Vai ai contenuti
I Testimoni di Geova -
      analisi critica di un culto
I Testimoni di Geova -
      analisi critica di un culto
I Testimoni di Geova -
      analisi critica di un culto
I Testimoni di Geova -
analisi critica di un culto

Le dottrine
Salta menù

LA MACCHINA CHE DIAGNOSTICAVA DAL NOME SCRITTO SU UN FOGLIO

L'Electronic Radio Biola e i trent'anni in cui la Watch Tower credette ad Albert Abrams


Inserzione dell'Electronic Radio-Biola su The Golden Age del 22 aprile 1925, pagina 479.

Chi ha letto la pagina sul cuscinetto radioattivo di Rutherford potrebbe pensare che si trattasse dell'errore in buona fede di un uomo malato, in un'epoca in cui il radio andava di moda. Sarebbe una lettura ragionevole, se quella storia fosse rimasta isolata.

Non lo rimase. Pochi anni dopo, la stessa rivista promosse e vendette ai propri lettori un apparecchio che avrebbe diagnosticato e curato qualunque malattia leggendo le vibrazioni del paziente. E questa volta non fu l'errore di un uomo: fu una scelta dell'organizzazione, che durò quasi trent'anni, che coinvolse i medici della sede centrale, e che costò l'espulsione al fratello che per primo ebbe il coraggio di dire che si trattava di ciarlataneria.

Il dottor Abrams e la sua scatola

Negli anni Venti Albert Abrams, medico di San Francisco, sosteneva di aver scoperto il principio universale della malattia. Ogni patologia, secondo lui, aveva una propria frequenza di vibrazione, e ogni farmaco possedeva la stessa radiazione della malattia che curava. I suoi apparecchi, l'oscilloclast e le cosiddette Electronic Reactions of Abrams, o E.R.A., erano in grado di leggere quella frequenza e di correggerla. Diagnosi e terapia in un unico strumento, per qualunque male esistente.

Il funzionamento, nella prima versione, era questo: l'apparecchio veniva collegato con un cordone metallico alla fronte di una persona sana, il cui addome veniva percosso e auscultato per ottenere la diagnosi dei disturbi del paziente, del quale bastava una goccia di sangue introdotta nella macchina. Non che il sangue fosse indispensabile, del resto: Abrams si professava capace di diagnosticare anche da un semplice campione di calligrafia.

Questa descrizione non l'ho presa da una fonte ostile. È la descrizione che ne diede Svegliatevi! del 22 giugno 1963, a pagina 12, quarant'anni dopo.

La Società Torre di Guardia, infatti, ci aveva creduto. Non tiepidamente e non per una stagione.

Il Biola, inventato da un TdG e venduto sulla rivista

Un TdG, il dottor R. A. Gamble, che nel 1921 aveva presieduto un'assemblea del movimento, mise a punto una propria versione dell'apparecchio, adatta all'uso domestico, e la chiamò Electronic Radio Biola, nome che secondo lui significava "vita rinnovata mediante onde radio o elettroni".

L'Età dell'Oro (The Golden Age) del 22 aprile 1925 gli aprì le porte con l'articolo di apertura, alle pagine 451-455, intitolato Automatic Electronic Diagnosis e firmato "Dr. R. A. Gamble, Dean of the Norfolk Electronic Institute".

Prima ancora di leggere una riga dell'articolo, il lettore incontrava però una nota della redazione, ed è da lì che bisogna partire.

DAL TESTO ORIGINALE
The Golden Age, 22 aprile 1925, p. 451, nota redazionale
«The Golden Age ha la massima fiducia in qualunque affermazione possa essere fatta dal dottor Gamble. Egli è ben noto a molti dei nostri lettori, e siamo certi che leggeranno questo importante articolo con grande interesse. Il Direttore.»

The Golden Age del 22 aprile 1925, pagina 451, articolo Automatic Electronic Diagnosis del dottor R. A. Gamble.
Cliccare per ingrandire

Teniamola presente, questa nota, perché smonta in partenza l'obiezione che si sente ripetere ogni volta che questi documenti vengono tirati fuori: che la rivista si limitasse a ospitare opinioni altrui senza farle proprie. Non è così. La direzione dichiara per iscritto di avere la massima fiducia in tutto quanto l'autore sta per affermare.

E che cosa afferma, l'autore? Si presenta come medico di vecchia scuola, con ventotto anni di pratica, gli ultimi dieci dedicati alle malattie croniche. Sostiene che la medicina corrente cura i sintomi anziché le cause, e cita a sostegno una stima secondo cui in Massachusetts quasi il quarantacinque per cento delle diagnosi preliminari si rivela in seguito errato. Poi arriva al punto.

DAL TESTO ORIGINALE
The Golden Age, 22 aprile 1925, pp. 453-454
«La malattia è vibrazione sbagliata. Da quanto si è detto finora, sarà evidente a tutti che qualunque malattia è semplicemente una condizione "fuori accordo" di qualche parte dell'organismo. In altre parole, la parte affetta, o il corpo, "vibra" più alto o più basso del normale...
Ho chiamato questa nuova scoperta, che credo farà epoca nella storia del trattamento delle malattie, e che sto annunciando in esclusiva su The Golden Age prima della sua pubblicazione generale altrove, l'Electronic Radio Biola, che significa vita rinnovata mediante onde radio o elettroni. Il Biola diagnostica e tratta automaticamente le malattie mediante vibrazioni elettroniche. La diagnosi è corretta al cento per cento, rendendo in questo campo un servizio migliore di quello del più esperto diagnosta, e senza alcun costo.»


The Golden Age del 22 aprile 1925, pagina 454, con la descrizione dell'Electronic Radio Biola.
Cliccare per ingrandire

Fermiamoci su due espressioni.

In esclusiva su The Golden Age prima della sua pubblicazione generale altrove. La rivista dei futuri TdG non riceve una notizia di seconda mano: viene scelta come sede del lancio mondiale del prodotto. È un rapporto privilegiato, non una svista redazionale.

La diagnosi è corretta al cento per cento. Non "promettente", non "meritevole di studio". Cento per cento, meglio del più esperto diagnosta.

Quanto al funzionamento, l'articolo lo descrive alle pagine successive: l'apparecchio andava collegato a una presa di terra, a un termosifone o simili, e a sua volta al corpo del paziente; le vibrazioni radio trasportate dalle correnti elettromagnetiche terrestri sarebbero entrate in risonanza con ogni vibrazione morbosa presente nel corpo, che l'apparecchio avrebbe catturato e conservato per poi restituirla al paziente e distruggere così la malattia che l'aveva prodotta. Il dispositivo di cattura, spiega Gamble, usava l'acqua come mezzo per intrappolare le vibrazioni della malattia.

Nella pratica, poi, l'operatore lavorava su un frammento di carta con il nome del paziente scritto sopra, introdotto nell'apparecchio, dal quale leggeva le oscillazioni elettroniche degli organi del malato.

La macchina come prova che il Regno sta arrivando

L'articolo si chiude con l'elenco dei cinque vantaggi del Biola: può essere usato dal malato stesso, si può abbinare a qualunque altro metodo di cura, è costruttivo fin dall'inizio del trattamento, è così semplice che chiunque può usarlo, e costa poco abbastanza da essere alla portata di ogni famiglia, anche la più povera.

E poi arriva la frase che, secondo me, è il documento più rivelatore di tutta questa storia.

DAL TESTO ORIGINALE
The Golden Age, 22 aprile 1925, p. 455
«Queste cose di per sé forniscono prova indubbia che stiamo entrando nell'Età dell'Oro, tanto attesa da tutti gli abitanti della terra, dove ciascuno avrà il desiderio del proprio cuore per la vita, la libertà e la felicità in condizioni perfette.»
The Golden Age del 22 aprile 1925, pagina 455, con la conclusione dell'articolo sul Biola.
Cliccare per ingrandire

Rileggila con calma.

Una scatola di legno con dentro un serbatoio d'acqua, venduta per corrispondenza, non viene presentata soltanto come un buon apparecchio medico. Viene presentata come prova indubbia che il Regno tanto atteso sta arrivando. Il nome della rivista, l'Età dell'Oro, e il nome della speranza escatologica del movimento sono la stessa cosa, e l'apparecchio del dottor Gamble ne diventa un segno.

Non era una svista di un collaboratore esterno. Era il cuore della predicazione applicato a un prodotto in vendita.

Trentacinque dollari, contanti con l'ordine

Nello stesso fascicolo, a pagina 479, i lettori trovavano l'inserzione per comprarlo.

Il testo prometteva l'ultima parola in fatto di macchine per il trattamento elettronico, a un prezzo alla portata di tutti. Un solo apparecchio poteva curare ogni membro della famiglia, in città come in campagna, e non richiedeva elettricità per funzionare, perché traeva la propria energia dalle correnti elettromagnetiche terrestri. Era indicato per indigestione nervosa, palpitazioni, stitichezza, mal di testa biliari, flatulenza, dolori dopo i pasti, gas, qualunque disturbo di stomaco, fegato e canale alimentare, e per tutte le malattie croniche.

Prezzo: 35 dollari, contanti all'ordine, consegna entro dieci giorni. Nel prezzo era compreso il BIO-DON, «la medicina che va con il BIOLA», in quantità sufficiente per un caso ordinario. Gli ordini andavano indirizzati alla Biola Manufacturing Co., 3237 Granby Street, Norfolk, Virginia.
Notiamo, senza aggiungere altro, che l'autore dell'articolo si presentava come preside del Norfolk Electronic Institute e che il produttore dell'apparecchio aveva sede a Norfolk.

Fermiamoci a considerare che cosa significasse tutto questo per un lettore del 1925. Trentacinque dollari erano una somma seria, all'incirca una settimana di salario per un operaio. Quel lettore li spendeva perché la rivista della sua organizzazione, quella che gli spiegava le profezie e gli diceva che cosa Dio pensasse del mondo, gli garantiva una diagnosi corretta al cento per cento e gli presentava l'acquisto come un segno dei tempi.

E l'apparecchio, per funzionare, non aveva nemmeno bisogno della corrente elettrica.

Il piccolo mondo intorno alla Betel

Il Biola non fu un episodio isolato neppure all'interno della rivista. Gli articoli favorevoli ai metodi di Abrams si susseguirono per anni: The Golden Age del 25 febbraio 1925, pp. 332-334; del 17 novembre 1926, p. 113; del 30 aprile 1930, pp. 483-488; del 18 febbraio 1931, pp. 338-342. E attorno alla sede centrale si formò una rete di operatori.

William F. Hudgings, direttore della People's Pulpit Association, una branca della Watch Tower, curava le malattie con l'E.R.A. in una casa a pochi passi dalla Betel, e scrisse un libro a sostegno di Abrams e della sua teoria dell'elettrone, recensito favorevolmente sulla rivista (The Golden Age, 17 novembre 1926, p. 113).

Mae J. Work, medico osteopata della Betel, usava quelle tecniche sui beteliti ancora negli anni Quaranta.

Mary Le Cocq trattava pazienti TdG nel proprio studio. Quando finì sotto processo per frode, Abrams in persona era stato chiamato a testimoniare in suo favore, ma morì il giorno prima della deposizione (Scientific American, marzo 1924, p. 159).

Rolin Jones, medico personale di Rutherford, aveva una clinica in Florida dove utilizzava la macchina, e numerosi funzionari della Società vi si recarono per farsi curare.

Secondo la testimonianza di Roy Goodrich, che vedremo tra poco, fu lo stesso Rutherford, all'inizio degli anni Venti, a incaricare i medici TdG che prestavano servizio alla Betel di recarsi a San Francisco per apprendere i metodi dell'E.R.A. direttamente da Abrams. Goodrich è parte in causa e la circostanza andrebbe verificata su fonti indipendenti; resta il fatto che nessuno, all'epoca, la smentì.

Chi lo disse per primo fu espulso

A questo punto entra in scena Roy D. Goodrich, ex insegnante di scienze, TdG, per anni sorvegliante presiedente. Otto anni di formazione scientifica proprio nelle materie in questione, come scriverà lui stesso.

Goodrich accompagnò la moglie, gravemente debilitata da oltre un anno, in una clinica elettronica di Abrams. Vide il medico chiederle di scrivere il proprio nome su un foglio, ritagliare il solo punto finale e depositarlo nella cavità dell'apparecchio. Vide la diagnosi procedere per mezzo di un bottone nero che il medico strofinava con il dito coperto da un fazzoletto: quando il dito aderiva, l'organo era malato; quando scivolava, non lo era.

Poi restò a osservare per ore, e vide la cosa che nessuno aveva notato. Mentre scorreva liberamente, il dito del medico era flesso verso l'alto; ogni volta che si attaccava, era improvvisamente flesso verso il basso, con evidente pressione muscolare. Provò lui stesso: premendo, il dito aderiva; senza premere, scivolava sempre. Alla domanda su quale fosse la ragione scientifica del fenomeno, il medico rispose che non lo sapeva e che bisognava chiederlo ai costruttori della macchina.

Da qui la domanda che Goodrich pose e alla quale nessuno gli rispose mai: quale intelligenza muove quel dito? Se lo fanno gli elettroni, allora gli elettroni sono intelligenze invisibili; e chiamare elettrone uno spirito familiare non ne cambia la natura.

Non si tenne il ragionamento per sé. Scrisse a Rutherford chiedendo di esporre le proprie ragioni sulla rivista, e il permesso, va detto, gli fu concesso. L'articolo, intitolato Ouija-Boards, Small and Large, uscì su The Golden Age del 5 marzo 1930, alle pagine 355-362.[1]

In apertura, però, il direttore Clayton J. Woodworth si premurò di prendere le distanze. Spiegò che la rivista era una specie di forum nel quale gli abbonati potevano esprimere le proprie convinzioni su quasi qualsiasi argomento, e promise ai critici di Goodrich la stessa cortesia, a due condizioni: che spiegassero, in termini comprensibili a una persona comune, che cosa facesse aderire o non aderire quel bottone, e che la replica non risultasse un tentativo di procurarsi pubblicità gratuita.

Confrontiamola, questa nota, con quella di cinque anni prima. Nell'aprile 1925 la direzione dichiarava di avere la massima fiducia in qualunque affermazione del dottor Gamble, e nello stesso fascicolo ne ospitava l'inserzione di vendita. Nel marzo 1930, davanti a chi solleva l'obiezione, la stessa direzione si defila dietro l'idea del forum aperto a tutti.

Il verdetto della scienza, pubblicato sulla rivista stessa

C'è però un aspetto dell'articolo di Goodrich che merita di essere sottolineato più di ogni altro, perché toglie all'organizzazione l'unica attenuante possibile, quella di non sapere.

Goodrich cita l'inchiesta condotta da Scientific American sui metodi di Abrams e ne riporta i passaggi decisivi.[2] Anticipa perfino l'obiezione dei lettori più diffidenti, immaginando chi dirà di non voler credere a nulla di quanto vi è pubblicato, e risponde con un ragionamento che regge ancora oggi: chi rifiuta quella fonte demolisce anche l'unico fondamento su cui l'E.R.A. dovrebbe poggiare, perché l'esistenza stessa degli elettroni la conosciamo soltanto da quegli scienziati.

Riporta poi l'osservazione centrale del comitato: la caratteristica notevole dell'E.R.A. è di essere stata accettata senza alcuna prova della sua verità di fondo. E cita Robert Millikan, il maggiore fisico americano nel campo dell'elettrone, che aveva esaminato l'apparecchio di Abrams e non vi aveva trovato alcun fondamento scientifico, precisando che le frequenze elettroniche reali sono miliardi di volte più alte di quelle impiegate nell'E.R.A., sicché l'aggettivo "elettronico" applicato a quel metodo è fuorviante e antiscientifico.[1]

Fermiamoci su questo.

Nel marzo 1930, sulle pagine stesse de L'Età dell'Oro, il verdetto scientifico sull'E.R.A. fu portato all'attenzione dei lettori, con nomi, citazioni e riferimenti verificabili. Non si tratta dunque di un'informazione che l'organizzazione avrebbe potuto ignorare per distrazione o per isolamento culturale. La pubblicò lei stessa.

E tirò dritto per altri ventitré anni.

La replica, e poi il silenzio

La risposta arrivò due mesi dopo, firmata da Mae J. Work, medico osteopata della Betel. La nota introduttiva di Woodworth chiudeva la questione con poche righe: la rivista era stata sollecitata a pubblicare l'articolo apparso nel numero 273, aveva chiesto al dottor Work di rispondere, e la risposta poneva fine alla controversia su quelle pagine (The Golden Age, 30 aprile 1930, pp. 483-488).

La condizione posta da Woodworth in marzo, cioè che i critici spiegassero in termini comprensibili il comportamento del bottone, non risulta soddisfatta. La controversia venne dichiarata chiusa lo stesso.

Goodrich non si arrese. All'inizio degli anni Quaranta, saputo che l'apparecchio era ancora in uso alla Betel, riprese a protestare, sostenendo che i suoi fratelli si stavano qualificando come ciarlatani e come persone dedite al demonismo. Questa volta l'organizzazione non gli concesse spazio: fu disassociato.

Trattieni per un momento questo dato, perché è il nodo della vicenda.

Un uomo viene espulso dalla congregazione, e quindi tagliato fuori da ogni rapporto con i suoi fratelli e in molti casi con la propria famiglia, per aver sostenuto che una certa pratica è ciarlataneria di natura spiritistica.[4] Vent'anni dopo, la stessa organizzazione dichiara ufficialmente che quella pratica è ciarlataneria di natura spiritistica.

Nessuna rettifica. Nessuna riabilitazione. Nessuna menzione del suo nome.

Goodrich, nel 1969, dovette scriversi il libro da solo: Demonism in the Watchtower.

La macchina che rispondeva sì e no

La parte più impressionante dell'articolo di Goodrich non riguarda la medicina. Riguarda l'uso che di quella macchina si faceva dentro il movimento.

Goodrich e la moglie furono invitati dal medico, in un giorno festivo, a studiare insieme l'intera questione. Ne uscirono tre ore di spiegazioni, che Goodrich riferisce nel dettaglio.

Il medico aveva ricevuto dai costruttori un "numero della verità", cioè la presunta frequenza vibratoria del vero. Con quel numero l'apparecchio diventava una tavoletta capace di rispondere sì e no a qualunque domanda. Il dito aderiva al bottone: sì. Il dito scivolava: no.

Gli usi che ne venivano fatti erano questi.

Un telegramma di un paziente fu sottoposto alla macchina per stabilire quali parole fossero vere e quali false, e l'assistente ripeté la prova ottenendo lo stesso risultato.

Quando all'apparecchio furono attribuite straordinarie proprietà terapeutiche nell'acqua di certe sorgenti, il medico fu consigliato di tenere segreta la scoperta fino a una certa data. L'esame successivo di documenti bancari rivelò che quella data coincideva con la scadenza di un'opzione sui terreni che contenevano le sorgenti. Convinto che consigli e scoperte venissero da Geova, il medico non rinnovò l'opzione. Alla macchina fu perfino sottoposta la mappa del terreno, per sapere quali porzioni vendere e a quali condizioni, quali edifici costruire, dove e con quali materiali.

Poi vennero i nomi. Alla macchina furono presentati i nomi di vari Studenti Biblici, perché indicasse quali di essi dovessero ricevere il segreto prima degli altri mortali. Luogo e momento fissati dall'oracolo per la comunicazione furono un congresso degli Studenti Biblici. Scendendo dall'autobus al congresso, racconta Goodrich, il medico si trovò davanti proprio uno degli indicati.

Esisteva anche un "numero dell'aspettativa", con cui si calcolava quanto si sarebbe vissuto. Il medico confidò di aver scoperto che l'aspettativa della maggioranza degli Studenti Biblici era di trentadue anni, e che la propria sarebbe diventata di trentuno il 15 ottobre.

C'era infine il commercio. Un praticante dell'E.R.A., anch'egli interessato all'opera dell'I.B.S.A., sosteneva di aver scoperto come caricare un quadratino di celluloide di potere curativo, e dalla macchina aveva appreso che era volontà di Geova venderlo a un dollaro esatto e non venderlo ad alcun prezzo a chi non fosse membro dell'I.B.S.A. Per le piastrine di alluminio, l'apparecchio avrebbe indicato chi prendere come socio in affari, a quale prezzo vendere e come dividere i profitti.

Goodrich confessa con vergogna di aver eseguito lui stesso il rituale: il quadratino nel palmo, il braccio teso verso un punto della bussola, un bicchiere d'acqua nell'altra mano, dieci soffi nell'acqua e poi bere. Si sentì, scrive, un buffone in una pantomima.

Non è più soltanto ciarlataneria medica. È un oracolo consultato per decisioni economiche, per selezionare membri del movimento e per fissare prezzi e percentuali di guadagno, il tutto presentato come volontà di Geova.

Tutto questo fu pubblicato su The Golden Age del 5 marzo 1930. E l'apparecchio restò in uso alla Betel per un altro decennio.


Note

[1] L'articolo di Goodrich è riprodotto integralmente in traduzione italiana nella pagina Ouija-Boards, Small and Large: l'articolo di Roy D. Goodrich. Le rivelazioni sull'uso oracolare dell'apparecchio all'interno del movimento sono raccolte nel riquadro "La macchina che rispondeva sì e no".

[2] Goodrich rinvia a Scientific American, marzo 1924, p. 159 e seguenti. L'inchiesta del comitato uscì a puntate nel corso del 1924 e si concluse con un verdetto complessivo pubblicato più avanti nello stesso anno.

[3] Robert Andrews Millikan (1868-1953), premio Nobel per la fisica nel 1923 per la misura della carica dell'elettrone. Goodrich, che ne aveva usato il manuale di fisica, ne discute il parere come testimonianza su un fatto materiale e non come argomento di autorità.

[4] All'epoca dei fatti la procedura disciplinare non era ancora codificata nella forma odierna, con i comitati giudiziari e l'ostracismo formalizzato, introdotta all'inizio degli anni Cinquanta. L'allontanamento avveniva per via meno formalizzata, ma con effetti analoghi sulla vita di relazione della persona. La fonte che riferisce la vicenda di Goodrich (JW Research Journal, primavera 1966) usa il termine tecnico moderno; qui si è preferito parlare di espulsione dall'organizzazione.



Vale la pena notare dove stavano, questi due articoli. Non erano trafiletti sepolti in fondo al fascicolo: erano l'articolo di apertura, annunciato come primo titolo in copertina. Il 5 marzo la copertina de L'Età dell'Oro recita Ouija-Boards; il 30 aprile recita What Is E.R.A.?. In entrambi i casi, più in basso, compare la conferenza radiofonica del giudice Rutherford trasmessa da WBBR.

E vale la pena notare anche chi firmava il fascicolo. Il colophon indica come editori Woodworth, Knorr & Martin, con Clayton J. Woodworth direttore, Robert J. Martin business manager e Nathan H. Knorr segretario e tesoriere. Il futuro terzo presidente della Watch Tower figurava fra i comproprietari della testata. Non significa che seguisse la linea redazionale, ma il suo nome sta stampato su quelle pagine.

C'è infine un dettaglio che dice più di molti commenti. Nello stesso numero del 30 aprile in cui Work difende l'E.R.A. dalle obiezioni di Goodrich, obiezioni fondate sull'inchiesta di Scientific American, la rivista pubblica a pagina 498 un articolo intitolato Cuccioli di tre giorni istruiscono Scientific American: si racconta di cuccioli che rifiutano il latte lasciato in una ciotola di alluminio, e si conclude osservando che a volte quei cuccioli sono più intelligenti di certi redattori.

La stessa rivista, nello stesso fascicolo, respingeva il verdetto scientifico e derideva la rivista che lo aveva emesso.

Che cosa resta di questa storia

Non resta il ridicolo, anche se il ridicolo abbonda. Resta una struttura di comportamento che si è ripetuta troppe volte per essere casuale.
L'organizzazione prende posizione su una materia di cui non ha competenza. La presenta ai fedeli non come opinione ma come indicazione autorevole, dentro un contesto in cui contraddirla significa contraddire Dio. Ignora per anni le prove contrarie disponibili a chiunque. Punisce chi le solleva dall'interno. Cambia posizione quando ormai non può più farne a meno. E cambia posizione in silenzio, senza nominare l'errore, senza nominare chi lo aveva visto per primo, senza chiedere scusa a nessuno.

Nel caso del Biola il prezzo lo pagarono Roy Goodrich, che perse la propria comunità, e un numero imprecisato di fedeli che spesero denaro e forse tempo prezioso affidandosi a una scatola con dentro un serbatoio d'acqua.

Il meccanismo, però, non è finito con l'oscilloclast. La domanda che questa vicenda lascia aperta non riguarda il 1925: riguarda ogni materia su cui, oggi, un TdG è chiamato a sostituire il proprio giudizio con quello dell'organizzazione. Compresa quella su cui, a differenza del Biola, non c'è modo di tornare indietro.


Un apparecchio radionico d'epoca. L'aspetto rassicurante di questi strumenti era parte essenziale della loro efficacia: nessun paziente avrebbe pagato trentacinque dollari per una scatola qualunque.



L'interno di un apparecchio radionico. Il brevetto proteggeva queste macchine da sguardi indiscreti; quando la Food and Drug Administration ne aprì due esemplari, vi trovò un avvolgimento elettrico simile a quello di un campanello di casa e un trasmettitore radio a onde corte.

Fonti

Fonti Watch Tower

  • The Golden Age, 25 febbraio 1925, pp. 332-334
  • The Golden Age, vol. VI, n. 146, 22 aprile 1925: R. A. Gamble, Automatic Electronic Diagnosis, pp. 451-455, con nota redazionale a p. 451; inserzione pubblicitaria dell'Electronic Radio-Biola a p. 479
  • The Golden Age, 17 novembre 1926, p. 113 (sul libro di W. F. Hudgings)
  • The Golden Age, 13 novembre 1929, p. 107
  • The Golden Age, vol. XI, n. 273, 5 marzo 1930, pp. 355-362: Roy D. Goodrich, Ouija-Boards, Small and Large, articolo di apertura, con nota introduttiva del direttore C. J. Woodworth (testo integrale in traduzione italiana)
  • The Golden Age, vol. XI, n. 277, 30 aprile 1930, pp. 483-488: Mae J. Work, What Is E.R.A.?, articolo di apertura, con nota del direttore C. J. Woodworth (testo integrale in traduzione italiana)
  • The Golden Age, 18 febbraio 1931, pp. 338-342
  • La Torre di Guardia, 15 agosto 1953, p. 286
  • Svegliatevi! (ed. inglese), 22 settembre 1953, pp. 17-23
  • Svegliatevi!, 22 giugno 1963, pp. 12-15
  • Svegliatevi!, 8 settembre 1963, pp. 8-11
  • La Torre di Guardia, 1° dicembre 1963, pp. 725-729
  • La Torre di Guardia, 15 novembre 1982, pp. 25-30

Altre fonti

  • Scientific American, marzo 1924, p. 159
  • Scientific American, settembre 1924, Our Abrams Verdict
  • Roy D. Goodrich, Demonism in the Watchtower, 1969
  • JW Research Journal, primavera 1966, pp. 17-20

Pagina collegata


 
   
       
Click sull'immagine per
accedere alla pubblicazione
Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo
dei Testimoni di Geova
© infotdgeova.it — Analisi critica e documentata dei Testimoni di Geova
Riproduzione consentita con citazione della fonte
Torna ai contenuti