I recenti cambiamenti tra i Testimoni di Geova
Dal brindisi all'università, dalla barba ai pantaloni femminili: come il Corpo Direttivo sta ridisegnando norme che per decenni sembrarono immutabili — e cosa ci dice questo sulla libertà di coscienza nell'organizzazione.
Tra il 2023 e il 2025 il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova ha annunciato una serie di modifiche che hanno sorpreso molti osservatori, sia interni all'organizzazione sia esterni. Argomenti rimasti rigidamente codificati per decenni — l'abbigliamento, la barba, il brindisi, il percorso universitario — vengono oggi presentati in termini più elastici, spesso come "questioni di coscienza personale". Ma i cambiamenti non si limitano alle norme pratiche: riguardano anche dottrine escatologiche presentate per decenni come certezze — dalla possibilità di salvarsi durante la Grande Tribolazione alla sequenza degli eventi della fine. Questa pagina raccoglie i cambiamenti principali, con un confronto tra la posizione precedente e quella attuale, e con la documentazione che dimostra come in molti casi la stessa organizzazione contenesse già nelle proprie pubblicazioni i germi della posizione "liberale" che oggi presenta come nuova luce — o ammetta semplicemente di non sapere ciò che in precedenza affermava con certezza.
Indice dei contenuti
- Il brindisi e il cin cin
- La barba
- Il saluto ai disassociati (rimossi) e la gestione della coscienza individuale
- I pantaloni per le donne
- La cravatta (e la giacca)
- L'università
- La salvezza durante la Grande Tribolazione
- Fine dell'ingerenza degli anziani nell'intimità coniugale
- “Non sappiamo”: il caso di 1 Tessalonicesi 5:3
- L'abolizione del rapporto mensile delle ore di servizio (novembre 2023)
"Libertà di coscienza": cosa dice l'organizzazione e cosa mostrano i fatti
Prima di esaminare i singoli cambiamenti, vale la pena soffermarsi su come l'organizzazione descrive se stessa in materia di libertà individuale.
La Torre di Guardia del 15 marzo 1998 (p. 19, §§ 4, 7, 15 e 19) affermava:
«Invece di dire: 'La Società insegna', molti Testimoni preferiscono usare espressioni come 'La Bibbia dice' o 'Ho compreso che la Bibbia insegna…' In questo modo mettono in chiaro che quella di accettare gli insegnamenti biblici è stata una loro decisione personale e inoltre evitano di dare l'impressione errata che i Testimoni subiscano in qualche modo i dettami di qualche setta religiosa.»
E ancora: «...ciascuno di loro ha deciso personalmente… di vivere secondo le norme bibliche. Queste non sono decisioni imposte da altri.» E: «Se un Testimone prende decisioni basate sui consigli biblici dati dal Corpo Direttivo, lo fa di propria volontà, in quanto studiando personalmente la Bibbia si è convinto che quella è la cosa giusta da fare.» I Testimoni, concludeva la rivista, «lasciano che siano lo spirito di Dio e la sua Parola a dirigere la loro vita».
La stessa organizzazione, l'anno precedente, aveva scritto che alcune organizzazioni religiose «cercano di indurre le persone a sostenere le loro idee e i loro obiettivi, non sempre ricorrendo ad argomenti convincenti» (La Torre di Guardia, 15 marzo 1997, pp. 15-16).
Le pubblicazioni ufficiali dipingono spesso un'immagine serena e rassicurante della vita congregazionale: i Testimoni studiano personalmente la Bibbia, seguono liberamente i "suggerimenti" del Corpo Direttivo e non subiscono pressioni di alcun genere. Secondo questa narrazione, la Bibbia, lo spirito santo e la coscienza individuale sarebbero i fattori prevalenti che guidano i singoli.
Tuttavia, la realtà è documentabile con esempi precisi che mostrano una dinamica opposta: la gestione della coscienza individuale non come facoltà autonoma, ma come concessione subordinata alle decisioni del vertice. Emblematico è il caso analizzato nel punto 3: Il saluto ai disassociati (rimossi) e la gestione della coscienza individuale, trattato più avanti in questa stessa pagina.
Nel febbraio 2024 il Corpo Direttivo ha annunciato che i Testimoni possono ora rivolgere un saluto ai rimossi che assistono a un'adunanza. Il membro del Corpo Direttivo Sanderson — nel video dell'annuncio, notare, con la barba appena cresciuta — ha dichiarato testualmente: «Il corpo direttivo ha deciso che i proclamatori, in base alla loro coscienza educata secondo la Bibbia, possono decidere se rivolgere o no un semplice saluto a un rimosso che assiste a un'adunanza e dargli il benvenuto».
La formulazione è rivelatrice. È il Corpo Direttivo che decide quello che i Testimoni "possono decidere". La "coscienza educata secondo la Bibbia" non è la coscienza dei singoli: è la coscienza del Corpo Direttivo, tradotta in regola e comunicata dall'alto. Prima di quell'annuncio, moltissimi Testimoni avranno considerato poco amorevole — oltre che scortese — ignorare completamente una persona rimossa che entra in sala. Ma non potevano agire secondo la propria coscienza senza rischiare conseguenze disciplinari. Dopo l'annuncio, "possono" farlo — perché così ha stabilito il Corpo Direttivo.
Ma è lecito porsi alcune domande. Esiste nella Congregazione un'effettiva libertà di pensiero, parola e azione? Può un Testimone prendere decisioni personali coscienziose — su come vestirsi, su come festeggiare, su cosa studiare — senza per questo subire pressioni, sospetti, accuse di apostasia o provvedimenti disciplinari?
Non si parla di intendimenti palesemente contrari a ciò che la Bibbia insegna con chiarezza, ma di aspetti secondari che riguardano la libertà personale e la vita degli individui. È significativo richiamare a questo proposito Romani 14, il capitolo in cui Paolo afferma esplicitamente che questioni come il mangiare, il bere, l'osservare certi giorni sono materia di coscienza individuale, non di regole imposte dalla comunità.
I casi documentati nelle sezioni seguenti offrono una risposta concreta a queste domande. In molti di essi, gli "argomenti poco convincenti" di cui parlava La Torre di Guardia del 1997 — riferendosi ad altre organizzazioni religiose — erano esattamente gli strumenti usati per imporre conformità: privazione di privilegi come la preghiera pubblica o la possibilità di rispondere alle adunanze, rimozione dagli incarichi, e nei casi ritenuti più gravi la rimozione dalla congregazione. Strumenti che, a un'analisi onesta, appaiono più come meccanismi di controllo e di potere sugli individui che come dimostrazione di autentico interesse umano e pastorale.
1. Il brindisi e il cin cin
Per decenni i Testimoni di Geova hanno evitato il brindisi e il tintinnio dei bicchieri, considerandoli pratiche di origine pagana. La Torre di Guardia del 1952 aveva classificato queste usanze come spiritualmente pericolose; nel 1968 le aveva ricollegate alle libagioni offerte agli dei dell'antichità greco-romana. La rivista Svegliatevi! del 1985 aveva ribadito come il tintinnio dei bicchieri affondasse le radici nel folklore popolare, legato all'allontanamento degli spiriti maligni. Le motivazioni addotte erano tre: il brindisi come invocazione di una potenza invisibile, come glorificazione dell'uomo anziché di Dio, e come rischio di "far inciampare" altri fedeli.
Eppure già nel 1977 la stessa Svegliatevi! (8 giugno 1977, pp. 12-15) aveva scritto che "ciò che conta è il significato che oggi hanno tali simboli" — un principio che, applicato coerentemente, avrebbe già allora reso il brindisi una semplice usanza sociale. Analogamente, La Torre di Guardia del 1° novembre 1972 e la Svegliatevi! dell'8 gennaio 2000 contenevano osservazioni simili. Ma il principio veniva applicato in modo selettivo e arbitrario: l'anello nuziale, di accertata origine pagana, era lasciato alla coscienza individuale fin dal 1973 (La Torre di Guardia 1/1/1973); il luau hawaiano, cerimonia dall'esplicito retaggio religioso polinesiano, veniva rimesso alla coscienza individuale (Svegliatevi! 8/6/2002 e 8/4/2003). Il brindisi, invece, rimaneva proibito. La differenza non era teologica: era arbitraria.

Il 4 luglio 2025, con l'Aggiornamento n. 4 del Corpo Direttivo, il membro Stephen Lett ha dichiarato in una trasmissione su JW Broadcasting che alcune tradizioni "un tempo considerate legate al paganesimo, ora sono solo usanze amichevoli". Il Corpo Direttivo ha concluso che "non è necessario stabilire una regola riguardo al brindisi e al tintinnio dei bicchieri": la scelta diventa personale.
Si tratta di un cambiamento reale sul piano pratico. Ma il Corpo Direttivo è arrivato nel 2025 alla stessa conclusione che le sue stesse pubblicazioni rendevano già logicamente inevitabile dal 1977.
Vedi anche la pagina: Usanze pagane?
2. La barba
La questione della barba ha una storia lunga e documentata, che merita di essere raccontata dall'inizio.
Dopo la morte di Charles Taze Russell (1852-1916), primo presidente della Watch Tower Society, la guida dell'organizzazione passò a Joseph Franklin Rutherford, detto "il giudice". Rutherford era un abile uomo d'affari, ma privo del carisma quasi idolatrico del suo predecessore — e questo, a quanto pare, lo tormentava. Russell portava una lunga barba bianca; Rutherford era sempre rasato. Da quel momento la barba divenne, nell'organizzazione, un simbolo da combattere.
Rutherford dispose che tutti i rappresentanti di filiale si radessero, e da quel momento le pubblicazioni della Watch Tower iniziarono a raffigurare Gesù sistematicamente senza barba.

Raffigurazione di Gesù senza barba, in uso fino al 1968.
Un esempio eloquente si trova nel libro Dal paradiso perduto al paradiso riconquistato (1958, p. 141), dove Cristo viene rappresentato sul calvario con il volto glabro — e glabro è anche il ladrone pentito accanto a lui. Il ladrone impenitente, invece, ha la barba.

Dal paradiso perduto al paradiso riconquistato (1958), p. 141: Gesù e il ladrone pentito senza barba; il ladrone impenitente con la barba.
Il messaggio visivo non si limitava a questo libro. Le illustrazioni delle pubblicazioni Watch Tower mostravano sistematicamente i Testimoni fedeli senza barba, mentre gli uomini del "mondo" rappresentati negativamente apparivano spesso con la barba. Nel "nuovo sistema", gli uomini appena resuscitati venivano raffigurati inizialmente con la barba, per poi comparire rasati una volta "accettati i principi biblici". Il messaggio subliminale era inequivocabile: la barba è attributo dei malvagi o degli spiritualmente immaturi, non degli eredi del paradiso.
Questa posizione iconografica era però in aperta contraddizione con le stesse pubblicazioni dell'organizzazione. Nel 1954 la Torre di Guardia del 15 agosto (p. 511, Domande dai lettori) aveva dedicato due pagine intere a dimostrare con argomenti scritturali che Gesù non aveva la barba. Nel 1968 La Torre di Guardia del 1° maggio (pp. 286-288, Domande dai lettori) dedicava due pagine intere a dimostrare con argomenti scritturali che Gesù aveva la barba. Stesso metodo, conclusione opposta, a distanza di quattordici anni.

Raffigurazione di Gesù con la barba, adottata dopo il 1968, quando il Corpo Direttivo modificò il proprio intendimento.
La Torre di Guardia del 15 settembre 1968 (pp. 574-576) aggiungeva che nel paradiso gli uomini potrebbero tornare ad avere la barba. La Torre di Guardia del 1° febbraio 1976 (p. 85) trattava la barba come una questione culturale, non scritturale. In altre parole: la stessa rivista che per decenni aveva alimentato la cultura anti-barba ammetteva, nelle sue pagine, che non esisteva alcuna base biblica per essa.
Vale la pena notare un ulteriore paradosso scritturale. La Watch Tower usa regolarmente Levitico 19:28 per sconsigliare i tatuaggi ai cristiani, citandolo come principio ancora significativo per i cristiani moderni. Il versetto immediatamente precedente, Levitico 19:27, recita però: "Non vi taglierete i capelli in tondo né vi raderete la barba." Questo versetto viene sistematicamente ignorato.
Nella pratica congregazionale la pressione contro la barba era concreta e documentata, pur in assenza di una norma scritta esplicita. Lettere interne della Watch Tower alle congregazioni italiane (1982-1989) mostrano un sistema di valutazioni e pressioni affidate agli anziani locali. Una lettera del 1983 è particolarmente esplicita: chi portava la barba veniva penalizzato perché "si terrà conto del suo spirito indipendente". I baffi erano trattati separatamente, con maggiore tolleranza. Testimonianze provenienti da diversi paesi descrivono anziani che telefonavano in anticipo alle congregazioni dove un Testimone barbuto avrebbe tenuto un discorso, per verificare se la cosa fosse "accettabile". Le esperienze di conversione pubblicate sulle riviste descrivevano regolarmente uomini che, avvicinandosi all'organizzazione, si radevano la barba come segno visibile di cambiamento spirituale.
Il cambiamento ufficiale è arrivato con l'Aggiornamento del Corpo Direttivo n. 8 del 15 dicembre 2023, trasmesso nelle congregazioni nella settimana del 1° gennaio 2024. Il testo dichiarava: "Il Corpo Direttivo non ha nulla in contrario al fatto che i fratelli portino la barba. Perché? Perché le Scritture non condannano il portare la barba." Si citava Romani 14:4 e Giovanni 7:24 ("Smettete di giudicare dall'apparenza esteriore").
Ma la lettera di accompagnamento riservata agli anziani rivela la logica profonda dell'organizzazione. Dopo aver riconosciuto che non esisteva alcuna base scritturale per il divieto, il testo ammoniva chi aveva "promosso la propria opinione contraddicendo le indicazioni dell'organizzazione" a "correggere il suo modo di pensare e il suo atteggiamento". Chi invece aveva "lealmente seguito la direzione dell'organizzazione nel corso degli anni" non aveva "ragione scritturale di pentirsi". In altri termini: avevi torto a portare la barba, anche se la Bibbia non lo proibisce, perché disobbedivi all'organizzazione. La fedeltà all'organizzazione viene esplicitamente anteposta alla correttezza scritturale.
Il cambiamento è stato recepito senza particolari resistenze: oggi la barba è generalmente accettata nelle congregazioni italiane. Il membro del Corpo Direttivo Geoffrey Jackson ha fatto crescere la barba quasi immediatamente dopo l'annuncio, comparendo con un pizzo nel video di graduazione della Scuola per Evangelizzatori del Regno del gennaio 2024. Il manuale Pascete il gregge di Dio (addendum 2025, territorio USA) non menziona più un esplicito divieto della barba, ma specifica che i Testimoni con incarichi sul palco devono mantenere certi standard di aspetto.
3. Il saluto ai disassociati (rimossi) e la gestione della coscienza individuale
Un ulteriore e significativo mutamento nelle prassi interne è stato introdotto con l’Aggiornamento n. 2 del 2024, presentato dal membro del Corpo Direttivo Mark Sanderson. In questa occasione è stato comunicato che i proclamatori possono ora decidere, seguendo la propria coscienza, se rivolgere un semplice saluto di benvenuto a una persona rimossa che assiste alle adunanze in Sala del Regno. Questa disposizione segna una netta inversione di tendenza rispetto al rigore mantenuto per decenni, durante i quali ignorare completamente chi era stato allontanato dalla congregazione era considerato un requisito essenziale di fedeltà spirituale.

Nota: L'immagine non è una fotografia reale, ma una rappresentazione generata per illustrare il concetto.
Tuttavia, il cambiamento non riguarda solo l'aspetto cerimoniale del saluto, ma solleva interrogativi profondi sulla natura stessa della libertà di scelta all'interno dell'organizzazione. La formulazione dell'annuncio evidenzia infatti come sia il vertice a stabilire i confini entro cui la coscienza dei singoli è autorizzata a operare, trasformando un gesto di elementare cortesia in una concessione amministrativa. Resta inoltre fermo il divieto assoluto di qualsiasi contatto verso coloro che vengono classificati come apostati, confermando che la facoltà di giudizio del singolo rimane comunque subordinata a categorie predefinite dall'alto.
Per un'analisi dettagliata di questo paradosso dottrinale e del contrasto con le pubblicazioni storiche che definivano il saluto come una prova di infedeltà, è possibile consultare la pagina di approfondimento: Il saluto ai rimossi: una coscienza su concessione .
4. I pantaloni per le donne
Quello dei pantaloni femminili è forse il caso più emblematico di tutta questa rassegna, perché il divario tra le pubblicazioni ufficiali e la prassi congregazionale è documentato su un arco di oltre settant'anni.
La Torre di Guardia del 15 marzo 1953 (Domande dai lettori, p. 95) chiariva già allora che Deuteronomio 22:5 non era stato scritto "con l'intenzione di impedire alle donne moderne di portare i pantaloni", e che indossarli per lavoro nei campi o in climi rigidi "non è scritturalmente errato". La rivista precisava però che si trattava di una questione di "buon giudizio" in funzione del luogo e delle circostanze.
La Torre di Guardia del 1° febbraio 1973 (Domande dai lettori, pp. 95-96) era più esplicita sul piano teologico: Deuteronomio 22:5 "non proibirebbe alla donna di indossare pantaloni o calzoni", e i cristiani non sono sotto la legge mosaica. La stessa fonte aggiungeva però una distinzione che giustificava il divieto pratico alle adunanze: "Gli indumenti che possono non esser considerati con sfavore se indossati nell'intimità della propria casa o nel lavoro possono dar luogo a obiezione quando sono indossati nelle adunanze cristiane e quando si proclama pubblicamente la Parola di Dio."
La Torre di Guardia del 1° febbraio 1976 (pp. 84-85) ribadiva che "non spetta al corpo direttivo dei testimoni di Geova determinare quali specifici modelli siano appropriati o modesti in ciascun paese o comunità", e che nei climi molto freddi i pantaloni erano "certamente corretti". La Torre di Guardia del 15 agosto 1984 (p. 30) confermava infine che il versetto di Deuteronomio "non escluderebbe che una donna cristiana possa portare a volte i pantaloni".
Il quadro che emerge da queste quattro fonti è questo: l'organizzazione non ha mai fornito una base scritturale solida per vietare i pantaloni alle adunanze. Le sue riviste riconoscevano da decenni che Deuteronomio 22:5 non li proibisce in assoluto, e che i cristiani non sono sotto la legge mosaica. La proibizione pratica era più rigida di quanto le fonti ufficiali giustificassero.
Un episodio esemplare di questo divario (esperienza vissuta da chi scrive questa pagina): una "sorella" proprietaria di un negozio di abbigliamento, elegantemente vestita con un tailleur di qualità, si presentò in sala per tenere una parte al podio. Indossava una gonna pantalone molto ampia — così ampia che a prima vista era difficile capire che si trattasse di un pantalone. Al termine della parte, il sorvegliante la riprese pubblicamente per l'abbigliamento "non appropriato", citando davanti a tutta la congregazione il divieto di Deuteronomio. Lo stesso versetto che La Torre di Guardia spiegava da decenni non riguardare i pantaloni moderni.

Nel marzo 2024 il Corpo Direttivo ha annunciato che le donne possono scegliere di indossare pantaloni anche durante le adunanze e il ministero pubblico. Si tratta di un cambiamento reale rispetto alla prassi precedente — ma la sua presentazione come "nuova luce" risulta difficile da sostenere alla luce di pubblicazioni che dal 1953 escludevano una proibizione scritturale assoluta. Resta ancora una distinzione: l'addendum 2025 del manuale per gli anziani (territorio USA) specifica che le donne con incarichi attivi in sala devono ancora indossare gonna o abito.
5. La cravatta (e la giacca)
La cravatta è stata per decenni il simbolo più riconoscibile del Testimone di Geova maschio. Entrare in una Sala del Regno significava trovare ogni uomo — dal bambino all'anziano — con giacca e cravatta. Chi si presentava senza rischiava rimproveri o perdita di incarichi. Documenti interni relativi alla Scuola di Ministero Teocratico mostrano che giacca e cravatta erano obbligatorie per tenere discorsi, con esplicita autorizzazione agli istruttori a vietare la partecipazione a chi non si conformava. L'unica eccezione documentata come accettabile era il ragazzo con il braccio ingessato. Testimonianze dirette riferiscono di anziani che verificavano persino se il colletto fosse abbottonato sotto la cravatta.
Lo stesso standard si applicava alla predicazione porta a porta, ai congressi, e persino al tempo libero durante le assemblee. Il Kingdom Ministry dell'aprile 2007 precisava che anche "quando si esce a mangiare dopo il programma" non si dovevano indossare "jeans, pantaloncini o magliette". Immagini ufficiali della Watch Tower mostrano Testimoni in giacca e cravatta mentre predicano nelle strade della Guinea-Bissau — uno dei paesi più poveri del mondo, con oltre due terzi della popolazione sotto la soglia di povertà — e nelle baraccopoli delle Filippine. La stessa pagina che conteneva quelle immagini esortava a non essere "appariscenti".
Non esisteva alcuna norma scritturale che imponesse la cravatta. Si tratta di un accessorio inventato nel XVII secolo — le cravatte furono indossate per la prima volta dai mercenari croati durante la Guerra dei Trent'anni in Francia — e quindi sconosciuto alla Bibbia. È paradossale che un'organizzazione che condanna la guerra come principio fondamentale abbia reso obbligatorio per decenni un accessorio nato in contesto militare. La cravatta era diventata nel tempo un marcatore identitario dell'organizzazione, associato alla rispettabilità formale americana degli anni '50 — uno standard aziendale che nel frattempo il mondo degli affari aveva in gran parte abbandonato.
La Torre di Guardia del settembre 2016 (edizione di studio) conteneva un passaggio degno di nota: "Siamo molto grati che Geova non ci appesantisca con elenchi dettagliati di regole sul nostro abbigliamento e sulla nostra igiene personale." Questa affermazione compariva in un articolo che conteneva precisamente elenchi dettagliati di regole: contro stili unisex, abiti succinti, look eccessivamente casual, pantaloni attillati, costumi da bagno non modesti. Nello stesso articolo si leggeva: "Molti negozi propongono mode popolari, quindi potrebbe volerci più tempo e impegno per trovare gonne, vestiti e camicette modesti o tailleur e pantaloni che non siano troppo stretti."
Il tema dei pantaloni attillati meriterebbe una pagina a parte. Il membro del Corpo Direttivo Anthony Morris, in un commento tenuto alla Betel di Roma il 20 gennaio 2014, aveva definito i pantaloni estremamente attillati una moda "disgustosa", attribuendola all'influenza dell'omosessualità e del "metrosexualismo". Il programma del sorvegliante di circoscrizione per gli anziani del 2015-2016 prevedeva che chi indossasse abiti attillati o un look "metrosexual" potesse essere escluso non solo dal servizio alla Betel, ma addirittura dalla predicazione. Un'immagine della Torre di Guardia edizione di studio del giugno 2016 mostrava anziani che consigliavano un Testimone in giacca e cravatta perché il taglio delle gambe era considerato troppo stretto.

Con l'aggiornamento del 2024 il Corpo Direttivo ha introdotto una maggiore flessibilità. La cravatta non è più universalmente richiesta per tutte le occasioni: in alcuni contesti culturali o climatici può essere sostituita da altri capi formali. L'addendum 2025 del manuale per gli anziani (territorio USA) precisa però che i Testimoni con incarichi attivi in sala devono ancora indossare giacca e cravatta. Il cambiamento riguarda principalmente la predicazione porta a porta e la frequenza come semplice membro della congregazione.
Vale la pena chiudere con un'ultima osservazione. La Torre di Guardia identifica le grandi aziende con i corrotti mercanti di Apocalisse 18:3 che sostengono Babilonia la Grande. Eppure per decenni ha imposto ai propri membri di conformarsi agli standard di abbigliamento di quelle stesse aziende — compreso un accessorio, la cravatta, che quelle aziende hanno nel frattempo smesso di richiedere.
6. L'università
Il caso dell'università è forse il più grave, perché le conseguenze della posizione dell'organizzazione hanno inciso concretamente sulla vita e sulle prospettive di generazioni di giovani Testimoni.
Già nel 1910 Charles Taze Russell sconsigliava l'università. La Svegliatevi! dell'8 novembre 1969 (pp. 15-16) scoraggiava esplicitamente gli studi superiori in vista della "fine" attesa per il 1975. Quando quella fine non arrivò, il tono si fece più cauto ma non cessò. La Svegliatevi! dell'8 gennaio 1987 pubblicava un articolo critico sull'istruzione universitaria. La Torre di Guardia del 1° ottobre 2005 (p. 31) suggeriva come alternative preferibili alla laurea professioni come impiegato, meccanico, idraulico, parrucchiere. La Torre di Guardia (edizione di studio) del 15 giugno 2014 includeva un disegno in cui l'università figurava tra i "pericoli" per i giovani. L'edizione di studio del giugno 2019 pubblicava "l'esperienza di una sorella" che lasciava l'università come esempio positivo. Il manuale Pascete il gregge di Dio (ed. 2019, cap. 8) precisava che un anziano nominato poteva essere rimosso dal suo incarico se frequentava l'università o la incoraggiava — e sono documentati casi di anziani effettivamente rimossi perché le figlie frequentavano l'università.
Il momento più emblematico fu l'assemblea speciale di Monza del 22 maggio 2005, dove il membro del Corpo Direttivo Gerrit Lösch rivolse ai giovani parole di forte pressione emotiva, chiedendo esplicitamente a chi frequentava l'università di riflettere in preghiera se non fosse il caso di smettere. Lösch usò il caso reale di un ragazzo americano che aveva lasciato l'università su consiglio dell'organizzazione, presentandolo come esempio positivo — omettendo di dire che quel ragazzo, come riportato dal New York Times del 25 febbraio 1988, si era alla fine reiscritto.
Il paradosso finale: la stessa Watch Tower, nelle sue ricerche legali, cercava avvocati qualificati specificando — quasi con imbarazzo — "non stiamo esortando a continuare gli studi superiori".

Nel settembre 2025 il membro del Corpo Direttivo David Splane, in un video pubblicato su jw.org, ha rivisto la posizione: la scelta di frequentare l'università viene ora presentata come una "questione personale". L'istruzione superiore non viene più pubblicamente bollata come spiritualmente pericolosa per tutti. Il cambiamento, per chi ha rinunciato agli studi sulla base delle indicazioni precedenti, arriva con decenni di ritardo.
Cliccare sull'immagine - tratta dal sito Jw.org - per essere indirizzati al video in cui il membro del corpo direttivo David Splane annuncia questo cambiamento.
Vedere anche la pagina: I TdG e l'istruzione superiore
7. La salvezza durante la Grande Tribolazione
Tra i cambiamenti annunciati tra il 2023 e il 2025, quello forse più significativo sul piano dottrinale riguarda la possibilità di salvarsi durante la Grande Tribolazione.
Per decenni la posizione dell'organizzazione era categorica su due punti collegati: primo, la salvezza era riservata esclusivamente a chi era associato all'organizzazione dei Testimoni di Geova; secondo, una volta iniziata la Grande Tribolazione, la porta si sarebbe chiusa definitivamente.
Sul primo punto le dichiarazioni ufficiali non lasciavano margini. La Torre di Guardia del 1° settembre 1989 (p. 19) affermava: «Solo i testimoni di Geova... come organizzazione unita sotto la protezione del supremo Organizzatore, hanno la speranza scritturale di sopravvivere all'imminente fine di questo sistema condannato». La Torre di Guardia del 1° settembre 1984 (p. 21) era altrettanto esplicita: «Per ricevere la vita eterna sulla terra paradisiaca dobbiamo identificare questa organizzazione e servire Dio in qualità di componenti d'essa». Il libro Dal paradiso perduto al paradiso riconquistato (1959, pp. 205-211) descriveva Armaghedon come un evento che avrebbe colpito «con inaspettata sorpresa... tutte le persone che saranno fuori della società del nuovo mondo».
Sul secondo punto, la metafora dell'arca di Noè era stata ripetuta per decenni con crescente precisione. La Torre di Guardia del 15 settembre 1966 (p. 557): «quando la porta dell'arca fu chiusa, non furono più fatti discepoli di quella generazione. L'opportunità della salvezza era terminata.» La Torre di Guardia del 15 maggio 2006 (pp. 23-24) era ancora più esplicita: «Solo chi si trovava all'interno dell'arca di Noè sopravvisse al Diluvio... Per gli altri ci saranno solo amare lacrime di dolore.» La stessa rivista ammoniva: «Chi rimanda senza un motivo valido il battesimo mette in pericolo la possibilità di ricevere la vita eterna» (TdG marzo 2018, p. 4). E ancora: «Dio sta ora decidendo chi deve sopravvivere e chi deve perire durante la grande tribolazione» (TdG 1/10/1989, pp. 13-14).
La predicazione porta a porta aveva quindi un'urgenza assoluta e personale: ogni giorno perso poteva significare la perdita definitiva della vita eterna per qualcuno. E ogni Testimone che non si comportava in modo esemplare rischiava di trovarsi fuori dall'arca quando la porta si fosse chiusa.
Con la Torre di Guardia (edizione di studio) di maggio 2024 (articolo di studio 19), il Corpo Direttivo ha annunciato un cambiamento esplicito. Il testo ammette:
«In passato abbiamo detto che dopo l'inizio della grande tribolazione le persone non avrebbero più avuto l'opportunità di iniziare a servire Geova e sopravvivere ad Armaghedon. Eravamo arrivati a quella conclusione perché pensavamo che il racconto del diluvio fosse un tipo profetico.» La nuova posizione è che questa interpretazione «non ha una base scritturale che la confermi» — e che durante la Grande Tribolazione alcune persone potrebbero ancora «riporre fede in Geova» e schierarsi dalla sua parte. La Torre di Guardia (edizione di studio) dell'agosto 2025 ha poi ulteriormente sviluppato il tema, precisando che «questa spiegazione aggiornata di Matteo 24:14 corregge il nostro intendimento precedente».
Le implicazioni sono di vasta portata. Per decenni i Testimoni erano stati esortati a dimostrare fede, perseveranza e dedizione, a fare sacrifici "per il Regno", a essere già dentro l'arca simbolica prima che la porta si chiudesse. Il nuovo intendimento rovescia questa logica: ci si potrà salvare anche durante la Grande Tribolazione, riconoscendo in extremis il messaggio. È una struttura teologica non lontana dalla conversione in punto di morte — che i Testimoni hanno sempre guardato con sospetto nelle altre religioni.

Vale la pena notare che l'articolo di maggio 2024 descrive tra le immagini «una ragazza che ha smesso di servire Geova» che, vedendo avverarsi le profezie, decide di tornare — suggerendo che il nuovo intendimento potrebbe includere anche chi si era semplicemente allontanato dall'organizzazione, non solo chi non l'aveva mai conosciuta.
Ci si potrebbe chiedere, provocatoriamente, se il nuovo intendimento apra la porta anche agli "apostati" — chi ha conosciuto il messaggio e lo ha consapevolmente abbandonato. In teoria, vedendo avverarsi le profezie durante la Grande Tribolazione, anche loro potrebbero cambiare posizione e ottenere la salvezza. L'organizzazione tuttavia riserva agli "apostati" una categoria a parte, la peggiore: non sono semplicemente "del mondo", sono traditori consapevoli. È quindi improbabile che il nuovo intendimento li includa esplicitamente — anche se il testo del 2024 non lo esclude con altrettanta esplicitezza.
Per chi ha sacrificato decenni sull'altare dell'urgenza escatologica, il cambiamento arriva in silenzio, nelle pagine di studio di una rivista.
8. Fine dell'ingerenza degli anziani nell'intimità coniugale
Dopo oltre cinquant'anni di oscillazioni dottrinali, l'organizzazione ha attuato una storica "marcia indietro" riguardo alla sorveglianza della vita sessuale dei coniugi. Il percorso, iniziato nel 1974 con la classificazione di certi atti come reato da espulsione (porneía), era approdato nel 1983 a una forma di "tolleranza condannata": le pratiche non portavano più alla disassociazione, ma chi le ammetteva veniva etichettato come "non esemplare", perdendo ogni incarico o privilegio nella congregazione.

Le nuove direttive del 2025 (contenute ne La Torre di Guardia di gennaio e in una circolare riservata di marzo) demoliscono questo impianto legalistico. Viene ora ammesso ufficialmente che la Bibbia non entra nei dettagli della purezza sessuale tra marito e moglie, stabilendo il principio della piena libertà di coscienza. Agli anziani è stato esplicitamente ordinato di non investigare né intervenire più in questo ambito privato, segnando il ritorno a una posizione di non-ingerenza che mancava dai primi anni settanta.
Per un’analisi dettagliata di tutta la cronologia, dei paradossi degli anni '70 e per leggere il testo integrale della circolare riservata, consulta la nostra pagina dedicata: L’intimità coniugale tra i TdG: Cronistoria di un’intrusione teocratica.
9. "Non sappiamo": il caso di 1 Tessalonicesi 5:3
Un ulteriore esempio dello schema dei cambiamenti dottrinali, ma con una caratteristica diversa rispetto ai precedenti, riguarda la profezia di 1 Tessalonicesi 5:3: «Quando diranno: "Pace e sicurezza!", allora si abbatterà su di loro un'improvvisa distruzione».
Per decenni le pubblicazioni della Watch Tower avevano spiegato questo versetto in modo preciso: la proclamazione di "pace e sicurezza" sarebbe avvenuta poco prima dello scoppio della Grande Tribolazione, costituendo il segnale finale del suo imminente inizio. Quello che i lettori di quelle pubblicazioni probabilmente ignoravano è che la stessa profezia era già stata "identificata" e dichiarata "imminente" molte volte in precedenza, sempre con esito fallimentare.
Charles Taze Russell riteneva che si fosse già adempiuta nel periodo 1899-1914, con le conferenze di pace dell'Aia. Rutherford la collocò nel 1918, subito dopo la fine della prima guerra mondiale, prevedendo che la pace sarebbe stata di brevissima durata prima di Armaghedon. Negli anni '30 la situò in quel decennio. Dopo la seconda guerra mondiale, il suo successore Knorr predisse un breve periodo di pace di "brevissima durata" prima della fine — ma quel periodo di pace durò oltre cinquant'anni, un record storico senza precedenti. Negli anni '70, con la distensione internazionale e l'aspettativa per il 1975, il "segnale" sembrò di nuovo imminente. Nel 1986, l'Anno Internazionale della Pace dichiarato dalle Nazioni Unite fu salutato come «senza dubbio un passo verso l'adempimento» della profezia. Nel 1990, un nuovo libro della Watch Tower affermava che le nazioni si stavano «muovendo cautamente verso una situazione in cui saranno in grado di dichiarare pace e sicurezza mondiale». Ogni volta il "segnale inconfondibile" si dimostrò un falso allarme. (Vedere la pagina La profezia di Pace e Sicurezza).
Nonostante questa storia di fallimenti ripetuti, nel 1984 La Torre di Guardia (15 ottobre, p. 6) continuava a definire la futura proclamazione «un segno inconfondibile che la distruzione del mondo è imminente», e la Svegliatevi! dell'8 aprile 1988 (p. 14) usava le stesse parole. Nel 1987 la rivista prometteva solennemente: «La Società Torre di Guardia continuerà a stampare nelle sue pubblicazioni opportuni avvertimenti per il pubblico dei lettori, affinché non siate colti impreparati dalla pretenziosa proclamazione futura di "Pace e sicurezza"» (Torre di Guardia, 1° settembre 1987, p. 23). Una promessa di vigilanza fatta da chi aveva già sbagliato sistematicamente per quasi un secolo.
Nella Torre di Guardia (edizione di studio) di febbraio 2026, nella rubrica "Domande dai lettori" (link), l'organizzazione ammette finalmente incertezza. Il testo riconosce: «Le nostre pubblicazioni hanno spesso spiegato le parole di Paolo così: la proclamazione di "pace e sicurezza" verrà fatta appena prima dello scoppio della grande tribolazione... Tuttavia, dopo un attento riesame, sembra che ci sia un'altra possibile spiegazione che non possiamo escludere.» Vengono quindi presentate due possibilità: la proclamazione potrebbe avvenire prima o dopo la distruzione di Babilonia la Grande. «In poche parole, non sappiamo esattamente quando avverrà la futura proclamazione di "pace e sicurezza".» L'articolo conclude: «Dobbiamo aspettare per vedere cosa succederà.»

Vale la pena osservare che l'analisi esegetica del testo suggerisce che l'intera impostazione della Watch Tower sia sbagliata alla radice. Paolo in 1 Tessalonicesi 5:1-3 non stava descrivendo un "segnale finale" da attendere, ma l'assenza di segnali: la distruzione arriverà improvvisamente, come un ladro nella notte, proprio quando la gente si sentirà sicura. È la stessa immagine usata da Gesù in Matteo 24:36-44. L'espressione "pace e sicurezza" richiama le parole di Geremia rivolte agli ebrei prima della distruzione di Gerusalemme: «Pace, pace! E pace non c'era» (Ger. 6:14) — un senso di falsa sicurezza, non una proclamazione politica solenne. La Watch Tower ha trasformato la predetta assenza di segnali nel "segnale finale" per eccellenza, capovolgendo il senso del testo.
A differenza degli altri cambiamenti documentati in questa pagina — dove l'organizzazione corregge una posizione sbagliata con una nuova — qui si ammette semplicemente di non sapere. Non è una "nuova luce": è l'assenza di luce su un dettaglio che in precedenza veniva presentato come il "segno inconfondibile" della fine imminente. Dopo oltre un secolo di false identificazioni del segnale, l'organizzazione si limita a dire che non sa quando si adempirà la profezia — senza però riconoscere esplicitamente la lunga serie di fallimenti che precedono questa ammissione.
Questo tipo di ammissione solleva una domanda naturale: se l'organizzazione non sapeva quando si sarebbe adempiuta questa profezia, con quale certezza ha insegnato per decenni la sequenza precisa degli eventi della fine? E quante altre certezze profetiche, presentate come "nuova luce" o come "segni inconfondibili", potrebbero rivelarsi altrettanto provvisorie?
10. L'abolizione del rapporto mensile delle ore di servizio (novembre 2023)
Per oltre cent'anni ogni Testimone di Geova è stato tenuto a compilare periodicamente un rapporto della propria attività di predicazione, in cui dichiarava le ore dedicate alla predicazione porta a porta, le pubblicazioni distribuite, le visite ulteriori effettuate e gli studi biblici condotti. Nel tempo questo rapporto è stato formalizzato nel foglietto S-4-I «Rapporto del servizio di campo».
Le origini di questa pratica risalgono al 1920, quando già esisteva un sistema di rendiconto settimanale; le quote di ore erano fissate fin dagli anni Trenta e nel 1943 The Watchtower le presentava esplicitamente come «direzioni che vengono a noi dal Signore» — non semplici raccomandazioni organizzative, ma obblighi di natura divina.

Il 7 ottobre 2023, all'assemblea annuale della Watch Tower Bible and Tract Society, il membro del Corpo Direttivo Samuel Herd ha annunciato che a partire dal 1° novembre 2023 i proclamatori ordinari non avrebbero più dovuto dichiarare le ore di servizio, né il numero di pubblicazioni distribuite, di video mostrati o di visite ulteriori. Il nuovo modulo S-4-I (novembre 2023) rispecchia questa svolta: al posto delle voci dettagliate del passato, il proclamatore deve semplicemente spuntare una casella per indicare di aver «partecipato a qualche forma di ministero durante il mese». Continuano invece a dover dichiarare le ore i pionieri ausiliari, regolari e speciali, i missionari e i sorveglianti di circoscrizione.

Il nuovo rapporto di servizio
Non si tratta di una semplice semplificazione burocratica. Le ore dichiarate erano lo strumento principale attraverso cui la congregazione classificava i propri membri: chi non svolgeva alcuna attività di predicazione in un determinato mese veniva segnato come «irregolare» (sigla IRR); chi predicava ma non raggiungeva la media nazionale delle ore, in assenza di giustificazioni valide, non era considerato un esempio e non poteva ricevere incarichi nella congregazione. Eliminando questo dato, l'organizzazione rimuove anche la principale misura pubblica dell'effettivo impegno dei suoi membri nell'opera di proselitismo — proprio mentre le statistiche mondiali mostravano un calo significativo delle ore medie per proclamatore rispetto al picco raggiunto nell'anno di servizio 2017-2018. Analogamente, la progressiva riduzione delle ore richieste ai pionieri — dalle 175 ore mensili dei pionieri speciali del 1943 alle 30 degli ausiliari odierni — rende i «nuovi massimi» periodicamente annunciati dall'organizzazione sempre meno comparabili con quelli del passato.
Per un'analisi completa — con la documentazione storica dei moduli, l'evoluzione delle quote di ore dal 1935 a oggi, e una valutazione critica del significato di questo cambiamento — vedi la pagina dedicata: Il rapporto del servizio di campo.
Una tendenza di fondo
Osservando i cambiamenti nel loro insieme, emerge un filo conduttore: l'organizzazione sta sistematicamente convertendo in "questioni di coscienza personale" una serie di norme che per decenni erano state presentate come principi biblici inderogabili. Barbe, pantaloni femminili, cravatte, brindisi, università: in tutti questi casi la struttura del cambiamento è identica — da regola imposta dall'alto a scelta rimessa al singolo.
Ciò che rende questi cambiamenti particolarmente significativi è che in molti casi le stesse pubblicazioni ufficiali dell'organizzazione contenevano già la posizione "liberale" che oggi viene presentata come nuova luce. La Torre di Guardia diceva dal 1953 che i pantaloni non sono scritturalmente errati in assoluto. La Svegliatevi! del 1977 offriva già il principio che avrebbe giustificato il brindisi. Le fonti sulla barba del 1968 e del 1976 escludevano un divieto assoluto. La "nuova luce" del 2023-2025, in molti casi, illumina strade che le stesse pubblicazioni della Watch Tower indicavano già da decenni.
I cambiamenti non riguardano però solo le norme pratiche. Su questioni dottrinali vere e proprie, le inversioni di rotta sono altrettanto documentate. Un caso emblematico è quello della resurrezione degli abitanti di Sodoma e Gomorra. Alla domanda se costoro saranno resuscitati, lo "schiavo fedele e saggio" ha risposto nel corso degli anni come segue:
— Sì (Russell, L'Aurora del Millennio, vol. I, p. 127; La Torre di Guardia, luglio 1879, p. 8)
— No (La Torre di Guardia, ed. inglese, 1° febbraio 1954, p. 85)
— Sì (La Torre di Guardia, 15 agosto 1965, p. 491)
— Sì (Potete vivere per sempre, prima edizione 1982, p. 179)
— No (La Torre di Guardia, 1° giugno 1988)
— No (Potete vivere per sempre, nuova edizione, p. 179)
— Sì (intendimento attuale)
— No (La Torre di Guardia, ed. inglese, 1° febbraio 1954, p. 85)
— Sì (La Torre di Guardia, 15 agosto 1965, p. 491)
— Sì (Potete vivere per sempre, prima edizione 1982, p. 179)
— No (La Torre di Guardia, 1° giugno 1988)
— No (Potete vivere per sempre, nuova edizione, p. 179)
— Sì (intendimento attuale)
Sette posizioni in cent'anni su una singola domanda. La metafora della "nuova luce" — usata dall'organizzazione per descrivere i propri cambiamenti di dottrina — presuppone un cammino progressivo verso la verità. Ma una luce che oscilla tra sì e no e poi di nuovo sì non illumina: fa inciampare.

Rimane aperta la domanda con cui abbiamo aperto questa pagina: se queste pratiche erano "principi biblici", perché cambiano? E se erano invece norme umane presentate come divine — imposte attraverso pressioni sociali, privazione di privilegi e provvedimenti disciplinari, non certo attraverso "argomenti convincenti" — cosa ci dice questo della solidità delle dottrine più sostanziali? Come scriveva la Torre di Guardia del 1997, alcune organizzazioni religiose «cercano di indurre le persone a sostenere le loro idee e i loro obiettivi, non sempre ricorrendo ad argomenti convincenti». La risposta alla domanda se questa descrizione si applichi anche all'organizzazione che l'ha scritta la lasciamo al lettore.
