LA MACCHINA CHE DIAGNOSTICAVA DAL NOME SCRITTO SU UN FOGLIO
L'Electronic Radio Biola e i trent'anni in cui la Watch Tower credette ad Albert Abrams
Il dottor Abrams e la sua scatola
Il Biola, inventato da un TdG e venduto sulla rivista
DAL TESTO ORIGINALEThe Golden Age, 22 aprile 1925, p. 451, nota redazionale«The Golden Age ha la massima fiducia in qualunque affermazione possa essere fatta dal dottor Gamble. Egli è ben noto a molti dei nostri lettori, e siamo certi che leggeranno questo importante articolo con grande interesse. Il Direttore.»

DAL TESTO ORIGINALEThe Golden Age, 22 aprile 1925, pp. 453-454«La malattia è vibrazione sbagliata. Da quanto si è detto finora, sarà evidente a tutti che qualunque malattia è semplicemente una condizione "fuori accordo" di qualche parte dell'organismo. In altre parole, la parte affetta, o il corpo, "vibra" più alto o più basso del normale...Ho chiamato questa nuova scoperta, che credo farà epoca nella storia del trattamento delle malattie, e che sto annunciando in esclusiva su The Golden Age prima della sua pubblicazione generale altrove, l'Electronic Radio Biola, che significa vita rinnovata mediante onde radio o elettroni. Il Biola diagnostica e tratta automaticamente le malattie mediante vibrazioni elettroniche. La diagnosi è corretta al cento per cento, rendendo in questo campo un servizio migliore di quello del più esperto diagnosta, e senza alcun costo.»
La macchina come prova che il Regno sta arrivando
Rileggila con calma.DAL TESTO ORIGINALEThe Golden Age, 22 aprile 1925, p. 455«Queste cose di per sé forniscono prova indubbia che stiamo entrando nell'Età dell'Oro, tanto attesa da tutti gli abitanti della terra, dove ciascuno avrà il desiderio del proprio cuore per la vita, la libertà e la felicità in condizioni perfette.»The Golden Age del 22 aprile 1925, pagina 455, con la conclusione dell'articolo sul Biola.Cliccare per ingrandire
Trentacinque dollari, contanti con l'ordine
Il piccolo mondo intorno alla Betel
Chi lo disse per primo fu espulso
A questo punto entra in scena Roy D. Goodrich, ex insegnante di scienze, TdG, per anni sorvegliante presiedente. Otto anni di formazione scientifica proprio nelle materie in questione, come scriverà lui stesso.
Goodrich accompagnò la moglie, gravemente debilitata da oltre un anno, in una clinica elettronica di Abrams. Vide il medico chiederle di scrivere il proprio nome su un foglio, ritagliare il solo punto finale e depositarlo nella cavità dell'apparecchio. Vide la diagnosi procedere per mezzo di un bottone nero che il medico strofinava con il dito coperto da un fazzoletto: quando il dito aderiva, l'organo era malato; quando scivolava, non lo era.
Poi restò a osservare per ore, e vide la cosa che nessuno aveva notato. Mentre scorreva liberamente, il dito del medico era flesso verso l'alto; ogni volta che si attaccava, era improvvisamente flesso verso il basso, con evidente pressione muscolare. Provò lui stesso: premendo, il dito aderiva; senza premere, scivolava sempre. Alla domanda su quale fosse la ragione scientifica del fenomeno, il medico rispose che non lo sapeva e che bisognava chiederlo ai costruttori della macchina.
Da qui la domanda che Goodrich pose e alla quale nessuno gli rispose mai: quale intelligenza muove quel dito? Se lo fanno gli elettroni, allora gli elettroni sono intelligenze invisibili; e chiamare elettrone uno spirito familiare non ne cambia la natura.
Non si tenne il ragionamento per sé. Scrisse a Rutherford chiedendo di esporre le proprie ragioni sulla rivista, e il permesso, va detto, gli fu concesso. L'articolo, intitolato Ouija-Boards, Small and Large, uscì su The Golden Age del 5 marzo 1930, alle pagine 355-362.[1]
In apertura, però, il direttore Clayton J. Woodworth si premurò di prendere le distanze. Spiegò che la rivista era una specie di forum nel quale gli abbonati potevano esprimere le proprie convinzioni su quasi qualsiasi argomento, e promise ai critici di Goodrich la stessa cortesia, a due condizioni: che spiegassero, in termini comprensibili a una persona comune, che cosa facesse aderire o non aderire quel bottone, e che la replica non risultasse un tentativo di procurarsi pubblicità gratuita.
Confrontiamola, questa nota, con quella di cinque anni prima. Nell'aprile 1925 la direzione dichiarava di avere la massima fiducia in qualunque affermazione del dottor Gamble, e nello stesso fascicolo ne ospitava l'inserzione di vendita. Nel marzo 1930, davanti a chi solleva l'obiezione, la stessa direzione si defila dietro l'idea del forum aperto a tutti.
Il verdetto della scienza, pubblicato sulla rivista stessa
C'è però un aspetto dell'articolo di Goodrich che merita di essere sottolineato più di ogni altro, perché toglie all'organizzazione l'unica attenuante possibile, quella di non sapere.
Goodrich cita l'inchiesta condotta da Scientific American sui metodi di Abrams e ne riporta i passaggi decisivi.[2] Anticipa perfino l'obiezione dei lettori più diffidenti, immaginando chi dirà di non voler credere a nulla di quanto vi è pubblicato, e risponde con un ragionamento che regge ancora oggi: chi rifiuta quella fonte demolisce anche l'unico fondamento su cui l'E.R.A. dovrebbe poggiare, perché l'esistenza stessa degli elettroni la conosciamo soltanto da quegli scienziati.
Riporta poi l'osservazione centrale del comitato: la caratteristica notevole dell'E.R.A. è di essere stata accettata senza alcuna prova della sua verità di fondo. E cita Robert Millikan, il maggiore fisico americano nel campo dell'elettrone, che aveva esaminato l'apparecchio di Abrams e non vi aveva trovato alcun fondamento scientifico, precisando che le frequenze elettroniche reali sono miliardi di volte più alte di quelle impiegate nell'E.R.A., sicché l'aggettivo "elettronico" applicato a quel metodo è fuorviante e antiscientifico.[1]
Fermiamoci su questo.
Nel marzo 1930, sulle pagine stesse de L'Età dell'Oro, il verdetto scientifico sull'E.R.A. fu portato all'attenzione dei lettori, con nomi, citazioni e riferimenti verificabili. Non si tratta dunque di un'informazione che l'organizzazione avrebbe potuto ignorare per distrazione o per isolamento culturale. La pubblicò lei stessa.
E tirò dritto per altri ventitré anni.
La replica, e poi il silenzio
La risposta arrivò due mesi dopo, firmata da Mae J. Work, medico osteopata della Betel. La nota introduttiva di Woodworth chiudeva la questione con poche righe: la rivista era stata sollecitata a pubblicare l'articolo apparso nel numero 273, aveva chiesto al dottor Work di rispondere, e la risposta poneva fine alla controversia su quelle pagine (The Golden Age, 30 aprile 1930, pp. 483-488).
La condizione posta da Woodworth in marzo, cioè che i critici spiegassero in termini comprensibili il comportamento del bottone, non risulta soddisfatta. La controversia venne dichiarata chiusa lo stesso.
Goodrich non si arrese. All'inizio degli anni Quaranta, saputo che l'apparecchio era ancora in uso alla Betel, riprese a protestare, sostenendo che i suoi fratelli si stavano qualificando come ciarlatani e come persone dedite al demonismo. Questa volta l'organizzazione non gli concesse spazio: fu disassociato.
Trattieni per un momento questo dato, perché è il nodo della vicenda.
Un uomo viene espulso dalla congregazione, e quindi tagliato fuori da ogni rapporto con i suoi fratelli e in molti casi con la propria famiglia, per aver sostenuto che una certa pratica è ciarlataneria di natura spiritistica.[4] Vent'anni dopo, la stessa organizzazione dichiara ufficialmente che quella pratica è ciarlataneria di natura spiritistica.
Nessuna rettifica. Nessuna riabilitazione. Nessuna menzione del suo nome.
Goodrich, nel 1969, dovette scriversi il libro da solo: Demonism in the Watchtower.
La macchina che rispondeva sì e no
La parte più impressionante dell'articolo di Goodrich non riguarda la medicina. Riguarda l'uso che di quella macchina si faceva dentro il movimento.
Goodrich e la moglie furono invitati dal medico, in un giorno festivo, a studiare insieme l'intera questione. Ne uscirono tre ore di spiegazioni, che Goodrich riferisce nel dettaglio.
Il medico aveva ricevuto dai costruttori un "numero della verità", cioè la presunta frequenza vibratoria del vero. Con quel numero l'apparecchio diventava una tavoletta capace di rispondere sì e no a qualunque domanda. Il dito aderiva al bottone: sì. Il dito scivolava: no.
Gli usi che ne venivano fatti erano questi.
Un telegramma di un paziente fu sottoposto alla macchina per stabilire quali parole fossero vere e quali false, e l'assistente ripeté la prova ottenendo lo stesso risultato.
Quando all'apparecchio furono attribuite straordinarie proprietà terapeutiche nell'acqua di certe sorgenti, il medico fu consigliato di tenere segreta la scoperta fino a una certa data. L'esame successivo di documenti bancari rivelò che quella data coincideva con la scadenza di un'opzione sui terreni che contenevano le sorgenti. Convinto che consigli e scoperte venissero da Geova, il medico non rinnovò l'opzione. Alla macchina fu perfino sottoposta la mappa del terreno, per sapere quali porzioni vendere e a quali condizioni, quali edifici costruire, dove e con quali materiali.
Poi vennero i nomi. Alla macchina furono presentati i nomi di vari Studenti Biblici, perché indicasse quali di essi dovessero ricevere il segreto prima degli altri mortali. Luogo e momento fissati dall'oracolo per la comunicazione furono un congresso degli Studenti Biblici. Scendendo dall'autobus al congresso, racconta Goodrich, il medico si trovò davanti proprio uno degli indicati.
Esisteva anche un "numero dell'aspettativa", con cui si calcolava quanto si sarebbe vissuto. Il medico confidò di aver scoperto che l'aspettativa della maggioranza degli Studenti Biblici era di trentadue anni, e che la propria sarebbe diventata di trentuno il 15 ottobre.
C'era infine il commercio. Un praticante dell'E.R.A., anch'egli interessato all'opera dell'I.B.S.A., sosteneva di aver scoperto come caricare un quadratino di celluloide di potere curativo, e dalla macchina aveva appreso che era volontà di Geova venderlo a un dollaro esatto e non venderlo ad alcun prezzo a chi non fosse membro dell'I.B.S.A. Per le piastrine di alluminio, l'apparecchio avrebbe indicato chi prendere come socio in affari, a quale prezzo vendere e come dividere i profitti.
Goodrich confessa con vergogna di aver eseguito lui stesso il rituale: il quadratino nel palmo, il braccio teso verso un punto della bussola, un bicchiere d'acqua nell'altra mano, dieci soffi nell'acqua e poi bere. Si sentì, scrive, un buffone in una pantomima.
Non è più soltanto ciarlataneria medica. È un oracolo consultato per decisioni economiche, per selezionare membri del movimento e per fissare prezzi e percentuali di guadagno, il tutto presentato come volontà di Geova.
Tutto questo fu pubblicato su The Golden Age del 5 marzo 1930. E l'apparecchio restò in uso alla Betel per un altro decennio.
Note
[1] L'articolo di Goodrich è riprodotto integralmente in traduzione italiana nella pagina Ouija-Boards, Small and Large: l'articolo di Roy D. Goodrich. Le rivelazioni sull'uso oracolare dell'apparecchio all'interno del movimento sono raccolte nel riquadro "La macchina che rispondeva sì e no". ↑
[2] Goodrich rinvia a Scientific American, marzo 1924, p. 159 e seguenti. L'inchiesta del comitato uscì a puntate nel corso del 1924 e si concluse con un verdetto complessivo pubblicato più avanti nello stesso anno. ↑
[3] Robert Andrews Millikan (1868-1953), premio Nobel per la fisica nel 1923 per la misura della carica dell'elettrone. Goodrich, che ne aveva usato il manuale di fisica, ne discute il parere come testimonianza su un fatto materiale e non come argomento di autorità. ↑
[4] All'epoca dei fatti la procedura disciplinare non era ancora codificata nella forma odierna, con i comitati giudiziari e l'ostracismo formalizzato, introdotta all'inizio degli anni Cinquanta. L'allontanamento avveniva per via meno formalizzata, ma con effetti analoghi sulla vita di relazione della persona. La fonte che riferisce la vicenda di Goodrich (JW Research Journal, primavera 1966) usa il termine tecnico moderno; qui si è preferito parlare di espulsione dall'organizzazione. ↑
Che cosa resta di questa storia
Fonti
- The Golden Age, 25 febbraio 1925, pp. 332-334
- The Golden Age, vol. VI, n. 146, 22 aprile 1925: R. A. Gamble, Automatic Electronic Diagnosis, pp. 451-455, con nota redazionale a p. 451; inserzione pubblicitaria dell'Electronic Radio-Biola a p. 479
- The Golden Age, 17 novembre 1926, p. 113 (sul libro di W. F. Hudgings)
- The Golden Age, 13 novembre 1929, p. 107
- The Golden Age, vol. XI, n. 273, 5 marzo 1930, pp. 355-362: Roy D. Goodrich, Ouija-Boards, Small and Large, articolo di apertura, con nota introduttiva del direttore C. J. Woodworth (testo integrale in traduzione italiana)
- The Golden Age, vol. XI, n. 277, 30 aprile 1930, pp. 483-488: Mae J. Work, What Is E.R.A.?, articolo di apertura, con nota del direttore C. J. Woodworth (testo integrale in traduzione italiana)
- The Golden Age, 18 febbraio 1931, pp. 338-342
- La Torre di Guardia, 15 agosto 1953, p. 286
- Svegliatevi! (ed. inglese), 22 settembre 1953, pp. 17-23
- Svegliatevi!, 22 giugno 1963, pp. 12-15
- Svegliatevi!, 8 settembre 1963, pp. 8-11
- La Torre di Guardia, 1° dicembre 1963, pp. 725-729
- La Torre di Guardia, 15 novembre 1982, pp. 25-30
- Scientific American, marzo 1924, p. 159
- Scientific American, settembre 1924, Our Abrams Verdict
- Roy D. Goodrich, Demonism in the Watchtower, 1969
- JW Research Journal, primavera 1966, pp. 17-20




