Il rapporto del servizio di campo dei Testimoni di Geova: storia e abolizione
.Un obbligo centenario
Per oltre cent’anni ogni Testimone di Geova è stato tenuto a compilare periodicamente un rapporto della propria attività di predicazione, nel quale venivano registrati dati quali le ore dedicate al ministero, le pubblicazioni distribuite, le visite ulteriori effettuate e gli studi biblici condotti.
Le origini di questa pratica risalgono al 1920, quando fu introdotto un sistema di rendiconto settimanale esteso a tutti i partecipanti all’opera di testimonianza. Una conferma esplicita di questo sviluppo si trova nella Torre di Guardia del 1° gennaio 1956 (p. 27), dove si legge: “Nel 1920 la responsabilità di predicazione divenne più seria e richiese che ogni membro della congregazione partecipante all’opera di testimonianza facesse un rapporto settimanale”.
Nel corso degli anni successivi il sistema fu ulteriormente strutturato, includendo anche obiettivi quantitativi per l’attività di predicazione, che vennero progressivamente definiti e formalizzati soprattutto a partire dagli anni Trenta. Nel complesso, le fonti mostrano che sin dal 1920 migliaia di proclamatori inviavano regolarmente rapporti di servizio, segnando l’avvio di un sistema strutturato e continuativo di monitoraggio dell’attività evangelizzatrice.
Nel tempo questo rapporto è stato formalizzato nel foglietto S-4-I «Rapporto del servizio di campo». Questi dati, raccolti dagli anziani di ogni congregazione, venivano trasmessi alla filiale nazionale e da lì alla sede mondiale di Brooklyn (poi Warwick), dove alimentavano le statistiche pubblicate ogni anno nell'Annuario dei Testimoni di Geova.
L'importanza attribuita a questa pratica emerge chiaramente dalla letteratura dell'organizzazione. Nel 1951 La Torre di Guardia la descriveva come il fondamento stesso della produzione degli annuari mondiali:
«La quantità della sua predicazione e il conseguente risultato il proclamatore li scrive su un foglietto di rapporto del servizio di campo. Questo, assieme a qualche altra osservazione o racconto di esperienze, va al servitore di gruppo.» (La Torre di Guardia, 15 novembre 1951, p. 348)
Nel 1980 il bollettino interno Servizio del Regno spiegava che fare rapporto puntualmente era un atto di servizio nei confronti dei «fratelli in tutto il mondo», e che consentiva alla Società di programmare la produzione di letteratura e di identificare le zone in maggiore bisogno di predicatori. Nel 1988 un intero articolo era dedicato all'accuratezza nella compilazione del modulo, ricordando che non andava contato nemmeno il tempo di una sosta per bere o mangiare durante l'attività di predicazione.
Dalle origini: il rapporto settimanale
Quello che non è comunemente noto è che il sistema di rendiconto era ancor più dettagliato nelle sue origini. Il rapporto settimanale introdotto nel 1920, sotto la presidenza di Joseph F. Rutherford, richiedeva ai proclamatori di registrare in modo sistematico tutta l’attività svolta. Il modulo in uso nel 1952 portava la dicitura: «Da consegnare almeno una volta la settimana. Può essere usato dopo ogni giorno di servizio se si vuole.»
Il bollettino interno Informatore del giugno 1953 precisava:
«Questo foglietto serve per indicare l'attività del proclamatore durante un'intera settimana, cominciando dal lunedì mattina fino alla domenica sera. [...] I proclamatori sono incoraggiati a riportare il loro servizio di campo una volta la settimana possibilmente, perché ciò rende molto più facile sommare il rapporto della congregazione.» (Informatore, giugno 1953, p. 3)
In quegli anni le congregazioni erano tenute inoltre ad aggiornare grandi pannelli esposti pubblicamente, che riportavano mese per mese l'attività annuale della congregazione (Informatore, gennaio 1943, p. 2). Solo a partire dagli anni Settanta il rapporto settimanale fu sostituito da quello mensile che sarebbe rimasto in uso per decenni.
Le quote di predicazione come «volontà del Signore»
Fin dagli anni Trenta l'organizzazione aveva fissato quote precise di ore da dedicare alla predicazione. L'Annuario del 1935 stabiliva che i pionieri dovessero dedicare un minimo di 110 ore mensili, mentre gli «ausiliari» ne dovevano 50. Ma la giustificazione teologica di queste quote raggiunse il suo apice nel numero del 1° luglio 1943 di The Watchtower, nell'articolo «Righteous Requirements». Qui la Società dichiarava esplicitamente che le quote di ore erano «direzioni che vengono a noi dal Signore attraverso il suo stabilito agente»:
Le quote di ore vengono presentate come «direzioni che ci vengono dal Signore attraverso il suo stabilito agente».
«Egli stabilisce che i requisiti per i pionieri speciali siano 175 ore e 50 visite ulteriori al mese, che dovrebbero svilupparsi in un numero ragionevole di studi; e per i pionieri regolari 150 ore e quante più visite ulteriori e studi sia possibile sviluppare in quel tempo. E per i proclamatori di congregazione dice: "Stabiliamo una quota di 60 ore e 12 visite ulteriori e almeno uno studio alla settimana per ogni pubblicatore." Queste direzioni ci vengono dal Signore attraverso il suo stabilito agente che indica ciò che ci è richiesto; e, per coloro che amano veramente il Signore e sono guidati dal suo consiglio, questo è un ragionevole requisito di servizio. Questa espressione della volontà del Signore dovrebbe porre fine a ogni controversia. È per il vostro bene che questi requisiti vengono stabiliti; poiché in tal modo siete messi in grado di dimostrare la vostra integrità e magnificare il nome del Signore.»
Il testo non lasciava spazio a dubbi: queste non erano raccomandazioni organizzative, ma obblighi di natura divina. Chi non li rispettava dimostrava «infedeltà al Signore».
Uno strumento di controllo
Le ore dichiarate non servivano solo a produrre statistiche: erano lo strumento principale con cui la congregazione classificava i propri membri. Chi non svolgeva alcuna attività di predicazione in un determinato mese veniva segnato come «irregolare» (sigla IRR); chi predicava ma non raggiungeva la media nazionale delle ore, in assenza di giustificazioni valide, non era considerato un esempio e non poteva ricevere incarichi nella congregazione. In capo a sei mesi di inattività, la scheda veniva trasferita dal registro dei proclamatori a quello degli «inattivi». Chi non predicava era considerato «poco spirituale» e quindi da evitare come «cattiva compagnia». La dottrina geovista aggiungeva una dimensione ancora più pesante: l'inattivo era ritenuto corresponsabile della morte di chi, non avendo ricevuto la predicazione, sarebbe perito ad Armaghedon senza aver potuto diventare Testimone di Geova.
Gli anziani trascrivevano i dati mensili di ciascun membro sulle cartoline di registrazione S-21, esaminate dal Sorvegliante di Circoscrizione durante la sua visita periodica. Il Servizio del Regno pubblicava ogni mese le statistiche dell'attività svolta — numero di proclamatori, ore, studi biblici, visite ulteriori — affiancandole alla quota mensile di ore che i proclamatori italiani erano invitati a raggiungere, indicata come media di riferimento per tutti i membri.

Notare la scritta "IRR" (irregolare), nella colonna a destra.
Nel gennaio 1983 la filiale italiana festeggiava il raggiungimento di 100.013 proclamatori con queste parole:
«Sono state dedicate al servizio di campo 1.878.818 ore, con una media di 12,3 ore per proclamatore.» (Servizio del Regno, gennaio 1983, p. 1)
Oggi quell'informazione non è più disponibile.
L'evoluzione dei moduli S-4-I
La progressiva semplificazione dei moduli è essa stessa una storia significativa.
Il modulo S-4-I in uso fino al 2015 prevedeva colonne separate per libri, opuscoli, riviste, abbonamenti, ore, visite ulteriori e studi biblici — un registro dettagliato di ogni aspetto dell'attività di proselitismo.

Con la revisione annunciata dalla lettera circolare del 20 ottobre 2015 «A tutte le congregazioni», le voci relative alle pubblicazioni furono unificate in un'unica colonna e fu aggiunta la voce «Video mostrati», a riflettere il crescente uso di tablet e video nella predicazione. A partire da gennaio 2016, inoltre, i dati sulle pubblicazioni distribuite non venivano più trasmessi alla filiale, ma conservati solo nell'archivio della congregazione.

Con il modulo del novembre 2023 anche ore, pubblicazioni, video e visite ulteriori scompaiono completamente per i proclamatori ordinari. Rimane solo una casella da spuntare e la voce relativa agli studi biblici.

L'asticella che si abbassa
Per comprendere appieno il significato di questo cambiamento, occorre considerarlo insieme alla parallela riduzione delle ore richieste ai pionieri nel corso dei decenni:

I «nuovi massimi» nel numero di pionieri annunciati periodicamente dall'organizzazione vanno dunque letti con cautela: un «pioniere ausiliario» del 2024 dedica alla predicazione la metà delle ore richieste a un suo omologo degli anni Novanta, eppure viene conteggiato allo stesso modo nelle statistiche. Lo stesso vale per i proclamatori ordinari: oggi è sufficiente spuntare una casella — anche per una sola conversazione nel corso del mese — per essere conteggiato come proclamatore attivo. Il confronto con le cifre storiche diventa così impossibile, e i «nuovi massimi» perdono gran parte del loro significato.
Il cambiamento del 2023
Il 7 ottobre 2023, all'assemblea annuale della Watch Tower Bible and Tract Society, il membro del Corpo Direttivo Samuel Herd ha annunciato il cambiamento. Il testo ufficiale pubblicato su jw.org recitava:
«A partire dal 1º novembre 2023 i proclamatori non dovranno più fare rapporto del tempo dedicato al ministero. Inoltre non sarà più richiesto che i proclamatori specifichino il numero delle pubblicazioni distribuite, dei video mostrati e delle visite ulteriori.»
Continuano invece a dover dichiarare le ore i pionieri ausiliari, regolari e speciali, i missionari, i sorveglianti di circoscrizione e le loro mogli.
Il cambiamento del 2023 non elimina solo un modulo burocratico: cancella la principale misura pubblica dell'effettivo impegno dei Testimoni di Geova nell'opera di proselitismo — proprio mentre le statistiche mondiali mostravano un calo significativo delle ore medie per proclamatore rispetto al picco raggiunto nell'anno di servizio 2017-2018. Per oltre cent'anni quelle ore erano state presentate come un obbligo divino; nel 2023 sono diventate un dato imbarazzante da non rilevare più.
