Vai ai contenuti
I Testimoni di Geova -
      analisi critica di un culto
I Testimoni di Geova -
      analisi critica di un culto
I Testimoni di Geova -
      analisi critica di un culto
I Testimoni di Geova -
analisi critica di un culto

Le dottrine
Salta menù


Natura, persona, generato e creato

La differenza tra generare e creare, dalla monolatria ebraica al monoteismo, fino all'eternità del Figlio

di Mario Lo Menzo

Bisogna accettare il semplice fatto che essere della natura del Padre, o avere la stessa sostanza del Padre, pone Cristo molto al di sopra del rango di semplice creatura: occorre quindi avere chiaro in mente la distinzione tra creato e generato.

Differenza tra natura e persona, tra creato e generato

Il Figlio, in quanto tale, essendo il primo e l'unico Figlio di Dio (primogenito e unigenito sono termini biblici), non poteva che essere generato dal Padre, quindi era Dio come lui, avendo entrambi natura divina.

Un Figlio non si crea, si genera, ed è esattamente della natura di chi lo genera. I testimoni di Geova, ogni volta che leggono la parola "Dio", pensano a Geova o Yahweh (come lo si voglia chiamare), ossia al Padre, ma questa non è una cosa da dare per scontata.

"Dio" non indica solo un nome comune dell'entità divina, ma richiama la natura di colui al quale questo titolo è applicato. Avviene lo stesso per la parola "uomo", che indica sia l'"essere umano" in generale come specie, sia la natura di ciascun individuo appartenente a questa specie: ognuno di noi è "uomo", il figlio naturale di un uomo è uomo anch'esso, ossia condivide la medesima natura di chi lo ha generato; la stessa cosa avviene per Dio Padre. Che Cristo sia "il Figlio di Dio" lo dice tutto il Nuovo Testamento: egli non è un figlio di Dio, egli è IL, l'unico Figlio, e il Padre stesso si scomodò per attestarlo davanti a molti testimoni, per ben due volte durante la vita terrena di Cristo:

Al battesimo:

LND Matteo 3:17 "ed ecco una voce dal cielo che disse: 'Questi è il mio amato Figlio, nel quale mi sono compiaciuto'."

Alla trasfigurazione:

LND Matteo 17:5 "Mentre egli parlava ancora, ecco una nuvola luminosa li adombrò, e si udì una voce dalla nuvola che diceva: 'Questi è il mio amato Figlio, in cui mi sono compiaciuto: ascoltatelo!'."

Anche l'autore di Ebrei lo sottolinea all'inizio della sua opera:

IEP Ebrei 1:1 "Dio, che nel tempo antico aveva parlato ai Padri nei profeti, in una successione e varietà di modi, 2 in questa fine dei tempi ha parlato a noi nel Figlio, che egli costituì sovrano padrone di tutte le cose e per mezzo del quale creò l'universo."

Vediamo altri passi:

2 Giovanni 1:3 "grazia, misericordia e pace saranno con noi da parte di Dio Padre e di Gesù Cristo, il Figlio del Padre, nella verità e nell'amore."

Da queste scritture e da molte altre viene rimarcata una cosa importantissima: Gesù è il Figlio unico di Dio Padre:

Giovanni 1:14 "E la Parola si è fatta carne ed ha abitato fra di noi, e noi abbiamo contemplato la sua gloria, come gloria dell'unigenito proceduto dal Padre, piena di grazia e di verità."

Giovanni 3:16 "Dio infatti ha tanto amato il mondo, che ha dato il Figlio suo Unigenito affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna."

Giovanni 3:18 "Chi crede in lui non viene condannato; chi non crede in lui è già condannato, perché non ha creduto nel nome del Figlio Unigenito di Dio."

1 Giovanni 4:9 "L'amore di Dio si è manifestato tra noi in questo: Dio ha inviato il suo Figlio unigenito nel mondo, affinché noi avessimo la vita per mezzo di lui."

Già il nome di "unigenito" (monogenês) ci indica che egli è l'unico generato (o l'unico del suo genere), ma qual è la natura di questo unigenito Figlio?

Giovanni 1:18 "Nessuno ha mai visto Dio; l'unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è colui che lo ha fatto conoscere."

Questa scrittura risponde alla nostra domanda: egli è Dio unico generato, Dio come lo è il Padre, dal quale procede per generazione appunto.

Nella letteratura giovannea questo titolo è oggetto di speciale interesse: ricorre infatti 25 volte nel vangelo, 22 nella prima lettera, 2 volte nella seconda lettera, e 1 volta nell'Apocalisse. Solo Giovanni inoltre fa dire a Gesù di essere Figlio di Dio (Gv 10,36), e solo gli scritti giovannei aggiungono al titolo "Figlio" il termine "monogenès, Unigenito" (Gv 1,14-18; 3,16-18; 1 Gv 4,9), che rivela una figliolanza speciale, unica. Infatti il termine viene applicato unicamente a Gesù e non è mai usato per altri uomini. Per l'evangelista, gli uomini sono i nati (téknoi) da Dio, ma solo Gesù è Figlio di Dio (yiòs). E scopo del suo vangelo è proprio di far credere che Gesù è il Figlio di Dio e così "avere la vita eterna nel suo nome" (Gv 20,30). Inoltre, poiché Gesù è il "Figlio di Dio" in senso unico, può dare ai credenti in lui "il potere di diventare figli di Dio" (Gv 1,12). Perciò in Giovanni il titolo "Figlio di Dio", dato a Gesù, manifesta la sua speciale dipendenza nei confronti di Dio Padre e la sua speciale funzione di rendere figli di Dio gli uomini.

Quando, dopo la resurrezione, egli scrisse "io salgo al Padre mio e Padre vostro", fece una distinzione importante tra la relazione che aveva lui col Padre e quella che avevano i suoi discepoli, i quali erano figli per adozione: se egli non avesse voluto sottolineare nulla, non avrebbe fatto questa importante distinzione, ma si sarebbe limitato a dire "salgo al Padre nostro".

Soffermatevi un attimo nel digerire questi concetti di natura e persona, perché ci saranno utili in seguito.

Bisogna capire inoltre che le scritture veterotestamentarie portate avanti dagli antitrinitari (e dai testimoni di Geova) per sostenere che "generato" e "creato" siano sinonimi, che poeticamente parlano della creazione come di generazione o parto (ad es. Salmo 90:2 o Giobbe 38:28), vanno prese per quello che sono: semplici allegorie poetiche, e non possono essere usate per descrivere termini in un'altra lingua di centinaia di anni dopo. Del resto, in quale stile letterario furono scritti i Salmi e in gran parte Giobbe? Non si usano forse stili poetici e metaforici? O vogliamo credere che l'Iddio Onnipotente partorisca montagne?

Purtroppo i testimoni di Geova non tengono conto dei secoli che passano dalla stesura di un libro ad un altro, e con disinvoltura, per sostenere le loro tesi, usano scritture createsi in un contesto particolare (quello dell'Antico Testamento), lontano mille anni, in una cultura diversa e soprattutto con persone che avevano una teologia diversa (quelle del Nuovo Testamento appunto).

Però a questo punto ci si trova nella difficoltà di far coesistere due dèi, uno il Padre e un altro il Figlio: come conciliare questa cosa col monoteismo? Prima di affrontare come hanno risolto il problema i trinitari, esaminiamo come rispondono i testimoni di Geova: per scusare l'esistenza di due dèi, i testimoni prendono spunto da quella che era la teologia primordiale mono-latrica ebraica (credenza in più dèi, ma adorazione di uno solo). Leggendo in Wikipedia il significato di enoteismo e monolatria si scopre quanto segue:

"L'Enoteismo (dal greco antico Ἑἶς θεός, "un solo dio") o Monolatria (dal greco μόνος, "unico", e λατρεία, "culto") è una forma di culto intermedia tra politeismo e monoteismo in cui viene venerata in particolar modo una singola divinità senza tuttavia negare l'esistenza di altri dèi accanto ad essa: non viene quindi negata l'esistenza di altre divinità, ma ne viene sottolineata l'inferiorità. I due termini differiscono nel fatto che nell'enoteismo, a differenza della monolatria, non è escluso che gli altri dei, per quanto inferiori, siano oggetto di forme di culto.
Si può intendere un'ulteriore divisione tra i due termini sul piano temporale. La monolatria si può anche considerare, ma non sempre, una fase iniziale del processo di una religione verso il monoteismo, come lo è stato per il culto di JHWH professato dall'ebraismo."

Infatti ci sono scritture dell'Antico Testamento che chiamano "dèi" (elohim) sia gli angeli che uomini potenti (i giudici), ma qualcosa non torna. Ad esempio la scrittura chiave di Isaia 43:10, tanto cara ai testimoni di Geova, e Isaia 44:6 dicono:

Isaia 43:10 (NRV) "I miei testimoni siete voi, dice il SIGNORE, voi, e il mio servo che io ho scelto, affinché voi lo sappiate, mi crediate, e riconosciate che io sono. Prima di me nessun Dio fu formato, e dopo di me, non ve ne sarà nessuno."

Isaia 44:6 "Così parla il SIGNORE, re d'Israele e suo salvatore, il SIGNORE degli eserciti: Io sono il primo e sono l'ultimo, e fuori di me non c'è Dio."

È interessante come suona Isaia 43:10 nella LXX, alla lettera: "Siate miei testimoni ed io testimone, dice il signore Dio, e il servo che io ho scelto, affinché conosciate e crediate e comprendiate che Io Sono. Prima di me non vi fu alcun Dio e dopo di me non ve ne sarà [alcuno]. Io sono Dio e non vi è Salvatore all'infuori di me."

Queste scritture sono inequivocabili: poteva esistere un altro chiamato "Dio" o "salvatore" accanto o fuori a Yahweh? No! Alcuni definiscono i TdG politeisti, ed essi cercano di scusare questa teologia in vari modi dicendo che Cristo è "Dio" nel senso di potente, o nel senso di rappresentante, ma quelle scritture sono chiare e smentiscono questa presa di posizione.

Dal momento che esistono entrambi i punti di vista in antitesi tra loro nell'Antico Testamento, l'unica soluzione è che gli ebrei ebbero dei cambiamenti di vedute nella loro storia, e gli scritti lo dimostrano chiaramente: si è passati dal "Dio degli dèi" (visione mono-latra) di Deuteronomio 10:17 al "solo ed unico Dio" (versione mono-teista) del Deutero-Isaia, e questo in centinaia di anni di evoluzione teologica. I TdG invece si sono fermati allo stadio arcaico della monolatria ebraica (evidentemente gli fa comodo per sostenere e mantenere le loro bizzarre tesi antitrinitarie), senza cogliere l'evoluzione che gli ebrei (e i loro scritti) hanno avuto nel tempo: questo non è monoteismo ma monolatria!

Nel Grande Lessico del Nuovo Testamento (da ora GLNT) a cura del Kittel (vol. IV pag. 404), è scritto: "Era impossibile per il pensiero rabbinico, che fossero figli di Dio", ed è anche il motivo per cui la LXX spesso scolorisce il testo ebraico originale in cui invece era attestata la fase monolatrica con degli elohim disseminati ovunque. Il testo del GLNT continua: "Talvolta anche certi esseri celesti sono chiamati nell'AT elohim. In tali casi, però, i LXX preferiscono deviare e parlare di angheloi (angeli), per evitare ogni apparenza di politeismo. Questa è solo una piccola parte della violenta lotta contro il politeismo e l'idolatria, che dal tempo del Deutero-Isaia è vigorosamente condotta nella letteratura apostolica, ellenistica e rabbinica" (op. cit. pag. 405). Come si vede, dèi fuori da YHWH, esplicitamente negati dal Deutero-Isaia, sono in odore di politeismo e dunque vengono evitati in modo progressivo.

Dalla monolatria al monoteismo

Vediamo ora cosa hanno fatto i traduttori della LXX (a partire dal IV secolo a.C.) quando hanno incontrato passi che definivano gli angeli come "figli di Dio", in Genesi 6:2,4; Giobbe 1:6; 2:1; 38:7. Per non creare problemi ai lettori ebrei di lingua greca, essi non tradussero questi passi nell'equivalente greco "hyioi tou theou" (figli di Dio), ma interpretarono con "angheloi" (angeli); perché fare questo se non ci fosse stata un'evoluzione nell'uso del termine "Dio" o "Figlio di Dio"? Se con il termine "Dio" e "Figlio di Dio" si indicava solo un rappresentante di YHWH o un essere creato da lui, che bisogno avevano i traduttori della LXX di interpretare quei passi?

Tornando alla parola "Dio" usata per "angeli", vediamo come si sono comportati in Salmo 8:5. LND (che si appoggia al testo ebraico masoretico): "Eppure tu lo hai fatto di poco inferiore a DIO [lett. "agli dèi"], e lo hai coronato di gloria e di onore." Lascio immaginare a voi come hanno tradotto quelli della LXX. Ebbene sì! Lo vediamo anche nel parallelo di Ebrei 2:7 (come sappiamo, gli scrittori del NT leggevano l'Antico Testamento quasi sempre dalla LXX): "Tu lo hai fatto di poco inferiore agli angeli; lo hai coronato di gloria e d'onore."

I giudei contemporanei di Cristo

A parte la LXX (lontana comunque diversi secoli dalla stesura del testo ebraico originale), è interessante notare quale era il pensiero dei giudei contemporanei di Cristo riguardo le parole "Dio" e "figlio di Dio", perché ci dovrebbe interessare quale era la loro teologia in merito. Cristo nacque proprio in quel periodo storico e i suoi discepoli avevano quel tipo di teologia: ecco perché conoscere come loro interpretavano certi termini ci sarà d'aiuto per comprendere cosa capivano i discepoli di Gesù quando egli stesso faceva suoi determinati termini.

Come interpretavano il fatto, ad esempio, che egli stesso si autodefiniva "IL figlio di Dio"?

1) Giovanni 5:16-18: "16 Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva queste cose di sabato. 17 Ma Gesù rispose loro: 'Mio Padre è all'opera fino ad ora ed anch'io sono all'opera'. 18 Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non solo violava il sabato, ma diceva che Dio era suo Padre, facendo se stesso uguale a Dio."

2) Giovanni 19:7-8: "7 Gli risposero i Giudei: 'Noi abbiamo una legge e secondo la legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio'. 8 Quando sentì questo discorso, Pilato fu preso ancor più dalla paura."

3) Giovanni 10:30-36: "30 Io e il Padre siamo uno. 31 I Giudei raccolsero di nuovo delle pietre per lapidarlo. 32 Gesù rispose loro: 'Vi ho mostrato molte opere buone da parte del Padre. Per quale di queste opere mi lapidate?'. 33 Gli risposero i Giudei: 'Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per una bestemmia: perché tu che sei uomo, ti fai Dio'. 34 Rispose loro Gesù: 'Non è scritto nella vostra legge: Io ho detto: siete dèi? 35 Se ha detto dèi coloro cui fu rivolta la parola di Dio, e la Scrittura non si può abolire, 36 a colui che il Padre ha santificato e ha mandato nel mondo voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Io sono Figlio di Dio?'."

Come abbiamo notato, chiamare Dio suo Padre o definirsi "figlio di Dio" equivaleva per loro a "farsi uguale a Dio": essi comprendevano molto bene cosa era insito nella parola "figlio" e cosa voleva sottintendere Gesù con quel termine. Di fatto, usare i termini "Dio" o "figlio di Dio" nel senso di rappresentante o essere potente non apparteneva più agli ebrei; essi, ascoltando quelle parole, giunsero all'ovvia conclusione che se Dio era suo Padre ed egli era Figlio di Dio, allora anche lui era "Dio" (nel senso che possedeva per natura la divinità, non che fosse il Padre!), proprio come suo Padre. Questa era l'interpretazione dei giudei contemporanei di Gesù, e questo smentisce le ipotesi che gli ebrei contemporanei di Cristo non conoscessero le implicazioni ontologiche dei termini "Dio" e "Figlio di Dio".

(L'ontologia, una delle branche fondamentali della filosofia, è lo studio dell'essere in quanto tale, nonché delle sue categorie fondamentali. Il termine deriva dal greco òntos (genitivo singolare del participio presente di èinai, il verbo essere) più lògos, letteralmente "discorso sull'essere".)

Concetto di natura, eternità, creatura e creatore

Bisogna comprendere come "l'essere per natura Dio" debba significare che Cristo abbia le stesse caratteristiche o peculiarità del Padre, come l'essere umano ha delle caratteristiche che lo contraddistinguono in quanto uomo; ed è per questo che bisogna concentrarsi sul concetto dell'eternità di Dio.

Dio è eterno e quindi è un'altra cosa rispetto a ciò che è temporale: Colossesi 1:16, parlando di Cristo, dice "TUTTO è venuto all'esistenza per mezzo di lui e per lui". "Tutto" traduce il greco "ta panta", che alla lettera significa appunto "il tutto", ovvero tutta la creazione, nulla escluso. Quindi egli è al di fuori del "tutto" ciò che è stato creato, tempo e spazio inclusi.

I testimoni di Geova obiettano dicendo che quel "tutto" è relativo, perché per assurdo quel "tutto" avrebbe dovuto includere ad esempio il Padre, cosa di per sé assurda. Fanno di tutto per sminuire quello che nel testo greco non esiste ed arrivano ad inserire tra parentesi quadre "Altre" (la nuova TNM ha addirittura tolto le parentesi, in questo modo il lettore sprovveduto crede che la parola sia parte del testo originale):

Colossesi 1:16 TNM:
"16 perché per mezzo di lui tutte le [altre] cose furono create nei cieli e sulla terra, le cose visibili e le cose invisibili, siano essi troni o signorie o governi o autorità. Tutte le [altre] cose sono state create per mezzo di lui e per lui. 17 Ed egli è prima di tutte le [altre] cose e per mezzo di lui tutte le [altre] cose furono fatte esistere, 18 ed egli è il capo del corpo, la congregazione. Egli è il principio, il primogenito dai morti, affinché divenga colui che è primo in tutte le cose; 19 poiché [Dio] ritenne bene di far dimorare in lui tutta la pienezza, 20 e per mezzo di lui riconciliare di nuovo con sé tutte le [altre] cose facendo la pace mediante il sangue [che egli sparse] sul palo di tortura, siano esse le cose sulla terra o le cose nei cieli"

Nella nota in calce della nuova TNM (ed. 2017) che potete leggere qui: jw.org, Colossesi 1, viene scritto:

"tutte le altre cose"
Alla lettera il testo greco qui direbbe "tutte le cose" (Kingdom Interlinear). Tuttavia questa resa potrebbe dare l'idea che Gesù non fosse una creatura ma il Creatore stesso. Questa idea però sarebbe in contrasto con il resto della Bibbia, compreso il versetto precedente, in cui Gesù è chiamato "il primogenito di tutta la creazione" (Col 1:15; confronta Ri 3:14, dove Gesù viene definito "il principio della creazione di Dio"). Inoltre in alcuni contesti il termine greco che di solito significa "ogni", "tutto", "tutti" può avere il senso di "ogni altro" o "tutti gli altri", come ad esempio in Lu 13:2; 21:29 e Flp 2:21. Questo è coerente con l'insegnamento ispirato di Paolo che si trova in 1Co 15:27: "Dio infatti 'ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi' [cioè di Cristo]. Ma quando viene detto che ogni cosa gli è stata sottoposta, chiaramente è escluso colui che gli ha sottoposto ogni cosa". Pertanto sia gli insegnamenti biblici nel loro complesso sia l'attestata sfumatura di significato del termine greco usato qui confermano la resa "tutte le altre cose".

Un errore gravissimo che fa il Corpo Direttivo è quello di anteporre le proprie dottrine (nello specifico che Gesù sia il primo creato da Dio) a quello che dice il testo biblico: siccome il testo greco senza "altre" può dare l'idea che Cristo sia il creatore e non creatura (interessante che lo ammettono tranquillamente loro stessi, dandosi la zappa sui piedi da soli: stanno ammettendo che chi legge il testo così come è scritto in originale capisce che Gesù è creatore e non creatura), allora aggiungono ciò che nel testo greco originale non c'è, così lo armonizzano non con la Bibbia, ma con la loro dottrina precostituita. Questo si chiama preconcetto dottrinale.

Il fatto che citano 1 Co 15:27, dove il Figlio si sottomette al Padre, non c'entra nulla con il suo essere creatore, ma al limite ha a che fare con il suo ruolo (lo vedremo più avanti), esattamente come un figlio umano che si sottomette a suo padre o al suo re non lo rende meno umano di questi. Per quanto riguarda Colossesi 1:15 e Rivelazione 3:14 ne parleremo nel dettaglio più avanti.

Inserendo arbitrariamente questo termine si fa credere al lettore che Cristo stesso sia una creazione, ma i TdG dimenticano che la parola "altre" esiste in greco, anzi ne esistono tre! Sono allos, loipas, ed eteros: ad esempio nella famosa scrittura di Giovanni 10:16, che i TdG conoscono a memoria, è scritto "Ed ho altre pecore" dal greco "kai allos probata"; oppure LND 2 Corinti 12:13 "In che cosa infatti siete stati da meno delle altre chiese" (dal greco loipas ekklesias); NRV 1 Corinti 11:34 "Quanto alle altre (loipas) cose, le regolerò quando verrò"; oppure NRV Efesini 3:5 "Nelle altre epoche" (greco ho eterais genetais).

Loro asseriscono che spessissimo "altre" è assente dalla scrittura, e ci sono traduzioni che lo inseriscono in base al contesto, ma se si esaminano bene quegli esempi si scopre che la presenza della parola o la sua assenza non altera il testo, mentre in tutti i casi che ho citato il testo viene alterato a partire proprio da Colossesi citata sopra. Se io scrivo "I testimoni e i gatti sono delle creature" è profondamente diverso dallo scrivere "i testimoni e gli altri gatti sono delle creature": nel primo caso i testimoni si distinguono dai gatti, anche se entrambi sono creature; nel secondo caso invece dico che anche i testimoni sono gatti! Spero che con questo esempio abbia chiarito meglio cosa implica inserire "altre" in Colossesi.

Se tale termine era così importante da stravolgere il senso del passo in questione, credete che Paolo non lo avrebbe inserito? Comunque questa obiezione si può smontare in due maniere.

1) Dicendo "per mezzo" o "tramite" è escluso il Padre: nella frase è sottinteso il Padre che sta come oggetto dalla parte di chi "usa" il Figlio per il tutto (ta panta) ciò che viene creato, e questo Figlio è l'artefice di "tutta la creazione", nessuna esclusa, quindi l'obiezione non ha senso. Inoltre sono sottintese "le cose": si sta parlando di TUTTA la creazione, non della sola creazione fatta tramite Cristo, come se ce ne fosse stata altra. Questo passo va inoltre armonizzato con un altro, forse più importante, scritto qualche decennio dopo.

2) Giovanni 1:3, testo greco (Nestle-Aland/UBS): Πάντα δι' αὐτοῦ ἐγένετο, καὶ χωρὶς αὐτοῦ ἐγένετο οὐδὲ ἕν. ὃ γέγονεν. Traduzione letterale fluida: "Tutte le cose vennero all'esistenza per mezzo di lui, e senza di lui non venne all'esistenza neppure una sola cosa di ciò che è stato fatto."

Con questa scrittura Giovanni chiarisce il punto: "ogni cosa fatta" (ἐγένετο, dal greco ginomai = ciò che viene all'essere, chi viene all'esistenza; si usa per persone, Romani 1:3; per cose, Matteo 21:19; per eventi che iniziano, Marco 4:37; ma soprattutto per cose create, come questi stessi versetti che stiamo esaminando) è venuta ad esistere tramite Cristo, quindi per logica Cristo non può essere una cosa creata!

Il passo non dice "non fu fatto nulla di ciò che è stato fatto da lui", ma rimane generico: nulla di ciò che è creato (o ha avuto un inizio), è venuto ad esistere senza Cristo. Quale paradosso si crea ipotizzando che il logos sia creatura e non creatore? Se "neppure una cosa fu fatta" di quello che è creato, senza il Logos, anche il Logos, se è creatura, deve essere fatto dal Logos!

Trovo importante ripeterlo perché questa scrittura è un po' la chiave di volta per capire chi e cosa è Cristo. Il Credo Niceno a proposito del Figlio dice: "generato dal Padre prima di tutti i secoli" (greco: γεννηθέντα ἐκ τοῦ Πατρὸς πρὸ πάντων τῶν αἰώνων, gennēthenta ek tou Patros pro pantōn tōn aiōnōn). Con sorpresa dei TdG, questa espressione è stata ricavata dalla scrittura stessa:

NRV 1 Corinti 2:6-8 "6 Tuttavia, a quelli tra di voi che sono maturi esponiamo una sapienza, però non una sapienza di questo mondo né dei dominatori di questo mondo, i quali stanno per essere annientati; 7 ma esponiamo la sapienza di Dio misteriosa e nascosta, che Dio aveva prima dei secoli (pro ton aionon) predestinata a nostra gloria 8 e che nessuno dei dominatori di questo mondo ha conosciuta; perché, se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria."

L'espressione "prima di tutti i secoli" traduce il greco "pro ton aionon"; per i niceni corrispondeva a "dall'eternità": infatti "prima dei secoli" poteva essere tradotto anche con "prima dei tempi", e prima dei tempi il tempo non esiste, vi è appunto l'eternità. Chi fosse questa "sapienza divina" che Dio (Padre) aveva prima dei tempi, questo "sacro mistero", è cosa scontata, non è vero? Il "Signore della gloria crocifisso" è ovviamente il Figlio: IEP 1 Corinti 1:24 "ma per i chiamati, sia Giudei sia Greci, è Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio."; Colossesi 1:26-27 "il mistero che, nascosto ai secoli eterni e alle generazioni passate, ora è svelato ai suoi santi. A questi Dio volle far conoscere quale fosse la splendida ricchezza di questo mistero tra i gentili: Cristo in noi, la speranza della gloria."

Un lettore attento avrà comunque notato che tra le due frasi (quella di 1 Corinti 2:7 e quella del Credo Niceno) vi è l'aggiunta di panton (tutti): 1 Corinti 2:7 ha "pro ton aionon", "prima dei secoli"; il Credo Niceno ha "pro panton ton aionon", "prima di tutti i secoli".

È una sottigliezza che non cambia il senso di quanto stiamo dicendo, ma questa aggiunta è comunque biblica: è contenuta nella dossologia finale della Lettera di Giuda (versetti 24-25), che costituisce un unico, solenne periodo sintattico. Ecco il testo greco critico (Nestle-Aland/NA28) e la traduzione letterale:

Giuda 24-25 (NA28): Τῷ δὲ δυναμένῳ φυλάξαι ὑμᾶς ἀπταίστους καὶ στῆσαι κατενώπιον τῆς δόξης αὐτοῦ ἀμώμους ἐν ἀγαλλιάσει, μόνῳ θεῷ σωτῆρι ἡμῶν διὰ Ἰησοῦ Χριστοῦ τοῦ κυρίου ἡμῶν δόξα μεγαλωσύνη κράτος καὶ ἐξουσία πρὸ παντὸς τοῦ αἰῶνος καὶ νῦν καὶ εἰς πάντας τοὺς αἰῶνας· ἀμήν.

Traduzione letterale: "A colui che può custodirvi irreprensibili da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria irreprensibili nell'esultanza, all'unico Dio, nostro Salvatore tramite Gesù Cristo nostro Signore, siano gloria, maestà, forza e potere prima di ogni tempo, e ora, e per tutti i secoli. Amen."

La particolarità di questo versetto sta nella sua formulazione dell'eternità, che abbraccia passato, presente e futuro in un'unica campata temporale: passato eterno (la preesistenza), πρὸ παντὸς τοῦ αἰῶνος (prò pantòs tou aiōnos), "prima di ogni tempo" o "prima di tutti i secoli"; presente storico, καὶ νῦν (kai nyn), "e ora"; futuro eterno, καὶ εἰς πάντας τοὺς αἰῶνας (kai eis pantas tous aiōnas), "e per tutti i secoli".

È l'unica dossologia del Nuovo Testamento che attribuisce esplicitamente la gloria a Dio tramite il Figlio, risalendo all'eternità antecedente alla creazione: se il Figlio non fosse stato presente "prima di tutti i secoli", il Padre non avrebbe avuto tale gloria in quel momento. Se la gloria viene resa a Dio per mezzo di Gesù Cristo anche "prima di ogni tempo", Gesù Cristo non può essere un prodotto del tempo o della storia: la sua funzione mediatrice sussisteva già nell'eternità antecedente alla creazione.

Questa costruzione di Giuda è unica per il modo in cui applica la mediazione eterna di Cristo, ma si coordina perfettamente con altre strutture del Nuovo Testamento. Colossesi 1:17, come attributo diretto: καὶ αὐτός ἐστιν πρὸ πάντων (kai autos estin pro pantōn), "Egli è prima di ogni cosa" (qui la preesistenza è attribuita direttamente al soggetto "Egli"). Giovanni 1:1, come dimensione temporale: Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος (En archē ēn ho logos), "In principio era il Logos" (l'uso dell'imperfetto ēn indica un'esistenza già in atto "all'inizio").

Ebrei 1:2 aggiunge che Dio, per mezzo del Figlio, "ha fatto anche i secoli" (τοὺς αἰῶνας): di nuovo, il Figlio deve esistere prima del tempo che egli stesso ha creato. In Ebrei, e nel greco giudaico-ellenistico, il plurale οἱ αἰῶνες (i secoli) assume un significato sia temporale sia spaziale: indica l'insieme delle ere storiche e del mondo creato (cfr. Ebrei 11:3, "per fede comprendiamo che i mondi/secoli, τοὺς αἰῶνας, sono stati formati dalla parola di Dio").

La Bibbia di Gerusalemme, punto di riferimento per l'analisi esegetica in ambito cattolico, inserisce una nota esplicativa molto chiara a Ebrei 1:2: "'Il mondo': il greco ha 'i secoli' (aiōnes). Sotto l'influenza dell'ebraico 'ōlām, il termine greco nel giudaismo tardivo è passato a designare non più soltanto la durata del tempo, ma l'universo creato nella sua totalità di spazio e di tempo (cfr. Eb 11,3)."

Le edizioni protestanti da studio della Nuova Riveduta, che nel testo principale traducono con "l'universo", usano la nota a piè di pagina per ripristinare la trasparenza del testo originale, a Ebrei 1:2: "L'universo: letteralmente 'i secoli' (aiōnas). Espressione ebraizzante per indicare la creazione tutta quanta, concepita nella sua estensione temporale e spaziale."

Anche la Bibbia TOB, curata da un'équipe di studiosi cattolici, protestanti e ortodossi, offre una nota sintetica e filologicamente precisa a Ebrei 1:2: "'I mondi': il greco dice 'i secoli'. In conformità all'uso dell'aramaico e dell'ebraico del I secolo, il plurale 'i secoli' designa il mondo o l'universo creato dentro il flusso del tempo."

Pur senza la geometria quadridimensionale della fisica moderna, dunque, i primi cristiani avevano già superato la visione statica del cosmo, cogliendo che l'universo creato è un'unica, dinamica realtà spazio-temporale.

Spazio, tempo, eternità, immutabilità

Riassumendo: se il logos in principio già esisteva e nulla senza di lui è stato fatto (riguardo alla creazione), questo vuol dire che egli è altro rispetto ad essa, ed è anteriore al tempo da lui stesso creato. Ma se uno si trova prima del tempo, allora dove si pone? In una dimensione dove il tempo non esiste, ovvero nella stessa dimensione di Dio Padre, ovvero nell'eternità: ecco perché di Gesù è detto che "è generato dall'eternità", che è coeterno al Padre e allo Spirito Santo.

I TdG confondono la natura angelica con quella di Dio, ma questo non è possibile: se usassero un po' di logica capirebbero che, essendo gli angeli parte di quel "tutto ciò che è nei cieli" che è stato creato per mezzo del Figlio, ovviamente essi non possono essere della stessa natura di chi li crea. Proprio questa differenza è fondamentale: ciò che si genera riceve un passaggio di natura, ciò che si crea si porta all'esistenza dal nulla. Tutto Ebrei capitolo uno è stato scritto per smentire chi voleva far appartenere Cristo al genere angelico.

Torniamo ora al discorso temporale: Salmo 102:25-28 "25 Io dico: 'Mio Dio, non mi rapire alla metà dei miei giorni. I tuoi anni si protraggono per generazione e generazione. 26 All'inizio tu fondasti la terra e opera delle tue mani furono i cieli. 27 Essi periranno, ma tu rimarrai; tutti loro si logoreranno come una veste, come un abito tu li muterai ed essi saranno mutati. 28 Ma tu sei sempre lo stesso e i tuoi anni non verranno mai meno.'"; Malachia 3:6 "Poiché io, il SIGNORE, non cambio"; Giacomo 1:17 "ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall'alto e discendono dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c'è variazione né ombra di mutamento".

Quindi non è possibile che ci sia stato un tempo in cui il Padre sia mutato generando il Figlio, o un tempo in cui non fosse stato Padre, anche perché del Figlio è detto: "Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno" (Ebrei 13:8); ancora: "come un mantello li avvolgerai e saranno cambiati; ma tu non cambi, e i tuoi anni non avranno mai fine" (Ebrei 1:12). Notate l'interscambiabilità tra Yahweh e Cristo a proposito di queste scritture. Come abbiamo visto, sia il Padre che il Figlio sono immutabili, quindi non potevano trasmettere parte della propria natura in nessun tempo.

Prendendo in prestito le parole di un mio amico: "La 'mutabilità' implica la presenza del tempo, perché per essere prima qualcosa e poi qualcos'altro, deve per l'appunto essere trascorso del tempo. Ma giungiamo così all'assurdo di dover affermare che Dio ha qualcosa che lo sovrasta, cioè il tempo, di cui è prigioniero, qualcosa che non avrebbe creato, e che è sopra di lui. Al contrario, come è noto a chiunque abbia frequentato un liceo e conosca la relatività generale, il tempo non è un concetto astratto, con buona pace di Leopardi che pensava non esistesse, bensì è qualcosa indissolubilmente legato allo spazio, e non si dà uno senza l'altro. Se Dio ha creato lo spazio, deve aver creato anche il tempo. Ma, se Dio ha creato il tempo, ne è fuori, e, se ne è fuori, non muta."

Quindi Cristo non può essere stato generato dal Padre nel tempo o con il tempo, altrimenti il Padre sarebbe mutato generando il Figlio: l'unica spiegazione ragionevole è esposta nella dottrina trinitaria, "Cristo è generato dall'eternità" (ci arrivarono per primi Clemente e Origene), ossia da sempre e per sempre. La natura divina è eterna, ovvero è al di fuori del tempo e dello spazio; Dio "è" in una dimensione eterna, il suo stesso nome lo indica: "Colui che è". Quindi anche Cristo, insieme al Padre, essendo della medesima natura, è al di fuori del tempo e dello spazio (che lui stesso creò nel principio).

Clemente (II sec. d.C., pochi anni dopo la morte dell'ultimo apostolo) nella sua opera gli Stromati dice: "Il Presbiterio spiegò il significato di 'dal principio', dicendo che il principio della generazione non è separato dal principio del Creatore, perché quando egli dice 'quel che fu dal principio' egli intende parlare della generazione senza principio del Figlio, il quale è coesistente col Padre".

Un autore anonimo dello stesso periodo, nella Lettera a Diogneto, aggiunse: "Egli mandò il Verbo come sua grazia, perché si manifestasse al mondo. Disprezzato dal popolo, annunziato dagli apostoli, fu creduto dai pagani. Egli fin dal principio apparve nuovo ed era antico, e ognora diviene nuovo nei cuori dei fedeli. Egli eterno, in eterno viene considerato Figlio" (Lettera a Diogneto 11:3-5, ca 160 d.C.).

Origene, pochi anni dopo, aggiunse: "Noi non diciamo, come ritengono gli eretici, che il Figlio è creato dal nulla dal Padre, in modo che ci fu un tempo in cui Egli non era, ma escludendo dall'invisibile e dall'immateriale ogni rappresentazione sensibile, noi diciamo che il Verbo, la Sapienza, è generato senza alcuna reazione corporale, precisamente come la volontà procede dall'intelletto. Come la luce non potrebbe esistere senza lo splendore, similmente non si può concepire il Figlio senza il Padre. Come si può dunque dire che ci fu un tempo in cui il Figlio non era? Equivale a dire che ci fu un tempo in cui non era la verità, in cui non era la sapienza, in cui non era la vita, perché queste perfezioni appartengono all'essenza di Dio e non sono separabili dalla sua sostanza." (cf. De Principiis, libro IV, 28.)

Tertulliano aggiunse: "Così ciò che è partito da Dio è Dio e Figlio di Dio, e un Dio unico entrambi: secondo nell'ordine, costituì numero per grado, non per condizione, e dalla matrice non si distaccò, ma emanò. Orbene questo raggio di Dio, come per l'addietro era sempre preannunziato, in una vergine disceso e presa nel suo grembo forma di carne, nasce uomo unito a Dio. La carne, plasmata di spirito, si nutre, cresce, parla, ammaestra, opera: è Cristo" (Apologetico 21:13-14, ca 197 d.C.).

Ma qualcuno potrebbe obiettare che, essendo gli angeli stati creati prima dell'universo materiale e quindi dello spazio-tempo, anche essi debbano considerarsi eterni. Questo non è possibile, perché gli angeli hanno avuto un principio: ovvero dal "non essere" sono passati "all'essere", quindi hanno un loro tempo, sono mutevoli già per il fatto che hanno avuto un inizio, e soprattutto non sono stati generati da Dio, ma creati. Ricordiamoci che "tutte le cose nei cieli, le cose invisibili, autorità e potenze" sono state create da Cristo: è questa infatti la chiave di volta che separa le creature dal creatore, ed essi sono parte delle "cose nei cieli" create da Cristo stesso "al principio".

I TdG sono rimasti invece ad una visione alquanto infantile (o se preferiscono "antropomorfa") di Dio: per loro egli è una persona spirituale che risiede in un luogo specifico al di là del nostro universo fisico:

Svegliatevi!, 8/3/2005 pag. 20: "Dio è una persona: Gesù parlò del luogo di dimora di Geova quando disse ai discepoli: 'Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore. Vado a prepararvi un luogo'. (Giovanni 14:2) Dove andò Gesù? A tempo debito 'entrò nel cielo stesso, per comparire dinanzi alla persona di Dio per noi'. (Ebrei 9:24) Questo brano ci insegna due cose importanti riguardo a Geova Dio. Primo, che ha un luogo di dimora specifico e, secondo, che è una persona, non semplicemente una forza indefinibile che risiede in ogni luogo."

Questo invece credevano nel 1981 (La Torre di Guardia, 15/8/1981 pag. 6): "Insegnando che Dio è onnipresente, la cristianità ha creato confusione e ha reso più difficile per i suoi adoratori accettare Dio come una realtà. Com'è possibile che Dio sia presente in ogni luogo nello stesso tempo? Dio è una Persona spirituale. Essendo un individuo, una Persona con un corpo spirituale, Dio risiede in un luogo, per cui non potrebbe essere contemporaneamente in nessun altro luogo."

Dai tempi di Russell e Rutherford sono migliorati: loro credevano che Dio risiedesse nelle Pleiadi, nel nostro universo fisico, e questo fino al 1953!

"Per questo motivo pensiamo che le Pleiadi possono rappresentare la residenza di Geova, il posto dal quale egli governa l'universo" (La Torre di Guardia del 15/6/1915).
"Per queste ed altre ragioni gli Studenti Biblici [i TdG] hanno ottime ragioni per ritenere che il trono di Geova Dio, il centro dell'universo spirituale, si trovi nella regione delle Pleiadi" (The Golden Age, 10/9/1924, pp. 793, 794).
"Si pensa con fondati motivi che una delle stelle della costellazione delle Pleiadi sia il luogo di dimora di Geova. Le Pleiadi sono il luogo dell'eterno trono di Dio" (Riconciliazione, p.14; 1928).
"La Bibbia sembra dimostrare che il trono di Dio nei cieli si trovi in una regione a Nord, vicino ad un gruppo di stelle chiamate Pleiadi" (The Golden Age, 16/5/1928, pag. 540).
"Il gruppo di stelle meglio conosciuto con il nome di 'costellazione delle Pleiadi', situato a Nord, sembra essere indicato dalla Bibbia come il centro dell'Universo celeste, il luogo del trono di Geova dal quale esercita la sua suprema autorità" (Annuari del 1928 e 1929).

Essi non hanno ancora capito cosa significa il fatto che Dio sia eterno, ossia al di "fuori" del tempo e dello spazio: pregherei i TdG di rivedere seriamente questo concetto, che non gli fa certo una buona pubblicità.

Affrontiamo un momento il concetto che hanno i testimoni di Geova del Figlio di Dio, una volta che è scomparso dai cieli per essere trasferito nel grembo di Maria. Loro insegnano che Cristo uomo fosse Michele arcangelo fatto uomo, e in più credono che nei tre giorni in cui era morto, semplicemente non esistette proprio! Ma come possono conciliare le scritture che abbiamo citato sopra con questa teoria?

NRV Ebrei 1:3 "Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi."

NRV Colossesi 1:17 "Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui."

Cosa accadde a tutte le cose create quando lui era uomo, o quando morì?

IEP Ebrei 13:8 "Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e nei secoli." Come poté "essere lo stesso" se non esistette più in cielo e quando morì?

Ebrei 1:12 "come un mantello li avvolgerai e saranno cambiati; ma tu non cambi, e i tuoi anni non avranno mai fine". Se Cristo non cambia e non muta, e i suoi anni non avranno mai fine, come poté scomparire dal cielo e non esistere per tre giorni?

IEP 1 Giovanni 1:1-2 "Colui che era fin dal principio, colui che noi abbiamo sentito, colui che abbiamo veduto con i nostri occhi, colui che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato, cioè il Verbo della vita, 2 poiché la vita si è manifestata e noi l'abbiamo veduta e ne diamo testimonianza e vi annunziamo questa vita eterna che era presso il Padre e che si è manifestata a noi." Poteva "la vita eterna" non esistere più per tre giorni? Cosa significa eterna?

La dottrina della Trinità tiene conto di questi aspetti: infatti fu solo l'uomo Gesù a morire, fu la natura umana del Figlio di Dio a subire la morte; Dio il Figlio, colui che non può mutare, la vita eterna, colui nel quale ogni cosa sussiste, in quanto Dio rimase immutabile nella sua condizione divina, insieme al Padre e allo Spirito Santo.


Studio originariamente pubblicato da Mario Lo Menzo sul forum Infotdgeova e aggiornato qui.

Legenda delle sigle delle versioni bibliche citate

 
   
       
Click sull'immagine per
accedere alla pubblicazione
Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo
dei Testimoni di Geova
© infotdgeova.it — Analisi critica e documentata dei Testimoni di Geova
Riproduzione consentita con citazione della fonte
Torna ai contenuti