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Le dottrine
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La luce non deve sempre essere progressiva?

Proverbi 4:18, la «nuova luce» e le dottrine tornate al punto di partenza

Se l’illuminazione è divina, perché alcune interpretazioni compiono un giro completo e ritornano da dove erano partite?


◆

Premessa

Quando una dottrina viene insegnata per anni e poi viene modificata, i Testimoni di Geova usano abitualmente una formula: «nuova luce». La modifica non viene descritta come una correzione, ma come un avanzamento. Non come un errore umano riconosciuto, ma come un chiarimento che Geova concede al suo popolo attraverso lo spirito santo.

Questa pagina non discute il diritto di correggersi. Quel diritto esiste, e vale per chiunque legga la Bibbia. La domanda è un’altra, ed è molto più circoscritta: su quale base si stabilisce che una nuova interpretazione del Corpo Direttivo sia luce proveniente da Dio?

Una luce che aumenta non torna indietro. Se l’immagine di Proverbi 4:18 descrive davvero il modo in cui l’organizzazione riceve i suoi intendimenti, allora non dovrebbero esistere dottrine che tornano al punto di partenza. Ne esistono parecchie.

Il quadro d’insieme

Prima di entrare nel dettaglio, ecco la mappa. In ciascuno di questi otto casi una posizione è stata insegnata, poi dichiarata superata, poi sostanzialmente ripristinata. Le voci sono cliccabili.

Argomento Posizione A Posizione B Ritorno ad A
Galati 4:24
Agar e Sara
Sara è il patto abraamico
Studenti Biblici
Sara è il nuovo pattoSara è il patto abraamico
2026
Romani 13:1
autorità superiori
Governi umani
Studenti Biblici
Geova e Cristo
1929
Governi umani
1963
Matteo 13:33
il lievito
Significato positivo
1881
Significato negativo
1900
Significato positivo
2008
Sodoma
risurrezione
Sì
1879
No, sì, no
1952, 1965, 1988
Non si può escludere
2023
Matteo 24:34
la generazione
Gli unti
1927
Quattro definizioni diverse
1958-1995
Gli unti
2008
VaccinazioniLecite ed elogiate
aprile 1921
Violazione del patto con Noè
ottobre 1921, 1931
Ammesse
1953
TrapiantiNessun principio scritturale
1963
Cannibalismo
1968
Ammessi
1980
Saluto ai disassociatiLecito
1975
Vietato
1982
Lecito
2023

L’elenco non è esaustivo. Se ne potrebbero aggiungere altri, come la separazione delle pecore dai capri di Matteo 25, dove però il ritorno è solo parziale. Ma questi bastano a porre la domanda.


◆

Con quale metro giudicarli

Prima di esaminarli uno per uno, conviene stabilire il criterio. E il criterio non lo scegliamo noi: lo aveva fissato Russell nella Torre di Guardia del 1° febbraio 1881, a p. 3.

«Se seguissimo un uomo, senza dubbio sarebbe diverso; indubbiamente un’idea umana ne contraddice un’altra e ciò che era luce uno, due, sei anni fa oggi sarebbe considerato tenebre. Ma presso Dio non vi è variazione né volgimento d’ombra [...] La “Nuova Luce” non estingue la vecchia “luce”, ma si somma ad essa».

Zion’s Watch Tower, 1° febbraio 1881, p. 3

Il criterio è binario. Se ciò che era luce anni fa oggi è tenebre, si sta seguendo un uomo. Se la luce viene da Dio, si aggiunge senza spegnere quella precedente.

La citazione integrale, con la scansione dell’originale e la sua applicazione ai singoli casi, si trova più avanti. Chi volesse fermarsi qui ha comunque già l’essenziale: i fatti nella tabella, e il metro con cui la Watch Tower stessa aveva chiesto di essere giudicata.


◆

Parte prima: le oscillazioni

1. Galati 4:24: Agar e Sara

In Galati 4:24 Paolo scrive che Agar e Sara «rappresentano due patti».

Per decenni la Watch Tower ha identificato questi due patti con il patto della Legge (Agar) e il nuovo patto (Sara). La trattazione di riferimento è nella Torre di Guardia del 15 marzo 2006, pp. 10-12, nell’articolo «Un dramma simbolico di grande valore per noi».

Nella Torre di Guardia del giugno 2026, edizione per lo studio, rubrica «Domande dai lettori», quella lettura viene modificata:

«In passato spiegavamo che i due patti erano il patto della Legge e il nuovo patto. Ma dopo un ulteriore esame di questo passo, pensiamo che sia necessario modificare questa spiegazione. Sembra che Paolo si stesse riferendo non al nuovo patto, ma al patto abraamico».

La Torre di Guardia (edizione per lo studio), giugno 2026, «Domande dai lettori»

In nota l’articolo precisa: «Questo modifica quanto pubblicato nella Torre di Guardia del 15 marzo 2006, pagine 10-12». Agar resta il patto della Legge; Sara passa dal nuovo patto al patto abraamico.

Fin qui, nulla di scandaloso. Un uomo può leggere male un testo. Un gruppo di uomini anche.

Ma questa non è una comprensione nuova

È la comprensione degli Studenti Biblici delle origini.

Charles Taze Russell insegnava che le tre donne di Abraamo raffiguravano tre patti distinti: Sara il patto abraamico, Agar il patto della Legge, Chetura il nuovo patto. Fu proprio su questo schema che si consumò, tra il 1907 e il 1909, la controversia sul nuovo patto che portò alla rottura con M. L. McPhail, E. C. Henninges e altri collaboratori storici della Watch Tower.

Periodo Sara rappresenta
Studenti Biblici (primo Novecento) il patto abraamico
Watch Tower, fino al 2026 il nuovo patto
Torre di Guardia, giugno 2026 il patto abraamico

Ciò che oggi viene presentato come frutto di un ulteriore esame era già sul tavolo più di un secolo fa, ed era stato abbandonato. L’articolo del 2026 non lo menziona.


◆

2. Romani 13:1: le autorità superiori

Paolo scrive: «Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori».

Governi umani
Studenti Biblici
↓
1929
Geova e Cristo
1929 - 1963
↓
1963
Governi umani
da allora

Gli Studenti Biblici delle origini intendevano le autorità superiori come i governi umani. Russell lo scriveva già nel primo volume degli Studi sulle Scritture: quei governi, per quanto imperfetti, erano stati «ordinati da Dio» per un saggio proposito.

Nel 1929 l’interpretazione cambia. The Watch Tower del 1° e del 15 giugno identifica le autorità superiori con Geova Dio e Gesù Cristo, e liquida la lettura precedente in termini che non lasciano spazio a dubbi:

«Non è perciò chiaro che è manifestamente e indubitabilmente errata l’applicazione delle parole dell’apostolo Paolo ai governanti di questo mondo?».

The Watch Tower, 1° giugno 1929

Non si trattò di un accenno di passaggio. Due interi numeri della rivista esaminarono il capitolo versetto per versetto. E l’interpretazione fu poi celebrata come una liberazione. Il libro La Verità vi farà liberi (1943) scriveva che la lettura secolare era «una perversione della Scrittura» che aveva «per lungo tempo provocato l’oppressiva schiavitù dei professanti Cristiani», e che:

«Nel 1929 apparì la rifulgente luce. In quell’anno la Watchtower pubblicò l’esposizione Scritturale che trovasi al capitolo 13 dei Romani [...] Questa rivelazione di vitale verità, liberò lo spirito del consacrato popolo di Dio, più di quanto fosse avvenuto prima».

La Verità vi farà liberi, 1943

Nel 1963, con le edizioni italiane del 1° e 15 giugno e del 1° luglio, si torna alla posizione di Russell: le autorità superiori sono le autorità governative umane.

Tre dettagli che rendono il caso singolare

Primo. Gli articoli del 1963 non menzionano mai il fatto che stanno correggendo qualcosa. Non citano mai la Torre di Guardia del 1929. Anzi, in due note in calce rinviano ai libri di Russell sull’argomento, come se la posizione dell’organizzazione non fosse mai cambiata.

Secondo. Le stesse argomentazioni vengono usate per dimostrare l’opposto. Nel 1929 la contraddittorietà delle leggi umane da paese a paese provava che quelle autorità non potevano venire da Dio. Nel 1963 la stessa contraddittorietà viene giustificata osservando che anche le leggi di Dio «differirono a volte». Lo stesso vale per il versetto 6 sulle tasse: parentetico nel 1929, non parentetico nel 1963.

Terzo. Nel 1993 il libro Proclamatori, a p. 147, spiega che gli Studenti Biblici avevano assunto quella posizione «a motivo del loro sincero desiderio di rispettare la suprema autorità di Dio», ma che «non capivano bene il significato di Romani 13:1-7». Un fraintendimento, dunque. Ma nel 1943 quella stessa posizione non era un fraintendimento: era «rifulgente luce» e «rivelazione di vitale verità».

La documentazione completa è nella pagina Le autorità superiori.

La domanda

Se nel 1929 la seconda posizione era luce divina, che cosa era nel 1963, quando è stata abbandonata? E se la prima era una «perversione della Scrittura», come mai è tornata a essere corretta?

Le risposte possibili sono tre. Ha sbagliato Geova. Ha sbagliato lo spirito santo. Oppure hanno sbagliato gli uomini che interpretavano il testo.

La terza è l’unica sostenibile. Ed è anche l’unica che l’organizzazione non trae fino in fondo, perché smonterebbe la premessa da cui tutto dipende.


◆

3. Il lievito di Matteo 13:33

Nel numero di Zion’s Watch Tower dell’aprile 1881, a p. 5, esce un articolo di J. H. Paton sulla parabola del lievito. La lettura è positiva: il lievito raffigura il potere di permeare, l’espansione irresistibile del Regno. Paton si pone anche l’obiezione ovvia, cioè che nella Bibbia il lievito indica di solito corruzione, e la discute apertamente.

La luce viene spenta diciannove anni dopo:

«Il lievito rappresenta in tutte le Scritture la corruzione [...] Non parrebbe ragionevole che nostro Signore usasse lì la parola lievito come suppongono in genere i cristiani, in senso buono [...] non avrebbe usato il lievito come simbolo di giustizia come non avrebbe usato la lebbra come simbolo di santità».

Zion’s Watch Tower, 15 maggio 1900, p. 154

La posizione negativa viene ribadita nel 1910 e nel 1912, e resta in vigore per tutto il Novecento: la ritroviamo in Perspicacia, p. 141, dove si afferma che Gesù «doveva avere in mente elementi corruttori», e in Venga il tuo Regno, cap. 11 p. 101, dove si legge che nella Bibbia il lievito «ha sempre un significato sfavorevole».

Nel 1976 la Torre di Guardia riapre il caso, cita l’articolo del 1881 nominandone l’autore, e lo demolisce:

«Per tale ragione l’argomento usato da J. H. Paton nel numero de La Torre di Guardia di Sion dell’aprile 1881 non regge [...] Perciò, la parabola del lievito non è un’illustrazione di qualcosa di positivo; al contrario, illustra qualcosa di negativo».

La Torre di Guardia, 15 marzo 1976

Trentadue anni dopo, nella Torre di Guardia del 15 luglio 2008 a p. 20, il lievito torna a rappresentare qualcosa di positivo: la crescita dell’opera di predicazione. La luce spenta nel 1900 viene riaccesa nel 2008, centoventisette anni dopo l’articolo di Paton.

Il caso è documentato in Modificata la spiegazione di tre parabole. Torneremo su questa data, il 1881, perché contiene una sorpresa.


◆

4. Risorgeranno gli abitanti di Sodoma?

Qui non c’è un’inversione: c’è un pendolo che non si è mai fermato.

Pubblicazione Risposta
Zion’s Watch Tower, luglio 1879, p. 1Sì
Torre di Guardia, 1° giugno 1952, p. 338No
Torre di Guardia, 1° agosto 1965Sì
Torre di Guardia, 1° luglio 1967, p. 409No
Svegliatevi!, 8 ottobre 1974, p. 20Sì
Libro Vivere per sempre, p. 179 par. 9No, poi Sì in una ristampa successiva
Torre di Guardia, 1° giugno 1988, p. 30No
Perspicacia, vol. 2, p. 985 (1988)Sì
Libro Rivelazione, p. 273 (1988)No
Riunione annuale 2023Non si può escludere

Ogni volta la posizione precedente veniva superata, ogni volta quella nuova veniva presentata come comprensione più accurata, e ogni volta il testo biblico era rimasto identico. Una luce che cresce non lampeggia.

Due righe della tabella meritano attenzione a parte.

Il 1988. Nello stesso anno escono tre pubblicazioni e non concordano tra loro: la Torre di Guardia di giugno dice no, Perspicacia dice sì, il libro Rivelazione dice no. Un Testimone di quell’anno riceveva l’una o l’altra risposta a seconda del volume che apriva, e tutti e tre erano in circolazione contemporaneamente. Non è una dottrina che si affina: è una domanda che nessuno stava seguendo.

Il libro Vivere per sempre. Qui la risposta cambia all’interno dello stesso paragrafo, tra una tiratura e la successiva, senza alcuna avvertenza. Chi possedeva la prima edizione e chi possedeva la seconda leggevano lo stesso libro alla stessa pagina e ricevevano risposte opposte. È la forma più pura di correzione invisibile: il lettore non aveva modo di accorgersi che qualcosa fosse cambiato.


◆

5. «Questa generazione»

Arriviamo al caso decisivo, e non è un dettaglio esegetico. Matteo 24:34 è il versetto su cui si è retta per un secolo l’attesa della fine.

Anno «Questa generazione» è
1897i contemporanei a partire dal 1878
1927gli unti
1958-1968chi era in vita nel 1914
1974-1981chi nel 1914 era abbastanza grande da capire
1986di nuovo chi era in vita nel 1914
1995i popoli della terra che vedono il segno
2008gli unti (ritorno al 1927)
2010gli unti del 1914 e quelli le cui vite si sovrappongono

Ci sono due ritorni annidati. Il primo: dal 1974 al 1981 vale la definizione ristretta, nel 1986 si torna a quella ampia già in vigore fino al 1968. Il secondo, ed è quello decisivo: nel 1927 la generazione sono gli unti; la definizione viene abbandonata e sostituita quattro volte; nel 2008 la generazione torna a essere gli unti. Ottantun anni di luce spenta e riaccesa.

Va detto per correttezza che la «generazione sovrapposta» del 2010 non è un ritorno: è una costruzione nuova, mai insegnata prima.

Un’osservazione sulle date. Ogni ridefinizione arriva quando la precedente sta diventando aritmeticamente insostenibile, cioè quando i testimoni oculari del 1914 vanno morendo. Il testo di Matteo 24:34 è rimasto identico per duemila anni. A muoversi non è stata la comprensione del versetto: è stata l’anagrafe.

La documentazione completa, con tutte le citazioni originali, è nella pagina «Questa generazione non passerà».


◆

6. Giovanni 5:28, 29: le opere passate

Gesù dice che quelli che sono nelle tombe ne verranno fuori, «quelli che hanno fatto cose buone a una risurrezione di vita, quelli che hanno praticato cose vili a una risurrezione di giudizio».

Per decenni la Watch Tower ha insegnato che quei verbi non si riferivano alla vita appena conclusa, ma alle opere che i risuscitati avrebbero compiuto dopo, durante il Millennio. Il libro Ragioniamo facendo uso delle Scritture lo motivava così: «Pensare che le persone saranno condannate in base alle opere compiute nella loro vita precedente non sarebbe coerente con Romani 6:7». Perspicacia, vol. 2, p. 783, parlava di «un esame retrospettivo delle azioni compiute da quei risuscitati dopo che avranno avuto l’opportunità di ubbidire o disubbidire alle “cose scritte nei rotoli”». Il libro Cosa insegna realmente la Bibbia?, a p. 214, era ancora più netto: «il giudizio non si baserà su ciò che ciascuno fece prima di morire».

Nella Torre di Guardia del settembre 2022, edizione per lo studio, a p. 18 par. 14, quella lettura cade:

«In passato credevamo che queste parole di Gesù si riferissero alle azioni che i risuscitati avrebbero compiuto dopo la loro risurrezione [...] Tuttavia, parlando di quelli che usciranno dalle tombe commemorative, Gesù non disse “faranno cose buone” e “praticheranno cose ignobili”. Usò i verbi al passato [...] Questo indica che si tratta di azioni che queste persone hanno compiuto prima della loro morte. In effetti è logico».

La Torre di Guardia (edizione per lo studio), settembre 2022, p. 18

Si noti l’argomento con cui viene motivato il cambiamento: il tempo dei verbi. Non un manoscritto ritrovato, non un progresso negli studi biblici. La coniugazione, che nel testo greco è sempre stata la stessa.

Ma questa non è una comprensione nuova

È la lettura di Russell. In un articolo del 1895 egli commenta il versetto inserendo tra parentesi quadre le proprie glosse esplicative:

«Il nostro Signore dichiarò che alla fine “tutti quelli che sono nelle tombe udranno la voce del Figlio dell’uomo e ne verranno fuori; quelli che hanno fatto il bene [i giustificati e approvati da Dio per mezzo di Cristo] a una risurrezione di vita, e quelli che hanno fatto il male [tutti quelli non così approvati] a una risurrezione di dannazione [letteralmente, giudizio]”».

Zion’s Watch Tower, 15 agosto 1895, «With What Body Do They Come?», Reprints R1853, p. 190

Più avanti nello stesso articolo Russell è esplicito sul punto che qui interessa:

«Questa è chiamata “la risurrezione di [o alla] vita”, in contrasto con la “risurrezione mediante giudizio” (Giov. 5:29), perché coloro che sono ritenuti degni di partecipare a questa risurrezione avranno già superato il loro giudizio o prova nella vita presente».

Zion’s Watch Tower, 15 agosto 1895, Reprints R1854, p. 192

Nello stesso articolo Russell osserva inoltre che la resa «risurrezione di dannazione» è scorretta, perché il greco krisis indica una prova e non necessariamente una condanna. È la medesima precisazione fatta dal membro del Corpo Direttivo Jeffrey Jackson nel JW Broadcasting del gennaio 2022, dopo che per decenni le pubblicazioni avevano insegnato il contrario: Perspicacia, vol. 1, p. 1130, affermava che in Giovanni 5:29 il «giudizio» indica «un giudizio di condanna che comporta la completa perdita della vita».

Una precisazione, perché l’obiezione è prevedibile. Russell manteneva comunque per la maggior parte dell’umanità un periodo millenario di prova e di istruzione, e sotto questo aspetto la sua posizione non coincideva con quella delle chiese cristiane. Il confronto riguarda un punto preciso e su quello va misurato: a quale periodo appartengono le opere di cui parla Gesù. Su questo la risposta di Russell nel 1895 e quella del Corpo Direttivo nel 2022 sono la stessa, e nel mezzo c’è oltre un secolo di risposta opposta.

Chi lo aveva già detto

C’è un elemento che distingue questo caso dagli altri. Non serviva alcuna competenza specialistica per accorgersene: bastava leggere il versetto. Le chiese cristiane, quelle che le pubblicazioni definiscono apostate, hanno sempre inteso il passo in questo modo, per la semplice ragione che il testo dice questo.

Anche chi scrive lo aveva argomentato, anni prima del cambiamento, nella pagina Il giudizio dei Testimoni di Geova, osservando che se fosse stato vero ciò che la Watch Tower sosteneva si sarebbe dovuto leggere «quanti faranno il bene» e «quanti faranno il male», mentre Gesù si esprime al passato. È esattamente l’argomento che il Corpo Direttivo ha adottato nel 2022, presentandolo però come una conclusione appena raggiunta e per giunta «logica».

Resta la domanda di sempre. Chi avesse fatto notare quell’evidenza prima del 2022, dentro l’organizzazione, sarebbe stato trattato da apostata. Dopo il 2022 gli viene detto che era logico.

E inoltre

Si potrebbero aggiungere altri casi. La separazione delle pecore dai capri di Matteo 25, per esempio, collocata nel futuro da Russell, portata nel presente sotto Rutherford e rimandata al futuro dalla Torre di Guardia del 15 ottobre 1995, con un ritorno però solo parziale. L’elenco non è breve. Ma cinque casi bastano a porre la domanda.


Parte seconda: il linguaggio della certezza

C’è un secondo fenomeno, meno appariscente ma più difficile da giustificare. Non riguarda che cosa viene insegnato, ma con quale grado di certezza lo si dichiara mentre è in vigore.

«Questo è il mio corpo»: undici mesi

Torre di Guardia del 15 marzo 1955, p. 165:

«A quale corpo si riferiva qui Gesù? A un corpo carnale? È improbabile [...] Egli si riferiva piuttosto al suo corpo spirituale, la congregazione cristiana [...] È chiaro che il pane non raffigura il corpo carnale di Gesù, ma i membri del suo corpo, la congregazione cristiana».

La Torre di Guardia, 15 marzo 1955, p. 165

Torre di Guardia del 15 febbraio 1956, p. 55:

«Il suo corpo? Sì, il suo proprio corpo, organismo, testa e tutti gli organi, il corpo che doveva offrire per loro».

La Torre di Guardia, 15 febbraio 1956, p. 55

Undici mesi separano le due affermazioni, pubblicate dalla stessa rivista. In mezzo non c’è stata alcuna scoperta: c’è stato un ripensamento.

E l’oggetto non è periferico. È il significato del pane nella Commemorazione, l’unico rito che i Testimoni celebrano. Per anni quel rito era stato celebrato con una spiegazione che l’organizzazione stessa ha poi dichiarato errata.

Nel 1959 la Torre di Guardia del 15 dicembre, pp. 727-728, torna sull’argomento: «Gesù non aveva mai detto loro che la congregazione [...] sarebbe stata il suo corpo spirituale». Formalmente è vero. Ma chi lo aveva detto, e per anni, era la Watch Tower.

Lo stesso libro, cinque anni dopo

Il libro Ragioniamo facendo uso delle Scritture, edizione 1985, pp. 72-73, spiega Giovanni 6:53-56 mettendolo in relazione con la Commemorazione: il mangiare e bere sono da intendersi in senso simbolico, «come al Pasto serale del Signore».

Lo stesso libro, edizione 1990, alle stesse pagine: «È però il caso di notare che l’affermazione di Gesù in Giovanni 6:53, 54 non fu fatta in relazione all’istituzione del Pasto Serale del Signore».

Qui la revisione è invisibile. Chi apriva l’edizione del 1990 non aveva modo di sapere che quelle righe dicevano l’opposto di prima. Nessuna nota, nessun «in passato spiegavamo». La correzione avviene dentro il testo, in silenzio.

Due evidenze che si contraddicono

Sul significato di Mosè ed Elia nella trasfigurazione, Perspicacia scriveva che essi rappresentavano «evidentemente la Legge e i Profeti». La Torre di Guardia del 15 maggio 1997, p. 12, scrive che «evidentemente raffigurano i cristiani che sono stati unti».

Stesso avverbio, stesso episodio, due significati incompatibili. E «evidentemente» non è una parola neutra: dichiara che la cosa si vede da sé e non richiede dimostrazione. Due evidenze che si contraddicono non possono essere entrambe evidenti. Il confronto completo tra le due spiegazioni è nella pagina La Trasfigurazione.

Un’evidenza durata settantasei anni

Nella stessa Torre di Guardia del 15 luglio 2008 che riabilita il lievito viene modificata anche la parabola del granello di senape, e qui il caso è diverso: non un ritorno, ma un’inversione secca.

Dal 1900 la Watch Tower legge quella parabola in senso negativo. L’albero è la chiesa nominale, e gli «uccelli del cielo» che vi si posano sono Satana e i suoi rappresentanti. La lettura viene ribadita nel 1910 e nel 1912. Nel 1976 la Torre di Guardia del 15 marzo, alle pp. 179-184, la conferma in un articolo intitolato «Smascherato il rifugio del falso regno», e la formula così:

«Tutto considerato, è evidente che il simbolico odierno “albero” nato dal seme di senapa è il falso “regno dei cieli”, cioè la cristianità, in cui il clero signoreggia sui laici».

La Torre di Guardia, 15 marzo 1976, p. 181

Nella Torre di Guardia del 15 agosto 2008, a p. 18 par. 8, l’albero rappresenta la congregazione dei Testimoni di Geova, e gli uccelli del cielo sono le persone sincere che vi cercano protezione. Gli stessi uccelli che raffiguravano i rappresentanti di Satana raffigurano ora chi cerca rifugio presso Dio.

Vale la pena soffermarsi su quell’espressione. Dire che una cosa è evidente significa affermare che non c’è modo di capirla diversamente. Trentadue anni dopo la si è capita diversamente.

E c’è un elemento in più. La lettura adottata nel 2008 è quella che le chiese cristiane davano da sempre, e che qualunque lettore ricava dal testo senza mediazioni: un albero che cresce da un seme minuscolo fino a offrire riparo è un’immagine di crescita, non di corruzione. Le tre parabole modificate in quel numero sono esaminate in Modificata la spiegazione di tre parabole.

La certezza ritirata a posteriori

Su Luca 20:34-36 la Watch Tower ha insegnato per decenni, senza margini di dubbio, che le parole di Gesù riguardavano la risurrezione terrena. Nel 1968 la Torre di Guardia arrivava a scrivere: «non possiamo che spiegare le cose in questo modo». Nel 1976, alla domanda se si trattasse della risurrezione celeste, la risposta era un secco no.

Nel 2014 la posizione cambia. Ma si legga come viene descritto il passato: «Per anni le nostre pubblicazioni hanno affermato che le parole di Gesù [...] si riferivano con tutta probabilità alla risurrezione sulla terra», e «benché non si possa essere dogmatici».

Ma le pubblicazioni non avevano mai parlato di probabilità. Non viene modificata solo la dottrina: viene riscritto il grado di certezza con cui era stata imposta. La documentazione completa, con le citazioni dal 1943 al 2014, è nella pagina «Sono come gli angeli» (Luca 20:36).

La regola che ne emerge

Quattro casi indipendenti, un solo schema. Finché un insegnamento è in vigore viene detto chiaro, evidente, l’unico possibile, e dubitarne espone all’accusa di apostasia. Quando cade, la certezza viene ritirata a posteriori, oppure lasciata scomparire in silenzio.

È un argomento che non richiede nemmeno di stabilire quale delle due letture sia giusta. Basta confrontare come veniva descritta la stessa posizione prima e dopo.

Talvolta la correzione non viene nemmeno dichiarata. La direttiva del 15 marzo 1983 sull’intimità coniugale, che per oltre quarant’anni ha comportato la perdita di incarichi per chi non vi si conformava, è stata revocata nel 2025 per mezzo di una nota a piè di pagina e di una circolare riservata agli anziani, senza che ai fedeli venisse detto esplicitamente che l’insegnamento precedente era caduto. La vicenda è documentata in I Testimoni di Geova e la sessualità coniugale.


◆

Che cosa dice davvero Proverbi 4:18

Proverbi 4:18: il sentiero dei giusti come la luce del mattino

«Ma il sentiero dei giusti è come la luce brillante del mattino, che risplende sempre di più fino a giorno pieno».

Proverbi 4:18, Traduzione del Nuovo Mondo

Proverbi 4 è l’esortazione di un padre al figlio, e il tema del capitolo è la condotta morale. Il versetto successivo lo conferma per contrasto: «La via dei malvagi è come le tenebre; essi non sanno cosa li fa inciampare». Il passo mette a confronto due stili di vita, non due fasi di rivelazione.

Il versetto non dice che esisterà un canale umano di comunicazione dottrinale. Non dice che ogni cambiamento di interpretazione sia una rivelazione divina. Non dice che ogni correzione debba essere chiamata «nuova luce». E non dice che le correzioni non possano tornare indietro.

Tutto questo è applicazione, non testo. E un’applicazione va dimostrata, non presupposta.


◆

Il criterio che la Watch Tower si era dato

Fin qui abbiamo osservato dei fatti. Ora vediamo con quale metro giudicarli, e il metro non lo scegliamo noi: lo aveva fissato Russell.

Nella Torre di Guardia del 1° febbraio 1881, a p. 3 (Reprints p. 188):

Zion's Watch Tower, 1 febbraio 1881: la nuova luce non estingue la vecchia luce ma si somma ad essa

Zion’s Watch Tower, 1° febbraio 1881, p. 3

«Se seguissimo un uomo, senza dubbio sarebbe diverso; indubbiamente un’idea umana ne contraddice un’altra e ciò che era luce uno, due, sei anni fa oggi sarebbe considerato tenebre. Ma presso Dio non vi è variazione né volgimento d’ombra, e così è con la verità; ogni conoscenza o luce che viene da Dio deve essere come il suo autore. Una nuova visione della verità non può mai contraddire una precedente verità. La “Nuova Luce” non estingue la vecchia “luce”, ma si somma ad essa. Se steste illuminando un edificio contenente sette becchi a gas, non spegnereste una luce ogni volta che ne accendete un’altra, ma aggiungereste una luce all’altra e sarebbero in armonia, dando così un aumento di luce. Così è con la luce della verità: la vera crescita è per aggiunta, non sostituendo una cosa con un’altra».

Zion’s Watch Tower, 1° febbraio 1881, p. 3 (Reprints p. 188)

Russell non sta facendo una concessione retorica. Sta enunciando un criterio di discernimento, e lo costruisce come opposizione binaria. Le idee umane si contraddicono a vicenda: ciò che era luce sei anni fa oggi diventa tenebre. La luce che viene da Dio no, perché deve somigliare al suo autore, presso il quale non c’è variazione. Il metro è la metafora dei becchi a gas: si aggiunge, non si sostituisce.

Non fu una frase isolata. Quasi trent’anni dopo, incalzato da un lettore che gli faceva notare di aver insegnato prima una cosa e poi il suo contrario sul Mediatore, Russell si difese ripetendo lo stesso principio: «La luce della verità presente non contraddice la luce della verità passata, ma la conferma». Il cambiamento, spiegò, non era tale: aveva solo «usato delle parole sbagliate nell’esprimersi».

Applichiamo il criterio

Nel 1929 la prima posizione su Romani 13:1 viene spenta per accendere la seconda. Nel 1963 la seconda viene spenta per riaccendere la prima. Nessuna delle due luci si è sommata all’altra. Non è accumulo, è sostituzione, esattamente ciò che secondo il criterio del 1881 identifica il seguire un uomo.

Lo stesso vale per Sodoma, dove le luci si accendono e si spengono cinque volte. E per la generazione, dove la definizione del 1927 viene spenta per ottantun anni e poi riaccesa.

Il criterio e il lievito, nello stesso anno

Torniamo al lievito e mettiamo in fila le date.

Febbraio 1881: Russell enuncia il criterio. La nuova luce non estingue mai quella vecchia; si aggiunge, non sostituisce.

Aprile 1881, due mesi dopo, nella stessa rivista: esce l’articolo di Paton con la lettura positiva del lievito.

Maggio 1900: quella luce viene spenta, e con parole che non lasciano margini. Non si dice che Paton avesse colto un aspetto parziale: si dice che il lievito rappresenta la corruzione in tutte le Scritture.

Luglio 2008: la luce viene riaccesa.

Il criterio del febbraio 1881 risulta così disatteso nel modo più letterale possibile. Non c’è stata aggiunta: c’è stata sostituzione, e poi sostituzione della sostituzione.

C’è un dettaglio ulteriore. Nel 1976 la Torre di Guardia non si limita a insegnare la posizione negativa: riapre il caso, cita l’articolo del 1881 per nome e per data, e ne dichiara l’argomento insostenibile. Trentadue anni dopo, senza che nulla di nuovo sia emerso nel testo di Matteo 13:33, la conclusione di Paton viene ripristinata.

Secondo il criterio che Russell aveva enunciato due mesi prima dell’articolo di Paton, questo è precisamente il comportamento che identifica il seguire un uomo, non una luce divina.


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Il nodo irrisolto

Nel 2017 la Torre di Guardia ha dichiarato che il Corpo Direttivo non è né ispirato né infallibile, e che può quindi sbagliare in materia dottrinale o di direttive organizzative. È un’ammissione importante e va riconosciuta come tale.

Ma resta il nodo. Se il Corpo Direttivo non è ispirato, le sue interpretazioni sono interpretazioni umane e le sue correzioni sono correzioni umane. In quel caso non sono «nuova luce» in senso teologico: sono revisioni, come quelle di qualunque altro gruppo di studiosi della Bibbia.

E se non sono luce divina, su quale fondamento si chiede al singolo Testimone di accettarle senza riserve, e di considerare slealtà il non accettarle?

Non si può contemporaneamente rivendicare l’autorità dell’ispirazione e l’immunità dell’errore umano.


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Quando l’oscillazione tocca la vita delle persone

Tutti i casi visti finora riguardano l’interpretazione di un testo. Se ne può discutere a lungo senza che nulla cambi nella vita di nessuno. I tre che seguono hanno la stessa struttura, ma nel periodo intermedio hanno prodotto rinunce a cure mediche.

Le vaccinazioni: 1921, 1921, 1953

Nell’aprile 1921 The Golden Age parla delle vaccinazioni in termini entusiastici, spiegandone il funzionamento e collocandole tra le prove che i tempi della fine sono vicini:

«Si noti anche come la luce su questo soggetto è stata progressiva [...] Il successo che è stato così estesamente ottenuto dall’impiego di questi vaccini devirulentati rappresenta soltanto l’inizio di una infinita serie di possibilità di ottenere agenti immunizzanti per la prevenzione e la cura delle malattie».

The Golden Age, 27 aprile 1921, pp. 440-442

Sei mesi dopo, la stessa rivista pubblica un articolo intitolato «L’infamia della vaccinazione». Nel 1931 la posizione riceve un fondamento scritturale, e la vaccinazione diventa violazione del patto con Noè:

«La vaccinazione è una diretta violazione del patto eterno stipulato da Dio con Noè dopo il diluvio [...] L’uomo che per scopi commerciali contamina il sangue dell’uomo con tutte le sorta di contaminazioni derivate dal sangue degli animali commette uno dei crimini più mostruosi contro Dio che possano mai essere perpetrati».

The Golden Age, 4 febbraio 1931, p. 293

Su questa base i Testimoni affrontarono processi e sottrassero i figli all’obbligo vaccinale. Nel 1935 The Golden Age riporta con approvazione il caso di una madre che in tribunale dichiara: «La corte potrebbe anche chiedermi di brandire un coltello e di ucciderli, ma essa non ha alcun diritto di vaccinare i miei figli più di quanto non l’abbia di accoltellarli».

Il divieto cade nel 1953:

«Esaminata la cosa, non sembra che sia una violazione del patto eterno fatto con Noè, come esposto in Genesi 9:4 [...] Pertanto risulta assente ogni obiezione alla vaccinazione su basi scritturali».

La Torre di Guardia, 1° novembre 1953, «Domande dai lettori»

Genesi 9:4 non era cambiato. Nel 1931 fondava un divieto assoluto; nel 1953 non fonda più nulla. E l’articolo del 1953 non menziona in alcun punto ciò che stava superando: nessun rimando, nessuna ammissione. La vicenda è ricostruita per esteso in Alluminio e vaccinazioni.

Consolation del 31 maggio 1939: vignetta contro la vaccinazione con il Serum Trust

La campagna prosegue per tutti gli anni Trenta. La didascalia della vignetta recita: «Avvelenare, stordire e derubare il genere umano» (Poisoning, stupefying and robbing mankind).
Il paragrafo accanto è intitolato «Avvelenamento obbligatorio del sangue» (Compulsory Blood-Poisoning). Consolation, 31 maggio 1939, p. 5

I trapianti: 1963, 1968, 1980

La sequenza qui è ancora più netta, perché sono tre articoli della stessa rubrica.

1963. Alla domanda se sia lecito donare gli occhi per un trapianto, la risposta è: «non pare che vi sia implicato alcun principio o legge scritturale. È quindi una cosa che ognuno deve decidere da sé» (La Torre di Guardia, 15 marzo 1963, p. 192).

1968. Cinque anni dopo, il principio scritturale viene trovato:

«Quelli che si sottopongono a tale operazione si sosterranno quindi della carne di un altro uomo. Questo è cannibalesco. Comunque, autorizzando l’uomo a mangiare carne animale Geova Dio non diede agli uomini il permesso di cercar di perpetuare la propria vita mettendo cannibalisticamente nei loro corpi carne umana».

La Torre di Guardia, 15 marzo 1968, pp. 190-192, «Domande dai lettori»

Per dodici anni i trapianti restano vietati, e chi vi acconsente è soggetto a provvedimenti. Nel 1970 la Torre di Guardia pubblica con approvazione il racconto di un giovane Testimone che rifiuta di donare a un altro paziente un rene che gli era comunque stato asportato.

1980. Il divieto cade:

«Mentre la Bibbia vieta esplicitamente il consumo di sangue, non c’è alcun comando biblico che vieti specificamente di introdurre nel proprio corpo tessuti di un’altra persona [...] Se qualcuno accettasse un trapianto, il comitato giudiziario della congregazione non prenderebbe misure disciplinari nei suoi confronti».

La Torre di Guardia, 1° settembre 1980, p. 31

Il cerchio si chiude esattamente dove si era aperto: nel 1963 non c’era alcun comando biblico, nel 1968 c’era, nel 1980 non c’è di nuovo.

Un dettaglio sulle date

La revoca del 1980 comparve nell’edizione inglese della rivista il 15 marzo, in quella italiana il 1° settembre. Per cinque mesi e mezzo la stessa pratica medica fu lecita per un Testimone di lingua inglese e vietata per uno di lingua italiana.

Un Testimone italiano che in quei mesi avesse avuto bisogno di un trapianto avrebbe dovuto rifiutarlo. Un Testimone americano, nella stessa situazione, avrebbe potuto accettarlo. Se la luce viene dallo spirito santo, si fatica a spiegare perché arrivi in date diverse a seconda della lingua.

Il puntello scientifico

Mentre il divieto era in vigore, veniva sostenuto anche con argomenti medici. Nella Torre di Guardia del 15 agosto 1971, a p. 486, si sosteneva che chi riceve un cuore trapiantato perde «le facoltà del cuore edificate in loro col passar degli anni e che contribuivano a renderli quello che erano in quanto alla personalità». Altri articoli parlavano apertamente di «trapianto di personalità».

Nel 1986, sei anni dopo la revoca, la stessa rivista scrive che gli antichi egizi e i babilonesi credevano che il cuore fosse sede dell’intelletto e dei sentimenti, ma che «col passare del tempo e col crescere della conoscenza, queste concezioni vennero messe da parte» (La Torre di Guardia, 1° giugno 1986, p. 20). Non si accenna al fatto che quindici anni prima quelle concezioni erano state riproposte dalla rivista stessa.

Salutare un disassociato: 1975, 1982, 2023

Il terzo caso non riguarda una cura medica, ma qualcosa che si applica ogni giorno: se sia lecito rivolgere la parola a un familiare espulso.

Nella Torre di Guardia del 15 gennaio 1975, alle pp. 49-50, l’organizzazione esamina 2 Giovanni 9-11 e conclude che quel passo non riguarda tutti i disassociati, ma gli ingannatori e gli anticristi:

«Non c’è nulla, comunque, per mostrare che i Giudei aventi una veduta equilibrata e scritturale rifiutassero di salutare un “uomo delle nazioni” o un esattore di tasse. Il consiglio di Gesù sui saluti, in relazione alla sua esortazione di imitare Dio nella sua immeritata benignità verso ‘i malvagi e i buoni’, sembra escluda tale rigido atteggiamento».

La Torre di Guardia, 15 gennaio 1975, p. 49

L’articolo argomenta la distinzione anche con i numeri: negli Stati Uniti, tra il 1963 e il 1973, a fronte di 36.671 disassociazioni vi erano state 14.508 riassociazioni. Quasi il quaranta per cento. Segno, osserva la rivista, che non tutti gli espulsi seguono la condotta degli anticristi.

Sette anni dopo, la Torre di Guardia del 1° gennaio 1982, alle pp. 25-26, usa gli stessi versetti per la conclusione opposta:

«Tutti sappiamo bene dall’esperienza acquisita nel corso degli anni che un semplice saluto può essere il primo passo che porta a una conversazione e forse anche a un’amicizia. Vorremmo fare questo primo passo con un disassociato?».

La Torre di Guardia, 1° gennaio 1982, p. 25

La distinzione del 1975 non viene confutata: scompare. E al suo posto compare una conseguenza che prima non c’era. Chi continua ad accompagnarsi a un espulso «si renderebbe in tal modo partecipe delle sue opere malvage e dovrebbe quindi essere rimosso dalla congregazione, espulso».

Questa linea resta in vigore per decenni. L’inserto del Ministero del Regno dell’agosto 2002 la ribadisce citando proprio il numero del 1982, ed estende il divieto ai contatti sociali: niente picnic, feste, partite, centri commerciali, teatro, pasti insieme.

Nel 2023 la posizione viene allentata di nuovo, e salutare un disassociato torna a essere ammissibile.

La sequenza è quindi: 1975 il saluto è lecito, 1982 non lo è, 2023 lo è di nuovo. In mezzo ci sono quarant’anni di famiglie che hanno smesso di parlarsi seguendo una regola presentata come lealtà a Geova.

Una precisazione necessaria, perché l’obiezione è prevedibile. Né il 1975 né il 2023 riaprono i rapporti sociali con i disassociati: in entrambi i casi resta il divieto di frequentazione, e ciò che viene ammesso è soltanto il saluto. Il confronto però regge proprio per questo, perché è simmetrico. Nel 1975 il saluto è lecito e l’associazione no; nel 1982 non lo è nemmeno il saluto; nel 2023 si torna alla situazione del 1975. L’oscillazione non riguarda il trattamento complessivo degli espulsi, che resta restrittivo in tutte e tre le fasi: riguarda quel punto specifico, ed è su quel punto che va misurata.

Rispetto ai casi visti sopra questo ha una particolarità. Un divieto sui trapianti riguarda una decisione occasionale. Qui si trattava di come rivolgere la parola a un figlio, a un genitore, a un fratello, ogni giorno per decenni.

Che cosa distingue questi tre casi

I primi due divieti poggiavano su un’argomentazione scritturale esplicita, il comando relativo al sangue. Quando sono caduti, quell’argomentazione non è stata confutata: è scomparsa. Lo stesso vale per il terzo: la distinzione che il 1975 aveva argomentato con cura non viene mai smentita nel 1982, semplicemente smette di essere menzionata. E in nessuno dei tre casi c’è stata un’ammissione di errore, né una parola per chi nel frattempo aveva rinunciato a una cura o a un rapporto familiare.

Un’interpretazione sbagliata su Agar e Sara non fa male a nessuno. Un’interpretazione sbagliata su un trapianto sì.


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Conclusione: il criterio biblico

Gli uomini possono sbagliare. Un’organizzazione può sbagliare. E si può semplicemente dire: abbiamo sbagliato. Sarebbe onesto, e nessuno avrebbe nulla da obiettare.

Il problema nasce quando l’errore viene presentato come luce proveniente da Geova. Perché a quel punto la domanda diventa inevitabile, e non c’è modo di aggirarla.

La Bibbia stessa indica una via d’uscita, e non è complicata.

1 Tessalonicesi 5:21: «Accertatevi di ogni cosa; tenete quello che è eccellente».

Atti 17:11: gli ebrei di Berea vengono lodati perché «esaminavano attentamente le Scritture ogni giorno per vedere se le cose stavano davvero così». E il loro esame riguardava l’insegnamento di Paolo, cioè di un apostolo.

Galati 1:8: se anche un angelo dal cielo annunciasse una buona notizia diversa da quella ricevuta, non andrebbe accettato.

Il principio è chiaro: l’autorità dell’insegnante non viene prima della Parola di Dio. È l’insegnamento che va confrontato con la Parola, non la Parola che va piegata all’insegnamento.

Una verità non diventa vera perché viene pubblicata. E una dottrina non diventa divina perché viene chiamata «nuova luce».


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Le citazioni delle pubblicazioni Watch Tower riportate in questa pagina rinviano agli originali. Chi desidera verificarle può consultare direttamente le annate indicate.

 
   
       
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Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo
dei Testimoni di Geova
© infotdgeova.it — Analisi critica e documentata dei Testimoni di Geova
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