Il «paradosso» del VAT 4956
Una terza cronologia per salvare il 607
Mi è stata segnalata una presentazione di una ventina di diapositive, firmata «monseppe2» e datata ottobre 2024, che espone in sintesi una tesi sulla datazione del diario astronomico VAT 4956. Dietro quello pseudonimo c'è Giuseppe Montori, testimone di Geova, ricercatore autodidatta per sua stessa ammissione, autore di un volume intitolato «La ragione della Bibbia» e del relativo «Compendio».[1] Del suo lavoro mi ero già occupato nel forum di questo sito nel 2009, nel 2011 e nel 2016, e la vicenda merita di essere ripresa qui perché nel frattempo ha assunto contorni istruttivi.
Sostenere la data del 607 a.C. contro tutta la storiografia mondiale è impresa che i TdG affrontano da più di un secolo. Montori la affronta però per una strada sua, e questo è il punto: la sua ricostruzione non coincide con quella della Watch Tower, la contraddice apertamente proprio nel passaggio decisivo. Vale dunque la pena di esaminarla, non perché convinca, ma perché mostra con chiarezza quasi didattica che cosa accade quando si parte dalla conclusione e si va a cercare all'indietro i dati che la reggano; e perché mostra un'altra cosa, meno prevedibile, e cioè che perfino chi difende il 607 con impegno e in buona fede si accorge che la cronologia dell'organizzazione, così come è pubblicata, non sta in piedi da sola.
La tesi in breve
Il diario astronomico VAT 4956
Il VAT 4956 registra, riga dopo riga, il cielo osservato da Babilonia durante il 37° anno di Nabucodonosor II. Gli assiriologi lo datano al 568/567 a.C., e proprio per questo lo citano abitualmente come «Diario -567».[2] Se il 37° anno è il 568, il 18° anno, quello in cui Gerusalemme fu distrutta, è il 587: esattamente la data che i TdG rifiutano.
La presentazione propone tre mosse. La prima: il terzo segno numerico della prima riga del recto sarebbe di lettura incerta, un sette inciso male oppure un otto, e andrebbe letto 38 anziché 37. La seconda: la riga incisa sul bordo basso della tavoletta, che riporta nuovamente nome e anno del re, non sarebbe l'indicazione di un mese successivo ma una «correzione dell'errore» apposta dallo scriba. La terza, e più impegnativa: il 568 e il 587 distano diciannove anni solari, cioè un ciclo metonico esatto, e quindi le fasi e le posizioni della Luna nelle due date risultano quasi identiche; da qui il «paradosso» del titolo, secondo cui lo stesso reperto sarebbe osservabile in due occasioni diverse e la datazione al 568 non sarebbe dirimente.
Nella seconda metà del documento si passa dalla tavoletta alla cronologia generale. Adda-guppì, madre di Nabonedo, avrebbe cancellato dalle registrazioni ufficiali venti anni di regno di Evil-Merodac, figlio di Nabucodonosor, spostando in avanti di venti anni la collocazione di Nabopolassar e di Nabucodonosor II; Tolomeo avrebbe poi avallato l'inganno. Ne risulta un Nabucodonosor che regna dal 624, distrugge Gerusalemme nel 607 nel suo 18° anno, muore nel 582, ed è seguito da un Evil-Merodac che regna venti anni invece di due.
Il numero conteso non è il dato che data la tavoletta
Il dettaglio del numero 37 nella prima riga. Come osserva il prof. Hermann Hunger, nessun segno cuneiforme diverso dal numero 7 ha questa forma
Cominciamo dal punto che l'autore stesso considera decisivo, l'incertezza fra il 7 e l'8. Anche ammettendo, per pura ipotesi, che quel segno sia illeggibile, che cosa cambierebbe? Nulla. Perché il VAT 4956 non è datato dal numero che vi è inciso: è datato dal cielo che descrive. Una tavoletta astronomica è un documento autodatante. Le decine di posizioni registrate, mese per mese, di Luna, Giove, Venere, Marte, Mercurio e Saturno, con le loro distanze angolari e i loro intervalli di tempo, costituiscono un sistema di equazioni che ha una sola soluzione. Togliete pure il numero dell'anno del re, e il diario continua a dirvi qual è l'anno.
La trascrizione del prof. Ernst Weidner, con evidenziati gli anni 37 e 38
Vi è di più. Il numero dell'anno compare due volte, nella prima riga del recto e sul bordo basso, e in entrambi i casi gli assiriologi vi leggono 37. Un dato ripetuto e concorde è normalmente una conferma. Nella presentazione diventa invece un problema da risolvere dichiarando che una delle due occorrenze è la «correzione» dell'altra. È un procedimento che merita di essere guardato bene: si parte dal presupposto che il testo sia sbagliato, e poi si spiega la coerenza del testo come prova che qualcuno si era accorto dell'errore. Con questo metodo nessun documento antico potrebbe mai contraddire nulla.
L'immagine più efficace di questo principio l'ha fornita l'autore stesso. Spiegando perché un'alterazione dell'anno di regno non sposterebbe le eclissi registrate in un reperto, ha proposto questo paragone: se si alterasse una carta d'identità facendo nascere una persona vent'anni prima, l'eclissi che accompagnò la sua nascita resterebbe dov'era, e cambierebbe soltanto l'età che le risulta. Gli eventi astronomici, conclude, «non cambiano il loro tempo di evento, anche se fossero state cambiate le date vissute dei viventi o regnanti».[8] È giustissimo. Ma allora vale per il VAT 4956 ciò che vale per ogni altro reperto: il documento è datato dai fenomeni che descrive, non dal numero che vi è inciso. E i fenomeni descritti nel VAT 4956 dicono 568.
Il ciclo metonico e ciò che il ciclo metonico non ripete
Qui sta il vero centro dell'argomentazione, ed è anche il suo punto più debole. È perfettamente vero che dopo diciannove anni solari le fasi lunari tornano a cadere quasi nelle stesse date e la Luna si ritrova pressappoco nella stessa regione di cielo. È il ciclo di Metone, e i babilonesi lo conoscevano bene. Ma da questo l'autore ricava una conclusione che non ne discende: che le informazioni del VAT 4956 siano quindi «ambigue» fra le due date.
Il diario, però, non registra soltanto dove si trovava la Luna. Registra anche gli intervalli di tempo fra tramonto del Sole e tramonto della Luna, fra levata della Luna e levata del Sole, e così via: sono i cosiddetti «lunar threes», misurati in unità di tempo. E questi intervalli non si ripetono a distanza di diciannove anni. Lo hanno scritto in modo esplicito Stephenson e Willis, che pure la Watch Tower cita: pur tendendo a ripetersi le congiunzioni della Luna con le stelle a intervalli di diciannove anni, ciò non vale per gli intervalli lunari.[3] Sono proprio quegli intervalli che permettono di distinguere il 568 dal 588, ed è proprio su quegli intervalli che il 588 può essere escluso con certezza, per usare la conclusione di quegli studiosi, ripresa e sottoscritta dall'assiriologo Hermann Hunger.[4]
Gli intervalli lunari calcolati per l'anno 588/7 a.C. Le date segnalate sono in disaccordo con il calendario: le misure non avrebbero potuto essere prese nel giorno indicato dalla tavoletta
Poi ci sono i pianeti. Il VAT 4956 li nomina una trentina di volte, e i pianeti non hanno alcun obbligo di tornare al loro posto dopo diciannove anni. Ignorare tutto questo e discutere soltanto della Luna significa scegliere l'unico dato che, per sua natura, non può decidere la questione, e presentare la sua incapacità di decidere come se fosse un mistero.
Saturno e Giove non si spostano a comando
Conviene a questo punto distinguere due categorie di dati che il VAT 4956 contiene, perché hanno un peso probatorio completamente diverso, e tutta la questione si decide su questa distinzione.
Vi sono anzitutto i dati fini: le posizioni della Luna misurate in cubiti, gli intervalli di tempo fra tramonto del Sole e tramonto della Luna, i momenti di prima e ultima visibilità. Per ricalcolarli oggi servono parecchie grandezze: il valore del rallentamento della rotazione terrestre nei millenni, la teoria lunare implementata nel programma che si usa, il valore attribuito al cubito, l'altezza dell'orizzonte, la rifrazione atmosferica. Sono altrettante manopole che si possono girare, ed è esattamente su questo terreno che la presentazione lavora: RedShift6 dà quattordici gradi e TheSky6 ne dà dodici, e si sceglie; cinquantotto minuti diventano cinquantasei perché così tornano i quattordici gradi esatti; il numero mancante in lacuna lo integra l'autore. Sul cubito, poi, egli non nasconde affatto la scelta: in un intervento del 2020 scrive apertamente che il proprio risultato dipende dall'avere adottato quattro gradi anziché «la stima canonica del cubito a 2 gradi», cioè dall'avere raddoppiato l'unità di misura rispetto al valore accolto dagli assiriologi.[5] Nessuno di questi passaggi, preso da solo, è disonesto. Ma messi insieme costituiscono un margine di manovra sufficiente a far quadrare quasi qualunque anno, e infatti tutta la discussione fra Furuli, la Watch Tower e Montori si svolge lì dentro, con esiti diversi per ciascuno.
Poi vi sono i dati grossolani, e sono di tutt'altra natura: in quale regione di cielo si trovava un pianeta lento. Saturno compie una rivoluzione in 29,46 anni, cioè avanza di circa dodici gradi all'anno e impiega due anni e mezzo ad attraversare una costellazione dello zodiaco. Giove compie la sua in 11,86 anni, avanza di circa trenta gradi all'anno e attraversa una costellazione in poco più di dodici mesi. Qui non c'è nulla da negoziare: sbagliare di qualche ora il rallentamento terrestre, o di due gradi il cubito, o di un giorno la data, sposta questi due pianeti di frazioni di grado. Per spostarli da una costellazione all'altra bisogna spostare l'anno, e di parecchi anni.
È come datare una fotografia. Discutere dell'ora esatta in base alla lunghezza delle ombre è esercizio delicato e sempre contestabile; osservare che gli alberi sono spogli e che c'è la neve chiude invece la questione sulla stagione, e nessun raffinamento nel calcolo delle ombre potrà mai far diventare quella fotografia una fotografia di luglio.
Si noti, per inciso, che il ciclo di Metone qui non serve a nulla: esso sincronizza le fasi lunari con l'anno solare e non ha alcun rapporto con i pianeti. In diciannove anni Saturno percorre quasi due terzi della propria orbita e Giove più di una rivoluzione e mezza. L'unico corpo celeste che dopo diciannove anni si ritrova all'incirca dove era è Marte, la cui orbita di 1,881 anni si ripete circa dieci volte nell'intervallo. E Marte è precisamente il pianeta che la presentazione elegge a «testimone».
Vediamo dunque che cosa dice il reperto. Alle righe 2 e 9 del recto Saturno è registrato in relazione alla Rondine (SIM), la costellazione che corrisponde alla parte sud-occidentale dei Pesci e a una porzione di Pegaso. Alla riga 13 del recto si legge, in accadico, SAG.ME.GAR in relazione a Lisi: Sagmegar è il nome che, come documenta David Brown nelle stesse pagine che la Torre di Guardia cita per sostenere il contrario, designa unicamente Giove e mai nessun altro corpo celeste, ed è attestato proprio nel diario -567; Lisi è Antares, la stella rossa dello Scorpione. Sachs e Hunger traducono: Giove era sopra α Scorpii.[6]
E adesso vediamo che cosa calcola la presentazione. A pagina 69 del suo file, per la sera del 22/23 aprile del 587, Montori scrive di suo pugno che Saturno era visibile vicino alla stella centrale del Granchio e che Giove era in Ariete.[7] Il Granchio è il Cancro. Fra il Cancro e la Rondine ci sono circa centoventi gradi di eclittica, cioè un terzo del cielo, e Saturno impiega una decina d'anni a percorrerli. Fra l'Ariete e lo Scorpione ce ne sono circa centocinquanta, e Giove ne impiega cinque. La presentazione colloca dunque i due pianeti lenti a distanze siderali dal punto in cui il reperto li registra, e non se ne avvede, perché sta guardando la Luna e Marte. Non occorre quindi che nessuno lo confuti: le posizioni le ha calcolate lui, e le ha pubblicate. Il reperto dice un'altra cosa.
Si potrebbe obiettare che tutto dipenda dal programma di calcolo, come l'autore sostiene altrove opponendo RedShift6 a TheSky6. Non è così, e la ragione è semplice. Le imprecisioni di quel tipo, che riguardano il rallentamento della rotazione terrestre e la teoria del moto lunare, colpiscono i corpi celesti veloci e lasciano quasi intatti quelli lenti. La Luna percorre circa tredici gradi in un giorno; Saturno poco più di un centesimo di grado. Un'approssimazione che sposta la Luna di un grado sposta Saturno di due millesimi di grado. Nessun algoritmo al mondo, per quanto rozzo, può spostare Saturno dal Cancro alla Rondine. L'intera discussione sui programmi di calcolo è, per sua natura, una discussione sulla Luna.
Ed è appunto la ragione per cui tutto il caso è stato costruito sulla Luna. Non è una mia ricostruzione: nel giugno del 2022, rispondendo a un interlocutore che gli chiedeva conto della sua tesi, l'autore ha scritto testualmente che «i risultati astronomici del diario VAT 4956 per il 568bc sono tali solo a motivo della posizione della Luna, che è simile rispetto a una costellazione se osservata a 19 anni solari prima o dopo».[8] È la premessa dell'intero edificio, dichiarata dal suo costruttore. Ed è falsa: quei risultati dipendono anche da Saturno registrato presso la Rondine, da Giove sopra Antares, dalle posizioni di Venere e di Mercurio e dagli intervalli di tempo, nessuno dei quali torna al proprio posto dopo diciannove anni. Del resto la Torre di Guardia del 1° novembre 2011 riconosce a p. 25 che la tavoletta riporta tredici osservazioni lunari e quindici osservazioni planetarie. Le conta, e poi invita il lettore a non tenerne conto.
Marte, il testimone che si smentisce da solo
La presentazione dedica diverse diapositive a Marte, presentato come il testimone che dovrebbe dirimere la questione: fra le corna del Toro, la sera del 22 aprile, Marte sarebbe visibile nel 587 e non nel 568. Se non che, poche pagine dopo, l'autore ammette che i suoi stessi elaborati mostrano Marte visibile anche nel 568, e spiega il fatto con la ridondanza dell'orbita marziana ripetuta dieci volte fra le due date. Il testimone chiamato a decidere finisce quindi per dire la stessa cosa in entrambi i casi.
Va aggiunto che Marte è, fra tutti i pianeti citati nel diario, il meno adatto a fondare una dimostrazione, e per una ragione che l'autore stesso riconosce: nella prima riga egli legge il logo AN come «Marte» pur ammettendo che quel segno aveva applicazione a diversi astri di connotazione divina, e colloca la misurazione in gradi na in una parte del reperto che è in lacuna. Si costruisce dunque una prova su un segno che si dichiara ambiguo e su un numero che si dichiara mancante. Nel frattempo Giove, Venere, Mercurio e Saturno, che nei diari sono designati con nomi univoci e le cui posizioni sono registrate per intero, restano fuori dal discorso.
Quando la prova contraria diventa un altro «paradosso»
La tavoletta BM 38462, indicata come n. 1420 nel catalogo LBAT: contiene le registrazioni delle eclissi lunari dal 1° almeno al 29° anno di Nabucodonosor
Una delle diapositive più istruttive è quella dedicata alla tavoletta LBAT 1420 (BM 38462), il registro delle eclissi lunari degli anni di Nabucodonosor. È lo stesso documento con cui Carl Olof Jonsson ha smontato la ricostruzione di Rolf Furuli: l'eclissi del 15 luglio 588 a.C., che secondo Furuli e secondo la Watch Tower sarebbe quella registrata nel VAT 4956 al 37° anno, è invece datata da quella tavoletta al 17° anno di Nabucodonosor.[9]
L'autore della presentazione conosce il dato e lo riporta onestamente. Che cosa ne fa? Vi appone la didascalia: «Questa eclisse è registrata nel 17° di Nabucodonosor. Essa è in paradosso con l'eclisse di 4 luglio -586». Ecco la firma metodologica di tutto il lavoro. Ogni volta che un documento contraddice la tesi, la contraddizione non viene trattata come una confutazione ma battezzata «paradosso», e il paradosso viene poi risolto postulando un'alterazione antica. Ma un'ipotesi che può assorbire qualunque prova contraria non è più un'ipotesi verificabile: è un sistema chiuso. L'autore stesso, in apertura, definisce il paradosso come ciò che «definisce due cose possibili, anche se una di essa è falsa». La domanda che non viene mai posta è perché la falsa debba essere sempre quella documentata.
Che questo sia il metodo lo dice perfino un nome di file. Fra i materiali che l'autore mette a disposizione sul proprio sito ve n'è uno intitolato LBAT_1420_corretta-riassegnata_2021. La tavoletta che contraddice la tesi non viene discussa: viene corretta e riassegnata.
L'eclissi che non esiste
Merita di essere raccontata per intero una vicenda che si svolse nell'estate del 2022 nel forum in cui l'autore espone le proprie ricerche, perché mostra il metodo all'opera meglio di qualsiasi analisi.
Montori afferma che Giuseppe Flavio cita un evento riconducibile a un'eclissi parziale di sole avvenuta pochi giorni prima della distruzione di Gerusalemme. Un lettore gli chiede il riferimento preciso, per poterlo controllare. Risposta: «Trovatelo da solo, io ormai sono vecchio e stanco». Un altro lettore lo cerca davvero, lo trova e lo cita: sono le Antichità giudaiche X, 145-146, dove si legge che il tempio fu incendiato nel novilunio del quinto mese, nell'anno undicesimo di Sedechia e diciottesimo di Nabucodonosor. Di eclissi, nessuna traccia. Alla domanda su come mai le fonti non fossero state annotate, la risposta è che l'autore non segue «il tecnico modo accreditato di numerarle e riferirle a fine libro», e soprattutto che «per ciò che sia novità, la fonte sarei io stesso».[10]
Nei messaggi successivi l'eclissi si sfalda progressivamente. Prima è «parziale, ovviamente non registrata ma che occorse astronomicamente»; poi «parziale 25% se ricordo»; poi arriva l'ammissione: «Giuseppe Flavio, forse, non sapeva nulla dell'eclisse di sole», e il racconto che essa fu trovata «casualmente» simulando col programma il cielo del 607. Il che rende l'argomento perfettamente circolare: si assume il 607, si simula il cielo del 607, si trova ciò che nel 607 c'è, e lo si presenta come conferma del 607.
Poi arriva l'obiezione decisiva, formulata da un interlocutore che dichiarava di non essere astronomo. Primo: il novilunio non è condizione sufficiente perché vi sia un'eclissi, occorrendo anche che l'allineamento cada presso un nodo lunare; di noviluni ce ne sono dodici o tredici l'anno, di eclissi solari due o poco più, ciascuna visibile da una fascia ristretta di Terra. Secondo, e più stringente: Giuseppe Flavio le eclissi, quando ci sono, le nomina, come fa per la morte di Erode; se una si fosse vista in Palestina nei giorni della distruzione del tempio, il momento più traumatico della storia ebraica, sarebbe stata ricordata e tramandata. Il silenzio delle fonti, in questo caso, è esso stesso un argomento, e gioca contro il 607, non a favore.
La replica finale è quella che chiude tutto, e la riporto perché è l'autore a scriverla. Primo: «neppure nelle tavole delle eclissi della NASA questa eclisse del 30 Luglio 607bc è stata elencata». Secondo: nel catalogo della NASA per quell'anno un'eclissi c'è, ma è datata all'11 giugno, e quella «non mi convince». Terzo: quanto al fatto che nessuno l'abbia vista, «potevi, intelligentemente, supporre che in quel 30 Luglio del 607bc possa essere stato un giorno nuvoloso».[10]
Riepiloghiamo. L'eclissi non è in Giuseppe Flavio, non è in alcuna fonte antica, non è nel canone della NASA, e quella che nel canone c'è viene scartata perché non conviene. L'unico luogo in cui esiste è la simulazione eseguita dall'autore, e la sua invisibilità è spiegata con nuvole ipotetiche. Si aggiunga che la NASA, in un messaggio del 2020, era stata invocata proprio come garanzia dell'attendibilità di RedShift6 contro TheSky6: lo strumento è autorevole finché conferma, e quando smentisce non convince.
I venti anni di Evil-Merodac e la stele di Adda-guppì
La stele di Adda-guppì, rinvenuta a Harran
Veniamo al punto in cui questa ricostruzione si distingue davvero da tutte le altre. Per far tornare i conti fra un Nabucodonosor che muore nel 582 e un Nabonedo che cade nel 539, servono venti anni in più da qualche parte. L'autore li trova assegnandoli a Evil-Merodac, che avrebbe regnato venti anni, dal 579 al 560, e non due; la regina madre Adda-guppì li avrebbe poi cancellati dalle registrazioni per ragioni sue.
Il documento su cui si fonda questa accusa è la stele di Harran, nota come Nabonedo H1,B. Ora, che cosa vi si legge? Vi si legge una successione di anni di regno enumerati uno dopo l'altro: il 42° anno di Assurbanipal, il 3° anno di Assur-etillu-ili suo figlio, il 21° anno di Nabopolassar, il 43° anno di Nabucodonosor, il 2° anno di Awel-Marduk, il 4° anno di Neriglissar; e la regina, nata nel 20° anno di Assurbanipal, muore nel 9° anno di Nabonedo.[11] È esattamente la cronologia accettata dagli storici, ed è una testimonianza di prima mano, redatta da chi quegli anni li aveva vissuti.
La presentazione deve quindi sostenere che il documento è falso; ma il documento è anche l'unica fonte da cui si ricava chi sarebbe stato il falsario e perché. Si usa cioè come prova dell'inganno lo stesso testo che si dichiara ingannevole. E si chiede al lettore di credere che una regina, per quanto influente, abbia potuto far sparire vent'anni di vita economica di un impero. Perché è di questo che si tratta: la cronologia neobabilonese non riposa su Tolomeo né su Beroso, ma su decine di migliaia di tavolette commerciali datate, ricevute, contratti, prestiti, compravendite, redatte a Babilonia, a Sippar, a Uruk, a Nippur, a Borsippa, finite negli archivi privati di famiglie di mercanti e di templi. Di Evil-Merodac esistono tavolette datate all'anno di ascesa, al primo anno e al secondo anno. Dal terzo al ventesimo, nulla. La Lista Reale di Uruk e Beroso, che sono fonti indipendenti fra loro e dalla stele, gli assegnano entrambi due anni.[12] Credere ai venti anni significa credere che per due decenni i babilonesi abbiano smesso di comprare, vendere e prestare, oppure che qualcuno sia andato a ritirare, casa per casa e città per città, ogni singola ricevuta. Quelle registrazioni non esistono semplicemente perché quegli anni non sono mai esistiti.
Vi è poi una difficoltà che non richiede alcuna competenza tecnica: se Adda-guppì aveva il potere di cancellare vent'anni di regno dalle registrazioni di un impero, perché fermarsi a vent'anni? Perché lasciarne due? Gli antichi, in questo, erano conseguenti: dall'Egitto a Roma, quando si voleva cancellare un sovrano lo si sottoponeva a una damnatio memoriae completa, se ne scalpellava il nome dai monumenti, lo si eliminava dalle liste. L'autore ha risposto che la regina non poteva farlo perché suo figlio Nabonedo era di origine assira, e le occorreva conservare il legame matrimoniale con Nitocri, sorella del re defunto, per legittimarne la successione presso i babilonesi.[8] La spiegazione però non regge, perché il legame dinastico è dato dal matrimonio, non dagli anni di regno del fratello della sposa: conservare Nitocri non richiedeva affatto di attribuire a Evil-Merodac un biennio di trono. Anzi, un regno troncato a due anni è precisamente l'anomalia che invita a domandarsi che cosa sia accaduto, mentre una cancellazione completa non lascia domande.
Gli uomini che avrebbero dovuto vivere centodieci anni
Vi è un altro ordine di prove, che ho raccolto anni fa in una pagina dedicata seguendo il lavoro di Carl Olof Jonsson, e che merita di essere riproposto qui perché colpisce questa ricostruzione con particolare precisione. Non riguarda tavolette astronomiche né liste di re, ma persone in carne e ossa: scribi, mercanti, funzionari, la cui esistenza si può seguire da un documento all'altro attraverso decine di contratti datati. Allungate di vent'anni il periodo neobabilonese, e quelle persone si trovano ad avere, alla fine della loro carriera, età che nessuna società antica ha mai conosciuto.[13]
Qui però bisogna procedere con onestà, e riconoscere che questa ricostruzione è più accorta di quella della Watch Tower su un punto. Poiché sposta indietro di vent'anni Nabopolassar e Nabucodonosor ma poi riassorbe quegli stessi vent'anni dentro il regno di Evil-Merodac, gli estremi del periodo restano fermi: nel suo schema Assurbanipal continua a regnare dal 669 al 628 e Nabonedo dal 555 al 539. Ne consegue che Adda-guppì, nata nel 20° anno di Assurbanipal e morta nel 9° anno di Nabonedo, muore a poco più di cent'anni, esattamente come nella cronologia storica. L'obiezione dell'età inverosimile della regina, che è decisiva contro la Watch Tower, contro questa ricostruzione non vale. Va detto, perché la critica seria non si fa mettendo in conto all'avversario ciò che l'avversario non sostiene.
Ma è l'unico caso in cui la costruzione regge, e regge per una ragione che è già di per sé sospetta: l'unica persona che quello schema riesce a salvare dall'assurdo è precisamente quella che egli accusa di avere falsificato ogni cosa. Per tutti gli altri il conto torna implacabile, e torna identico a quello della Watch Tower, perché su Nabucodonosor i due schemi coincidono: 1° anno nel 624, 18° anno nel 607, morte nel 582. E siccome il periodo persiano resta al suo posto, chiunque sia documentato sia sotto Nabucodonosor sia sotto i Persiani si vede regalare vent'anni di vita.
| Personaggio documentato | Cronologia storica | Nella ricostruzione di Montori |
|---|---|---|
| Apla, figlio di Bel-iddina, scriba (dal 28° anno di Nabucodonosor al 13° di Dario) |
577-509 a.C. circa 69 anni di attività, morto attorno ai 90 anni |
597-509 a.C. circa 88 anni di attività, morto attorno ai 110 anni |
| Iddina-Marduk, figlio di Iqisha, mercante (dall'8° anno di Nabucodonosor al 3° di Cambise) |
597-527 a.C. circa 70 anni di affari, morto attorno ai 90 anni |
617-527 a.C. circa 90 anni di affari, morto oltre i 110 anni |
| Daniele (dall'anno di ascesa di Nabucodonosor al 3° di Ciro) |
605-536 a.C. circa 90 anni di età |
625-536 a.C. circa 105-110 anni di età |
| Gli anziani di Aggeo 2:2 (ricordano il tempio prima della distruzione, nel 2° anno di Dario) |
587-520 a.C. 67 anni, ottantenni |
607-520 a.C. 87 anni, centenari |
E qui l'innovazione si ritorce contro il suo autore in modo particolare. Perché lo scriba Apla e il mercante Iddina-Marduk non sono documentati soltanto sotto Nabucodonosor e sotto i Persiani: compaiono anche in testi datati al regno di Evil-Merodac, cioè proprio al re a cui si vorrebbero attribuire venti anni invece di due. Se quel regno fosse durato vent'anni, dove sono i contratti di Apla e di Iddina-Marduk datati al terzo, al quinto, al decimo, al diciottesimo anno di Evil-Merodac? Non esistono, come non esiste nessun altro documento datato a quegli anni. E questa volta non si può nemmeno invocare la mano di Adda-guppì: si tratta di ricevute e contratti privati, finiti negli archivi di famiglie di mercanti e di templi sparsi in mezza Mesopotamia, che nessuna regina avrebbe potuto ritirare uno per uno.[14]
A questo si aggiunga che spostare indietro di vent'anni Nabopolassar comporta spostare indietro anche il suo predecessore Kandalanu. Ma il regno di Kandalanu è fissato in modo indipendente dalla cosiddetta tavoletta di Saturno, che registra le prime e ultime apparizioni del pianeta per quattordici anni consecutivi. Come ha osservato C. B. F. Walker, un ciclo completo dei fenomeni di Saturno rispetto alle stelle dura cinquantanove anni, ma adattato al calendario lunare babilonese lo stesso schema non si ripete che dopo circa diciassette secoli. Non vi è quindi alcun modo di spostare quel testo di vent'anni.
Due cronologie che portano al 607 per strade incompatibili
| Cronologia storica | Watch Tower (2011) | Montori (2024) | |
|---|---|---|---|
| 1° anno di Nabopolassar | 625 a.C. | 645 a.C. ca. | 645 a.C. |
| 1° anno di Nabucodonosor II | 604 a.C. | 624 a.C. | 624 a.C. |
| Distruzione di Gerusalemme | 587 a.C. (18° anno) | 607 a.C. (18° anno) | 607 a.C. (18° anno) |
| Anno del re letto nel VAT 4956 | 37° | 37° | 38° |
| Datazione del VAT 4956 | 568/567 a.C. | 588/587 a.C. | 587/586 a.C. |
| Regno di Evil-Merodac | 2 anni (562-560) | 2 anni | 20 anni (579-560) |
| Caduta di Babilonia | 539 a.C. | 539 a.C. | 539 a.C. |
| Dove stanno i 20 anni | non esistono | mai indicato | in Evil-Merodac |
Si guardino le due righe in mezzo. La Watch Tower, seguendo Furuli, sostiene che il VAT 4956 registra il 37° anno e che quel 37° anno cade nel 588/587; arriva così al 607 sommando diciannove anni. La presentazione sostiene che il reperto registra il 38° anno e che quel 38° anno cade nel 587; arriva al 607 sommandone venti. Le due letture non possono essere entrambe corrette, perché riguardano lo stesso segno cuneiforme della stessa riga della stessa tavoletta. Se ha ragione Montori, l'articolo del 1° novembre 2011 legge male il documento proprio nel punto in cui ne ha più bisogno; se ha ragione la Watch Tower, l'intera prima metà della presentazione è costruita su un equivoco. Che cosa hanno in comune le due ricostruzioni? Il 607, che in entrambi i casi è dato in partenza. Il resto si adatta.
E si guardi ora l'ultima riga, che è forse la più eloquente. Nella seconda parte del mio esame degli articoli del 2011 ho fatto un conto molto semplice, usando soltanto i dati che la Watch Tower stessa pubblica in «Perspicacia» e nella Torre di Guardia: Nabucodonosor 43 anni, Evil-Merodac 2, Neriglissar 4, Labashi-Marduk pochi mesi, Nabonedo 17. Partendo dal 539 e risalendo, si arriva al 606, non al 624. Fra la morte di Nabucodonosor e i diciassette anni di Nabonedo, nello schema della Watch Tower, resta un buco di vent'anni che nessuna pubblicazione dell'organizzazione ha mai riempito, e che non può essere riempito guardando ai re assiri anteriori a Nabopolassar, perché il buco sta dopo Nabucodonosor e non prima.
Ebbene: l'autore di questa presentazione quel buco lo ha visto. Lo ha visto, ha capito che senza colmarlo il 607 resta appeso al nulla, e ha proposto una soluzione. Non è una soluzione sostenibile, per tutte le ragioni dette sopra, ma ha almeno il pregio della coerenza interna, che è più di quanto si possa dire per l'organizzazione che quella data la insegna da oltre un secolo. Un TdG che legga con attenzione questo documento dovrebbe fermarsi proprio qui e chiedersi perché mai un ricercatore isolato, senza mezzi e senza formazione accademica, abbia dovuto inventarsi un regno ventennale di Evil-Merodac per tenere insieme una cronologia che il Corpo Direttivo presenta come pacificamente «biblica».
Quando la Watch Tower smentì il suo più zelante difensore
Questa divergenza non è una curiosità accademica, e ha una data precisa. Prima del 2011 Giuseppe Montori era additato da diversi TdG in rete come il massimo esperto italiano di cronologia biblica relativa al 607, aveva un proprio forum dove esponeva le sue ricerche, e la sua tesi era una sola: il VAT 4956 registra il 38° anno di Nabucodonosor, corrispondente al 587 a.C. Lo scriveva senza sfumature: «Dimostrerò che il diario astronomico VAT 4956 può essere attribuito solo al 587bc che è il 38° di Nabucodonosor».[15]
Che quella tesi fosse incompatibile con la ricostruzione di Furuli lo aveva capito e scritto due anni prima che l'organizzazione la adottasse. Nel settembre del 2009, rispondendo a chi gli chiedeva quale fosse la differenza fra le sue ricerche e quelle del norvegese, dichiarava che la verifica astronomica di Furuli era stata «facilmente e incontestabilmente confutata», e ne indicava la ragione con parole sue: «era basata sull'anno 588bc e non sull'anno 587bc».[16]
Poi, il 1° novembre 2011, la Torre di Guardia pubblicò il suo articolo sulla cronologia neobabilonese, riprendendo per intero proprio le tesi di Furuli. La data indicata non era il 587 di Montori, ma il 588, con il reperto letto come 37° anno e non come 38°. Anni di calcoli e di elaborati astronomici, smentiti non dagli storici, che pure lo smentivano da sempre, ma dall'organizzazione per la quale quel lavoro era stato fatto.
Poco dopo il suo forum di allora scomparve dalla rete, e i suoi contributi sulla voce Nabucodonosor II della Wikipedia italiana furono rimossi in quanto ricerca originale. Sarebbe però sbagliato concludere che abbia rinunciato. Non ha rinunciato: ha traslocato. Da freeforumzone alle pagine su Digilander, dalle pagine a un profilo su Academia.edu, e infine, quando anche Digilander ha chiuso il servizio, a un sito indipendente aperto per l'occasione.[17] Quindici anni, quattro piattaforme, la stessa tesi immutata riga per riga. Un uomo che alla soglia degli ottant'anni continua a ricostruire il proprio archivio ogni volta che una piattaforma chiude non è una figura da irridere; è però anche la dimostrazione più chiara di quanto si diceva. Quella tesi non è mai stata abbandonata perché confutata, né corretta perché smentita dalla stessa Torre di Guardia. È stata semplicemente portata altrove.
Va detto, per completezza, che le posizioni geoviste su questa tavoletta non sono nemmeno due. Prima del 2011 era stato insinuato che l'indicazione del «37° anno di Nabucodonosor» fosse stata aggiunta al reperto da qualche copista tardivo, e Furuli era arrivato a ipotizzare che qualcuno, al museo di Berlino, avesse lavorato la tavoletta con una moderna rettificatrice fino a spezzarla in tre pezzi, poi riincollati.[18] Sulla stessa tavoletta, dunque, in poco più di un decennio si sono succedute tre posizioni fra loro incompatibili: reperto manomesso; reperto autentico che dice 37° anno nel 588; reperto autentico che dice 38° anno nel 587. Cambia tutto, ogni volta, tranne il 607.
Un punto sul quale va dato atto a Montori
Proprio a proposito di quell'accusa di manomissione, la presentazione del 2024 contiene un passaggio che merita di essere segnalato. Descrivendo il bordo basso del reperto, Montori osserva che la tavoletta fu danneggiata in tempi recenti, con tre crepe a sfoglio e un foro, ma soltanto nella parte reverse, e conclude: «non fu rotta in tre parti l'intera tavoletta, come si evince dalla parte Obverse del reperto».
Rotta in tre parti è precisamente la ricostruzione di Furuli, quella che l'assiriologo Hermann Hunger definì un'accusa totalmente infondata, aggiungendo di provare disgusto per un autore che alla propria apertura mentale attribuisce simili conclusioni; accusa che, come Hunger fece notare, ricadeva su chiunque lavorasse al museo di Berlino in quegli anni, Ernst Weidner compreso. Montori non entra nella polemica e non nomina nessuno, ma guardando la fotografia del recto arriva alla stessa conclusione dell'assiriologo: quella rottura non c'è stata. Un ricercatore senza formazione accademica, che pure difende il 607, riconosce dunque l'autenticità e l'integrità del reperto là dove la tesi ufficialmente adottata dall'organizzazione ipotizzava un falso. È forse la pagina più onesta di tutta la presentazione, ed è anche quella che ne rivela meglio il dramma di fondo: quando si guarda davvero il documento, il documento dice quello che dice.
L'apparenza della scienza
Resta da capire una cosa. Come è possibile che per anni, in forum e siti non ufficiali, diversi TdG abbiano additato Giuseppe Montori come il massimo esperto italiano di cronologia biblica relativa al 607, lanciando sfide a chiunque volesse contraddirlo? Chi conosce quel materiale sa che è, oggettivamente, di lettura ardua: schermate di RedShift e di TheSky, conteggi in gradi na, cubiti sessagesimali, exeligmos, Goal-Year, loghi cuneiformi traslitterati. Nessuno di quegli ammiratori era in condizione di verificare una sola riga di quei calcoli. Nemmeno di seguirli, il più delle volte.
Non elogiavano dunque il contenuto: elogiavano la forma. L'apparenza della scientificità, la mole, la complessità, il lessico tecnico, le fotografie astronomiche, il tono di chi maneggia strumenti che gli altri non hanno. E poiché quella complessità sembrava puntare nella direzione giusta, cioè sosteneva il 607 contro il mondo intero, tanto bastava. Il criterio di approvazione non era «questo ragionamento è corretto», che nessuno poteva valutare, ma «questo ragionamento difende ciò in cui credo».
Che le cose stessero esattamente così lo ha dimostrato la reazione al novembre 2011. Quando la Torre di Guardia pubblicò una data che contraddiceva quella di Montori, i suoi sostenitori non aprirono una discussione, non chiesero conto della divergenza, non presero posizione né per l'uno né per l'altra. Semplicemente tacquero e sparirono. Chi ha davvero valutato un argomento sa dire perché lo abbandona; chi si era affidato a un'impressione non ha nulla da dire quando l'impressione viene ritirata dall'alto. E nel frattempo la tesi non era diventata né più vera né più falsa: era diventata scomoda.
Ma il documento più eloquente su tutta la vicenda è di Montori stesso. Anni prima aveva scritto, spiegando perché non poteva accettare lo spostamento della data: «Allontanare, anche di soli 20 anni tale evento, significa vanificare tutta l'opera finora compiuta per il regno. Questo, personalmente, non lo posso sopportare, a meno che di fatto non si tratti di una falsità».[15] Si legga bene, perché è una frase rara per candore. Il punto di partenza non è il reperto, non è il segno cuneiforme, non è la posizione di Saturno. Il punto di partenza è che una certa conclusione sarebbe insopportabile. Tutto il lavoro viene dopo, e ha il compito di impedire che quella conclusione si verifichi.
Nello stesso senso va letta la descrizione che dà del proprio metodo: una ricerca «superparte», condotta senza riconoscere autorità ad alcuna fonte «eccetto la Bibbia, che mediante le sue informazioni mi ha suggerito dove cercare, cosa cercare e tutto il resto», e che ha così permesso di trovare «le prove che cercavo e che sapevo che dovevano esserci, perché la Bibbia non mente».[16] Non è super partes: la parte è già scelta, e le è stato dato il nome di metodo. È l'esatto rovescio del procedimento storico. Un ricercatore esamina le prove senza sapere dove lo porteranno; qui il risultato è fissato in partenza, e tutto ciò che si frappone viene dichiarato alterato, mal letto o paradossale. Con questo metodo si può dimostrare qualunque cosa, e proprio per questo non si dimostra nulla.
Il regolamento che confuta il forum
Chi volesse capire in una sola pagina l'intera vicenda non deve leggere i calcoli astronomici: deve leggere il regolamento del forum che Montori amministra. Vi si dichiara, in apertura, che la ricerca è «del tutto indipendente» dall'organizzazione dei TdG e che nasce «con il solo scopo finale di identificare o ricercare ciò che è vero, indipendentemente dal fatto che quanto sia qui sostenuto sia accettato, rifiutato o contrastato da suddetta organizzazione o da altri». Poche righe più sotto, nello stesso testo, si legge però quest'altra clausola:[19]
«Dove i risultati di un lavoro o studio-ricerca svolto da monseppe2 divergano con quello che è attualmente insegnato da JW.Org (WT), prevarrà l'attuale pensiero espresso dal Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova.»
Non occorre commentarla, occorre solo rileggerla. È una ricerca che si proclama indipendente e che, nello stesso documento in cui lo proclama, stabilisce in anticipo che, ogni volta che i suoi risultati dovessero contraddire quanto insegna il Corpo Direttivo, a prevalere non saranno i risultati. Una ricerca i cui esiti sono subordinati per regolamento a un'autorità che non li esamina non è una ricerca indipendente: è un esercizio di apologetica al quale è stata data la forma esteriore della ricerca. E il caso previsto da quella clausola si è già verificato, ed è quello di cui parla tutta questa pagina: Montori ha trovato il 38° anno nel 587, la rivista ha pubblicato il 37° nel 588, e per sua stessa regola avrebbe dovuto prevalere la rivista. Sono passati quindici anni e continua a pubblicare il 587.
Vorrei però che quella clausola non venisse letta come una furbizia, perché non credo che lo sia. Credo sia una precauzione, e di quelle che fanno una certa tristezza. Un testimone di Geova che pubblichi ricerche in contrasto con gli insegnamenti del Corpo Direttivo rischia concretamente l'espulsione e l'ostracismo dei propri familiari. Quella riga esiste per questo: è un salvacondotto scritto da un uomo che ha dedicato vent'anni a difendere la sua organizzazione e che sa benissimo che, se quella stessa organizzazione decidesse che si è spinto troppo in là, non lo proteggerebbe nulla. Ha dovuto mettere per iscritto, in cima al proprio lavoro di una vita, che quel lavoro non conta se qualcun altro decide diversamente. È forse il prezzo più alto che, in tutta questa storia, qualcuno abbia effettivamente pagato.
Il regolamento si chiude con un'immagine che è bella e che merita di essere presa sul serio: la verità richiede luce, e «la luce, se illumina un solo lato, lascia zone di ombra che restano nascoste; la verità resta la stessa, ma sarà incompleta». È esattamente ciò che è accaduto a questa ricerca. Il fascio è stato puntato sulla Luna e su Marte, cioè sui due soli corpi celesti che, a diciannove anni di distanza, tornano quasi dove erano e non possono quindi dire nulla; e sono rimasti nell'ombra Saturno, Giove, Venere e Mercurio, che invece avrebbero parlato subito e chiaro. Chi ha scritto quelle righe aveva ragione: illuminare un lato solo lascia una verità incompleta. Non si è accorto di stare descrivendo il proprio metodo.
Il nodo che nessuna delle due cronologie tocca
Vi è un ultimo aspetto che questa presentazione, tutta astronomica e archeologica, non affronta mai: il nodo scritturale. Anche ammettendo per un momento ogni sua tesi, che il segno sia un otto, che Adda-guppì abbia falsificato tutto, che Evil-Merodac abbia regnato vent'anni, resterebbe intatto il problema da cui tutto è partito. La Bibbia non dice che l'esilio degli ebrei durò settant'anni. Geremia parla di settant'anni per Babilonia, cioè della durata dell'egemonia babilonese su tutte le nazioni assoggettate, dal 609 al 539 (Geremia 25:11, 12; 29:10). E quei settant'anni finirono quando Babilonia cadde, non due anni dopo.
Su questo la testimonianza più eloquente non viene dagli assiriologi ma dalla tradizione ebraica stessa. Il Seder Olam Rabbah, commentando Daniele 9:2, afferma che Israele trascorse cinquantadue anni sotto il dominio dei Caldei dopo la distruzione del tempio.[20] Cinquant'anni circa di esilio, dentro una dominazione babilonese di settanta: è ciò che il popolo che quell'esilio lo visse si è sempre tramandato. Non è Beroso, non è Tolomeo, non è un assiriologo tedesco.
È un punto che ho documentato ampiamente nelle due pagine dedicate agli articoli del 2011 (prima parte e seconda parte), e che vale la pena di ripetere: se si legge correttamente Geremia, non esiste alcun conflitto fra la Bibbia e la storia. Il conflitto nasce soltanto dall'interpretazione della Watch Tower, ed è per difendere quell'interpretazione che si è costretti a mettere in dubbio i diari astronomici, le cronache, le liste dei re, le tavolette commerciali, e ora anche la buona fede di una regina morta duemilacinquecento anni fa.
Perché tutto questo
La risposta è nell'ultima diapositiva, e l'autore ha il merito di non nasconderla. Vi si legge che chiarire questo «paradosso» è vitale, perché datando al 587 la distruzione di Gerusalemme l'evento verrebbe a trovarsi in disaccordo con le informazioni storiche della Bibbia, e perché 2520 anni prima del 1914 cade appunto il 607. Segue il richiamo ai «sette tempi», al Re insediato nel 1914, e l'invito a visitare il sito ufficiale dei TdG. Lo stesso regolamento del forum si conclude con un diagramma del tempo che parte dal 1914 e finisce con un punto interrogativo, e con la frase: «il tempo rimasto è decisamente ridotto».
Ecco dunque a che cosa serve tutto l'apparato: le simulazioni con RedShift, i confronti fra TheSky6 e RedShift9, i cubiti stimati in quattro gradi, le elongazioni di Venere, le eclissi in exeligmos. Non a stabilire quando fu osservato un diario babilonese, ma a proteggere una data che non deriva dalla Bibbia e non deriva dall'archeologia, e che deriva invece da un calcolo elaborato alla fine dell'Ottocento e mai più abbandonato. Vent'anni di lavoro paziente e certamente sincero, spesi per difendere un numero, e con l'urgenza di chi crede che il tempo stia per finire; mentre il tempo che passava era il suo. Viene da chiedersi che cosa sarebbe potuto nascere da quella stessa pazienza, se fosse stata applicata alla domanda giusta.
Note
[1] «La Bibbia, e l'archeo-astronomia, svelano un "paradosso" cronologico inerente alla datazione di osservazione del reperto astronomico VAT 4956 (P421595)», presentazione firmata «monseppe2» e datata ottobre 2024. Lo pseudonimo è formato dal cognome e dal nome dell'autore, che nel regolamento del proprio forum si firma per esteso: «Montori Giuseppe (alias monseppe o monseppe2)». ↑
[2] Il reperto fu pubblicato da Paul V. Neugebauer ed Ernst F. Weidner nel 1915; la traduzione inglese di riferimento è quella di A. J. Sachs e H. Hunger, Astronomical Diaries and Related Texts from Babylonia, vol. I, dove figura come Testo -567. La tavoletta conservata al Vorderasiatisches Museum di Berlino è una copia di epoca seleucide, come gli stessi editori hanno riconosciuto fin dall'inizio. Si veda la pagina La Watch Tower e i diari astronomici. ↑
[3] F. R. Stephenson e D. M. Willis, in J. M. Steele e A. Imhausen (a cura di), Under One Sky: Astronomy and Mathematics in the Ancient Near East, Münster 2002, pp. 420 e 428, citati per esteso nella seconda parte della mia analisi degli articoli del 2011. ↑
[4] H. Hunger, recensione delle tesi di Rolf Furuli: «Non ho bisogno di aggiungere nulla ai calcoli di Jonsson che condivido completamente». Si veda anche la lettera del prof. John Steele del 2 settembre 2011, riportata nella seconda parte. ↑
[5] Messaggio del 29 dicembre 2020, pubblicato in un forum non ufficiale dei TdG. Nello stesso intervento l'autore riconosce apertamente la relazione metonica fra le due date, scrivendo: «vero 587bc + 19 anni = errato 568bc». ↑
[6] D. Brown, Mesopotamian Planetary Astronomy, pp. 53-57. Va notato, per correttezza, che Brown segnala una differenza proprio per Marte: il nome Salbatanu non compare nei diari, dove al pianeta ci si riferisce con il solo segno an. È l'unico caso in cui una certa ambiguità esiste davvero, ed è precisamente il caso su cui la presentazione costruisce la sua dimostrazione. ↑
[7] «Nel giorno 22/23 Aprile del 587bc, mentre Marte era fra le corna del Toro e Venere era in massima elongazione Ovest e nella costellazione dei Gemelli, Saturno era visibile vicino alla stella centrale del Granchio mentre Giove era in Ariete». ↑
[8] Le citazioni provengono da due fonti. La prima è l'intervista «Giuseppe Montori. Autore dell'opera La Ragione della Bibbia», datata 1° gennaio 2019 e pubblicata l'11 aprile 2019 nel blog renatakblog all'indirizzo renatakblog.wordpress.com/giuseppe-montori, con il logo della casa editrice Azzurra 7. La seconda è la discussione «Differenze con Furuli e la tua Ricerca», svoltasi fra il giugno e il luglio del 2022 in un forum non ufficiale dei TdG. ↑
[9] BM 38462, n. 1420 nel catalogo LBAT di Sachs e n. 6 in H. Hunger, Astronomical Diaries and Related Texts from Babylonia, vol. V, pp. 26-30. Si veda l'analisi riportata nella pagina La Watch Tower e i diari astronomici. ↑
[10] Stessa discussione indicata alla nota 8, messaggi del 2 e 3 luglio 2022. Il passo di Giuseppe Flavio rintracciato dall'interlocutore è Antichità giudaiche X, 145-146. ↑
[11] Un esemplare frammentario della stele fu rinvenuto nel 1906 e pubblicato da H. Pognon nel 1907; le copie integre furono scoperte a Harran nel 1956 e pubblicate da C. J. Gadd, The Harran Inscriptions of Nabonidus, in «Anatolian Studies» 8 (1958), pp. 35-92. Una traduzione inglese di A. L. Oppenheim si legge in J. B. Pritchard (a cura di), Ancient Near Eastern Texts Relating to the Old Testament, 3ª ed., Princeton 1969, pp. 560-562. L'edizione scientifica di riferimento è oggi F. Weiershäuser e J. Novotny, The Royal Inscriptions of Amēl-Marduk, Neriglissar, and Nabonidus, Kings of Babylon, Royal Inscriptions of the Neo-Babylonian Empire vol. 2, Eisenbrauns 2020, dove il testo figura come Nabonidus 2001 (Adad-guppi Stele); il volume è scaricabile gratuitamente da Open Access LMU ed è consultabile online nel progetto Royal Inscriptions of Babylonia online. La stele di Harran va tenuta distinta dalla stele di Babilonia (Nabonedo n. 8), rinvenuta presso Hillah alla fine dell'Ottocento. ↑
[12] La Lista Reale di Uruk e i frammenti di Beroso, fonti indipendenti fra loro, concordano nell'assegnare due anni a Evil-Merodac. Anche la Watch Tower, del resto, gliene attribuisce due: si veda «La Torre di Guardia» del 15 giugno 1965, p. 378. ↑
[13] C. O. Jonsson, I Tempi dei Gentili, ed. Dehoniane, Roma 1989, pp. 271-275. I dati prosopografici risalgono a M. A. Dandamaev, About Life Expectancy in Babylonia in the First Millennium B.C., in Death in Mesopotamia, Copenhagen 1980, p. 184. ↑
[14] Le date della colonna di destra sono ricavate applicando ai medesimi documenti la cronologia proposta nella presentazione, che pone il 1° anno di Nabucodonosor nel 624 a.C. e il suo anno di ascesa nel 625, lasciando invariata la collocazione del periodo persiano. ↑
[15] Le frasi qui citate furono scritte da Montori sul forum che egli gestiva allora, poi cancellato. Sono conservate nella discussione «La VAT 4956 in grave pericolo di credibilità!», aperta nel forum di questo sito il 19 ottobre 2009 e proseguita negli anni successivi. ↑
[16] Messaggio del 9 settembre 2009, pubblicato in un forum non ufficiale dei TdG, in risposta a chi gli chiedeva quale fosse la differenza fra le sue ricerche e quelle di Rolf Furuli. ↑
[17] Un profilo con diversi suoi lavori è presente su Academia.edu all'indirizzo independent.academia.edu/monseppe2. Il forum informativo su freeforumzone, intitolato «La Bibbia conferma il 607 a.e.v. come 18° di Nabucodonosor II», è tuttora attivo; dopo la chiusura del servizio Digilander l'autore ha inoltre aperto il sito veritaperdute.it, la cui sezione dei download raccoglie i materiali della ricerca. ↑
[18] Le citazioni di Rolf Furuli e la risposta del prof. Hermann Hunger sono riportate per esteso nella pagina La Watch Tower e i diari astronomici. ↑
[19] Dal regolamento del forum indicato alla nota 17, aggiornato al settembre 2021 e modificato il 2 settembre 2023. ↑
[20] Seder Olam Rabbah, commento a Daniele 9:2. La cifra dei cinquantadue anni, riferita al periodo che va dalla distruzione di Gerusalemme alla posa delle fondamenta del secondo tempio, è tramandata dalla tradizione ebraica indipendentemente da Beroso e da Tolomeo. Si veda anche la pagina Giuseppe Flavio e i 70 anni. ↑
Altre pagine su questo argomento
• La Watch Tower e i diari astronomici
• I testi delle eclissi di luna (testi di Saros)
• Cronologia neo-babilonese e lunghezza della vita umana
• Quando fu distrutta l'antica Gerusalemme? (prima parte)
• Quando fu distrutta l'antica Gerusalemme? (seconda parte)