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La Traduzione del Nuovo Mondo

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Filippesi 1:23


«21 Poiché nel mio caso vivere è Cristo, e morire, guadagno. 22 Ora se sia il continuare a vivere nella carne, questo è frutto della mia opera, eppure ciò che sceglierei non lo faccio conoscere. 23 Sono messo alle strette da queste due cose; ma ciò che desidero è la liberazione e di essere con Cristo, poiché questo, certo, è molto meglio. 24 Comunque, è più necessario che io rimanga nella carne a motivo di voi. 25 E avendo questa fiducia, so che rimarrò e dimorerò con tutti voi per il vostro progresso e la gioia che appartiene alla [vostra] fede» (Filippesi 1:21-25, Traduzione del Nuovo Mondo (TNM), edizione 1987, grassetto rosso aggiunto).

Questo passo, come veniva reso nella TNM, mi è sempre sembrato incomprensibile. Che significa, per esempio, “questo è frutto della mia opera”?

Notate anche il versetto 23, in particolare la punteggiatura: «Sono messo alle strette da queste due cose; [e qui c’è un punto e virgola, che interrompe la frase] ma ciò che desidero è la liberazione e di essere con Cristo, poiché questo, certo, è molto meglio».

Come spiegava (si fa per dire) queste parole la Watchtower Society (WTS)? Ecco cosa si legge nell’Appendice della TNM 1987, edizione a caratteri grandi:

*** Rbi8 p. 1580 5D La liberazione per essere con Cristo ***

Flp 1:23 — “liberazione”. Gr. analỳsai; lat. dissolvi

Il verbo analỳsai è qui usato come verbo sostantivato. Lo si trova solo un’altra volta nelle Scritture Greche Cristiane, in Lu 12:36, dove si riferisce al ritorno di Cristo. Il relativo nome anàlysis è usato una sola volta, in 2Tm 4:6, dove l’apostolo dice: “Il tempo stabilito della mia liberazione è imminente”. In Lu 12:36 abbiamo reso il verbo “torna” perché si riferisce al fatto che il signore dei servitori si accomiata, se ne va dalla festa nuziale, sciogliendo così la festa. Ma qui in Flp 1:23 non abbiamo reso il verbo come “ritorno” o “partenza” bensì come “liberazione”. La ragione è che la parola può trasmettere due pensieri: la liberazione dell’apostolo per essere con Cristo al suo ritorno e la liberazione del Signore dai vincoli celesti per tornare come promesso.

In nessun modo l’apostolo dice qui che alla propria morte sarebbe stato immediatamente mutato in uno spirito per essere eternamente con Cristo. Non sarebbe stato possibile essere con Cristo, il Signore, prima del suo ritorno, quando i morti in Cristo sarebbero risorti per primi, conforme alla dichiarazione ispirata dello stesso apostolo in 1Ts 4:15-17. È a questo ritorno di Cristo e alla liberazione dell’apostolo per essere sempre col Signore che Paolo si riferisce in Flp 1:23. Qui egli dice di avere due possibilità immediate, cioè (1) continuare a vivere nella carne e (2) morire. A causa delle circostanze da considerare, si espresse come essendo messo alle strette da queste due cose, non facendo sapere quale avrebbe scelto. Quindi ne presenta una terza, che realmente desidera. Non c’è dubbio che preferisca più di ogni altra questa, cioè “la liberazione”, poiché significa per lui essere con Cristo.

Perciò l’espressione to analỳsai, “la liberazione”, non si può applicare alla morte dell’apostolo come creatura umana e alla sua dipartita da questa vita. Si deve riferire agli avvenimenti relativi al tempo del ritorno e della presenza di Cristo (vedi App. 5B) e alla risurrezione di tutti quelli morti in Cristo affinché siano eternamente con lui.

Secondo la WTS quindi in questi versetti si parla di tre possibili scelte che si presentavano all’apostolo.

Ora se si leggono questi versetti in altre traduzioni, per esempio “La Parola del Signore”, il senso è molto chiaro, senza bisogno di ricorrere a “spiegazioni” tortuose:

21 Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. 22 Ma se la mia vita può ancora essere utile al mio lavoro di apostolo, non so che cosa scegliere. 23 Sono spinto da opposti desidèri: da una parte desidero lasciare questa vita per essere con Cristo, e ciò sarebbe certamente per me la cosa migliore!; 24 dall'altra, è molto più utile per voi che io continui a vivere. 25 Convinto di questo, so che resterò e continuerò a rimanere con voi tutti per aiutarvi ancora, e perché proviate quella gioia che viene dalla fede.

Si parla solo di due scelte, non di tre: «Sono spinto da opposti desidèri: [i due punti introducono e continuano il discorso] da una parte [1° desiderio] desidero lasciare questa vita per essere con Cristo, e ciò sarebbe certamente per me la cosa migliore!; 24 dall'altra, è molto più utile per voi [2° desiderio] che io continui a vivere.

Se un TdG avesse sostenuto qualcosa del genere - cioè che nel passo si parlasse di due sole scelte - sarebbe stato accusato di esprimere opinioni apostate.

Ma, e qui veniamo al dunque, come traduce questo passo la TNM edizione 2017?

21 Per me, infatti, vivere è Cristo e morire è un guadagno. 22 Ora, se devo continuare a vivere nella carne, la mia opera darà questo frutto; eppure cosa sceglierei non lo dico. 23 Sono combattuto fra queste due cose: [qui ci sono due punti, che introducono e continuano il discorso] da una parte [1° desiderio] desidero essere liberato e stare con Cristo, che di certo è la cosa migliore; 24 dall’altra è più utile per il vostro bene [2° desiderio] che io rimanga nella carne. 25 Perciò, convinto di questo, so che rimarrò e continuerò a stare con tutti voi perché possiate progredire e provare la gioia che nasce dalla fede”.

Quindi ora anche i TdG parlano solo di due opzioni che Paolo aveva di fronte: la vita per continuare a fare l’opera di apostolo, e la liberazione per essere con Cristo.  Non c’è nessuna terza opzione, come invece dicevano in precedenza.

Si sono quindi allineati anche loro al resto delle chiese (e traduzioni) “apostate”. Un altro esempio di “luce... regressiva”, che li ha portati cioè indietro, agli intendimenti della “falsa religione”.

Da notare che fino a prima che venisse prodotta questa nuova traduzione, i seguaci avrebbero difeso con le unghie e con i denti la “spiegazione” della WTS. Come dicevo sopra, ogni altra spiegazione non sarebbe stata ammessa e chi avesse detto, per esempio, che nella lettera ai Filippesi Paolo parlava solo di due possibili scelte sarebbe stato accusato di apostasia, e, in assenza di “pentimento” (cioè se non avesse ritrattato queste sue convinzioni), sarebbe stato espulso.

Un altro dettaglio: le note in calce. Io ricordo che i TdG criticavano le Bibbie della “cristianità” perché contenevano note esplicative. “Non si deve aggiungere nulla alla Bibbia”, dicevano. “La Bibbia si spiega da sola, non c’è bisogno di note o di commenti che riportano le interpretazioni di uomini”.

Ecco, anche questo è cambiato nella nuova edizione della TNM: ci sono non solo note che rimandano al testo greco od ebraico o ad altri possibili modi di rendere certi passi, ma ci sono anche dei commenti esplicativi. Per esempio, la frase di Filip. 1:22 “Ora, se devo continuare a vivere nella carne, la mia opera darà questo frutto” (in precedenza resa in maniera poco comprensibile, “questo è frutto della mia opera”), viene così commentata nella nota: “Cioè la magnificazione di Cristo.” Viene data una spiegazione del versetto, cosa che la traduzioni della "Cristianità" hanno sempre fatto e che i TdG criticavano.

Crisi di coscienza,
Fedeltà a Dio
o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova
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15/01/2021
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