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Le dottrine
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La Trinità spiegata a un Testimone di Geova: Gesù vero Dio e vero uomo


Appendice 1: Gesù vero Dio e vero uomo

di Mario Lo Menzo

Per cercare di capire meglio cosa si intende con il fatto che il figlio di Dio è "una sola persona con due nature", esaminiamo prima cosa questo non significa, ovvero cerchiamo di capire gli errori o eresie che si sono avute nel corso dei primi secoli:

Docetismo (Gesù solo spirito)

Gruppo eretico originatosi in seno alla Gnosi, che sosteneva l'apparenza (dal greco dokein = sembrare) del corpo di Gesù Cristo, quindi la sua incorporeità e impassibilità. Per estensione con questo termine si intendono anche altre correnti che, pur non appartenendo al movimento gnostico, ne condividevano gli aspetti essenziali (ad esempio i Marcioniti).

Gesù per loro era puro spirito e la sua natura umana solo apparente, una sorta di allucinazione ottica.

Ebionismo (Gesù solo carne, la volontà di Gesù è una sola, quella umana)

Gli ebioniti erano un gruppo giudeo-cristiano che consideravano Gesù un semplice uomo (anche se il messia atteso), negavano quindi la sua natura divina e la sua nascita verginale; per loro Cristo divenne il messia solo al momento del battesimo, quando lo Spirito Santo scese su di lui.

Apollinarismo (Gesù uomo senza anima, occupata dalla deità)

Apollinare di Laodicea (310-390 c.a) sosteneva che Gesù avesse un corpo e un'anima sensitiva (comune agli animali) ma non un'anima razionale (nous), che sarebbe stata sostituita dal Logos divino. Questo significava che Cristo non era pienamente uomo, poiché mancava della componente razionale umana, sostituita direttamente dalla divinità.

Adozionismo (Gesù adottato da Dio al battesimo)

Dottrina secondo la quale Gesù sarebbe nato uomo comune e sarebbe stato "adottato" come Figlio di Dio in un momento successivo della sua vita, generalmente identificato con il battesimo nel Giordano.

Monotelismo (la volontà di Gesù è una sola, quella divina)

Dottrina cristologica del VII secolo secondo la quale in Cristo, pur riconoscendo due nature (divina e umana), vi sarebbe una sola volontà (quella divina); condannata dal Concilio di Costantinopoli III (680-681).

Nestorianesimo (in Cristo vi sono due persone, divina e umana, unite moralmente)

Nestorio, patriarca di Costantinopoli (428-431), sosteneva che in Cristo vi fossero due persone distinte, una divina e una umana, unite tra loro solo moralmente o "per abitazione" (come in un tempio), negando quindi l'unione ipostatica delle due nature in un'unica persona. Per questo motivo si rifiutava di chiamare Maria "Theotokos" (Madre di Dio), preferendo "Christotokos" (Madre di Cristo).

Monofisismo (Cristo ha una sola natura, quella divina)

Eutiche (378-454 c.a) sosteneva che in Cristo, dopo l'incarnazione, vi fosse una sola natura (physis), risultante dalla fusione delle due nature (divina e umana), in cui la natura umana sarebbe stata assorbita da quella divina come una goccia d'acqua nel mare. Condannato dal Concilio di Calcedonia (451).

In contrapposizione a queste eresie, attribuiamo a Cristo la vera umanità, la vera deità, due volontà che comunicano tra loro, due nature (una umana ed una divina) ed un corpo reale fisico dotato di anima razionale come ognuno di noi.

L'unione ipostatica

L'unione in genere si divide in:

1) Unione accidentale: due o più cose che si uniscono senza formare una nuova sostanza, ma restando distinte (es. l'abito e la persona che lo indossa).

2) Unione sostanziale: due o più elementi che si uniscono per formare un'unica sostanza (es. l'anima e il corpo che formano l'uomo).

L'unione sostanziale a sua volta si divide in:

a) Unione personale semplice: due sostanze incomplete che, unendosi, formano un'unica persona (l'anima e il corpo che formano l'uomo).

b) Unione personale ipostatica: due nature complete, che restando integre, si uniscono in un'unica persona, la quale non deriva da questa unione ma preesiste ad essa. Questo è il caso esclusivo dell'incarnazione.

L'unione ipostatica si può dunque definire come: l'ammirabile unione della natura divina e della natura umana, nell'unica Persona del Verbo. Nel caso di Cristo, quindi, non è la persona che nasce dall'unione delle due nature (come avviene per l'anima e il corpo che formano l'uomo), ma è la Persona del Verbo, già preesistente, che assume la natura umana.

Dagli scritti del Nuovo Testamento si rivela come al medesimo Gesù sono attribuite le azioni proprie della natura divina come quelle proprie della natura umana: come Uomo è concepito, nasce, cresce, fatica, dorme, ha fame, si rattrista, sanguina, muore; come Dio è concepito per opera dello Spirito Santo, è chiamato "Figlio di Dio" e "unigenito Dio", sana gli infermi, risuscita i morti, cammina sulle acque, è servito dagli angeli, viene proclamato dal Padre come suo Figlio al Battesimo e alla Trasfigurazione, risuscita glorioso, sale al cielo, è chiamato "Dio" nel prologo di Giovanni e "vero Dio" nella prima lettera di Giovanni, e Tommaso lo chiama "mio Signore e mio Dio".

Dalla lettura di tutto il Vangelo, come dalle lettere di Paolo, vediamo in Gesù queste diverse qualità e azioni, proprie ora dell'una e ora dell'altra natura; il soggetto che le compie è sempre il medesimo: Gesù. Dunque le due nature, divina e umana, sono unite ma non confuse, nell'unica Persona del Verbo di Dio. L'unione non avviene nella natura, come se una natura unita all'altra fosse sostenuta da una terza natura, ma avviene nella Persona, cosicché nessuna delle due nature viene diminuita o distrutta, ma l'una e l'altra rimangono integre e non confuse, entrambe possedute dalla Persona del Verbo di Dio. Quindi non è il Verbo che si è cambiato in un Uomo, o una natura Umana che è diventata natura divina, ma è la natura umana che viene assunta dalla Persona del Verbo, il quale possiede già la Natura Divina.

Va notato che l'unione del Verbo con la natura umana non è una semplice unione morale e accidentale: l'unione ipostatica è fisico-sostanziale, in quanto la natura umana viene assunta personalmente dal Verbo, in modo da appartenere alla stessa Persona sostanzialmente, così che, una volta avvenuta, resta per sempre. La natura divina non subisce alcuna mutazione dalla natura umana: esse rimangono distinte, e la loro comunicazione avviene in modo razionale.

Due volontà e due operazioni

In Cristo ci sono due volontà distinte, ma concordi, e due operazioni. Nell'orazione del Getsemani, Gesù dice: "Non la MIA ma la TUA volontà si compia" (Luca 22,42); "Non come voglio Io, ma come vuoi TU" (Matteo 26,39). In un altro passo Gesù dice: "Sono disceso dal Cielo non per fare la MIA volontà, ma la volontà DI COLUI che mi ha mandato" (Giovanni 6,38). In tutti questi testi è chiara la distinzione delle due volontà: la volontà umana di Gesù, a cui ripugnano i patimenti e la morte, e la volontà divina, identica a quella del Padre, che il Verbo possiede insieme al Padre e allo Spirito Santo, e che vuole il suo sacrificio per la Redenzione del mondo. Ma in queste due volontà distinte non c'è opposizione: la volontà umana si uniforma sempre alla volontà divina, tanto che Egli può dire: "Faccio sempre le cose che gli piacciono" (Giovanni 8,29).

Atanasio disse: "Quando disse Padre se è possibile.., mostrò due volontà: una umana, che è della carne, e una divina che è di Dio".
Giovanni Damasceno: "...avere nel Cristo, come è consentaneo a due nature, duplici proprietà naturali delle due nature: cioè due naturali volontà, divina e umana; due naturali operazioni, divina e umana".

Da quanto detto si comprende in che senso Gesù possa essere chiamato creatura o servo di Dio: è vero che l'anima e il corpo di Gesù furono creati, ma Egli non è una creatura, è il Creatore. Se lo si può chiamare servo in senso lato, perché obbedendo assunse forma di servo sottomettendosi alla volontà del Padre, non lo si può intendere in senso stretto, perché il servo è persona estranea alla famiglia.

La Scrittura mostra che a Cristo si devono rendere onori divini di adorazione, perché adorando la sua natura umana si adora la Persona del Figlio, cui essa è unita ipostaticamente: "Ha dato al Figlio ogni giudizio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre" (Giovanni 5,23).

Policarpo diceva: "assolutamente nostra grazia e gloria, che adoriamo il Figlio di Dio fatto uomo."
Atanasio: "Noi non adoriamo nessuna creatura... ma adoriamo il Signore della Creatura, il Verbo di Dio Incarnato."

La comunicazione degli idiomi

Questa dottrina è rivolta contro i Nestoriani, che ammettevano in Cristo due persone, e contro gli Eutichiani, che, ammettendo un'unica natura, attribuivano a essa (e non alla Persona) ciò che è proprio dell'altra natura.

Idioma (dal greco idìon, "proprio") indica gli attributi o le proprietà che si possono predicare di una natura o di una persona. La comunicazione degli idiomi significa dunque che gli attributi della natura divina e quelli della natura umana di Cristo si possono predicare di Lui, essendo Egli una sola Persona. È dunque lecito dire: quest'Uomo è Dio; Dio è Uomo; Cristo è il Creatore ed è morto. Il termine "Creatore" si riferisce solo a Dio, ma il Verbo, essendo Dio, è anche Creatore; d'altra parte solo l'uomo può morire, ma il Cristo, che è Dio, possiede anche una natura umana con la quale ha sofferto la morte, per cui è esatto dire: "Dio è morto per noi."

Cirillo di Alessandria disse: "Sono diventate proprie del Verbo quelle cose che sono della umanità; e proprie della umanità, quelle cose che sono dello stesso Verbo."

Infine va precisato che la comunicazione tra la natura umana di Cristo e la sua natura divina è asimmetrica: è totale dall'umanità alla divinità, ma parziale dalla divinità (che è infinita) all'umanità (che è finita). Ne consegue che la consapevolezza di Gesù del proprio essere anche Dio fu progressiva e graduale, crebbe nel tempo: ecco spiegato perché egli ignorasse alcune cose proprie della deità, come il non conoscere il giorno e l'ora della fine del mondo, poiché in quanto uomo non poteva essere onnisciente, altrimenti sarebbe venuto meno il suo essere veramente uomo. Possiamo immaginare questa comunicazione come un imbuto rovesciato: mentre solo una parte dell'onniscienza di Dio giunge all'uomo, tutto ciò che l'uomo conosce attraverso i suoi sensi giunge a Dio.


Studio originariamente pubblicato da Mario Lo Menzo sul forum Infotdgeova e aggiornato qui.
 
   
       
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Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo
dei Testimoni di Geova
© infotdgeova.it — Analisi critica e documentata dei Testimoni di Geova
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