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I tdG e la scienza
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Le pitture rupestri e il Diluvio



I Testimoni di Geova sostengono che il Diluvio, avvenuto secondo loro intorno al 2370 a.C., abbia provocato sconvolgimenti geologici di portata immensa: il sollevamento delle catene montuose, l'approfondimento dei bacini oceanici, la ridistribuzione dei continenti. Se così fosse, non vi sarebbe stato angolo della terra risparmiato da tali cataclismi.

Eppure in tutta Europa — e in molte altre parti del mondo — sono conservate pitture e incisioni rupestri che risalgono a decine di migliaia di anni prima del 2370 a.C. I siti più noti si trovano proprio in aree che, secondo la Watch Tower, avrebbero subito drastiche trasformazioni in seguito al Diluvio.

Tra i casi più documentati:

— La grotta di Altamira (Santander, Spagna), esplorata a partire dal 1876 da Marcelino Sanz de Sautuola, conserva pitture policrome di bisonti, cavalli e cervi databili con il carbonio 14 tra i 13.570 e i 14.710 anni fa (periodo Magdaleniano). Il livello Solutreano sottostante è datato tra 21.000 e 17.000 anni fa.

— La grotta di Lascaux (Dordogna, Francia), scoperta nel 1940, ospita oltre 600 figure dipinte e quasi 1.500 incisioni, tra cui circa 150 mammut. Le datazioni al radiocarbonio collocano le opere tra i 17.000 e i 15.000 anni fa.

— La grotta Chauvet (valle dell'Ardèche, Francia), scoperta nel 1994, contiene pitture policrome databili a circa 30.000 anni fa — le più antiche d'Europa finora conosciute.

— Le incisioni rupestri del fiume Côa (Portogallo nordorientale), scoperte nel 1994, si estendono per diversi chilometri su entrambe le rive e sono datate a circa 20.000 anni fa.

Testimonianze analoghe sono state rinvenute in Australia, nelle Americhe e in Sudafrica, con datazioni coerenti tra loro.

La conferma stratigrafica

Le datazioni al radiocarbonio non sono l'unico strumento che colloca queste pitture in un'epoca remota. In molti siti rupestri le opere sono associate a strati geologici sovrapposti e fisicamente distinguibili, che forniscono una conferma indipendente. Ad Altamira, per esempio, gli scavi hanno individuato due sequenze stratigrafiche ben distinte: uno strato Solutreano inferiore, datato tra 21.000 e 17.000 anni fa, e uno strato Magdaleniano superiore, datato a circa 15.000 anni fa. I pigmenti utilizzati per le pitture — ocra rossa, carbone — sono stati ritrovati in entrambi gli strati in associazione con utensili e resti di fauna coerenti con ciascun periodo.

Questo significa che le datazioni non dipendono da un solo metodo, potenzialmente contestabile, ma dalla convergenza di tre elementi indipendenti: la datazione al C14, la posizione stratigrafica e l'associazione con fauna ed utensili tipici di ciascuna epoca. Contestare queste datazioni richiederebbe di invalidare simultaneamente tutti e tre i criteri — un'operazione che nessuna argomentazione creazionista ha finora affrontato in modo convincente.

Questi siti pongono un problema insormontabile alla cronologia della Watch Tower. Se le montagne europee si fossero sollevate dopo il 2370 a.C., e se i fondi oceanici si fossero ridisegnati nello stesso periodo, le caverne che contengono queste pitture avrebbero dovuto essere distrutte o comunque gravemente danneggiate. Invece sono integre, con i pigmenti in ottimo stato di conservazione.

Non si tratta di un'obiezione marginale: la coerenza interna del racconto TdG richiederebbe che tutti questi siti fossero stati distrutti o sepolti dal cataclisma. La loro integrità è una prova silenziosa ma difficile da ignorare.

Va aggiunto che tra i resti associati a queste pitture compaiono spesso ossa e raffigurazioni di animali ormai estinti — mammut, rinoceronti lanosi, uri — cacciati e rappresentati dagli stessi uomini che dipinsero le pareti. Se un Diluvio universale avesse sterminato nel 2370 a.C. ogni essere vivente tranne i passeggeri dell'Arca, non vi sarebbe alcuna spiegazione per la presenza di questi resti in strati stratigrafici coerenti con datazioni di decine di migliaia di anni fa.

 
   
       
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Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo
dei Testimoni di Geova
© infotdgeova.it — Analisi critica e documentata dei Testimoni di Geova
Riproduzione consentita con citazione della fonte
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