Cristianesimo e odio: il caso dei Testimoni di Geova
"Odiate voi il male" (Salmo 97:10) o odiate le persone?
Chi modera da anni un gruppo Facebook dedicato all'analisi critica dei Testimoni di Geova si trova, con una regolarità che smette presto di sorprendere, a dover intervenire su commenti di TdG attivi o simpatizzanti che non discutono, ma insultano, minacciano o deumanizzano chi ha lasciato l'organizzazione. Ecco solo alcuni esempi, raccolti nell'arco di pochi mesi in un solo gruppo:
Minacce di punizione divina
"Fra poco la pagherai cara, quando Dio manderà suo Figlio a giudicare questo mondo, compreso te."
Insulti diretti
"Cretini e imbecilli gli apostati che pubblicano questi post."
"Ignoranti", "schiavi di satana."
"Perché devi essere così schifoso bugiardo", rivolto direttamente all'amministratore del gruppo.
"Siete proprio delle brutte persone, i famosi apostati!!! Bella roba."
A questi si aggiunge l'accusa ripetuta di menzogna ("quanto sei bugiardo"), senza indicare mai un solo elemento a supporto, reiterata anche dopo un richiamo formale.
Deumanizzazione tramite versetti biblici
Chi partecipa al gruppo viene paragonato al "cane che torna al suo vomito" (Proverbi 26:11). In altri casi, gli insulti vengono costruiti direttamente sui versetti che parlano di "cani e scrofe" (2 Pietro 2:22; Matteo 7:6), rivolti a chi ha lasciato l'organizzazione.
Un esempio recente. Sotto un post in cui un ex membro raccontava, senza toni polemici, il peso di essere stato educato ad attendere la distruzione di miliardi di persone, è arrivata questa risposta di una TdG, per intero:
"2 Pietro 2:22 È successo loro quello che il proverbio dice giustamente: 'Il cane è tornato al proprio vomito e la scrofa lavata a rotolarsi nel fango'. VI DOVETE VERGOGNARE!!!"
Nessun riferimento a ciò che il post diceva, nessuna obiezione nel merito, nessuna argomentazione. Il versetto non viene proposto come tema di discussione ma applicato ai destinatari come una qualifica, e seguito da un imperativo. La citazione biblica non apre un ragionamento: lo sostituisce. Da notare anche il versetto scelto: nello stesso capitolo, nove versetti prima, si legge che gli angeli non muovono contro altri un'accusa in termini ingiuriosi (2 Pietro 2:11).
Demonizzazione dell'interlocutore
"Dio mio, quante cose vi inventate. Cattiveria pura, per forza dovete appartenere al Diavolo."
"Siete apostati, figli del padre vostro (Satana), bugiardo, falso ed omicida. Potete dire, fare, ma presto avrete la vostra ricompensa, cioè la distruzione insieme al vostro Dio. Mi dispiace per voi."
Disprezzo condiscendente senza argomenti
"La gente parla senza sapere e senza conoscere [...] voi parlate del nulla, proprio come sono abituati a fare gli ignoranti. Poveretti, mi fate pena, criticare ciò che non conoscete, istruitevi prima e documentatevi da fonti giuste."
"Un profilo fatto apposta per parlar male dei testimoni di Geova? Ma non avete altro da fare? Nessun obiettivo nella vita?"
Accuse generiche e rovesciamento dell'accusa, senza mai entrare nel merito
"Non sapete più dove attaccarvi per screditare i TdG... perché non andate ad indagare nelle altre religioni? Non vi conviene, vero?"
"Siete da segnalare perché il vostro scopo è far nutrire odio verso i TdG... quante bugie... Se non vi sta bene ve ne uscite e stop."
"Una ragione c'è dietro a ogni parola cattiva che si dice contro i Testimoni di Geova, che non fanno niente di male."
"La VERITÀ fa molto male. Geova è il vero Dio, e a quanto pare la maggioranza si chiude gli occhi e ottura le orecchie perché le sue parole fanno rintronare gli increduli che vogliono rimanere prigionieri dei loro vizi."
Ripetizione di slogan al posto di un argomento
"Finché avrò vita, andrò dietro Dio, Geova, la Bibbia." (nessuna argomentazione a un'obiezione specifica)
Non si tratta di episodi isolati, né del comportamento di un singolo utente particolarmente scortese: sono espressioni diverse dello stesso schema, che ricorre con una frequenza tale da non poter essere liquidato come un'eccezione. E colpisce, ogni volta, lo stesso dettaglio: chi scrive queste cose lo fa presentandosi come cristiano, spesso citando proprio la Bibbia per giustificarlo.
Un caso di studio: agosto 2026
Quanto descritto finora non richiede mesi di osservazione per manifestarsi. A volte bastano poche ore. Nell'agosto 2026 è comparso in un gruppo Facebook un post che riportava, tradotto, un passaggio degli annunci mensili indirizzati ai corpi degli anziani, nel quale si legge che l'importo della delibera mensile di ogni congregazione "dovrebbe essere pari o superiore alla cifra per proclamatore raccomandata dalla filiale" (per l'analisi documentaria si veda Una donazione con un importo prestabilito). Un testo verificabile parola per parola da chiunque abbia accesso a quel materiale.
Nell'arco di una giornata sono arrivate decine di reazioni da parte di TdG, insieme a un numero insolito di richieste di partecipazione al gruppo. Il dato più significativo non è il volume, ma la composizione: su decine di interventi, nessuno ha indicato una sola riga del documento che risultasse riportata male, cioè l'unica obiezione che avrebbe chiuso la questione in tre righe. Quello che è arrivato, invece, si distribuisce sulle stesse categorie già viste sopra.
Accusa di menzogna senza alcun riferimento
"Bugiardi quante menzogne dite, vi dovreste vergognare."
"E TUTTO FALSO VERGOGNA."
"Falsiiiii sono testimone da 55 anni, quante cose si inventano, dovrebbero farvi chiudere, vergognatevi."
"Solo cazzate, vivo in germania e non esiste."
Squalifica di chi documenta
"E tutto falso, questi che fanno queste cose sono apostati."
"Quante bugie! È proprio vero che se esiste una cosa pulita il mondo cerca di infangarlo [...] ma è il gioco del mondo che appartiene a Satana, che cerca in ogni modo di denigrare chi ama Dio."
Vale la pena notare la funzione di queste due formule. Nessuna delle due afferma che il documento sia inesatto: entrambe qualificano chi lo pubblica, e in questo modo rendono superflua la lettura. È un cartello affisso sulla porta perché nessuno entri.
Minaccia di conseguenze, umane e divine
"Non è vero, sai che puoi essere denunciato???"
"Quante cattiverie, non è vero, avete paura di Dio quanto scrivete bugie, un giorno Geova vi farà vedere."
Anche qui la sequenza è rivelatrice: prima si afferma che il contenuto è falso, poi si accenna alle conseguenze, e nel mezzo manca il passaggio che conterebbe davvero, cioè indicare quale frase sarebbe falsa. Citare un documento autentico e commentarlo non costituisce reato in nessun ordinamento europeo, e la critica alle organizzazioni religiose rientra nella libertà di espressione, come hanno riconosciuto tribunali italiani e stranieri. Il ricorso immediato alla minaccia legale, in assenza di qualunque contestazione nel merito, è il modo in cui si reagisce a un documento scomodo, non a un documento inventato.
Cambio di argomento
"Ma invece di pensare ai Testimoni di Geova, perché non guardate chi vi governa?"
Un altro intervento raccontava, con dovizia di particolari, la questua durante una messa cattolica, con il cestino fatto circolare fra i banchi. Osservazione anche condivisibile in sé, ma che non tocca di una virgola il testo in discussione: se la questua è criticabile, lo resta anche dopo aver letto la circolare, e la circolare non diventa falsa perché altrove si passa il cestino.
L'insulto a chi si limita a raccontare
Nello stesso thread una partecipante non TdG aveva scritto che nelle Sale del Regno si passa il cestino e che le riviste si pagano. Sono due affermazioni sbagliate: nelle Sale del Regno ci sono cassette fisse per le contribuzioni, e dal 1990 le pubblicazioni vengono distribuite con il sistema della donazione volontaria. La donna, che aveva assistito una sola volta a un'adunanza come ospite, aveva semplicemente ricordato male. Le risposte sono arrivate in serie:
"Ma cosa serve dire queste inesattezze!!!"
"Che scemenze, ma te li sogni la notte?"
"A bugiarda, mammia come sei bugiarda."
"Informati bene prima di aprire bocca."
L'errore andava corretto, e in quel thread è stato corretto anche dalla parte critica, perché una documentazione che tollera gli errori dei propri sostenitori non vale nulla. Ma correggere e insultare sono due operazioni diverse, e la seconda non aggiunge nulla alla prima: la indebolisce soltanto. Colpisce, semmai, che la stessa esigenza di precisione richiesta a un'ospite occasionale sul dettaglio del cestino non sia stata applicata da nessuno al documento oggetto del post.
Il caso dello scherno
A una risposta articolata, che citava il testo della circolare e si chiudeva con l'invito a indicare qualunque riga risultasse riportata male, una partecipante ha replicato con una sola emoji: una risata sghignazzante. Nessuna parola. È forse la sintesi più efficace dell'intero fenomeno: da una parte una citazione con l'offerta di correggersi, dall'altra una faccina. Chi legge non ha bisogno di aiuto per interpretarla.
Il fenomeno non riguarda una parte sola
Sarebbe disonesto presentare l'ostilità come un monopolio dei TdG. Nello stesso thread un partecipante critico ha scritto che "questi tdg sono tutti scemi" e li ha definiti "poveracci", per di più appoggiandosi a citazioni storiche inesatte su Russell e sul 1931. Anche quell'intervento è stato moderato, e per la stessa ragione: chi vuole che un documento venga letto non può cominciare dando dello stupido a chi dovrebbe leggerlo.
La differenza, però, resta e va detta con precisione. L'aggressività di un singolo critico è un fatto individuale, che nessun testo di riferimento gli prescrive. L'avversione verso gli "apostati" è invece, come si vedrà più avanti, insegnata per iscritto, ripetutamente e per decenni. Non si tratta di misurare chi sia più scortese, ma di distinguere fra un carattere e una direttiva.
Cosa dice davvero il Nuovo Testamento
Chi si professa cristiano ha, sulla carta, indicazioni molto chiare su come trattare chi la pensa diversamente, comprese le persone ostili. Lo dice la stessa Bibbia che i Testimoni di Geova dicono di seguire, nella loro stessa traduzione (TNM):
| Riferimento | Testo (TNM) |
|---|---|
| 1 Pietro 3:15 | "Sempre pronti a fare una difesa davanti a chiunque vi chieda ragione della vostra speranza, ma con mitezza e profondo rispetto." |
| 1 Pietro 3:9 | "Non rendete male per male né insulto per insulto. Piuttosto, rispondete benedicendo". |
| Matteo 5:44 | "Continuate ad amare i vostri nemici e a pregare per quelli che vi perseguitano." |
| Romani 12:14 | "Continuate a benedire quelli che vi perseguitano; benedite e non maledite." |
| Colossesi 4:6 | Il discorso "sia sempre con favore, condito con sale." |
| 2 Timoteo 2:24 | Uno schiavo del Signore "non ha bisogno di combattere, ma dev'essere gentile verso tutti." |
Questo è, non a caso, anche ciò che viene insegnato alle adunanze, ed è generalmente il modo in cui i TdG si comportano nella vita reale: alla porta, per strada, nei rapporti quotidiani, prevalgono mitezza, cortesia, gentilezza. Ma dietro un monitor, quando l'interlocutore viene riconosciuto come "apostata", quella facciata sembra reggere molto meno.
Perché proprio gli "apostati"
La spiegazione non è casuale, ma codificata. Le pubblicazioni Watch Tower non si limitano a scoraggiare il contatto con chi ha lasciato l'organizzazione: insegnano esplicitamente a provare per loro repulsione e odio.
"Quando, pur sapendo ciò che è giusto, scelgono deliberatamente di agire in modo sbagliato [...] allora il cristiano deve 'odiare' [...] costoro che si sono inseparabilmente legati al male. I veri cristiani condividono i sentimenti che Geova nutre verso questi apostati; non sono curiosi di conoscere le loro idee. Al contrario, 'provano nausea' per coloro che si sono resi nemici di Geova Dio." (w93 1/10 p. 19)
"Gli apostati sono 'mentalmente malati' e cercano di infettare altri con i loro insegnamenti sleali." (La Torre di Guardia, edizione per lo studio, 15 luglio 2011, p. 16, par. 6)
"Per lealtà a Geova, i suoi servitori odiano le persone e le cose che egli odia [...] I cristiani giustamente odiano gli inveterati nemici di Dio, come il Diavolo e i suoi demoni, e anche gli uomini che volontariamente e consapevolmente si oppongono a Geova." (Perspicacia, vol. 2, p. 418)
Per un'analisi documentaria completa di queste citazioni, con i riferimenti integrali, si vedano le pagine "Odiate gli apostati" e Il "pericolo" dei contenuti apostati, oltre alla cronologia storica in I Testimoni di Geova e Internet.
Non stupisce, allora, che chi ha assorbito questo linguaggio per anni, di fronte a un "apostata" in carne e ossa (o, più spesso, in un commento su Facebook), reagisca non con l'atteggiamento raccomandato da 1 Pietro 3:15, ma con quello raccomandato da w93 1/10: nausea, avversione, disprezzo.
I TdG sono un caso unico?
Sarebbe scorretto affermare che i TdG siano gli unici, fra i gruppi religiosi, a praticare l'ostracismo verso chi se ne va. Non lo sono. Gli Amish praticano da secoli la Meidung, basata su Matteo 18:15-17 e 1 Corinzi 5:11: chi viene bandito viene escluso dai pasti comuni e dagli affari, e nelle comunità più rigide anche dai legami familiari più stretti. Gli Exclusive Brethren (Plymouth Brethren Christian Church), applicando la loro "doctrine of separation", arrivano a rompere i contatti anche fra genitori e figli una volta che questi ultimi raggiungono l'età adolescenziale, con conseguenze che la stampa britannica ha documentato in casi estremi.
La differenza sostanziale, però, non sta nella pratica dell'ostracismo in sé (comune a diversi gruppi ad alto controllo), ma nel modo in cui viene giustificata. Anche fra gli Amish, che pure praticano una separazione severa, la teologia ufficiale la presenta come "medicina salvifica" per il traviato: nella maggior parte delle comunità, i membri continuano comunque a parlare con la persona bandita e a offrirle aiuto se necessario. Non risultano pubblicazioni ufficiali Amish o degli Exclusive Brethren che invitino esplicitamente a "provare nausea" o a "odiare" chi se ne va, come fanno invece, a più riprese e in modo esplicito, le pubblicazioni Watch Tower citate sopra.
I TdG sembrano quindi un caso raro, se non unico, in cui un'organizzazione religiosa codifica per iscritto, ripetutamente e nel corso di decenni, l'obbligo di provare odio verso una categoria di persone, invece di limitarsi a praticare (come fanno altri) una separazione disciplinare silenziosa.
Perché online e non alla porta
Vale la pena partire da un'osservazione personale. Da quando sono uscito dall'organizzazione, non ho mai discusso delle mie convinzioni attuali, né ho mai criticato apertamente la Watch Tower su base documentata, con parenti o familiari TdG consapevoli del fatto che io fossi un ex membro o un "apostata". In alcune occasioni ho parlato con Testimoni di Geova di questi argomenti, ma senza che sapessero chi fossi realmente. Nella vita reale, semplicemente, non capita quasi mai di trovarsi di fronte a qualcuno che contesti esplicitamente la dottrina dichiarando apertamente di essere un ex membro.
Online è diverso, ed è proprio qui che si vede il comportamento opposto rispetto alla vita reale. Molti TdG che intervengono nei gruppi critici lo fanno nascondendosi dietro pseudonimi, ma altri usano il proprio nome reale, e in entrambi i casi si trovano probabilmente per la prima volta di fronte a qualcuno che contesta esplicitamente le loro dottrine e si dichiara, secondo la loro stessa etichettatura, un "apostata". È un'occasione che nella vita reale semplicemente non si presenta quasi mai. E nel momento in cui si presenta online, emerge tutto l'indottrinamento ricevuto, proprio quello che dovrebbe invece impedire loro di interagire: le direttive Watch Tower vietano esplicitamente di leggere, commentare o rispondere a contenuti "apostati", eppure moltissimi TdG violano deliberatamente queste stesse direttive pur di attaccare, criticare, insultare chi loro stessi definiscono un nemico da evitare. Un comportamento che, a ben vedere, è doppiamente contraddittorio: viola sia lo spirito di mitezza richiesto dalla Bibbia, sia le direttive organizzative che pretenderebbero di applicare.
Online, inoltre, ci si trova davanti messaggi articolati e documentati, che richiedono di leggere, valutare, rispondere nel merito: è lì che emergono i limiti di un metodo di studio basato più sul sottolineare paragrafi e ripetere risposte preconfezionate che sul ragionare autonomamente. Di fronte a un contenuto critico scatta la stessa reazione già descritta sopra: la difesa non passa per l'argomentazione, ma per l'elusione, il blocco o l'insulto.
È un meccanismo che ricorda da vicino i "due minuti dell'odio" descritti da Orwell in 1984: un rituale collettivo di sfogo verso un nemico designato, in cui il bersaglio conta meno del rituale stesso. La differenza è che qui non è fiction.
Appendice
Quando l'eccezione viene dichiarata apertamente
Aggiunta successiva alla pubblicazione della pagina
Questa pagina è stata pubblicata nell'agosto 2026 e segnalata nel gruppo Facebook che gestisco. Pochi minuti dopo, un TdG attivo è intervenuto per contestarla, dando inizio a uno scambio durato qualche ora. Il suo caso merita di essere riportato perché rappresenta un'eccezione rispetto a tutto quanto documentato sopra: non ha insultato nessuno, non ha minacciato, non ha deriso. Ha argomentato, citando le Scritture e le pubblicazioni, con un tono civile mantenuto fino alla fine. È stato uno dei pochissimi confronti realmente argomentati avvenuti nel gruppo in anni di moderazione. Proprio per questo le sue parole hanno un valore documentario che nessun insulto potrebbe avere.
1. L'eccezione
"Gesù non era tenero nei confronti dei farisei che dovevano insegnare la legge nel modo corretto ma invece opprimevano il popolo. Noi non siamo teneri nei confronti di persone che sanno la verità, la insegnavano ad altri, ma ORA la presentano in modo distorto, che continuano a dispensare veleno sui TdG, un popolo pacifico conosciuto in tutto il mondo per questa qualità. Siamo rispettosi e miti nei confronti di chi non conosce la verità, anche se sono nostri 'nemici', e 1 Pietro 3:15 si applica a questo tipo di persone. Per gli ex, ma non per tutti, tu sai benissimo quali scritture si applicano ma fai finta di non sapere, pazienza. Nello stesso tempo però, speriamo sempre nel vostro pentimento!"
Vale la pena rileggere con attenzione. Non viene contestato nessuno dei commenti raccolti all'inizio di questa pagina: non si sostiene che siano sbagliati, né che non rappresentino il pensiero dei TdG. Viene spiegato perché sarebbero giustificati. E l'esclusione è formulata in modo esplicito: 1 Pietro 3:15 si applicherebbe a chi non conosce la verità, non agli ex membri.
È esattamente la tesi di questa pagina, enunciata da chi la contesta. Esiste una categoria di persone verso cui i comandi neotestamentari sulla mitezza vengono considerati sospesi. Con la differenza che qui l'eccezione non va dedotta dai comportamenti: viene dichiarata per iscritto, con calma, da un credente convinto di stare difendendo la propria fede.
Il problema è che quella clausola nel testo biblico non esiste. 1 Pietro 3:15 parla di "chiunque" chieda ragione della speranza, e "chiunque" non ammette liste di esclusi. 2 Timoteo 2:24 dice "gentile verso tutti". Matteo 5:44 non distingue fra nemici informati e nemici ignari: prevede proprio il caso limite. Romani 12:14 parla di chi perseguita, la categoria più ostile immaginabile, e prescrive di benedire. Se l'eccezione fosse prevista, la troveremmo scritta.
Anche il paragone con i farisei è rovesciato. I farisei erano l'autorità religiosa al potere, quelli che sedevano sul seggio di Mosè e imponevano agli altri pesi che loro non portavano. Gesù attaccava il vertice religioso, non chi era stato espulso dalla sinagoga: in Giovanni 9:34-35 l'espulso è proprio colui che Gesù va a cercare. Se il paragone si vuole tenere, va applicato alla struttura che oggi insegna e impone, non a chi ne è uscito e non ha autorità su nessuno.
C'è di più. L'unico luogo del Nuovo Testamento in cui degli apostati vengono nominati e insieme viene detto a un cristiano come comportarsi è 2 Timoteo 2. Paolo cita Imeneo e Fileto, che "hanno deviato dalla verità" e "sovvertono la fede di alcuni" (versetti 17-18), gli stessi che le pubblicazioni Watch Tower additano come modello di apostasia (La Torre di Guardia del 1° ottobre 1982, pp. 17-18; Perspicacia, vol. 1, voce "Apostasia"). Pochi versetti dopo, parlando della stessa situazione, scrive: "Lo schiavo del Signore non ha bisogno di litigare, ma deve essere gentile con tutti, capace di insegnare, in grado di controllarsi di fronte ai torti, esortando con mitezza quelli che si oppongono. Forse Dio concederà loro il pentimento" (versetti 24-25, TNM). Il caso di chi ritiene di aver subito un torto è previsto dal testo, ed è proprio lì che viene richiesto l'autocontrollo. E "quelli che si oppongono" è la stessa categoria che Perspicacia indica come oggetto legittimo di odio.
Merita attenzione anche un elemento che ricorre due volte nello scambio: l'affermazione che io conoscerei benissimo quali scritture si applicano agli ex membri e farei consapevolmente finta di non saperlo. È un'accusa che presenta una particolarità: non è verificabile. Qualunque cosa io risponda, si può sempre sostenere che stia fingendo, e la discussione si sposta dal testo alle mie intenzioni, che nessuno può accertare. Ma è anche un'accusa facile da risolvere, e infatti ho chiesto semplicemente che quelle scritture venissero indicate, per discuterle pubblicamente. Non è mai arrivato un riferimento, né in quell'occasione né in seguito. In questa pagina i passi citati sono sei, con testo e riferimento, presi dalla loro traduzione. Dall'altra parte, l'argomento è rimasto l'attribuzione di un'intenzione.
2. "Odiamo il comportamento, non la persona"
Poco dopo è arrivata una precisazione:
"E poi vorrei fare una precisazione, I TdG non odiano nessuna persona, ma odiano il comportamento, il modo di agire delle persone, sono due cose differenti."
La distinzione è corretta in linea di principio, ed è quella cristiana. Ma non è quella delle pubblicazioni. Perspicacia, vol. 2, p. 418, distingue le due cose e le include entrambe: "i suoi servitori odiano le persone e le cose che egli odia", e poco oltre parla di odiare "gli uomini che volontariamente e consapevolmente si oppongono a Geova". La Torre di Guardia del 1° ottobre 1993, p. 19, usa pronomi personali, non nomi di azioni: il cristiano deve odiare "costoro", i veri cristiani provano nausea "per coloro" che si sono resi nemici di Dio. Lo stesso commento riportato sopra, del resto, dice "non siamo teneri nei confronti di persone", e il criterio adottato non è una condotta ma un'appartenenza: gli ex da una parte, chi non conosce la verità dall'altra.
La sua obiezione è partita da un rilievo personale, ed era fondato:
"Mi citi ancora e mi applichi 1 Pietro 3:15, personalmente, ti ho insultato? Ho espresso odio verso la tua persona? No, ti rispondo personalmente. Ho espresso chiaramente disprezzo per le cose non vere che sono dette contro i TdG, sono due cose differenti."
Su questo ha ragione, e gliel'ho riconosciuto: non mi ha insultato, e infatti non ho mai parlato di lui. Le citazioni raccolte all'inizio di questa pagina sono di altri. Ciò che qui viene esaminato non è il suo comportamento, che è stato corretto dal primo all'ultimo commento, ma la premessa dottrinale che ha formulato, e che è la stessa da cui muovono quegli altri commenti.
La replica è stata la più articolata dell'intero scambio, e va riconosciuto che non ha eluso il punto: ha riportato l'intera voce di Perspicacia, comprese le limitazioni che essa contiene, accusandomi di averne estrapolato solo le frasi utili alla mia tesi.
"Citi il libro Perspicacia e come al solito estrapoli delle frasi ad hoc, omettendo il contesto per spiegare e supportare le TUE di ragioni."
Le limitazioni ci sono davvero, ed è giusto darne conto: la voce precisa che quell'odio non cerca di nuocere ad altri, che non è sinonimo di disprezzo o rancore, e che i cristiani non odiano chi è caduto in trasgressione ma merita misericordia, distinguendo il trasgressore pentito dalla cattiva azione. Nessuna di queste precisazioni viene qui messa in discussione. Restano però in piedi due frasi, e sono nel testo riportato per esteso dal mio interlocutore, non in una selezione fatta da me: che i servitori di Geova odiano le persone che egli odia, e che i cristiani odiano giustamente gli uomini che volontariamente e consapevolmente si oppongono a Geova. La domanda che ne segue è una sola: chi decide chi rientra in quella categoria? Nella pratica ci rientra chiunque lasci l'organizzazione e ne parli, quale che sia la sua condotta.
C'è poi la parte della voce che non è stata citata, ed è la più interessante. Poche righe più sopra, sotto il titolo "Odiare i propri nemici?", Perspicacia ricorda che al cristiano è comandato di amare i propri nemici personali, che l'agàpe "trascende le inimicizie personali, non lasciando che queste inducano ad abbandonare i giusti princìpi e a ricambiare l'offesa", e che il servitore di Dio "pregherà per coloro che, per ignoranza, si oppongono alla sua condotta cristiana e lo perseguitano, nella speranza che i loro occhi si aprano ed essi comprendano la verità di Dio". Ma il passaggio decisivo è quello che precede, dove la voce spiega da dove nacque l'idea che si dovessero odiare i nemici:
"L'idea che si dovessero odiare i nemici era una delle cose aggiunte alla legge di Dio dai maestri della tradizione ebraica. [...] 'Amico' e 'prossimo' era ritenuto solo chi era ebreo, mentre tutti gli altri erano considerati nemici naturali. Tenendo conto del loro intendimento tradizionale del termine 'prossimo' e della tradizione che fomentava l'ostilità verso i gentili, si può facilmente capire perché alla dichiarazione contenuta nella legge di Dio essi avessero arbitrariamente aggiunto le parole 'e [devi] odiare il tuo nemico'." (Perspicacia, vol. 2, voce "Odio")
Il meccanismo è descritto con precisione: si restringe la categoria di chi merita amore ai soli appartenenti al proprio gruppo, e da quella restrizione si deduce che verso gli altri sia lecito l'odio. Le parole aggiunte alla legge, dice il libro, erano arbitrarie. È esattamente ciò che questa pagina contesta, e il testo citato a propria difesa lo condanna, quando lo trova negli scribi del primo secolo. Va aggiunto che le pubblicazioni sono andate ben oltre quanto la voce stessa ammette: definire gli ex membri "mentalmente malati" e chiedere di provare nausea per loro non è "assoluta avversione per ciò che è malvagio", ed è difficile conciliarlo con la precisazione che quell'odio "non è sinonimo di disprezzo o rancore".
Un'ultima osservazione, per prevenire l'obiezione che di solito segue. La stessa voce ricorda che nella Bibbia "odiare" può significare anche "amare di meno", come in Luca 14:26. È vero, ma quel significato attenuato il libro lo applica a quel passo, non alla sezione sull'odio giusto, dove si parla di "nausea", di "assoluta avversione" e di "veri nemici". Non sono modi per dire "amare di meno".
3. Perché era lì
Un altro membro del gruppo aveva intanto osservato che a un TdG non è consentito interagire con contenuti "apostati". La risposta è stata:
"La disassociazione è per coloro che fanno discorsi da apostati non per chi come me difende la verità [...] in questo gruppo ci sono persone che non sono ex Testimoni, che non sanno la realtà, la vera realtà dei Testimoni, che viene denigrata e presentata in modo distorta e non vera, ecco io difendo la verità per loro!"
Anche questa eccezione è costruita autonomamente, e le direttive la escludono alla lettera. La Torre di Guardia del 15 luglio 2014, p. 14, par. 10, dopo aver vietato di discutere con gli apostati "rispondendo a ciò che scrivono sui loro blog", aggiunge: "Anche se lo si facesse nell'intento di aiutare l'individuo, queste discussioni sarebbero contrarie alla direttiva scritturale". L'intento buono è precisamente l'ipotesi che il paragrafo contempla e respinge. Il riquadro di p. 29 dell'agosto 2024 e il par. 7 di p. 16 del 15 luglio 2011 dicono la stessa cosa a proposito dei commenti su social e blog.
Nel riportare questi testi ho tenuto a precisare che non si trattava di una minaccia né di un invito ad andarsene, e che la sua presenza nel gruppo mi faceva piacere. Il punto era un altro: lui riteneva di essere in grado di leggere argomenti critici, valutarli e rispondere, e su questo aveva ragione. Ma è esattamente ciò che l'organizzazione non concede a un fedele, perché parte dal presupposto opposto. La regola che stava infrangendo ha due effetti: impedisce al singolo di incontrare ciò che potrebbe metterlo in crisi, e insieme protegge le pubblicazioni dall'esame. Le due cose non sono separabili.
4. Il congedo
Lo scambio è proseguito su altri temi, dalla definizione biblica di "malvagio" alle date profetiche annunciate e poi ritirate, fino alle risposte che ho dato punto per punto. Poi è arrivato il commento finale:
"Ok tolgo il disturbo, grazie per avermi ricordato queste disposizioni che io voglio rispettare e che io amo profondamente perché vengono da Geova!"
Non è un esito da registrare come una vittoria, e non lo si riporta per questo. Gli ho risposto che mi dispiaceva sinceramente, che non avevo citato quei paragrafi per invitarlo ad andarsene e che restava il benvenuto. Poi gli ho chiesto di considerare una cosa, con calma: quei paragrafi li conosceva già, eppure interveniva da tempo nelle discussioni del gruppo, e non per leggerezza, ma perché gli sembrava giusto rispondere a chi la pensa diversamente. Nel momento in cui la regola è stata messa nero su bianco, la conclusione è cambiata.
Vale la pena notare dove tutto questo stava accadendo. Si discuteva di come le pubblicazioni insegnano a trattare chi se n'è andato, e il mio interlocutore sosteneva che le accuse di odio fossero infondate. Poi ha interrotto la conversazione, non per qualcosa che avessi detto, non per un'offesa ricevuta e non per aver perso la calma, ma perché le direttive della sua organizzazione vietano di parlare con una persona come me. Parlare con una certa categoria di persone è di per sé la trasgressione. È esattamente la prassi descritta in questa pagina, verificatasi sotto il post che la documentava.
Osserviamo infine cosa contiene e cosa non contiene quel congedo. Non contiene una risposta all'argomento biblico: 2 Timoteo 2 non viene più menzionato, l'obiezione sull'assenza di clausole di esclusione nei testi resta senza replica, resta senza replica il rilievo che Perspicacia condanna negli scribi la restrizione del "prossimo" al proprio gruppo, e non è mai arrivata l'indicazione delle scritture che avrei fatto finta di non conoscere. Contiene invece un ringraziamento per essere stato richiamato a una disposizione organizzativa, e l'affermazione che quella disposizione viene da Dio.
È il punto attorno a cui ruota questa pagina. Le parole di Paolo sulla gentilezza verso tutti non hanno prodotto alcun effetto sul comportamento; il paragrafo di una rivista lo ha modificato immediatamente. Non si tratta di una scelta cinica, e va detto con chiarezza: quell'affermazione è sincera, e chi l'ha scritta è convinto che le due autorità coincidano. Ma è proprio nella coincidenza presunta che il meccanismo si rivela. Quando testo biblico e direttiva organizzativa dicono cose diverse, come in questo caso, è la seconda a determinare la condotta, mentre il primo resta un riferimento formale.
Resta il dato più importante, e non riguarda una persona. Le frasi riportate in questa appendice non sono lo sfogo di qualcuno esasperato: sono la formulazione tranquilla, cortese e consapevole della premessa che sta sotto tutti gli insulti raccolti all'inizio. Chi insulta la applica senza dirla. Qui è stata detta, e da qualcuno che nel dirla era in perfetta buona fede.
L'ultima cosa che gli ho scritto è quella che mi interessa di più, ed è anche la ragione per cui questa appendice esiste. Nessuno, in quel gruppo, gli chiederà mai di andarsene. Nessuno lo segnalerà a nessuno. Nessuno smetterà di salutarlo per quello che pensa. Se un giorno vorrà tornare, per discutere o anche solo per leggere, quello spazio resta aperto. È la differenza che questa pagina cerca di documentare, e non ha bisogno di essere argomentata: basta metterla accanto alle citazioni raccolte all'inizio.
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