Appendice 1
Un ricordo di Sergio Pòllina
di Achille Aveta
di Achille Aveta
La letteratura mondiale è piena di esempi di amicizie profonde nate da uno scambio epistolare.
Ebbene, è accaduto anche a me.
Agli inizi del 1988 ricevetti una lettera da una persona a me fino ad allora sconosciuta, il dott. Sergio Pollina di Siracusa; perché mi scriveva? Per usare le sue parole, «già da tempo meditavo di scriverti, ma la spinta decisiva l'ho ricevuta dopo aver letto il tuo libro Testimoni di Geova: essere o non essere? Molti dei pensieri che tu esprimi in esso sono esattamente quelli che io nutro da molto tempo, e molte delle informazioni in esso contenute sono esattamente quelle che ho raccolto nel corso del tempo».
Anche a nome di altri ex anziani Testimoni di Geova, Sergio mi scriveva che «nessuno di noi vuole intraprendere una crociata contro nessuno, ma credo sia giusto che, nei limiti del possibile, si faccia di tutto per dare a chi lo desidera una base solida cui aggrapparsi per uscire fuori dalle sabbie mobili dell'asservimento alla Torre di Guardia».
Cosa sia accaduto nel 1988 a Siracusa negli ambienti geovisti fa parte ormai della storia del dissenso italiano nei confronti del movimento geovista; per usare le parole di Sergio, involontario attore di quegli eventi insieme agli altri tre "anziani" di congregazione: «tutti e quattro cominciammo a parlare in modo diverso dal podio, cominciammo a trasmettere ai fratelli la nostra esigenza di un approccio meno legalistico a Dio, e la necessità di amarsi di più e sinceramente. Cominciammo ad incoraggiarli ad avere più fiducia in Dio e nella funzione mediatrice di Cristo, piuttosto che in quella della Torre di Guardia e del suo "canale di comunicazione", il cosiddetto "schiavo fedele e discreto", che per i Testimoni di Geova ha ormai del tutto soppiantato Dio e Cristo senza che essi se ne siano accorti».
Questa presa di coscienza portò all'immediata dissociazione di quegli anziani e di alcune decine di Testimoni di Geova in una sola congregazione.
Da quella prima lettera i miei contatti con Sergio si intensificarono: telefonate, incontri di persona senza trascurare di includere le nostre rispettive famiglie, coinvolgimento in incontri pubblici in varie parti d'Italia; poi vennero le collaborazioni editoriali, i contatti con famiglie in crisi per l'adesione di un coniuge al geovismo etc.
Sergio era un vulcano di iniziative: di qualunque progetto si parlasse, non metteva mai in dubbio la fattibilità, ma discuteva il percorso da seguire per raggiungere l'obiettivo.
Il progredire degli anni, con le ovvie limitazioni fisiche incalzanti, non lo scoraggiavano; mi diceva spesso che, quando lo assaliva lo scoramento, pensava alla bella poesia della giornalista e scrittrice brasiliana Martha Medeiros (erroneamente attribuita a Pablo Neruda) dal titolo Lentamente muore, i cui versi, intensi e volti a una riflessione sulla vita, sono un'ode alla vita stessa, alla pienezza dell'esperienza umana.
In una delle nostre ultime telefonate ricordo di aver menzionato a Sergio la poesia di Costantino Kavafis, Itaca; e lui, con la consueta sagacia, osservò che, attraverso la metafora del viaggio dell'eroe greco, il poeta Kavafis narra una verità esistenziale: la navigazione di Ulisse si trasfigura tanto nel percorso della vita che in realtà non ha altra meta se non il viaggio.Il "viaggio"
accanto a Sergio è stato per me una vera benedizione, mi mancherà la sua profonda empatia.
Desidero concludere esprimendo sincera partecipazione al cordoglio della famiglia di Sergio: alla moglie Ida, dotata di una fibra morale non comune, e ai figli Tiziana e Alessandro, le pupille degli occhi di Sergio.
Appendice 2
Testimonianza dell'attivista e youtuber Stefano Martella, alias "Mentalmente Liberi".
Il mio ricordo di Sergio
Avete presente quella sensazione di vivere in un "paradiso spirituale" che però, a guardarlo bene, sembra esistere solo sulle pagine patinate delle riviste e non nella vita reale? Ecco, per anni la mia dieta spirituale è stata a base di quella che chiamo la "solita minestra riscaldata": le stesse riviste, gli stessi discorsi domenicali fotocopiati che ti facevano venire voglia di addormentarti dopo dieci minuti, e quel set di versetti usati come jolly per ogni occasione. Ero entrato a 18 anni, nel lontano autunno 1981, cercando risposte affettive, ma col tempo quel clima era diventato decisamente opprimente. Poi, un giorno, del lontano anno 1993, accade l'impensabile. Mi ritrovo ad ascoltare Radio Maria. Sì, avete letto bene. C'era questa trasmissione, "La torre di carta", condotta da don Lorenzo Minuti, dove un ex Testimone di Geova molto noto raccontava la sua versione dei fatti. Mi aspettavo di sentire la voce di un "apostata cattivo", uno di quegli esseri demoniaci e squilibrati che la società dipingeva nelle pubblicazioni. E invece? Invece sento una persona ragionevole, sensata, che sollevava dubbi logici. Era Sergio Pollina. E visto che proprio dalla Torre di Guardia avevo imparato che la logica è il marchio della verità, mi si è accesa una lampadina (o forse un intero lampione).Il mio carattere impulsivo non mi ha dato tregua. Il giorno dopo ero già alla ricerca del suo numero. Ma ricordiamoci che stiamo parlando dell'"epoca dei dinosauri": niente internet, niente cellulari. Così, con il fare di una spia internazionale, sono corso in una cabina telefonica sotto casa, armato di gettoni, per non lasciare tracce del mio telefono fisso. Lo chiamai con un atteggiamento a metà tra il curioso e il difensivo: volevo sapere, ma allo stesso tempo mettevo le mani avanti dicendo che non condividevo nulla di ciò che diceva.Lui, con una pazienza angelica (o forse perché sapeva già come sarebbe finita), mi promise di spedirmi del materiale. Da quel momento, l'attesa del postino è diventata la mia nuova ragione di vita. Aspettavo quel pacco con un'ansia che non mi faceva dormire la notte. Quando finalmente arrivò, era un pacco voluminoso pieno di fotocopie tratte dalle riviste originali della Società, con tanto di sottolineature e domande "al contrario" tipo: "Hai letto cosa scrivevano qui? Che ne pensi?".Già dai primi fogli, ho capito la triste verità: ero stato "turlupinato" per anni.Eppure, per orgoglio, non potevo dargliela vinta subito. È iniziato così un ricco scambio epistolare durato qualche settimana. Io controattaccavo con impegno, battevo i pugni, cercavo di difendere l'indifendibile, ma dentro di me sapevo che aveva ragione lui. Volevo che "si guadagnasse la pagnotta" fino all'ultimo centimetro di carta prima di cedere. Vedere l'intero castello teocratico smantellato pezzo dopo pezzo è stato uno shock, come se mi fosse cascato il mondo addosso, ma è stato anche l'inizio di un faticoso processo di guarigione.Nonostante la distanza, io in Toscana e lui in Sicilia, non abbiamo mai perso i contatti. E l'ho sempre considerato un punto di riferimento per quella parte della mia vita così importante che ha riguardato il geovismo e la mia fuoriuscita. Riuscii a farlo venire in Toscana, invitato da un'associazione cattolica di Lucca, per tenere una conferenza sul geovismo. Ricordo l'attenzione che riusciva a catturare tra i presenti e quanto mi sentissi orgoglioso di stare seduto al suo fianco. Ho sempre apprezzato, anzi no: amato il suo modo molto ironico e penetrante di scrivere, il suo modo di cogliere il punto di ogni argomento riuscendo anche a farmi sorridere. Uno stile che adopero anch'io, pur con meno bravura di lui.Anni dopo, nel settembre 2013, quando ormai da tempo vivevo a Roma, mi chiamò e mi offrì di accompagnarlo in uno di quei viaggi mensili che faceva all'estero. Fu così che passai alcuni splendidi giorni a Londra con una delle persone che più ammiravo e stimavo, che oltretutto era anche un ottimo cicerone, un lettore accanito e instancabile, con una cultura impressionante. Di quelle persone che riescono a citare un libro mentre tu stai ancora cercando di ricordarti l'autore.Quando veniva a Roma mi chiamava. Ricordo le nostre passeggiate e le cene a Trastevere, parlando di geovismo e di Bibbia. Uomo incredibile.Mi raccontò di quando un giovane testimone di Geova lo diffamò gravemente e pubblicamente e lui non poté evitare di denunciarlo, salvo poi ritirare la denuncia quando il ragazzo, scusandosi, lo pregò in lacrime di farlo [vedi l'articolo, ndr]. Mi raccontò anche di quando dalla Sicilia prese l'aereo per andare in Inghilterra perché doveva operarsi, non ricordo se il gatto o il cagnolino di famiglia. E mi raccontò di quando prese di nuovo l'aereo per andare nel Nord Italia, su richiesta dei parenti di un testimone di Geova, e incredibilmente, eludendo la sorveglianza degli "anziani", riuscì a convincerlo a ricevere quelle trasfusioni che potevano salvargli la vita.Poi le nostre strade si sono nuovamente divise: lui profondamente ateo e io sempre più addentro al percorso cattolico. Scelte diverse, ma la stima e il legame non sono mai venuti meno.Voglio concludere con l'ultimo ricordo, che poi è anche l'ultimo scambio su WhatsApp che abbiamo avuto il 6 settembre 2024. Gli mando una foto del nostro viaggio di anni prima con questo messaggio: "11 anni fa esatti. Viaggio a Londra. Te ne sarò sempre riconoscente". La sua risposta: "E io lo conserverò tra i miei ricordi preziosi".Sergio oggi è tra i miei ricordi preziosi.
Appendice 3
Un ricordo personale
di Achille Lorenzi
I miei primi contatti con Sergio risalgono alla fine degli anni Novanta. Gli avevo inviato la lettera che scrissi alla mia congregazione nel giugno del 1998 — quella che avrebbe portato alla mia espulsione per apostasia — e lì nacque il nostro primo scambio. Poco dopo, intorno al 2000, gli mandai una mia ricerca sul libro di Daniele. Mi rispose dicendomi che aveva apprezzato molto lo studio. Lo pubblicai in seguito sul sito: Il libro di Daniele.
Da quei primi contatti nacque un rapporto di collaborazione che durò fino alla sua scomparsa. Mi inviò numerosi scritti che pubblicai nel sito: traduzioni di interi libri — tra cui la traduzione italiana di Visioni di gloria. Storia e memoria dei Testimoni di Geova di Barbara Grizzuti Harrison, di Apocalypse Delayed di M. James Penton — opera fondamentale per chiunque voglia studiare la storia della Watchtower — e di Milioni ora viventi non morranno mai di Alan Rogerson, pubblicato originariamente nel 1969 e tradotto da Sergio nel 2019, documento storico di prima importanza per comprendere il movimento geovista nella sua fase di espansione.
Fra i suoi scritti originali, merita una menzione particolare I Testimoni di Geova e i cristianesimi delle origini. Antropologia di un movimento religioso contemporaneo, la sua opera più ambiziosa e corposa: 997 pagine in cui Sergio scandaglia il geovismo in ogni sua dimensione, dalle origini russellite e dai primi collaboratori di Charles Taze Russell, alla storia del Corpo Direttivo, alla dottrina, alla Traduzione del Nuovo Mondo, fino a una valutazione critica dei Testimoni di Geova oggi. Le appendici affrontano temi di esegesi biblica di grande profondità — dall'Inferno alla nascita verginale, dai Nefilim alla morale sessuale — con un rigore documentale che non ha precedenti nella letteratura italiana sul geovismo. È uno strumento di riferimento indispensabile per chiunque voglia affrontare questo argomento seriamente, e il fatto che Sergio lo abbia messo a disposizione gratuitamente sul sito dice molto della persona che era.
Fra i suoi altri scritti originali pubblicati nel sito: le scoperte di Barbara Anderson — analisi dottrinali come lo studio approfondito sullo Schiavo Fedele e Discreto, e contributi sulla storia dei Testimoni di Geova sotto il nazismo, tra cui una dettagliata risposta alla rivista Svegliatevi! e diversi altri articoli raccolti nella sezione I TdG e il nazismo.
Segnalai infine sul sito il volume collettivo Profili di marginalità sociale: il caso dei Testimoni di Geova, scritto da Sergio insieme ad Achille Aveta, Michele Sabino e Carlo Pimo, uscito nel 2024, di cui pubblicai una recensione e i riferimenti per chi volesse approfondire. Tutto questo materiale è ancora oggi consultabile nelle varie sezioni del sito.
Di tanto in tanto lo chiamavo al telefono quando avevo bisogno di qualche informazione sui Testimoni di Geova. Aveva una conoscenza sterminata della storia del movimento, e mi rispondeva sempre in modo esauriente, con quella generosità intellettuale che lo contraddistingueva.
Lo incontrai di persona una sola volta, in occasione della seconda manifestazione di Roma contro l'ostracismo. Confermò l'impressione che mi ero fatto nel corso dei nostri contatti virtuali: una persona gentile, che trasmetteva un senso di serenità.
La sua perdita mi addolora non solo sul piano personale. Fra chi ha condiviso la stessa esperienza — l'uscita da un culto che ti ha segnato, i legami con una comunità che ti ha poi voltato le spalle — nasce spesso un'affinità profonda, difficile da spiegare a chi non l'ha vissuta. Con Sergio se ne va uno dei punti di riferimento più autorevoli per chiunque voglia orientarsi nella storia del geovismo con rigore e profondità. Per fortuna esistono altri studiosi e ricercatori che, con la stessa serietà e lo stesso impegno, continuano a tenere viva questa opera di documentazione e di verità.
Ci restano però i suoi scritti, e non è poco. Sono un tesoro che possiamo ancora consultare, un patrimonio di ricerca e di pensiero che continua a parlare per lui — e che, ogni volta che lo apriamo, ce lo ricorda.
Appendice 4
Un ricordo
di Bruno Vona
Nella vita di ognuno di noi capita raramente di incontrare persone speciali, persone che per la loro limpidezza, pulizia morale e intelligenza ti colpiscono e ti mettono a loro agio. Persone che hanno cultura, profondità di pensiero, onestà intellettuale e coerenza. Ecco io ho avuto la fortuna di incontrare, conoscere e diventare amico di un tal uomo: Sergio Pollina.
Con lui ho avuto rare occasioni di passare del tempo insieme; durante convegni, a casa dell’amico Achille Aveta o al mare in Calabria, la distanza non ci ha permesso una frequentazione maggiore. Ciononostante siamo rimasti in contatto per scambi di opinioni, studi, riflessioni e approfondimenti su temi biblici che, per usare un termine a lui familiare, con “pervicacia” seguivamo sin nei più piccoli particolari nello studio della traduzione delle scritture ebraiche e greche.
Non eravamo solo due ex testimoni di Geova che avevano sofferto per le delusioni avute dall’organizzazione dei Testimoni nello scoprire gli errori dottrinali che noi predicavamo come verità, ma eravamo diventati amici sinceri, di quelli che si dicono tutto senza timore di essere fraintesi, liberi dai condizionamenti che, per una fiducia mal riposta, ci aveva tenuti bloccati.
Con la sua scomparsa siamo tutti più poveri. Mi faranno compagnia i suoi scritti e il ricordo delle nostre conversazioni sempre stimolanti ed erudite.
Appendice 5
Riproduzione fotografica dei documenti citati nel testo
Lettera della filiale romana alla congregazione di Siracusa Zecchino, 25 dicembre 1987.
Lettera della filiale romana siglata SCE:SSH, 7 gennaio 1988.
Lettera dell'anziano Emanuele Bengala in risposta alla lettera della filiale siglata SCE:SSH del 7 gennaio 1988, datata 11 febbraio 1988.
Lettera di dimissioni del corpo degli anziani della congregazione di Siracusa Zecchino, datata 5 febbraio 1988.
Lettera della filiale romana al corpo degli anziani della congregazione di Siracusa Zecchino, siglata SCE:SSH e datata 4 febbraio 1988, che annuncia la visita del sorvegliante di circoscrizione Flavio Falconey e del sorvegliante di distretto Pasquale Pasqualone per la settimana dal 2 al 7 febbraio 1988.
Lettera di dissociazione dell'intero corpo degli anziani della congregazione di Siracusa Zecchino, compreso Sergio Pollina, datata 10 febbraio 1988.
Torna alla prima parte: La defezione di Siracusa del 1988 — Torna alla seconda parte: L'attivismo e l'opera saggistica