I Testimoni di Geova e le punizioni corporali
Il contrasto tra la letteratura ufficiale e la deposizione di un membro del Corpo Direttivo
Cosa ha insegnato per decenni la Società Torre di Guardia sulla «verga della disciplina»
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«Il libro di Proverbi menziona molte volte questa autorità, e il termine simboleggia ogni forma di disciplina, inclusa la verga letterale per infliggere una punizione. Il genitore in effetti è responsabile di fronte a Dio di usare questa verga per tenere a freno il figlio.»
Perspicacia nello studio delle Scritture, Vol. 1, p. 308 (voce «Bastone, Verga»)
Per decenni, la letteratura della Società Torre di Guardia ha trattato in modo esplicito il tema dell'educazione dei figli, incoraggiando i genitori ad applicare la «verga della disciplina» anche in senso strettamente letterale. Nella teologia dell'organizzazione, l'uso del dolore fisico non era un semplice retaggio del passato, ma un dovere spirituale stabilito da Dio per salvare la vita del bambino.
Negli ultimi decenni, con il mutare del contesto normativo internazionale e la crescente riprovazione sociale verso qualsiasi forma di punizione corporale sui minori, la posizione dell'organizzazione è stata oggetto di domande dirette anche in sede istituzionale. La questione è semplice: ciò che i vertici dell'organizzazione dichiarano oggi davanti alle autorità corrisponde a ciò che la loro letteratura ha effettivamente insegnato?
La deposizione sotto giuramento davanti alla Royal Commission
Il 14 agosto 2015 Geoffrey Jackson, membro del Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova, è stato interrogato sotto giuramento in Australia dalla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (Case Study 29). Durante la deposizione (Giorno 155) è stato il presidente della Commissione, il giudice Peter McClellan, a chiedergli direttamente che cosa significhi la «verga» di Proverbi e quale sia la posizione dell'organizzazione sulle punizioni corporali.
Estratto della deposizione di Geoffrey Jackson alla Royal Commission (14 agosto 2015, Giorno 155, min. 42:49 - 44:30)
Trascrizione ufficiale dagli atti (Transcript Day 155, pp. 15948-15949):
The Chair: «And the exact quote is: "Whoever holds back his rod hates his son." What does that mean?»
Mr Jackson: «So, your Honour, you will notice there is an asterisk there on the term "rod", and you see the footnote.»
The Chair: «Yes.»
Mr Jackson: «"Discipline or punishment". So in the application of this, the term "rod" is used as a symbol or a metaphor to indicate the authority to give some punishment. For example, in a modern-day setting, my father could say to me I don't go to the movies because I had broken some of the rules of the home.»
The Chair: «So it's not about inflicting corporal punishment, then?»
Mr Jackson: «It absolutely is not about inflicting corporal punishment.»
The Chair: «It would have been when first written, wouldn't it?»
Mr Jackson: «How people applied it back then, at that time, of course is open to question.»
[...]
The Chair: «But what you have given us is the understanding which your church now has about how that is to apply in contemporary society; is that right?»
Mr Jackson: «That's a good question. Obviously, I can only speak about what we understand this to mean now, but I would argue the case that even back in ancient times God did not have in mind for children to be beaten up in a bad way.»
The Chair: «Does your church accept corporal punishment of children?»
Mr Jackson: «Our church accepts the family arrangement and expects that parents have the responsibility to discipline and raise their children.»
The Chair: «That doesn't answer my question. Do you accept corporal punishment?»
Mr Jackson: «I see. In our literature, I think you will see time and time again we've endeavoured to explain that here "discipline" is referring to more a mental point of view, not corporal punishment.»
The Chair: «I am going to tell you, you are still not answering my question.»
Mr Jackson: «Oh, sorry.»
The Chair: «Do you accept corporal punishment?»
Mr Jackson: «No.»
The Chair: «You don't?»
Mr Jackson: «Not - not personally, no, and not as an organisation - we don't encourage it.»
The Chair: «But do you prohibit it?»
Mr Jackson: «Our literature has pointed out that the true way to discipline children is by educating them, not giving corporal punishment. Your Honour, I can only tell you the spirit behind our writings.»
Traduzione italiana:
Presidente: «E la citazione esatta è: "Chi trattiene la sua verga odia suo figlio". Che cosa significa?»
Jackson: «Vede, Vostro Onore, noterà che sul termine "verga" c'è un asterisco, e vede la nota in calce.»
Presidente: «Sì.»
Jackson: «"Disciplina o punizione". Quindi, nell'applicazione di questo versetto, il termine "verga" è usato come simbolo o metafora per indicare l'autorità di dare una qualche punizione. Per esempio, in un contesto moderno, mio padre potrebbe dirmi che non vado al cinema perché ho infranto alcune regole di casa.»
Presidente: «Quindi non si tratta di infliggere punizioni corporali?»
Jackson: «Non si tratta assolutamente di infliggere punizioni corporali.»
Presidente: «Ma lo sarebbe stato quando fu scritto, non crede?»
Jackson: «Come lo si applicasse allora, a quel tempo, è naturalmente una questione aperta.»
[...]
Presidente: «Ma quella che ci ha dato è l'interpretazione che la sua chiesa ha oggi su come ciò vada applicato nella società contemporanea, giusto?»
Jackson: «È una buona domanda. Ovviamente posso parlare solo di come lo intendiamo oggi, ma sosterrei che anche nei tempi antichi Dio non intendesse che i bambini venissero picchiati in malo modo.»
Presidente: «La vostra chiesa accetta le punizioni corporali sui bambini?»
Jackson: «La nostra chiesa accetta la disposizione familiare e si aspetta che i genitori abbiano la responsabilità di disciplinare e crescere i propri figli.»
Presidente: «Questo non risponde alla mia domanda. Accettate le punizioni corporali?»
Jackson: «Capisco. Nella nostra letteratura, penso che vedrà che più e più volte abbiamo cercato di spiegare che qui "disciplina" si riferisce più a un aspetto mentale, non alle punizioni corporali.»
Presidente: «Glielo ripeto, continua a non rispondere alla mia domanda.»
Jackson: «Oh, mi scusi.»
Presidente: «Accettate le punizioni corporali?»
Jackson: «No.»
Presidente: «Non le accettate?»
Jackson: «No... non personalmente, no, e non come organizzazione: non le incoraggiamo.»
Presidente: «Ma le vietate?»
Jackson: «La nostra letteratura ha fatto notare che il vero modo di disciplinare i figli è educarli, non infliggere punizioni corporali. Vostro Onore, posso solo dirle lo spirito che sta dietro ai nostri scritti.»
Le domande sono poste dal presidente della Commissione, il giudice Peter McClellan, al quale Jackson si rivolge con «Vostro Onore».
Fonte: trascrizione ufficiale del Day 155 (PDF), pp. 15948-15949.
Jackson ha dapprima evitato la domanda, parlando genericamente di responsabilità dei genitori. Incalzato, ha risposto che l'organizzazione «non incoraggia» le punizioni corporali, senza però dire se le proibisca. Soprattutto, ha fatto due affermazioni precise sulla letteratura della Società: che «volta dopo volta» essa avrebbe spiegato che la disciplina va intesa come un fatto mentale e «non [come] punizioni corporali», e che avrebbe indicato come vero modo di disciplinare i figli l'educazione, «non infliggere punizioni corporali».
Sono queste due affermazioni che vanno confrontate con i testi. Ed è su questo punto che la deposizione si scontra con decenni di pubblicazioni della Watch Tower, in cui l'uso della verga letterale per infliggere dolore al bambino veniva presentato come un requisito biblico.
Cosa ha scritto la Watch Tower: un'analisi cronologica
Le citazioni tratte dalle riviste e dai manuali ufficiali mostrano che il concetto di «verga letterale» è stato insegnato per decenni senza ambiguità:
| Pubblicazione | Concetto chiave | Estratto ufficiale |
|---|---|---|
| La Torre di Guardia 1/7/1954 pp. 402-403 |
La verga letterale e la sculacciata | «[I genitori] a volte possono adoperare la verga letterale per mantenere l'ordine della casa... Una buona sculacciata sul sedere non l'ucciderà. Gli mostrerà che avete cura di lui.» |
| La Torre di Guardia 15/9/1961 pp. 552-553 |
L'utilità della verga letterale | «Vi sono casi nei quali la verga letterale dovrebbe usarsi per mantenere la pace e il rispetto della famiglia... Una buona sculacciata sul sedere non l'ucciderà.» |
| La Torre di Guardia 1/2/1964 pp. 88-94 |
La necessità di infliggere dolore | «Perciò a volte il genitore deve parlare al figlio mediante il dolore. Questo dolore... avrà buoni effetti, protettivi benefici per il fanciullo... Per impedire che i genitori abbiano dispiaceri e sofferenze, il fanciullo deve provare dolore.» «La verga letterale è ciò che indica principalmente Proverbi 23:13, 14.» |
| La Torre di Guardia 1/9/1976 p. 520 |
Uso della cinghia in famiglia (racconto biografico) | «Molte volte la disciplina era impartita non soltanto con parole della bocca, ma anche con l'uso di una letterale "verga di correzione"... Noi avevamo profondo rispetto per la sua mano destra, con cui indirizzava la cinghia nella direzione giusta.» |
| La Torre di Guardia 1/3/1980 p. 10 |
Uso della mano e dello stivale (racconto biografico) | «Dato che la verga letterale non era sempre disponibile, si serviva spesso del palmo della mano o dello stivale... Sono convinto che se oggi i genitori accettassero e applicassero tale principio biblico si ridurrebbe notevolmente la delinquenza minorile.» |
| La Torre di Guardia 1/4/2006 pp. 9-10 |
La verga può essere letterale | «La "verga", anche se a volte può essere letterale, rappresenta l'autorità dei genitori gestita in maniera ferma ma amorevole e adeguata.» |
Fonte: pubblicazioni della Watch Tower Bible and Tract Society, edizioni italiane de La Torre di Guardia.
La documentazione mostra che la letteratura ufficiale non si è limitata a interpretare la verga come simbolo astratto di autorità. Nel 1964 si affermava esplicitamente che «il fanciullo deve provare dolore» e che «la verga letterale è ciò che indica principalmente Proverbi 23:13, 14». Negli anni Settanta e Ottanta la rivista pubblicava racconti autobiografici in cui l'uso della cinghia, della mano o persino dello stivale era ricordato con approvazione. Si tratta di esperienze personali, non di articoli dottrinali, ma è stata la redazione a sceglierle e proporle ai lettori senza alcuna presa di distanza.
L'ultima voce della tabella è la più significativa. Nel 2006, appena nove anni prima della deposizione di Jackson, La Torre di Guardia ribadiva ancora che la verga «a volte può essere letterale». È difficile conciliare questa frase con l'affermazione secondo cui la letteratura avrebbe spiegato «volta dopo volta» che la disciplina non consiste in punizioni corporali.
Le testimonianze e la prassi nelle adunanze
Queste indicazioni hanno avuto effetti concreti sulla vita delle famiglie e delle congregazioni. Quando la pagina è stata segnalata nel gruppo Facebook «Testimoni di Geova - Analisi critica di un culto», molti ex Testimoni hanno lasciato la propria testimonianza nei commenti. I racconti vengono da persone e congregazioni diverse, ma descrivono in modo sorprendentemente concorde gli stessi elementi. I nomi, tranne quello di Alessio, sono stati modificati.
Il luogo: i bagni della Sala del Regno
Il primo elemento ricorrente è il luogo. Il bambino che disturbava durante l'adunanza veniva portato fuori dalla sala principale, nei bagni o in seconda sala, e punito lì.
«Ero un bambino particolarmente vivace e brioso e detestai ben presto le adunanze: per me era una tortura stare zitto e ingessato su una sedia per ore facendo finta di ascoltare, di capire... pena gli sguardi severi di tanti adulti sconosciuti, le minacce verbali di punizioni varie e, se non bastava, le classiche sculacciate in bagno, perché è giusto picchiare i propri figli per "disciplinarli" ma non è bello farlo davanti agli altri...» (Alessio)
«Negli anni 80, per me e gli altri bimbi i bagni delle sale e quelle delle assemblee erano degli incubi. Le botte prese da mia madre erano quando mi portava in bagno li dentro, non le dimenticherò mai.» (Marco)
«Posso confermare anche io essendo cresciuta negli anni 80 che questa era la prassi, ricordo i bambini che venivano portati nei bagni o in seconda sala per essere picchiati dai genitori, era questa la definizione di disciplina, potete immaginare i pianti dei bambini che si sentivano nella sala principale ed era tutto normale nessuno interferiva, appunto perché quella scrittura della verga era interpretata a livello letterale, e i figli degli anziani erano i primi ad essere trascinati rappresentando il modello per tutti i genitori da imitare.» (Laura)
«Me li ricordo i bambini portati nei bagni, non di certo a parlare.» (Elena)
La scelta del luogo non era casuale. Come osserva Alessio, picchiare i figli era considerato giusto, ma «non è bello farlo davanti agli altri». Un'altra testimone lo dice in modo ancora più diretto:
«Io le ho sempre prese con la verga letterale altro che solo riprensioni verbali.... Ed era sempre giustificato da un versetto biblico .... E comunque la comunità non scoraggia la violenza verbale e fisica.... Purché non si venga a sapere....» (Sara)
La giustificazione: «lo dice anche la Bibbia»
Il secondo elemento è il richiamo esplicito alle Scritture. Chi picchiava non lo presentava come uno sfogo, ma come l'applicazione di un comando divino, esattamente nei termini usati dalle pubblicazioni.
«Una mia parente tdg per giustificarsi diceva: lo dice anche la bibbia di usare la verga... lei usava le mani.» (Elena)
«Ricordo, 40 anni fa, le mie amiche che rincorrevano i figli con una bacchetta e li picchiavano sulle gambine.» (una lettrice)
Il ruolo della congregazione
Il terzo elemento riguarda la congregazione. Le testimonianze non descrivono soltanto genitori violenti, ma un ambiente che sapeva, taceva e in alcuni casi alimentava le punizioni. Particolarmente significativo è il racconto di Anna, battezzata a 14 anni nel luglio 1975:
«Io ero la primogenita e quindi ero punita anche per dare l'esempio a mio fratello. Spesso eravamo al Pronto Soccorso e chi ci curava si raccomandava che chiedessimo aiuto a parenti o vicini. Gli anziani mi ricordavano l'ubbidienza e la preghiera per essere aiutati... ricordo chiaramente il conduttore dello studio Torre di Guardia, dal podio cercava lo sguardo del figlio per imprimere la guida divina nelle punizioni corporali.» (Anna)
Il contrasto è netto: il personale sanitario, estraneo all'organizzazione, cercava di spingere la bambina a chiedere aiuto; gli anziani le chiedevano di ubbidire e pregare. E dal podio, durante lo studio della rivista, il conduttore richiamava pubblicamente il proprio figlio alla disciplina.
In altri casi erano gli stessi membri della congregazione a provocare le punizioni, riferendo ai genitori presunte mancanze dei bambini:
«Gli altri tdg lo sapevano e spesso raccontavano bugie ai miei e così venivo punita. I miei non mi chiedevano mai se le accuse erano vere. [...] Una volta a 5 anni sentii odore di fogna e dissi "che schifo". Non era riferito a nessuno ma dissero a mia madre che avevo insultato un tdg. Lei mi trascinò nello sgabuzzino e me ne diede tante che stavo per svenire.» (Chiara)
Tutti i racconti che descrivono la punizione come prassi incoraggiata si riferiscono agli anni Settanta e Ottanta, il periodo in cui le pubblicazioni insistevano sulla verga letterale. Chi è cresciuto dalla fine degli anni Ottanta in poi ha vissuto invece la fase in cui quel tema stava gradualmente scomparendo dalla letteratura.
Il mutamento di linea e la progressiva omissione
Con il diffondersi delle leggi che vietano le punizioni corporali sui minori, a partire dalla Svezia nel 1979 fino alle raccomandazioni del Consiglio d'Europa per la loro abolizione, la linea editoriale della Watch Tower si è progressivamente spostata. In Italia, la Corte di Cassazione ha escluso già nel 1996 (sentenza Cambria) che l'uso della violenza possa rientrare nel diritto-dovere di correzione dei genitori.
Dagli anni Novanta i riferimenti alla punizione fisica diventano sempre più rari. Perspicacia nello studio delle Scritture (1990) parla ancora di «verga letterale»; nel 2006 La Torre di Guardia ammette che la verga «a volte può essere letterale»; nel numero del 1° aprile 2008 la verga viene invece descritta come un simbolo che «rappresenta qualunque forma di correzione». Da allora l'espressione «verga della disciplina», intesa come punizione corporale, è di fatto scomparsa dagli articoli rivolti alle famiglie.
Il cortocircuito teologico: l'immutabilità della Bibbia e l'adattamento al mondo
Per i Testimoni di Geova la Bibbia è l'autorità assoluta e i suoi principi sono eterni e immutabili. Questa premessa viene costantemente usata per giustificare posizioni rigide, presentate come prova di fedeltà a Dio e di rifiuto dello «spirito del mondo»: basti pensare alla regola dei due testimoni o al rifiuto delle trasfusioni di sangue.
Il caso delle punizioni corporali rivela però un doppio standard. Quando il mutamento della sensibilità sociale e l'esame delle autorità rendono difficile difendere una pratica ormai stigmatizzata, l'organizzazione adatta silenziosamente la propria interpretazione. Quella che per decenni era presentata come una norma voluta da Dio viene attenuata e ridotta a metafora, senza che ai fedeli venga mai spiegato che cosa sia cambiato e perché.
Ne nasce una domanda inevitabile: se il Corpo Direttivo è in grado di rileggere i testi biblici per allinearsi alla morale della società civile quando è in gioco la propria immagine, perché mantiene con tanta rigidità altre norme che continuano a dividere famiglie e a causare sofferenze concrete? Tutto lascia pensare che questi cambiamenti non nascano da una «luce progressiva» sulle Scritture, ma da considerazioni di opportunità istituzionale.
Considerazioni conclusive
Davanti alla Royal Commission, Geoffrey Jackson ha dichiarato sotto giuramento che la letteratura dei Testimoni di Geova ha spiegato «volta dopo volta» che la disciplina dei figli va intesa in senso mentale e non come punizione corporale. Il materiale d'archivio dice il contrario: per oltre cinquant'anni la verga letterale è stata presentata non solo come una facoltà, ma come un obbligo di fronte a Dio, e ancora nel 2006 la rivista ufficiale ne ammetteva l'uso.
Nel 2015 la punizione fisica «ragionevole» da parte dei genitori era lecita nella maggior parte degli stati australiani: Jackson non rischiava nulla sul piano legale ammettendo ciò che le pubblicazioni avevano insegnato. Il problema era un altro. Davanti a una commissione d'inchiesta sugli abusi sui minori, riconoscere che l'organizzazione aveva prescritto per decenni di infliggere dolore ai bambini sarebbe stato gravemente dannoso per la sua immagine. La risposta di Jackson offre così un'immagine della propria letteratura che non corrisponde a ciò che quella letteratura ha effettivamente insegnato, davanti alle autorità e all'opinione pubblica.
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Informativa documentale. Tutte le citazioni riportate in questa pagina sono consultabili sulle edizioni stampate e digitali delle riviste La Torre di Guardia e sul dizionario biblico Perspicacia nello studio delle Scritture, editi dalla Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania.
Fonti e riferimenti: trascrizione ufficiale della deposizione di Geoffrey Jackson presso la Royal Commission australiana (Case Study 29, Transcript Day 155, pp. 15948-15949, 14 agosto 2015); archivio storico delle pubblicazioni della Watch Tower Bible and Tract Society; testimonianze ed esperienze documentate su www.infotdgeova.it.