Le piramidi e il Diluvio

Secondo la Watch Tower, il Diluvio universale si verificò nel 2370 a.C. e sommerse l'intera superficie terrestre, comprese tutte le montagne allora esistenti. Nello stesso anno, secondo l'archeologia egiziana, le piramidi di Giza erano già erette da oltre un secolo. Questo dato crea un cortocircuito logico che non ammette uscite: qualunque posizione si adotti riguardo alle piramidi, la cronologia TdG risulta insostenibile.
Il trilemma
Le opzioni disponibili sono tre, e nessuna è compatibile con la dottrina della Watch Tower.
La prima: le piramidi furono costruite prima del 2370 a.C. È la posizione storicamente corretta. Ma in tal caso le piramidi sarebbero state sommerse da chilometri d'acqua, esposte a pressioni idrostatiche enormi, seppellite da sedimenti e infine devastate dalla violenza delle correnti durante il ritiro delle acque. Come si vedrà, nulla di tutto questo è avvenuto.
La seconda: le piramidi furono costruite dopo il 2370 a.C. Questa opzione richiederebbe di spostare l'intera cronologia egizia di secoli, contraddicendo migliaia di documenti, iscrizioni, liste reali e datazioni astronomiche. [1] Richiederebbe inoltre di credere che i discendenti di Noè, in meno di un secolo e partendo da una famiglia sola, abbiano colonizzato l'Egitto, inventato la scrittura geroglifica, sviluppato una burocrazia complessa e costruito monumenti che richiedevano decenni di lavoro e decine di migliaia di operai.
La terza: le piramidi furono costruite prima del Diluvio e vi sopravvissero. È l'ipotesi implicita ogni volta che una pubblicazione Watch Tower riporta correttamente la data delle piramidi senza commentarla. Come si vedrà, è fisicamente impossibile.
Perché le piramidi non avrebbero potuto sopravvivere
Le piramidi non sono blocchi monolitici sigillati, ma strutture composte da milioni di blocchi di calcare con camere e gallerie interne. Un'immersione sotto chilometri d'acqua avrebbe prodotto effetti irreversibili su più fronti.
La pressione idrostatica. A 2.000 metri di profondità la pressione raggiunge circa 200 atmosfere — 200 kg per centimetro quadrato. A quella pressione le camere interne, a cominciare dalla Camera del Re e dalla Grande Galleria, si sarebbero schiacciate o esplose dall'interno nel momento in cui la pressione esterna fosse variata durante il ritiro delle acque.
L'erosione del rivestimento. Le piramidi erano originariamente rivestite di lastre di calcare bianco di Tura, levigate e riflettenti. Questo rivestimento rimase quasi intatto fino al Medioevo, quando fu smontato per costruire edifici al Cairo. Correnti d'acqua cariche di detriti e sabbia, muovendosi a velocità enormi durante il ritiro di un Diluvio globale, lo avrebbero abraso completamente in pochi giorni.
L'aloclastismo. Il calcare delle piramidi è una roccia porosa. Un'immersione prolungata in acqua salata — quale sarebbe stata la massa acquea del Diluvio, miscela di oceani e acque dolci — avrebbe saturato la pietra di sali. Al momento dell'asciugatura, la cristallizzazione dei sali all'interno della roccia avrebbe causato la disgregazione progressiva dei blocchi, un fenomeno noto come aloclastismo.
L'assenza di limo. Se le piramidi fossero rimaste sott'acqua per un anno intero, i corridoi interni, i pozzi di aerazione e le microfessure dei giunti avrebbero dovuto intrappolarne i sedimenti. Non è mai stato trovato nulla di simile: i corridoi interni presentano solo depositi di polvere eolica e residui delle lavorazioni antiche.
La stessa rivista Svegliatevi! del 22 giugno 2002 (p. 18), in un articolo sugli edifici più alti della storia, riporta correttamente la data della Piramide di Chefren: «143 metri — 2500 a.E.V. — Piramide di Chefren, Giza (Egitto)». [1] Il redattore ha attinto a fonti storiche standard senza confrontare il dato con la cronologia interna dell'organizzazione. Il risultato è un'autoconfessione involontaria: la Watch Tower accetta la data del 2500 a.C. per le piramidi, ignorando che essa contraddice il 2370 a.C. del Diluvio.
La Pietra di Palermo
La Pietra di Palermo è una lastra di basalto nero incisa in geroglifico su entrambi i lati, considerata il più antico annale regale finora conosciuto. Vi sono registrati i nomi dei faraoni delle prime cinque dinastie (dal 3200 al 2350 a.C. circa), i principali eventi storici di ciascun regno, i livelli annuali del Nilo e altri dati amministrativi. Il reperto principale è conservato al Museo Archeologico di Palermo; altri frammenti si trovano al Museo Egizio del Cairo e al Petrie Museum di Londra. [2]

La Pietra di Palermo (riproduzione del 1902). I suoi annali registrano una successione ininterrotta di faraoni dal 3200 al 2350 a.C., attraversando senza traccia alcuna la data del presunto Diluvio universale (2370 a.C.).
La Pietra di Palermo copre esattamente il periodo che include la data TdG del Diluvio (2370 a.C.) e lo attraversa senza alcuna interruzione. Non vi è traccia di una catastrofe globale, di un azzeramento della popolazione, di un cambio di dinastia imposto da un cataclisma. La sequenza dei faraoni scorre continua, con i relativi anni di regno, i nomi delle madri reali e le annotazioni degli eventi salienti. Djoser appartiene alla III dinastia, Cheope, Chefren e Micerino alla IV: tutti documentati prima, durante e dopo la data in cui, secondo i TdG, ogni essere umano tranne otto persone fu annegato.
Unas, Teti e la coerenza interna
Un argomento ulteriore riguarda la coerenza interna della stessa cronologia TdG. Unas, ultimo faraone della V dinastia, regnò intorno al 2380–2350 a.C. — proprio negli anni del presunto Diluvio. La sua piramide a Saqqara contiene i primi Testi delle Piramidi mai incisi, fonte primaria diretta e contemporanea al regno. [3] Il suo successore immediato, Teti, primo faraone della VI dinastia (circa 2345–2280 a.C.), è documentato da una propria piramide a Saqqara, anch'essa con Testi delle Piramidi, e da numerose iscrizioni nelle mastabe dei funzionari del suo regno.
La piramide di Teti è stratigraficamente in continuità con quella di Unas: stessi materiali, stessa tecnica costruttiva, stessa tradizione epigrafica. Se i TdG accettano — come devono, per ancorare la propria storia biblica — che le datazioni al C14 siano attendibili per il periodo post-diluviano, devono accettarle anche per Teti. Ma le datazioni di Teti sono fisicamente e stratigraficamente inseparabili da quelle di Unas, che regnò prima del 2370 a.C. Non è possibile accettare la continuità stratigrafica per Teti e negarla per Unas.
Babele: un secondo cortocircuito
La cronologia TdG colloca la confusione delle lingue a Babele nel 2269 a.C., cioè appena 101 anni dopo il Diluvio. [4] In quell'anno, secondo l'archeologia, l'Egitto si trovava nel pieno del suo Antico Regno: i faraoni della VI dinastia regnavano su una nazione già vecchia di secoli, con una burocrazia articolata, un esercito, una lingua scritta pienamente sviluppata e una tradizione religiosa consolidata.
Se la dispersione dei popoli fosse avvenuta nel 2269 a.C., dovremmo trovare nei registri egizi un'interruzione brusca, un cambio di lingua o di cultura. Invece la storia egizia prosegue senza soluzione di continuità, come se a Babele non fosse accaduto nulla.
Va aggiunto che la scrittura era già stata inventata sia in Mesopotamia che in Egitto intorno al 3200 a.C. Esistono migliaia di tavolette d'argilla e iscrizioni su pietra databili tra il 3000 e il 2300 a.C., redatte in lingue già completamente distinte tra loro. Se l'umanità parlava un'unica lingua fino al 2269 a.C., questi documenti non potrebbero esistere.
Infine, la linguistica moderna dimostra che le famiglie linguistiche si evolvono attraverso processi lenti e graduali. Il ceppo indoeuropeo — da cui derivano l'italiano, il greco, il sanscrito, il russo e decine di altre lingue — risale a un'epoca ben anteriore al 2269 a.C. La diversità linguistica che osserviamo già nei testi del III millennio a.C. è incompatibile con una dispersione avvenuta in quella data.
Una sintesi
Mettendo insieme i dati, il quadro è il seguente. Nel 2370 a.C., data TdG del Diluvio, erano già erette la Piramide di Djoser (2630 a.C.), la Grande Piramide di Giza (2560–2580 a.C.) e la Piramide di Chefren (2500 a.C. — data ammessa dalla stessa Svegliatevi!). La Pietra di Palermo documenta una successione ininterrotta di faraoni dal 3200 al 2350 a.C. I Testi delle Piramidi di Unas e Teti sono stratigraficamente inseparabili. Nel 2269 a.C., data TdG di Babele, l'Egitto era già una civiltà matura con lingua scritta e struttura statale consolidata.
Nessuno di questi fatti è isolato o dipendente da un singolo metodo di datazione. Convergono da fonti indipendenti — stratigrafia, epigrafia, astronomia, fisica della pietra — e si confermano reciprocamente. Contestarli tutti simultaneamente non è una posizione critica: è una scelta di fede.
Note
[1] Per la datazione delle piramidi: cronologia standard dell'egittologia, confermata da datazioni al C14, dendrocronologia e riferimenti astronomici. La data della Piramide di Chefren è ammessa dalla stessa Watch Tower: Svegliatevi!, 22 giugno 2002, p. 18.
[2] La Pietra di Palermo è conservata principalmente al Museo Archeologico Regionale Antonio Salinas di Palermo. Per una descrizione: Alan H. Gardiner, «The Royal Canon of Turin», Oxford, 1959; James Henry Breasted, «Ancient Records of Egypt», Chicago, 1906.
[3] Per i Testi delle Piramidi di Unas: R. O. Faulkner, «The Ancient Egyptian Pyramid Texts», Oxford, 1969.
[4] Per la data TdG di Babele (2269 a.C.): Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. 1, p. 249, Roma, 1990.