France
WATCH TOWER
BIBLE AND TRACT SOCIETY OF NEW YORK, INC.
ECB:ECQ 27 AGOSTO 1998
Caro amico,
Siamo lieti di rispondere alla tua lettera che abbiamo ricevuto il 6 agosto 1998. Ci chiedi informazioni sulle credenze dei testimoni di Geova relativamente alle trasfusioni di sangue ed anche se vi sono stati cambiamenti nella nostra posizione sulle trasfusioni di sangue dopo l’accordo amichevole stipulato tra i testimoni di Geova ed il governo della Bulgaria.
Come dai riferimenti riportati nella tua lettera, attraverso la Bibbia, Dio ha proibito l'errato uso del sangue dai tempi dell’antico patriarca Noè fin agli scritti della prima Chiesa Cristiana. Secondo Atti, 15:20 i Cristiani hanno l’ordine di “astenersi … dal sangue”. Noi continuiamo ad intendere che ciò includa l’uso del sangue nei trattamenti medici. Naturalmente, con tale posizione i TdG evitano la trasmissione di malattie quali l’AIDS o l’epatite attraverso trasfusioni di sangue.
Comunque tu fai una domanda sulla recente decisione in Bulgaria sui testimoni di Geova. Il governo della Bulgaria ha acconsentito a conferire lo status di religione all’Associazione Cristiana dei testimoni di Geova in Bulgaria. Ciò è stato possibile perché il 9 marzo 1998 la Commissione Europea per i Diritti Umani ha accettato i termini di un accordo amichevole tra il governo ed i fratelli in Bulgaria. Fra le clausole accettate vi è quella della promessa della Bulgaria di incorporare nella sua legislazione la possibilità di svolgere il servizio civile in alternativa a quello militare. L’accordo inoltre include il riconoscimento che ogni individuo ha la libertà di scegliere quale tipo di trattamento medico ricevere.
Significa questo accordo che i testimoni di Geova hanno cambiato la loro posizione in relazione ai trattamenti medici? No. L’espressione che dev’essere incorporata nello statuto dell’Associazione Cristiana dei testimoni di Geova in Bulgaria descrive la maniera in cui i testimoni di Geova hanno tradizionalmente trattato queste materie. È importante comprendere che i testimoni di Geova credono che tutte le persone hanno la libertà di determinare quale scelta fare, non soltanto riguardo al trattamento medico ma anche in tutte le altre scelte della vita, inclusa la religione.
Ogni individuo è responsabile delle sue scelte nella vita e delle conseguenze di tali scelte. In quanto associazione religiosa noi spieghiamo quali sono i requisiti biblici, come quello di astenersi dal sangue, ma spetta a ciascuno individualmente, poi, attenervisi o meno. Prima che una persona divenga un testimone di Geova, gli vengono chiaramente spiegate le esigenze della Bibbia. Naturalmente, se qualcuno che è un membro battezzato dei testimoni di Geova deliberatamente intraprende una condotta che viene meno a tali esigenze, vengono fatti sforzi benevoli per aiutare chi sbaglia a riprendersi spiritualmente. Se si rifiuta tale assistenza e rifiuta di attenersi alle norme bibliche, incluse quelle riguardanti l’errato uso del sangue, questo può a volte condurre all’azione scritturale della disassociazione. – 1 Corinti 5. 11-13.
Ripetiamo ancora una volta che i testimoni di Geova credono che tutti hanno la libertà di determinare quale scelta fare,e l’accordo amichevole con il governo bulgaro prende semplicemente atto di questa libertà di scelta. Alcuni hanno frainteso i termini di questo accordo, ed hanno cercato di mal rappresentarlo come si fosse trattato di un cambiamento nella tradizionale maniera dei testimoni di Geova di considerare la questione
Confidiamo che le suddette informazioni Le saranno di aiuto. Siamo altresì grati di cogliere l’occasione di assicurarLe che la Sua ulteriore richiesta di rinnovo dei Suoi abbonamenti alle riviste Torre di Guardia e a Svegliatevi! viene trattata da un altro dipartimento. Voglia accettare con la presente i nostri più cordiali saluti.
Cordialmente
Watchtower Bible and Tract Society
OF NEW YORK, INC.
OF NEW YORK, INC.
Risposta alle obiezioni apologetiche
Il sito Testimoni di Geova OnLine (tdgonline.it) ha pubblicato una lunga risposta difensiva sul caso Bulgaria, che merita di essere esaminata perché contiene argomentazioni che, analizzate nel dettaglio, finiscono per confermare proprio la tesi che si propone di confutare.
La citazione del 1961 e i puntini di sospensione
Gli apologeti sostengono che i critici citino la Torre di Guardia del 15 luglio 1961 in modo scorretto, omettendo con puntini di sospensione il contesto che condiziona l'applicazione della rimozione. Riportano quindi la citazione integrale, dalla quale risulterebbe che la rimozione si applica solo a chi è «deliberatamente ribelle» e «impenitente», non a chi accetta la trasfusione per «debolezza».
L'obiezione sembrerebbe pertinente, ma non regge a un esame attento. La citazione integrale che essi stessi forniscono recita:
«se nel futuro continua ad accettare trasfusioni di sangue o a donare il sangue [...] mostra di non essersi veramente pentito, ma di opporsi deliberatamente alle esigenze di Dio. Quale ribelle, oppositore e infedele esempio [...] egli deve essere stroncato da essa mediante la disassociazione».
Anche nella versione "benevola" che gli apologeti propongono, il meccanismo è dunque il seguente: chi accetta una trasfusione deve pentirsi pubblicamente davanti al comitato giudiziario e impegnarsi a non ripetere l'azione. Se dovesse aver bisogno di una seconda trasfusione — magari perché la sua condizione medica lo richiedesse nuovamente — sarebbe considerato impenitente e quindi rimosso. La distinzione tra "debolezza consentita" e "ribellione" si riduce in pratica a questo: è concessa al massimo una trasfusione, purché seguita da pentimento formale. Non si tratta di libertà, ma di coercizione con una singola deroga condizionata.
A ciò si aggiunge la pressione psicologica strutturale dell'ambiente congregazionale: nessun TdG che abbia interiorizzato per anni la dottrina del sangue come «legge di Dio» vive la trasfusione come una scelta libera, anche se tecnicamente non viene rimosso in automatico. La dichiarazione resa alla Commissione Europea — «non vi sono sanzioni religiose» — restava quindi menzognera nella sostanza, indipendentemente dal meccanismo procedurale che la rendeva formalmente non automatica.
La parola "arbitrarie": una conferma involontaria
Sul punto cruciale della parola arbitrarie nello statuto bulgaro, gli apologeti di tdgonline.it scrivono esplicitamente:
«"Sanzione" nel contesto del documento 28626/95, del press-release e dello Statuto significa "scomunica automatica". E questa non è stata mai la nostra pratica».
Questa affermazione, proposta come difesa, è in realtà una conferma precisa della tesi esposta in questa pagina. Ammettendo che la parola arbitrarie esclude solo le sanzioni automatiche, gli stessi apologeti riconoscono implicitamente che le sanzioni non automatiche — cioè quelle applicate dal comitato giudiziario a chi non si pente — restano pienamente in vigore. Il governo bulgaro, leggendo nello statuto «non si applicano sanzioni arbitrarie», era ragionevolmente portato a credere che non esistessero sanzioni di alcun tipo. È precisamente questo l'inganno che la parola arbitrarie era destinata a produrre.
Il linguaggio della "libera scelta" e il cambiamento procedurale del 2000
Gli apologeti, a sostegno della propria tesi sulla «libera scelta», citano la Torre di Guardia del 15 marzo 1998 — pubblicata nello stesso mese della firma dell'accordo bulgaro — nella quale l'astensione dal sangue viene presentata come «decisione personale» di ciascun membro. Si tratta però di linguaggio strategico: la «decisione personale» ammessa dall'organizzazione non è una scelta libera nel senso comune del termine, bensì una scelta il cui esito è già predeterminato dal Corpo Direttivo. All'epoca dell'accordo bulgaro, chi accettava una trasfusione senza pentirsi veniva convocato davanti a un comitato giudiziario e, in assenza di pentimento, rimosso dalla congregazione. Solo nel 2000 — due anni dopo l'accordo bulgaro, e non a caso proprio in seguito alle critiche internazionali suscitate da quell'accordo — l'organizzazione modificò la procedura: non più rimozione deliberata dalla congregazione, ma «autodissociazione» automatica del trasgressore impenitente. Come documentato nella pagina dedicata a questo cambiamento (link), si trattò di un escamotage legalistico: il risultato pratico per il TdG che accetta il sangue senza pentirsi rimane identico — l'ostracismo della congregazione — ma l'organizzazione può ora dichiarare formalmente di non intraprendere alcuna azione disciplinare. La «libertà di scelta» evocata dalla rivista del 1998 era dunque, sia prima che dopo il 2000, puramente nominale.
La concessione sui tesserini sanitari dei minori
Gli apologeti rivelano infine un dettaglio che non è secondario: secondo la loro stessa ricostruzione, la vera novità pratica dell'accordo bulgaro consisteva nel fatto che i figli dei TdG in Bulgaria avrebbero smesso di portare il tesserino sanitario con il quale i genitori esprimono in anticipo il rifiuto della trasfusione per il figlio minore. Se questa concessione è reale — e gli apologeti stessi la ammettono come tale — essa costituisce una modifica operativa concreta, non una mera «presa d'atto» di una libertà già esistente. Il comunicato della Watch Tower del 27 aprile 1998 affermava che «i termini dell'accordo non prevedono alcuna modifica»: anche questa affermazione risulta quindi smentita da fonte apologetica.